Sant’Anastasia, il vicesindaco Trimarco: “L’opposizione sta strumentalizzando un refuso”

Riceviamo dal vicesindaco  Trimarco e pubblichiamo Venerdì sera, in Consiglio Comunale, prima dell’approvazione del bilancio di previsione e dopo la relazione del vicesindaco Mario Trimarco (assessore al Bilancio), un consigliere di minoranza ha fatto notare un errore nei documenti chiedendo una verifica. Di fatto, un mero refuso ha impedito l’approvazione. Si tratta di un semplice errore materiale che non cambia di una virgola il bilancio o gli equilibri, ma non era comunque possibile procedere all’approvazione. “Chi ha trascritto le voci ha evidentemente commesso un errore, poteva accadere a chiunque – spiega il vicesindaco Trimarco – ” per noi e per i cittadini non cambia nulla ma l’opposizione sembra pervasa da una contentezza che non provava da anni. Comprendo la sensazione e io stesso ho ringraziato il consigliere che si è fatto portavoce, devo dire con non troppo malcelata soddisfazione, di quest’errore. Non comprendo invece le accuse che circolano sui social. Ho letto commenti fotocopia, evidentemente già pronti all’uso, ho letto bugie e mi hanno tacciato di incompetenza…per un errore subito tra l’altro riconosciuto. Ora, oltre a strumentalizzare la vicenda, si vestono dei panni di “salvatori della patria” e di persone responsabili. In verità, voglio rassicurare i cittadini: entro fine anno il bilancio comunale sarà approvato e nessuno ricorderà più tutte le sciocchezze che abbiamo letto in queste ore sui social”. Una spiegazione doverosa: I documenti di programmazione sono tutti corretti ed in linea con quanto previsto. Lo schema di Bilancio e il Dup sono corretti. L’unico refuso (errore materiale) è un valore di un opera riportata in un anno anziché di un altro. Di questo si tratta!

Sant’Anastasia, errore nella delibera del bilancio. Decisivo l’intervento del consigliere Caserta

Riceviamo dal consigliere Caserta e pubblichiamo.   Sant’Anastasia, gaffe dell’amministrazione comunale: errore nella delibera del bilancio. Decisivo l’intervento del consigliere Caserta Costretti a ritirare la delibera sul bilancio in consiglio comunale a causa di un errore evidenziato da un componente dell’opposizione. È accaduto a Sant’Anastasia, dove la maggioranza che sostiene l’attuale amministrazione comunale ha dovuto fare marcia indietro sul bilancio, fino a ritirare la delibera nel bel mezzo del consiglio comunale. Motivo: atti sbagliati di cui nessuno si era accorto, al punto che l’assessore delegato non ha esitato a tenere una relazione nella quale la cosiddetta programmazione amministrativa veniva elogiata. È stato il consigliere Mariano Caserta a prendere la parola e porre all’attenzione dell’aula e del segretario comunale dei rilievi di sostanza sugli atti e sulle procedure adottate, spiegando gli errori commessi. A quel punto il Pd ha chiesto una sospensione dei lavori, togliendo la maggioranza da una palese situazione di imbarazzo. Al ritorno in aula Amministrazione e maggioranza sono costretti a prendere atto degli errori, hanno ritirato il bilancio, rinviandone l’approvazione e sono tornati a casa portandosi dietro una figuraccia. «Abbiamo avuto una dimostrazione palese dell’incapacità e dell’incompetenza di chi ci governa. Vengono in aula per approvare atti che nemmeno conoscono; non leggono le carte, non si preoccupano delle procedure, illustrano cose di cui ignorano la genesi e persino le scelte più elementare», spiega Mariano Caserta, che aggiunge: «In un contesto dotato di dignità politica ed un briciolo di regole, questa mattina sarebbero fioccate al protocollo una serie di dimissioni».

Choc a San Sebastiano: 16enne in giro con gli amici armato di pistola

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San Sebastiano al Vesuvio: Nella movida con gli amici e una pistola. Carabinieri arrestano 16enne

