Volla, successo per lo spettacolo dal titolo “Prima o poi Prendiamo il Volo”

Omaggio alla scomparsa di Tommaso Scarpato.    Venerdì 26 e in replica sabato 27 febbraio nel teatro “M. Aprea” dell’Accademia Musicale G. Verdi tributo a Tommaso Scarpato con lo spettacolo dei Malincomici di Made in Sud “Prima o poi prendiamo il Volo”. L’attore/autore Vollese, scomparso recentemente era co-direttore artistico, insieme al M° Ciro Palella, del teatro Maria Aprea di Volla e padre di Gennaro, uno dei tre Malincomici (gli altri due sono i fratelli Oreste e Mirko Ciccariello). Grande la partecipazione del pubblico che ha gremito la sala. Ciro Palella ha ringraziato: “Tommaso, da lassù, avrà sicuramente assistito allo spettacolo … Abbiamo voluto ricordarlo con il sorriso e facendo divertire il pubblico come lui certamente avrebbe voluto … L’Accademia G. Verdi e il Teatro Maria Aprea di Volla si impegneranno affinché il ricordo di Tommaso resti indelebile sul nostro territorio e soprattutto nei cuori di quanti lo hanno amato …” La prima parte dello spettacolo, “Prima o poi prendiamo Il Volo“, ha raccontato microstorie del quotidiano di giovani ragazzi alternate a momenti musicali e di show. La seconda ha mostrato i Malincomici televisivi di Rai 2, con le loro interpretazioni dei maghetti di Harry Potter, del “Volo” e dell’ultima parodia di “Un po’ sto al sole”. Al trio si sono uniti Diego Laurenti, già noto come You Tubber, Chiara Di Girolamo e Benny Lendano, e i rapper Dna. Tutti insieme hanno contribuito al successo della serata alternando cabaret puro, parodie,  disco music, successi classici del pop italiano e la musica rap, molto gradita ai tanti giovani presenti tra il pubblico. Oltre al puro divertimento e allo spettacolo molto apprezzabile ed apprezzato dal pubblico, anche momenti di emozione e di commozione nel ricordo di Tommaso Scarpato. Oltre l’aldilà e il ricordo, il teatro fa rivivere chi non è più tra noi, rendendolo “immortale” anche grazie e in virtù del fatto che “The show must go on”.

Renziani al lavoro: a Pomigliano parte la campagna referendaria dell’associazione “La città che vale”

Nella sede di via Iasevoli la raccolta delle adesioni finalizzate alla creazione di un comitato per il si alla riforma costituzionale voluta dal governo.   In base al comunicato diffuso dall’avvocato Vincenzo Romano, esponente dell’ala renziana del Pd di Pomigliano, le adesioni finalizzate alla creazione di un comitato referendario per il si alla riforma costituzionale potranno essere raccolte sia nella sede di via Iasevoli de “La città che vale” che attraverso la pagina facebook dell’associazione. Allo scopo la sede pomiglianese ospiterà chi vorrà aderire ogni lunedi e mercoledi alle 19. L’obiettivo politico c’è tutto da parte del principale avversario dell’ex sindaco di Pomigliano Michele Caiazzo (ora consigliere comunale d’opposizione) alle turbolente primarie Pd del marzo scorso. Romano in questa fase si sta muovendo in particolare sul fronte della politica nazionale e coglie l’occasione del referendum confermativo previsto in autunno (ma non ancora indetto) sulla legge di riforma costituzionale, legge che ha come obiettivo principale, tra le altre cose, l’abolizione del Senato così come è stato finora concepito, cioè l’eliminazione della sostanziale funzione legislativa di palazzo Madama. Intanto il presidente del Consiglio Renzi ostenta da tempo la volontà di trasformare il referendum in un plebiscito personale in grado di prolungare il suo incarico fino alla scadenza naturale del 2018.

