Carnevale Palmese, domenica il ratto della gagliardetto. Dj Francesco: “Non vedo l’ora di essere a Palma Campania”

 Domenica 31 gennaio, alle 17,30 in piazza De Martino ci sarà il “ratto del gagliardetto”. Si tratta della manifestazione che precede il carnevale e che dà inizio alla settimana di prove, durante la quale il maestro di ogni quadriglia si esercita a comandare la sua banda. A condurre la manifestazione, a Federica Panicucci e Francesco Facchinetti (Dj Francesco).   Continuano gli appuntamenti dell’edizione 2016 del Carnevale Palmese. Domenica 31 gennaio, alle 17,30 in piazza De Martino ci sarà il “ratto del gagliardetto”. Si tratta della manifestazione che precede il carnevale e che dà inizio alla settimana di prove, durante la quale il maestro di ogni quadriglia si esercita a comandare la sua banda. Il ratto del gagliardetto consiste nel “passaggio di consegne” tra il vecchio e il nuovo maestro di Quadriglia. Ogni Quadriglia compie questo rito davanti al pubblico in Piazza De Martino: alla fine tutte le Quadriglie, insieme alla Fondazione Carnevale Palmese e al pubblico si dirigono con un corteo verso il “Villaggio delle Quadriglie”, poco distante dalla piazza, inaugurandolo per l’edizione 2016 del Carnevale. Spettacolo e divertimento assicurato, quindi. Spettacolare sarà anche la festa della settimana prossima, la cui conduzione è stata affidata a Federica Panicucci e Francesco Facchinetti (Dj Francesco). Proprio Dj Francesco, che presenterà la serata del martedì grasso, è stato ospite, qualche giorno fa, di Mary J su Radio Punto Zero, la radio ufficiale del Carnevale Palmese: “Sono molto felice di presentare il Carnevale Palmese. Amo stare in mezzo alla gente e il carnevale è uno dei momenti di aggregazione che prediligo. Non vedo l’ora di essere a Palma Campania”, ha detto Facchinetti.

Al Liceo “A. Diaz” di Ottaviano, Memoria della Shoah 2016 e Vesuvinform Ottaviano

Oggi dalle 15 alle 18, al Liceo Fiaz di Ottaviano è stata presentata presentata la mostra “I giardini della Memoria”, lavori prodotti dagli alunni delle scuole di Ottaviano in concorso per la Giornata della Memoria della Shoah sul tema: “Un nome, un volto, una testimonianza: pagine edite ed inedite della Storia”. Venerdì 29 gennaio 2016, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, nella sede centrale del Liceo “A. Diaz” di Ottaviano, dirigente scolastico il prof. Sebastiano Pesce,  è stata presentata la mostra “I giardini della Memoria”, lavori prodotti dagli alunni delle scuole di Ottaviano in concorso per la Giornata della Memoria della Shoah sul tema: “Un nome, un volto, una testimonianza: pagine edite ed inedite della Storia”. Nella stessa sede sarà aperta al pubblico la Biblioteca scolastica, prima di una serie di iniziative che coinvolgono il Liceo, l’Amministrazione Comunale Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione guidato dalla prof.ssa Marilina Perna e l’Associazione culturale “Prometeo” di Torre del Greco presieduta dal dr. Francesco Manca in Vesuvinform Ottaviano, un progetto di ricerca, documentazione, produzione e diffusione della cultura vesuviana. I due momenti sono in realtà una sola testimonianza della centralità del ruolo che il libro svolge nella battaglia a difesa dei valori dell’humanitas. Questi valori hanno le radici nella memoria e nella certezza che un filo tenace e prezioso stringe il presente al passato e segna la strada per il futuro: nel labirinto della storia è il filo di Arianna. E  modello del labirinto della storia è, diceva Borges, una biblioteca, il “luogo” mitico in cui si incrociano pensieri, parole, dubbi e domande, al di là dei limiti temporali. Questo ruolo del libro noi vogliamo, con forza, sottolineare.

Sant’Anastasia, «Fare Futuro» al presidente del consiglio Gifuni: «Dimettiti, così potrai fare il Robin Hood».

