Un gioiello per la ricerca, così Daniela e Annachiara aiutano i medici del Pascale

I gioielli che riproducono fedelmente, con materiali preziosi, bellezze naturali o monumenti della Campania, saranno per una volta non solo i «migliori amici» delle donne ma anche della ricerca: l’idea è di due orafe napoletane, Daniela Garofalo e Annachiara Prisco, mamma e figlia, da qualche anno titolari in tandem del brand «Luce dei miei occhi», start-up che riscuote successi vendendo preziosi con la formula e-commerce e che dunque non si è mai fermata, in queste settimane.
Daniela Garofalo
Daniela, già imprenditrice di successo che vive con la famiglia a Madonna dell’Arco, frazione di Sant’Anastasia, ed è stata assessore nella giunta comunale di Somma Vesuviana, ha voluto, insieme alla figlia Annachiara, mettere in vendita sulla piattaforma online alcuni gioielli il cui ricavato sarà devoluto interamente all’Istituto dei tumori di Napoli, aiutando così i ricercatori del Pascale impegnati nella battaglia contro il coronavirus.
Annachiara Prisco con una delle creazioni Luce dei miei occhi
Non è un’asta ma una vera e propria vendita al dettaglio. Orecchini, per esempio, quelli che rappresentano i faraglioni di Capri in smalto blu mare e argento 925 che hanno anche la versione in brillanti e acquamarina. Se l’iniziativa avrà successo la vendita si estenderà ad altri preziosi e il brand «Luce dei miei occhi» annovera tra gli altri le riproduzioni, in forma di orecchini, del Maschio Angioino e del Castel dell’Ovo, ma pure dei semi delle carte da gioco francesi: cuori, picche, quadri, fiori. «Per acquistare i nostri orecchini – dice Daniela – basta collegarsi al sito lucedeimieiocchi.com, fare un clic sul gioiello scelto, procedere con il bonifico a favore dell’Istituto dei tumori di Napoli – raccolta fondi Emergenza Coronavirus Iban IT86I03069035681000000300008, inviare la ricevuta di versamento all’indirizzo mail specificato nella piattaforma e il gioiello sarà consegnato a casa. I tempi di consegna saranno ovviamente compatibili con gli attuali decreti governativi e regionali». Ogni pezzo della collezione è realizzato a mano e tutti sono di produzione rigorosamente artigianale e made in Italy. Italia compresa.Già, perché Annachiara, che firma ogni pezzo con la sua sigla, AP, ha immaginato e voluto realizzare un monile prezioso e patriottico, con la forma della penisola nelle sfumature del tricolore, in oro bianco e vestita di smeraldi, diamanti e rubini. Il progetto ha ricevuto l’apprezzamento del direttore generale dell’Istituto Pascale, Attilio Bianchi: «Daniela e Annachiara hanno messo su una fantastica iniziativa, come quelle di tante altre persone che si stanno impegnando con una mobilitazione impressionante, a loro va il nostro grazie e l’impegno a fare sempre di più». Al fianco dei ricercatori del Pascale stanno scendendo in campo artisti, fondazioni, banche e tantissimi privati cittadini.

Il primo lavoro discografico di Ciro Busiello, con testo e musica di Luigi De Simone e arrangiamento di Ciro Perna

«È sulo nu pensiero», il titolo del debutto discografico di Ciro Busiello, imprenditore anastasiano doc con la passione della musica.
Rosy De Simone
Per l’esordio ha avuto un supporto importante, con un testo in napoletano scritto dal professore Luigi De Simone, Sua è anche la musica (mentre il maestro Ciro Perna ha curato l’arrangiamento e la registrazione) e la leggiadra presenza di Rosy De Simone che ha accettato di calarsi nel ruolo di modella e interpretare il video della  romantica canzone.

