“La scelta giusta!” Via all’edizione 2016

Riparte la  Campagna “La scelta giusta!” per illustrare al grande pubblico le logiche del ciclo di vita dei prodotti  e mostrare i vantaggi ambientali legati alla scelta di riuso dei prodotti. L’iniziativa è  promossa da Subito.it e realizzata da Rete Clima® , due strutture con finalità di divulgazione ambientale.  Lanciata il 5 giugno 2014 in occasione della “Giornata mondiale dell’ambiente”, la campagna riparte in questi  giorni con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente . Molte informazioni si trovano sul nuovo sito www.lastoriadellecose.com. L’niziativa si sviluppa su un doppio livello di informazione: da un lato, mediante una apposita infografica interattiva con un tool permette di comprendere la struttura del “ciclo di vita dei prodotti” fino al  fine  vita del prodotto (o suo riuso); dall’altro permette di verificare il risparmio di CO2eq  delle 10 categorie di prodotti maggiormente scambiati sul portale Subito.it. Qui  si trova  il risparmio che si realizza nel caso in cui il cittadino scelga di non acquistare un prodotto nuovo, preferendogli invece un prodotto usato, a cui regalare una seconda vita.  “La scelta giusta!” si pone  anche l’obiettivo di diffondere la consapevolezza circa le opportunità di diminuzione dell’impronta ecologica individuale mediante attuazione di scelte sostenibili.  Essa è  frutto di una efficace collaborazione tra mondo profit e no-profit: tra una Azienda nota a livello nazionale per il proprio portale web di scambio di prodotti di seconda vita, quale appunto Subito.it (www.subito.it), ed un Ente no-profit quale Rete Clima®, caratterizzato da una significativa “green reputation” (www.reteclima.it).

 

Monteprandone. Al via l’Indie Music Academy 1.0

Partecipa al contest!  Vinci la registrazione di un brano in studio, uno shooting fotografico, un videoclip e altro ancora.   Siete pronti ad immergervi per 3 giorni e 3 notti nel magico e complesso mondo della musica? Il 23 aprile a Monteprandone, il 24 a Monsampolo del Tronto e il 25 ad Acquaviva Picena, l’INDIE MUSIC ACADEMY animerà l’entroterra marchigiano tra contest e concerti, seminari di musica e tour eno-culturali.   INDIE MUSIC ACADEMY, l’Accademia della Musica Indipendente, non è un semplice festival ma una vera e propria full immersion nel mondo della musica e dà la possibilità ai partecipanti di apprendere tecniche e consigli utili a migliorare le proprie performance. Si rivolge a band musicali e a singoli artisti che avranno la possibilità di formarsi in aula con docenti di fama nazionale ed internazionale, di esibirsi proponendo il proprio repertorio e di assistere a concerti che ogni sera verranno organizzati appositamente per loro. Lo scopo del Festival è quello di contribuire alla promozione di attività sociali e culturali di vario genere nel campo musicale e di lanciare gruppi musicali o cantautori nel mondo della musica italiana per far emergere nuovi artisti e lavori particolarmente innovativi. Non solo, quindi, un’importante occasione di crescita professionale ma anche una splendida opportunità di vedersi aperte le porte di quel mondo musicale che spesso viene solo immaginato. Infatti ad una band e ad un/una cantautore/cantautrice che al termine del percorso si saranno particolarmente distinti verrà offerta la possibilità di incidere un brano in uno studio di registrazione, di avere un book fotografico professionale ed un videoclip musicale.   Le iscrizioni per partecipare al contest si chiuderanno il 30 marzo 2016 o al raggiungimento di 30 band e 15 cantautori che si sfideranno live sul palco in un contest articolato in 3 giorni e potranno seguire seminari di musica con professionisti del settore e un produttore discografico, nonché usufruire di un tour eno-gastronomico nei 3 comuni coinvolti.   Un totale stimato di circa 150 allievi saranno ospitati presso gli hotel e le strutture ricettive del Territorio e durante la tre giorni saranno a stretto contatto con i responsabili della formazione, anch’essi personaggi del mondo della musica ma di rilievo nazionale ed internazionale che si metteranno a disposizione dei partecipanti per dar loro consigli e suggerimenti utili.   Tra gli altri: Cristina Scabbia, cantante dei Lacuna Coil (band che conta 1.079.444 fans su facebook e che il 27 Aprile partirà per un tour mondiale); Dario Faini, cantante e compositore (oggi nel progetto Dardust), oltre a scrivere brani per Annalisa, Emma, Fedez, Marco Mengoni, Luca Carboni, Fiorella Mannoia, Cristiano De André, Francesco Renga, Irene Grandi, Alessandra Amoroso, Marco Carta, Antonino; Gli Scontati, ovvero Lorenzo Kruger dei Nobraino e Giacomo Toni pianista; Roberto Angelini, chitarrista e compositore romano, collabora da sempre con artisti come Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè oltre ad essere l’autore e l’interprete del tormentone di qualche anno fa “GATTOMATTO”; Leo Pari, compositore e cantautore romano che collabora da anni con Simone Cristicchi e tanti altri artisti. Tra i vari successi “La prima volta che sono morto”, “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”; Peppe Casa, ideatore e direttore artistico di MArteLive e produttore discografico con MArteLabel; Giordano Sangiorgi, promoter musicale, ideatore e organizzatore del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza (MEI).   Sul sito www.indiemusicacademy.it è attiva inoltre una campagna crowdfunding che mette a disposizione una serie di agevolazioni studiate per chi intende investire in questo importante progetto, a sostegno non solo della musica e della passione che anima artisti e addetti ai lavori, ma anche dello sviluppo locale e della crescita del Territorio.   Come detto, la vera novità di Indie Music Academy è proprio quella di non fermarsi alla musica ma di lanciare una sfida importante, quella di utilizzare la musica come promozione e valorizzazione dei Territori che ci ospitano, facendo conoscere le bellezze, le tipicità e le tradizioni, anche e soprattutto enogastronomiche, di ognuno dei tre Comuni protagonisti ovvero Monteprandone, Monsampolo del Tronto ed Acquaviva Picena. Infatti, nei pomeriggi “liberi” gli allievi potranno usufruire di un TOUR GRATUITO nei tre Comuni dell’Academy per visitare i loro Borghi e, grazie ad una collaborazione con alcune cantine vinicole locali, degustarne anche le tipicità enogastronomiche.   INDIE MUSIC ACADEMY è organizzato da La Casa dei Sogni, con il Patrocinio di Regione Marche, Provincia di Ascoli Piceno, Comune di Monteprandone, Comune di Acquaviva Picena, Comune di Monsampolo del Tronto e con la collaborazione di BIM Tronto, MArteLabel e MEI.

