Dall’11 gennaio entra in funzione il sito www.hospicecampania.it“Mai più ultimi in Regione Campania”, con questo slogan entrerà ufficialmente in funzione, dal giorno 11 gennaio 2016, il sito web www.hospicecampania.it dell’Associazione House Hospital onlus, il portale che sarà lo strumento comunicativo dell’Osservatorio Regionale Cure Palliative e Medicina del Dolore. Pur essendo dedicato al tema specifico delle cure palliative e medicina del dolore, l’Osservatorio si occuperà anche della difesa dei diritti dei cittadini, della tutela della salute e dell’uguaglianza dei trattamenti assistenziali in tutto il territorio regionale campano. L’Osservatorio si propone di essere un’espressione reale di sussidiarietà nel panorama del Welfare che cambia, valorizzando l’apporto sistemico del volontariato e dell’iniziativa privata, in collaborazione funzionale con istituzioni pubbliche. Un’altra connotazione da tenere presente nel considerare questa iniziativa è la prefigurazione di un Welfare diverso, che fornisce ai malati e ai familiari una risposta organica, globale, interistituzionale, calibrata su un nuovo concetto di bisogno esistenziale per la realizzazione del “Ben-Essere”. Per questa caratterizzazione di strumento di aiuto e di supporto, l’Osservatorio si fa carico di registrare e di mettere a disposizione i provvedimenti normativi nazionali e regionali; di riferire sulle ricerche svolte o in corso di svolgimento; di pubblicare una rassegna bibliografica riguardante lavori scientifici, rapporti tematici, opere di divulgazione e di testimonianza connessi con le cure palliative e medicina del dolore, nonché altre informazioni utili che emergeranno dalle esperienze future dell’Osservatorio. Per questa sua apertura prospettica, l’Osservatorio costituisce uno strumento in continua evoluzione e che si configurerà sempre più puntualmente in rapporto alle esigenze dei malati, delle loro famiglie, delle organizzazioni di volontariato e delle istituzioni nel presupposto che esso è stato istituito per essere l’Osservatorio “dei malati” e non “sui malati”, l’Osservatorio nato per “contribuire a trovare soluzioni” e non per limitarsi a “descrivere situazioni” e a pubblicare dati. Per cui, idealmente, tutti possono sentirsi parte attiva e costituente dell’Osservatorio. L’incredibile quantità di dati, spunti e informazioni che si raccoglieranno, lo rendono uno strumento unico nel suo genere in Italia, capace di mettere i malati algici, cronici e terminali insieme alle famiglie e alle associazioni, nelle condizioni di conoscere e rivendicare i propri diritti, per portare avanti con rinnovata efficacia la loro quotidiana lotta per la dignità di fine vita.
Dalle esigenze prospettate, l’Osservatorio Regionale Cure Palliative e Medicina del Dolore nasce per: rappresentare nel tempo l’entità e l’evoluzione quantitativa e qualitativa delle cure palliative e medicina del dolore, intesa come fenomeno di rilevanza sociale da analizzare e valutare per l’impatto sociale ed economico sulle persone, sulle famiglie, sulle istituzioni e sulla società; documentare nel tempo le risposte che la società fornisce come organizzazione sanitaria, servizi sociali; supporto economico e lavorativo, iniziative di sussidiarietà nelle realtà locali, rete informativa; analizzare e rappresentare le informazioni sulla domanda e sull’offerta rapportandole agli ambiti territoriali di riferimento; esigenza molto sentita in presenza del decentramento regionale e che lo diventerà ancor più con l’attuazione del federalismo fiscale in modo da consentire il monitoraggio costante delle difformità assistenziali e dei progressi o regressi rilevati in Regione Campania.
I principali compiti dell’Osservatorio sono: monitorare lo sviluppo omogeneo della rete per le cure palliative attraverso la verifica degli indicatori e degli standard previsti dal decreto ministeriale 22 febbraio 2007, n.43; controllare il livello di erogazione delle prestazioni degli Hospice facenti parte della rete regionale o comunque operanti nel settore assistenziale delle cure palliative; verificare l’adeguatezza dei sistemi tariffari e l’utilizzo dei fondi nazionali finalizzati allo sviluppo delle cure palliative; monitorare il consumo di farmaci indicativi dell’adeguatezza dello sviluppo della rete per le cure palliative; trasmettere i dati all’Osservatorio Nazionale sulle cure palliative.
