Cercola. Inaugurato il “mamemimò park”, il parco sonoro dedicato ai minori vittime innocenti di reati

Riceviamo e pubblichiamo

Il sindaco Rossi: «Terrà i nostri ragazzi lontani dalla strada»

È stato inaugurato ieri mattina a Cercola (in Viale delle Palme, 30)  il “mamemimò park”, il parco sonoro dedicato ai minori campani vittime innocenti di reato: un’iniziativa unica in Campania. A ogni bambina, bambino e adolescente vittima innocente sarà dedicato un arbusto donato dai Vivai Forestali della Regione Campania, grazie alla Fondazione Pol.i.s., che ha sostenuto anche l’acquisto degli strumenti musicali da esterno che sono stati installati all’interno del parco, che sarà quindi un luogo interattivo in cui si potrà ascoltare il suono di uno strumento abbinato alla storia di ciascuna vittima ricordata.

 

«Il “mamemimò park” è frutto di una comunione di intenti tra Regione Campania, Comune di Cercola e Scintilla, che lo gestirà. La sua nascita si deve in particolar modo ai sogni, all’inventiva e alla tenacia della maestra Luciana Mazzone, che ha voluto fortemente portare a termine questo progetto a Cercola, e che voglio ringraziare per la sua passione e competenza» ha affermato il sindaco di Cercola, Biagio Rossi, che ha aggiunto: «Ringrazio, in particolare, l’assessore regionale Enzo Cuomo, che ci ha portato i complimenti del presidente Roberto Fico per la lodevole iniziativa in favore della legalità, così come il consigliere Giorgio Zinno, vicepresidente della commissione anticamorra del Consiglio regionale della Campania, intervenuto alla manifestazione». All’evento hanno, inoltre, preso parte la vicepresidente della Fodazione Pol.i.s., Rosaria Manzo, il presidente Aicip, Arturo GiustardiRosa Caterina Marmo (dirigente Uos Ambiente e Clima della Regione Campania) e Tea Monacella (corista del coro di voci bianche il Manicoro, che si è esibito insieme a il Cockoo).

 

«Questo Parco, che si inserisce in un Piano complessivo di riqualificazione dell’area che circonda Piazzale Filangieri, rappresenta un altro luogo dove poter crescere i nostri figli, tenendoli lontani dalla strada, a pochi passi dall’innovativo Parco giochi inaugurato pochi mesi fa. Un altro tassello nella rinascita di Cercola che, passo dopo passo, sta diventando un comune sempre più a misura di bambino» ha poi concluso il sindaco Rossi.