Modello ISEE, l’indennità di accompagnamento non farà reddito

Aveva destato indignazione, scandalo, la proposta del Governo Renzi di inserire nel modello ISEE l’indennità di accompagnamento. Poi, in seguito ad una raffica di ricorsi che avevano interessato il Tar del Lazio, il Governo era corso ai ripari appellandosi al Consiglio di Stato affinché le sentenze del tribunale amministrativo laziale, tutte a favore delle famiglie di disabili, venissero bocciate. Invece, almeno per una volta, in Italia ha prevalso il buon senso. Finalmente, dopo una lunga battaglia che ha creato non poche preoccupazioni in chi è costretto a vivere con un misero sussidio, pare essersi posta la parola fine. Il 29 febbraio scorso, slittata la data del 3 dicembre nella quale era prevista la sentenza, il Consiglio di Stato ha avallato le precedenti decisioni del TAR affermando senza ulteriori possibilità di interpretazione che le risorse economiche versate in sostegno dell’handicap non andranno in nessun modo conteggiate nell’indicatore economico. Leggendo con attenzione un passaggio della sentenza, possiamo comprendere a fondo la volontà espressa dal Consiglio di Stato: “l’indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica (cioè indipendente da ogni eventuale o ulteriore prestazione assistenziale attiva) situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una “migliore” situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa”.  

PNV: nasce “Napoli Trek Vesuvio”

Una nuova associazione di escursionismo e tutela ambientale nel Parco Nazionale del Vesuvio.

Nasce una nuova realtà nel Parco Nazionale del Vesuvio, un’associazione senza fini di lucro ma non per questo senza ambizioni e aspettative. Napoli Trek Vesuvio, è un’associazione di promozione sociale e che nasce dalla necessità vitale dei fondatori di dare vitalità e lustro al trekking e al territorio Vesuviano, quest’ultimo fin troppo vilipeso da incuria ed ipocrisia.

Le attività di NTV saranno prevalentemente escursionistiche e di salvaguardia della natura, in primis quella Vesuviana ma non mancheranno esperienze culturali e di trekking urbano per scoprire il buono, il bello e il nascosto delle nostre terre e delle nostre città campane. Napoli Trek Vesuvio nasce dal un sogno e dall’impegno di uno sparuto gruppo di trekker che tra vino e birra, tarallucci e pizzette ha deciso di fare qualcosa per la propria montagna.

Salvatore, Ciro, Francesco, Annamaria, Rosario, Raffaele e Umberto hanno messo a frutto la propria esperienza di guide ed esperti per svelare a tutti il mondo recondito del Vesuvio e del Monte Somma per dimostrare che esiste per tutti un qualcosa di meraviglioso giusto fuori casa.

L’azione di salvaguardia e studio del territorio vesuviano è stata premiata dall’Ente Parco con il patrocinio morale e questa fiducia sarà ripagata con il massimo impegno per la tutela e la divulgazione delle bellezze vesuviane.

Per contatti

L’ M5S a Casavatore, Di Maio: “Non è una questione di centrodestra o centrosinistra: è una questione di onestà”

La mappa dei pentastellati è quella delineata dalla Dda. Ma che abominio!   Gli indagati del comune di Casavatore nell’inchiesta della Dda di Napoli sul voto di scambio politico mafioso, che coinvolge anche esponenti dei clan degli “scissionisti” e dei “girati”, figurano non solo nell’ambito della municipalità locale, attorno all’ex candidato a sindaco democrat Salvatore Silvestri. Si trovano anche nello staff di Valeria Valente, vincitrice delle inquietanti primarie del centrosinistra a Napoli, e in quello dell’assessore regionale al Lavoro della giunta De Luca, Sonia Palmeri. Poi ci sono i camorristi che avrebbero appoggiato il sindaco Udc Lorenza Orefice. Questa impietosa mappa della camorra che appoggia e si infiltra nei partiti di Casavatore, comune a nord i Napoli, è stata delineata ieri, nella biblioteca comunale di via Marconi, nei suoi minimi particolari da alcuni parlamentari e consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio in testa. “Siamo arrivati al punto – ha detto il vicepresidente della Camera dei deputati – che due clan a Casavatore hanno determinato i vari schieramenti alle elezioni comunali. Ormai – ha concluso il leader pentastellato – non è più una questione di centrodestra o centrosinistra: è una questione di onestà”.

Diocesi di Nola: Fausto Bertinotti presenterà “Laudato si’”, l’ultima enciclica di Papa Francesco

Fausto Bertinotti, già Presidente della Camera dei Deputati, presenterà l’ultima enciclica di Papa Francesco Laudato si’  venerdì 11 marzo alle ore 19 presso il Seminario vescovile di Nola. L’incontro conclude il percorso della Scuola diocesana di formazione alla cittadinanza attiva promossa dalla Chiesa di Nola. L’enciclica di Papa Francesco Laudato si’ sarà al centro dell’incontro pubblico che si terrà venerdì prossimo, 11 marzo, alle ore 19, presso il Seminario vescovile di Nola. A parlarne sarà Fausto Bertinotti, già Presidente della Camera dei Deputati, il quale offrirà una sua lettura del documento papale. Ad introdurre l’incontro saranno Don Aniello Tortora, responsabile dell’Ufficio diocesano per i Problemi sociali e il Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato, e Gianfranco Nappi, dell’associazione “Oltre il giardino”, mentre le conclusioni saranno affidate al vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma. Quest’ultimo ha sottolineato come «quest’evento ben si inserisce nel cammino che il Sinodo diocesano sta tracciando per la Chiesa di Nola: entrare in dialogo profondo con questo mondo e questo tempo. Ci interessa ascoltare le voci di chi non fa parte del mondo ecclesiale, guardarci con gli occhi di chi ci vede dall’esterno. Non presumiamo di avere la verità in tasca: questa si scopre solo nel dialogo con l’altro. Ascoltare una lettura della Laudato si’ da una voce non ecclesiale – ha concluso mons. Depalma – forse può aiutarci a comprendere meglio l’enciclica». L’appuntamento dell’11 marzo rappresenta la tappa conclusiva del percorso della Scuola diocesana di formazione alla cittadinanza attiva – giunta al suo quinto anno – promossa dall’Ufficio diocesano per i Problemi sociali e il Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato, dall’Azione cattolica diocesana e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “G. Duns Scoto” di Nola. Quest’anno il percorso formativo ha visto il confronto tra la dottrina sociale della Chiesa e vari temi di etica socio-ambientale, familiare ed economica.

