“Perché Napoli è contraddizione!”

Breve analisi e non certo esaustiva di Napoli e degli stereotipi che l’affliggono, nella realtà così come nella Rete, attraverso un’immagine artefatta che ha riscosso grande successo e diffusione.

Ormai l’informazione sta diventando una sorta di pettegolezzo in salsa telematica, una volta si diceva “l’ho visto in televisione”;  ora si dice “l’ho letto su Internet” o  “l’ho visto su Facebook”, per avvalorarne la certezza. Sta di fatto che la rete, in particolar modo i social network sono divenuti, non solo un luogo di lapidazione mediatica dell’avversario politico, così come chiunque possa minare le nostre certezze consacrate, ma lo è anche di diffusione di bufale e falsità d’ogni genere, per le stesse ragioni di cui sopra o per vendere le notizie a suon di click. Quasi come se il mezzo, anche in questo caso, e con buona pace dell’ancor valida carta stampata, ne sancisse la veridicità

Ed è proprio quella che spesso manca, la verità! Spesso capita di leggere su pseudo giornali on line notizie ruffiane, non comprovate, mezze verità o informazioni datate, riproposte all’occorrenza quando non si abbiano notizie fresche o cronisti validi da impegnare. È anche ovvio che tutto ciò deve trovare un terreno fertile e lo trova tra chi non aspetta altro che la conferma di un luogo comune; attecchisce tra chi spesso non legge che il titolo del post o non verifica la fonte di quella notizia e anzi la diffonde urbi et orbi per dimostrare al mondo degli internauti che lui aveva ragione su quel determinato argomento e divenendo lui stesso vettore e parte di quel sistema contorto che diffonde la falsità, trasformandola in verità assoluta, proprio come è accaduto con il napoletano “patrimonio dell’UNESCO” bufala che stenta ancora a dissiparsi (LEGGI).

Una cosa molto simile sta accadendo in questi giorni per il caso di Giletti, imputato di turno per il cosiddetto sputtanapoli, una sorta di piagnisteo collettivo dove si vede spesso il dito e non la luna che si sta indicando o meglio si vede la pagliuzza nell’occhio di Giletti, della Bindi, della Litizzetto o di Saviano e di tutti coloro che in maniera studiata o meno hanno osato indicare il re nudo di Napoli, dimenticando ovviamente la trave nell’occhio di noi napoletani. Che Giletti meriti l’imputazione di persona più attenta all’informazione urlata che all’approfondimento dei fatti, così come spesso abbia utilizzato il suo mezzo mediatico come arma verso il bersaglio di turno, è cosa nota e attestata ma negare le problematiche della nostra grande città è ipocrita e controproducente.

Pare, che dopo anni di supina autocommiserazione e di tonnellate di fango sotto il quale abbiamo goduto seppellirci per gratificare il nostro sovrano di turno, ci scopriamo improvvisamente orgogliosi della nostra terra e ne intessiamo le lodi anche più del dovuto e talvolta inventandone (ma ce n’era bisogno?). É chiaro che in questo rientrano anche i secondi fini di chi di tutto ciò ne ha fatto, ne fa e ne farà ancora la sua carriera politica ma è anche vero che sul luogo comune, di concreto, si può costruire ben poco. Troviamo quindi paradossale questo passare da un opposto all’altro senza il benché minimo raziocinio ma senza neanche affacciarsi dal balcone di casa per vedere quello che c’è in strada.

Amare la propria terra, la propria città, la propria cultura è come amare la propria famiglia, è come amare i propri figli. Ma non amarli come spesso si fa oggi, nascondendone le pecche ed esaltandone i pregi perché farlo sarebbe come ammettere il proprio fallimento di genitori; ma conoscendoli, vivendo con loro le loro vicissitudini e venendogli incontro al momento opportuno. Ecco, vorremmo che si facesse così anche con la nostra bella città, che amiamo perché ci siamo nati e perché soprattutto ci viviamo, contrariamente a quei presunti santoni della napoletanità che da lontano esaltano ancora un’immagine stereotipata ed edulcorata di Partenope, lucrandoci sopra e plagiando coloro che non vogliono invece rimboccarsi le maniche; vorremmo che chi ne esalta i valori, ne conoscesse anche i problemi ma per affrontarli e non metterli sotto al tappeto o incolpare il nordico di turno. Vorremmo dei napoletani più attivi sul territorio e meno sulla tastiera del loro PC.

