Sant’Anastasia: i Nas denunciano panificatore. Produceva nel laboratorio già sequestrato

Operazione anche a Sant’Antimo: sequestrato un quintale di alimenti.      A Sant’Anastasia i carabinieri del Nas di Napoli, il Nucleo anti sofisticazioni, hanno eseguito un’ispezione igienico sanitaria presso il panificio abusivo gestito da E. G., di 65 anni, panificio già oggetto di un precedente sequestro. Al termine di questa ispezione E.G. è stato denunciato per violazione di sigilli perchè è stato sorpreso a panificare abusivamente nonostante la presenza di sigilli. Nell’ambito della stessa operazione sono stati sequestrati 70 panetti di 500 grammi ciascuno in corso di lievitazione e sono stati di nuovo apposti i sigilli alla struttura risultata ancora in carenti condizioni igienico sanitarie. Non è finita. A Sant’Antimo, in via Di Vittorio 91, presso il supermercato ad insegna “Sisa” gestito dalla societa’ “F.lli Vergara s.n.c.”, con sede legale nello stesso comune, società legalmente rappresentata da V. A., 56 anni, i militari del Nas hanno proceduto al sequestro amministrativo di 100 chili circa di prodotti alimentari (carne suina, carne bovina, sugna alimentare e  pane) rinvenuti esposti in vendita ma privi di qualsiasi indicazione utile a garantirne la loro rintracciabilità.

La home page

La home page è il biglietto da visita di un sito web: per questa ragione, va meticolosamente implementata, coniugando praticità, efficienza ed un tocco estetico che non guasta mai. Spesso, la pagina principale è il luogo da cui avviene anche il numero maggiore di uscite: se le sue dimensioni e caratteristiche non rivelano l’anima e la ragion d’essere del sito, non chiarendo qual è lo scopo della tua presenza online, essa sarà difficilmente oggetto di una visita successiva. La sua finalità principale della è coadiuvare l’utente nella ricerca di una soluzione precisa alla sua richiesta, orientandolo e chiarendo di cosa tratta il sito. La home page deve agevolare la navigazione all’interno del siti. La strutturazione più efficace prevede che le pagine più esemplificative o di maggior rilievo dell’intero sito debbano essere raggiungibili dalla home: pochi link (ma buoni) e strumenti per una navigazione adeguata (divisione semplificata in sezioni, barra di ricerca). La pagina principale deve rispecchiare la preferenza delle priorità da comunicare stabilite, attirando l’attenzione dell’utente e spingendolo ad addentrarsi nelle sezioni interne. Una delle condizioni necessarie per la “conquista” dell’attenzione dell’utente è il tempo di apertura delle pagina: in particolare, la pagina principale non deve avere tempi di caricamento troppo elevati. Infatti, la velocità con cui si carica la home page è tra le componenti della Seo moderna di maggiore rilevanza: il consiglio per agevolare la user experience riducendo tali tempi è quello di non costruire una home page “troppo pesante” (ottimizzare CSS, immagini, video, scripts). Considerando la crescita esponenziale del mobile, un fattore critico da valutare è l’ottimizzazione per smartphone e tablet, strutturando le dimensioni della pagina principale per tutte le tipologie di risoluzioni (responsive web design). Evidentemente, una i criteri di efficienza e funzionalità devono conciliarsi con una definizione grafica da curare nel dettaglio: coerenza, utilità ed aspetto estetico sono i presupposti indispensabili per una home page che possa accontentare le richieste e rispondere alle esigenze più disparate dell’utente.  