Somma Vesuviana, trentasei anni fa il primo dissesto finanziario comunale

Storicamente i dissesti finanziari comunali o municipali sono stati sempre un fenomeno complesso dalle radici profonde, consolidatosi soprattutto dagli anni ’80 del Novecento con l’introduzione di procedure normative specifiche.     Il fenomeno è stato sempre concentrato nel Mezzogiorno, con oltre l’80% delle dichiarazioni di dissesto proveniente da Sicilia, Calabria e Campania. Prima del 1989, comunque, il ripianamento dei debiti comunali era spesso garantito dallo Stato. Con l’introduzione, invece, della legge 144/1989 e la successiva riforma del TUEL (Testo Unico Enti Locali), fu formalizzata la procedura di dissesto per i Comuni in stato di insolvenza. Resta il fatto che dopo l’istituzione della suddetta procedura, nei primi anni ’90 ci fu un numero elevatissimo di casi, con un record di 125 dissesti nel 1989 e una media di 40 all’anno nel quinquennio 1990-1994. Il fenomeno ha poi avuto andamenti altalenanti, con una ripresa significativa dopo il 2012 e un triplicarsi dei casi nel periodo 2012-2017. La dinamica delle crisi finanziarie dei Comuni in Campania, in particolare, è stata sostenuta, attentamente, nel 2024 dalla Corte dei Conti – Sezione Autonomie – in una Relazione al Parlamento.     Il più grande Comune nella Città metropolitana di Napoli resta, attualmente, Somma Vesuviana, interessato da una forte procedura di crisi, a conferma anche delle ultime notizie apparse sui quotidiani nazionali e locali e il cui caso è ben riportato dalla testata ilMediano. Il primo dissesto, comunque, a Somma Vesuviana risale al 1990, a cavallo fra due amministrazioni, guidate da Vittorio e Antonio Piccolo, anche se strutturalmente si consolidò con la gestione sindacale precedente. All’ epoca, il Municipio di Somma Vesuviana dichiarò il dissesto finanziario con una delibera consiliare del 18 giugno 1990 la numero 50. Quell’ anno, in provincia di Napoli, oltre a Somma, a concorrere alla rottura dell’equilibrio finanziario ci fu anche il Comune di Sant’ Antonio Abate con atto consiliare del 13 dicembre del 1990.    
Sindaco Antonio Piccolo
Bisogna ricordare agli attenti lettori, tornando indietro nel tempo, che alle elezioni cittadine del 1988, la Democrazia Cristiana conquistò 7.957 voti e 14 seggi, il Partito Socialista Italiano 6.116 voti e 11 seggi, il Partito Comunista 1.340 voti e 2 seggi, il Partito Socialista Democratico di Umberto Granato 1248 voti e 2 seggi. Il 14 luglio successivo, gli accordi democristiani stabilirono che il dott. Vittorio Piccolo lasciasse la corrente del compianto democristiano avv. Nicolò Iossa e facesse il sindaco. Così fu, ma già nel 1989, la Giunta iniziò a vacillare. Somma contava all’epoca ben 28.695 abitanti. Il 9 febbraio del 1990, cadde l’Amministrazione di Vittorio Piccolo e al suo posto subentrò il cugino Antonio Piccolo, ex MSI ed ex PSDI, con un balzano accordo con la sinistra.   La motivazione principale del dissesto all’epoca risiedeva in un grave squilibrio di bilancio derivante non solo da debiti fuori bilancio accumulati, ma soprattutto da una gestione finanziaria carente. La necessità, quindi, di ricorrere alle procedure di risanamento. Il Consiglio cittadino con quella deliberazione, esecutiva ai sensi di legge, dichiarò lo stato di dissesto finanziario con un ricorso alle procedure di risanamento in relazione principalmente all’art.25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito successivamente nella suddetta legge 24 aprile 1989, n. 144, e successive modificazioni. Con decreto del Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, del 23 febbraio del 1993 fu nominata la commissione straordinaria di liquidazione nelle persone della dott.ssa Anna Sammarco, del dott. Filippo Maraniello e del dott. Augusto Polito per l’amministrazione della gestione e dell’indebitamento pregressi   e   per   l’adozione   di   tutti   i provvedimenti per l’estinzione dei debiti del Municipio di Somma.   Nel 1995, il dott.  Filippo Maraniello, dopo aver comunicato di non poter proseguire nell’incarico, fu sostituito dal dott. Francesco D’Ambrosio con decreto del Presidente della Repubblica del 7 giugno 1995. A concorrere positivamente alla chiusura positiva della procedura di dissesto finanziario – ci racconta l’Avv. Pasquale Piccolo, ex sindaco e consigliere – ci fu anche l’esperto avv. Cimmino Vincenzo, consigliere municipale. Resta il fatto che i debiti pregressi furono eliminati tramite transazioni al 40-50% del credito su sentenze, contenziosi e crediti vantati da fornitori e creditori e il tutto avvenne nell’ arco temporale di tre anni. La gestione commissariale ottenne riduzioni significative dei debiti pregressi, abbattendo la pretesa iniziale dei creditori. La passività di circa 2 miliardi mezzo fu progressivamente abbattuta, segnando la fine di una gestione contabile insostenibile e l’inizio di una fase di risanamento forzato.    