Sant’Anastasia, le Ferrovie dello Stato diffidano l’Amministrazione Abete

La polemica va avanti da dicembre e la delibera di consiglio comunale con la quale l’amministrazione decise di dirottare fondi RFI destinati al quartiere Ponte di Ferro – Starza per la riqualificazione di via Marconi fu votata anche da consiglieri di opposizione con l’astensione del Pd ed un unico voto contrario: quello della consigliera Veruska Zucconi, capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia. Le Ferrovie hanno già diffidato l’amministrazione Abete a procedere e sta per arrivare a Palazzo Siano una seconda diffida a revocare la delibera.  I soldi erogati per il ristoro di un quartiere non possono essere utilizzati per altri scopi. Si può riassumere così la replica delle Ferrovie dello Stato alla decisione di sottrarre novantamila euro dal totale di 2 milioni e 500 mila (dei quali una tranche ancora da ricevere) destinati al quartiere Ponte di Ferro – Starza per destinarli al centro città.  La risposta delle Ferrovie, dopo l’esposto presentato da Alleanza per Sant’Anastasia – movimento rappresentato in consiglio comunale dalla capogruppo Veruska Zucconi – e una petizione popolare nonché una segnalazione alla Corte dei Conti, è chiara: quanto deciso dall’amministrazione comunale è in difformità rispetto al protocollo d’intesa. La vicenda, che molte polemiche ha sollevato di recente, inizia nel 2013 quando l’amministrazione Esposito sottoscrisse un protocollo d’intesa con le Ferrovie dello Stato sancendo che, quale forma di ristoro per l’area che aveva «subito» l’impatto della costruzione del ponte per la linea ad alta velocità, la Rete Ferroviaria Italiana avrebbe erogato al Comune la somma di due milioni e 500 mila euro vincolati alla realizzazione di alcune opere relative ad un’area precisa. Sul finire dello scorso anno, invece, l’amministrazione Abete aveva proposto una delibera, approvata con il solo voto contrario della consigliera Zucconi (la maggioranza votò a favore, così anche Paolo Esposito mentre si astenne la capogruppo di Forza Italia Annarita De Simone come pure il Pd), dirottando novantamila euro di quei fondi per la riqualificazione di una strada nel centro città: via Marconi. In assise, sindaco e assessore si erano detti certi che l’operazione fosse legittima. «Abbiamo pareri degli uffici e dei revisori dei conti» – disse il sindaco, avallato dal parere dell’assessore al bilancio Antonio Squillante. Invece, le Ferrovie dello Stato hanno diffidato dal procedere al dirottamento dei fondi definendolo, con lettera firmata e protocollata, «non in linea con gli accordi presi» e «in difformità a quanto previsto dal protocollo d’intesa». Ma c’è di più: a Palazzo Siano arriverà presto una seconda diffida da parte della Rete Ferroviaria Italiana che inviterà a ritirare la delibera votata in difformità con il protocollo stipulato. La prima diffida, non resa nota dall’amministrazione comunale che pure l’ha  senza alcun dubbio ricevuta, risalirebbe addirittura a dicembre scorso. Una circostanza singolare giacché, in data successiva, l’assessore competente ha inviato poche settimane fa una risposta alla richiesta di chiarimenti firmata dalla consigliera Zucconi, missiva in cui si ribadiva nuovamente la volontà di procedere al dirottamento dei fondi. «Ho personalmente sentito il funzionario responsabile della RFI che si è occupato della petizione popolare e della segnalazione promossa dal nostro movimento – dice Armando Di Perna (Alleanza per Sant’Anastasia) ex vicesindaco di Abete e dimissionario dalla carica ad agosto scorso – e sappiamo che, dopo la diffida inviata e la conseguente, successiva, replica degli amministratori comunali, è in arrivo un’ulteriore raccomandata che rimarca il non rispetto del protocollo d’intesa, diffidando per la seconda volta rispetto ad una procedura illegittima. Quei soldi servono per un quartiere già troppo bistrattato e vanno usati per riqualificare via Pomigliano, via Rosanea, via De Filippo, via Canesca, via Coscialonga. Presto arriverà la seconda diffida e se l’amministrazione insistesse in questo atteggiamento, inspiegabile e irresponsabile, si metterebbe a rischio la tranche di fondi che la RFI non ha ancora erogato».