“Francesco è”, da Assisi a Sant’Anastasia

Il 5 e 6 maggio la rappresentazione del musical al Metropolitan con gli alunni del 1° Istituto Comprensivo diretti dal dott. Luigi De Simone. 
“E’ stata un’esperienza unica…da brivido”. Gli alunni della scuola media del I° Istituto Comprensivo di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, non pensavano mai di recitare nella città di Assisi quando si sono iscritti ad un laboratorio di teatro organizzato dalla loro scuola. In un week-end di aprile sono stati proiettati in un vero e proprio set cinematografico, preparato per loro  dal dott. Luigi De Simone,   dove rappresentare alcune scene di  “Francesco è”, il musical scritto e diretto dallo stesso De Simone. “E’ stata un’emozione unica, indimenticabile, noi genitori la porteremo sempre nel cuore”. Brani e  canti sacri sono stati messi in scena nelle strade e nei luoghi dell’epopea francescana: dalla  chiesa di San Damiano a  quella di Santa Chiara; dalla casa di Francesco alla Basilica di Santa Maria degli Angeli.  “Particolarmente toccante – ha raccontato uno dei  genitori che accompagnava la piccola troupe – la riproposizione della scena dei lebbrosi al Santuario di Rivotorto”. Giovedì e venerdì, 5 e 6 maggio alle ore 20:00, presso il teatro Metropolitan di via Antonio D’Auria sarà rappresentato il musical con gli alunni del corso di teatro, seguito dal video dell’esperienza fatta ad Assisi. L’ingresso è gratuito.
DICHIARAZIONI della dirigente scolastica Maria Capone: “Sono soddisfatta. Mi sono affidata a De Simone perchè ne conoscevo le grandi capacità.  Il dottore ha saputo realizzare un progetto pedagogico di ampio respiro, esaltando l’interdisciplinarità in esso contenuto. Non posso che esserne fiera”.
DICHIARAZIONI del regista, dott. Luigi De Simone: ” La figura Francesco D’Assisi –  cui il musical si ispira – durante questi mesi di lavorazione, è stata vissuta  come un costante punto di riferimento da scolari e genitori. Capace di trascinare e di entusiasmare; coinvolgere ed affascinare”. “La rappresentazione è stato il tentativo, riuscito, di mettere in luce la sinergia tra l’istituzione scuola e la società civile il cui destinatario è l’allievo”.
SCHEDA TECNICA DELLO SPETTACOLO  “Francesco è…” Musical in due atti Ideato, scritto e diretto da Luigi De Simone Interpreti: 25 attori, alunni della Scuola media “Ten. Mario De Rosa” 2 docenti 6 genitori Coordinamento genitori Marianna e Maria Luisa Musiche Ciro Perna Balletti Carmela Colurciello Scenografia medievale Salvatore Giordano Costumi Valentina Velotti Coordinamento Comunicazione e riprese Paola Maione e Mimmo Iossa  

Presentazione del calendario della Festa Patronale in onore di San Michele Arcangelo

Gli eventi cominceranno Venerdì 6 Maggio e si concluderanno Sabato 14 Maggio Il Comitato Festa di Ottaviano e l’Amministrazione comunale comunicano che Mercoledì 4 Maggio alle ore 12,30 nella sala consiliare del Comune di Ottaviano verrà presentato il calendario della Festa Patronale in onore di San Michele Arcangelo. Interverranno alla Conferenza Stampa il Sindaco Luca Capasso, l’Assessore Aniello Saviano, il Presidente del Comitato Festa Enrico del Giudice. In questa occasione verranno distribuiti le brochure inerenti a tutti gli appuntamenti della Festa Patronale a Ottaviano.  

Il ricordo di Cernobyl ha commosso, ma l’Italia è indietro

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  Si devono smantellare le vecchie centrali e si cerca il sito per il deposito nazionale rifiuti. Un grande puzzle che non si sa come andrà a finire.