Somma Vesuviana, Covid -19, Area Civica propone la costituzione di una rete solidale per cittadini e imprese in difficoltà

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal movimento Area Civica.
La proposta indirizzata al sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, per la ripresa socio-economica della città.
Al fine di contenere al massimo le criticità del momento si chiede al Sig. Sindaco la costituzione di un tavolo di confronto per la solidarietà e la ripresa economico-sociale, in risposta alla fase emergenziale 1 e 2 per l’emergenza Covid-19. L’idea è quella di creare una rete di solidarietà rivolta a gruppi, associazioni, alla Caritas, al terzo settore, ai centri di servizio per il volontariato, alla protezione civile e all’istituzione comunale, che ne dovrà assumere il coordinamento.
Il tavolo di confronto si occuperà di promuovere la condivisione delle risorse comunitarie, in modo che queste possano crescere e attivarsi per prendersi cura della cittadinanza e del territorio.
Si vuole incentivare e sostenere, attraverso il confronto, la costituzione di una Rete Solidale per dare risposte congiunte e plurali alle molteplici difficoltà che la pandemia ha prodotto e continuerà a produrre sul nostro territorio, nel rispetto del principio della sussidiarietà orizzontale e con la convinzione che chi domanda aiuto può essere anche capace di offrirlo, diventando così protagonista della vita della nostra comunità.
Si dovranno, quindi, individuare possibili risposte e proposte atte a superare la grave crisi economica e commerciale che sta investendo il nostro territorio e le sue risorse produttive.

«Io, povero vecchio, voglio restare con la mia famiglia»