Somma Vesuviana, incontro di formazione per docenti della provincia al Summarte

Mercoledì 2 marzo si parlerà di sviluppo delle competenze e giusta azione didattica con il professore Carlo Petracca, nell’incontro organizzato dal Gruppo Lisciani in collaborazione con il Secondo Circolo Didattico di Somma Vesuviana diretto da Rosaria Cetro. Nella nostra mutevole e complessa società l’aggiornamento resta sostanzialmente un diritto/dovere del docente delle scuole di ogni ordine e grado. Secondo i dettami della Legge 107, la formazione dei docenti assume un carattere obbligatorio, permanente e strutturale, rientrando all’interno degli adempimenti della funzione docente. Comunque sia, oggi più che mai, nessuna istituzione scolastica si esime dal predisporre un piano di formazione volto al miglioramento della didattica. D’altra parte le novità ministeriali impongono alle scuole di stare necessariamente al passo con i tempi e di avvalersi anche di esperti del settore.  Rispondere alle sfide dell’Europa: è questo il compito della scuola del terzo millennio. Gli insegnanti infatti  sono attori chiave per lo sviluppo dei sistemi educativi e l’attuazione delle riforme indispensabili a rendere l’Unione Europea l’economia più competitiva del mondo basata sulla conoscenza.   In pratica la buona scuola chiede al docente di programmare ed attuare una didattica per competenze, capace di mettere gli alunni di fronte ad un problema per risolverlo affinché possa far crescere le loro competenze, rendendo più motivante tutta l’attività di apprendimento. Qual è l’azione didattica giusta per lo sviluppo delle competenze?  Sarà il Professore Carlo Petracca a spiegarlo mercoledì 2 marzo nel teatro Summarte di Somma Vesuviana. L’incontro di formazione, organizzato dal Gruppo Lisciani in collaborazione con il 2 Circolo Didattico di Somma Vesuviana, diretto da Rosaria Cetro, vedrà la partecipazione di numerosi  dirigenti e docenti della provincia di Napoli. (Fonte Foto: Rete Internet)

“E vuje lasciate a machina aperta cu tutti sti ladri ca stanno in giro?”

La rapina ad Insigne, le gaffes dei giornalisti, la partita pareggiata con la Fiorentina. Ogni volta che ci si mette in viaggio, tramite un’agenzia, l’omino gentile che consegna i documenti per la partenza, i biglietti e tutto il resto, fa più o meno sempre la stessa raccomandazione: “Lasciate i passaporti in albergo, portatevi dietro poco contante”.  E accade per qualsiasi viaggio, qualunque meta: la Tahilandia come la Spagna. Già perché non esisto un posto sicuro al cento per cento: c’è sempre da stare attenti. A Lorenzo Insigne, rapinato tra sabato e domenica scorsa in via Gramsci a Napoli, nessuno ha fatto la raccomandazione di prammatica: aveva con sé ben 800 euro, che i malviventi hanno portato via in modo facile facile. Poi uno di loro ha anche detto: “Dedicami il goal contro la Fiorentina”. E questo, sinceramente, davvero può succedere solo a Napoli. Ha fatto male Insigne a portarti dietro tutti quei soldi? In linea di principio no, perché ognuno dovrebbe essere libero di portarsi dietro i soldi che vuole, indossare orologi e gioielli a piacimento, girare per le strade di Napoli e del mondo come gli pare. E subire una rapina è sempre un’ingiustizia. Proprio accadde al mio amico Vito, che tanti anni fa fu derubato del telefonino in piazza Nicola Amore mentre col telefonino stava addirittura parlando: un secondo prima era attaccato al suo orecchio, il secondo dopo finì nelle tasche del delinquente. Eppure se ci raccomandano tanto di stare attenti, una ragione ci sarà. E se proprio vogliamo trovare una citazione eccellente, pensiamo alla scena del cavalluccio rosso in “Così parlò Bellavista”, con Pazzaglia che racconta (decine di volte) il furto subito in macchina e il passante che esclama: “E vuje lasciate a machina aperta cu tutti sti ladri ca stanno in giro?”. Tutto questo per dire che il caso Insigne va ascritto alla normalità di una società sempre più violenta e poco sicura, Napoli o Milano, calciatore o cantante. E tuttavia la storia è servita a far collezionare scivoloni a fior di firme giornalistiche: chi ha scritto di “Curva Sud” (sacrilegio, al San Paolo le curve sono A e B), chi ha spiegato che Cavani fu convinto ad andarsene dalla moglie dopo una rapina (ma, come è noto, el Matador lasciò la moglie che aveva appena partorito per una commessa della provincia di Caserta). Chiamiamoli diversivi: tappe di avvicinamento ad una partita bella e difficile, come quella giocata contro la Fiorentina. I viola hanno dimostrato di essere squadra forte e temibile, votata al gioco e non a mettere il pullman davanti alla porta.  Ne è uscito un match giocato a viso aperto, pareggiato. Un match che certifica un dato: il Napoli c’è ancora, ma lo scudetto si vince con la continuità dei risultati. E quella, per ora, appartiene alla Juventus.