Gifuni: «L’attacco viene direttamente dal sindaco, dai piani alti. È in atto un ribaltone politico». «Caro presidente del consiglio, fiero e maestoso rapace del movimento che vola basso tra i piani alti…». Così principia la lettera – manifesto di «Fare Futuro», associazione politico – culturale della quale è segretario Luigi Corcione. Il presidente del consiglio comunale è ovviamente Mario Gifuni, il movimento è Sant’Anastasia in Volo ma il manifesto si limita ad un singolo attacco, quello alla carica istituzionale, lasciando fuori gli esponenti consiglieri, Mario Trimarco e Rosaria Fornaro. «Quotidianamente denigri l’attività amministrativa della squadra che ti ha eletto presidente, minacciando più volte di staccare la spina e mai smentendo manifesti murali dal dubbio contenuto politico e dalle dubbie finalità». Il riferimento è naturalmente al manifesto che qualche giorno or sono, con il simbolo del movimento, attaccava l’assessore Cettina Giliberti (politiche sociali) con toni ironici e senza dar molto peso alla grammatica. Quel manifesto però, nel recente e accesissimo consiglio comunale, non è stato smentito nemmeno dal gruppo consiliare, anzi in qualche maniera rivendicato dalla consigliera Fornaro che ha ammesso di «avere problemi con l’assessorato alle politiche sociali». Poi, l’appello: «Dimettiti» – chiede Fare Futuro a Gifuni. «Fai cosa buona e giusta» – aggiunge. «In questo modo potrai continuare a fare il Robin Hood dalla voce critica, a sfiduciare chi ti pare e dimostrare che l’indennità che percepisci da presidente è solo una formalità…nel caso contrario la cittadinanza tutta si farà una sua idea e ti dimostrerai simile agli stereotipi della politica che tanto critichi dietro la tastiera». La chiosa: «È terminata la politica dell’ambiguità, dai l’esempio alla tua città». Intanto, sui social, il sindaco Abete aveva annunciato ieri un attimo di riflessione per trarre le conseguenze da quanto accaduto in consiglio comunale e, indi, le sue decisioni. Quali potrebbero essere le decisioni? I casi sono due, giacché sembra ormai impossibile la convivenza tra Abete&fedelissimi e Gifuni. Altro discorso per gli altri due consiglieri del movimento che hanno fortemente asserito in assise di essere in maggioranza. «Ho fiducia in Lello Abete» ha ripetuto almeno due volte la Fornaro. Dunque, delle due l’una: o la maggioranza sfiducia il presidente (esponendosi ad un ricorso) o il presidente lascia la carica. Da qui non si esce. L’abbiamo chiesto a Gifuni, come andrà. «Ho preso qualche giorno di tempo per riflettere, all’inizio della prossima settimana dirò cos’ho deciso – dice l’attuale presidente dell’assise civica anastasiana che però non si sottrae dal commentare il manifesto. «Fare Futuro è un’associazione politica vicinissima al sindaco, perciò l’attacco è come venisse direttamente da Abete – continua Gifuni – ma non mi tocca perché il paese reale, quello di cui loro non hanno percezione, mi ha già dato ampia solidarietà». Per il resto, Gifuni rimanda i chiarimenti di qui a qualche giorno. Ma se gli si chiede di commentare le considerazioni fatte di recente in aula dal consigliere Carmine Capuano (Psi) che lo accusava di non condurre in maniera super partes il consiglio comunale, aggiungendo inoltre il racconto della vicenda secondo la quale Gifuni avrebbe inviato emissari al Pd per promuovere un documento di sfiducia al sindaco, risponde: «È evidente che sia in atto un ribaltone, Capuano vuole fare il presidente del consiglio comunale così come gli era stato promesso all’inizio di questa consiliatura,quando lo stesso sindaco venne a dirmelo proponendo a me un assessorato. Intanto Paolo Esposito si è astenuto sul Dup, non c’è più nient’altro da dire se non che si sta tentando di scardinare l’ultimo baluardo della compagine grazie alla quale Abete è stato eletto sindaco».

“Giovedì letterari” al Comune di Ottaviano: l’incontro con Luigi Romolo Carrino e la sua “Mariasole”

