Pippo Civati scende in campo per De Magistris: martedì insieme a Napoli

Conferenza stampa congiunta del leader politico ex Pd con il primo cittadino partenopeo.  “Possibile” apre la sua campagna a sostegno di De Magistris martedì 16 alle ore 12 presso lo Slash, in via Bellini. Qui Pippo Civati, leader del movimento creato dopo la fuoriuscita dal Pd, terrà una conferenza stampa congiunta con il sindaco di Napoli. Nel comunicato stampa “Possibile” delinea la sua posizione circa la campagna elettorale che vedrà i napoletani recarsi alla urne in primavera per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale.  Ecco il contenuto del comunicato: ”  Napoli deve continuare la sua strada di autonomia e di grande partecipazione. Insieme a Luigi de Magistris lavoriamo per rafforzare il cambiamento per cui siamo al servizio di un grande percorso di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini che in queste ore si sta muovendo in città. Al di là delle sigle siamo persuasi che non si possa prescindere dalla città e dai contenuti, dai programmi con il contributo di tutti. Non ci interessano sterili polemiche finalizzate a partite personali, ci interessa e ci sta a cuore il futuro della città sapendo che si gioca una grande partita per Napoli e per il Meridione, sempre meno nell’agenda di questo Governo. Napoli ha energie positive, intelligenze da mettere in campo e siamo convinti che De Magistris sappia valorizzare tutto questo mettendo in campo una squadra che abbia un alto spessore culturale ed intellettuale. ”

Lavoro nero: chiuso un opificio a Sant’Antonio Abate, denunciato il titolare

I militari hanno  denunciato il titolare dell’opificio, un 39enne benegalese, che impiegava connazionali non in regola con le norme sul lavoro. Riscontrate anche violazioni alle norme di sicurezza. I carabinieri della locale stazione e del nucleo ispettorato del lavoro di Napoli hanno effettuato un servizio contro il lavoro nero e le violazioni della normativa per la sicurezza sui luoghi di lavoro, denunciando un 39enne bengalese, titolare di un opificio tessile e stireria. Nella sua attività venivano impiegati ben 9 connazionali non in regola con le norme sul lavoro. Riscontrate, inoltre, violazioni alle norme di sicurezza. L’attività è stata sospesa.

Maddalena e Mauro: 73 San Valentino insieme ad Acerra

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La coppia ha celebrato la festa in presenza del sindaco.    Nel giorno di San Valentino, il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, insieme ai giovani della Pro Loco Città di Acerra, che ha organizzato la manifestazione “Acerra in Love”, ha celebrato la coppia di acerrani con più anni di matrimonio: Maddalena e Mauro Noce. Per loro, sposati da 73 anni, c’è stata questa mattina una vera e propria festa con figli, nipoti, ed altri parenti. Sono stati donati fiori, una pergamena ed una medaglia d’oro in ricordo del loro amore. Il primo cittadino Lettieri ha sottolineato: «Tutti questi anni di matrimonio sono veramente da invidiare e costituiscono un esempio per tutti coloro i quali iniziano a vivere insieme. Sicuramente questa inossidabile unione che dura da più di 73 anni, è un importante esempio del valore degli affetti e della famiglia, proprio in questi giorni in cui si parla tanto di famiglia. Congratulazioni e auguri vivissimi». Intanto l’associazione “Pro Loco Città di Acerra”, ha comunicato che a causa del maltempo l’evento “Acerra in love – I Edizione” in programma per oggi con una festa itinerante in città, è stata rimandata a sabato 20 febbraio 2016.
Un altro momento della festa per Maddalena e Mauro
Un altro momento della festa per Maddalena e Mauro
   

Universiadi: Renzi scrive a Fisu e Cusi

Lettera del premier ai presidenti delle federazioni: “Evento importante”.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha inviato una lettera ai presidenti delle federazioni internazionali degli sport universitari (Fisu e Cusi) a sostegno della candidatura di Napoli e della Campania quali sedi per ospitare le Universiadi del 2019. “Cari Presidenti – scrive Renzi nella lettera resa nota dalla Regione Campania – il Presidente Vincenzo De Luca mi ha comunicato che intende formalizzare la candidatura della Regione Campania a ospitare le Universiadi, edizione 2019. Voglio esprimere compiacimento e condivisione di tale candidatura, considerato il contributo che tale manifestazione potrà arrecare alla promozione e allo sviluppo di Napoli e dell’intera Regione. Confido – conclude il premier – che i competenti organi della Fisu vogliano valutare positivamente tale candidatura, per lo svolgimento di un evento cui guarda con vivo interesse anche il governo nazionale”.
(Fonte foto: rete internet)

Un San Valentino a teatro… con passione!