La lettera che leggerete è stata pubblicata dal sito interris.it. L’abbiamo ripresa perché merita di essere conosciuta al di là di ogni confine regionale e perché è un grido di dolore acuto, che va oltre la brutta cronaca di questo brutto periodo e ci costringe, finalmente, a fermarci e a guardarci dentro, a chiederci se il rapporto con i nostri anziani è umano o effimero, senza cuore. Le parole di questa persona sembrano sospiri di un uomo senza speranza; in realtà sono lacrime di un nonno che pensava di essere diventato un peso per la sua famiglia e ha scelto di essere ricoverato in una Rsa dove è morto, forse, per covid 19. Lucido, nella sua triste solitudine, ha pregato una suora di portare fuori dalla Rsa, “la prigione dorata”, le sue parole, i suoi sentimenti, la sua immortale testimonianza.     “Da questo letto senza cuore scelgo di scrivervi cari miei figli e nipoti. (L’ho consegnata di nascosto a Suor Chiara nella speranza che dopo la mia morte possiate leggerla). Comprendo di non avere più tanti giorni, dal mio respiro sento che mi resta solo questa esile mano a stringere una penna ricevuta per grazia da una giovane donna che ha la tua età Elisa mia cara. E’ l’unica persona che in questo ospizio mi ha regalato qualche sorriso ma da quando porta anche lei la mascherina riesco solo a intravedere un po’ di luce dai suoi occhi; uno sguardo diverso da quello delle altre assistenti che neanche ti salutano. Non volevo dirvelo per non recarvi dispiacere su dispiacere sapendo quanto avrete sofferto nel lasciarmi dentro questa bella “prigione”. Si, così l’ho pensata ricordando un testo scritto da quel prete romagnolo Don Oreste Benzi che parlava di quei posti come di prigioni dorate. Allora mi sembrava esagerato e invece mi sono proprio ricreduto. Sembra infatti che non manchi niente ma non è così…manca la cosa più importante, la vostra carezza, il sentirmi chiedere tante volte al giorno “come stai nonno?”, gli abbracci e i tanti baci, le urla della mamma che fate dannare e poi quel mio finto dolore per spostare l’attenzione e far dimenticare tutto. In questi mesi mi è mancato l’odore della mia casa, il vostro profumo, i sorrisi, raccontarvi le mie storie e persino le tante discussioni. Questo è vivere, è stare in famiglia, con le persone che si amano e sentirsi voluti bene e voi me ne avete voluto così tanto non facendomi sentire solo dopo la morte di quella donna con la quale ho vissuto per 60 anni insieme, sempre insieme. In 85 anni ne ho viste così tante e come dimenticare la miseria dell’infanzia, le lotte di mio padre per farsi valere, mamma sempre attenta ad ogni respiro e poi il fascino di quella scuola che era come un sogno poterci andare, una gioia, un onore. La maestra era una seconda mamma e conquistare un bel voto era festa per tutta la casa. E poi, il giorno della laurea e della mia prima arringa in tribunale. Quanti “grazie” dovrei dire, un’infinità a mia moglie per avermi sopportato, a voi figli per avermi sempre perdonato, ai miei nipoti per il vostro amore incondizionato. Gli amici, pochi quelli veri, si possono veramente contare solo in una mano come dice la Bibbia e che dire, anche il parroco, lo devo ringraziare per avermi dato l’assoluzione dei miei peccati e per le belle parole espresse al funerale di mia moglie. Ora non ce la faccio più a scrivere e quindi devo almeno dire una cosa ai miei nipoti… e magari a tutti quelli del mondo. Non è stata vostra madre a portarmi qui ma sono stato io a convincere i miei figli, i vostri genitori, per non dare fastidio a nessuno. Nella mia vita non ho mai voluto essere di peso a nessuno, forse sarà stato anche per orgoglio e quando ho visto di non essere più autonomo non potevo lasciarvi questo brutto ricordo di me, di un uomo del tutto inerme, incapace di svolgere qualunque funzione. Certo, non potevo mai immaginare di finire in un luogo del genere. Apparentemente tutto pulito e in ordine, ci sono anche alcune persone educate ma poi di fatto noi siamo solo dei numeri, per me è stato come entrare già in una cella frigorifera. In questi mesi mi sono anche chiesto più volte: ma quelli perché hanno scelto questo lavoro se poi sono sempre nervosi, scorbutici, cattivi? Una volta quell’uomo delle pulizie mi disse all’orecchio: “sai perché quella quando parla ti urla? Perché racconta sempre di quanto era violento suo padre, una così con quali occhi può guardare un uomo?”. Che Dio abbia pietà di lei. Ma allora perché fa questo lavoro? Tutta questa grande psicologia, che ho visto tanto esaltare in questi ultimi decenni, è servita solo a fare del male ai più deboli? A manipolare le coscienze e i tribunali? Non voglio aggiungere altro perché non cerco vendetta. Ma vorrei che sappiate tutti che per me non dovrebbero esistere le case di riposo, le rsa, le “prigioni” dorate e quindi, si, ora che sto morendo lo posso dire: mi sono pentito. Se potessi tornare indietro supplicherei mia figlia di farmi restare con voi fino all’ultimo respiro, almeno il dolore delle vostre lacrime unite alle mie avrebbero avuto più senso di quelle di un povero vecchio, qui dentro anonimo, isolato e trattato come un oggetto arrugginito e quindi anche pericoloso. Questo coronavirus ci porterà al patibolo ma io già mi ci sentivo dalle grida e modi sgarbati che ormai dovrò sopportare ancora per poco…l’altro giorno l’infermiera mi ha già preannunciato che se peggioro forse mi intuberanno o forse no. La mia dignità di uomo, di persona perbene e sempre gentile ed educata è stata già uccisa. Sai Michelina, la barba me la tagliavano solo quando sapevano che stavate arrivando e così il cambio. Ma non fate nulla vi prego…non cerco la giustizia terrena, spesso anche questa è stata così deludente e infelice. Fate sapere però ai miei nipoti (e ai tanti figli e nipoti) che prima del coronavirus c’è un’altra cosa ancora più grave che uccide: l’assenza del più minimo rispetto per l’altro, l’incoscienza più totale. E noi, i vecchi, chiamati con un numeretto, quando non ci saremo più, continueremo da lassù a bussare dal cielo a quelle coscienze che ci hanno gravemente offeso affinchè si risveglino, cambino rotta, prima che venga fatto a loro ciò che è stato fatto a noi”. Vostro nonno.

Saviano, funerali del sindaco Sommese, sanzionate 54 persone

Sanzioni amministrative sono state notificate dai carabinieri di Nola nei confronti di 54 persone tra quelle che hanno partecipato lo scorso 18 aprile alla commemorazione funebre del sindaco di Saviano  Carmine Sommese, morto di Coronavirus la settimana scorsa. Le persone sanzionate – tra loro anche il vice sindaco, Carmine Addeo – sono state individuate tra quelle presenti all’ospedale di Nola e poi nel Comune di Saviano, quando il feretro di Sommese attraversò la cittadina tra ali di folla con inevitabili assembramenti. Sono tuttora in corso accertamenti per l’identificazione di ulteriori soggetti tra quelli che dettero vita al mancato rispetto delle norme anti Covid.