E’ il primo dei quattro “incontri con l’autore”, organizzati dall’ Assessorato alla Cultura. Presentato da Gerardo Santella, il romanzo di Luigi Romolo Carrino descrive una donna coraggiosa che decide di non arrendersi ai meccanismi del vivere violento. La sala  Consiliare “Pasquale Cappuccio”, gli ultimi giovedì del mese, ospita l’iniziativa promossa dall’Assessore alla Cultura e alla P.I., Marilina Perna,  “Incontri con l’autore”. Ad inaugurare il percorso, il 28 gennaio, è stato Luigi Romolo Carrino, che è di Palma Campania, e che è già noto al pubblico per “Pozzoromolo”, “Acqua Storta”, “Esercizi sulla madre”, “Certi ragazzi”. Carrino presenta, in dialogo col prof. Gerardo Santella, il suo ultimo libro, “La buona legge di Mariasole”.Il clima della serata è familiare, da caffè letterario, in cui gli amici si ritrovano per discutere e riflettere sul libro letto o da leggere. Il pubblico è vario, sono presenti soprattutto docenti e alunni delle scuole del territorio. Ad essi, in particolare, si rivolge in apertura l’Assessore Perna, sottolineando il valore formativo e sociale della lettura, da assumere come stile di vita, per comprendersi e comprendere il mondo: la lettura non è   svago vacanziero o obbligo scolastico, è, prima di tutto, uno strumento privilegiato di costruzione di orizzonti cognitivi creativi ed emotivi aperti e capaci di rinnovare in positivo lo stesso tessuto sociale. Carrino si presenta accompagnato da una giovane lettrice, cantante ed attrice, che “recita” al pubblico alcune pagine del libro. La sua voce e la sua figura disegnano nella sala il profilo di Mariasole, una donna, una sposa e soprattutto una madre che prova a ribaltare la dura legge della vita dei clan camorristici, nel lucido e disperato tentativo di proteggere e salvare suo figlio dall’ineluttabile successione criminale. E’ un’eroina? No, Mariasole è una donna che prova a ridefinire i precari equilibri delle “famiglie” sconvolti dalla morte del marito, reo di aver usato “il cuore e non il cervello”, – un camorrista dovrebbe usare solo il cervello –, dalla carcerazione del padre e dalla latitanza del suocero. Mariasole cercherà di salvare la sorte del figlio, prendendo ella stessa tra le mani le redini del clan. I raggi del “sole” che ella porta scritto nel nome, simbolo di luce e di vita, come il giallo della copertina del libro, s’infrangono nello stile noir del testo e della figura della protagonista che, nel ridisegnare la propria vita e quella degli altri,  lascia dietro di sé tracce di nero e di rosso, vivido come il sangue della “legge” che non perdona chi “rompe i giuramenti”. Santella invita i giovani alla lettura del libro di Carrino: ovviamente non svela la trama, per non togliere ai lettori il piacere del “viaggio” , ma suggerisce, da  Maestro, di porre l’attenzione sui valori del lessico, della sintassi e dello stile, che è scorrevole, diretto, vivace. “La vita è soltanto ‘na araputa ‘e ‘na fenesta e una botta in testa quando meno te lo aspetti, proprio mentre sei affacciata”, scrive Carrino: la lingua è parlata, vissuta, emotiva, meditata. Il libro di Carrino si legge, si osserva, come il quadro di un pittore, che ha appena ritratto Napoli con i suoi colori più forti e pregnanti, ma soprattutto si vive, attraverso il ritmi e le forme di una civiltà drammatica, consapevole del male che corrompe le sue radici, ma ancora in grado di sperare che dalla terra nera spuntino erbe salutari e vitali,  come sono vitali i sentimenti  e la cultura del sacrificio che indicano alla protagonista la strada da seguire. Gli studenti presenti in sala hanno recepito la lezione, entusiasti chiedono all’autore di immortalare l’incontro in una foto ricordo; e curiosi e desiderosi di dedicarsi presto alla lettura del libro escono commentando con i docenti l’importanza dell’incontro. Ottaviano ancora una volta ribadisce l’essenza della propria identità di città della cultura, quella fatta di storia e di storie, ma soprattutto di persone che “compiono il proprio destino”, in bianco o in nero, come Mariasole: combattono per non arrendersi al fato. carrino1

Somma Vesuviana: le Sentinelle in Piedi ci riprovano, domenica mattina in piazza contro il ddl Cirinnà

