Pollena, Finanza scopre ditta con 21 operai in nero: multa record al titolare

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Pollena Trocchia – Nei giorni scorsi, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito di un’attività finalizzata al contrasto dell’economia sommersa e al lavoro irregolare, hanno scoperto 21 lavoratori “in nero”, in uno stabilimento di Pollena Trocchia. In particolare, i finanzieri della Compagnia di Casalnuovo di Napoli hanno effettuato un accesso ispettivo in un capannone dell’area vesuviana, riconducibile a una ditta individuale operante nella lavorazione di tessuti, attiva da pochi mesi. I riscontri effettuati hanno fatto emergere gravi violazioni alla normativa lavoristica, previdenziale e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, in quanto i 21 lavoratori “in nero” individuati, di cui uno straniero, erano impiegati nell’igienizzazione e nel successivo confezionamento di capi di abbigliamento usati, esponendosi così a elevati rischi per la salute, vista la mancata salubrità dei locali. Al titolare della ditta è stata applicata la c.d. “maxi-sanzione” per ciascuno dei lavoratori irregolari, per un importo complessivo delle sanzioni, fino ad un massimo di € 245.700. Inoltre, è stata inviata alla sede competente dell’Ispettorato del Lavoro la proposta di sospensione dell’attività imprenditoriale, ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. n. 81/2008.

Pronto soccorso, “Indifferenza in emergenza”: lettera aperta di Emanuele Coppola al Ministro della Salute

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Riceviamo e pubblichiamo da Emanuele Coppola, autore del libro “Le cinque piaghe”   Gentile Ministro, Gentili Direttori, gentili Giornali,   Premesso che il giorno 10 febbraio 2025, lo scrivente si presentava, alle ore 16:14, al Triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale G. Moscati di Avellino, accusando forte dolore alla schiena, alla spalla ed al braccio sinistro. Dopo un rapido ECG, gli veniva assegnato un “codice azzurro”; visitato alle ore 17:51 e dimesso alle ore 00:11 con la diagnosi di cervicalgia. Gli accertamenti del caso duravano solo pochi minuti, a fronte delle n. 8 ore di permanenza al Pronto Soccorso. Fin qui, tranne per la lunga e personale disavventura, rientrerebbe tutto nelle rassegnate aspettative di chi è costretto a rivolgersi alla sanità pubblica campana. Ciò premesso, il motivo della presente è tutt’altro. Lo scrivente, pacificamente, si indignava per la non attenzione riservata ad un signore 80enne, accettato allo stesso tempo circa, in “codice bianco”. Il nonnino, adagiato sulla barella dell’autoambulanza e dietro una spessa parete, affetto molto probabilmente anche da un evidente declino cognitivo e motorio, continuamente alla ricerca di un poco d’acqua, restava in quello stato fino alle ore 11:00 circa, prima di ricevere assistenza. Preso dallo sconforto, scattava alcune discrete foto: tanto bastava per attirare l’attenzione della guardia giurata di turno che prontamente avvertiva il Commissariato di Polizia della zona. Gli Agenti della volante 1 intervenuti, non evidenziavano alcun comportamento lesivo dello scrivente nei confronti di chicchessia.  Alle pareti, il condivisibile messaggio del cartiglio “basta alla violenza in emergenza”, cozzava, per quanto vissuto dallo scrivente, con il seguito dello stesso “noi lavoriamo con il cuore”. Ebbene, se cuore c’era, nessuno dei presenti l’ha percepito, soprattutto quel tenero e fragile vecchietto. Questa è “indifferenza in emergenza”.       Cordialmente Emanuele Coppola  

“Gli innamorati, e le api, vivono una vita dolce come il miele”: Pompei, Casa degli Amanti