(Fonte foto: rete internet)
Restituita ai visitatori la cappella del “Tesoro vecchio”.
Da oggi il Duomo di Napoli si veste di un nuovo “abito” grazie alla conclusione dei lavori di restauro finanziati con risorse europee nell’ambito del Grande Progetto Centro storico Unesco.
Gli interventi consentiranno a napoletani e a turisti di godere di spazi fino ad oggi inaccessibili e di altri completamente rinnovati e tornati alla luce originaria. Tra le perle restituite ai visitatori spicca la cappella del “Tesoro vecchio” in cui un tempo erano custodite le reliquie di San Gennaro.
(Fonte foto: rete internet)
Sgambati (Uilm): “positivo impegno a trovare soluzione”
Slitta l’avvio della cassa integrazione ordinaria per 140 lavoratori della Fincantieri di Castellammare di Stabia che sarebbe dovuta partire lunedì prossimo.
Prima di partire con la CIG ci sarà un incontro venerdì 15 gennaio nella sede dell’Unione industriali di Napoli.
E’ la decisione emersa dalla riunione in Prefettura tra le organizzazioni sindacali, gli assessori regionali Lepore e Palmeri, la direzione aziendale, l’Unione industriali, il capo di gabinetto della Prefettura.
Lo slittamento della CIG è stato deciso, riferisce Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm della Campania, ”anche dopo l’impegno della Regione Campania di prospettare entro il 15 gennaio delle soluzioni alla Fincantieri”. ”E’ molto positivo – sottolinea Sgambati – che tutti i soggetti istituzionali si siano impegnati a trovare soluzioni per ridurre l’impatto sulla cassa integrazione ordinaria ma soprattutto per garantire la prospettiva più solida di sviluppo per Fincantieri”.
(Fonte foto: rete internet)
Da un comunicato dell’Organizzazione Sindacati Autonomi e di base, il punto sulla situazione trasporti.
Il 2016 inizia nello stesso modo in cui si è chiuso il 2015 per le aziende di trasporto dell’EAV, anzi potremmo dire persino peggio, perché in barba a quanto il management aveva sbandierato, come numero di elettrotreni in circolazione, in sede di audizione presso la Commissione Regionale Trasporti, siamo ben al di sotto, troppo al di sotto dei numeri promessi.
Basti un esempio per tutte, nello scorso mese di agosto fu garantito come obiettivo da raggiungere per fine 2015, sulle linee ex-Circumvesuviana, un numero di 74 elettrotreni in circolazione, una chimera che non abbiamo neanche lontanamente sfiorato.
Oggi, 5 gennaio 2016, i treni in circolazione sono stati circa 50, con punte tra i 52 e i 47, siamo ben il 30% al di sotto di quanto promesso e nessuno se ne assume la responsabilità, nessuno parla delle soppressioni che, di nuovo sui stanno effettuando, oggi circa 20 corse.
Intanto il personale continua a lavorare in condizioni di stress, i viaggiatori continuano a sfogare su di essi le loro giustissime frustrazioni e, dulcis in fundo, causa l’endemica carenza di pezzi di ricambio, i treni cominciano ad avere preoccupanti guasti dovuti all’usura, data dal loro super impiego, per cui se non si pone immediatamente rimedio, avremo a breve una ulteriore diminuzione degli elettrotreni in circolazione, anche perché si registrano pericolose anomalie al sistema frenante, e questo più che preoccupare, dovrebbe allarmare un management troppo occupato in chissà quali altre faccende per poter pensare che questa è un’azienda di trasporto che deve garantire un servizio efficiente e non fare operazioni di facciata, ma azioni finalmente concrete.
L’usura comporta anche un altro tipo di pericolo, quello della sicurezza dei viaggiatori trasportati, la rete ferroviaria è praticamente senza manutenzione, i vari problemi non vengono risolti, perché tale attività, tutta data in gestione ad una ditta esterna, non viene effettuata perché questa, vantando dei crediti, non intende riprendere a lavorare se non incassa quanto dovuto, per cui se qualche binario ha problemi, si interviene per tamponare “alla meglio” col personale interno e poi si impone “sine die” un rallentamento ai treni sul posto in questione e si rimanda il problema a data da destinarsi scaricando, come al solito, inadempienze e incapacità gestionali sui lavoratori e sugli utenti.