Un caffè con…Pina D’Avino

Imprenditrice nel campo della bellezza, la sua Beauty Farm Centro Eden di via Mercato Vecchio, a Somma Vesuviana, ospita ogni giorno donne ed uomini in cerca di relax e benessere. Chiudiamo con questa intervista il primo ciclo della rubrica che, proprio in questi giorni, compie un anno. Dodici mesi, 47 interviste ad altrettanti personaggi, un lungo viaggio. «Un caffè con…» tornerà tra qualche settimana, arricchito da novità e un inedito carnet di protagonisti. Cinquantatré anni che non si vedono per nulla, trenta dei quali passati a studiare e a formarsi ogni giorno per regalare coccole, relax, bellezza e, perché no, sogni. Nell’intervista che segue Pina D’Avino, proprietaria del Centro Eden di Somma Vesuviana e mamma di Juan Carlos, 23 anni, ha usato spesso una frase che identifica tutto il suo percorso, di vita e professionale: «Mi prendo cura». Dei genitori con cui ha vissuto sempre fino alla loro scomparsa, dell’ex marito, del figlio, delle sue collaboratrici, delle clienti. Forse non se ne è nemmeno resa conto, nella lunga chiacchierata dalla quale nasce quest’intervista, ma «prendersi cura» di qualcosa o di qualcuno – salta agli occhi – sembra essere il leat motiv della sua vita. Gli anni però non passano invano, perciò Pina esprime anche il desiderio malcelato di sistemare tutti i tasselli affinché ogni cosa possa andar avanti senza di lei. Senza la sua cura. Per dedicarsi finalmente alla sua passione: viaggiare, contemplare spazi aperti e panorami. Intanto però, se la si cerca, non c’è timore di sbagliare: la si trova al Centro Eden, dove controlla con mano ferma, ma delicata, tutto ciò che accade nelle cabine, dove fa in modo di accontentare clienti che vorrebbero di più, dove si inventa percorsi di coppia con scenografie nuove e suggestive. È il suo mondo, è lì che accoglie chi è alla ricerca di gratificazioni, di una pelle luminosa e liscia che sfidi il tempo e le intemperie, di trattamenti che aiutino le donne a sorridere guardandosi nello specchio al mattino, delle cure alle quali ogni essere di sesso femminile non vorrebbe e non dovrebbe, laddove possibile, rinunciare.  Così anche gli uomini, la cui presenza nelle cabine estetiche è stata da tempo sdoganata. Perché, sempre se si può, concedersi un po’ di tempo per sé significa amarsi. Pina, vivi da sempre a Somma Vesuviana? «Da sempre, vi sono nata e vi ho trascorso la mia adolescenza. Fino ai 17 anni al Casamale, nel cuore di Somma. Poi mio padre fece costruire la casa dove vivo attualmente e dove, al piano terra, c’è il mio centro Eden, a Mercato Vecchio. Lì sono cresciuta e ho vissuto con i miei, fin quando due anni fa mi hanno lasciato entrambi, a 24 giorni di distanza l’uno dall’altra». Cosa facevano i tuoi genitori, in che ambiente sei cresciuta? «Papà, Giovanni, era caporeparto in un’azienda napoletana. Raggiunse livelli altissimi nella carriera, nonostante avesse solo un diploma di istituto tecnico, facendosi strada pian piano. Mia madre, Maria, è sempre stata a casa ad occuparsi di noi figli, siamo in tre: mio fratello abita ancora a Somma e vive un piano sopra di me, mia sorella vive a San Giuseppe Vesuviano. La famiglia è sempre stata molto unita e io non ho mai lasciato i miei, nemmeno da sposata. Ora ho un figlio di 22 anni, Juan Carlos, e sono divorziata. Avere i genitori accanto mi ha consentito di lavorare, era a loro che affidavo mio figlio quando era piccolo». Sei una veterana della bellezza, un’operatrice nel campo estetico da trent’anni. Ma era questo il tuo sogno di bambina? «Trent’anni di attività li compio proprio quest’anno ma, in realtà, la mia strada sembrava tutt’altra: dopo il liceo pedagogico a Pomigliano d’Arco mi iscrissi a Giurisprudenza, frequentai per due anni e superai cinque esami. Erano gli anni ’80, il periodo che seguì al terremoto e le aule della facoltà di Legge non erano agibili, per cui ci facevano frequentare le lezioni in vari cinema di Napoli. Tanti di noi si gustarono parecchi bei film in quel periodo, pochi portarono a termine gli studi nel gruppetto di allora. Lasciai, ma del resto la mia professione di oggi era già, senza che me ne rendessi conto, una passione. Un giorno, mentre stavo decidendo cosa fare della mia vita, se proseguire o meno gli studi, sentii alla radio la pubblicità di una scuola di estetica…da lì cominciò un percorso ancora oggi in piedi». Hai detto che era già una passione, perché? «Amavo i trucchi, come tutte le ragazzine. Però facevo qualcosa di più. A diciotto anni diventai rappresentante di una casa cosmetica allora molto in voga e che prevedeva proprio la vendita autonoma, il porta a porta con il passaparola. Mi spostavo in tutti i paesi vesuviani, guadagnavo anche moltissimo perché all’epoca il mercato non era così vario e di livello. Era davvero un bel lavoro, c’erano eventi, premiazioni, convegni. Avevo sempre, tuttavia, il desiderio di studiare ma poi scelsi altro. Precisamente scelsi di iscrivermi ad una scuola di estetica napoletana che allora era diretta da Beatrice Consolo. Fu la mia fortuna perché quella scuola era anche un istituto vecchio stampo, dove ho potuto apprendere metodi già all’epoca all’avanguardia». Per esempio? «Per esempio io non ho mai eseguito, in tutta la mia carriera, una pulizia del viso con il vaporizzatore, privilegiando invece un trattamento detossinante che ho poi nel tempo modificato e reso efficacissimo, grazie alle conoscenze dei principi attivi contenuti nei vari prodotti. Dunque bendaggi al viso ma niente vapore, che costringe forzatamente l’apertura dei pori e non è tollerato da pelli sensibili, oltre ad essere fastidioso per molti. Perciò massaggio iniziale di accoglienza, pulizia, peeling, pappetta con oli essenziali incapsulati in zuccheri e liposolvente che rimuove le impurità, cotone imbibito di lozione tonica specifica per il tipo di pelle che si sta trattando…ma la cosa singolare è che questo trattamento –bendaggio era nato per il seno, ideato da un’azienda cosmetica. Quando portai la soluzione inventata da me ad uno dei convegni aziendali mi presero per matta, ma effettivamente è spettacolare, bellissimo, dimostra che quando conosci i prodotti puoi farci quel che vuoi. Per capirlo basterebbe guardare la pelle non appena rimosso il bendaggio: luminosa, pulita, idratata, detossinata». 