In relazione all’immagine allegata (la composizione delle due foto è del sottoscritto) si apre uno scenario non dissimile da quello sin ora descritto, infatti nella foto di destra (di autore sconosciuto) si vede una scritta in pseudo napoletano che invita Giletti ad andare a fare cose più utili di quelle che generalmente fa e potremmo trovarci anche d’accordo se non per il fatto che quella scritta non esiste, infatti è un falso vero e proprio e realizzato in piena malafede oscurando anche la faccia del bambino ritratto in quello scenario di degrado per dare più verosimiglianza al tutto. L’altra foto invece, quella di sinistra e senza scritta è quella originale, tratta da un sito olandese ed è bastato mettere la prima delle due foto su Google immagini per trovare facilmente la fonte originaria (VEDI) e confermare il sospetto che c’era venuto a primo acchito.

Qual è il problema di fondo in questa storia? È quello dove tutti e in maniera indiscutibile hanno postato la foto dandola per autentica poiché, come si accennava sopra, tutti vedevano concretizzarsi in quell’immagine l’astio nei confronti dell’arrogante di turno. La nostra opinione è invece quella che, arroganza a parte, una notizia, così come un’immagine deve essere vera e in quella foto, come in tutta Napoli, ‘a munnezza c’è, ed è quella che per abitudine o per ipocrisia nessuno vede più schierandosi dietro il facile e ipocrita modo di dire che recita che Napoli è contraddizione, quasi fosse un vanto o un’assoluzione, ma da napoletano, io, sono stanco di contraddizione, voglio normalità, perché io temo che, prima o poi, da questa contraddizione rischiamo di esserne definitivamente sepolti.

Altro esempio di mistificazione fotografica

Misteri di Ottajano: il manifesto di un assessore “congedato” e i politici “bocciati” che presentano libri …  

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  Un assessore  dimissionato,  un manifesto di difficile interpretazione, i toni smorzati di una vicenda che è un fedele ritratto di certi aspetti della città, in questo momento.  Una giornalista ottavianese e i “politici bocciati” che presentano libri…. Alla prima lettura, ho pensato che il manifesto firmato dalla segreteria di “Noi Sud” fosse uno scherzo, ma alla terza lettura mi sono arreso: la notizia è vera: il sindaco di Ottaviano, e cioè l’avv. Luca Capasso, ha ritirato, con un atto del 29 ottobre, le deleghe dell’assessore avv. Ciro Sesto e il manifesto è una risposta al provvedimento. Il mio commento al manifesto è di natura esclusivamente gnoseologica: lo ripeterò fino alla noia, mi scusino i miei quattro lettori: la politica non mi interessa, cerco solo di capire cosa succede intorno a me.  Sono come un forestiero, che, senza conoscere nulla delle vicende ottajanesi, e trovandosi per caso nella piazzetta della Vesuviana, posa gli occhi su questo manifesto. Il testo è diviso in tre paragrafetti. Nel primo, sotto il titolo “Nulla è più falso di quanto si pensa”,  leggo che il sindaco ha ritirato le deleghe “ assumendo che l’azione posta in essere dall’assessore non ha prodotto i risultati previsti dal programma di mandato”: il che ha causato “ un affievolimento del rapporto fiduciario”. La logica della deduzione mi autorizza ad affermare che: a) secondo il sindaco, gli altri assessori stanno realizzando il programma di mandato; b) il rapporto fiduciario non è svaporato del tutto, è solo “affievolito”. Nel secondo paragrafetto, intitolato “Nulla è più vero di quanto si è fatto”, si dichiara che  l’ avv. Ciro Sesto nei due anni in cui è stato assessore  ha profuso “impegno e passione”, realizzando con “onestà intellettuale e etica politica, prima ancora che di vita, importanti progetti” e ha contribuito con essi al sostegno e al sollievo delle fasce deboli e alla valorizzazione del territorio di Ottaviano. Il giudizio politico con cui il sindaco ha motivato la sua decisione viene con durezza respinto dall’assessore: le posizioni sono assolutamente antitetiche, e quella dell’assessore è costruita su uno schema lineare: è vero ciò che ho fatto io, è falso ciò che pensano gli altri.  E questo sarebbe, all’andata e al ritorno, un “rapporto fiduciario affievolito”? Il sindaco non ripone più tutta la sua fiducia – la fiducia politica, ovviamente – nell’assessore, e lo dice: io, dopo aver letto il manifestino, non ho forse il diritto di chiedere all’assessore quanta fiducia “politica “egli riponga nel sindaco?  Nel terzo paragrafetto il sindaco viene invitato ad esporre pubblicamente le vere ragioni del provvedimento. Che vuol dire? l’avv. Ciro Sesto e il suo partito, ignorando quali siano le ragioni “vere” del provvedimento, chiedono al sindaco di rivelarle a loro e al popolo? o le conoscono, queste benedette ragioni “vere”, ma si aspettano che sia il sindaco a illustrarne forma e sostanza? In questo secondo caso, gli autori del manifesto pretenderebbero che il sindaco riconoscesse pubblicamente di aver indicato, nell’atto di revoca delle deleghe, “ragioni non vere”. E’ possibile?   Se interpreto i nessi e i passaggi in modo non corretto, prima chiedo perdono e poi chiedo lumi. I fastidi di questo “vere”: poiché non disponevo di macchina fotografica, copiai il testo del  manifestino su due foglietti. Quando, qualche giorno dopo, nel controllare la trascrizione, ho letto: “ ….le vere ragioni”, mi è venuto il dubbio che avessi copiato male: a tal punto  mi sembrava incredibile l’uso di quell’aggettivo in quel contesto.  Ho fatto un giro alla ricerca di una copia del manifesto affissa negli spazi riservati: ma le copie erano state già tutte coperte da altri manifesti. Per fortuna, quella affissa in Piazza Mercato era coperta solo nella parte superiore: in quella inferiore si leggeva distintamente: “…ad esporci pubblicamente le vere ragioni…”. Non oso giudicare questa contesa con gli schemi logici di cui dispongo: se osassi, i ferri vecchi del mio ragionare mi spingerebbero a un uso antiquato della deduzione.  Figuriamoci cosa succederebbe se tentassi di capire, con quei ferri vecchi, la conclusione del manifesto, in cui viene ribadita “fermamente” la “nostra appartenenza a questa maggioranza”. Citerei certamente Zenone e Guicciardini, ma sono nomi che non dicono più nulla, nomi “consumati”.  Dovrei parlare del silenzio che ha avvolto questa vicenda e nelle piazze “reali” e in quelle “virtuali”. Diceva Degas che la perfezione di un quadro dipende dai colori dal tono smorzato. Diceva Gianni Brera che solo pochi calciatori conoscevano l’arte di “smorzare” il pallone che arrivava veloce, e mi pare che indicasse come Maestri  di tale arte il divino Pelé, Sivori e Mario Corso. Sarebbe bello scrivere un articolo sulla “smorzatura” e sulle funzioni che essa svolge anche in politica. Sed maiora premunt: la Fiorentina e il Lech hanno già incominciato a giocare.