Il Sindacato OR.S.A. intende denunciare pubblicamente questa situazione affinché la politica intervenga per ripristinare quanto prima un minimo di “vivibilità ferroviaria” a che vive, lavora e usufruisce del servizio di trasporto su ferro, prima che si raggiunga il punto di non ritorno, da cui nessuno più potrà tirare fuori le aziende di trasporto del gruppo EAV.
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E stasera messa interreligiosa nel nome della pace.
Ieri, giorno della Befana, il pranzo solidale in chiesa, nella canonica del Carmine, con i bambini provenienti da situazioni a rischio, da famiglie povere e disagiate. Bambini allietati a tavola dal suono della tammorra e dal canto di Marcello Colasurdo, storico componente del gruppo dei ” Zezi “. E stasera, alle 19, la messa interreligiosa nella chiesa madre di San Felice in Pincis: cattolici, protestanti, cristiano ortodossi che pregheranno insieme a musulmani ed ebrei nel nome della pace. E’ il programma dell’ultima fase del Natale a Pomigliano così come ha voluto concepirlo don Peppino Gambarella, il “prete-operaio” della città delle grandi fabbriche. Un Natale “alternativo”, non c’è che dire. ” Perchè gli ultimi saranno i primi “, spiega il sacerdote . Durante il pranzo solidale di ieri i bimbi hanno ricevuto il classico regalo della Befana, giocattoli raccolti grazie alla beneficenza della comunità di San Felice, fortemente colpita in queste ore dalla tragica scomparsa di Gina Sodano, attivista della comunità deceduta a 48 anni a causa di un male incurabile. Ieri la figura di questa donna molto attiva sul fronte della solidarietà è stata ricordata dallo stesso don Peppino. Marcello Colasurdo ha poi cantato e suonato una serie di pezzi del suo noto repertorio folk. Accanto a lui, oltre a molti bambini, anche immigrati e senza fissa dimora che hanno trovato ospitalità nella canonica del Carmine, piccola chiesa che si trova accanto al municipio di Pomigliano e che fa parte della parrocchia della vicina e più grande chiesa madre di San Felice.
La presentazione domani – venerdì 8 gennaio – ai Giardini di Villa Giulia con il giornalista Massimo Milone, direttore di Rai Vaticano, già presidente dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana e caporedattore responsabile della sede Rai della Campania.«Viandanti in cerca di senso – Uno psichiatra si fa tuo amico», è il nuovo libro di Luigi De Simone edito da Guida. Lo psichiatra, operatore culturale, regista e anima della compagnia I Giocondi, nonché ideatore del Presepe Vivente Vesuviano, presenta il suo nuovo libro domani – venerdì 8 gennaio, alle 18, 30, nella location I Giardini di Villa Giulia. A coordinare sarà Dora Celeste Amato, le letture saranno affidate a Enzo Salomone e interverrà il giornalista Massimo Milone che dal 2013 è direttore di Rai Vaticano, già presidente dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana e caporedattore della sede Rai della Campania.
De Simone è autore di diversi copioni teatrali e, proprio con Dora Celeste Amato, ha scritto il volume dedicato al Presepe Vesuviano. Sempre al Presepe è dedicato il suo «Quanno nascette ninno». Qualche anno fa il suo primo libro – saggio/romanzo – è stato «Oltre le nuvole». Ora il nuovo lavoro edito da Guida ha la prefazione del ministro provinciale dei Francescani, Eduardo Scognamiglio e la postfazione del professore Raffaele Giglio, docente ordinario di Letteratura Italiana alla Federico II di Napoli.
Napoli e Torino finisce 2 a 1 mentre in casa Milan l’allenatore finisce nei pasticci
Distratti dalla frase su Honda che “fa il napoletano” (che non era assolutamente offensiva, a meno che non vogliamo mettere alla berlina tutti gli stereotipi geografico-linguistici e a quel punto anche gli indiani dovrebbero offendersi ogni volta che viene detto, di qualcuno che non vuole capire, che “fa l’indiano”) nessuno si è accorto che il vero scandalo di Mihailovic c’è stato con la frase pronunciata a proposito di un suo eventuale esonero: “Un leone non perde il sonno per un’opinione di una pecora, un leone se la mangia”. Ora, caro Sinisa, con chi ce l’avevi? Chi sarebbe la pecora? Silvio B.? Sacrilegio. Marina B? Allusione sessuale. Galliani? Mai vista una pecora con la zella.