La Psicologia delle urne vesuviane…

Un’analisi clinica e sociale su come la mente dei cittadini affronta la scelta elettorale, tra razionalità e passioni viscerali.     A poche settimane dal referendum, il voto per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali vedrà coinvolti numerosi centri campani, inclusi i capoluoghi di Salerno e Avellino. A Somma Vesuviana (e comuni del nolano), la sfida elettorale si preannuncia accesa, per la lunga crisi politica, amministrativa, ormai diretta al dissesto finanziario per un buco di 18 milioni di euro, con la presentazione di liste civiche e partitiche che cercheranno di interpretare il bisogno di stabilità espresso dalla cittadinanza, in questo territorio l’urna elettorale non è solo un dispositivo democratico, ma il terminale di una complessa rete di appartenenze. In una terra dove il sacro e il profano si intrecciano sotto l’ombra del Monte Somma, la scelta del candidato risponde spesso a una dinamica psicologica e affettiva di protezione dell’identità. La Festa delle Lucerne, celebrata ogni quattro anni nel borgo aragonese del Casamale, è l’evento che meglio potrebbe descrivere la “geometria affettiva” del territorio. L’allestimento dei vicoli con migliaia di lucerne alimentate a olio, disposte su telai dalle forme simboliche (esagoni, triangoli, cerchi), richiede un lavoro corale che annulla temporaneamente le distinzioni di classe e di schieramento. Tuttavia, questo “lavorare insieme” crea un capitale sociale che i candidati vorrebbero utilizzare, presentandosi come custodi della tradizione.     Simbolo Geometrico della Festa                              Significato                                  Valenza Politico-Sociale Triangolo:                                                                 Fuoco/acqua                            Passione politica e richiamo al rischio vulcanico Cerchio:                                                          Aria/ Perfezione, Infinito           Universalità e condivisione dei valori comunitari Quadrato:                                                                           Terra                                    Possesso del territorio e radicamento agricolo Rombo/Esagono/ Spirale:                                         Respiro/Flusso                           Dinamismo sociale, capacità di innovazione     Non si vota solo un programma amministrativo; si vota per confermare l’appartenenza a un “micro-mondo” — che sia la paranza, l’associazione culturale o lo storico legame di vicinato. Questa psicologia del riconoscimento trasforma il candidato in uno specchio: l’elettore non cerca necessariamente il tecnico più esperto, ma colui che “parla la sua lingua”, che abita gli stessi spazi fisici ed emotivi. È il trionfo dell’euristica della familiarità: ciò che ci è noto ci appare istintivamente più sicuro, anche quando la logica richiederebbe un cambiamento radicale; tendiamo a fidarci di ciò che conosciamo meglio. In campagna elettorale, questo si traduce nella ricerca di un candidato che “frequenta la nostra stessa piazza” o “conosce la nostra famiglia”. Il problema non è solo politico, ma psicologico: riuscire a distinguere il legame affettivo dal dovere civico, l’amicizia del bar dalla competenza gestionale; comprendere come l’affettività si trasformi in partecipazione politica. Vediamo insieme quali trappole si insinuano e ci condizionano  in questo delicato rapporto tra emozioni e politica.     La trappola della Familiarità: il candidato come “Uno di Noi” L’euristica della disponibilità gioca un ruolo cruciale nella percezione dell’efficacia amministrativa. Secondo questo meccanismo, le persone valutano la probabilità di un evento o la qualità di un candidato sulla base della facilità con cui esempi pertinenti vengono richiamati alla memoria. L’euristica della rappresentatività, d’altro canto, spinge l’elettore a categorizzare i candidati sulla base di stereotipi preesistenti o di schemi di “leadership territoriale”. Un candidato che incarna i tratti del “buon padre di famiglia” o del “professionista radicato”, figure storicamente associate alla stabilità nel Mezzogiorno, viene percepito come più idoneo indipendentemente dalle sue competenze specifiche in materia di pubblica amministrazione. Questo processo è alimentato dalla socializzazione primaria, dove i modelli di autorità vengono interiorizzati fin dall’infanzia all’interno delle agenzie educative e familiari. Il confine tra vita pubblica e privata è sottile come un vicolo del Casamale.     Il rischio psicologico? Confondere la simpatia personale con la competenza amministrativa. Spesso votiamo chi ci somiglia per rassicurare noi stessi, proiettando sul candidato i nostri desideri, senza chiederci se abbia effettivamente le capacità tecniche per gestire il bilancio comunale o i fondi del PNRR. La trappola del “Noi contro Loro” Le elezioni comunali accendono una dinamica di identità sociale molto forte. La città smette di essere un’entità unica e si frammenta in fazioni. Psicologicamente, questo crea un “senso di appartenenza” che può diventare tossico: l’avversario non è più un cittadino con una visione diversa, ma un nemico da sconfiggere. Questa polarizzazione agisce come una nebbia cognitiva: ci impedisce di analizzare criticamente le proposte reali, perché siamo troppo impegnati a difendere il “nostro colore” o il nostro quartiere. È la vittoria dell’emozione sulla razionalità, dove il voto diventa un atto di fede guerriera invece di una scelta civile.     La trappola del “Sentirsi in Debito” Un aspetto delicato riguarda la gestione delle aspettative. Molti cittadini vivono il rapporto con il politico attraverso la lente della reciprocità. Non si tratta necessariamente di corruzione, ma di un meccanismo psicologico profondo: il “sentirsi in debito”. Se un candidato si mostra presente in un momento di difficoltà personale o familiare, scatta un senso di obbligo morale. Questo trasforma il voto da un diritto collettivo a un ringraziamento privato. La sfida per l’elettore sommese è spezzare questa catena invisibile, comprendendo che il benessere della città (servizi, strade, decoro) è un diritto di tutti e non il “regalo” di qualcuno.     In definitiva, le dinamiche psicologiche che muovono il consenso a Somma Vesuviana ci dicono una cosa fondamentale: votare è un atto profondamente umano, intriso di emozioni, legami e paure. Ma proprio perché siamo esseri razionali, abbiamo il dovere di non restare prigionieri di questi meccanismi. La vera “cura” per una politica che troppo spesso appare asfittica o ripetitiva non sta in un nuovo messia, ma in un cambio di postura psicologica da parte di noi cittadini, il coraggio di spezzare la catena del debito emotivo, di guardare oltre il perimetro rassicurante del “nostro rione” e di valutare i programmi per la loro fattibilità, non per la capacità del candidato di stringerci la mano con vigore. Il voto nell’area vesuviana del 2026 non sarà solo una conta numerica di consensi, ma il riflesso di un delicato equilibrio tra memoria storica e speranza di cambiamento. La psicologia dell’elettore, tesa tra l’uso di euristiche semplificatorie e l’attivazione di emozioni profonde legate alla sicurezza e all’identità, richiede una classe politica capace di andare oltre la gestione dell’emergenza. Alle prossime elezioni comunali, la sfida non sarà solo tra liste o coalizioni, ma tra due modi di intendere la nostra comunità: restare ancorati a una psicologia dell’appartenenza tribale o evolvere verso una psicologia del bene comune. Quando chiudiamo la tendina della cabina elettorale, non stiamo solo scegliendo un sindaco: stiamo decidendo quale parte di noi vogliamo che governi la città. La nostra parte più fragile e condizionabile, o quella più libera e lungimirante? La risposta, questa volta, non è scritta sui manifesti, ma nella nostra capacità di restare lucidi.   Giuseppe Auriemma Psichiatra Psicoterapeuta Psico-oncologo di II Livello

