Somma Vesuviana, scavi a Santa Maria del Pozzo, presto accessibile la Chiesa sotterranea

Interventi di restauro e scavi in corso che consentiranno l’accesso laterale alla chiesetta del quattordicesimo secolo. Restauri in corso a Santa Maria del Pozzo. Ma soprattutto scavi che consentiranno l’accesso laterale alla Chiesa sotterranea del XVI secolo, consentendo così ai visitatori l’accesso laterale alla struttura sulla quale fu costruito nel corso degli anni l’attuale complesso monumentale. «Lo scavo archeologico – dice il direttore dei beni culturali di Santa Maria del Pozzo, Emanuele Coppola – si è reso necessario per liberare l’ingresso laterale così da consentire una maggiore areazione e una fruizione indipendente. Il primo saggio di quattro metri quadrati, condotto dall’equipe del professore Antonio De Simone (nello specifico hanno lavorato Ferdinando De Simone, Vincenzo Castaldo e Santa Sannino), ha rivelato numerosi cocci di epoca tardo – rinascimentale, parti appartenenti alle edicole della facciata e, molto importante, i vari strati di cenere e lapilli vulcanici che certificano le eruzioni degli ultimi cinque secoli». Lo scavo si fermerà una volta raggiunto il livello di calpestio della chiesa sotterranea, permettendo così l’accesso laterale. «Ma sarebbe interessante indagare più a fondo, chissà!» – dice Coppola.   12355108_206954269643211_751525524_n 12357945_206954212976550_1710858253_n 12357959_206954312976540_666316776_n 12357988_206954022976569_648159182_n 12358276_206954316309873_1269854232_n 12358439_206954359643202_1196346857_n 12366911_206954242976547_83174201_n 12387761_206954229643215_404022786_n

XIII^ edizione del Concorso Nazionale di Poesia “città di Sant’Anastasia”

  E’ stata celebrata oggi 12 dicembre, nell’Aula Consiliare del Comune di Sant’Anastasia la XIII Edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Città di Sant’Anastasia”. Anche quest’anno, dunque, e non senza le solite difficoltà, piccole e grandi, che sempre contornano questo tipo di eventi, l’Associazione IncontrArci con il Circolo Letterario Anastasiano di Giuseppe Vetromile, ha portato a termine con successo questo importante appuntamento con la poesia, concentrando nella cittadina vesuviana, divenuta ormai notissima in quest’ambito, poeti e operatori culturali provenienti da ogni regione d’Italia. Come è noto, il Concorso gode del patrocinio del Comune di Sant’Anastasia ed è stato istituzionalizzato due anni fa. L’organizzazione è affidata al Circolo Letterario Anastasiano nella persona di Giuseppe Vetromile. Questa tredicesima edizione registra alcune novità, consistenti nel conferimento di alcuni premi speciali a personalità del territorio campano che si sono distinte nella diffusione della cultura. Inoltre, a fianco delle