Alenia, dopo l’ “Aventino” di Nola torna il sereno con i sindacati: ieri a Pomigliano assemblea partecipata sul nuovo contratto

Nello stabilimento aeronautico più grande del Mezzogiorno confermata la fiducia ai sindacati di categoria da parte di molti addetti.           Nuovo contratto integrativo di Finmeccanica: ieri all’assemblea sindacale organizzata nell’Alenia di Pomigliano ha partecipato la maggioranza degli addetti dello stabilimento aeronautico. Superata, dunque, la crisi di consenso verso il sindacato registrata durante l’assemblea tenuta qualche giorno fa nell’Alenia di Nola, assemblea che era stata disertata da molti lavoratori dell’impianto di Boscofangone, polemici verso le organizzazioni di categoria, giudicate incapaci di difendere il futuro produttivo e occupazionale delle fabbriche. Ieri però, nell’assemblea del sito di Pomigliano, uno degli stabilimenti più grandi d’Italia, dove si contano oltre 3mila addetti, indotto compreso, i sindacalisti hanno sostenuto la positività dell’intesa raggiunta nei giorni scorsi sul contratto integrativo, quello di secondo livello. Un’intesa che, secondo i vari sindacati, presenta caratteristiche positive sia sul fronte del welfare che su quello della partecipazione dei lavoratori al confronto con l’azienda. Nelle giornate del 7, 8 e 9 marzo gli oltre 3500 dipendenti del comparto campano di Alenia saranno chiamati ad approvare o meno l’intesa nell’ambito di un imponente referendum aziendale.

Napoli. Allarme devianza giovanile: il passaggio da adolescenti a criminali per il Sociologo Amato Lamberti.