La maggioranza fa quadrato su vicesindaco e giunta dopo le tensioni in Consiglio

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  CASORIA – La coalizione di maggioranza del Comune di Casoria interviene con un documento ufficiale dopo le tensioni e gli attacchi degli ultimi giorni, emersi chiaramente soprattutto durante l’ultimo Consiglio comunale e lo fa prendendo posizione in maniera netta a sostegno dell’Amministrazione targata Raffaele Bene e in particolare del vicesindaco Gaetano Palumbo.     “Di fronte alle recenti dichiarazioni pubbliche – in alcuni casi al limite della correttezza istituzionale – rilasciate nei giorni scorsi da alcuni componenti della maggioranza, questa Amministrazione ha scelto, responsabilmente, di mantenere un profilo sobrio e silente, continuando a concentrarsi su ciò per cui i cittadini hanno accordato la propria fiducia alle ultime elezioni: lavorare con serietà e concretezza per il bene di Casoria.”       La maggioranza sottolinea quindi di aver inizialmente scelto la linea del silenzio istituzionale, privilegiando il lavoro amministrativo rispetto allo scontro politico.       “Tuttavia, gli ulteriori attacchi, perpetrati anche nel corso del Consiglio comunale tenutosi venerdì, nei confronti dell’Amministrazione e, in particolare, della figura del Vicesindaco Gaetano Palumbo, impongono oggi una risposta chiara, ferma e non più rinviabile.”       Si evidenzia però come quanto accaduto in aula abbia reso inevitabile una presa di posizione pubblica: “È del tutto inaccettabile che esponenti della stessa maggioranza si spingano, anche attraverso attacchi verbali scomposti e del tutto immotivati, ad accusare in maniera strumentale le affermazioni e le posizioni politiche del Vicesindaco Gaetano Palumbo, fino ad arrivare a chiederne pubblicamente le dimissioni.”       Nel mirino del comunicato ci sono dunque attacchi ritenuti eccessivi e strumentali, arrivati fino alla richiesta di dimissioni del vicesindaco: “Le parole rivolte al Vicesindaco offendono l’impegno di chi, quotidianamente e con dedizione, opera per il miglioramento della città, affrontando con responsabilità le complessità amministrative e cercando sempre di dare risposte concrete ai bisogni della comunità.”       La maggioranza difende quindi il lavoro quotidiano svolto dall’amministrazione e dallo stesso Palumbo. “Ancora più grave è il fatto che tali accuse risultano prive di qualsiasi fondamento politico.”       Secondo i 17 consiglieri firmatari, le critiche mosse non avrebbero basi politiche concrete: “Non siamo di fronte all’espressione di un legittimo dissenso politico, che in un sistema democratico rappresenta sempre un valore, ma a un atteggiamento ambiguo e contraddittorio: si attacca l’operato dell’Amministrazione mentre, al tempo stesso, si continua a rivendicare l’appartenenza alla stessa maggioranza.”       Il documento distingue chiaramente tra dissenso legittimo e comportamenti ritenuti incoerenti all’interno della stessa coalizione: “Un comportamento che non solo appare incoerente, ma che manca di rispetto alle istituzioni, ai ruoli ricoperti e, soprattutto, ai cittadini che quelle istituzioni rappresentano.”       Viene quindi richiamato anche il rispetto dovuto alle istituzioni e ai cittadini: “Sono proprio questi comportamenti incoerenti e strumentali, reiterati da ormai troppo tempo, ad aver progressivamente definito un perimetro politico chiaro, collocando tali posizioni al di fuori di un percorso condiviso. Non vi è alcuna emarginazione, ma la presa d’atto che per alcuni, le dinamiche personali vengono prima del lavoro collegiale e della responsabilità verso la città.”       La maggioranza chiarisce che non si tratta di esclusioni, ma di una presa d’atto politica maturata nel tempo: “La coalizione di maggioranza respinge con fermezza ogni tentativo di delegittimazione personale e politica, ribadendo piena fiducia nell’operato del Vicesindaco Gaetano Palumbo e di tutta la squadra di governo.”       Arriva quindi una difesa compatta dell’intera squadra di governo e del vicesindaco: “Casoria ha bisogno di serietà, stabilità e lavoro concreto, non di polemiche sterili o di attacchi strumentali. È su questo che continueremo a concentrare ogni energia, nell’interesse esclusivo della città e della sua comunità.”       In chiusura, il messaggio è rivolto alla città: priorità al lavoro amministrativo e alla stabilità.       Il documento è sottoscritto dai consiglieri comunali di maggioranza:   Giuseppe Barra, Mauro Ferrara, Stefano Balestrieri, Roberta Giova, Edda Russo, Gennaro Fico, Gennaro Trojano, Marco Colurcio, Maria Floriana Alaia, Valerio Bandiera, Gianluca Cortese, Cinzia Capparone, Antonio Petrone, Angelo Russo, Marianna Riccardi, Nicola Rullo, Assunta De Rosa.   Una presa di posizione forte che segna un passaggio politico rilevante all’interno della maggioranza e rilancia il tema della coesione amministrativa.