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Ma sotto questa iscrizione una mano amaramente spiritosa ha graffito “amantes, amantes cureges”, che, secondo Matteo della Corte, può tradursi “Amanti, avete bisogno di cure”. Gli alunni del Liceo “A. Diaz” di Ottaviano hanno partecipato al progetto “Salviamo le api e salviamo il mondo” organizzato dal Lions Club “San Giuseppe Terre del Vesuvio”, di cui è presidente Francesco Auricchio. Mercoledì, nell’ambito del progetto, e dopo i saluti della signora Preside prof.ssa Fabiana Esposito e del Sindaco prof. Biagio Simonetti, si è svolta una manifestazione nella sede succursale del Liceo. Hanno parlato del tema gli alunni, i rappresentanti del Lions Club, la prof.ssa Rita Aprile, docente del Liceo e responsabile di Circoscrizione del Lions Club, e il prof. Gianluca Polese dell’Università “Federico II”. “Una magnifica mattinata” ha detto Maria Lucia Ambrosio. Mi permetto di raccontare qualche episodio poco noto della splendida e lunga storia delle api e del miele. E poi la foto di Angelina Jolie.   I relatori hanno detto tutto sui valori e sulla simbologia del miele, sul miele nella letteratura sia pagana che cristiana. Non so se abbiano parlato anche di Democrito di Abdera, che sentendosi vecchio – aveva più di cento anni -, decise di morire, e perciò incominciò a rifiutare il cibo. Ma si avvicinavano i giorni delle Tesmoforie, le feste in onore di Demetra, a cui potevano partecipare solo le donne libere, con esclusione delle vergini, perché i riti cercavano di propiziare la fecondità della terra. Le donne chiesero a Democrito di non morire e di non contaminare con il lutto quella festa dedicata alla vita. Il filosofo acconsentì, ordinò che gli mettessero vicino un vaso pieno di miele e si nutrì con il profumo del miele; conclusa la festa, fece portar via il vaso, e dopo qualche giorno morì. Egli aveva sempre amato il miele e a chi gli domandava come si potesse vivere in buona salute rispondeva: bisogna inumidire con il miele le parti interne del corpo e le parti esterne con l’olio. Credevano gli antichi che gli abitanti della Corsica vivessero una lunga vita perché consumavano grandi quantità di miele: ma Dioscoride fece notare che il miele della Corsica non era di grande qualità: per colpa dei fiori di cui si nutrivano le api aveva un gusto amaro. All’amico Settimio Orazio disse che gli sarebbe piaciuto ritirarsi a Taranto, una città ricca di miele, di olio e di vino. Non citò le belle donne, per non guastare la nota malinconica dell’ode: ma il poeta sapeva bene che il miele era considerato un potente afrodisiaco. Ovviamente, il miele era ingrediente dominante dei dolci preparati dai pasticcieri antichi: poi il suo posto sarebbe stato preso dallo zucchero. Dice Crisippo che a Creta, dove c’era abbondanza di miele, si preparava un dolce, la “gastris” (“la ghiotta”) con noci di Taso o del Ponto, e con mandorle e con semi di papavero pestati con cura in un mortaio; vi si mescolavano pezzi di frutta e pepe, e poi si ammorbidiva l’impasto con miele cotto. L’impasto veniva steso in una forma quadrata, e dopo essere stato ancora ammorbidito con il miele, era diviso in due sfoglie. Insomma la “gastris” era un campo di battaglia dove si affrontavano profumi e sapori nettamente contrastanti: e al miele era affidato il compito di portare ordine e pace. Gli Egiziani insegnarono ai Greci il “pankarpia”, il “tuttofrutti”, una pasta sfoglia sbriciolata, cotta con il miele, e, dopo la cottura, divisa in palline e avvolta in un sottile foglio di papiro. Aristotele non poteva credere che il miele venisse prodotto veramente da quegli animaletti alati e perciò sostenne che il miele è una sostanza “che cade dall’aria, specialmente al sorgere delle stelle “ e quando in cielo si disegna l’arcobaleno, ma già Seneca sospettava che a produrlo fossero proprio le api, che trasformano le essenze raccolte dai fiori servendosi, nel mescolarle, di una “virtù del loro alito”. Nei “Saturnali” di Macrobio Avieno chiede a Disario “perché il vino e il miele sono considerati ottimi in momenti tanto diversi, quando il vino è molto invecchiato e il miele è assai fresco”. E Avieno risponde che la natura del vino è umida, quella del miele è arida. Lo dimostra la medicina, che tratta con il vino le parti del corpo da inumidire e asciuga con il miele quelle che devono essere prosciugate. Quindi, con il passare del tempo “ il vino diventa più schietto e il miele più arido: il miele è privato del succo e il vino si libera dell’acqua”. E poi c’è, appendice, la foto di Angelina Jolie (fonte web), coperta di api. Leggo sul sito di “IlSole24ore”. “Non ha bisogno di presentazione la protagonista della foto vincitrice nella categoria Fascinating faces and characters, “Angelina Jolie and Bees”, firmata dal fotografo americano Dan Winters. Lo scatto è stato realizzato per il National Geographic al fine di promuovere l’iniziativa dell’attrice in occasione della Giornata mondiale delle api nell’ambito del programma “Women for Bees”. Per attirare le api, il corpo di Angelina Jolie è stato cosparso con il feromone dell’ape regina e l’attrice è rimasta immobile per 18 minuti senza essere mai punta. Il miele è anche simbolo della conoscenza, di quella laica e di quella connessa alle religioni”: ed è dunque giusto che ne abbiano parlato gli alunni del Liceo.                  