Sono ancora troppe le zone in questa città dove la devianza minorile prolifera, arrendendosi a un’arretratezza culturale dalla quale è difficile liberarsi. Troppo ancora c’è da fare ed è incredibile notare quanto l’analisi sociologica di Amato Lamberti sia ancora terribilmente attuale.  Proviamo a racchiudere in un’unica riflessione alcuni elementi precedentemente proposti dal Sociologo Lamberti e tutt’oggi fondamentali per orientarci sugli eventuali provvedimenti da attuare contro gli eventi che contaminano lo sviluppo del territorio. Nello specifico, osserviamo tre ambiti che riguardano lo stato delle devianze giovanili: “Contesto famiglia-scuola-società”, “necessità di politiche di prevenzione anziché politiche di repressione”, “delinquenti con personalità narcisistico-criminali”. Già diversi anni fa il Sociologo delle devianze e della criminalità organizzata, scomparso nel 2012, si domandava dove, come, perché e per colpa di chi nasce la devianza giovanile a Napoli e nel suo hinterland. I disagi dei giovani vanno prima di tutto analizzati nel loro contesto e ci torna dunque utile riflettere sulle parole del Sociologo Lamberti: “L’azione deviante di un adolescente rimanda spesso ad un quadro relazionale che sembra connotarsi per una genitorialità inefficace sul piano del controllo e, in generale, di inadeguatezza rispetto ai nuovi compiti evolutivi posti dal figlio. Sembra quindi delinearsi un quadro in cui emerge con forza la crisi della funzione genitoriale, intesa nel doppio significato di modello di riferimento e di ostacolo da superare” e ancora “L’aumento delle devianze giovanili è indice, inoltre, dell’esistenza di elementi disfunzionali all’interno della realtà sociale in generale. Per un adeguato percorso evolutivo è necessario, infatti, che il minore – nel suo processo di personalizzazione e di socializzazione – sia sostenuto anche dalla scuola e dalla società più in generale. Famiglia, scuola e società rappresentano, dunque, il luogo in cui il giovane acquisisce le prime regole morali, la consapevolezza che la vita è radicata non solo sui diritti, ma anche sui doveri. Un difficile rapporto dell’individuo con la famiglia, la scuola e gli agenti di socializzazione determinano quelle carenze di interiorizzazione del sistema normativo che, a loro volta, favoriscono la devianza. Esiste un rapporto molto stretto anche tra il fenomeno della criminalità giovanile e la nascita delle società complessa. Analogamente, la situazione attuale dei giovani – soprattutto degli adolescenti – è fortemente legata alla condizione della periferia metropolitana. Questo rapporto evidenzia in maniera netta le trasformazioni che sono avvenute negli ultimi anni all’interno della società complessa (o postindustriale). Non a caso, la periferia è lo spazio urbano in cui si verificano più facilmente le condizioni negative che portano alla devianza i giovani, i quali sono costretti a vivere in condizioni sociali precarie” Quali sono dunque le politiche da attuare al più presto? È sempre Amato Lamberti a risponderci attraverso una delle sue analisi: “Le politiche repressive aumentano solo il numero dei detenuti ma non riescono né a ridurre né a controllare i tassi di devianza e di criminalità. Il fatto che un dodicenne accoltelli un quattordicenne per futili ragioni, dimostra che ad essere fallimentari sono le politiche di prevenzione della devianza. Ma quando si investe tutto sulle politiche di repressione non resta disponibile niente per investimenti di prevenzione sociale sul territorio”. Ripartire con un organo serio che riorganizzi le politiche di inclusione sociale, appare come una priorità, per farlo bisogna chiamare a raccolta tutti gli operatori qualificati con la supervisione di un apparato governativo che favorisca lo sviluppo di un mercato del lavoro inclusivo, promuovendo l’occupazione come un diritto e un’opportunità per tutti, combattendo, inoltre, lo svantaggio in materia di istruzione e formazione e riqualificando le aree caratterizzate da una molteplicità di svantaggi. Il Sociologo in una delle sua analisi sui minori a rischio pubblicata su ilmediano.it specificava un altro importante concetto: “Forse la crisi della famiglia è arrivata a un punto tale da richiedere misure urgenti di sostegno a favore dei genitori e soprattutto dei figli. Il fatto che sempre più spesso sono i minorenni a commettere delitti anche di sangue imporrebbe alla società una riflessione sul ruolo e la funzione delle agenzie educative, non certo un abbassamento della