Sversamenti illegali a Pontecitra, interviene la polizia locale: controlli e denunce

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  Nuovo intervento della Polizia Locale di Marigliano contro l’abbandono illecito di rifiuti. Questa volta i controlli si sono concentrati nella zona di Pontecitra, dove sono stati individuati alcuni cittadini responsabili di sversamenti irregolari. L’operazione rientra nell’ambito delle attività di monitoraggio costante del territorio, intensificate negli ultimi mesi proprio per contrastare fenomeni di degrado urbano che, seppur meno frequenti rispetto al passato, continuano a verificarsi in alcune aree sensibili. Gli agenti della Polizia Locale, coordinati dal maggiore Emiliano Nacar, hanno effettuato verifiche mirate che hanno portato all’individuazione dei responsabili. Secondo quanto emerso, la zona di Pontecitra non registrava episodi significativi da tempo, ma i controlli hanno permesso di riportare l’attenzione su comportamenti che danneggiano l’ambiente e il decoro cittadino. Fondamentale, in questo senso, il ruolo della videosorveglianza, diventata uno strumento sempre più centrale nelle attività di prevenzione e repressione. Dai dati forniti, emerge come da maggio 2025 – periodo in cui è stato potenziato il sistema con un operatore dedicato – i risultati ottenuti siano stati particolarmente rilevanti. L’utilizzo delle telecamere ha infatti consentito di individuare con maggiore rapidità i responsabili degli illeciti, contribuendo a ridurre sensibilmente il fenomeno degli sversamenti abusivi. L’obiettivo dell’amministrazione è ora quello di rafforzare ulteriormente il sistema. È previsto infatti un nuovo potenziamento della rete di videosorveglianza nel corso del 2026, con l’intento di coprire in maniera capillare l’intero territorio comunale. Una mappatura completa che punta non solo a reprimere, ma soprattutto a prevenire nuovi episodi. L’azione della Polizia Locale conferma dunque una linea di tolleranza zero verso chi non rispetta le regole, con l’obiettivo di garantire maggiore decoro urbano e tutela dell’ambiente.

L’espansione internazionale del cinema: dalla Francia alla Danimarca

Benvenuti al decimo appuntamento di “Riavvolgi al futuro”. Qualche settimana fa ci siamo immersi nella scoperta delle prime macchine da presa, oggi esploreremo le diverse riproduzioni Mondiali dalla Francia alla Danimarca.    