due associazioni che da sempre collaborano con il Circolo Letterario Anastasiano nella realizzazione del Premio, e cioè l’Associazione Napoli Cultural Classic di Anna Bruno e il Lions Club dell’arch. Giacomo Vitale, si sono unite altre realtà associative del territorio: il Lions Club Sant’Anastasia Monte Somma presidente Monica Di Marino, l’Associazione Clarae Musae di Casavatore presidente la prof.ssa Vittoria Caso, l’Associazione I Ponti dell’Arte di Napoli presidente il prof. Gennaro Maria Guaccio, e l’Azienda Porritiello rame e acciaio di Sant’Anastasia. Invariata la Giuria, composta da nomi di prestigio nel campo della letteratura, dell’arte e della poesia: Anna Bruno, Vittoria Caso, Luigi De Simone, Gerardo Santella, Raffaele Urraro e lo stesso Vetromile. I partecipanti sono stati in totale 174, con 79 libri e 208 componimenti. Per la sezione libro edito di poesia il primo premio è stato assegnato a Luisa Pianzola, di Tortona (Al); il secondo a Clemente Napolitano, di Marigliano (Na) e il terzo a Valentino Ronchi di Melzo (Mi). La sezione poesia singola è stata vinta da Giovanni Caso, di Siano (Sa), seguito da Vincenzo Di Maro, di Varese. I Premi Speciali della Giuria: Melania Panico di Sant’Anastasia per l’Opera Prima; Cinzia Demi di Bologna e Domenico Cipriano di Avellino, per le loro opere pubblicate nel 2014/2015; Basir Ahang e Anna Tumanova in qualità di autori stranieri residenti in Italia. Premio Speciale offerto da Anna Bruno dell’Associazione Napoli Cultural Classic alla poetessa Floriana Coppola di Napoli. Premio Speciale offerto da Lions Club arch. Giacomo Vitale alla poetessa Angela Ragusa di Montesarchio (Bn). Premio Speciale offerto da Lions Club Sant’Anastasia Monte Somma presidente Monica Di Marino alla poetessa Dolores Scippacercola di Napoli quale migliore autrice del territorio. Premio offerto dall’Associazione I Ponti dell’Arte alla giovane poetessa Anastasia Laurelli di Campobasso per la sezione giovani autori. Premio offerto da Natale Porritiello alla poetessa Francesca Marino di Avellino per la sezione ambiente e territorio vesuviano. Premi Speciali per la diffusione della cultura sul territorio: A Natale Porritiello di Sant’Anastasia; a Mario Volpe ed Annamaria Pianese di Pomigliano d’Arco; alla professoressa Vittoria Caso di Casavatore e al prof. Gennaro Maria Guaccio di Napoli; al Sig. Enzo D’Agostino e all’Accademia Aeronautica Militare di Pozzuoli; alla prof.ssa Angela Schiavone presidente del Premio Sovente; alla poetessa Anna Bruno; alla poetessa Antonietta Gnerre di Avellino, presidente del Premio Prata. La premiazione, alla quale tutta la cittadinanza è invitata, si svolgerà come detto sabato 12 dicembre 2015 alle ore 10 nell’aula consiliare del Comune di sant’Anastasia, Piazza Siano.