30 anni dopo ci siamo emozionati al ricordo della tragedia della centrale nucleare di Cernobyl. Uno stato d’animo collettivo legato ad un settore industriale particolare e controverso. Siamo stati rassicurati , però, dal sapere che entro il 2017 si completeranno i lavori per riparare quel disastro e chiudere definitivamente un avvenimento assai triste. Eppure di energia nucleare, del suo utilizzo su larga scala, delle scorie prodotte dalle centrali, si continua a discutere. L’opinione pubblica è divisa,  nonostante Cernobyl e più recentemente l’incidente alla centrale giapponese di  Fukushima. L’Italia grazie ad un referendum del 1987 ha detto no alla produzione di energia da impianti nucleari. Le centrali costruite anni fa devono essere smantellate. Nei loro siti ci sono scorie pericolose, ben controllate, depositi temporanei , che  prima o poi dovranno trovare posto in un sito unico nazionale. Altrove lo hanno fatto, noi siamo indietro. Una legge del 2010 ha affidato alla Società Sogin il compito di localizzare, progettare e gestire il deposito nazionale. Dovrà essere un moderno Parco Tecnologico di ricerca e di svago. La sede non è ancora stata scelta e stando agli annunci dovrebbe avvenire molto presto. Stiamo componendo un puzzle. Lo smantellamento – decommissioning  dei vecchi impianti si accompagna alla gestione anche di  altri rifiuti radioattivi sparsi qua e là. Quelli prodotti dalla medicina ,dalle industrie  e dagli enti di ricerca. Solitamente la loro pericolosità passa sotto silenzio. La loro custodia definitiva è ormai indispensabile. Il deposito sarà progettato secondo gli  standard dell’ Agenzia Internazionale Energia Atomica. Per avere un’idea di questo fenomeno vagante per tutta la Penisola, si  sappia  che dobbiamo mettere in sicurezza 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività ed altri  15 mila ad alta attività. Una montagna radioattiva,il pezzo più grande del puzzle .La maggior parte dei paesi europei già possiede questo tipo di strutture.Sul nucleare hanno fatto scelte meno radicali dell’Italia,come ci viene dalla vicina Francia. Gli investimenti da farsi sono miliardari . Per l’Italia  si stima un costo di 1,5 miliardi di euro e  4 anni di lavoro. C’è l’ interesse delle multinazionali. Avviene anche  a Cernobyil , con un Consorzio internazionale guidato da due colossi francesi. Il futuro luogo italiano è top secret. Gli esperti che hanno progettato le  barriere di protezione dell’area  hanno nesso  insieme aspetti di natura tecnico-scientifica e tutela ambientale. Non è stato facile. I cittadini avranno il loro diritto di parola, magari l’ultimo in ordine di tempo, come previsto dalle leggi in vigore, ottenute dopo numerose petizioni e mobilitazioni. Il processo di siting ,spiegano i ricercatori,  sarà  determinante per la definizione di dettaglio delle scelte tecniche e progettuali necessarie a garantire la massima sicurezza per i cittadini e l’ambiente. Pochi mesi fa il governo ha ricevuto, la Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito. Sono indicati spazi territoriali conseguenti a studi ed approfondimenti  durati anni. Per ora nessuno lascia trapelare  nulla. Ma si sa che le Regioni e i gli Enti locali “ potranno manifestare l’interesse ad ospitare il deposito nazionale, dando avvio a ulteriori indagini con l’applicazione dei criteri di approfondimento”. Poi ci sarà una consultazione pubblica di massa, finanziata dal governo, con incontri e seminari. Un iter un po’ giapponese, mediante il quale si cercherà di convincere le persone a convivere con il “giardino dei rifiuti”. Non sappiamo immaginare gli esiti. Anzi, qui il puzzle si  può anche interrompere. Perché ,come abbiamo largamente visto negli ultimi anni, il movimento Nimby – “ovunque ma non nel mio giardino” – è forte anche in Italia.****

SOCIETA’/PUBBLICO E PRIVATO

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Le ricette di Biagio. I crostini di capperi e le scaloppe alla pizzaiola aiutano a “perdere ‘o scuorno”.