Il panorama produttivo francese: Pathé e Gaumont

In questo periodo la Francia domina il mercato mondiale grazie a due colossi in competizione: la Pathé Frères e la Gaumont. La Pathé si distingue per un’integrazione verticale che comprende la produzione di pellicole, macchine da presa e la gestione di sale proprie. Per ottimizzare i profitti, l’azienda introduce il sistema del noleggio dei film ai gestori delle sale invece della vendita diretta, garantendo entrate costanti e un controllo maggiore sulla distribuzione. La Gaumont, sebbene più piccola, segue un modello simile costruendo nuovi studi di posa e affidando la produzione a registi di rilievo come Alice Guy e successivamente Louis Feuillade, che spaziano tra commedie, drammi e film storici.  

L’ascesa del cinema italiano: la messa in scena e il film storico

L’Italia entra nel mercato cinematografico con un leggero ritardo, ma si sviluppa rapidamente seguendo il modello francese e concentrandosi su tre poli principali: Roma, con la Cines, e Torino, con la Ambrosio Film e la Itala Film. A causa della mancanza iniziale di personale specializzato, le case di produzione italiane ingaggiano professionisti stranieri, spesso provenienti dalla Pathé, portando a una fase iniziale di imitazioni dei modelli d’oltralpe. La peculiarità italiana risiede nell’attenzione alla messa in scena e nelle scenografie sfarzose, elementi che culminano nel successo del genere storico-mitologico. Film come Gli ultimi giorni di Pompei o La caduta di Troia utilizzano set tridimensionali e una profondità di campo innovativa, rendendo il cinema italiano sinonimo di spettacolo di qualità e attirando un pubblico colto e internazionale.  

La Danimarca e il successo della Nordisk

Un altro polo produttivo di eccellenza in Europa è rappresentato dalla Danimarca, grazie all’imprenditore Ole Olsen che fonda la Nordisk nel 1906. La casa di produzione danese si impone sui mercati esteri grazie a una recitazione più naturale, all’uso efficace della luce e a storie che trattano temi d’attualità o drammi sociali. La Nordisk stabilisce una solida rete di distribuzione internazionale, arrivando a competere direttamente con le grandi potenze cinematografiche dell’epoca e consolidando la reputazione dei registi e degli attori danesi in tutta Europa.  

Trasformazioni strutturali e la nascita del lungometraggio

Verso la fine di questo periodo, si assiste a un cambiamento fondamentale nel formato dei film: il passaggio dal cortometraggio al lungometraggio. Inizialmente osteggiato da alcuni produttori per i costi elevati, il formato lungo si afferma grazie al successo dei film storici italiani e delle grandi produzioni europee che dimostrano come il pubblico sia disposto a pagare un prezzo maggiore per storie più articolate e spettacolari. Questa evoluzione porta anche alla nascita dello “star system”, dove la popolarità degli attori diventa un elemento centrale per il marketing e il successo finanziario delle pellicole, trasformando definitivamente il cinema in un’industria moderna. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!

“Incontro tra Cristo e il Battista”, un capolavoro di Guido Reni nella Chiesa dei Girolamini, tesoro di Napoli