La manifestazione della rete pro famiglia tradizionale, che come ha come referente nel vesuviano Francesco Di Sarno aveva annullato il sit – in. «Non avevamo fatto in tempo ad ottenere l’autorizzazione per manifestare, domenica saremo in piazza». Così, ci riprovano. Loro sono le Sentinelle Vesuviane guidate da Francesco Di Sarno – docente all’Itis Majorana di Somma Vesuviana – e aderiscono alla «resistenza» nazionale pro modello di famiglia tradizionale. Sono contro l’adozione di bambini da parte di coppie formate da esponenti dello stesso sesso e chiedono sia ritirato il ddl Cirinnà sulle unioni civili e per i diritti lgbt. Domenica scorsa, all’annuncio del sit – in che avrebbe dovuto svolgersi e si svolgerà in silenzio, con le «sentinelle» ferme e in piedi per un’ora a leggere un libro, si era scatenato il putiferio. Tant’è che, pur se in piazza c’erano Francesco Di Sarno e pochi altri (la manifestazione era stata annullata poche ore prima ma una decina di sentinelle si era presentata comunque in piazza), aveva dominato la contro – manifestazione organizzata da Peppe Maiello (componente della commissione Pari Opportunità del Comune), da Angelo Parisi che aveva promosso un flash mob e dall’Arcigay.
Francesco di Sarno, referente delle Sentinelle Vesuviane
Francesco di Sarno, referente delle Sentinelle Vesuviane
«Ora abbiamo tutte le autorizzazioni in regola – dice Di Sarno – e domenica 31 gennaio saremo in piazza, crediamo nella libertà di espressione e nessuno può impedirci di manifestare pacificamente per le nostre idee». Il ddl Cirinnà arriverà in aula la prossima settimana per il voto, i dissensi maggiori riguardano la stepchild adotion: sono contrari i parlamentari di Area Popolare (Udc e Ncd), Lega, Fratelli d’Italia, molti di Scelti Civica e del Movimento 5 Stelle ma anche una trentina di senatori del Pd e altrettanti deputati. Il testo, così com’è, cancella ogni riferimento al matrimonio e quindi qualsiasi riferimento all’art. 29 della Costituzione italiana perciò se diventerà legge introdurrà di fatto un nuovo istituto di diritto di famiglia distinto dal matrimonio. Gli articoli 3 e 4 estenderebbero alle unioni civili i diritti e i doveri del matrimonio: reversibilità delle pensioni, sgravi fiscali, permessi di lavoro e via dicendo. Ma il più attaccato dalle opposizioni che hanno presentato migliaia di emendamenti è l’articolo 5 dove si parla di stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio del partner, escludendo però la possibilità, per coppie dello stesso sesso unite civilmente, l’adozione di bambini che non siano già figli di uno dei due.

Dalla parte del teatro, tra poesie, favole e riflessioni

Ad ogni teatro il suo spettacolo. Dai temi dell’olocausto a quelli della famiglia e molto altro, il fine settimana in Campania, si preannuncia ancora una volta ricco di eventi. Un momento per rilassarsi sulla poltrona rossa e godere di ciò accade sul palcoscenico. Ecco alcuni degli appuntamenti per essere sempre aggiornati e poter scegliere in base ai propri gusti. Incominciamo dalla provincia di Napoli. A San Giovanni a Teduccio ed in particolare, nella Sala Ichos, stasera e domani sarà di scena “Terezin Cabaret”, spettacolo ispirato ai temi dell’Olocausto, scritto e diretto da Ferruccio Padula, anche interprete insieme a Monica Costigliola e Maria De Meo. La messinscena presentata dal Laboratorio Teatrale Istrio – scuola dei mestieri, trae ispirazione dall’operetta musciale Brundibar, di Franz Krasa, che rientrava nel progetto propagandistico nazista, ponendo il ghetto come modello di insediamento per gli ebrei, ma in realtà il campo funzionava da collettore per la pianificazione delle operazioni di sterminio. Domani e domenica, al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano si va in scena con “Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva”. Scritto e diretto da Simone Somma, lo spettacolo tratta molti temi. Traendo spunto dalla decisione di suicidarsi, il protagonista analizza la vita. Un’opera che gioca con ironia, cercando di alleggerire gli spunti filosofici che di volta in volta nascono da alcuni concetti distruttivi nella loro manipolazione della realtà. Il Nostos di Aversa da il via alla quinta edizione di Sciapò, rassegna di teatro a cappello. Domani alle 21.00 si potrà assistere al primo spettacolo portato in scena da Andrea Cosentino dal titolo “Primi Passi sulla luna”. L’opera risalta le immagini del futuro ormai passate. Il ricordo si concentra sul quarantennale del primo allunaggio, il centenario del manifesto futurista, il cinquantenario della creazione di Barbie e i dieci anni della morte di Stanley Kubrick. Un viaggio nel tempo fino allo sbarco sulla luna! Questo e molto altro per lasciare al pubblico un messaggio speciale, da scoprire insieme. Paolo Caiazzo torna al Summarte di Somma Vesuviana. Dopo il sold out raggiunto nella prima data dello scorso 15 gennaio, stasera il comico di Made In Sud e Fatti Unici, sarà di scena col suo monologo “Non mi chiamo Tonino”. Uno spettacolo dove Caiazzo parla con grande verve comica dei problemi reali e quotidiani, che affliggono l’uomo comune, ma anche dove spiega al pubblico i passi della propria carriera, dal teatro alla tv. L’argomento principale resta però, uno solo: far capire a chi lo guarda che non si chiama Tonino Cardamone. È questo infatti, il nome con cui molti ammiratori lo riconoscono ed è il nome di uno dei suoi personaggi più amati dal pubblico. Uno spettacolo esilarante, ricco di risate e divertimento. Andiamo a vedere cosa succede invece nei teatri della città partenopea. Sino a domenica, il Bellini propone “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee, traduzione di Ettore Capriolo ed interpretato da Milva Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello e Edoardo Ribatto. La pièce scritta nel 1962 dal drammaturgo statunitense, è un dramma sull’amore e sull’angoscia del presente, raccontata attraverso l’incontro di due coppie. La rappresentazione teatrale nel 1966 divenne anche trasposizione cinematografica con Richard Burton ed Elisabeth Taylor per la regia di Mike Nichols. All’Augusteo, il “Principe Abusivo ha trovato casa. Prolungato fino a domenica il fortunatissimo spettacolo di Alessandro Siani. Dal cinema al teatro il testo ha riscosso enorme successo di pubblico, grazie non solo alla comicità, ma anche alla presenza di Christian De Sica tra gli interpreti. Ci spostiamo al Vomero e sbirciamo al di là del sipario del Diana. Qui sul palcoscenico sino ad i primi due giorni di febbraio con “Provando… dobbiamo parlare”. Lo spettacolo scritto da Segio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva è una produzione Nuovo teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con PALOMAR Television & Film Production. Si tratta di una commedia, per la regia dello stesso Rubini, che vede in scena due coppie interpretate da Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese e Sergio Rubini. Tra ostentazione di ricchezza, rivendicazione dei diritti dei figli avuti da matrimonio precedenti, spartizioni di patrimoni e tanto altro, si racconta la vita quotidiana di una realtà comune a molti. Lo Stabile, è invece impegnato su due fronti. Al Mercadante infatti, si consumano gli ultimi giorni della messa in scena de “La Signorina Giulia”. Lo spettacolo scritto dal drammaturgo svedese August Stindberg nel 1888, vede la regia del cileno Cristiàn Plana. Si tratta di una tragedia in un atto unico che racconta di Julie, figlia 25enne di un conte, che decide di passare la serata di San Giovanni alla festa della servitù. Alla fine dell’ottocento, quando il testo fu presentato agli spettatoti, fu oggetto di scandalo. In una società così puritana e conformista, l’epoca non riusciva a vedere di buon occhio temi come l’interazione tra le classi sociali e quella tra uomo e donna. Ad oggi, al Mercadante, per stessa ammissione di Plana, si è pensato di collocare la tragedia naturalistica in uno spazio fisico e sonoro capace di trascendere l’epoca e riportare la storia ai giorni nostri in una veste più contemporanea. Valeria Parrella, mette in scena al San Ferdinando “Dalla parte di Zeno” per la regia di Andrea Renzi. La scrittrice, già autrice della riscrittura di Antigone, spiega che questo nuovo lavoro “occhieggia” al famoso romanzo di Italo Svevo, La coscienza di Zeno.