Un altro fine settimana a teatro, dedicato a tutti gli appassionati! Un palcoscenico ricco di emozioni, con tanti generi diversi, dove c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi proponiamo qualche spunto per rendere il vostro fine settimana di San Valentino estremamente speciale. Si parte infatti, da questa sera e si finisce domenica 14 febbraio, proprio il giorno più romantico dell’anno! Cosa aspettate? prendete per mano la persona che amate e trascinatela in un sogno chiamato “teatro”! 
Partiamo come sempre dalla provincia di Napoli, dove questa sera debuttano due spettacoli.
Al teatro Italia di Acerra si ride con Carlo Buccirosso in “Una famiglia quasi perfetta”. In una villetta residenziale, vive una pacifica famiglia, che però sarà sconvolta dall’arrivo del padre naturale dell’amato e coccolato figlioletto. Il tema caldo dell’adozione viene trattato con tatto e comicità, per riflettere sorridendo. Una commedia per tutta la famiglia.
A Somma Vesuviana ed in particolare al Summarte, arriva direttamente da Made In Sud, Maria Bolignano in “Una Milf di Troppo”. Una Donna che esagera per la sua incapacità di accettare il tempo che passa. La Bolignano, racconta i personaggi al femminile che ha incontrato nella sua vita attraverso sarcasmo e improvvisazione per accendere il sorriso .
Ci spostiamo a Napoli.
Sempre di scena questa sera, al Bolivar c’è “Una vita per la tradizione Canti fuori e dentro le mura”, con Claudia Sasso (voce ballo e castagnette), Romeo Barbaro (voce e tammorre), Rosario Attanasio (chitarra), Mauro Squillante (mandola e mandolino), Alessandro Tumolillo (violino e voce), Carmine Mascitelli (fisarmonica), Carolina Casaburi (ballo e canto) e con Pasquale Terracciano, Pasquale Maddaluno, Pasquale Bardaro, Mariano Vittoria, Claudia Sasso e Vittoriana Di Grazia. Uno spettacolo che traccia il percorso di Romeo Barbaro, dalla musica etnica tipica dell’area vesuviana, alle melodie napoletane, partendo dai melismi e canti a distesa ai brani famosi del repertorio popolare ed etno-folk.
Al Bellini, la scrittrice Valeria Parrella rielabora il mito di Orfeo ed Euridice proponendone una lettura in chiave contemporanea che sarà di scena sino a questa domenica. Una produzione Fondazione Teatro di Napoli per la regia di Davide Iodice, che vedrà l’interpretazione di Michele Riondino, Federica Fracassi, Davide Compagnone, Eleonora Montagnana con la musica di Guido Sodo e Eleonora Montagnana. Lo spazio scenico, le maschere ed i costumi sono a cura di Tiziano Fario
“Lei è ricca, la sposo e l’ammazzo”, pièce di matrice italiana, molto divertente di scena all’Augusteo sino al 21 di questo febbraio, vede in scena tra gli altri Gianfranco Jannuzzo e Debora Caprioglio per la regia di Patrick Rossi Castaldi. Lo spettacolo si ispira al film campione d’incassi, diretto da Elaine May ed interpretato da Walter Matthau
Liberamente ispirato all’opera di William Shakespeare, nella riscrittura di Ruggero Cappuccio è di scena sino al 21 febbraio al San Ferdinando “Sogno di una notte di mezza estate” con Lello Arena e Isa Danieli. Cappuccio, tra fedeltà ed irriverenza riorchestra il “Sogno” per cercare ulteriori rifrangenze all’incanto musicale della lingua del bardo. La regia e la scena ne assecondano la lettura trasformandosi, per amplificare il suono, in una sorta di grande, onirico e vagamente circense carillon.
Al Politeama arriva ancora per questa sera “Y Olé” di José Montalvo. Dopo la rilettura di Cervantès in Don Quichotte du Trocadéro, José Montalvo con “Y Olé” ci immerge in un universo magico sullo sfondo di una composizione musicale variegata, composta dalla classica Sagra della Primavera di Stravinskij, da alcuni brani di pop anglosassoni e da canzoni tradizionali di tutto il mondo.
“Portare in teatro la lingua di tre grandi italiani Ariosto, Boccaccio, Machiavelli, sfidando la complessità delle loro opere, per scoprire quanto ancora possiamo nutrirci delle loro invenzioni, dei loro azzardi, delle loro intuizioni.“ Questo lo scopo di “Decamerone vizi, virtù, passioni”, opera in scena al Diana ed interpretata da Stefano Accorsi. L’opera liberamente trattoadal Decamerone di Giovanni Boccaccio è stata adattata al teatro dal regista Marco Baliani.
Al Nuovo Teatro Sancarluccio è di scena “Non farmi ridere, sono una donna tragica”di Massimo Andrei. Lo spettacolo è uno studio sull’amore ‘inutile’ che vede in scena tre personaggi. Lo studioso Carlo Rimetti (Massimo Andrei) analizza l’amore vero, quello da cui non si ricava un utile di sorta, osservando Silvana (Gea Martire), donna tragica eppure comica, e introduce un giardiniere, Carmine, uomo portatore d’amore che, alle persone, preferisce… i cactus. L’opera ha debuttato in prima nazionale, nell’agosto al Positano Teatro Festival 2015.
Andiamo a Caserta.
Qui domani e domanica al Comunale Parravano c’è “Dolore sotto chiave” e “Pericolosamente”. Due atti unici di Eduardo de Filippo, portati in scena preceduti da “I pensionati della memoria”, prologo di Luigi Pirandello.
Al Civico 14 invece, per la drammaturgia e la regia di Sara Sole Notarbartolo è di scena sino a domenica “SUEÑO #4” con Cristina Donadio, Valentina Curatoli e Raffaele Balzano. La protagonista è Ninetta che di intraprendere un viaggio. Salita sul treno chiude gli occhi, ma viene svegliata dalla madre Morgana che, come un miraggio, cercherà di farle ricordare il vero motivo per cui lei è lì.