Domina il “largo dei Girolamini”, lungo la via dei Tribunali, “l’imponente prospetto della chiesa dei Girolamini, detta anche di San Filippo Neri, fondatore dell’Ordine degli Oratoriani o Filippini, dedicata a Santa Maria della Natività e a “Tutti i Santi”. L’edificio sacro è celebre sin dalla sua fondazione in età di tarda Controriforma, articolato su organismi architettonici distinguibili ma armonizzati in rapporto alle attività e funzioni in cui fu disciplinata la vita della casa oratoriana fin dal suo nascere” (Francesca Capano).   Sarebbero necessari molti articoli per descrivere la storia e la struttura della Chiesa e per dare il dovuto risalto agli architetti che, tra il 1592 e il 1852, hanno lasciato il loro segno sull’ordinamento del sacro edificio: Giovanni Antonio Dosio, Dionisio Nencioni, Dionisio Lazzari, Ferdinando Fuga, Antonio Barletta e Luigi Giura. Tra il 1776 e il 1792 vennero collocate sulla facciata ( immagine in appendice) e sul portale della Chiesa le sculture di Giuseppe Sanmartino: San Pietro e San Paolo, Mosè e Aronne, I Putti con le tavole della Legge, l’Agnello Mistico.   La Chiesa è un Museo di grande importanza: vi si possono contemplare, tra gli altri,  i dipinti “Sant’Alessio moribondo” di Pietro da Cortona, l’ “Epifania” di Belisario Corenzio,  la “Madonna della Vallicella” di Federico Zuccari, la “Gloria di San Filippo Neri” di G.B. Beinaschi, la “Madonna con il Bambino” e il “San Carlo Borromeo e San Filippo Neri” di Luca Giordano, le “Storie di San Filippo Neri” di Francesco Solimena, il “Battesimo di Cristo” di Battistello Caracciolo, il “San Casimiro” di Giacomo del Po, il “San Gregorio e San Pantaleone” di Gaetano Gandolfi. Notevoli e numerose anche le sculture: ricordiamo il “San Pietro” e il “Sant’Andrea” di Francesco Verzella, il “San Simone” e il “San Bartolomeo” di Pietro Bernini e “la Vergine” di Ottaviano Lazzari. Ripeto: abbiamo indicato solo i dipinti e le sculture che gli studiosi hanno considerato opere di notevole importanza: si pensi che nella sola terza cappella a sinistra ci sono sei quadri di Luca Giordano.   Due sono i quadri di Guido Reni: nella quinta cappella a sinistra c’è il “San Francesco in preghiera”, e nella sacrestia il quadro citato nel titolo, l’”Incontro tra Cristo e il Battista”, che gli studiosi considerano una sintesi preziosa dello stile e della tecnica dell’artista. Guido Reni prese le distanze dall’aspro realismo figurativo e cromatico di Caravaggio e si ispirò a lungo a una propria concezione del realismo che alcuni studiosi chiamano “ideale”, perché applicato alle immagini e alle scene che si riferiscono a Cristo, alla Madonna, ai Santi. Riferendosi a un suo quadro in cui rappresentava San Michele egli scrisse: Vorrei aver avuto pennello angelico e forme di paradiso, per formar l’arcangelo e vederlo in cielo, ma io non ho potuto salir tant’alto, sicché ho riguardato in quella forma che nell’idea mi sono stabilita”. Il Bottari arrivò a dire che Guido Reni rappresentava le “divine sembianze” in modo così perfetto che non si poteva escludere che la Madonna gli apparisse talvolta in sogno. Ma lo spirito di Caravaggio si prese gioco di lui, perché egli rovinò gli ultimi anni della sua vita con i debiti di gioco che lo costrinsero a trasformare la sua bottega, dice il Baldinucci,  in una “fabbrica di quadri, a fare mezze figure e teste alla prima, e finire con poca considerazione le tavole più importanti, pigliar gran denaro a interesse da ogni sorta di persona, raccomandandosi agli amici per ottenere qualche piccolo imprestito e, finalmente il vendere in un certo modo sé stesso e la propria libertà, ponendosi a lavorare a giornata ad un tanto all’ora.”   La tela “Incontro tra Gesù e il Battista” (cm. 198x 148) venne impostata dal Reni nel 1622, durante il secondo soggiorno napoletano, su commissione di Giovan Domenico Lercaro, un facoltoso sarto e commerciante di tessuti pugliese attivo a Napoli.  L’esito propone un classicismo di prim’ordine, impostato su corpi atletici e giovanili: aspetto sottolineato anche dalla resa dei volti. “Per facilitare l’incontro dei due sguardi Reni ha l’accortezza di lasciare in penombra il braccio sinistro. L’azione di Gesù, volta ad abbracciare il precursore, è enfatizzata dal drappeggio increspato delle vesti. Il delicato movimento riverente del Battista, con il ginocchio piegato e ancora illuminato, viene completato dalle mani incrociate sul petto, in un gesto, come nel tema dell’Annunciazione, di accettazione senza condizioni della volontà divina.” (Ars Europa).   La tecnica è quella del miglior Guido Reni: la luce naturale diventa luce divina e sembra irradiata dallo sguardo di Gesù: la pennellata è lieve e non ci sono contrasti di toni tra il primo piano e lo sfondo, che assorbe, nei tocchi leggeri di color rosso porpora, la vitale luminosità di Cristo e del Battista. E con grande sapienza Guido Reni fa in modo che il braccio teso del Signore bilanci la verticalità della scena e porti l’attenzione dell’osservatore a concentrarsi sul tema centrale dell’opera, la “linea” che congiunge lo sguardo “fraterno” di Cristo e quello riverente del Battista.        