Infine al Bolivar, la bomboniera di Materdei, è di scena domani “TreTris” di Diego Sommaripa con la collaborazione di Fabio Pisano. Sul palcoscenico a raccontare la storia dei protagonisti, ci sono gli attori Marcello Cozzolino, Dolores Gianoli, Fabiana Sera, Diego Sommaripa con la partecipazione di Ivan Boragine. Una trama interessante che si interroga sulla solidarietà maschile contro l’universo femminile, sull’eros che può perdere di intensità dopo anni di matrimonio, sui sogni che si allontanano e su cosa siamo disposti a pagare per realizzare i nostri desideri.

Se questo accade a Napoli, scopriamo insieme cosa succede invece nel resto della nostra regione.

Al Comunale di Caserta, da questa sera sino a domenica è in programmazione “Signori… le patè de la maison!” con Sabrina Ferilli, Maurizio Micheli e Pino Quartullo. Il testo, tratto da Le Prenon di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière, è stato adattato da Carlo Buccirosso e Sabrina Ferilli e messo in scena per la regia di Maurizio Micheli. La vicenda si snoda nell’ambito di una cena familiare, dove sono presenti amici e parenti. Arriva l’annuncio di un lieto evento e si inizia a scegliere il nome del nascituro, ma uno scherzo goliardico rovinerà la serata. È così che anche il cibo più gustoso, come il paté, può cambiare sapore e diventare un “vero pasticcio”.

Ricco il cartellone di eventi nella città di Salerno.

Al Verdi sino a domenica c’è Claudia Gerini in “Storie di Claudia” per la regia di Giampiero Solari. E’ la storia dell’incontro tra due generazioni lontane. In un vecchio palazzo di Roma infatti, una bambina allegra e curiosa di nome Claudia, incontra un’anziana signora, Maria, che vive al pianterreno. La donna, che ama la musica e colleziona ricordi, farà vivere alla piccola e agli spettatori grandi emozioni.