Pomigliano, inaugurata la nuova stazione della Polizia Locale

Pomigliano. Riceviamo e pubblichiamo: POMIGLIANO: INAUGURATA LA NUOVA SEDE DELLA POLIZIA LOCALE DAL SINDACO RUSSO
POMIGLIANO D’ARCO, 15 FEBBRAIO 2025 – Questa mattina, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, di una rappresentanza delle forze dell’ordine e cioè di Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, è stata ufficialmente inaugurata la nuova sede del Comando di Polizia Locale di Pomigliano d’Arco. in via Oratino. La struttura, che si estende su un’area di circa 2.119 metri quadrati, rappresenta, spiegano dal Comune, un significativo passo avanti nell’ottimizzazione dei servizi di sicurezza e nella riqualificazione degli spazi urbani della città. Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Raffaele Russo, accompagnato dalla giunta comunale e dai consiglieri, il comandante della Polizia Locale, colonnello Emiliano Nacar, e tutto il corpo della Municipale. L’opera è stata realizzata grazie a un finanziamento di oltre 603mila euro, di cui circa 574mila destinati all’aggiudicazione dei lavori e quasi 29mila agli oneri della sicurezza. Il progetto ha beneficiato dei fondi dell’Unione Europea attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nell’ambito della missione dedicata alla rigenerazione urbana, con un ulteriore contributo comunale di circa 34mila euro. La nuova sede, progettata per garantire efficienza e funzionalità, sostituisce la precedente collocazione del Comando all’interno del seicentesco Palazzo Baronale, non più adeguato a ospitare il servizio. L’edificio, articolato su due livelli, comprende uffici operativi, spazi per l’accoglienza del pubblico, una camera di sicurezza, una moderna sala operativa con monitor di sorveglianza, spogliatoi e un’area parcheggio per i mezzi della polizia municipale. Il sindaco Raffaele Russo ha espresso grande soddisfazione per il completamento del progetto: “Questa struttura non è solo una nuova sede, ma un presidio di sicurezza per l’intera comunità. Abbiamo voluto dotare la Polizia Locale di uno spazio moderno e funzionale, in grado di rispondere con efficacia alle esigenze dei cittadini e garantire un controllo più capillare del territorio. La riqualificazione urbana passa anche attraverso interventi come questo, che rafforzano la presenza delle istituzioni e contribuiscono a rendere la città più vivibile e sicura”.