Pomigliano d’Arco, presentato nelle scuole il “Watergame” Gori

Case dell’acqua, risparmiate 350.000 bottiglie di plastica in 7 mesi. Buone notizie per l’ambiente in arrivo dalle Case dell’Acqua attivate nel Comune di Pomigliano d’Arco. Le tre strutture, realizzate da GORI in collaborazione con l’amministrazione comunale, erogano acqua liscia e frizzante, anche refrigerata, al costo di pochi centesimi al litro ed hanno come principale finalità quella di ridurre la quantità di plastica da smaltire. L’acqua, proveniente dalla rete pubblica gestita da GORI, è erogata presso le Case ubicate in Via Grosseto, piazza Primavera e Parco delle Acque. A circa 7 mesi dalla loro messa in esercizio, arrivano i primi confortanti numeri circa gli obiettivi del progetto. In tale periodo, sono stati erogati 525 mila litri di acqua, con un risparmio di 350.000 bottiglie di plastica e, quindi, 14.000 kg di PET. Gli effetti benefici si sono tramutati anche nella riduzione di oltre 43.000 kg di CO2 e 23 camion in meno in circolazione, che hanno determinato oltre 4.000 litri di carburante non utilizzato, con il conseguente ulteriore abbattimento di 32.000 kg di CO2 immesso nell’ambiente. Insomma, un processo virtuoso al quale sta partecipando l’intera cittadinanza di Pomigliano d’Arco e che sta consentendo al Comune di dover smaltire un quantitativo di plastica nettamente inferiore. E, sempre nell’ambito del progetto “Case dell’Acqua”, nelle scuole primarie cittadine è anche partito il WATERGame GORI. Nei giorni scorsi Capitan Eco, l’eroe amico dell’ambiente, e personale GORI hanno fatto visita a circa 1300 bambini appartenenti al I, II e III Circolo e agli Istituti Omero-Mazzini e Falcone-Catullo, mentre altri 600 bambini saranno coinvolti nei prossimi giorni. Gli incontri sono propedeutici alla partecipazione al WATERGame, quiz a premi online dedicato al mondo della scuola, attraverso il quale i bambini, supportati dai docenti, potranno gareggiare rispondendo a 64 domande inerenti il ciclo dell’acqua, il risparmio della risorsa idrica e l’attenzione per l’ambiente. (Fonte foto: rete internet)