Al Nuovo invece, domani e domenica, sarà di scena la comicità di Lino D’Angiò in “Da grande voglio fare il sindaco”. Una sorta di “comizio”, dove il comico dimostra che esiste un nuovo modo di fare politica. Per annunciare l’endorsement ci saranno ospiti come il cardinale Crescenzio Sepe, Giorgio Napolitano, Aurelio De Laurentis, Nino D’Angelo, Gennaro D’Auria, Vincenzo De Luca e Luigi De Magistris. Tutti ad assistere, attraverso le imitazioni di uno splendido Lino D’Angiò, al cosiddetto passaggio del testimone che renderà “vero il sogno di un giovane e brillante napoletano”.

La Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

Come ogni anno Papa Francesco ci ha invitati a riflettere sul grande tema attualissimo della Comunicazione, con un messaggio pubblicato il 24 gennaio scorso. E, quest’anno, ovviamente sul rapporto  tra la comunicazione e la misericordia. “Ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto  – ha detto il papa – dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti”. L’amore, per sua natura, è comunicazione, conduce ad aprirsi e a non isolarsi. Poi il Pastore della Chiesa universale ha puntualizzato alcuni punti importantissimi, dicendo: “ La comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società.  E questo sia nell’ambiente fisico sia in quello digitale. Pertanto, parole e azioni siano tali da aiutarci ad uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette, che continuano ad intrappolare gli individui e le nazioni, e che conducono ad esprimersi con messaggi di odio”. “Vorrei, dunque, invitare tutte le persone di buona volontà a riscoprire il potere della misericordia di sanare le relazioni lacerate e di riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità. Tutti sappiamo in che modo vecchie ferite e risentimenti trascinati possono intrappolare le persone e impedire loro di comunicare e di riconciliarsi. E questo vale anche per i rapporti tra i popoli. In tutti questi casi la misericordia è capace di attivare un nuovo modo di parlare e di dialogare, come ha così eloquentemente espresso Shakespeare: «La misericordia non è un obbligo. Scende dal cielo come il refrigerio della pioggia sulla terra. È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve» (Il mercante di Venezia, Atto IV, Scena I). Papa Francesco, poi, ha rivolto un invito: “È auspicabile che anche il linguaggio della politica e della diplomazia si lasci ispirare dalla misericordia, che nulla dà mai per perduto. Faccio appello soprattutto a quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica, affinché siano sempre vigilanti sul modo di esprimersi nei riguardi di chi pensa o agisce diversamente, e anche di chi può avere sbagliato. Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza. Ascoltare è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda a quello della comunicazione, e richiede la vicinanza. L’ascolto ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare significa anche essere capaci di condividere domande e dubbi, di percorrere un cammino fianco a fianco, di affrancarsi da qualsiasi presunzione di onnipotenza e mettere umilmente le proprie capacità e i propri doni al servizio del bene comune. Ascoltare non è mai facile. A volte è più comodo fingersi sordi. Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui.  Anche e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane. Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione. Le reti sociali sono capaci di favorire le relazioni e di promuovere il bene della società ma possono anche condurre ad un’ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi. L’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale.  Anche in rete si costruisce una vera cittadinanza. L’accesso alle reti digitali comporta una responsabilità per l’altro, che non vediamo ma è reale, ha la sua dignità che va rispettata. La rete può essere ben utilizzata per far crescere una società sana e aperta alla condivisione. La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone.  Mi piace definire questo potere della comunicazione come prossimità”. ANNUNCIARE DENUNCIARE RINUNCIARE http://ilmediano.com/category/sociale/annunciare-denunciare-rinunciare/

Cardito-Afragola: l’ingrosso delle carni Di Palo ancora nel mirino del Nas

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Comunicato dei carabinieri anti sofisticazioni: chiusi due capannoni per carenti condizioni igieniche e assenza di autorizzazioni.     Il 27 gennaio 2016 i carabinieri del Nas di Napoli, il  Nucleo anti sofisticazioni, insieme alla compagnia carabinieri di Casoria e a personale dell’Asl NA 2 Nord, hanno chiuso l’attività svolta in due capannoni, adibiti a depositi per alimenti, presso il Cash and Carry della “B & G. Di Palo Distr. S.r.l.” di Cardito. Alla base del provvedimento amministrativo ci sono le carenti condizioni igienico-sanitarie e la mancanza di autorizzazioni a svolgere le attività svolte. L’area sottoposta a vincolo amministrativo è pari a circa 8000 mq, per un valore di circa 1 mln di euro. (Fonte foto: rete internet)    

Sant’Anastasia, il Pd: «No al 118 alla scuola Elsa Morante».