Goldoni in chiave partenopea: successo per la Locandiera di Marechiaro

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La Locandiera di Marechiaro è Raffaella Fico. Il debutto a Salerno per la distribuzione del Teatro Pubblico Campano ha aperto il primo sipario  alla LOCANDIERA DI MARECHIARO per la regia di Nando Sessa Erano pressoché  dimenticati o rari i Sold Out al teatro Nuovo di Salerno, ma la protagonista, Raffaella Fico (originaria di Casalnuovo), nei panni di una inaspettata e brava “ Donna Miranda”,  ha fatto rivivere quelle emozioni nelle sale teatrali di una volta: aggiungere le sedie in teatro per vedere un vecchio classico  estratto da Goldoni. Il pubblico si è detto soddisfattissimo a fine spettacolo. Si sono contati ben 14 applausi a scena aperta di cui ben 7 per la affascinantissima protagonista. Il pubblico ha definito l’opera goldoniana come “tradotta” e non “tradita”, dove, anziché vederla ambientata nella toscana del 700’ -cosi come volle la prima volta Goldoni-,   la troviamo invece collocata nella più elegante e briosa Napoli Borbonica del 1770…( nel periodo in cui il Regno era appena abdicato tra Re Carlo a Re Ferdinando) e con un leggero tocco di gustosa napoletanità . Con la traduzione e la leggera napoletanità che il regista, dopo aver ristrutturato l’opera con le aggiunte e la variazione di alcune caratterizzazioni e l’aggiunta di alcuni giochi di personaggi che comunque ruotano nella commedia, con tratti a volte Plautini ed in altri più chiaramente  Machiavellici,  si sono visti e creati dei quadri scenici, di coppie e di storia molto interessanti, sia dal punto di vista strutturale che per il godimento della storia stessa. Il tutto ha trovato riscontro nel pubblico sia nell’uso di alcuni termini chiaramente napoletani e che hanno molto divertito,  e poi nella drammaturgia comunque ritradotta e ri-specificata per un pubblico anche non napoletano. Insomma attraverso il teatro e a questa messa in scena, c’è stato un vero e proprio rispolvero storico della bella Napoli del 700, dove, con i tempi d’una recitazione volutamente classica, non si mai inciampati nella recitazione frettoloso e necessariamente alla rapina duna risata o d’un applauso. La storia della locanda che fu di Mirandolina ed in questo caso di Donna Miranda,  ha prevalso sugli attori, tutti bravi ed interessanti.…. Questo il buon risultato secondo il commento del regista, ma anche secondo il pubblico che non ha mai ha visto  correre la storia e la recitazione come è oggi costume del teatro moderno. Uno stile ed una considerazione che troverà sicuramente riscontro anche nei teatri oltre la Campania; questo il commento a caldo del pubblico all’uscita dalla sala. Interessante anche la volontà registica di implementare la storia corredandola di fatti storici realmente  avvenuti e legati a strutture esistenti e create nel 700 da re Carlo ed episodi concretamente accaduti proprio nel 700 napoletano:  i fatti artistici, i musei, gli eventi storici  e culturali, gli episodi  appartenuti alla storia sviluppatisi dal 735 ed il  770… insomma il grande fermento napoletano. Questi aspetti di garbata napoletanità il regista Nando Sessa li ha voluti, li ha strutturati nel testo e li affidati per la traduzione in lingua napoletana a Rodolfo Fornario pur governandone l’adattamento per la messa in scena. I costumi integralmente realizzati in seta di San Leucio  e scenografie importanti ed imponenti ci lasciano immaginare e rivedere la locanda ( la vera osteria) di Marechiaro citata dal M° Paisiello…. forse la stessa locanda musicata nel 1768. Lo stile e l’eleganza della Napoli colta, si sposa con l’aria che si respira all’interno delle sobrie vicende che si susseguono all’interno della locanda di Donna Miranda ( Raffaella Fico). I due improbabili nobili e sicuramente impossibili pretendenti della Locandiera, tengono alto e vibrante lo spirito allegro della storia, ma non di meno l’affascinante e misogino cavaliere che, volendo nolente, potrà o dovrà cadere ed essere buggerato dal tiro della avvenente locandiera che, mette in campo non solo la bellezza, ma l’astuzia, lo charme e soprattutto tanta caparbietà. Il gioco delle due commedianti: la prima (donna Assunta) che