Sarebbe interessante saperlo, anche perché potrebbe trattarsi della sua ultima metafora in rossonero: l’allenatore del Milan è nei pasticci e sabato sera c’è il derby delle panchine roventi, visto che gioca contro la Roma di Garcia, un altro che ha messo la chiesa al centro del villaggio e poi si è reso conto troppo tardi che non aveva chiesto la licenza edilizia.
Del resto, per gli allenatori son tempi duri. Mourinho e Benitez sono stati esonerati e possiamo immaginare la vita triste di Mazzarri, da ormai troppo tempo lontano dai campi. Fa eccezione Maurizio Sarri, che ieri col suo Napoli ha battuto il Torino (2 a 1, strepitoso gol di Insigne, bellissimo quello di Hamsik) ed ha ricevuto un regalo meraviglioso ed inaspettato: è stato espulso. L’arbitro gli ha così concesso di fumare finalmente una sigaretta durante la partita e, infatti, dopo i novanta minuti era serenissimo, al punto che a Sky è riuscito persino a sorridere quando Mauro lo ha chiamato bugiardo. Mauro uguale Sky, uguale Boban. Che critica i giocatori azzurri, colpevoli di esultare coi tifosi dopo la partita. Una cosa assurda. E non è nemmeno la prima volta che parte una critica del genere. Accadde con l’Inter.
Ora, io pago qualche quattrino per vedere la mia squadra del cuore, la vedo vincere ma soffro 90 minuti e dopo non posso neppure vedere i miei beniamini esultare con me? Dovrei sentirmi in colpa? Dovrebbero sentirsi immaturi gli azzurri? E chi lo dice? Uno che lavora in una tv che vuole altri quattrini per farti vedere la squadra del cuore, ma dalla poltrona di casa tua. C’è qualcosa che non va. Mi sa che questi di Sky fanno i napoletani
In questo film l’originalità di Allen è una luce spenta quasi del tutto: anche i dialoghi hanno perso smalto e brillantezza, e le citazioni letterarie non riescono a metter vita in battute quasi sempre banali. La trama è goffa e lenta.
Woody Allen è indiscutibilmente uno dei migliori registi viventi, il suo tocco è facilmente riconoscibile, il suo stile è inimitabile e, da sempre, trapela da ogni sua pellicola quel legame forte, quasi morboso, che lo lega alla settima arte. Il suo marchio è riconoscibile anche quando fallisce, ma, se si parla di un film come “Irrational Man”, sarebbe meglio che non lo fosse.
Protagonista della pellicola è Joaquin Phoenix nei panni di Abe Lucas, professore di filosofia in un campus di Rhode Island, conosciuto quasi più per i suoi pessimi costumi che per i suoi meriti : è considerato un bevitore, un uomo selvaggio, un seduttore e un depresso cronico. Egli, pur avendo iniziato una relazione clandestina con Rita (Parker Posey), sua collega, e pur essendo spesso impegnato a flirtare con la studentessa Jill (Emma Stone), è insoddisfatto in misura preoccupante. Solo quando ascolta una conversazione casuale in un bar, Abe si rende conto che ha l’occasione di uccidere uno sconosciuto in modo del tutto casuale e, per di più, spinto da una giusta causa: si tratta di un delitto perfetto e perfettamente giustificabile e che darà finalmente un significato apprezzabile alla sua vita.