Provare vergogna è un atto di forza o di debolezza?  I politici che prendono buste e non provano vergogna meritano solo biasimo e carcere ( anche se a domicilio) ? Mangiare crostini e scaloppe e discutere di scale di valori: sono gli scherzi della buona tavola.  “L’Italia deve crescere senza pensare all’etica”. (Presidente CNR – “la Repubblica”, 16/04) Crostini di capperi. Ingredienti: 100 gr. di capperi sotto aceto; 50 gr. di zucchero a velo; 30 gr. di farina; 50 gr. di uvetta passa; 40 gr. di pinoli; 70 gr. prosciutto crudo; mezzo bicchiere di vino rosso per’ ‘ e palummo; pane casereccio.  In una casseruola versate due cucchiai di farina e due, abbondanti, di zucchero, dopo qualche minuto diluite con mezzo bicchiere d’acqua e il mezzo bicchiere di vino rosso. Quando la bollitura avrà sciolto tutti i grumi della miscela, versate nella casseruola i capperi tritati alla grossa, l’uvetta liberata dai piccioli, i pinoli sminuzzati, i dadi di prosciutto, e lasciate cuocere per una decina di minuti. Con la miscela ancora calda coprite le fette di pane tostate un attimo prima. La ricetta è di Pellegrino Artusi: ho sostituito l’aceto con il vino rosso, e ho eliminato i canditi. Scaloppe alla pizzaiola con insalata. Ingredienti: 4 fette di coscia di manzo da 80 gr. ciascuna; 8 robuste fette di mozzarella di bufala dei Mazzoni ( 4 tagliate alla grossa, 4 più sottili);  200 gr. di pomodori freschi; farina bianca; olio; origano, insalata; un cucchiaio di aceto, sale.  Nel tegame immergete nell’olio caldo le fette di carne infarinate. Quando si sono rosolate da entrambe le parti, sdraiate su ogni fetta di carne una fetta grossa di mozzarella e una fetta di pomodoro, spruzzate con l’origano, coprite il tegame e fate cuocere a fuoco basso per un quarto d’ora.  Quando la cottura è completa, disponete le scaloppe nel piatto, “aggiustate” intorno al pomodoro e sopra le fette di mozzarella cotta  le fettine di mozzarella fresca, ornate il tutto con l’insalata condita con olio e con aceto, e portate in tavola. I due piatti possono essere accompagnati sia dal vino bianco che dal vino rosso, a patto che siano vini vesuviani giovani. Biagio Ferrara La prima ricetta Biagio l’ha presa dal libro di Artusi, e lo ammette; c’è il sospetto, però, che abbia preso da un libro misterioso anche quella delle scaloppine, con qualche sofistica variazione. Lui  però nega, non fermamente, ma a fuoco basso: “ e se anche fosse? – dice – non fanno tutti così?  Qualcuno ha scritto che in pittura le copie non esistono, che un pittore non riuscirà mai a copiare nemmeno sé stesso,”. “E tu – gli ribatte uno dei commensali – osi paragonarti a un pittore? Ha’  perz’’ o scuorno”. Siamo alla fine del pranzo, e c’è voglia di una china e di discussioni letterarie: di calcio dopo che la Juve ha vinto matematicamente lo scudetto non si parla. Sarebbe interessante scrivere un pezzo di colore sugli estri, sulle fisime e sulle bizzarrie che hanno  segnato negli ultimi mesi i duelli verbali  tra i “napoletani” da una parte e gli “juventini” e  gli “interisti” dall’altra, e anche sui modi filosofici con cui i napoletani hanno commentato la vittoria della Juve. Questo rumoroso silenzio domenicale fa parte