Deutsche Bank nell’occhio del ciclone

Può, la roccaforte del più stabile sistema finanziario europeo, vacillare? La Germania è l’economia più forte in Europa, e la quarta più forte al mondo, dopo America, Cina e Giappone. Verrebbe da chiedersi se c’è qualcosa che li accomuna, questi giganti economici, se c’è un trucco. E soprattutto, verrebbe da chiedersi, se la grandezza economica ha come sintomo la stabilità. La risposta ad entrambi i quesiti, è non necessariamente. I sistemi finanziari di queste potenze economiche differiscono notevolmente tra loro. Per sistema finanziario s’intende l’interazione tra domanda e offerta di servizi finanziari, quindi l’insieme di banche, mercati (e altri istituti) e i bisogni di liquidità delle famiglie, delle imprese, delle società e le modalità di investimento e risparmio. La Germania, come il Giappone, ma a differenza dell’America, è un sistema finanziario basato sulle banche, sin dal XIX secolo. È sempre stato un sistema “coerente”, i cui elementi complementari ben si adattavano fra loro. Questa caratteristica è stata, con tutta probabilità, alla base della stabilità del sistema tedesco che, per anni, non ha subito grossi cambiamenti. Tutt’oggi, come ben potete immaginare, è un sistema funzionante; tuttavia, il panorama del settore bancario è profondamente cambiato rispetto agli anni ’90. Il settore bancario tedesco può ancora essere diviso in tre gruppi: banche private commerciali, banche pubbliche d’investimento e banche cooperative. Deutsche_Bank_logo_without_wordmark.svgIl primo gruppo è stato per anni dominato da tre banche: Deutsche Bank, Dresdner Bank e Commerzbank, tutte e tre fondate nel 1870. Inizialmente si trattava di tre “Hausbank”, dirette principalmente a grossi clienti, società, con i quali stringevano rapporti di lunga durata. Negli anni ’60 cominciarono ad aprirsi al pubblico. Negli anni ’90 ebbe inizio il processo di internazionalizzazione, come per qualsiasi altra grossa banca europea; tutte e tre erano di fatto non più semplici banche commerciali ma “banche universali”, specializzate non solo in attività di prestiti e depositi, ma in investment banking. Poi la crisi. Dresdner Bank è stata acquisita da Commerzbank, nel 2009, pinendo fine alla triade. Deutsche Bank, seppure con le sue difficoltà, è uscita dalla crisi come il colosso tedesco. deutsche-bank-tuerme102~_pd-1449046707736_v-z-a-par-a-lLa stabilità, però, non è uno dei requisiti necessari alla grandezza economica, a quanto pare. Al momento, Deutsche Bank tutto è tranne che stabile. Negli ultimi anni è stata convolta in una miriade di scandali: dalla manipolazione dei tassi di interesse, a operazioni dubbie su oro e argento e evasione fiscale. L’attuale amministratore delegato del gruppo, Cyran, sta di fatto attuando una rivoluzione: vuole ridurre i dipendenti, ritirarsi da alcuni paesi esteri e azzerare i dividendi per un po’. eurobankcds1Intanto un terzo del valore azionario di DB è stato eroso in un mese, e metà in un anno. Per di più, i prezzi dei CDS (credit default swap) sono aumentati a dismisura, arrivando ai livelli della crisi; si tratta di contratti derivati assicurativi: più costano, più il sottostante è rischioso.   Già qualche giorno fa sul Financial Times si era letto di un’indiscrezione: la Deutsche Bank avrebbe comprato il suo tesso debito. E così è stato. Venerdì l’Ad ha annunciato che, senza modificare la pianificazione per il 2016, il gruppo comprerà circa 5 miliardi del suo stesso debito, 3 in euro e 2 in dollari. Di fatto quest’operazione di buy-back equivale, per la banca, ad investire su se stessa: comprare le proprie obbligazioni ad un prezzo minore del prezzo di vendita, data la situazione attuale dei mercati, ridurre il proprio debito e guadagnarci anche un profitto. La ratio dietro quest’operazione è dimostrare ai mercati che la Deutsche Bank è solida, ha liquidità in eccesso e va incontro alle necessità dei proprio investitori. Il titolo ha riguadagnato circa il 12%, il prezzo per azione è risalito a circa €16: i mercati sembrano aver recepito il messaggio di Cyran. CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/conti-in-tasca-2/

Somma Vesuviana, gli amici d’infanzia di Domenico Liguori: «Fai buon viaggio, nostro angelo custode».