Allen ha fatto miracoli in passato con racconti morali superficialmente simili, ma “Irrational Man” è un rimaneggiamento abbozzato. Il personaggio dell’intellettuale in crisi esistenziale è un cliché visto e rivisto in tutta la storia del cinema, ma non per questo meriterebbe di essere bocciato in partenza. In questo film, però, va bocciato. Il problema principale riguardante il protagonista è che Abe Lucas ostenta la sua conoscenza ripetutamente, cita Kant, Heidegger o Simone de Beauvoir ogni paio di minuti, per non parlare di Emily Dickinson, Paul Gauguin, e il poeta Edna Saint Vincent Millay, pare quasi che le citazioni siano collocate qui e lì unicamente per rendere meno banali gli scarni dialoghi tra i personaggi. È inevitabile chiedersi dove sia finito il Woody Allen che caratterizzava così brillantemente, “alla Bergman”, i suoi personaggi paranoici e idiosincratici. Perfino la potente influenza di Dostoevskij appare come un pretesto per arricchire una trama deludente, così quella brillante pellicola che è “Crimini e misfatti”, nella quale Allen esplorò meravigliosamente “Delitto e castigo”, appare lontana anni luce. Uno o due belle gag e finale tortuoso non possono portare questo alla vita.
La questione centrale di tutto il film (“L’omicidio può mai essere giustificato da convinzioni moralmente corrette?”) è molto interessante, ma non è trattata in modo sufficientemente accurato: difatti la trama ingrana in maniera goffa e lenta. In definitiva, in “Irrational Man” l’intelligenza scattante di Allen non viene mai alla ribalta, l’idealismo fuori posto e la mancanza di qualsiasi tipo di profondità rendono questa un’occasione mancata (una o due gag divertenti non danno vita ad un film), non una pellicola affascinante ed imperdibile.
Una splendida edizione. I Sangiovannari hanno saputo annodare il passato al presente e al futuro anche grazie alle “cose” che raccontano antiche storie: il tutto, in un clima di nobile semplicità, che conferisce decoro anche alla presenza di un orinale.
Non mi piacciono i Presepi “viventi” in cui i segni della storia e del mito si esauriscono nei dettagli di palandrane e di attrezzi presi a nolo e gli “attori” non hanno un grammo di naturalezza: stanno in posa, e aspettano che la cerimonia finisca. Quest’anno il Presepe di San Giovanni con un colpo d’ala si è sottratto al destino di “storia conclusa” che incombe sulle manifestazioni di questo genere quando non si rinnovano. In questa edizione è come se gli organizzatori avessero riscoperto l’incanto dei luoghi: e non mi riferisco solo alle strette strade del quartiere antico, al contrasto tra gli spazi chiusi, di qua, e di là la campagna che, attraverso la dolcezza dei tuori, si slarga verso il vasto respiro della remota pianura nolana. La meraviglia del quartiere San Giovanni è lo scintillio della pietra, la sua nobiltà plebea che la rende adatta alla fabbrica dei chiusi palazzi signorili, e alla solida struttura dei bassi: è questa pietra vesuviana, tagliata, levigata come nero cristallo, sfrangiata, aspra, a suggerire l’impressione che bassi, case del primo Novecento, le dimore ottocentesche dei signori e le cantine ipogee siano un solo, meraviglioso castello, una fantastica Casa di muri e di specchi.
E poi ci sono i Sangiovannari: un Sangiovannaro non sarà mai uno stanco figurante, un manichino coperto da un addobbo. I Sangiovannari interpretano, si calano nei personaggi, li ravvivano con la loro ironia maliziosa, con la malinconia che viene da una saggezza antica quanto il loro quartiere. Vivono i loro sentimenti con una sincerità che fatalmente si colora di azione e dunque di “teatro”. Di San Giovanni era Tiberio Guastaferro, uno dei più grandi predicatori “girolamini” del sec.XVII, uno che quando sermoneggiava dal pulpito, riusciva a portare la folla dei fedeli alla paura, e un attimo dopo alla meraviglia, e poi alle lacrime: la sua predica era azione scenica. I Sangiovannari quest’anno hanno organizzato un Presepe diverso: hanno rappresentato con nobile naturalezza l’anima plebea della “recita”, hanno finalmente riscoperto che il Presepe è “teatro” verticale, perché nasce dalle tradizioni, dalle memorie, da personaggi in carne e ossa che scrissero la storia minuta, e perciò autenticamente vera, dei luoghi: non un oste, non una ricamatrice, ma “quel” canestraio, “quell’”oste, “quella” ricamatrice, “quella” maestra di scuola che alla fine dell’Ottocento teneva una classe con decine di alunni, e insegnava a leggere, a scrivere, a pregare, a ricamare, a curare l’igiene della persona: insegnava ai ragazzi che poi insegnavano ai genitori.