Sanità, Auriemma (M5S): “Campania fuori dal piano di rientro, ora nuova fase”

Riceviamo e pubblichiamo “L’uscita della Regione Campania dal piano di rientro sanitario rappresenta un risultato storico, atteso da anni dai cittadini campani. Un traguardo che segna l’inizio di una nuova fase, nella quale sarà finalmente possibile programmare con maggiore efficacia investimenti, rafforzare il personale sanitario, ammodernare strutture e tecnologie e garantire servizi più vicini ai bisogni delle persone”. Lo dichiara l’onorevole Carmela Auriemma, coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle di Napoli e vicecapogruppo alla Camera. “È doveroso riconoscere il grande lavoro svolto in questi mesi, che ha consentito di raggiungere un obiettivo così significativo. Un plauso va al Presidente Fico, che ha guidato con determinazione questo percorso, e alla Direzione Generale per la Salute della Regione Campania per l’impegno costante e concreto dimostrato”. “Questo risultato – prosegue Auriemma – non è un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza. Ora si apre una stagione decisiva per il rilancio della sanità campana: dalla medicina territoriale al rafforzamento della rete ospedaliera, fino alla riduzione delle disuguaglianze nell’accesso alle cure”. “Il nostro impegno – conclude Auriemma – sarà quello di accompagnare questo percorso, affinché le risorse e le nuove opportunità si traducano in servizi più efficienti, tempi di attesa ridotti e una sanità pubblica sempre più forte, equa e vicina ai cittadini”.

Somma Vesuviana, la statua della Madonna di Castello ritorna al suo santuario

Nella cornice solenne della Pasqua, la comunità di Somma Vesuviana si prepara a vivere un momento di intensa spiritualità e partecipazione collettiva: il ritorno della statua della Madonna di Castello al suo santuario.
Dopo mesi di accurati interventi di restauro, eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza di Napoli e dell’ufficio beni culturali della Diocesi di Nola, l’antica effigie mariana torna a essere simbolo vivo di fede e identità per il territorio sommese.
L’evento, promosso dai parroci e dal clero cittadino, si inserisce nel clima di gioia della Pasqua , invitando fedeli e cittadini a partecipare a una celebrazione che unisce tradizione religiosa e patrimonio culturale.
La celebrazione eucaristica sarà presieduta da Pasquale Capasso, vicario generale della diocesi, e si terrà mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 17:30 presso la Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, al Casamale.
Al termine della funzione, prenderà avvio la tradizionale processione che accompagnerà la statua della Madonna fino al santuario di Castello, in un percorso carico di devozione popolare, canti e preghiere. Un momento che rinnova un legame profondo tra la comunità e la propria storia, rafforzando il senso di appartenenza e continuità.
Il ritorno della Madonna di Castello non rappresenta soltanto la conclusione di un restauro, ma si configura come un vero e proprio rito collettivo, capace di coniugare fede, arte e memoria in un’unica, significativa celebrazione.

Sant’Anastasia, colpì alla testa bimba di 10 anni durante stesa, condannato in via definitiva

  Sant’Anastasia, colpì alla testa bimba di 10 anni durante stesa, condannato in via definitiva a 11 anni e otto mesi. Il legale: “Mentalità camorristica da estirpare”. Borrelli: “Pene esemplari per criminali senza scrupoli”   Condannato in via definitiva a 11 anni e otto mesi dalla Corte d’Appello di Napoli il giovane che nel 2023 a Sant’Anastasia durante una stesa sparando all’impazzata colpì alla testa una bimba di dieci anni, salvata poi al Santobono, insieme al padre, ferito al polso, e alla madre, raggiunta all’addome da due proiettili. La Cassazione ha rigettato i motivi del ricorso dell’imputato. “Si è concluso definitivamente un vergognoso processo. Giovani violenti e fuori controllo, il più delle volte cresciuti in famiglie malavitose, come anche in questo caso, ricorrono senza scrupolo all’uso delle armi. L’episodio di Sant’Anastasia è sovrapponibile ai delitti dei giovanissimi Giògiò, musicista ucciso a piazza Municipio, e di Francesco Pio Maimone, freddato nella zona degli chalet di Mergellina. C’è una mentalità camorristica che va assolutamente estirpata, aggravata dal metodo mafioso alla base di queste violenze”, lo ha dichiarato l’avvocato Paolo Cerruti, legale della famiglia della bimba. “Pene esemplari per i giovani che ripercorrono le orme delle famiglie camorristiche e malavitose da cui provengono. A Sant’Anastasia si è rischiato l’eccidio di un’intera famiglia. Chi cresce in ambienti violenti troppo spesso incarna gli stessi valori dei genitori. In certi casi è necessaria la revoca della patria potestà ai genitori che non sono in grado di fornire dei buoni esempi ai figli, vittime inconsapevoli di meccanismi delinquenziali. A questi ragazzi andrebbe data l’opportunità di crescere in ambienti sani”, lo ha detto Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra.