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Sant’Anastasia, condanna di due anni e interdizione dai pubblici uffici per Luigi Terracciano
Il funzionario comunale responsabile dell’ambiente – oggi sospeso dal servizio – che fu arrestato il 18 dicembre 2013 con l’accusa di aver chiesto una «mazzetta» all’imprenditore che gestisce l’igiene urbana è stato condannato in primo grado. La sentenza risale a settembre e, avendo scelto il rito abbreviato, il processo si è svolto in Camera di Consiglio. Il suo avvocato: «Pena infondata e ingiusta, ricorreremo in Appello». Ma prima si attende il dispositivo della sentenza, non ancora depositato.
Due anni e due mesi di pena detentiva e tre di interdizione dai pubblici uffici: così si conclude il processo a carico di Luigi Terracciano, il funzionario comunale di Sant’Anastasia che aveva la responsabilità dei settori ambiente e urbanistica, arrestato il 18 dicembre 2013 con l’accusa di aver chiesto una «mazzetta» di 2500 euro mensili a Nicola Alfano titolare della Gpn, l’imprenditore che gestiva – e ancora gestisce – il servizio di igiene urbana in città.
Dopo un periodo ai domiciliari e la sospensione dal servizio, Terracciano (difeso dagli avvocati Mario Terracciano e Antonio Del Vecchio) optò per il rito abbreviato, vale a dire che il procedimento è stato definito esclusivamente sulla base del contenuto del fascicolo delle indagini preliminari, per difendersi dall’imputazione di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319 quater del codice penale). In attesa del dispositivo della sentenza, non ancora depositato, l’avvocato Mario Terracciano annuncia che farà ricorso in Appello ritenendo la pena applicata – dice – «infondata e ingiusta».
Per il funzionario comunale di Palazzo Siano era competente la Procura di Nola, non così invece per l’altro protagonista della stessa inchiesta, l’ex sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito (difeso dagli avvocati Vincenzo Maiello e Antonio De Simone), arrestato quattro giorni prima di Terracciano e per il quale procede la Procura di Nocera Inferiore. Esposito ha deciso di affrontare il processo senza optare per il rito speciale, che gli avrebbe probabilmente garantito sconti di pena in caso di condanna, e ha presentato una lista di circa 58 testimoni a discarico. I tempi, perciò, saranno molto più lunghi.
La decisione dei giudici che hanno inflitto a Terracciano poco più di due anni di carcere, nonché la pena accessoria che prevede l’interdizione dai pubblici uffici, si basa dunque sulle indagini e sulle intercettazioni eseguite dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. Due in particolare, la prima risale al 9 dicembre 2013 ed avvenne fuori dall’ufficio del funzionario, nei pressi di un bar. Nel colloquio tra i due, che dura circa mezz’ora, l’imprenditore si dice preoccupato per l’attenzione dei carabinieri e sostiene di essere stato convocato a Castello di Cisterna (aveva già denunciato Terracciano e registrava la conversazione con uno smartphone Samsung Galaxy S4) ed è sempre Alfano a provocare tensione in Terracciano spiegando che, dopo aver parlato con i fratelli, contitolari dell’azienda, pensa di non pagare ma poi promette di fare un ultimo passaggio e di contattarlo il giorno successivo o quello dopo per dirgli «no, oppure tot». Terracciano risponde: «Cercate di fare almeno tot».
Il secondo colloquio, captato mediante un’apparecchiatura sistemata indosso ad Alfano, si svolge in via Primicerio a Sant’Anastasia, poco lontano dagli uffici comunali distaccati. Sono le 10, 39 di venerdì 13 dicembre 2013. Il filo conduttore è sempre lo stesso ma stavolta l’imprenditore dice di «averli con sé», pur se le parole «soldi» o «denaro» non sono mai pronunciate, ma Terracciano glissa e risponde: «Adesso no, più in là ci facciamo gli auguri con calma».
I numeri di Ferrari
Alla veglia della quotazione in Borsa di Ferrari, l’attenzione dei mercati finanziari è tutta rivolta all’IPO dell’anno. Vi proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato venerdì, proprio sul Wall Street Journal.
Ferrari ha pronti i documenti per la sua tanto attesa offerta pubblica iniziale e ha fissato il prezzo per azione che potrebbe valutare il produttore di auto di lusso quasi 10 miliardi di dollari.
Le azioni verranno vendute dalla società “madre” di Ferrari, Fiat Chrysler Automobiles NV, sotto il simbolo “RACE”. Il prezzo per azione può oscillare tra i $48 e i $52: Ferrari potrebbe raggiungere una valutazione di mercato massima di $9.8 miliardi.
Lo spettacolo comincerà la settimana prossima e andrà in scena negli Stati Uniti e in tutta l’Europa, nel suo corso la domanda dei potenziali investitori determinerà la cifra che potrà essere raccolta, la quale potrebbe essere pari a $893 milioni. Lo scambio di titoli dovrebbe cominciare il 21 ottobre.
Anche se, dopo l’impennata del 2014, quest’anno il listino americano ha rallentato, Ferrari e i suoi banchieri hanno puntato sul fatto che la reputazione globale del marchio, specialmente tra gli investitori sani, aiuterà il mercato a stare alla larga dalla recente volatilità che ha ostacolato altri affari.
Sergio Marchionne, CEO sia di FCA che di Ferrari, annunciò l’IPO un anno fa e mise in moto un aumento delle azioni di Fiat Chrysler. Infatti, gli investitori hanno voluto spremere il titolo Ferrari prima che fosse di proprietà del mercato di massa: le azioni di FCA hanno avuto un rialzo del 76% rispetto all’anno scorso.
Una volta che il 10% di Ferrari sarà venduto nell’IPO, Fiat Chrysler progetta di distribuire l’altro 80% di sua proprietà agli azionisti. Il rimanente 10% è infatti di proprietà di Piero Ferrari, figlio di Enzo fondatore della società.
Sin dall’annuncio di Marchionne, analisti e investitori hanno dibattuto sul valore del cavallino. Alcune stime al ribasso raggiungono addirittura $4.54 miliardi: una valutazione vicina ai 10 miliardi sarebbe vista come una vittoria del CEO.
Negli ultimi anni, la società ha intenzionalmente mantenuto la produzione annuale a sole 7.000 macchine, in modo da creare uno “scarcity premium” facendo aspettare i compratori circa un anno prima di poter entrare in possesso di una Ferrari.
Marchionne sostiene che la società potrebbe spingere la produzione fino a 10.000 macchine all’anno senza danneggiare il premio di cui sopra, in modo tale da aumentare le vendite in mercati come quello cinese, e al contempo mantenerle stabili in mercati maturi come quello americano o europeo.
Nel 2014 il fatturato generato è stato di 2.76 miliardi di euro, con un aumento rispetto al 2013 del 18%, anche l’utile netto è aumentato dell’11% arrivando a €265 milioni.
Le aspettative sul terzo trimestre sono altrettanto positive: entrate di circa €725 milioni, con un aumento del 9.5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. È stato anche comunicato che le nuove 488 Spider, presentate a Settembre all’Auto Show di Francoforte, verranno consegnate nel quarto trimestre.
CONTI IN TASCA
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