del repertorio. Ma torniamo allo “scuorno”. Uno degli amici mi chiede come intendo la frase “ha’ perz’’o scuorno”. “ hai perso ogni senso della vergogna” traduco, ma non posso limitarmi a questa banale interpretazione. Devo dire qualcosa di particolare: aggiungo un’altra lettura: “ hai perso ogni senso della vergogna, perché non ti riferisci più né a codici di comportamento, né a scale di valori”: il tuo mondo è un mondo “’e mbruoglie”, un mondo imbrogliato e confuso. Scatta l’arringa dell’amico politologo dietrologo, che beve fernet e che legge tutti i quotidiani e percorre tutti i siti, soprattutto quelli che svelano “come stanno veramente le cose” “Questo intendeva il dott. Davigo, quando ha detto che i nostri politici non solo rubano più di prima, ma ora non si vergognano nemmeno. I giornali, ormai, sono lunghi elenchi quotidiani di buste, creste, mazzette, e di una sola dichiarazione a corredo: io non ho preso una lira, e ho fiducia nella magistratura.. Qual è la speranza dei mariuoli? Domani la magistratura scoprirà un’altra lista di tangenti e di tangentisti, e si dimenticherà della lista del giorno prima. E’ in corso il processo contro Mafia Capitale. Se ne ricorda più qualcuno? I giornali  hanno messo già tutto nel freezer. Del resto, Umberto Eco l’articolo sulle “notizie findus” l’aveva scritto nel 1973”. La mia è una filippica: “Il mondo sta mischiando tutte le sue carte, i cinesi comprano il Milan, l’ Austria vorrebbe controllare i treni in territorio italiano, e tu parli ancora di senso della vergogna e di scala dei valori? Quando il capitalismo ti permette di viaggiare in lungo e in largo per il mondo e di sederti a tavola nei migliori ristoranti, allora ti va bene. Ma non vuoi accettare l’idea che il capitalismo abbia un bisogno fisiologico di corruzione, di corrompere, d’essere corrotto. Cosa è poi la corruzione se non un modo più rapido di distribuire la ricchezza? Chi prende buste e tangenti, incassa e spende, immette liquidità nel sistema, campa e fa campare. I politici l’hanno capito, ma tutti noi l’abbiamo capito: solo che non abbiamo il coraggio di dirlo apertamente, siamo timidi, fingiamo di credere che il vergognarsi e l’esame di coscienza siano ancora principi etici fondamentali. Dobbiamo ringraziarli, questi politici, che a costo di perdere la libertà personale, vogliono costringerci a prendere atto dei nuovi costumi morali. Cosa ha detto il presidente del Cnr: “ L’ Italia deve crescere senza pensare all’etica”.  E poi, il carcere per una tangente? Ma in che mondo viviamo? Per fortuna è quasi sempre carcere a domicilio.. Se no, dovrebbero intervenire quelli di Amnesty..”. Mi guardano sorridendo. Sanno che mi piace il paradosso.  Sì, la mia è stata una tirata paradossale, almeno credo.  L’esame di coscienza e il guardarsi allo specchio non sono uno sdoppiamento, e dunque uno stato di debolezza, a cui possono resistere solo i caratteri aspri? I caratteri aspri, ora capisco….. Dicevano Aristofane e Didimo che nessun ingrediente rafforza il nostro spirito e il nostro corpo meglio dell’aceto e dei capperi: e io aggiungo  “ ‘o per’’e palummo”. L’OFFICINA DEI SENSI http://ilmediano.com/category/terza-pagina/lofficina-dei-sensi/  