Somma Vesuviana, quindici contagi alla clinica Santa Maria del Pozzo

Dal sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, riceviamo e pubblichiamo. 
“Abbiamo la notizia di 15 casi positivi presso la Clinica di Santa Maria del Pozzo, dunque 8 nuovi casi”.
“In questo momento 15 casi positivi alla Clinica di Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana. Non sono cittadini di Somma Vesuviana. La situazione ora è questa: 6 guariti, 2 deceduti, 17 sommesi attuali positivi,14 persone in quarantena più ora i 15 casi registrati alla Clinica tra i quali non ci sono sommesi. Attendiamo i risultati sugli altri 350 tamponi”. Lo ha affermato  Salvatore Di Sarno, sindaco  di Somma Vesuviana.

Covid 19, la Tenuta Le Lune del Vesuvio regala 120 bottiglie di Lacryma  Christi ai sanitari dell’ospedale di Boscotrecase

Un vino pluripremiato dal nome significativo: Janesta, che è l’antico nome della ginestra, la pianta ostinata del Vesuvio che resiste alle intemperie. La famiglia Forno, proprietaria della Tenuta Le Lune del Vesuvio, che fa attività di turismo enogastronomico a Terzigno, ne ha regalato una bottiglia ai medici e agli infermieri dell’ospedale di Boscotrecase, trasformato in Covid hospital da qualche settimana e divenuto un punto di riferimento sanitario in questo periodo di pandemia.

In totale, sono state donate 120 bottiglie di vino bianco Lacryma Christi doc Janesta, che lo scorso anno è stato più volte premiato in vari concorsi enologici

La donazione è stata effettuata alla presenza dell’infettivologo Carmine Coppola, coordinatore del Covid hospital di Boscotrecase, che spiega: “In poco tempo siamo riusciti ad allestire una struttura efficiente, con ottimi risultati. Abbiamo ricevuto attestati di stima e donazioni da tutto il territorio. Il vino della Tenuta  le Lune del Vesuvio ci inorgoglisce particolarmente perché è di qualità, la stessa qualità che stanno mettendo i medici e tutto il personale sanitario nel loro lavoro. Ringrazio Andrea Forno, anche a nome dell’azienda sanitaria e del direttore sanitario dell’ospedale. Allo stesso tempo, voglio invitare tutti ancora alla massima cautela e a rispettare misure di prevenzione e di sicurezza, anche quando ripartiremo, presumibilmente dal 4 maggio: se continuiamo a stare attenti il virus si può sconfiggere, non perdiamo la testa”

Commenta Andrea Forno, responsabile marketing dell’azienda vinicola  Tenuta “Le Lune del Vesuvio”: “Siamo orgogliosi dei nostri medici e dei nostri infermieri, in prima linea nell’ospedale di Boscotrecase. Questo omaggio vuole premiare il loro impegno e, idealmente, quello di tutto il personale sanitario italiano”

Cocer Esercito: “La politica ponga fine alle differenze tra le uniformi”