Le ricette di Biagio: fusilli corti gratinati con Manteca del Cilento e noci. La pasta è simbolo del Tempo

Gli ziti rappresentano il Tempo rettilineo dei positivisti, e i fusilli corti il Tempo a spirale degli idealisti. Nel quadro di Gennaro Villani le onde diventano il simbolo del ritmo eterno e invariabile del Tempo. Il lacryma mette nerbo nella cremosità della Manteca. Ingredienti: 300 gr. di fusilli corti con il buco di Gragnano;  200gr. di Manteca del Cilento; 10 gherigli di noce; brodo vegetale; 2 uova; 1 cipolla; prezzemolo; pangrattato; olio, sale.  Fate imbiondire nell’olio la cipolla, affettata  finemente, poi versate i fusilli corti di Gragnano e aiutate la cottura con aggiunte progressive di brodo vegetale. Quando i fusilli saranno immediatamente prossimi alla cottura, aggiungete le uova, mescolate con pazienza,  calate i tocchetti di Manteca del Cilento e i frammenti di prezzemolo, amalgamate con cura. Infine, disponete l’amalgama in una pirofila unta e cosparsa di pangrattato, aggiungete i gherigli di noce tagliati in pezzi,  lasciate nel forno per almeno quindici minuti. La Manteca del Cilento è un prodotto che mette insieme tutti i gradi della cremosità: del formaggio, del burro, della ricotta: perciò questo piatto è diverso da quelli in cui la pasta viene “trattata”, oltre che con le noci, con il taleggio o con il gorgonzola.  E il tipo di pasta più adatto a “ salvare” la complessità della manteca è il fusillo corto con il buco, che viene integralmente immerso nel formaggio, e nello stesso tempo esalta il “confronto” tra il  sapore del formaggio e quello delle noci. Uno dei segreti di questo piatto è la misura dei pezzi di gheriglio, che  deve essere tale da adeguarsi all’amalgama  conservando intatta la forza del sapore. Se il gheriglio viene diviso in frammenti troppo piccoli, il sapore caratteristico della noce si annacqua. A tavola abbiamo accompagnato il piatto con un lacryma bianco del Vesuvio. Consiglio di aspergere la crosta gratinata con rare gocce del lacryma, che metteranno nerbo, delicatamente, nel tono cremoso del piatto. Biagio Ferrara La pasta gratinata è un piatto della rimembranza, del connubio sacro tra pasta e pane, quando il pangrattato veniva dall’ interno della crosta del pane casareccio. E poi ci sono le noci, che un tempo erano sempre presenti sulla tavola degli Ottajanesi, perché i medici carismatici, Trusso, Casucci, Zinna, Indolfi, Auricchio dicevano che le noci e le mele annurche “levano il medico di torno”. La rimembranza torce la linea del Tempo in una forma circolare, e l’età dei commensali, i racconti, i profumi – il profumo metafisico del lacryma bianco del Vesuvio –  ci dicono che  ieri e oggi, nell’eterno giro delle cose, alla fine coincidono. E’ un piatto che sollecita  la riflessione, e la tinge di preziosa malinconia: uno dei presenti, che ha poco meno di cinquanta anni, vorrebbe ritrovare da qualche parte il sapore che avevano le noci della sua adolescenza – tenta di descrivere una indescrivibile nota di arso – curate dal padre, nella selva di proprietà: incomincia una dotta discussione sulle prodigiose virtù della noce “malizia” del Vallo di Lauro. E poi ci si mette la forma dei fusilli corti di Gragnano. Che la forma della pasta possa essere un simbolo del Tempo, è un’ idea “colorata” che mi affascina. Gli ziti mi suggeriscono l’immagine, cara agli illuministi e ai positivisti, del Tempo rettilineo, che alla fine tende a incurvarsi, come si incurvavano gli ziti, quando a Torre Annunziata li adagiavano sugli stenditoi ad asciugarsi. I fusilli corti col buco sono il modello del Tempo a spirale, rappresentano uno schema importante dell’immaginario filosofico degli idealisti, e cioè la storia degli uomini che per procedere in avanti deve ripiegarsi su sé stessa, quasi a prendere slancio. La massa gratinata è l’Essere Indistinto in cui talvolta ci piace naufragare: ma poi subito cambiamo idea – siamo costretti a cambiare idea – e torniamo a credere, a illuderci, che la nostra storia dipenda da noi, che la nostra azione abbia un senso e possa trovare spazi in cui svilupparsi. E infatti, dopo il secondo boccone e il secondo sorso di lacryma, il più giovane dei commensali sbotta proclamando che è necessario che si dimetta immediatamente la ministra il cui padre è vicepresidente di quella banca là, della banca Etruria. Per fortuna, dal terrazzo arriva, a distrarci e a suggerirci argomenti più seri, il profumo delle salsicce condannate alla graticola, a quella “ratiglia” a cui fino ad ora la ministra, nonostante l’impegno di Roberto Saviano,  è riuscita a sfuggire. Penso al quadro di Gennaro Villani la cui immagine correda l’articolo. Inclinando verso sinistra l’impaginazione il geniale pittore è riuscita a evocare la suggestiva impressione che  il moto delle onde sia destinato ad essere eterno e sempre uguale a sé stesso: grazie al profilo svelto della barca e ai riflessi in terra di Siena bruciata che riscaldano il freddo celeste delle onde il mare diventa immediatamente il simbolo del Tempo implacabile. Se mescolassimo la terra di Siena bruciata e il celeste, verrebbe fuori un bel tono di verde, il verde di quel “ mare verde senza fine”, cantato da Marotta,  che “ci incanta e ci perde”.        