Ercolano, fuoco a Cava Fiengo

Venerdì scorso è stato segnalato un focolaio all’interno di Cava Fiengo, già teatro, lo scorso anno, di un incendio di grandi dimensioni. FOTO

Pare che di questi tempi ad Ercolano non vada più di moda parlare di rifiuti, pare infatti che una pax mediatica sia calata nuovamente su Resina e dintorni. La moda del rogo in prima pagina viene meno e sui media, così come sui social network, si preferisce un panorama, obbligatoriamente mozzafiato, una spiaggia assolata o un Vesuvio più lontano che mai, per non vederne e approfondirne le sciagure.

Sembra quindi che la saturazione di immagini che mostrano lo scempio ambientale vesuviano abbia sempre più allontanato i cittadini dall’impegno e dalla denuncia e abbia creato in loro una sorta di rigetto verso una scomoda quanto ancor diffusa realtà.

E in effetti, mentre tutto attorno dorme nel sonno più profondo, solo in pochi alzano lo sguardo, aprono gli occhi e, sprovvisti delle proverbiali fette di prosciutto, s’accorgono che dopo il conclamato passaggio del nuovo che avanza, nulla è cambiato, a Ercolano e in genere nel Parco Nazionale del Vesuvio. Ne è prova evidente il rogo di venerdì sera a cava Fiengo presso l’ormai famigerata via Novelle Castelluccio.

Casualmente, scorgiamo una colonna di fumo che s’alza da quella che con un puro eufemismo chiamiamo ancora strada e, avvicinandoci ci si rende conto che quel fumo, visibile chiaramente da lontano, proveniva proprio da quell’incavo, lo stesso che quasi un anno fa bruciò per circa tre giorni, appestando con i suoi miasmi chimici una vasta area che andava da Ercolano a San Sebastiano fin giù San Giorgio a Cremano. Le ceneri di quell’incendio arrivarono, spostate dal vento, fino a Sant’Anastasia ma la gravità di quell’evento non ha smosso le coscienze di cittadini ed amministratori, questi ultimi infatti, dopo i proclami che inneggiavano all’uso delle telecamere e di fantomatiche commissioni ambientali, non hanno fatto altro che dimenticare le Lave Novelle e far finta che nulla accadesse e che niente sia accaduto in passato, senza far tesoro del dato di fatto della ciclicità dei roghi in quella zona.

Ciò vuol dire che se un comune cittadino non avesse alzato lo sguardo e avvertito i Carabinieri di quel fuoco che divampava a breve distanza da decine di cumuli di stracci vecchi, avremmo assistito all’ennesimo incendio, quello che ogni anno divampa in maniera dolosa sulla Novelle Castelluccio e che purtroppo, con buona probabilità, divamperà ancora finché non si deciderà di affrontare una situazione mai presa realmente sul serio.

La cava in questione, di proprietà degli omonimi imprenditori ercolanesi, è ben farcita di rifiuti e prossima ad una altra cava che in questi ultimi mesi pure era stata posta sotto sequestro per ipotesi di reato ambientale. Di parole se ne sono dette tante con la precedente amministrazione e se ne dicono ancora oggi con l’attuale giunta, a mancare sono però i fatti, non esiste, allo stato attuale, un progetto serio di messa in sicurezza dell’area (non parliamo poi di un’utopica bonifica), non esiste alcun mezzo di dissuasione e di controllo di quel territorio, lasciato a se stesso e là dove residenti e limitrofi continuano a scaricare rifiuti d’ogni genere e a dargli fuoco come è accaduto due giorni fa e come accade in pratica ogni anno.

Ottaviano, Circolo A.Diaz: conferenza su “San Michele Giudice e San Michele Difensore e Patrono”.