con travestimenti un po’ Machiavellici fa da spalla e da complice a  donna Miranda per far cadere il misogino cavaliere,  nonché la seconda commediante, ( donna Carmela)  caratterista come personaggio ma essenzialmente una cantante commediante, ed entrambi portano un importante tono di musicalità e teatralità molto interessante e forse inaspettato all’intera commedia. Sorprendente la canorità di Raffaella fico nel cimentarsi in canti antichi come Lu Cardillo ed altrettanto gradevoli i momenti musicali e cantati nel contesto drammaturgico. Il cameriere della locanda, Fabrizio, non poteva non essere un debole ragazzo ma bello ed innamorato seppur con misura e discrezione ma comunque sempre accorto nei servigi della locanda. Molto simpatica l’idea di renderlo “ ciociaro”…. ( ma Sessa ci ha sempre abituato  nelle sue regia alla nota dialettale diversa dal contesto  come a voler dare un suono diverso alla musicalità dello spettacolo….. lo ricordiamo quando napoletanizzò in  napoletano Sganarello nel Tartufo di Moliere interpretato da Nando Gazzolo) Il sempre attuale tema toccato dalla protagonista di quest’opera, La Locandiera, ci ritrova concordi nell’esaltazione di tante virtù decisamente femminili non proprio naturali e normali in quel periodo storico: emancipazione sociale,  evoluzione culturale, diritti e dignità, ma anche il contributo d’una bellezza insita in ogni donna ma in special modo nella avvenente Locandiera di Marechiaro… Una regia accurata e pignola sull’ambientazione con la scelta di colori e scene, con mix di cambi quadro gestiti come in un film di “Visconti”, ecco perché la scelta registica di volere dei velatini per la camera da letto di donna Miranda, consente di ammirare i  tempi teatrali del 700 e dell’ 800 scanditi con la metrica delle battute e mai irruenti o addirittura veloci come si converrebbe in una commedia della Napoli del 900; alcune note musicali che fan da tappetino, danno quel tocco di eleganza ed in alcuni momenti ed anche quel piglio ritmico che definiremmo tipico della Napoli di Giovanni Paisiello, come appunto l’ouverture musicale che fa da apri-sipario. La ricerca musicale a cura del M° Adesso del Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli  non poteva far mancare all’allestimento musiche e brani della antica tradizione come Micheleemma, Lu Cardillo e poi correndo più avanti nel testo troviamo uno scorrere degli anni anche brani un pò di rivolta come Palummella Zompa e vola. Le musiche sono state arrangiate da  Espedito De Marino con i finali concessi dal M° Gragnaniello ed arrangiati sempre da De Marino. Le musiche contribuiscono a fare di questo allestimento un classico dalle venature moderne ma in sostanza d’un teatro da non perdere mai, ne per tradizione classica che di pura teatralità. Il tutto trova una adeguata e mai fuori luogo, collocazione temporale e finanche condizione romantica per i nostalgici d’una Napoli ormai depauperata dalla storia stessa o dalla storia scritta dai vincitori. Non e una commedia musicale come si potrebbe immaginare considerati i tre o quattro misurati momenti musicali e cantati dal vivo, assolutamente no, ma non si poteva non utilizzare al meglio le grandi doti anche canore della brava Raffaella Fico nei panni di Donna Miranda.  E considerando che una delle due commedianti era, nella storia originale di Goldoni,  anche cantante, non poteva essere altrimenti  anche nella Locandiera di Marechiaro ripreso il bel canto. Le scene sono importanti e belle  a cura di Susi Schiacciapietra e come si ribadisce i costumi molto molto eleganti e tutti realizzati da “ Costumia di Casagiove” che grazie ad un disegno luci da film curate da Francesco (di Peppe) Sabatino,  lo Spettacolo si presenta nei teatri e nelle arene all’aperto con lo stile d’una volta: foto di scena su cavalletti e su positi supporti, visto il brillante lavoro del fotografo di scena Giosuè Improda…… Insomma non si poteva pensare di ospitare meglio La Locandiera di Goldoni in questo allestimento “partenopeo” che anche cosi rivisitato, risulta sempre tradotto e mai tradito,   con il senso dell’inclusività sociale che già nel 700 dei Borbone era già una grande caratteristica di quella e di questa Napoli moderna.  