Pollena Trocchia, al via i lavori delle aree adiacenti al sito archeologico

Prenderanno il via lunedì 14 dicembre i lavori per la riqualificazione del primo tratto di via Guindazzi e delle aree adiacenti al Sito archeologico di epoca romana. A lungo attesi, gli interventi prevedono, nello specifico, la messa in sicurezza del terrapieno nei pressi del tratto iniziale dell’importante via di comunicazione che poi prosegue lungo tutta la zona a valle del paese e la realizzazione dell’antistante marciapiede. Nei pressi dell’area archeologica di località Masseria De Carolis, invece, saranno realizzate aree per la sosta con ingresso da viale delle Rose, con quest’ultimo che sarà messo in collegamento, tramite percorsi pedonali, con i resti della villa romana e con via Vasca Cozzolino, divenuta nel corso degli anni una delle zone più frequentate del paese grazie alle piste ciclabili. Prevista, infine, la piantumazione di nuove alberature di alto fusto. “Oltre che per gli interventi di ampia portata che abbiamo inserito nel nostro programma elettorale, lavoriamo costantemente al miglioramento del paese anche grazie a lavori meno vistosi ma allo stesso modo importanti, come in questo caso” ha spiegato il Sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto. “Nello specifico, l’intervento al primo tratto di via Guindazzi serve ad aumentare il livello di sicurezza dell’area, mentre quello nelle aree adiacenti al Sito archeologico porta avanti un importante percorso volto alla creazione di una macroarea che concentri cultura, sport e attrazioni per il tempo libero, nella quale le famiglie del territorio possano trascorrere anche intere giornate di relax e divertimento” ha concluso il Primo cittadino. A fargli eco l’Assessore alle Opere Pubbliche, Salvatore Auriemma: “I lavori che stanno per iniziare vanno incontro alle necessità dei cittadini e aumentano la fruibilità della zona, recuperando spazi da percorrere, attraversare e vivere e infine rendendo più facile l’accesso al sito archeologico, uno dei gioielli del nostro paese”. A commentare l’avvio dei lavori anche il capogruppo di “Insieme per costruire”, Giuseppe Campajola. “Dopo gli interventi estivi che hanno migliorato l’illuminazione, aumentato la sicurezza e quindi in generale la vivibilità della zona, si torna e intervenire nell’area, a testimonianza dell’attenzione che l’Amministrazione comunale riserva a questa, come a tutte le altre zone di Pollena Trocchia”. (Fonte foto: rete internet)  

Somma Vesuviana, il vicesindaco Di Matteo in visita a sorpresa al canile che ospita i cani della città

Sono novantacinque i randagi ospitati dalla struttura che si trova tra le campagne di Acerra, quasi tutti meticci.  Quattro rottweiler, un pastore tedesco, tre maremmani, due pitbull, un labrador e ottantaquattro meticci di grande, media e piccola taglia: sono i novantacinque cani ospiti del canile «Mister dog» che si trova tra le campagne acerrane, la struttura con la quale il Comune di Somma Vesuviana ha una convenzione. Ed è lì che i cani vengono portati, ospitati, sfamati, curati. Ieri l’assessore al randagismo, il vicesindaco Gaetano Di Matteo, ha deciso di verificarne la condizione, di capire se fossero effettivamente curati bene. La ditta Mister Dog di Acerra è la titolare dell’appalto stipulato il 5 agosto di quest’anno con la quale si impegna a ricoverare, mantenere e custodire i cani randagi e pericolosi. Due euro e poco meno di 10 centesimi al giorno per ciascun cane ricoverato, un importo totale di 72mila e 817, 50 euro, questi i costi che la città di Somma Vesuviana sostiene per mantenere i suoi cani. Video Dunque, memore delle cronache che ogni giorno raccontano di cani maltrattati e malnutriti, il vicesindaco Di Matteo ha voluto constatare di persona la condizione dei «cittadini a quattro zampe» di Somma Vesuviana. «I novantacinque randagi stanno bene, hanno cibo e acqua sempre a disposizione, spazio a sufficienza nei loro box e altrettanto per lo sgambettamento, la struttura è pulita e ben tenuta, non abbiamo avuto brutte sorprese» – dice l’assessore al randagismo.   Sono ben curati e tenuti in box appositi e separati anche i cani affetti da leishmaniosi o da altre malattie che necessitano di cure specifiche. «Ora però dovremo avviare, e lo faremo in tempi brevi, campagne di sensibilizzazione per le adozioni, faremo di tutto perché i randagi trovino casa, anche se non tutti sono cuccioli, stiamo pensando inoltre ad incentivi per le famiglie che vogliano prendere con sé un cane randagio, adottarlo – spiega Di Matteo – sto pensando ad una convenzione con i veterinari del territorio». In fase di redazione anche il nuovo regolamento che riguarderà ogni possibile azione amministrativa nei confronti degli animali, con lo scopo di ridurre e sanzionare con decisione ogni maltrattamento o incuria da parte dei «proprietari». Dalla rimozione delle deiezioni canine dei cani padronali all’atteggiamento da tenere riguardo ai circhi che si insediano sul territorio, alla importanza della pet – therapy.