  E intanto in municipio consiglieri di maggioranza e opposizione chiedono un incontro al commissario Asl Na 3 Sud per chiedere di tornare sui suoi passi e non de-medicalizzare l’ambulanza che sarà in servizio a Sant’Anastasia. Consiglieri di maggioranza e opposizione insieme, al municipio, per dire no all’ennesimo scippo: l’Asl ha sì deciso di lasciare il servizio 118 sul territorio ma senza medici, tutti trasferiti ad altra destinazione. Così, dal 1 febbraio, obbedendo alla necessità di tagliare il «superfluo» e invocando la legge sullo spending review, dalla palazzina di via Arco dove solo fino a poco tempo fa c’era il servizio veterinario, la farmacia, la guardia medica ed altri servizi per l’utenza, andrà via anche il 118. Destinazione: scuola Elsa Morante. Voci insistenti dicono anche la convenzione stipulata tra Asl, Comune di Sant’Anastasia e scuola, sia stata rinnegata dalla dirigenza scolastica. Senza contare l’esposto che alcuni medici, prima di essere trasferiti, avevano sottoscritto e inoltrato ai carabinieri sostenendo che quella sede, luogo frequentato naturalmente dai bambini, non era idonea per allocarci il 118 e quindi un’ambulanza. Mezzo che tra l’altro sarà, se l’appello sottoscritto ieri dai consiglieri al Comune restasse inascoltato, senza medici. Con solo un autista e un infermiere. Non potrà dunque intervenire in caso di emergenze gravi, di codici «rossi», per intenderci.
La lettera del sindaco Abete
La lettera del sindaco Abete
  Ebbene, mentre ancora non si sa nemmeno dove dovrebbe «parcheggiarsi» l’ambulanza,  e dopo giorni di esposizione mediatica sulla vicenda, oltre ad una interrogazione del Pd in consiglio comunale illustrata da Raffaele Coccia, il sindaco Lello Abete – firmatario della convenzione con la scuola Morante – scrive al commissario Asl Na 3 Sud, Antonella Costantini (la data della missiva è quella del 27 gennaio, un giorno dopo il consiglio comunale) chiedendo un urgente incontro e precisando al contempo nella lettera la sua istanza: non demedicalizzare il servizio.   Dopodiché, nel primo pomeriggio di ieri, convoca una conferenza stampa in municipio in contemporanea con una riunione operativa cui invita tutti i capigruppo consiliari. L’incontro c’è e i presenti sono il vicesindaco Carmen Aprea, la capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone, il capogruppo del Psi, Carmine Capuano, il consigliere Saverio Ceriello (Arcobaleno), i consiglieri Pd Raffaele Coccia e Peppe Maiello accompagnati dalla segretaria del partito, Grazia Tatarella.
La lettera firmata da maggioranza e opposizione
La lettera firmata da maggioranza e opposizione
  Tutti loro hanno concordato sulla necessità e l’importanza di mantenere il servizio 118 e di avere un medico a bordo dell’ambulanza (dove poi sarà allocato lo stesso servizio è un’altra storia e il Pd ha già annunciato tramite social che farà di tutto perché la sede non sia la scuola Morante). Intanto, tutti insieme, hanno sottoscritto un documento indirizzato alla commissaria Asl chiedendo di programmare ad horas un incontro e di bloccare il provvedimento che dovrebbe andare in vigore il 1 febbraio. Ossia entro tre giorni. Ma rilanciano, anche, chiedendo di ripristinare il Pronto Soccorso all’Ospedale di Pollena Trocchia, oltre che di rafforzare i servizi a Sant’Anastasia.   Di seguito, le dichiarazioni dei presenti veicolate tramite nota stampa da Palazzo Siano: «Faremo l’impossibile per garantire questo servizio essenziale per il nostro territorio – dice il sindaco Lello Abete – perché prima di porre in essere un simile provvedimento, andrebbero garantiti su questo territorio servizi alternativi funzionanti ed all’avanguardia». «Il provvedimento – dice Annarita De Simone – non tiene conto della realtà locale. Abbiamo già perso il pronto soccorso dell’Ospedale Apicella ed altro, ora perdiamo il medico sull’ambulanza. Ho timore che ci scappi il morto». «C’è un PSAUT a Pollena Trocchia che in presenza di un codice rosso non può fare niente. Quindi sarebbe opportuno – dice Raffaele Coccia – mettere i medici del PSAUT sulle ambulanze, così si avrebbe un risparmio economico ed un servizio garantito». «Abbiamo perso troppi servizi, cosa vogliono toglierci più, anche l’aria? Dobbiamo impedire – dice Carmine Capuano – questo grave provvedimento e, con una nostra delegazione, farci portavoce presso la Regione Campania delle esigenze del paese». «Ho sentito l’onorevole Manfredi (ndr, Massimiliano Manfredi, deputato Pd), dice Giuseppe Maiello. Credo vi sia l’impegno a trovare una soluzione».
da sx Grazia Tatarella, Peppe Maiello, Raffaele Coccia, Saverio Ceriello, Carmen Aprea, Annarita De Simone, Carmine Capuano
da sx Grazia Tatarella, Peppe Maiello, Raffaele Coccia, Saverio Ceriello, Carmen Aprea, Annarita De Simone, Carmine Capuano