soglia di punibilità. Mettere in galera un minore non risolve certo il problema della sua rieducazione e del suo reinserimento nella società. Sembra quasi che siamo tornati alle teorie lombrosiane del delinquente nato, contro il quale non c’è altra difesa che il carcere a vita. E, invece, delinquenti non si nasce ma si diventa: perché si nasce in una famiglia scassata, si cresce in un ambiente culturalmente ed economicamente deprivato, si vive in un contesto di degrado, disoccupazione, delinquenza abituale, si frequentano solo figure marginali che debbono inventarsi ogni giorno strategie di sopravvivenza illegali. Contro tutte queste situazioni di esclusione la società potrebbe fare molto, ma dovrebbe investire in politiche di inclusione sociale a favore delle famiglie, adulti, donne, giovani, bambini, coinvolgendo tutte le strutture e le associazioni disponibili. E, invece, si preferisce investire sulle forze dell’ordine e sulle carceri, con il risultato di fare delle carceri delle vere e proprie discariche umane di persone trattate solo come rifiuti”. Perché non si investe abbastanza in risorse sugli adolescenti e i giovani, sulle famiglie, sulla scuola, sui luoghi di aggregazione giovanile, sul lavoro di strada? È sempre Lamberti a risponderci, ancora oggi, attraverso le sue riflessioni: “Ci si ferma ai rituali della denuncia, della lamentazione, della indignazione, dello scaricabarile delle responsabilità, senza mettere mai mano alla loro soluzione, pur potendo contare, a livello di docenti, di ‘presidi’, di operatori culturali, di Associazioni di volontariato sociale, su straordinarie risorse di intelligenza, di creatività, di disponibilità all’impegno per il cambiamento, finora sempre mortificate. In questa situazione di disattenzione generale, nell’assenza di ogni seria politica di intervento a favore dei minori diseredati e di risanamento dei contesti urbani più disgregati, a Napoli, soprattutto nell’area Nord, ma anche nel centro storico e nelle tante ‘periferie’ della città, sono da tempo in funzione, nascosti, e neppure tanto, nei palazzi fatiscenti accatastati nei vicoli, nei ‘casermoni’ di edilizia economica e popolare, negli appartamenti e negli scantinati di palazzi avveniristici abitati da più persone di quanti ne contano molti paesi dell’hinterland, degli enormi ‘incubatori criminali’ che hanno già cominciato a produrre i prototipi delle nuove generazioni di delinquenti, quelli che anni fa definivo come ‘macchine criminali’, unicamente orientate allo scopo, senza alcuna remora morale, senza alcun freno inibitorio. Delinquenti con personalità che definivo come ‘narcisistico-criminale’, probabilmente irrecuperabili, perché frutto di un processo di troppo precoce socializzazione al crimine e di troppo rapido inserimento in attività criminali che portano l’uso della violenza e della armi e l’assoluto disprezzo per la vita degli altri, visti solo come nemici da eliminare. È su questi ‘incubatori’, che mi sembra si stiano moltiplicando nella conurbazione informe che circonda la città di Napoli, che bisogna decidere ad intervenire – e certo non bastano i protocolli e i patti per la legalità – altrimenti, tra poco, non sarà sufficiente neppure quell’esercito di cui ogni tanto qualcuno invoca l’intervento”. In questa che il Professore definiva “la città duale”, affetta da una sindrome sociale in cui da un lato esiste una metropoli benestante con contesti positivi, risorse e opportunità di sviluppo, mentre dall’altro esiste una città abbandonata a se stessa e vittima di un degrado culturale e di assenza di crescita, bisogna intervenire con un piano preciso in cui, punto per punto, siano stilati tutti gli interventi di prevenzione e partecipazione da attuare sul campo in un lasso di tempo predefinito. A chiarirci questa necessità è ancora il Sociologo Lamberti: “Per assicurare un avvenire diverso ai figliastri di Napoli bisogna intervenire sulla società e sulla città. Bisogna rompere quel meccanismo che fa sì che chi nasce marginale muore emarginato o delinquente. Se al povero come strumento di difesa e di promozione sociale si lascia solo la violenza, non ci si può lamentare dell’eterno riprodursi della camorra, sia essa intesa come mentalità, costume, stile di vita, organizzazione criminale. Anche gli emarginati vogliono vivere e non soltanto sopravvivere”. È da questi input che bisogna ripartire, con il contributo di ognuno, affinché nessun altro ragazzo ammazzato ci ricordi quanto muoia facilmente anche la nostra volontà di cambiare.