Il ricordo dei compagni di sempre che gli amici del giovane di Somma Vesuviana, vittima insieme a Francesco Tafuro nell’agguato di Saviano in cui entrambi hanno perso la vita, hanno voluto affidare alla redazione del mediano.it Sono tanti i messaggi sui social network che gli amici di Domenico e Francesco stanno postando da giorni, delusi dal non aver potuto dare loro l’ultimo saluto, come sarebbe stato giusto. Le poche righe che seguono ci sono state girate, con preghiera di pubblicarle, da Antonio Aliperti, imprenditore di Sant’Anastasia: «Conoscevo Domenico da pochi anni ma lo consideravo un amico, avrei voluto salutarlo, lo faccio ora affidando al vostro giornale l’omaggio dei suoi amici di sempre». Poche righe che confermano il ritratto di un ragazzo per bene, sorridente, amatissimo da chi lo conosceva. «Abbiamo deciso tutti insieme di omaggiarti così, per la fortuna che abbiamo avuto noi tutti di essere stati Tuoi Amici… Con te è andata via la parte migliore di noi e, chi per un motivo chi per un altro, ha qualcosa da raccontare, qualcosa che ha vissuto con te!!! Tutti Noi sappiamo che non è un addio ma solo un arrivederci, a chissà quando… Vogliamo tutti ricordarti con il sorriso, lo stesso sorriso con cui affrontavi la vita e i suoi problemi…. Non siamo riusciti a salutarci come volevamo, ma sappiamo che ci proteggerai dall’alto… Fai buon viaggio NOSTRO ANGELO CUSTODE». I tuoi amici d’infanzia: Mario Giuliano, Gabriele Aliperta, Luigi Fiorillo, Gianluca Rossetti Marco Iovino, Carmine Mosca, Domenico Bruscino, Gennaro Russo, Fiorenzo Amitrano, Domenico Aliperta, Alfonso D’Avino, Ciro Barone, Elio Iovino.