Torre del Greco. L’arte di Pasquale Qualano in un book

Presentato al circolo Professionisti dall’Associazione Lettori Torresi l’Artbook del fumettista, noto in America per aver lavorato con Marvel, Aspen e Zenescope, che ha raggiunto grandi risultati nel panorama del fumetto mainstream americano. «Il fumetto per me è come un padre, mi ha seguito fin da bambino e non mi abbandona mai». Con queste parole l’artista Pasquale Qualano (foto a sinistra) ha sintetizzato ai nostri taccuini l’amore per la sua professione, disegnare fumetti, in occasione della presentazione dell’artbook “The art of Pasquale Qualano”, prodotto da Alt! edizioni, segmento dell’Associazione Lettore Torresi, avvenuta ieri sera, venerdì 11 dicembre 2015, al Circolo Professionisti di Torre del Greco. Qualano, originario della città corallina, è diventato famoso con la realizzazione di due albi della serie di SheHulk per la Marvel mentre nel 2010 ha collaborato come cover artist e pinup artist con la Moonstone e poi la Zenescope Enterteinment; per GG Studio ha disegnato The One pubblicato anche in U.S.A. collaborando poi come copertinista per alcuni editori americani e da circa tre anni collabora con l’Aspen Comics. L’artista è anche uno dei disegnatori di Harley Quinn: Road Trip #1, albo speciale sceneggiato da Amanda Conner e Jimmy Palmiotti dedicato alla spalla e psicopatica fidanzata del Joker, uno dei più celebri criminali dei fumetti e nemesi di Batman. L’affascinante Harley, agile ginnasta ed esperta nel combattimento e nell’utilizzo di armi ed esplosivi, si sta facendo sempre più spazio nel palinsesto editoriale DC Comics, in attesa dell’esordio della sua trasposizione cinematografica in «Suicide Squad» di David Ayer. E proprio una bellissima stampa che ripropone il personaggio creato circa vent’anni fa da Paul Dini e Bruce Timm è stata regalata ai soci di Alt! ed a coloro che hanno acquistato l’artbook che ripercorre la carriera di Pasquale Qualano il quale, oltre ad essere incisore di cammeo e corallo e scultore di arte sacra e presepiale, è anche insegnante presso la Scuola di Fumetto di Salerno. Sull’ambizioso progetto di Alt! Edizioni, invece, il fumettista torrese sostiene che «l’evoluzione naturale dell’Associazione Lettori Torresi è di diventare un’editrice, perché il gruppo è animato da ragazzi che hanno belle idee, progetti, gusto, cultura del fumetto, hanno portato a Napoli Comicon tre fumetti molto belli («Derrière Le Rideau», «Quasi Blu» e «L’ultima chiamata», ndr) e poi dopo hanno deciso pubblicare un artbook su alcuni dei miei lavori. Con tali premesse non si può che sperare bene». «L’artbook dedicato ad alcuni dei capolavori di Pasquale Qualano sta facendo il giro d’Italia ed all’inizio del prossimo febbraio sarà anche a Parigi – ha asserito Salvatore Cervasio, presidente di Alt! – La nostra associazione si occupa di poesia, letteratura, fumetto e le prossime settimane saranno particolarmente importanti: ci saranno ospiti del calibro di Stefano Antonucci e Daniele Fabbri, creatori di un’eccezionale saga satirica incentrata sulla figura di Gesù, Alessio Spataro, fumettista e disegnatore satirico, e Mauro Uzzeo, sceneggiatore Bonelli. Insomma tutti nomi di richiamo che spero possano interessare il circondario torrese».

Napoli: carabinieri nelle scuole, educazione alla legalità. Campagne di prevenzione sull’uso dei ‘botti’