12825414_10207160093539258_1155503349_nQuanto dura il corso di una scuola di estetica? «Tre anni. La mia fortuna, come dicevo, è stata poter studiare al mattino e mettere poi in pratica il tutto di pomeriggio, in istituto. Constatando che ogni viso, ogni pelle, ogni corpo, ha all’atto pratico una sua regola. L’esperienza, l’impostazione, la gavetta, mi sono state utilissime così come lavorare accanto, per esempio, a Stefano Anselmo, truccatore della Rai di Napoli. O accanto ad un’estetista veterana che si chiamava Maria Grazia e che mi insegnò tantissimo». Quand’è che invece hai iniziato a lavorare in autonomia? «Quasi subito, con parenti ed amici. Ma già c’erano molte persone, soprattutto della vicina Sant’Anastasia, che frequentavano l’istituto di bellezza a Napoli e avendomi conosciuta lì, ben sapendo del mio cavallo di battaglia che erano i trattamenti viso, scelsero di rivolgersi a me. In seguito ho lavorato proprio a Sant’Anastasia conquistandomi molte clienti con un “pronto soccorso”, ossia truccando una sposa conosciuta solo il giorno prima. Aveva un viso particolarissimo e difficile, con cicatrici d’acne. La sua estetista partorì la notte prima delle nozze, dunque uno dei miei amici parrucchieri si rivolse a me. Presi la borsa trucco e andai, fu molto soddisfatta e da quel giorno parecchie donne di Sant’Anastasia divennero mie clienti». E nella tua città, Somma Vesuviana? «Anche, fin dagli anni ’80. Un noto parrucchiere, già affermato all’epoca tanto da avere la fila fuori dal negozio fin dalle 4 del mattino, mi chiamò perché voleva affiancare alla sua attività un centro estetico e affidarlo a me.  Accettai e così nel 1987 aprii il mio primo centro: tre cabine, estetica di base e poco altro non avendo spazio e mezzi. Intanto però continuavo a formarmi, a studiare, a seguire corsi, a lavorare sulle morfologie. Conobbi capi d’azienda in un’epoca d’oro per l’estetica professionale e approfondii gli studi sulle cause degli inestetismi. Per andare avanti, per crescere, avevo bisogno però di altri tipi di attrezzature, non potevo rimanere lì in eterno. Ecco perché pensai al piano terra della mia casa, una taverna che ho trasformato in centro. Aprii nel 1995, sfidando mille intemperie e mille dubbi, tra le perplessità di chi ripeteva che non ce l’avrei fatta. Ma ho avuto ragione, non potevo rinunciare alla mia idea: quella di rinnovarmi di continuo, di non fermarmi». Perciò da quasi vent’anni hai il tuo centro. «Dal 17 dicembre del 1995, precisamente. Feci un open day con inizio alle 18 quando un quarto d’ora prima avevo ancora il pittore sulla scala. Lo chiamai Eden e pian piano, negli anni, si è ampliato inglobando altri locali. Duecento metri quadri. Forse nemmeno io mi aspettavo di creare l’ambiente che è poi venuto fuori. Oggi è una beauty farm con un percorso benessere, spogliatoi, docce, un’area che riserviamo su prenotazione, piscina, bagno turco, aromaterapia e cromoterapia, docce emozionali, tepidarium con un letto che ho fatto costruire in travertino sul quale effettuiamo tutti i tipi di rituali per viso e corpo, anche con percorsi a tema».12788777_10207160103859516_498456934_o Rituali? «Praticamente ore di coccole, le mani non sono mai staccate dal corpo con l’utilizzo di particolari metodiche. Abbiamo il rituale “fragole e champagne” o quello al cioccolato che per eccellenza stimola la produzione di endorfine ed è un ottimo nutriente per la pelle. Scegliendo un rituale ci si abbina quel che poi offriamo nella zona relax: fragole e bollicine appunto, cioccolato caldo, cioccolatini, biscotti. O vino, se si predilige il percorso di Bacco. Abbiamo poi una mini piscina dove stanno comodamente sedute quattro persone: viene riempita all’arrivo degli ospiti e subito dopo svuotata. L’ho voluta così perché, girando molti centri benessere, ho visto cose assurde. Meglio piccola, gestibile e sempre pulita e igienizzata. In ogni caso parliamo di una vasca di 700 litri». Dunque una vera beauty farm, una Spa potremmo dire? «Esatto, dopo le ristrutturazioni ci sono ora sei aree dedicate al dimagrimento, ai trattamenti specifici, alla cromoterapia con una doccia multi getto che si può orientare nei punti di maggiore contrattura del corpo o per trattare la ritenzione idrica. Un bombardamento d’acqua accompagnato poi da massaggi a corpo bagnato». Il tuo privato, invece? Sei una mamma single al momento? «Sì, sono sola. Sposata e poi divorziata già da più di vent’anni. Conobbi il mio ex marito, un musicista argentino, durante un meraviglioso viaggio in Spagna. Il mio primissimo viaggio all’estero durato quindici giorni. Ero in compagnia di un’amica più grande e di una coppia in un complesso straordinario di Marbella e una sera, l’ultima della nostra permanenza, si tenne un concerto. Lui era lì, con una compagnia di quaranta artisti». In pratica sei tornata dalla Spagna con un latino… «In pratica sì. Lui, Roberto, suonava strumenti a fiato e ancora oggi gli amici che erano con me mi