Siamo a San Sebastiano al Vesuvio e mancano pochi minuti allo scoccare della mezzanotte. I carabinieri sono impegnati in un servizio straordinario di controllo del territorio quando notano un gruppo di ragazzini a via Plinio il Vecchio. Sono tutti giovanissimi – avranno tra i 15 e i 18 anni – e i militari decidono di controllarli. Tra tutti c’è un 16enne che con il suo atteggiamento sospettoso cattura l’attenzione dei carabinieri. Inizia la perquisizione che si interrompe bruscamente quando la mano del militare incontra la sagoma di quella che sembra senza ombra di dubbio una pistola. L’arma è nascosta nella cintura e in pochi secondi la situazione si complica. Il 16enne spintona uno dei carabinieri e tenta di fuggire. Il giovanissimo scappa inseguito dai militari e percorre prima via Plinio il Vecchio e poi via Margherita di Savoia. I carabinieri non perdono di vista il ragazzino che, una volta aperto un cancello pedonale, decide di attraversare un vialetto che dà in via Mario Falconi. La fuga dura già da circa un chilometro e alla fine del vialetto c’è un altro cancelletto ma questa volta è chiuso. Il 16enne scavalca l’ostacolo non prima di aver lasciato l’arma su un muretto e di essersi tolto il giubbino – evidentemente per eludere il controllo. Proprio lì il ragazzo viene scovato, si era nascosto tra delle auto parcheggiate e viene trovato dagli altri carabinieri impegnati nel servizio a largo raggio che la centrale aveva allertato. Dirà di aver gettato della sostanza stupefacente e che era fuggito per paura ma in realtà sul muretto c’era una pistola a salve calibro 8 senza il tappo rosso. Per il 16enne la nottata si conclude con l’arresto. Il minorenne dovrà rispondere di resistenza e porto di armi ed è stato trasferito nel centro di prima accoglienza dei colli Aminei. La pistola è stata sequestrata.

Le nuove acquisizioni sull’origine familiare del prof. Michele Tenore (1780 – 1861), padre della botanica napoletana moderna