I carabinieri di Napoli, tra gli argomenti trattati durante i cicli di conferenze sull’educazione alla legalità che si svolgono nelle scuole del capoluogo e della provincia, come avviene di consueto in questo periodo, hanno sensibilizzato fortemente il tema della prevenzione nell’uso dei botti di fine anno. Ieri e l’altro ieri, nell’istituto ‘Baracca’ e nel Convitto Nazionale, i militari della compagnia Napoli centro hanno parlato di legalità’ agli alunni di scuola elementare del centro storico. Cristina, una graziosa ‘marescialla’ della stazione Napoli San Giuseppe, ha illustrato come avviene l’arruolamento nell’arma. I ragazzi hanno fatto molte domande, una delle femminucce a un certo punto: “Cristina, stai bene con lo ‘chignon’, ma se lo sciogliessi saresti ancora più’ bella”. E la donna in divisa sorridendo ha risposto che si. E’ vero. I capelli sciolti sono belli, ma quando si deve indossare l’uniforme e’ più’ elegante e comodo tenerli legati sotto al berretto. I militari del nucleo cinofili carabinieri di Sarno, hanno fatto una coinvolgente dimostrazione con i cani, simulando la ricerca di droga. Gli artificieri anti sabotaggio dell’arma hanno preparato un banchetto con tutti i tipi di botti illegali, dai rendini alle cipolle e alle bombe carta ancora più’ grosse. Hanno spiegato perché i fuochi preparati artigianalmente sono molto pericolosi e hanno anche ben evidenziato quali gravissimi conseguenze può causare l’uso di quel tipo di fuochi. Infine, gli artificieri hanno esibito all’opera il robottino usato per disinnescare gli ordigni. Nei prossimi giorni le conferenze “educazione alla legalità“ proseguiranno a ritmo serrato nelle scuole e nelle piazze. oltre alla prevenzione per l’uso dei ‘botti, si affronteranno argomenti come educazione alla circolazione stradale e bullismo. 12.12.2015 - educazione alla legalità 2

Casalnuovo, omicidio davanti all’elementare: sotto torchio un sospettato

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  I carabinieri di Castello di Cisterna hanno anche sequestrato un’auto, una vecchia Punto.    Omicidio Ilardi: scatta la girandola dei sospettati. Ne hanno presi due la notte scorsa. Uno è stato rilasciato. L’altro lo tengono sotto torchio i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. I militari hanno anche sequestrato l’auto da cui lo hanno prelevato. E’ una punto di colore blu scuro, un vecchio modello, di almeno quindici anni fa. All’interno i carabinieri hanno trovato degli oggetti che però non sono stati resi noti. Secondo le indiscrezioni trapelate ieri il sospettato, per il quale però fino a ieri pomeriggio non è scattato il fermo  giudiziario, gravita nell’ambito del clan Gallucci, la famiglia che domina il rione della ricostruzione di Casalnuovo, dove c’è una storica base dello spaccio di cocaina. Famiglia che, attraverso Raffaella Gallucci, sorella del capoclan Vittorio, defunto anni fa, sta accusando Antonio Barone, il boss del clan Veneruso a sua volta finito sotto processo, ma poi assolto, a luglio, per aver preteso una tangente fissa del 30 % sulla vendita della polvere bianca nel territorio alla porta orientale di Napoli. Di Barone Ilardi, sempre in base alle indiscrezioni investigative, era il fedelissimo guardaspalle. Intanto Antonio Barone è libero. Abita sul centrale corso Umberto, proprio dove ieri è stato crivellato di colpi da killer espertissimi il suo fidato gregario, 26 anni, che ha lasciato una moglie molto giovane e un figlioletto di appena due anni. E’ stata una vera esecuzione mafiosa, messa a segno in pieno giorno, accanto al muro di una grande scuola elementare e appena mezz’ora prima che dal plesso, il circolo didattico Antonio De Curtis, uscissero centinaia di bambini. Un omicidio in perfetto stile camorristico: killer a bordo di una moto che hanno sparato tra la gente da distanza ravvicinata, sorprendendo in pieno la vittima di turno. Ilardi è morto quasi subito. Forse non si è accorto di niente. I sicari lo hanno tolto di mezzo con una raffica di proiettili. A Casalnuovo non succedevano fatti del genere dal giugno del 2009, quando fu ucciso a colpi di kalashnikov lo storico boss Pasquale Iorio Raccioppoli. Poi, nel settembre dello stesso anno, l’assassinio nelle campagne di Gricignano di Aversa di Giuliano Sovereto, genero del boss Vittorio Gallucci, defunto da anni. Gallucci era il marito di Maria Mosti, considerata dall’antimafia la capoclan della famiglia. Attualmente Maria Mosti è agli arresti domiciliari. Uno dei suoi figli, Federico Gallucci, è libero da meno di un mese. E ora tira aria di guerra a Casalnuovo. La guerra più brutta e cruenta: quella per il controllo totale dei lucrosi proventi di mamma cocaina. Nel frattempo monta la polemica politica. Subito dopo l’omicidio Ilardi il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, si è recato dal prefetto Gerarda Pantalone. Pelliccia ha sollecitato il rafforzamento dei controlli nel territorio che amministra. Ma l’ex assessore alla polizia municipale, Mario Perna, ieri ha diramato un comunicato molto critico: ” Si velocizzi, senza indugiare ulteriormente, il progetto di videosorveglianza “VISUA”, implementandolo con le strade escluse: via Roma, via Nazionale delle Puglie, la ex 219, Casarea “.