prendono in giro, chiedendomi come facemmo a capirci se nemmeno parlavamo la stessa lingua. Lui castigliano, io solo italiano. Ecco, capivamo il senso delle frasi anche se alcune espressioni erano davvero strane. Per esempio, noi diciamo “ciao” quando incontriamo qualcuno, loro soltanto quando vanno via… Un’esperienza molto bella, in fondo, lui è sempre stato una persona gradevole ma, con il senno di poi, capisco che un artista non dovrebbe mai legarsi». Ti sei sposata a Somma? «Sì, mi ha raggiunto in Italia, insieme ad altri tre suoi colleghi ed amici. Trovai un appartamento per lui in via Stadera, a Napoli. Al mattino lavoravo, di sera andavo a prendere lui e gli altri e li accompagnavo a suonare in locali cittadini di latino americano. Ci siamo sposati nel 1992, due anni dopo esserci incontrati». La tua famiglia come reagì a questa «invasione» argentina? «Malissimo, mio padre non mi ha rivolto la parola per un anno intero. Lo comprendevo perfettamente pur non riuscendo a fargli capire che non volevo essere avventata, che mi stavo prendendo cura della situazione, di una persona che, trascinandosene dietro altre tre, era venuto a stare in Italia per me. In seguito, pian piano, lo ha conosciuto e si è arreso all’idea, del resto era una brava persona. Ma pur sempre un artista. Ed un artista resta sempre un fanciullo. E i fanciulli combinano pasticci, diciamo che lui me ne ha combinati tanti. Ma quando ho capito che tutto quel che avevo costruito rischiava di crollare per questa situazione, ho detto basta. Ci siamo separati quando nostro figlio aveva solo tre anni, ed è stato molto difficile». Ora tuo figlio ne ha ventidue… «Juan Carlos, sì. Sta studiando Economia e management con indirizzo internazionale». Il nome lo hai scelto tu? «Mio suocero si chiamava Carlos, mio padre Giovanni. Pensai di accontentare entrambi». Vede il papà, i nonni? «Mio suocero ora non c’è più. Ma li ho conosciuti, andammo in Argentina prima delle nozze, vennero loro qui per il matrimonio e per il battesimo di mio figlio. Con il papà ha pochi contatti, purtroppo non è mai stato molto presente nella sua vita e oggi, con la scomparsa di mio padre – l’unica figura maschile sempre presente durante la sua infanzia e l’adolescenza – so che è molto difficile. Mio figlio non ha mai avuto il piacere di andare al cinema con il papà, di fare una passeggiata con lui. In questi anni si sono visti, certo. Il mio ex marito ha avuto altre relazioni, ora vive con una donna tedesca e io ho sempre cercato di salvare il salvabile per quel che riguarda il rapporto padre – figlio».  È stato comunque il grande amore della tua vita? «No, è stata una situazione in cui mi sono trovata, ho subito il fascino dell’artista». Se una donna risponde così, vuol dire che il grande amore è stato un altro… «Sì, ho avuto un grande amore. Prima di lui. Non c’è più, è andata così». Ora sei sola per scelta? «Mi dedico a mio figlio e al mio lavoro e sì, sono sola per scelta. Ho a che fare con il pubblico ogni giorno e ne sento di cotte e di crude, sono cose che frenano moltissimo e di sicuro ho ferite non rimarginate». Intanto lavori, e molto. Qual è stata la tua prima cliente, la ricordi? «Si chiamava Giovanna. Una matta. Le facevo massaggi e non mi aveva detto che era incinta del quarto figlio perché voleva gioire delle coccole e del relax. Una cosa da non fare mai, in questi casi». Adesso però sei completamente dedita alla gestione. «Sì, totalmente. Non lavoro più in cabina, se non raramente, da quando ho aperto questa struttura. Catapultata nel mondo dell’imprenditoria ho dovuto formarmi anche per questo giacché nel frattempo è cambiato il modo di comunicare, l’approccio con i clienti, il marketing. Se lavorassi ancora sarebbe difficile gestire, tenere tutto sotto controllo. È un’azienda e seguo la parte commerciale, fiscale, mi occupo di formare passo passo le mie dipendenti, delle consulenze alle clienti: all’Eden nessuno si muove senza che l’altra sappia cosa sta facendo. È un team rodato, una squadra ben oliata, si discute insieme e si relaziona su trattamenti e risultati. Le collaboratrici sono tre: Annalisa, Giulia e Carmen, che pochi giorni fa mi ha annunciato di essere incinta. Negli anni ho formato decine e decine di ragazze, con molte di loro ho un bellissimo rapporto e mi hanno reso orgogliosa». 12787395_10207160097779364_2070334698_oQual è il biglietto da visita della tua azienda? «Un biglietto che porta impresse tre parole, tre concetti imprescindibili: onestà, trasparenza, discrezione. Quest’ultima necessità mi ha portato da sempre, dopo un inizio complicato, a scegliere collaboratrici che non sono del posto. Lavoriamo sempre con coscienza e sappiamo che mettere a nudo le proprie imperfezioni dinanzi ad un’altra persona non è semplice». C’è un caso, tra tutti, che ti ha dato più soddisfazione? «Ci prendiamo cura di tutti i clienti del centro alla stessa maniera ma c’è stato un caso eclatante: una donna di circa 60 anni che aveva perso trenta chili in seguito ad una separazione. Ci sono voluti tre anni di un percorso meraviglioso, mentre nasceva anche un bellissimo rapporto, ma i risultati sono stati davvero straordinari, eccezionali in termini di tonicità, rassodamento. Una strada lunga, con la giusta manualità, le apparecchiature adatte, l’integrazione con proteine e una alimentazione particolare grazie ad una consulenza medica affiancata alla nostra opera. Non esistono trattamenti miracolosi ma la sinergia può fare tanto. I risultati non si promettono, si dimostrano». Testi i trattamenti di persona? «Faccio da cavia alle allieve, soprattutto perché devo sapere, capire bene, come