Michele Tenore
Il fondatore dell’Orto botanico di Napoli, Michele Tenore, nacque a Napoli l’11 maggio del 1780 dal dottor fisico Vicenzo e da Marianna Barbato. Numerose fonti attestano la sua origine abruzzese. Nulla di più falso. Intervista al dottor Attilio Giordano. Nelle Memorie della Società Italiana delle Scienze detta dei XL e, precisamente, nei Cenni Biografici di Michele Tenore ad opera del botanico Vincenzo Cesati (1806 – 1883) viene erroneamente riportato che la famiglia era di origine abruzzese e che si era stabilita in Napoli. Nulla di più falso, tantoché per l’occasione ho voluto intervistare il dott. Attilio Giordano, esimio appassionato di storia locale, nativo di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, che ha condotto una scrupolosa ricerca genealogica sulla famiglia Tenore, in quanto il famoso matematico e rivoluzionario Annibale Giordano (1769 – 1835), suo pro – pro – pro – prozio, era figlio di Michele Giordano e Maria Gaetana Tenore.
Orto botanico
Dottor Giordano, quali sono le nuove acquisizioni genealogiche? “Proprio questa notizia sopra citata, ci ha portato ad una indagine dai risvolti inimmaginabili e sorprendenti. La notizia delle origini abruzzesi, comunque, si è diffusa a macchia d’olio su numerosi trattati biografici. Il primo passo è stato quello di rintracciare presso lo Stato Civile della Restaurazione del quartiere San Lorenzo di Napoli l’atto di morte del prof. Michele Tenore; conoscendo la data di morte, 19 luglio del 1861, si è riuscito a rintracciare facilmente l’ atto ed in esso si può leggere che il Cavaliere Don Michele Tenore di Napoli, di anni ottantadue, di professione Professore di Botanica della Regia Università e Studi e Senatore del Regno, domiciliato alla strada San Gregorio Armeno numero 41, figlio delli furono Don Vincenzo Tenore, Professore in medicina, e Donna Anna Barbato, vedovo di Donna Maria Spinelli, e non ha lasciato figli. La fortuna ha voluto che trovassimo anche l’atto di morte del padre, d. Vincenzo Tenore di Napoli, di professione dottor fisico, come riportato nello Stato Civile della Restaurazione sempre del quartiere San Lorenzo di Napoli; egli morì il 27 novembre del 1827 all’età di 80 anni, in casa propria, alla strada di San Gregorio Armeno, 41; era figlio dei furono Don Michele (Angelo) Tenore, dottor fisico, e Donna Felicia Russo, e marito di Donna Marianna Barbato di Napoli di anni 70, domiciliata alla strada San Gregorio Armeno numero 41, ed ha lasciato sette figli, cioè due maschi e cinque femmine, tutti di  età maggiore, procreati con la predetta Donna Marianna Barbato sua moglie”. Quale è stato il passo successivo? “Il passo successivo è stato quello di recuperare presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli il processetto matrimoniale del 1747 di Michele Angelo Tenore e Felicia Russo, dal quale apprendiamo che il magnifico dottor fisico Don Michele Angelo Tenore venne battezzato nella Parrocchia della Collegiata di Santa Maria in Cosmedin il 15 settembre del 1714 ed era figlio di Bartolomeo Tenore e di Fortunata Furiati, coniugi abitanti al borgo Orefici, storico rione di Napoli. Procedendo nella lettura attenta del processetto, si legge che il padre di Michele Angelo Tenore, il magnifico Bartolomeo Tenore, era deputato alla Sellaria ed abitava in casa del magnifico Giovanni de Guzman. L’ ulteriore passaggio successivo è stata la ricerca del processetto matrimoniale del 1711 di Bartolomeo Tenore e Fortunata Furiati; da questo apprendiamo che Bartolomeo Tenore era nativo di Mercato San Severino, diocesi di Salerno, della Parrocchia di San Giovanni in Corte, ed era figlio di Cosimo Tenore ed Anna Femiano, che svolgeva la professione di orefice d’oro e che nel 1711 aveva 22 anni, il che ci fa presumere che fosse nato intorno al 1689; purtroppo manca la copia dell’atto di battesimo. Nell’interrogatorio, come detto in precedenza, dichiara: sono nativo della Terra di San Severino diocesi di Salerno, da dove mai mi sono partito, et al presente habito, e sono venuto in questa Città di Napoli per causa d’effettuare matrimonio”.
Albero genealogico
La sua ricerca, quindi, si è dovuta spostare? “A questo punto, per forza di cose, la ricerca si è dovuta spostare a Mercato San Severino presso la chiesa di Chiesa di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni in Parco, dove il parroco Don Giuseppe Iannone, malgrado la fraterna accoglienza, ci ha comunicato che i registri parrocchiali anteriori al 1800 non erano presenti in parrocchia. Contattato l’Archivio Storico di Salerno, a cui fa riferimento la forania di Mercato San Severino, il direttore Don Alessandro Gallotta mi ha informato che i registri parrocchiali della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Mercato San Severino non si trovavano presso il loro archivio ma, per fortuna, c’erano gli status animarum, dove con meraviglia fu individuata la famiglia di Bartolomeo Tenore. Bartolomeo era, quindi, effettivamente figlio di Cosimo Tenore ed Anna Femiano. Cosimo si era sposato per ben tre volte: la prima moglie, Madalena Criscienzo; una seconda volta con una tale Madalena Laudisi; per la terza volta, infine, con Anna Femiano, dalla quale ebbe quattro figli: Caterina, il nostro Bartolomeo, Michele ed infine Francesco Antonio Tomaso. Cosimo (Damiano) Tenore era nato il 13 luglio del 1642 ed era figlio di Bartolomeo Tenore e Margarita Caratù”.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie   Mercato San Severino
Come si conclude la sua attenta ricerca? “Per finire l’ultimo Bartolomeo Tenore, figlio di Pietro Tenore e Margarita Costabile; sappiamo che era nato il 3 luglio del 1610 e che suo padre Pietro, veneto, morì l’11 febbraio del 1624. Probabilmente, a conclusione, Pietro Tenore faceva parte di quella schiera di ricchi mercanti veneziani, che si trasferirono a Mercato San Severino, attratti dalla possibilità di intraprendere una fiorente attività di scambi con l’entroterra avellinese e la Capitanata, oppure doveva essere persona di fiducia di quel Ferrante Gonzaga che successe ai Sanseverino nel 1556. Certamente gli atti ritrovati non confermano alcuna origine abruzzese”.          

Catone il Censore parla degli struffoli, “grani” di poesia di nome e di fatto, e dei mostaccioli.

