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Fiat di Pomigliano, il vescovo fa pace con i sindacati anti Fiom ma tiene lontano il prete operaio

Dopo l’abolizione della festa del santo patrono incontro chiarificatore tra Depalma e Fim-Uilm-Fismic-Ugl. Ma don Peppino non è stato invitato. E per oggi attese novità sullo stabilimento della Panda.       

Ieri pace fatta tra il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, e i sindacati firmatari dell’accordo Panda. Il chiarimento tra l’esponente della diocesi nolana, nella cui giurisdizione religiosa ricade la Fiat di Pomigliano, è avvenuto in mattinata nella sede del vescovado, due settimane dopo lo scontro tra la Chiesa da una parte e la Fiat e i sindacati dall’altra. Il diverbio era scaturito dalla decisione dell’azienda automobilistica di abolire, lo scorso 14 gennaio, la festività del santo patrono di Pomigliano nell’impianto produttore della Panda. Abolizione che ha quindi fatto restare aperti i cancelli della grande fabbrica, che mai prima di allora aveva lavorato nel giorno di San Felice. Ma questa decisione aveva fatto amareggiare profondamente il parroco della chiesa madre di Pomigliano, quella di San Felice appunto, don Peppino Gambardella, sacerdote da sempre molto vicino alle rivendicazioni dei più deboli. In quell’occasione Gambardella aveva puntato l’indice contro l’amministratore delegato Sergio Marchionne parlando di ” diritti dei lavoratori e delle loro famiglie ormai subordinati alle ragioni del mero profitto “. Anche il vescovo di Nola aveva sostanzialmente appoggiato questa posizione con un messaggio scritto attraverso cui la Fiat era stata sostanzialmente invitata a revocare la decisione di abolire la festa del santo patrono di Pomigliano. Nello stesso messaggio Depalma aveva pure rivolto un appello a rivedere il loro atteggiamento ai sindacati firmatari dell’accordo Panda, la Fim-Cisl, la Uilm-Uilm, la Fismic e la Ugl, che avevano firmato l’accordo aziendale per la rimozione della festività, poi trasformata in una giornata di lavoro ordinario, così come consentito dal contratto specifico dell’auto, il cosiddetto “accordo Panda” del giugno 2010. ” Comunque c’è stato il chiarimento: il malinteso è stato superato nonostante la fuga in avanti del parroco “, fa sapere Felice Mercogliano, sindacalista della segreteria nazionale Fismic, che ieri ha partecipato alla rappacificazione in vescovado. La stilettata di Mercogliano è evidentemente diretta a don Peppino, il protagonista principale della vicenda. Don Peppino che però ieri non è stato invitato dal vescovo per cui non ha potuto partecipare all’incontro. A ogni modo al termine del faccia a faccia chiarificatore di ieri tra Depalma e i sindacati firmatari l’ufficio stampa della diocesi di Nola ha fatto sapere che il prelato di Nola non vuole rilasciare dichiarazioni su questo evento. Nel frattempo non si sa se Depalma inviterà nei prossimi giorni da lui anche la Fiom, il sindacato metalmeccanico di sinistra che in occasione dell’abolizione della festa del patrono aveva organizzato nella sede della Cgil di Pomigliano una conferenza stampa congiunta con don Peppino. Una conferenza nel corso della quale l’organizzazione guidata da Maurizio Landini aveva presentato la sua proposta finalizzata al superamento della divisione nella Fiat di Pomigliano tra dipendenti che lavorano sempre e dipendenti che lavorano molto meno in regime di contratto di solidarietà. Qualche giorno dopo la conferenza stampa  la Fiat ha annunciato due sabati di straordinario. Intanto pare che oggi, in occasione di un incontro previsto in fabbrica con i sindacati, l’azienda si appresti a ufficializzare altri straordinari con il contestuale utilizzo, ma in regime ordinario, dei lavoratori in solidarietà, che nella Fiat di Pomigliano e nel Wcl di Nola sono 2300 su 4700 addetti.

Il vescovo di Nola davanti alla Fiat di Pomigliano
Il vescovo di Nola davanti alla Fiat di Pomigliano

 

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