Pulizia delle fogne, la Gori si sveglia: a Pomigliano cantieri aperti e strade chiuse al traffico

Gli interventi sui collettori fognari sono prevosti  da lunedì 14 dicembre a giovedì 17 dicembre. Disposti  divieti di transito e sosta nelle strade interessate per la durata dei lavori.   Si tratterà di sopportare una dose di traffico più elevata del solito ma probabilmente ne varrà la pena. Questo perché la Gori, la società privata che gestisce a costi, ancora misteriosamente elevatissimi, il ciclo integrato delle acque, ha deciso finalmente, dopo anni di immobilismo, di pulire le fogne che ormai non riescono a smaltire neppure il minino temporale. Si partirà la settimana prossima da Pomigliano, nella vallata a est di Napoli che giunge fino a Nola e che si allaga puntualmente a ogni pioggia copiosa. Ecco intanto ciò che ha comunicato il comune di Pomigliano. ” Salvo avverse condizioni climatiche – si legge nel messaggio diramato oggi – lunedì 14 dicembre via Roma sarà interdetta al transito delle auto dall’incrocio con piazza Garibaldi a quello con via Pirozzi. Martedì 15 dicembre toccherà al tratto stradale di via Capitano. Mercoledì 16, in via Arturo Ferrarin scatterà il divieto di sosta dall’incrocio con via Felice Terracciano all’incrocio con via Francesco Caiazzo; stesso provvedimento, giovedì 17 dicembre nel tratto di via Locatelli che va da via Felice Terracciano all’incrocio con via Caiazzo”. (Fonte foto: Rete internet)

San Gennarello di Ottajano, 14 maggio 1645: una processione contro la siccità e una cappella consacrata a San Gennaro