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L’etimologia della parola “struffoli”. Catone parla, nel “De agri cultura” (composto intorno al 160 a.C.), di struffoli e di mostaccioli, di mostaccioli parla anche Ateneo (III sec.d.C.). I valori simbolici delle scorze di limone e di arancio negli struffoli “moderni”. Correda l’articolo l’immagine del quadro di Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo”.   Per qualcuno vengono dalla Spagna, per altri dalla Grecia antica e da lì portati a Napoli, la più greca delle italiche città. Molti fanno derivare il nome dall’aggettivo del greco antico “stroggùlos”, “rotondo, arrotondato”. Credo, invece, che il nome derivi, sì dal greco, ma da “streph”, radice del verbo “strépho”, “volgere, avvolgere”, da cui “stròphos”, “striscia, nastro” e “strophé”: e da qui l’italiano “strofa”. Insomma, i Greci non vollero sottolineare solo l’immagine della “rotondità”, ma anche quella della “pressione” che innesca l’arrotondarsi. Catone nel “De agri cultura” li chiama “globuli” e ne dà anche la ricetta: “Mettere in un recipiente del formaggio e della farina di farro in parti uguali. Mescolare e amalgamare con cura. Con il composto fare tanti piccoli “globi”. Versare dello strutto in una padella precedentemente riscaldata e friggervi i “globi” in quantità tali da poter essere agevolmente girati nella fase di cottura. Quando risultano convenientemente dorati, scolarli, spalmarli di miele e grattugiarvi sopra del papavero.”: Per i mostaccioli, che Catone chiama “mustacei”, ricordando che un “buon mosto” è l’ingrediente fondamentale, si consiglia di “cucinarli al forno su teglie su cui sarà stato depositato uno strato di foglie d’alloro precedentemente lavate e ben asciugate” (la traduzione è di Francesco Maria Amato). I Romani attribuivano all’alloro “virtù” quasi miracolose, e, in particolare la proprietà di favorire la digestione anche dei “piatti” più pesanti. L’alloro era, come ci dice il mito di Dafne, una pianta cara ad Apollo, che la scelse per intrecciare le corone assegnate ai vincitori delle gare di Olimpia e ai poeti “laureati”: era segno d’amore e perciò – ce lo conferma Giovenale – i Romani ritenevano indispensabile la sua presenza ai banchetti matrimoniali. Ateneo parla di due tipi di mostaccioli: l’uno al sesamo, l’altro “condito” con vino passito, pepe e ruta: tutti, ingredienti, diciamo così, “matrimoniali”. L’idea che sta alla base degli struffoli di oggi fu disegnata da Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino nella settima edizione della sua “Cucina teorico- pratica” data alle stampe nel 1852. Il duca sottolinea l’importanza di due ingredienti già citati nell’edizione del 1847, la scorza di limone e la scorza di “portogallo”, di arancia. Il compito di amalgamare le urtanti note di sapore degli agrumi è affidata, nella realtà e nel simbolo, alle uova. L’arancia è “segno” di gioia e di luce, il limone rappresenta invece la generosità e la fedeltà nell’amore, ma era anche considerato un antidoto contro il veleno e le insidie dell’invidia e del male. E dunque gli struffoli cosparsi di confettini di ogni colore ci dicono che nel nostro aprirci al mondo non dobbiamo mai distrarci: al di là della liea amara rappresentata dal limone è indispensabile proteggerci con il “sole” della nostra intelligenza e di una corretta percezione delle cose. La perfezione è sferica, come l’ordine del cosmo: ma questa “sfera” va consolidata con grande attenzione.      

Imprenditore tenuto in ostaggio, arrestato latitante

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Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha tratto in arresto, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, il latitante Nicola Rullo, esponente di vertice del sodalizio camorristico dei Contini. L’uomo era ricercato dallo scorso mese di settembre, quando si era sottratto alla esecuzione di un provvedimento cautelare che lo vede gravemente indiziato dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni personali, aggravati dal metodo mafioso. In particolare, Rullo sarebbe stato a capo di un gruppo di soggetti – undici dei quali già arrestati negli scorsi mesi per le medesime fattispecie di reato – che nella serata del 26 settembre avrebbero sequestrato e percosso violentemente un giovane imprenditore e suo padre, al fine di ottenere, in cambio, una ingente somma di denaro. Secondo quanto ricostruito da personale della Squadra Mobile di Napoli, Rullo e i suoi avrebbero condotto la vittima in un’abitazione nel quartiere Poggioreale e lì lo avrebbero picchiato violentemente, colpendolo anche con spranghe di ferro e mazze di legno. Successivamente avrebbero condotto in quella stessa casa anche il padre del giovane, picchiandolo e colpendolo al cospetto del figlio che, in quei frangenti, giaceva a terra agonizzante a causa delle percosse subite. Al padre della vittima sarebbe stato poi detto che nel caso in cui non avesse consegnato, entro poche ore, la cifra di 375.000 euro, suo figlio sarebbe stato ucciso e lui avrebbe fatto la stessa fine. Le indagini, condotte nell’immediatezza dei fatti, soprattutto tramite sopralluoghi ed acquisizione di immagini da sistemi di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire gli eventi in maniera chiara e di comprendere come la vittima, dopo essere stata segregata all’interno della predetta abitazione, fosse stata trasportata presso un’altra casa nella zona di Castel Volturno e lì tenuta rinchiusa per alcune ore, per poi essere scaricata di peso all’esterno del Pronto Soccorso dell’Ospedale Fatebenefratelli di Napoli. Un ruolo preminente nella vicenda in parola, secondo quanto documentato dagli investigatori, sarebbe stato ricoperto proprio da Nicola Rullo, che sarebbe stato principale esecutore del sequestro, oltre che del violento pestaggio di padre e figlio. Gli agenti della Squadra Mobile, con l’ausilio degli operatori del Commissariato di Bagnoli, alle prime luci dell’alba, hanno localizzato il latitante in una villetta in località Lago Patria, presso la quale l’uomo si era rifugiato con la famiglia. Nicola Rullo è considerato esponente di spicco del clan Contini, storicamente egemone nel quartiere Vasto-Arenaccia e confederato nella ben nota Alleanza di Secondigliano, e annovera numerosi precedenti per reati associativi e contro la persona. Lo stesso era stato scarcerato nello scorso mese di agosto dopo essere stato arrestato, da latitante, in Spagna nel dicembre 2023.