E’ stato il Presepe degli oggetti e degli strumenti che si fanno “cose”, e parlano, e raccontano la storia: lo scardasso per “cardare” la lana, i vasi, le zuppiere, la macchina per cucire Singer, che grazie all’abilità della signora che la metteva in moto ancora evocava l’immagine di cortili, di gruppi di donne schierate in circolo – un cerchio di scialli – che costruivano trame di tessuti e, a bassa voce e con gli sguardi, trame di parole dette e non dette. E nella postazione della partoriente parlavano nobilmente anche i due vasi da notte, i due pitali, o, più giustamente, i due orinali: e a qualche giovane, che ho visto, in un moto di lieve disgusto, arricciar la nasecchia, qualcuno dovrebbe raccontare le storie dell’orinale, i capitoli sul decoro, sulle pratiche magiche, sulla medicina popolare, e quelli, comici, sugli “appiccechi” e sulle “custioni” che di tanto in tanto le donne scatenavano nei cortili: vaste antologie di racconti, con un solo protagonista, “’o rinale” (v.foto). Questo teatro “verticale” a San Giovanni parte dalla cantina ipogea del palazzo d’angolo di via Salute e dalla postazione dell’ “osteria”, con gli “attori” vestiti da carrettieri e “mercatari” e realisticamente intenti a “fellare” pane e salame: gesti, luoghi, abiti, emozioni: una sola concreta lezione per chi, a Ottaviano, si occupa, o dovrebbe occuparsi, di turismo.
Il Presepe di quest’anno è stato anche un “teatro” orizzontale: gli organizzatori, – cito per tutti Vincenzo Caldarelli -, gli “attori”, il popolo intero del quartiere ci hanno detto, con il loro impegno, con il loro entusiasmo, che vogliono costruire, sui tesori della storia e delle tradizioni, una stagione nuova di progetti e di iniziative. E perciò credo che il simbolo del Presepe 2016 siano Rita e Francesca, le due ragazzine che aprono l’articolo con il loro sorriso, e con un gesto, il lavorare l’impasto, che è denso di significati: la speranza, la continuità, l’augurio dell’abbondanza, la certezza che le mani della saggezza e dell’innocenza possono trarre forme perfette anche da una massa informe.
La Befana porta ad Ottaviano un regalo atteso ed estremamente soddisfacente, una percentuale record di raccolta differenziata: 78,15%.
Il dato ufficiale è il più alto della storia del Comune vesuviano ed è figlio della nuova gestione della raccolta differenziata, partita lo scorso 22 novembre, che aveva come obiettivo minimo il 75% di differenziata. In meno di due mesi, dunque, il Comune di Ottaviano è riuscito a superare anche le previsioni iniziali e ad entrare nel novero degli enti che riciclano meglio in Campania e in Italia: un risultato raggiunto grazie alla collaborazione di tutti i cittadini e al buon lavoro dell’azienda G.P.N., che gestisce il servizio sul territorio.
Allo stesso tempo, all’alta percentuale di raccolta differenziata si aggiunge l’ottimo stato delle periferie e, in generale, di tutto il territorio, pulito con continuità da eventuali sversamenti abusivi.
Spiega il delegato alla raccolta differenziata, Giorgio Marigliano: “Si tratta di un grande risultato, che può ancora migliorare se continuiamo a lavorare in questo modo. Entro giugno possiamo raggiungere l’85 % grazie ad ulteriori accorgimenti, come l’apertura dell’isola ecologica e l’attivazione di un imponente sistema di videosorveglianza”.
Sia Marigliano che il sindaco Luca Capasso ringraziano i cittadini per la collaborazione e la G.P.N. per la professionalità. Spiega il primo cittadino Luca Capasso: “Aver raggiunto una percentuale così alta non è servito solo a battere un record, ma soprattutto ad abbattere i costi per la gestione dei rifiuti in maniera significativa. Calcoliamo di ottenere un risparmio annuo che va dai 500mila ai 700mila euro: soldi di cui beneficeranno esclusivamente i cittadini di Ottaviano quando saranno calcolate le tariffe per la tassa sui rifiuti nel 2016”.
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