Spaccia senza autorizzazione, baby ras lo punisce: “Ho fatto un macello, l’ho schiattato a terra”

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POMIGLIANO D’ARCO – L’inchiesta condotta a Pomigliano ha svelato un quadro inquietante della criminalità giovanile, evidenziato da intercettazioni che mettono in luce un’allarmante ostentazione di violenza. Il fenomeno, radicato in dinamiche di potere e controllo del territorio, si manifesta con episodi brutali che vedono protagonisti ragazzi giovanissimi, alcuni appena sedicenni o diciassettenni, ma già affiliati a clan camorristici e coinvolti in attività criminali di rilievo. Uno degli episodi più scioccanti riguarda un diciassettenne, considerato vicino a un clan locale e gestore di una piazza di spaccio, che ha partecipato in prima persona a un pestaggio brutale. La vittima, un pusher che operava senza il consenso della cosca, è stata punita con una violenza estrema, a dimostrazione del rigido controllo imposto dai clan sulla gestione del traffico di droga. Un altro diciassettenne si è vantato, in una conversazione intercettata, di aver commesso una rapina ai danni di due coetanei, descrivendo con disarmante leggerezza la brutalità dell’atto. «Ho combinato un macello», ha dichiarato, aggiungendo di aver «schiattato a terra» le vittime e di averle umiliate con una serie di colpi inflitti per puro divertimento. Parole che rivelano non solo una totale assenza di empatia, ma anche una preoccupante normalizzazione della violenza tra questi giovani criminali. L’inchiesta ha inoltre portato alla luce un episodio che, per dinamica e pericolosità, avrebbe potuto avere conseguenze tragiche. Il 5 gennaio scorso, un sedicenne è entrato armato in una sala scommesse, puntando una pistola contro un ragazzo prima al volto e poi alle gambe. «Vuoi vedere che ti sparo?», ha detto, prima di allontanarsi ridendo e rassicurando la vittima che l’arma era scarica. Un gesto che dimostra la totale spregiudicatezza con cui questi giovani affrontano situazioni di estrema violenza, senza percepire la gravità delle loro azioni. Questi episodi, emersi dall’inchiesta, mettono in evidenza una realtà inquietante: la criminalità giovanile si sta radicando sempre più profondamente nel tessuto sociale, con adolescenti che assumono ruoli di rilievo nelle organizzazioni malavitose e si rendono protagonisti di atti di violenza inaudita. La sfida ora è trovare strumenti efficaci per arginare il fenomeno, intervenendo non solo sul piano repressivo, ma anche su quello sociale ed educativo, per sottrarre questi ragazzi a un destino segnato dal crimine.

Si presenta dai carabinieri con molotov e coltello per dar fuoco alla caserma

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PORTICI. Donna minaccia di dare fuoco alla caserma. Attimi di tensione con il Maresciallo. Arrestata 57enne La sagoma di una donna è diventata chiara solo a pochi passi dall’ingresso della caserma. Uno dei carabinieri della stazione di Portici ha dovuto fissare per diversi secondi la sua immagine dal monitor collegato alle telecamere. Stringe una bottiglia piena di benzina e nell’altra mano ha un coltello. Quando inizia a gridare, minacciando di dare fuoco alla caserma, il comandante della stazione la raggiunge e con lui altri militari. La donna è agitata, non permette al comandante di avvicinarsi, provando a colpirlo col coltello. Mostra un accendino e lo punta verso la bottiglia. Il maresciallo le parla sereno, prova a farla ragionare. Intanto si avvicina. Quando è ormai a pochi centimetri le prende con delicatezza le mani e le sottrae benzina, coltello e accendino. La 57enne finisce in manette, arrestata per resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, tentato incendio e possesso ingiustificato di armi. E’ ora in attesa di giudizio.