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Carmine Cimmino ha parlato del culto e della “figura” di San Michele “leggendo” quadri e sculture dei secc.XVII e XVIII e illustrando il “ruolo” del San Michele Giudice e Guerriero, venerato dai Longobardi, e del San Michele Patrono delle messi, venerato dai Bizantini.   Venerdì sera, nel salone del Circolo “A.Diaz” Carmine Cimmino ha parlato del culto di San Michele nella storia di Ottaviano e della “figura” dell’ Arcangelo nella pittura napoletana dei secc. XVII e XVII: ha parlato di tutto questo “leggendo” e commentando quadri di Guido Reni, di Filippo Vitale, di Francesco Solimena e di Luca Giordano e due statue, una di Lorenzo Vaccaro, l’altra dello stesso Vaccaro, che ne fu lo scultore, e di G.D. Vinaccia, che ne fu l’argentiere. Il folto pubblico ha seguito con grande interesse la conferenza: del resto, il culto di San Michele è diffuso in tutto il territorio, i quadri proposti erano tutti di notevole interesse storico e artistico, e, infine, l’oratore ha saputo mettere insieme i dati della tecnica pittorica e della storia dell’arte, notizie inedite su alcuni aspetti del culto dell’ Arcangelo e interessanti informazioni sulla storia sociale del Vesuviano. Il continuo incrociarsi della storia di oggi con quella del passato ha suscitato e ha mantenuto viva l’attenzione dei presenti, che hanno rivolto a Carmine Cimmino non poche domande su aspetti del culto. Per esempio, è tradizione a Ottaviano che il “volo degli angeli” venga svolto da ragazzi della famiglia Duraccio. Cimmino ha spiegato che i Duraccio già nel ‘600 mantenevano, per conto della famiglia Medici, i contatti con il mercato del grano in Puglia, e che questa condizione li legò al culto dell’ Arcangelo che ha il suo centro sul Gargano. L’oratore ha poi chiarito che il San Michele venerato dai Longobardi è prima di tutto Giudice delle anime dei morti e perciò regge la bilancia: invece il San Michele del Gargano è protettore dell’agricoltura, difende le messi, e il Male contro cui combatte non è più solo la corruzione del peccato, ma è anche la cieca violenza della Natura. Questo San Michele ha il volto gentile – Luca Giordano gli attribuì in un quadro i capelli biondi (v. app.) – non ha più bisogno della bilancia, e i diavoli che Egli calpesta non hanno tratti bestiali, sono “umanizzati”: il Male lo possiamo trovare ogni giorno nelle persone che incontriamo, oltre che in noi stessi. Non a caso, l’ oratore ha commentato per ultimo il “ San Michele” che Luca Giordano dipinse per il Palazzo Reale di Madrid ( v. app.): in questo quadro Lucifero è vestito da cavaliere, proprio come San Michele, che sconfigge il suo avversario non con la spada, ma abbagliandolo con un raggio di luce che viene dall’alto e si rifrange sul suo scudo. Nel Vesuviano san Michele da Giudice diventa Difensore dopo l’eruzione del 1631, quando tra le fiamme dell’Inferno e quelle del vulcano si stabiliscono facili corrispondenze. Nel 1663 gli Ottajanesi decisero di dedicare a San Michele il giorno “garganico”, l’8 maggio, ma per almeno due secoli il Patrono uscì in processione anche il 29 settembre: una processione breve, che in alcuni anni si svolse nel quartiere Zabatta, tra gli splendidi vigneti: da qui l’espressione “ San Michele dell’uva”. Prima i prefetti dei Savoia e poi i vescovi di Nola tentarono più volte di impedire che si svolgesse il rito del “volo degli angeli”: ma gli Ottajanesi, compatti, hanno sempre respinto il tentativo. Cimmino parla poi del rapporto intenso che si stabilisce l’8 maggio tra gli Ottavianesi e il loro patrono: non c’è avvenimento, in quel giorno, da quando la statua dell’ Arcangelo esce dalla Chiesa Madre fino al rientro, che i cittadini non leggano come un “segno”, come un messaggio inviato dal Patrono. E’ stata una bella serata. Il presidente del Circolo, Michele del Giudice, nel ringraziare i presenti e Carmine Cimmino, che del sodalizio è socio da decenni, ha fatto capire che è in allestimento un ricco programma di eventi culturali, tutti dedicati alla storia di Ottaviano e del territorio vesuviano. Carmine Cimmino mi ha pregato di ringraziare, attraverso il giornale, l’amico Antonio Annunziata, che ha fornito l’indispensabile supporto tecnico alla manifestazione, e con lui, tutti coloro che hanno avuto la pazienza di ascoltarlo.   Luca Giordano, San Michele sconfigge Lucifero

