Violenza di genere, allerta nell’hinterland: l’incontro a San Paolo Belsito

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Si è tenuto ieri l’evento sulla violenza di genere a San Paolo Belsito nella Chiesa parrocchiale che ha ospitato, grazie al parroco Fernando Russo, la Commissione Pari Opportunità del paese, organizzatrice e promotrice dell’evento.
Il focus era centrato in particolare sui livelli di allerta della violenza di genere nell’hinterland, come ha spiegato la professoressa Elena Silvestrini che ha moderato l’intera discussione, la quale ha spiegato quanto i numeri della violenza sulle donne sia alto in tutta l’area nolana non venendo, però, supportato dal numero delle denunce effettive delle vittime che spesso non hanno il coraggio di ribellarsi, di dire basta ai soprusi che subiscono a causa del pregiudizio sociale che colpisce buona parte della popolazione e, in parte, le vittime stesse.
Vari sono stati gli interventi riguardo le caratteristiche della violenza di genere, toccando diversi punti di vista, da quello psicologico a quello giuridico. La prima persona ad intervenire è stata l’Avv. Stefania Castellone, Segretaria dell’Associazione Codice Famiglia, la quale si è soffermata su un aspetto quasi mai preso in considerazione a livello sociale, ovvero la dipendenza economica della donna al proprio partner violento. « Non parliamo solo di donne che non hanno un’occupazione, che sono, per intenderci, casalinghe, ma anche di quelle che da un punto di vista economico potrebbero essere indipendenti ed autonome – spiega l’avvocata – è un circolo vizioso che si crea anche in casi in cui non ci sarebbe il bisogno meramente materiale.» Vi è la tendenza a nascondere la violenza, a proteggere il partner, spesso anche a causa del mancato aiuto concreto ed imminente che le vittime richiedono le quali appaiono sole nella propria battaglia. Denunciare un marito, un fidanzato, un partner non è mai semplice: in alcuni casi vi è la “difficoltà economica di affrontare il processo che si crea subito dopo aver denunciato” ed è proprio per questo che è fondamentale “assistere le vittime in tutto il corso della vicenda, fino alle fasi successive del processo a carico del partner con un supporto legale pratico che avviene grazie al patrocinio del Tribunale di Nola.” Le donne che subiscono violenza hanno pertanto bisogno di essere ascoltate ed aiutate fin dal primo contatto tramite assistenza telefonica, per poi decidere di allontanarsi dalla casa in cui subiscono violenza ed essere accolte in strutture specifiche in cui sentirsi salve da un incubo che spesso dura per anni. Dal punto di vista economico poi, spiega l’Avvocato, in caso di codice normativo rosso, vi è l’opportunità di accedere ad un reddito specifico per le donne vittime di violenza, come aiuto economico per riprendere in mano la propria vita e ricominciare passo dopo passo.
Per far sì che ciò accada, però, è importante che la burocrazia agisca in modo veloce ed efficace, come sostenuto dal dott. Giuseppe Bonino, Dirigente dell’Ambito N23, ovvero l’Organismo che racchiude 14 paesi dell’hinterland, il quale eroga i servizi di protezione e tutela della vittima. «La violenza va contrastata nell’immediato, – spiega Bonino – se una donna denuncia e poi è costretta a ritornare a casa dal partner che la maltratta, è difficile che poi riesca a concretizzare ciò che ha iniziato. La burocrazia è troppo lenta e non va di pari passo all’aiuto tempestivo di cui le vittime necessitano; i fondi economici per la lotta alla violenza contro le donne ci sono ma troppo spesso non si sa come utilizzarli. Per questo è importante partire dalla prevenzione nelle scuole con una campagna massiccia di sensibilizzazione fin dalla tenera età.» La sinergia in questo caso è fondamentale, motivo per cui le autorità, gli ospedali, i centri e le associazioni hanno il dovere di procedere il più velocemente possibile affinché la donna  si senta supportata e abbia un riferimento costante nelle propria lotta. Sensibilizzare, però, non vuole spettacolarizzare il dolore e il trauma che la donna è costretta ad elaborare, bisogna pertanto fare attenzione al linguaggio da utilizzare, ai toni, al modo in cui viene raccontata una violenza senza rischiare di aggravare l’angoscia che la vittima vive, soprattutto perché denunciare un partner non è facile. Emergono, in questo caso, fattori sentimentali che la vittima spesso non è in grado di scindere dalla violenza subita e di realizzare che l’amore non è violenza: « Una caratteristica fondamentale che spesso viene completamente ignorata a livello culturale è la dipendenza affettiva della vittima nei confronti del partner violento – afferma la conduttrice televisiva Maria Cristina Benintendi – che è a tutti gli effetti come le altre dipendenze. La vittima spesso non riesce a denunciare perché crede che a livello emotivo non possa farcela senza il partner ed è qui che scatta il circolo vizioso della denuncia che spesso poi viene ritirata. Proprio per questo è fondamentale non urtare la sensibilità della donna che vive una violenza persistente al contrario, bisogna incentivarla a denunciare in quanto è l’unico modo per riprendere in mano la proprio vita.» In merito, a San Paolo Belsito, verrà aperto uno sportello di ascolto, come sostenuto dall’Avv. Tonia Napolitano, per rafforzare il forte impegno istituzionale nel soccorso alle donne vittime di violenza con la sinergia e la collaborazione di tutti gli operatori che intervengono nel processo di assistenza a breve e lungo termine.
In questo caso, come ha affermato la dott.ssa Maria Nunziata Sociologa dei Servizi Sociali di San Paolo Belsito, i servizi sociale svolgono un lavoro di rete fondamentale: si parte dalla preso in carico della storia della donna vittima di violenza, all’accoglienza dell’utente che si presenta per chiedere aiuto. «La violenza è cambiata nel corso del tempo perché è la società ad essere cambiata, se prima quella verbale veniva completamente ignorata, oggi non è più così e in futuro le cose continueranno ad evolversi e a modificarsi in meglio. Se si guarda ai dati quantitativi, ovvero al numero effettivo delle denunce portante a termine, si comprende quanto siano essenzialmente distanti dalla realtà e proprio per questo si percepisce la poca fiducia della donna vittime di violenza nelle istituzioni.»
Ci sono quei casi, invece, in cui la donna necessita di aiuto non solo per se stessa, ma anche per i propri figli: vi è quindi l’urgenza di aiutare la famiglia della donna maltrattata senza però andare ad intaccare la figura del padre. Un processo indubbiamente complicato dal punto di vista emotivo e psicologico che necessita di supporto alla genitorialità, come sostiene la Psicologa Autilia scala, in cui bisogna necessariamente salvaguardare il ruolo di padre che va a distaccarsi da quello di carnefice. In merito a questa caratteristica della violenza di genere è intervenuta una testimone. Lina è una donna che è riuscita a chiedere aiuto alle istituzioni e alle associazioni e che adesso, con i propri figli, sta ricominciando a prendere in mano la propria vita nonostante gli abusi subiti per anni dal marito.
Una testimonianza forte quella di Lina, che non nasconde l’emozione e racconta tutto il percorso fatto per uscire dalla gabbia di dolore in cui si è ritrovata; una testimonianza che arriva forte come un pugno e che è la prova dell’importanza di chiedere aiuto, sempre, anche ad una persona di fiducia, perché raccontare una violenza subita è il primo passo per la libertà.