Somma, il Tar rigetta l’istanza cautelare proposta dall’opposizione sul Bilancio

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo: Il Tar ha rigettato l’istanza cautelare proposta dall’opposizione consiliare sul Bilancio Salvatore Di Sarno  –  Sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano: “E’ una vittoria per Somma. Il Tar ha rigettato l’istanza cautelare proposta dall’opposizione e che avrebbe causato il Dissessto Finanziario del Comune di Somma. Dunque noi siamo nel giusto e stiamo salvando il paese dal Dissesto finanziario”. “Il Tar ha rigettato l’istanza cautelare proposta dall’opposizione e che avrebbe causato il Dissessto Finanziario del Comune di Somma. La motivazione è stata la seguente: “Ritenuto che il lamentato pregiudizio allo svolgimento del mandato dei consiglieri, a cagione della dedotta irregolarità della convocazione del Consiglio comunale, non sembra avere i connotati di gravità e irreparabilità, ponendo a confronto la sua incidenza nella sfera giuridica dei ricorrenti con l’esigenza di assicurare la prosecuzione della procedura di riequilibrio finanziario dell’Ente, corrispondente a un prevalente interesse pubblico, dal momento che la privazione di efficacia dell’atto di convocazione del Consiglio comporterebbe la sospensione degli effetti della deliberazione del Consiglio Comunale n. 4 del 20/1/2025, potendo comportare il dissesto dell’Ente, ai sensi dell’art. 243-quater, co. 7, del T.U.E.L., ed esporre il Comune a conseguenze pregiudizievoli per la vita dell’intera collettività; Ritenuto pertanto insussistenti i presupposti per la tutela cautelare…..P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima) respinge la domanda cautelare”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano. Il Tar ha rigettato l’istanza presentata dall’opposizione “Ciò’ detto, e’ chiaro quindi che l’opposizione con questo ricorso ha dimostrato ancora una volta tutta la sua IRRESPONSABILITA’ in quanto l’unico  vero obiettivo era solamente quello di porre fine a questa amministrazione, senza preoccuparsi minimamente del fatto che l’eventuale accoglimento del ricorso ripeto -da loro proposto- avrebbe causato un danno enorme  – ha concluso Di Sarno – per tutta la città ovvero il DISSESTO finanziario del Comune di Somma Vesuviana. Basta con questo modo di fare politica ! Somma viene prima di ogni ambizione personale ed insieme alla mia amministrazione combatteremo  fino a quando avremo la forza e la maggioranza per tutelare la nostra amata città”.

Cutro, due anni dopo: Marigliano accoglie la Carovana per Verità e Giustizia

Marigliano. Riceviamo e pubblichiamo: 

A due anni dalla tragedia di Cutro, che il 26 febbraio 2023 costò la vita a 94 migranti, tra cui 34 bambini, la città di Marigliano ospita la “Carovana Verità e Giustizia per Cutro e le altre stragi”.

L’iniziativa si terrà il 20 febbraio a partire dalle ore 16 presso la scuola di italiano per stranieri attiva nel Castello Ducale in piazza Castello e rappresenta un importante momento di riflessione e mobilitazione per la tutela dei diritti umani e la richiesta di giustizia per le vittime dei naufragi nel Mediterraneo.

Di seguito il programma provvisorio della serata. Ore 17 proiezione del docufilm Un mare di porti lontani di Marco Daffra Ore 18 incontro con la Carovana Verità e Giustizia per Cutro e le altre Stragi, testimonianze e dibattito

Promossa da Carovane Migranti, Carovana Abriendo Fronteras, Rete Vesuviana Sociale (associazioni YaBasta!, Nova Koinè APS, SmallAxe, Melagrana), Mediterranea Saving Humans Napoli, RECOSOL – Rete Comunità Solidali, CNCA Campania, Convento delle Suore Vincenziane di Marigliano, CSA Ex Canapificio, Movimento dei Migranti e dei Rifugiati di Caserta e Coordinamento provinciale LIBERA Napoli, la Carovana si pone come uno spazio di dialogo e proposta per contrastare le molteplici forme di violenza subite dai migranti.