lavorano. Per il resto mi occupo di intervistare le clienti». Di Somma Vesuviana ce ne sono tante? «Arrivano soprattutto dai paesi limitrofi, Somma Vesuviana è così. La gente del luogo spende poco in città, va altrove. Non so, magari non vogliono farsi vedere». Cosa chiedi ad una cliente che arriva da te per la prima volta? «L’anamnesi, in pratica: abitudini alimentari, stile di vita, domande specifiche sullo stato di salute per escludere alcuni tipi di patologie e intolleranze, se hanno fatto altri trattamenti e con quali risultati, se utilizzano prodotti, quali, e se sono costanti. Occorre tutto ciò per poter fare un programma, faccio un esempio: tutte le donne hanno la cellulite ma non tutte ce l’hanno per lo stesso motivo. Per raggiungere gli obiettivi fissati si deve agire sulle cause, i nostri trattamenti sono personalizzati. All’Eden non facciamo pacchetti, solo percorsi. Abbiamo bisogno di conoscere l’anamnesi di una persona anche solo per curarle le sopracciglia o strapparle i baffetti perché può darsi abbia una pelle sensibile, intollerante ad un certo tipo di cera: da noi ne usiamo sei, diversi a seconda del tipo di pelle o di pelo». Hai detto di non fare pacchetti, promozioni. Come mai? «Le abbiamo fatte, un errore comprensibile in un momento di crisi. Ma è una strada che non porta lontano, è uno sbaglio madornale che abbassa il livello di professionalità: cerchiamo il giusto equilibrio tra costi e servizi offerti migliorando sempre questi ultimi e rispettando l’etica professionale. Per quel che mi riguarda non parlo mai male di nessuna azienda e di nessun collega, ciascuno fa quello in cui crede. Purtroppo spesso, a causa di qualcuno, ne paga le spese l’intera categoria». 12787405_10207160097139348_506599317_oCosa chiedono più spesso le clienti del centro? «Il nostro target è, in buona misura, dai 30 anni in su. Perciò molti anti – age, innanzitutto. Acido glicolico, ossigenazione, nuove metodiche, manualità specifica. E per il corpo, dimagrimento e tonificazione con apparecchiature all’avanguardia, calchi particolari, massaggi per ogni tipo di inestetismo, dal linfodrenaggio al drenante eseguito con i cucchiaini di legno». E gli uomini? «I ragazzi vengono per le cerette, gli uomini usufruiscono più della Spa». La richiesta più strana che ti sia stata fatta? «Quella che puoi immaginare». Cioè? «Un uomo ha chiesto se era previsto il massaggio totale, gli ho risposto di rivolgersi altrove. Ma è accaduto una sola volta e l’operatrice era sconvolta, le ragazze all’Eden sono sempre compostissime nelle loro divise ma questo è sintomatico di ciò che accade in altri posti e del fatto che poi ci vada di mezzo l’intera categoria. Facendo colloqui con alcune ragazze ho scoperto realtà assurde, sconvolgenti, persino di situazioni in cui le operatrici dovevano lavorare bendate. Quanto alle donne, non riceviamo richieste particolari, se non la ormai diffusissima depilazione totale». All’Eden c’è un’area Spa che si può prenotare per percorsi di coppia, sorprese…cosa ti chiedono di solito? «Spesso mi danno un tema e io lo sviluppo, magari sconvolgendo completamente la scenografia. Abbiamo realizzato un percorso Paradise, il “giardino dell’Eden”, la “Storia d’Amore”, allestendo cene con service esterno, collaboriamo con il Cenacolo». 12788773_10207160090659186_1164387687_oPosso chiederti quanto costa una cosa del genere? «I percorsi base normali vanno dai 60 euro a persona, 50 se si tratta di una coppia o anche meno se magari si parla di un gruppo di amiche: addio al nubilato, aperitivi, il percorso è molto gettonato per gli eventi. L’utilizzo di tutta l’area Spa ha questi prezzi, con massaggio il costo sale a 100 euro o di più se si aggiungono trattamenti. Una mezza giornata con una miriade di coccole e relax può costare più o meno 250 euro».  Somma Vesuviana la vivi come città? «Pochissimo, sono sempre al centro. Partecipo magari ad iniziative nel sociale o faccio viaggi di lavoro, per formazione. Negli ultimi anni, in realtà, faccio davvero poco per me stessa». Avrai del tempo libero ogni tanto, cosa fai? «Leggo, studio marketing e comunicazione o pubblicazioni inerenti la mia professione. O guardo film divertenti, classici, di recente è stato bello rivedere “Pane, Amore e Fantasia”. Mi piace molto guidare e non ho problemi a viaggiare da sola, quel che vorrei davvero fare è respirare in spazi aperti, andare in Austria o a Parigi che è rimasta un sogno. Da quattro anni ormai non faccio una vacanza». La crisi economica è una realtà che tocca tutti, oggi. Eppure per le donne i trattamenti estetici sono importanti. Da imprenditrice come reagisci? «Ho ragionato molto su questo: i trattamenti estetici sono un bene di lusso, chi bussa alla porta del centro e non chiama, per esempio, un’estetista a casa, sa che i servizi hanno dei costi. Accetto lamentele solo se quel servizio non viene erogato al meglio o se, capita di rado, non rispetto l’orario di un appuntamento e in quel caso rimedio con un bonus. Se chi invece viene da noi non spende, vuol dire che non abbiamo saputo comunicare, spiegare cosa possiamo dare e che prodotti abbiamo. Io ci metto anima e cuore, tutte qui facciamo bene il nostro lavoro e anche una semplice manicure da noi è un trattamento, un’esperienza. Non potrà mai avere lo stesso costo, né gli stessi benefici, di uno fatto a casa». Ti capita di incontrare donne in giro e di pensare: “Lei avrebbe bisogno di…”? «Poco, ho molto rispetto per tutti, non giudico né commento mai». Parliamo di make-up. Cosa ti chiedono? «Realizziamo make-up per spose, per cerimonie o eventi. Ma insegniamo anche alle giovanissime – e non solo – a truccarsi da sole». C’è una donna che ti piacerebbe truccare? «Ai tempi d’oro, Sophia Loren. Oggi anche Maria Grazia Cucinotta, rispetterei il suo incarnato mediterraneo usando i colori della terra». 