Ottaviano, restyling della sala consiliare

In consiglio approvata la riduzione della tassa sulla spazzatura. La riduzione della Tari, la tassa sulla spazzatura, è stato il provvedimento più significativo adottato ieri, in consiglio comunale ad Ottaviano, nella nuova sala consiliare “Pasquale Cappuccio”, completamente rinnovata dopo i lavori di restyling voluti dal presidente dell’assemblea, Biagio Simonetti, e ora munita di nuovi microfoni, di monitor per i consiglieri e attrezzata per la diretta streaming. I consiglieri, all’unanimità, hanno approvato le nuove tariffe Tari, che prevedono un risparmio per i cittadini di circa 350mila euro. In totale, rispetto agli anni precedenti, l’amministrazione comunale ha risparmiato circa 500mila euro, 150mila dei quali saranno utilizzati per la bonifica di siti inquinati da quasi 10 anni. Con le nuove tariffe, ci saranno riduzioni per le utenze domestiche ma soprattutto per le attività commerciali, finora tra le più vessate. Per queste ultime è previsto un pagamento, rispetto gli scorsi anni, ridotto fino al 25%. Merito del nuovo provvedimento è il successo della raccolta differenziata, arrivata ad Ottaviano a sfiorare l’80%. Spiega il sindaco Luca Capasso: “Ringrazio il consigliere delegato Giorgio Marigliano e tutti i cittadini che, facendo sacrifici e collaborando con il Comune, hanno consentito alla città di arrivare ad un’altissima percentuale di raccolta differenziata. Avevamo promesso che avremmo ridotto la Tari e lo abbiamo fatto” Nel corso dello stesso consiglio, il sindaco Capasso ha anche chiarito che non sono andati perduti i finanziamenti per la riqualificazione della scuola media “D’Annunzio”, ottenuti grazie all’azione “Cantieri in Comune” della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Proprio il Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha risposto ad una lettera dell’amministrazione comunale di Ottaviano spiegando che c’è tempo fino al 2018 per utilizzare i fondi.  

A San Giorgio a Cremano il parco urbano “Vincenzo Liguori”, il sindaco Pinto invita i concittadini all’intitolazione

La cerimonia è in programma per lunedì alle 11 in via Aldo Moro.
Un Parco urbano dedicato alla memoria di Vincenzo Liguori, vittima innocente della criminalità. L’appuntamento con la cerimonia di intitolazione è fissato per lunedì 2 maggio alle ore 11 a San Giorgio a Cremano, comune che ha deciso di intestare la struttura pubblica di via Aldo Moro al meccanico che lavorava proprio lì vicino e che lì trovò la morte il 13 gennaio del 2011, raggiunto da una pallottola che lo colpì per errore. Parteciperanno all’evento, oltre che i familiari della vittima, le scuole del territorio (gli alunni di alcune di esse hanno contribuito a co-progettare il Parco) e varie figure del mondo istituzionale e associativo, con rappresentanti delle forze dell’ordine e del giornalismo. Accanto al sindaco di casa Giorgio Zinno e alla sua amministrazione, sarà presente anche il Primo cittadino di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, accompagnato da altri amministratori del comune vesuviano del quale Liguori era originario. “Invito i cittadini di Pollena Trocchia a spostarsi a San Giorgio a Cremano per prendere parte alla cerimonia di intitolazione del Parco di via Aldo Moro alla memoria di un nostro concittadino onesto ed esemplare” ha esordito Pinto. “Si tratta di un’iniziativa di grande valenza simbolico: dedicare un luogo pubblico a una vittima innocente della criminalità significa assumere un doppio impegno, quello della memoria e al tempo stesso anche quello di voler condurre una strenua battaglia, culturale prima di tutto, contro la violenza e le mafie. Proprio per questo è ferma intenzione dell’amministrazione comunale da me guidata intitolare anche uno spazio della nostra cittadina a Vincenzo” ha concluso il sindaco di Pollena Trocchia.