Sant’Anastasia: i Nas denunciano panificatore. Produceva nel laboratorio già sequestrato
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“Francesco è”, da Assisi a Sant’Anastasia
Il 5 e 6 maggio la rappresentazione del musical al Metropolitan con gli alunni del 1° Istituto Comprensivo diretti dal dott. Luigi De Simone.
“E’ stata un’esperienza unica…da brivido”. Gli alunni della scuola media del I° Istituto Comprensivo di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, non pensavano mai di recitare nella città di Assisi quando si sono iscritti ad un laboratorio di teatro organizzato dalla loro scuola. In un week-end di aprile sono stati proiettati in un vero e proprio set cinematografico, preparato per loro dal dott. Luigi De Simone, dove rappresentare alcune scene di “Francesco è”, il musical scritto e diretto dallo stesso De Simone. “E’ stata un’emozione unica, indimenticabile, noi genitori la porteremo sempre nel cuore”. Brani e canti sacri sono stati messi in scena nelle strade e nei luoghi dell’epopea francescana: dalla chiesa di San Damiano a quella di Santa Chiara; dalla casa di Francesco alla Basilica di Santa Maria degli Angeli. “Particolarmente toccante – ha raccontato uno dei genitori che accompagnava la piccola troupe – la riproposizione della scena dei lebbrosi al Santuario di Rivotorto”. Giovedì e venerdì, 5 e 6 maggio alle ore 20:00, presso il teatro Metropolitan di via Antonio D’Auria sarà rappresentato il musical con gli alunni del corso di teatro, seguito dal video dell’esperienza fatta ad Assisi. L’ingresso è gratuito.
DICHIARAZIONI della dirigente scolastica Maria Capone: “Sono soddisfatta. Mi sono affidata a De Simone perchè ne conoscevo le grandi capacità. Il dottore ha saputo realizzare un progetto pedagogico di ampio respiro, esaltando l’interdisciplinarità in esso contenuto. Non posso che esserne fiera”.
DICHIARAZIONI del regista, dott. Luigi De Simone: ” La figura Francesco D’Assisi – cui il musical si ispira – durante questi mesi di lavorazione, è stata vissuta come un costante punto di riferimento da scolari e genitori. Capace di trascinare e di entusiasmare; coinvolgere ed affascinare”. “La rappresentazione è stato il tentativo, riuscito, di mettere in luce la sinergia tra l’istituzione scuola e la società civile il cui destinatario è l’allievo”.
SCHEDA TECNICA DELLO SPETTACOLO “Francesco è…” Musical in due atti Ideato, scritto e diretto da Luigi De Simone Interpreti: 25 attori, alunni della Scuola media “Ten. Mario De Rosa” 2 docenti 6 genitori Coordinamento genitori Marianna e Maria Luisa Musiche Ciro Perna Balletti Carmela Colurciello Scenografia medievale Salvatore Giordano Costumi Valentina Velotti Coordinamento Comunicazione e riprese Paola Maione e Mimmo IossaPresentazione del calendario della Festa Patronale in onore di San Michele Arcangelo
Il ricordo di Cernobyl ha commosso, ma l’Italia è indietro
30 anni dopo ci siamo emozionati al ricordo della tragedia della centrale nucleare di Cernobyl. Uno stato d’animo collettivo legato ad un settore industriale particolare e controverso. Siamo stati rassicurati , però, dal sapere che entro il 2017 si completeranno i lavori per riparare quel disastro e chiudere definitivamente un avvenimento assai triste. Eppure di energia nucleare, del suo utilizzo su larga scala, delle scorie prodotte dalle centrali, si continua a discutere. L’opinione pubblica è divisa, nonostante Cernobyl e più recentemente l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima. L’Italia grazie ad un referendum del 1987 ha detto no alla produzione di energia da impianti nucleari. Le centrali costruite anni fa devono essere smantellate. Nei loro siti ci sono scorie pericolose, ben controllate, depositi temporanei , che prima o poi dovranno trovare posto in un sito unico nazionale. Altrove lo hanno fatto, noi siamo indietro. Una legge del 2010 ha affidato alla Società Sogin il compito di localizzare, progettare e gestire il deposito nazionale. Dovrà essere un moderno Parco Tecnologico di ricerca e di svago. La sede non è ancora stata scelta e stando agli annunci dovrebbe avvenire molto presto. Stiamo componendo un puzzle. Lo smantellamento – decommissioning– dei vecchi impianti si accompagna alla gestione anche di altri rifiuti radioattivi sparsi qua e là. Quelli prodotti dalla medicina ,dalle industrie e dagli enti di ricerca. Solitamente la loro pericolosità passa sotto silenzio. La loro custodia definitiva è ormai indispensabile. Il deposito sarà progettato secondo gli standard dell’ Agenzia Internazionale Energia Atomica. Per avere un’idea di questo fenomeno vagante per tutta la Penisola, si sappia che dobbiamo mettere in sicurezza 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività ed altri 15 mila ad alta attività. Una montagna radioattiva,il pezzo più grande del puzzle .La maggior parte dei paesi europei già possiede questo tipo di strutture.Sul nucleare hanno fatto scelte meno radicali dell’Italia,come ci viene dalla vicina Francia. Gli investimenti da farsi sono miliardari . Per l’Italia si stima un costo di 1,5 miliardi