12809841_10207160090939193_59025189_oSu di te, invece? «Trucco a parte, io sperimento su me stessa cose che non mi consentirei mai su altre persone, men che meno sulle clienti: non ho rughe profonde ma ci sono prodotti nati per il trattamento delle smagliature o degli acidi che sul viso sono fantastici». Cosa si può trovare al Centro Eden che altrove non c’è? «Non parlo degli altri, io so che noi offriamo accoglienza e professionalità, pulizia e molto altro. Tengo molto alle maniere delle collaboratrici, al modo di fare. Si può essere manualmente bravissime ma se non sai presentarti con il giusto atteggiamento al primo contatto è inutile. Nei primi secondi in cui accogli qualcuno alla porta ti giochi tutto, è fondamentale». Clienti scortesi ne hai avute? «È difficile che mandi via qualcuno dal centro ma l’estate scorsa è accaduto: era una cliente per la quale avevo studiato un programma, dalle cose che mi contestava capii che lo aveva fatto vedere ad altri e sindacava sui costi. Dissi che la mia esperienza e il mio lavoro non erano in discussione e le consigliai con gentilezza di rivolgersi altrove». Hai un obiettivo da raggiungere, personale o professionale che sia? «Lavorare per rendere autonoma l’azienda, far sì che funzioni benissimo anche in mia assenza. È una mia creatura, io sola so quanto mi sia costata in tutti i sensi, ma vorrei viaggiare, visitare alcuni paesi che ho in mente, andare al mare, vivere gli spazi aperti». Da sola? «Anche, ci sono abituata. Mi piacerebbe avere un compagno ma il fatto è che non ci credo più. Occasioni me ne sono capitate, anche se non me ne sono mai date. Ma non ci credo, è più forte di me». Innanzitutto, nell’eventualità, che tipo di uomo ti piacerebbe? «Innanzitutto mi piacerebbe che sia un uomo». Già è complicato… «Esattamente. Quando vivi da sola per tanto tempo diventi autonoma, pur con molte insicurezze. Magari domani perderò la testa per qualcuno, chissà. Siamo tutte brave a parlare finché non accade…ma sarà difficile. Un uomo, che sappia come valorizzare una donna. Bruno, più maturo. Mi sarebbe piaciuto così, poi ho finito per sposarne uno più giovane di quattro anni. Le contraddizioni della vita». Sostieni iniziative sociali come la vendita delle gardenie dell’AISM, simbolo della lotta alla sclerosi multipla, hai ricevuto un premio all’imprenditoria dal Circolo Diaz di Ottaviano in occasione del suo centenario, lavori molte ore al giorno ma…la politica ti interessa? «No, non mi piace e non la seguo più di tanto. Penso però che, a tutti i livelli, per qualcosa di utile si dovrebbero mettere da parte i colori politici, un’utopia ovviamente: ecco perché poi si finisce per sporcare tutto, per dare spazio alle raccomandazioni, alla corruzione. Alle cose che sono accadute e continuano ad accadere. Giocano sulla pelle della gente e un contributo a tutto ciò lo diamo pure noi che assistiamo senza far nulla. Anche il mio disinteresse, in fondo, è una colpa». Dopo trent’anni di professione, se dovessi dare un consiglio ad una giovanissima che si avvia a seguire le tue orme? «Formazione, formazione, formazione. Spesso a una ragazzina che non vuole studiare si consiglia “Fatti il corso da estetista”. Nulla di più sbagliato: chi lavora in questo settore deve essere una persona culturalmente preparata, avere conoscenze, confrontarsi con un pubblico che al giorno d’oggi sa magari più di lei. Avere competenze è necessario quanto scontato, ma bisogna anche sapersi adeguare alla conversazione, sapere quale tono di voce utilizzare, saper creare feeling, conoscere ed applicare l’etica professionale. Una scuola di base non può e non deve essere sufficiente». L’abusivismo nel tuo settore è dilagante, molte lavorano in nero senza alcun costo se non quello dei prodotti spesso scadenti. Non c’è un sindacato che vi tuteli? «La Confestetica ci sta lavorando da anni, ma alla fine sembra che chi di dovere non voglia muoversi. Multano gli immigrati che vendono dvd contraffatti e risparmiano chi può fare seri danni alle persone, tra l’altro lavorando abusivamente. Un paradosso di questa Italia. Prima o poi ci si renderà conto che prendersi cura di sé vuol dire amarsi e allora ci si rivolgerà a chi ha competenze e mezzi adeguati. Le persone che vanno in un centro benessere vogliono vivere un’emozione, stare bene: l’inestetismo è solo un pretesto». Hai altre passioni oltre al lavoro e ai viaggi? «Le fotografie, mi piacciono molto i panorami. Non sono foto artistiche ma ricordi, sul cellulare ne avrò quattro o cinquemila. In più, adoro le bambole. La mia camera da letto ne è piena». L’arte? «Come potrebbe non piacermi? Di recente ho visitato Bologna e sono rimasta incantata dallo spettacolare porticato, trenta chilometri o giù di lì, così come la Sagrada Familia in Spagna. Poi torno a Somma Vesuviana e guardo cosa hanno combinato al Castello d’Alagno, un vero e proprio reato per chi ricorda com’era pur fatiscente. Ma quel colore della facciata è inguardabile, così pure per Santa Maria del Pozzo. La chiesa di San Domenico invece sta venendo benissimo, è meravigliosa, anche con un effetto di luci che di sera è straordinario». Finiamo con un proverbio che ti rappresenti o, se preferisci, con un motto che possa trasmettere l’essenza della tua azienda? «Preferisco il secondo, il motto c’è e lo ripeto spesso: “O ti distingui o ti estingui”». UN CAFFE’ CON http://ilmediano.com/category/un-caffe-con/                                        