Meret regala a Conte un Natale sereno

Il Napoli festeggia al meglio il compleanno della città battendo per 1-2 il Genoa e tornando in testa alla classifica, in attesa di Atalanta e Inter. Quasi come ai tempi di Garcia, c’è stata una squadra a due facce: il primo tempo è stato probabilmente il migliore della stagione, mentre nella ripresa i ragazzi sono completamente scomparsi dal campo. Probabilmente, il cambio di atteggiamento è stato causato da un calo di tensione pensando che, data la prestazione del primo tempo, il risultato fosse ormai acquisito: chiaramente è un comportamento inaccettabile quando si lotta per obiettivi importanti. L’unico ad aver tenuto in piedi la baracca è stato Meret, autore di quattro parate mostruose che hanno salvato il risultato. Tanto si parla di lui quando commette errori, ma bisognerebbe riconoscere anche quando è determinante in positivo, cercando in ogni caso di evitare estremismi che non fanno bene né al ragazzo né all’ambiente. Il cammino del Napoli in campionato proseguirà domenica prossima al Maradona contro il Venezia, sfida in cui i 3 punti sono d’obbligo per proseguire il filotto e creare morale in vista di un gennaio ricco di sfide impegnative.

Pomigliano, Isis Europa in campo per “Natale solidale: per ogni gol un sorriso al cuore”

Pomigliano. Riceviamo e pubblichiamo:  ISIS EUROPA, DOCENTI E STUDENTI IN CAMPO AL GOBBATO PER UNA NOBILE CAUSA.  Venerdì 20 dicembre 2024, presso lo stadio “Ugo Gobbato”, è andata in scena una partita di beneficenza tra studenti delle classi quinte e una formazione composta dal corpo docenti dell’Isis Europa di Pomigliano d’Arco e della sede di Casalnuovo. “Natale solidale: per ogni gol un sorriso al cuore” – recitava il claim dell’iniziativa, che ha riscosso un notevole successo tra gli studenti chiamati a raccolta – attraverso la scuola – per una nobile causa, a favore di due associazioni, operanti rispettivamente sul territorio pomiglianese e casalnuovese. LA GIORNATA – Entusiasmo sugli spalti per ragazze e ragazzi che hanno incitato i propri “beniamini” a suon di applausi e striscioni improntanti al fair play, immortalati sulle numerose stories Instagram postati in Rete. Per quel che concerne le cronache sul terreno di gioco, si sono disputate tre gare da 20 minuti, ben giocate da tutti i componenti delle 3 formazioni, immortalate dagli scatti degli studenti afferenti ai corsi di Grafica: ad impreziosire la giornata, il racconto radiofonico dei discenti impegnati con Radio Europa Live. IL MESSAGGIO – “𝐋𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 – il messaggio lanciato attraverso i canali social ufficiali dall’istituzione scolastica con sede in via Fiuggi – Ognuno di voi, partecipando alla partita del cuore, ha evidenziato questi nobili principi sportivi. Insieme, siamo riusciti a portare un po’ di felicità in quei cuori che ne hanno bisogno, rendendo così il Natale un periodo più luminoso per tutti”.

