CONDIVIDI

Venerdì scorso è stato segnalato un focolaio all’interno di Cava Fiengo, già teatro, lo scorso anno, di un incendio di grandi dimensioni. FOTO

Pare che di questi tempi ad Ercolano non vada più di moda parlare di rifiuti, pare infatti che una pax mediatica sia calata nuovamente su Resina e dintorni. La moda del rogo in prima pagina viene meno e sui media, così come sui social network, si preferisce un panorama, obbligatoriamente mozzafiato, una spiaggia assolata o un Vesuvio più lontano che mai, per non vederne e approfondirne le sciagure.

Sembra quindi che la saturazione di immagini che mostrano lo scempio ambientale vesuviano abbia sempre più allontanato i cittadini dall’impegno e dalla denuncia e abbia creato in loro una sorta di rigetto verso una scomoda quanto ancor diffusa realtà.

E in effetti, mentre tutto attorno dorme nel sonno più profondo, solo in pochi alzano lo sguardo, aprono gli occhi e, sprovvisti delle proverbiali fette di prosciutto, s’accorgono che dopo il conclamato passaggio del nuovo che avanza, nulla è cambiato, a Ercolano e in genere nel Parco Nazionale del Vesuvio. Ne è prova evidente il rogo di venerdì sera a cava Fiengo presso l’ormai famigerata via Novelle Castelluccio.

Casualmente, scorgiamo una colonna di fumo che s’alza da quella che con un puro eufemismo chiamiamo ancora strada e, avvicinandoci ci si rende conto che quel fumo, visibile chiaramente da lontano, proveniva proprio da quell’incavo, lo stesso che quasi un anno fa bruciò per circa tre giorni, appestando con i suoi miasmi chimici una vasta area che andava da Ercolano a San Sebastiano fin giù San Giorgio a Cremano. Le ceneri di quell’incendio arrivarono, spostate dal vento, fino a Sant’Anastasia ma la gravità di quell’evento non ha smosso le coscienze di cittadini ed amministratori, questi ultimi infatti, dopo i proclami che inneggiavano all’uso delle telecamere e di fantomatiche commissioni ambientali, non hanno fatto altro che dimenticare le Lave Novelle e far finta che nulla accadesse e che niente sia accaduto in passato, senza far tesoro del dato di fatto della ciclicità dei roghi in quella zona.

Ciò vuol dire che se un comune cittadino non avesse alzato lo sguardo e avvertito i Carabinieri di quel fuoco che divampava a breve distanza da decine di cumuli di stracci vecchi, avremmo assistito all’ennesimo incendio, quello che ogni anno divampa in maniera dolosa sulla Novelle Castelluccio e che purtroppo, con buona probabilità, divamperà ancora finché non si deciderà di affrontare una situazione mai presa realmente sul serio.

La cava in questione, di proprietà degli omonimi imprenditori ercolanesi, è ben farcita di rifiuti e prossima ad una altra cava che in questi ultimi mesi pure era stata posta sotto sequestro per ipotesi di reato ambientale. Di parole se ne sono dette tante con la precedente amministrazione e se ne dicono ancora oggi con l’attuale giunta, a mancare sono però i fatti, non esiste, allo stato attuale, un progetto serio di messa in sicurezza dell’area (non parliamo poi di un’utopica bonifica), non esiste alcun mezzo di dissuasione e di controllo di quel territorio, lasciato a se stesso e là dove residenti e limitrofi continuano a scaricare rifiuti d’ogni genere e a dargli fuoco come è accaduto due giorni fa e come accade in pratica ogni anno.