Circumvesuviana: sassi contro i treni

La rete ferroviaria della Circumvesuviana è oramai “terra di conquista” di balordi e delinquenti, lo sanno tutti, lo sanno le autorità, lo sanno i dirigenti, lo sa la classe politica, lo sanno fin troppo bene le forze di polizia, ma a subire questa indegna situazione sono solo i viaggiatori ed i lavoratori del trasporto pubblico. Domenica  6 marzo, abbiamo assistito impotenti   all’ennesimo         atto         vandalico     contro         un     treno della  Circumvesuviana, una    sassaiola     nei         pressi della  fermata       di       Via    Viuli, tra     Torre del     Greco e        Torre Annunziata, che    per  fortuna  ha   causato       “soltanto”    il       ferimento  di  una    ragazza  e  la rottura di     un vetro. È diventata una    consuetudine, per giovinastri e  delinquenti,      lanciare oggetti e pietre verso  i  nostri treni, oramai  è        prassi consolidata  vedere gli      “addetti ai  lavori”         aggrediti      e   malmenati   in certi  casi   e peggio addirittura  in      altri,  mentre   svolgono il proprio lavoro, così  come  sta     diventando un’abitudine, per  una    parte  della  classe         politica        campana, lanciare   offese gratuite verso  quegli stessi lavoratori a  cui  poi, in caso   di  aggressione e        ferimento    mentre  cercano di  fare  controlleria, mandano     ipocriti messaggi di solidarietà   col  solo scopo  di avere una    visibilità mediatica. La rete   ferroviaria  è  oramai  “terra di conquista”   di   balordi e delinquenti, lo sanno tutti,  lo  sanno le  autorità,  lo  sanno i       dirigenti,     lo sa   la classe  politica,  lo sanno fin  troppo bene  le       forze  di       polizia,  ma  a  subire   questa         indegna         situazione   sono   solo    i        viaggiatori   ed      i lavoratori del  trasporto  pubblico. Le stazioni di Napoli Porta Nolana e di Napoli Garibaldi sono “feudo esclusivo” dei borseggiatori, da Gianturco fino a Santa Maria del Pozzo abbiamo gli scippatori di borse, smartphone e tablet, a San Giovanni a Teduccio si spaccia droga fuori alla stazione e ci si buca direttamente sui binari, poi per il resto della rete “solo” rapine, atti vandalici e aggressioni, droga party. La percezione che abbiamo noi lavoratori insieme ai viaggiatori è che si faccia poco o nulla per arginare tutte queste potenziali cause di tragedie ben più pericolose. Non sappiamo se il fenomeno è sottovalutato, oppure se lo Stato è impotente e privo di mezzi per fronteggiare la microdelinquenza e il teppismo.

Article marketing

Per article marketing si intende una pratica essenziale volta alla promozione e alla diffusione del proprio business online attraverso la pubblicazione di articoli di settore su siti specializzati. Sviluppata con criterio, essa può procurare numerosi benefici:
  • Utenza mirata verso il sito.
  • Backlink verso il sito.
  • Miglioramento del ranking nelle serp
  • Affermazione della brand identity.
  • Crescita delle conversioni.
Condizione indispensabile da porsi come obiettivo è la cura dei contenuti. Sviluppando un testo valido, si possono perseguire traguardi di differente natura:
  • Fidelizzazione dell’utenza.
  • Porsi come “opinion leader”.
  • Accrescere la mole di clienti.
Come sviluppare una campagna di article marketing funzionale ai propri obiettivi? Nella fase preliminare è importante porsi come step primario la strutturazione di una serie di tematiche aziendali da portare all’attenzione dell’utenza; esse verranno sottoposte al seo specialist, che provvederà ad un’operazione di ricerca, sviluppata su keywords poco competitive ma funzionali e user friendly, e a valutere le strategie dei competitors. Definita la keyword analysis, si predispone il sito a ricevere la fruizione: il web master può creare una serie di landing page che raccoglieranno il traffico in entrata. Contemporaneamente bisogna individuare i siti di AM più indicati ad ospitare gli articoli creati. I siti di article marketing presenti in rete sono fortemente settorializzati. La fase centrale della strategia prevede la redazione dei contenuti, affidandosi ad un esperto del settore (content manager, copywriter) per sviluppare testi ottimizzati. Una buona regola al riguardo è scrivere per il motore di ricerca, rispettando i criteri predisposti da Google ma anche per gli utenti, organizzando in modo logico le informazioni. Errori da evitare:
  • Non duplicare il contenuto
  • Non penalizzare la comunicazione, sbilanciando la scrittura in favore dei search engine.
  • Non inoltrare lo stesso contenuto a più di un sito di AM
In conclusione, è utile soffermarsi sulle regole dei siti di article marketing:
  • Evidenziare l’autore del contenuto
  • Non eccedere nell’utilizzo di link (2/3 link per testo)
  • Creare un contenuto dettagliato (almeno 600 parole)
  • Sviluppare un articolo non palesemente promozionale
  • Verificare l’articolo prima dell’invio.
  • Non inserire testi con materiali vietati
 

Email marketing

L’email marketing è una branca del web marketing a diffusione diretta, che ricorre alla posta elettronica per comunicare messaggi, newsletter e promozioni commerciali al pubblico. Il primo prerequisito indispensabile è intrecciare una relazione, al fine di sviluppare una familiarità e un rapporto “di fiducia” tra mittente e destinatario. Lo strumento per perseguire tale finalità è l’utilità del contenuto (inviando materiali informativi che procurino un al potenziale “cliente”). Un dettaglio da curare con attenzione è l’ideazione dell’“oggetto” (testo intrigante e concetto accattivante). Un consiglio utile è evitare i filtri antispam, per impedire a certi sistemi compromettere l’esito della strategia di email marketing, è sufficiente non ricorrere agli “abusi” grammaticali usati da questi messaggi: maiuscolo, superlativi, punteggiatura eccessiva (punti esclamativi o interrogativi) e simboli vanno limitati per scongiurare la percezione da spam. Prima di passare alla stesura del messaggio, è essenziale scegliere uno strumento di invio valido (mailer) permette di effettuare invii multipli, personalizzare il layout e, soprattutto, analizzare le statistiche relative (utenza raggiunta, tasso di consegna, tasso di apertura, click ricevuti). Tra gli strumenti disponibili online ricordiamo: MailChimp, GetResponse, ConstantContact, AWeber. Se scritto male, il contenuto di una mail si riflette negativamente sull’azienda committente. Il punto centrale di una strategia di email marketing è il testo del messaggio. Promozionale, informativa o conoscitiva, una email deve comunicare attraverso alcuni elementi indispensabili:
  • Evidenziare il mittente.
  • Esplicitare l’oggetto, cuore del messaggio (vedi sopra).
  • Chiarire la durata temporale, il prezzo e la convenienza (se è prevista una promozione).
  • Descrivere le modalità della proposta.
  • Inserire riferimenti e contatti (sito, pagine social, mail etc.)
  • Utilizzare più call to action (bottoni, immagini, link) per predisporre all’azione.
Nella stesura del messaggio, vanno praticato alcuni accorgimenti “tecnici”: lunghezza del testo non troppo eccessiva, uso del grassetto, spaziatura razionale, utilizzo intelligente di colori o componenti grafiche. L’ultimo passaggio fondamentale per una campagna di email marketing è legato alla lista contatti (utilizzando il database del sito o costruendolo artificialmente, per arrivare ad utenti “nuovi”). Altri dettagli da rammentare: ottenere il consenso all’invio, informare il destinatario sulle finalità, modalità e titolarità dei dati e su come o eliminare la propria iscrizione.