La strage di Cutro ha segnato un punto tragico nella storia delle migrazioni nel Mediterraneo. La tragedia si consumò a soli 150 metri dalla riva, lasciando un bilancio devastante. Da allora, le famiglie delle vittime, le ONG e le realtà antirazziste continuano a chiedere giustizia e verità.

Durante l’incontro a Marigliano verranno affrontate tematiche cruciali legate alla migrazione: la violenza nei viaggi, caratterizzata dai lager libici e tunisini e dalla brutalità della rotta balcanica; la violenza in mare, con respingimenti e deportazioni; la violenza burocratica e sociale, che ostacola l’accoglienza dignitosa e diffonde un razzismo sempre più esplicito.

Le realtà promotrici hanno sottoscritto un appello che rivendica un codice di comportamento chiaro in caso di naufragio o ritrovamento di corpi non identificati. Tra le richieste principali vi sono la raccolta dei dati ante e post mortem, il prelievo del DNA per l’identificazione, il rispetto delle volontà familiari per la tumulazione e il rimpatrio delle salme, nonché l’accoglienza degna per i sopravvissuti e i familiari.

La Rete Vesuviana Sociale si distingue per il suo impegno nell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo. Recentemente ha attivato uno sportello di accoglienza presso la stazione della Circumvesuviana di Poggiomarino e, in collaborazione con il V Decanato della Diocesi di Nola, sta avviando il progetto “A.M.A. – A Mani Aperte”, uno spazio dedicato al supporto delle persone migranti.

L’iniziativa a Marigliano vuole essere un appello collettivo a tutte le coscienze per costruire un mondo più giusto, solidale e rispettoso dei diritti umani.

 

Casa della droga e consegne nei vicoli del centro, 5 indagati

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CASORIA – Nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, i Carabinieri della Compagnia di Casoria, nel pomeriggio del 13.02.2025, hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa delle misure cautelari dell’obbligo di dimora e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord nei confronti di cinque soggetti (due dei quali fratelli) ritenuti responsabili, spesso in concorso tra loro, di una pluralità di condotte di detenzione illecita e cessione a terzi di sostanze stupefacenti dei tipi hashish, marijuana, cocaina (quest’ultima sostanza solo per quanto riguarda le condotte contestate ai due fratelli). Le indagini, condotte nel periodo ricompreso tra i mesi di marzo e giugno 2023 dalla Sezione Operativa dei Carabinieri di Casoria con il supporto di personale della locale Stazione, hanno preso le mosse dal sequestro di un non indifferente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo marijuana e di materiale per il confezionamento dello stupefacente operato dalla Stazione Carabinieri di Casoria all’interno di una casa abbandonata sita alla via Padre Ludovico di Casoria. I successivi approfondimenti investigativi, condotti anche attraverso attività di intercettazione telefonica, hanno permesso di acquisire un grave quadro indiziario nei confronti dei cinque soggetti oggi destinatari di misura cautelare, documentando l’esistenza di una fiorente attività di spaccio che aveva come base l’edificio abbandonato menzionato in precedenza. L’attività si svolgeva con modalità “itinerante”, presso alcuni punti prestabiliti siti nel centro storico di Casoria all’interno dell’area ricompresa tra piazza Cirillo, via Padre Ludovico e piazza Tenente Formicola, oltre che attraverso “consegne a domicilio”. Nel corso delle indagini, sono state poste in essere varie attività a riscontro di quanto emerso dalle intercettazioni, con controlli agli acquirenti, trovati sempre in possesso di dosi appena acquistate di sostanze stupefacenti dei tipi hashish e marijuana, nonché con perquisizioni e sequestri eseguiti nei luoghi ove lo stupefacente veniva nascosto, col sequestro di circa 200 grammi di hashish e di circa 400 grammi di marijuana, oltre che di bilancini di precisione per la pesatura della sostanza e di materiale per il confezionamento della predetta sostanza.