Fiat di Pomigliano, il vescovo fa pace con i sindacati anti Fiom ma tiene lontano il prete operaio

Dopo l’abolizione della festa del santo patrono incontro chiarificatore tra Depalma e Fim-Uilm-Fismic-Ugl. Ma don Peppino non è stato invitato. E per oggi attese novità sullo stabilimento della Panda.        Ieri pace fatta tra il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, e i sindacati firmatari dell’accordo Panda. Il chiarimento tra l’esponente della diocesi nolana, nella cui giurisdizione religiosa ricade la Fiat di Pomigliano, è avvenuto in mattinata nella sede del vescovado, due settimane dopo lo scontro tra la Chiesa da una parte e la Fiat e i sindacati dall’altra. Il diverbio era scaturito dalla decisione dell’azienda automobilistica di abolire, lo scorso 14 gennaio, la festività del santo patrono di Pomigliano nell’impianto produttore della Panda. Abolizione che ha quindi fatto restare aperti i cancelli della grande fabbrica, che mai prima di allora aveva lavorato nel giorno di San Felice. Ma questa decisione aveva fatto amareggiare profondamente il parroco della chiesa madre di Pomigliano, quella di San Felice appunto, don Peppino Gambardella, sacerdote da sempre molto vicino alle rivendicazioni dei più deboli. In quell’occasione Gambardella aveva puntato l’indice contro l’amministratore delegato Sergio Marchionne parlando di ” diritti dei lavoratori e delle loro famiglie ormai subordinati alle ragioni del mero profitto “. Anche il vescovo di Nola aveva sostanzialmente appoggiato questa posizione con un messaggio scritto attraverso cui la Fiat era stata sostanzialmente invitata a revocare la decisione di abolire la festa del santo patrono di Pomigliano. Nello stesso messaggio Depalma aveva pure rivolto un appello a rivedere il loro atteggiamento ai sindacati firmatari dell’accordo Panda, la Fim-Cisl, la Uilm-Uilm, la Fismic e la Ugl, che avevano firmato l’accordo aziendale per la rimozione della festività, poi trasformata in una giornata di lavoro ordinario, così come consentito dal contratto specifico dell’auto, il cosiddetto “accordo Panda” del giugno 2010. ” Comunque c’è stato il chiarimento: il malinteso è stato superato nonostante la fuga in avanti del parroco “, fa sapere Felice Mercogliano, sindacalista della segreteria nazionale Fismic, che ieri ha partecipato alla rappacificazione in vescovado. La stilettata di Mercogliano è evidentemente diretta a don Peppino, il protagonista principale della vicenda. Don Peppino che però ieri non è stato invitato dal vescovo per cui non ha potuto partecipare all’incontro. A ogni modo al termine del faccia a faccia chiarificatore di ieri tra Depalma e i sindacati firmatari l’ufficio stampa della diocesi di Nola ha fatto sapere che il prelato di Nola non vuole rilasciare dichiarazioni su questo evento. Nel frattempo non si sa se Depalma inviterà nei prossimi giorni da lui anche la Fiom, il sindacato metalmeccanico di sinistra che in occasione dell’abolizione della festa del patrono aveva organizzato nella sede della Cgil di Pomigliano una conferenza stampa congiunta con don Peppino. Una conferenza nel corso della quale l’organizzazione guidata da Maurizio Landini aveva presentato la sua proposta finalizzata al superamento della divisione nella Fiat di Pomigliano tra dipendenti che lavorano sempre e dipendenti che lavorano molto meno in regime di contratto di solidarietà. Qualche giorno dopo la conferenza stampa  la Fiat ha annunciato due sabati di straordinario. Intanto pare che oggi, in occasione di un incontro previsto in fabbrica con i sindacati, l’azienda si appresti a ufficializzare altri straordinari con il contestuale utilizzo, ma in regime ordinario, dei lavoratori in solidarietà, che nella Fiat di Pomigliano e nel Wcl di Nola sono 2300 su 4700 addetti.
Il vescovo di Nola davanti alla Fiat di Pomigliano
Il vescovo di Nola davanti alla Fiat di Pomigliano