di euro e 4 anni di lavoro. C’è l’ interesse delle multinazionali. Avviene anche a Cernobyil , con un Consorzio internazionale guidato da due colossi francesi. Il futuro luogo italiano è top secret. Gli esperti che hanno progettato le barriere di protezione dell’area hanno nesso insieme aspetti di natura tecnico-scientifica e tutela ambientale. Non è stato facile. I cittadini avranno il loro diritto di parola, magari l’ultimo in ordine di tempo, come previsto dalle leggi in vigore, ottenute dopo numerose petizioni e mobilitazioni. Il processo di siting ,spiegano i ricercatori, sarà determinante per la definizione di dettaglio delle scelte tecniche e progettuali necessarie a garantire la massima sicurezza per i cittadini e l’ambiente. Pochi mesi fa il governo ha ricevuto, la Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito. Sono indicati spazi territoriali conseguenti a studi ed approfondimenti durati anni. Per ora nessuno lascia trapelare nulla. Ma si sa che le Regioni e i gli Enti locali “ potranno manifestare l’interesse ad ospitare il deposito nazionale, dando avvio a ulteriori indagini con l’applicazione dei criteri di approfondimento”. Poi ci sarà una consultazione pubblica di massa, finanziata dal governo, con incontri e seminari. Un iter un po’ giapponese, mediante il quale si cercherà di convincere le persone a convivere con il “giardino dei rifiuti”. Non sappiamo immaginare gli esiti. Anzi, qui il puzzle si può anche interrompere. Perché ,come abbiamo largamente visto negli ultimi anni, il movimento Nimby – “ovunque ma non nel mio giardino” – è forte anche in Italia.****
SOCIETA’/PUBBLICO E PRIVATO
Le ricette di Biagio. I crostini di capperi e le scaloppe alla pizzaiola aiutano a “perdere ‘o scuorno”.
Ercolano, fuoco a Cava Fiengo
Venerdì scorso è stato segnalato un focolaio all’interno di Cava Fiengo, già teatro, lo scorso anno, di un incendio di grandi dimensioni. FOTO
Pare che di questi tempi ad Ercolano non vada più di moda parlare di rifiuti, pare infatti che una pax mediatica sia calata nuovamente su Resina e dintorni. La moda del rogo in prima pagina viene meno e sui media, così come sui social network, si preferisce un panorama, obbligatoriamente mozzafiato, una spiaggia assolata o un Vesuvio più lontano che mai, per non vederne e approfondirne le sciagure.
Sembra quindi che la saturazione di immagini che mostrano lo scempio ambientale vesuviano abbia sempre più allontanato i cittadini dall’impegno e dalla denuncia e abbia creato in loro una sorta di rigetto verso una scomoda quanto ancor diffusa realtà.
E in effetti, mentre tutto attorno dorme nel sonno più profondo, solo in pochi alzano lo sguardo, aprono gli occhi e, sprovvisti delle proverbiali fette di prosciutto, s’accorgono che dopo il conclamato passaggio del nuovo che avanza, nulla è cambiato, a Ercolano e in genere nel Parco Nazionale del Vesuvio. Ne è prova evidente il rogo di venerdì sera a cava Fiengo presso l’ormai famigerata via Novelle Castelluccio.
Casualmente, scorgiamo una colonna di fumo che s’alza da quella che con un puro eufemismo chiamiamo ancora strada e, avvicinandoci ci si rende conto che quel fumo, visibile chiaramente da lontano, proveniva proprio da quell’incavo, lo stesso che quasi un anno fa bruciò per circa tre giorni, appestando con i suoi miasmi chimici una vasta area che andava da Ercolano a San Sebastiano fin giù San Giorgio a Cremano. Le ceneri di quell’incendio arrivarono, spostate dal vento, fino a Sant’Anastasia ma la gravità di quell’evento non ha smosso le coscienze di cittadini ed amministratori, questi ultimi infatti, dopo i proclami che inneggiavano all’uso delle telecamere e di fantomatiche commissioni ambientali, non hanno fatto altro che dimenticare le Lave Novelle e far finta che nulla accadesse e che niente sia accaduto in passato, senza far tesoro del dato di fatto della ciclicità dei roghi in quella zona.
Ciò vuol dire che se un comune cittadino non avesse alzato lo sguardo e avvertito i Carabinieri di quel fuoco che divampava a breve distanza da decine di cumuli di stracci vecchi, avremmo assistito all’ennesimo incendio, quello che ogni anno divampa in maniera dolosa sulla Novelle Castelluccio e che purtroppo, con buona probabilità, divamperà ancora finché non si deciderà di affrontare una situazione mai presa realmente sul serio.
La cava in questione, di proprietà degli omonimi imprenditori ercolanesi, è ben farcita di rifiuti e prossima ad una altra cava che in questi ultimi mesi pure era stata posta sotto sequestro per ipotesi di reato ambientale. Di parole se ne sono dette tante con la precedente amministrazione e se ne dicono ancora oggi con l’attuale giunta, a mancare sono però i fatti, non esiste, allo stato attuale, un progetto serio di messa in sicurezza dell’area (non parliamo poi di un’utopica bonifica), non esiste alcun mezzo di dissuasione e di controllo di quel territorio, lasciato a se stesso e là dove residenti e limitrofi continuano a scaricare rifiuti d’ogni genere e a dargli fuoco come è accaduto due giorni fa e come accade in pratica ogni anno.