Questa sera verrà chiesto il voto di fiducia, da parte del Governo, al Decreto “Cura Italia”, in queste ore in discussione presso la Camera dei Deputati, e venerdì verrà posto il voto finale sul provvedimento teso a convertire in Legge il Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020. Il Senato della Repubblica ha già approvato il provvedimento accogliendo, come passo iniziale, la modifica normativa tesa a riconoscere al personale delle Forze Armate la stessa equità di trattamento rispetto alle Forze di polizia impiegate nell’emergenza COVID-19. Un primo passo che oggi dovrà necessariamente essere completato dalla Camera dei Deputati alla quale il Cocer ha più volte inviato un accorato appello. Come ribadito dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. Salvatore Farina, nella risposta alle richieste del COCER ESERCITO, il personale dell’Esercito Italiano impiegato, nelle similari attività del personale del Comparto Sicurezza, nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure” e coinvolto nel contenimento dell’emergenza epidemiologica “COVID-19” non deve essere considerato inferiore. Il Cocer Esercito si è unito alle parole del Capo della Forza Armata nel chiedere con Forza e con diverse delibere che si ponga fine alla disparità creata tra i comparti dal Decreto Legge n.18. Il rammarico del personale dell’Esercito e le preoccupazioni sono accresciute vista la nota del Sottosegretario alla Difesa Calvisi inviata alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati, nella quale l’esponente del PD chiarisce che le remunerazioni stanziate dalla modifica all’Atto Senato n.1766 sono necessari a coprire tutto il lavoro straordinario che ha svolto, sta svolgendo e continuerà a svolgere il personale dell’Esercito Italiano. Dal Cocer si è levato il coro di disappunto nel ribadire che queste dichiarazioni, cui la fonte di certo non è il Vertice del Dicastero, sono del tutto improprie e strumentali, poiché sia il Cocer Esercito che il Capo di Stato Maggiore della Forza Armata, sostengono che la modifica legislativa atta ad incrementare il fondo per il lavoro straordinario è solo e semplicemente un primo passo per eliminare le sperequazioni economiche nel Comparto Difesa e Sicurezza. L’Esercito, anche con la modifica all’Atto Senato rimane ad oggi sperequato rispetto ai colleghi della Sicurezza impiegati nella stessa emergenza. L’Esercito è impiegato diuturnamente in tutte le attività, come dichiarato in sede di question time ieri al Senato della Repubblica, senza i Soldati non sarebbe stato possibile trasportare neanche le bare dei concittadini che hanno trovato la morte in questo terribile contagio che ha coinvolto il nostro Paese. Le perplessità dei militari scaturiscono dal fatto che il Sottosegretario Calvisi non sia stato informato in modo preciso circa l’attuale situazione ed auspicano che il Ministro della Difesa ponga in essere l’ultimo sforzo teso a garantire ai Soldati la dignità calpestata dal provvedimento in esame alla Camera dei Deputati.