Acerra, ennesimo attentato in centro: esplode ordigno davanti a un negozio

L’esplosione ha danneggiato la saracinesca dell’esercizio commerciale. L’attentato dei soliti ignoti è stato messo a segno nella notte tra sabato e domenica. Qualcuno ha piazzato un ordigno sulla saracinesca di un negozio di alimentari, tra via Diaz, a pochi metri dal passaggio a livello delle ferrovie dello Stato, e via Napoli, una traversa che porta sul lato occidentale di Acerra. L’esplosione ha danneggiato la saracinesca del negozio. Pare  che il proprietario dell’esercizio abbia denunciato l’accaduto. Non si sa dove però. Sia i poliziotti che i carabinieri confermano il brutto episodio ma smentiscono che il commerciante si sia rivolto a loro, vale a dire o alla stazione dei carabinieri o al commissariato di Acerra. A ogni modo la popolazione è ormai nello sconforto. Il centro di Acerra negli ultimi mesi è stato infatti oggetto di ripetuti fatti inquietanti: incendi dolosi di negozi, spari, attentati. (Fonte foto: rete internet)                          

Napoli, “Passeggiate del Cambiamento”: 6 visite guidate. Tutte gratuite

Gli appuntamenti sono stati organizzati dal Gruppo Ecologista Europa  Napoli di Green Italia Campania. In questo progetto è il 6 il numero perfetto. Già perché  a partire da domenica 6 marzo ci saranno  6 appuntamenti gratuiti lungo 6 itinerari della Città. Visite guidate con 6 esperti di ecosostenibilità che tratteranno 6 temi. No, non è uno scioglilingua, è un’iniziativa concreta di gente esperta e armata di buona volontà. Gente che vuole trasmettere agli altri la propria conoscenza profonda della storia dei luoghi di Napoli. Ed è gratis. Si tratta di un progetto con un  calendario ricco di ambiente e green economy: qualità della vita e paesaggio, beni culturali e beni ambientali. Ma anche turismo sostenibile, storia, cultura, bellezza della città. Si partirà il 6 marzo, alle 11:  il sistema della collina di San Martino con lo sguardo sulla baia della metropoli. Conduce Guido Liotti, esperto di pianificazione partecipata. L’appuntamento è in piazzale San Martino. 13 marzo, ore 11: lungomare pedonale, il ritorno al futuro: dalla stazione Toledo a via Partenope. Conduce Enzo Russo,  mobility manager.  Appuntamento alla stazione della metropolitana Toledo. 19 marzo, ore 10,30: da piazza Vanvitelli a piazza Medaglie d’Oro. Conduce Rocco Lafratta, geologo ambientale. Appuntamento in piazza Vanvitelli, nei pressi del chioschetto. 3 aprile, ore 11,00: l’area metropolitana e il lato ardente di Napoli Ovest. Conduce Francesco Escalona,  architetto territorialista. Appuntamento all’ingresso del parco Virgiliano.10 aprile, ore 11:  buon turismo per una buona qualità della vita: Il triangolo della cultura nel quartiere San Carlo all’Arena. Da via Foria al Moiariello di Capodimonte. Conduce Carmine Maturo , esperto in turismo sostenibile e responsabile. 17 aprile, ore 11:  Il Verde Urbano ed il rischio idrogeologico,  da piazza Amedeo alla Riviera di Chiaia. Conduce Rocco Lafratta,  geologo ambientale. Appuntamento all’ingresso della metropolitana di piazza Amedeo. (Fonte foto: rete internet)  

In Campania scatta allerta maltempo

Livello arancione dalla mezzanotte di oggi e fino alla stessa ora di domani.
La Protezione civile della Regione Campania ha diramato un avviso di criticità idrogeologica a partire dalle mezzanotte e valido fino alla stessa ora di domani. L’intero territorio sarà interessato, infatti, da una perturbazione che porterà forti rovesci e temporali sulla gran parte della regione. In particolare, si legge in una nota, l’allerta è di colore Arancione per le seguenti zone: Napoli, Isole, Piana Campana, Area Vesuviana; Penisola Sorrentino-Amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini; Tusciano e Alto Sele; Piana Sele e Alto Cilento; Tanagro; Basso Cilento. Sulle restanti zone l’allerta è di colore Giallo. La Protezione civile della Regione Campania, attiva 24 ore su 24, raccomanda alle autorità competenti di porre in essere, o mantenere attive, tutte le misure previste dai piani comunali di protezione civile o atte a prevenire e contrastare i possibili effetti al suolo e, in particolare, i fenomeni di dissesto idrogeologico connessi alle precipitazioni. (Fonte foto: rete internet)