Maggio 1645: l’ ottajanese Altomando, priore del Convento del Carmine a Napoli, i proprietari napoletani della “campagna” tra San Gennarello e Striano, una cappella sacra a San Gennaro, la produzione di grano e di robbia, la ricca economia del territorio.   Si pensava che nel 1716 Francesco Montella consacrasse a San Gennaro la chiesa eretta in San Gennarello di Ottajano perché egli era protonotario apostolico e Sagrista Maggiore del Duomo di Napoli. E invece le carte raccontano tutta un’altra storia. E’ il maggio del 1645: da mesi non piove, e la siccità sta prosciugando la terra e “le biade” nel vasto territorio di Ottajano che è compreso tra le strade che vanno una a Palma e l’altra a Sarno. In realtà, non c’è solo grano in questi campi feraci, ci sono anche piante tessili – nella masseria “ dei Pozzi” c’è anche la robbia – e ci sono cavalli e vitelli, la cui sofferenza viene registrata puntualmente dal cronista. Giovanni Leonardo Ammirati, fattore dei Medici di Ottajano e Orsino Finiello e Micione Nappo, rappresentanti dei proprietari “indipendenti”, chiedono aiuto a Diana Caracciolo, che amministra di fatto il feudo al posto del figlio Giuseppe, che ha nove anni. I supplicanti vogliono una “rogazione”, una processione che chieda alla Provvidenza di porre fine alla siccità in un bagno di pioggia “benefica”: perché ci sono anche le piogge devastanti e malefiche. Racconta Ernesto De Martino che a Rivello e a Potenza certi frati, per costringere i contadini a pagare le decime dovute ai conventi, diffondevano la voce che essi fossero capaci, grazie a una formula magica, di librarsi in aria e di “pilotare” sui campi dei contadini ribelli nuvole temporalesche che avrebbero distrutto immediatamente il raccolto con gli scrosci di pioggia. Nella Campania Felix le “rogazioni” contro le calamità naturali facevano parte del calendario ufficiale delle processioni e si svolgevano, di solito, prima dell’Ascensione e, nei “luoghi” del vino, nella prima settimana di settembre. Nel Vesuviano si ricorreva al rito solo in casi eccezionali, che tuttavia erano diventati più frequenti dopo l’eruzione del 1631. Diana Caracciolo si rivolge a Ottaviano Altomando, che da quattro anni è il Priore del Convento del Carmine a Napoli. Il Priore, uno dei più importanti giuristi dell’Ordine, è ottajanese e appartiene a una famiglia di notai che sulla Montagna e nel Piano di Ottajano possiede oliveti e vigneti, case “palaziate” e masserie. Nell’interesse della comunità e anche nel suo interesse il potente Priore ottiene il placet per la “rogazione”, che si svolge nel pomeriggio rovente del 14 maggio 1645. Guida la processione il carmelitano Luca Antonio Rossi, che nonostante la giovane età ha fama di grande predicatore: e che tanta fama non sia usurpata l’hanno già sperimentato i fedeli di Marigliano e di Somma. Lo accompagnano Giovanni de Alia, “ dottore” della Chiesa Nolana, e tre sacerdoti ottajanesi, di cui il cronista indica solo i cognomi, Iovino, Parisi e Mazza. Dietro si snoda il corteo che si configura come una vera e propria processione penitenziale, in cui non mancano le donne “scapillate”: tutti i “supplici”, invitati “ a voce” dal carmelitano e dai sacerdoti, confessano i propri peccati e chiedono, tra le lacrime, che la Madonna e i Santi liberino i loro cuori dalle insidie del diavolo, e i campi, che il Rossi benedice e asperge senza sosta di acqua santa, dall’ inferno della siccità, “ a siccitate”. Nella “ campagna” di Felice Sepe “napolitano” c’è un’ edicola con l’immagine della Madonna del Carmelo, il cui culto si è diffuso nel territorio dopo l’eruzione del 1631: qui il corteo si ferma e il Rossi invoca la protezione della Madonna Nera. Lungo la “ via di Sarno”, nella “ campagna” di Scipione Ranieri, che “abita in Napoli”, ma è certamente ottajanese, c’è una “cappelluccia”: il cronista non dice a chi è consacrata, ma racconta che davanti ad essa il corteo invoca San Gennaro: il che ci induce a ritenere, per analogia, che al Patrono di Napoli sia dedicato quel luogo sacro. Il fascio dei documenti ci dice che quasi tutta la fertile pianura tra San Gennarello e Striano è in mano a proprietari napoletani: è logico pensare che essi abbiano affidato le loro masserie al Patrono della loro città. Dunque, il culto di San Gennaro è già radicato nel territorio, quando nel 1716 Francesco Montella gli dedica la Chiesa. E l’istituzione di questa Chiesa non inizia la costruzione dell’identità di San Gennarello, ma è, al contrario, la conseguenza di un processo culturale, sociale e economico che è già iniziato da quasi un secolo e che presenta aspetti di notevole interesse. A questi aspetti e alle famiglie che nella prima metà del ‘600 hanno costruito nel territorio a cui poi venne dato il nome di San Gennarello un solido sistema economico ho dedicato molte pagine nel libro che sto scrivendo sulla storia delle famiglie di Ottajano ( e di San Giuseppe e di Terzigno) nel sec.XVII e, per una sorta di obbligo morale, sulla vita di Giuseppe I Medici: non è giusto che si scrivano sciocchezze e banalità su questo principe di Ottajano, che è stato uno dei protagonisti della storia napoletana del ‘600, e che non fu mai banale, nemmeno nella pratica dei vizi, che pure erano molti e non lievi. E’ probabile che la “rogazione” guidata da Luca Antonio Rossi sia stata efficace. Nel 1646 Ottajano rifornisce di robbia i tessitori di Palma e del Vallo di Lauro: i “vatecari” ottajanesi trasportano anche sabbia e “cenere di selce”, che vengono impiegate nella lavorazione della ceramica e del vetro. Ma questa è un’altra storia. Mi auguro che qualcuno la scriva.