I valori della giustizia in ‘Dieci di Spade’, prima opera teatrale di Domenico Nobis

Una neonata compagnia teatrale, Lumen, capitanata dal giovanissimo Domenico Nobis, debutta con successo al Piccolo Caligola di Aversa con ‘Dieci di Spade’, storia epica di valori veri, dolori e coraggio.   Attanagliati dalle cronache di gioventù sbandate, è un vero sollievo scrivere di giovanissimi dediti al teatro e alla cultura. Peccato che pochi media dedichino spazi a queste iniziative, laddove un giovanissimo studente e i suoi amici più vicini si dedicano alla realizzazione di un’opera teatrale ricca di pathos e intrighi, ideata dal giovane attore, sceneggiatore e regista, Domenico Nobis, classe 2007 che ha avuto la fortuna di poter contare su docenti che al di là dei doveri scolastici, lo hanno saputo indirizzare presso una delle forme artistiche più primordiali e nobili della storia dell’uomo quale è il teatro. Il 14, il 20 e il 22 sono i giorni di questo freddo dicembre che la direzione artistica del Piccolo Caligola di Aversa, guidata da Rocco Di Santi, ha concesso alla compagnia Lumen di poter rappresentare in doppi appuntamenti, pomeridiano e serale, l’opera ad un pubblico partecipe che ha donato i dovuti e meritevoli sold-out.
Domenico Nobis
E’ lo stesso Nobis a raccontare la genesi e le emozioni di questo importante segnale:” Devo tutto a Rosa Farinaro, mia madre artistica, che mi ha indotto a creare storie e sketch con Antonio Grassia e Paolo Argo, che poi sono diventati i miei migliori amici, e a Carmen Pommella, mia insegnate di recitazione. Dopo esser premiato al MusiDanTea 2.0 con una borsa di studio ho investito tutto in questa mia vocazione e sin dalle mie prime ispirazioni nella sceneggiatura, ho coinvolto mio fratello Tammaro nel dare ordine alle mie idee ancora acerbe in quel periodo. Dopo un anno di riflessioni e vari confronti con gli amici della compagnia, la sceneggiatura si è ampliata da 30 a 72 pagine e ci siamo convinti a portarla in scena. Siamo emozionati dalla felice partecipazione del pubblico e ci auguriamo di poter presentare in più luoghi e città possibili, questa opera che rende strettamente unito il nostro gruppo di lavoro.”
Foto di scena
Dieci di Spade si spiega in quasi tutte le età dell’uomo. Attraversa storie come lo strazio della perdita dei figli, la rassegnazione dei lavori più umili, di un popolo tradito, del destino che scambia piani della vita. Si vive di fronte ad un male invisibile. La scena è ad Urbaura, un’immaginaria città, presso il fiume Sarno. Sin da questi dettagli si può comprendere l’attrazione avvincente della trama.
Foto di scena
La compagnia Lumen, oltre che da Nobis, è composta da Antonio Grassia (attore e aiuto regista), Maria Rosaria Marino, Sabrina Salzano, Rosaria Liccardo e Flavio Pellino. Da non sottovalutare l’aspetto musicale che correda egregiamente le azioni in scena: melodie inedite composte da giovani musicisti quali Dario Pizzorno, figlio d’arte di Tullio Pizzorno, cantautore e autore per Mina, Alberto Radius, Collage, Stefania La Fauci, Erminio Sinni, Linda; Valerio Nappo, notevole chitarrista e l’immenso apporto di Irene Izzo.
Foto di scena
Un’impresa artistica nella quale non manca nulla, confidando invece nel supporto continuo di voci autorevoli delle istituzioni promozionali del territorio, scolastiche e culturali, affinché queste iniziative non abbiano difficoltà ad avere occasioni di crescita e divulgazione.

Blitz in garage, nel borsone il kit del Capodanno esplosivo

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Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha denunciato per detenzione abusiva di munizioni e per omessa denuncia di materie esplodenti un 50enne di Pompei, con precedenti di polizia, anche specifici. In particolare, gli agenti del Commissariato di Pompei, durante i servizi di contrasto alla fabbricazione e vendita di artifizi pirotecnici, hanno controllato un garage a Pompei dove hanno scoperto, all’interno di un borsone da palestra, 42 cartucce da fucile cal.12 mentre, negli altri ambienti del locale, hanno rinvenuto e sequestrato oltre 3 kg di polvere pirica, 144 contenitori in plastica, circa 5 kg di tappi in cartone e altri circa 4 kg e mezzo di carta, tutti materiali utilizzati per il confezionamento di artifici pirotecnici illegali.