Carabinieri contro carabinieri a Pomigliano: assolto il maresciallo Mandolesi

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Il tribunale di Nola proscioglie il sottufficiale dall’accusa di aver calunniato il suo ex comandante di stazione. Ecco la lettera aperta.   E’ una storia di carabinieri in drammatico conflitto tra loro. Una vicenda che si è conclusa qualche giorno fa. Dopo tre anni di processo il tribunale di Nola ha infatti assolto l’ex vicecomandante della stazione di Pomigliano, il maresciallo Mario Mandolesi. Mandolesi alla fine del 2011 aveva accusato il suo ex comandante del presidio di corso Umberto, il maresciallo Massimo Longo, di ” aver truccato le prove per giustificare una serie di arresti illegali “. Ma alla fine il vicecomandante, era il febbraio del 2012, è passato dalla posizione di accusatore a quella di accusato finendo alla sbarra con l’imputazione di aver calunniato il suo superiore, di averlo tirato in ballo ingiustamente per cose inesistenti: rinviato a giudizio. Intanto da tre anni Longo non è più il comandante del presidio della città della fabbriche mentre Mandolesi è stato trasferito da Pomigliano con tutta la sua famiglia a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, a quasi ottanta chilometri da Pomigliano.  Adesso però il maresciallo commenta così la sua assoluzione: ” E’ la fine di un incubo “.  Il suo legale, l’avvocato Gianmario Sposito, giudica  questa vicenda spiegando che ” le implicazioni giudiziarie di questo segno coinvolgono, ineludibilmente, gli aspetti più incidenti del proprio vissuto e, quasi sempre, migliorano le prospettive “. Sposito conclude affermando di essere stato ” onorato di difendere un galantuomo come il maresciallo Mario Mandolesi ”.   Il maresciallo Mandolesi ha nel frattempo inviato una lettera aperta, eccola:   ” La insopportabile mortificazione che mi ha accompagnato durante questi lunghi anni è davvero finita. Il luogo comune “la Giustizia trionfa” esiste per davvero. Il sistema giudiziario ha funzionato e non già perché sono stato assolto ma perché mi è stata restituita quella dignità che è indispensabile ogni uomo abbia soprattutto quando capita di fare il carabiniere. Nel corso di questo tempo sono stato accompagnato dai miei avvocati Gianmario Sposito e Federico Simoncelli ai quali, probabilmente, devo molto di più di quello che avrei potuto pensare. L’Avv. Sposito è stato capace di tradurre la sofferenza mia e quella della mia famiglia e presentarla ad un Giudice, il Dott. Buono, magistrato attento e disponibile, che mi ha liberato, in scienza e coscienza, dall’onta del processo penale. L’Avv. Simoncelli ha rappresentato un valido punto di riferimento rispetto alle aspettative che avevo e che agognavo si verificassero. Il fatto è che questa storia ha, per sempre, segnato la mia vita, ma ha anche avuto l’effetto di radicare, maggiormente, il convincimento che un carabiniere non deve mai sottrarsi ai suoi doveri anche quando questo comporta tanto dolore e tanta sofferenza. Il carabiniere è sempre carabiniere e non c’è ragione che tenga quando si è chiamati ad ossequiare la legalità. A tutti quanti gli altri lascio la mia esperienza a valere soprattutto per chi ha inteso farmi del male e per chi vive nel nascondimento: la proverbia con la quale taluno può pensare che qualsiasi cosa possa compiersi indipendentemente da tutto e tutti rappresenta una gogna dalla quale non è possibile uscire impuniti. Del resto oggi ricomincio a godere della vita e delle relazioni sociali condizionate, in questi anni, da quel maledetto dubbio che percorreva l’intimo di chi mi conosceva. Mai nella mia vita avrei pensato di dovermi difendere da un’accusa per aver fatto, semplicemente (o almeno pensavo così fosse), il mio dovere. Ora non mi resta altro che recuperare il tempo perduto e dedicarmi a ricomporre le ferite che i miei figli e mia moglie hanno dovuto subire. Ed è a loro che destinerò tutta la mia attenzione per ribadire, ancora una volta e per l’ennesima volta, che la vita è, innanzitutto, responsabilità per le scelte compiute ”.
Il maresciallo Mario Mandolesi
Il maresciallo Mario Mandolesi
 

La saggezza eterna di Napoli . “‘O triato ‘e donna Peppa” e “‘A sporta d’ ‘o tarallaro”

Capita che i politici facciano clamore e teatro , “’o triato ‘e donna Peppa”, per distrarre l’attenzione del pubblico dalle mani che di nascosto si infilano nelle casse, “ ‘a sporta d’ ‘o tarallaro”, a cercare e a prendere i taralli migliori. La battuta di Giovanni Leone e la Supergiunta di Bassolino.   “Si’ ‘nu tarallo” (ingiuria vesuviana)   Donna Giuseppa d’ Errico fu, secondo alcuni, pupara e artista delle “guattarelle” napoletane, e secondo Francesco D’ Ascoli, anche ballerina del “teatro di donna Marianna”, uno dei molti teatri che all’inizio dell’ Ottocento si aprivano a un pubblico popolare e offrivano una comicità dal sapore forte. Non sappiamo perché il “teatro di donna Marianna” si chiamasse così: qualcuno ha scritto che era questo il nome della moglie del grande attore Vincenzo  Tamberlani, ma le date non corrispondono. In quel teatro si esibì a lungo Gaspare de Cenzo, maestoso interprete di “ Pulcinella”.  Donna Giuseppa sposò l’altro grande “ Pulcinella”, Salvatore Petito, e gli diede 7 figli, tutti destinati a diventare attori, a partire dal primogenito, Antonio, nato nel giugno del 1822, che portò ai livelli più alti l’interpretazione della maschera.  Nel Palazzo Maisto, di fronte alla Chiesa del Carmine, Donna Peppa aprì un suo teatro, il “ Silfide”, in cui andava in scena la stessa comicità di lazzi buffoneschi che era in programma negli altri teatri popolari.  Gli spettatori appartenevano tutti alla classe “minuta”, carrettieri, lavoratori del porto, pescatori: ogni sera il vino e le battute, diciamo così, spinte che piovevano dal palcoscenico scatenavano in sala una confusione sguaiata, e il vero spettacolo diventava quello offerto dal pubblico: a un certo punto, non c’era uno spettatore che si interessasse di ciò che accadeva sulla scena. Dunque, un qualsiasi gruppo di persone che schiamazza in coro e produce confusione è “’o triato ‘e donna Peppa”. Ma talvolta la confusione è organizzata, mira a distrarre l’attenzione di tutti da argomenti più seri. Nel settembre del 2008 il presidente della giunta regionale Antonio Bassolino e  la sindachessa di Napoli Rosa Russo Iervolino annunciarono, con fragore di trombe e grancassa, che le due Giunte, quella regionale e quella del Comune, si sarebbero riunite insieme in una seduta destinata  a diventare storica: una  Supergiunta per affrontare i problemi della città. Claudio Velardi,  assessore regionale al Turismo,  manifestò pubblicamente il suo scetticismo: temeva che la Supergiunta perdesse tempo a parlare del “sesso degli angeli”, mentre il problema più grave tra i tanti problemi di Napoli era la “vivibilità” ( la Repubblica, 9/06) Sette mesi prima la Commissione Antimafia aveva comunicato che nella sola città di Napoli operavano 78 clan della camorra, con almeno 3000 affiliati. Antonio Guarino  scrisse che questa idea della Supergiunta era pura teatralità, roba da “ festa di Piedigrotta”, e Luigi Labruna rivelò, sarcastico, che la cosa gli aveva immediatamente suggerito l’immagine del “teatro di donna Peppa” (il Mattino, 9/06): il clamore talvolta serve, soprattutto per distrarre. Due anni prima il presidente Bassolino aveva dichiarato che era difficile affrontare la camorra, perché  nessuno sapeva quali fossero le nuove forme di organizzazione del sistema criminale.  Dovunque, anche nel Vesuviano, ci sono, anche oggi, tanti “triati ‘e donna Peppa”: non chiudono mai, nemmeno di notte. Non c’è accordo sul significato del detto “pare ‘a sporta d’ ‘o tarallaro”.  Francesco D’ Ascoli riteneva che il “tarallaro” riponesse nella sporta, accanto ai taralli, tutto ciò che gli serviva “nel suo girovagare”, la pagnotta, la pipa, il berretto: dunque nella sua sporta c’era di tutto. In questo senso usò il detto  Giovanni Leone, prima di diventare Presidente della Repubblica. Durante una crisi politica egli aveva avuto dalla D.C. l’incarico di formare uno di quei governi che si chiamavano “balneari”, perché dovevano durare solo un’estate, il tempo necessario per consentire ai partiti di trovare soluzioni più durature. Nei governi “balneari” entravano partiti grandi e piccoli, di destra, di centro e di sinistra, e tutti pretendevano la poltrona di ministro: l’ astuzia del “mordi e fuggi”. Racconta D’ Ascoli che durante una conferenza a Napoli, al Circolo della Stampa, Giovanni Leone, con l’arguzia tipica dei principi del foro napoletani,  disse che i partiti avevano scambiato il governo che egli stava formando per una “sporta del tarallaro”: volevano metterci dentro di tutto. Altri pensano  che la locuzione derivi dal fatto che nella sporta del “tarallaro” tutti i compratori allungavano le mani per scegliersi il tarallo migliore: son gesti e operazioni che vediamo fare ancora oggi presso i banchi dei “verdummari” : signore e signori frugano, toccano, premono, soppesano, scartano, per trovare i carciofi  più teneri, le annurche non “ammallate”, i mandarini grossi e succosi. Ma l’amara battuta di Giovanni Leone si adatterebbe anche a questo secondo significato: può capitare, infatti, che governi, giunte regionali e comunali scambino  le casse dello Stato e degli Enti per una “sporta del tarallaro”, e vi allunghino, di nascosto, le mani, per trovare e prendere i “taralli” più appetitosi. Talvolta, però, vengono beccati con il tarallo in mano: e fanno la fine dei “taralli”. Perché nella lingua vesuviana il “tarallo” è anche lo stupido che si fa prendere di sorpresa, da dietro: il “tarallo” a Napoli è anche il didietro. Le ragioni della metafora sono chiare: è tutta una questione di buchi.