Avvocati di Nola: Ordine Dinamico chiede di uscire dalla paralisi

Riceviamo e pubblichiamo:  “E’ necessario fare chiarezza – è ciò che sostengono i Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Nola del gruppo “Ordine Dinamico”, avvocati Raffaele Curcio, Lucio Barbato e Caterina Miranda – sulle ragioni che hanno portato alla paralisi totale delle attività consiliari ed alla mancanza di qualsiasi iniziativa volta ad attenuare le difficoltà dell’Avvocatura Nolana per i problemi cronici che la attanagliano ormai da tempo. Nello scorso mese di Luglio ben 13 Consiglieri su 21 sfiduciarono il Presidente del COA, avv. Visone; tale iniziativa è diventata oggetto di una  controversia giudiziaria che si è  conclusa – lo scorso mese di marzo – con la pronuncia del TAR Campania che ha statuito la “surrogabilità” del Presidente, privo della “fiducia” della maggioranza consiliare. I suindicati Consiglieri, nonostante la pendenza della “lite” (e nonostante la richiesta, respinta, di commissariamento del COA avanzata sempre dal Presidente Visone ), pur nella paradossale situazione creatasi di un “Presidente senza maggioranza” hanno ritenuto (e ritengono tutt’ora) che, ferma la doverosa necessità di sostituire lo sfiduciato Presidente, la querelle giudiziaria non poteva e non doveva condizionare i lavori del COA; anzi, dovevano essere poste in essere tutte le necessarie attività, prima fra tutte, la registrazione della Fondazione Bruniana. Nulla è stato fatto; al contrario, è stata “paralizzata ” anche la Scuola Bruniana che tanto lustro aveva dato al Foro Nolano. Ad onor del vero, i Consiglieri di Ordine Dinamico, già nel maggio 2019 (prima, cioè, che esplodesse la crisi “politica”) avevano avanzato proposte volte a “migliorare” la qualità delle condizioni di operatività degli iscritti e la funzionalità del COA: il documento, debitamente protocollato, divenne, nel corso di una seduta consiliare, letteralmente “carta straccia”, come tristemente noto. Ugualmente noto il grave inadempimento che il COA stava (e sta) perpetuando nei confronti del dipendente della Fondazione: ancora oggi, in seguito alla querelle insorta tra il Presidente senza maggioranza e il nominando Presidente, il dipendente, incolpevole, non percepisce lo stipendio dal mese di Aprile 2019, nonostante le varie proposte di delibera avanzate che non hanno ottenuto il numero di voti necessari per l’approvazione; con il triste risultato che il dipendente continua ad essere mortificato dall’Organo di rappresentanza di coloro che, per legge e per vocazione, sono chiamati a tutelare i diritti di TUTTI. Nelle more i medesimi Consiglieri hanno, invano, anche approfondito e relazionato al Consiglio sulla possibilità di registrare la Fondazione “Bruniana” (cfr relazione Notarile – Dott. Angelo De Stefano agli atti). Gli stessi avevano, sin dall’inizio del mandato, sollecitato anche l’istituzione della “Carta dei servizi dell’avvocato”, che oggi, in piena emergenza sanitaria, sarebbe stata certamente da ausilio alla Classe Forense Nolana, considerato il lockdown e lo smart working. Sebbene si affermi la “seduta permanente”, il COA di Nola non si riunisce nonostante le sollecitazioni operate dal gruppo “Ordine Dinamico”. I Consiglieri sono del parere che la soluzione dei problemi (o, quanto meno, il tentativo di soluzione) dei quali DEVE occuparsi il COA, vada anteposta al mantenimento della carica di Presidente o all’acquisizione della carica di Presidente (ne sia prova il fatto che gli stessi, anche in seguito alla mozione di sfiducia all’avv. Visone, non avevano “patteggiato” alcuna carica). Ritengono che, producendo la attuale emergenza sanitaria un grave shock socio economico e finanziario che investe l’Avvocatura tutta, si impone una imminente “rilettura” delle modalità di esercizio della professione, con tutto ciò che ne consegue – in termini di doveri del COA – in ordine a formazione, approntamento di strumenti, tutela dei Colleghi giovani e di Tutti coloro che hanno subito, oltremodo, il blocco dell’attività imposto dallo stato di emergenza. I tre Consiglieri hanno chiesto, e più che mai chiedono oggi, esclusivamente di poter concordare ed attuare un programma chiaro, concreto, fattivo, con attività da espletarsi nell’immediato e a lungo termine, con il coinvolgimento di tutti i Consiglieri, con la funzionalità delle Commissioni consiliari, prevedendo, in via immediata, provvedimenti a tutela degli iscritti, la risoluzione della problematica della Fondazione e, per essa, della Scuola Bruniana e del suo dipendente, in concomitanza al riavvio delle attività giudiziarie. Nel ribadire l’assenza di qualsivoglia interesse per l’ottenimento di qualsiasi carica e non ritenendo di voler ancora mortificare l’Avvocatura Nolana con ulteriori perniciose battaglie giudiziarie, i Consiglieri di Ordine Dinamico auspicano che, in tempi rapidissimi, si possa trovare la soluzione della crisi in atto, con la creazione di una “governance” di ampia maggioranza e che veda coinvolti tutti i Consiglieri eletti nell’interesse degli iscritti. In mancanza, saranno costretti a prendere atto dell’impossibilità di svolgere il mandato secondo le indicazioni e le aspettative del corpo elettorale, auspicando che tutto il Consiglio, consapevole della dignità del ruolo e della sua funzione sociale, possa fare altrettanto.

Somma Vesuviana, casa di cura Santa Maria del Pozzo: i casi di positivi al Covid – 19 sono dodici

La comunicazione dell’Asl non collima con quanto appreso ieri dal Comune di Somma Vesuviana: sono dodici e non sei gli anziani ospiti della struttura ricoverati già ieri al covid hospital di Boscotrecase. Dodici su 127, questo è il numero dei degenti della clinica e sono i tamponi effettuati su di loro ad essere stati esaminati per prima. Manca all’appello la restante parte riferibile al personale: medici, infermieri, operatori sanitari, impiegati, fornitori di servizi e materiale, per un totale di 500. «I dodici pazienti erano risultati positivi al Covid 19 a seguito di un controllo effettuato dagli operatori dell’Asl presso il centro riabilitativo, intervenuti immediatamente facendo i tamponi a tutti, appena ricevuta notizia della presenza dell’infezione» – fa sapere l’Asl. Nessuno degli anziani presenta sintomi gravi e nessuno è stato intubato, respirano da soli.  Nella nota si mette bene in evidenza che l’intervento è stato voluto dall’Asl Napoli 3 Sud «nel programma di prevenzione della diffusione del virus tra la popolazione fragile, con particolare riferimento agli anziani ospiti delle residenze sanitarie assistite»