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Giovedì 29 ottobre ho avuto l’onore di presentare, con Gennaro Pascale, Mario Iervolino e  Michele Pizza, il libro di Gianfranco Nappi sul  “Latte Nobile”. Qualche giorno prima  mi fanno leggere  una “sententia” pubblicata su “fb” da una giornalista che scrive su un diffuso quotidiano territoriale: “ Le contraddizioni. A Ottaviano I politici “bocciati” si mettono a presentare  libri. A Torre Annunziata un uomo di settanta anni, padre della storia locale, si mette a regalare libri…”.  Chi sono i “politici bocciati”? Poiché usa il verbo “presentare”,  la gentile signora non ce l’ha con Gianfranco Nappi, che il libro l’ha scritto: ma non può riferirsi nemmeno  al dott. Iervolino e a Michele Pizza , che non sono stati “bocciati” in nessuna competizione elettorale, se non ricordo male. Gennaro Pascale sta fuori dalla mischia, perché dirige l’ISIS – Istituto Alberghiero “Luigi de’ Medici” che ha ospitato la presentazione. Dunque, sono io il politico “bocciato”? Non mi sono mai candidato, ma se mi fossi candidato, sarei stato sicuramente bocciato. Lo ammetto: sono un “bocciato” a priori. Ma il nesso “politico bocciato” risponde alle norme della logica della politica? Ho qualche dubbio. Se uno è politico vero, continua ad esserlo anche se gli elettori bocciano la sua candidatura e una parte dell’opinione pubblica boccia le sue idee. Winston Churchill, dopo aver vinto la seconda guerra mondiale, perse le elezioni: il politico di razza si misura quando sta all’opposizione, e questo l’hanno detto e l’hanno dimostrato Berlinguer, Craxi, lo stesso Andreotti, e prima di loro, anche Luigi de’ Medici, Gli elettori possono bocciare i candidati, non i politici: lo dimostra, ex contrario, il fatto che ci sono candidati che vincono le elezioni a furor di popolo, e poi, nei fatti, dimostrano di essere non veri politici, ma solo   demagoghetti, – direbbe Crozza – De Luca –  di serie C . Per fare politica alta, anche quella del retrobottega – consentitemi questo paradosso -, ci vogliono idee. Un cervello deboluccio non riesce a pensare né grandi progetti, né grandi “affari”: e se ha la presunzione di mettere mano a un grande “affare”, semina, prima ancora di muoversi, indizi, segnali e tracce. Se fa scanaglià’. Quali fossero le intenzioni e gli obiettivi della giornalista, non so. So che la cosa non mi ha fatto piacere. La giornalista è una donna di classe: veda lei se l’avere usato quel nesso “politici bocciati” in quella circostanza, la presentazione di un libro, non abbia per un momento appannato il terso cristallo dei suoi modi, del suo stile.  Il settantenne torrese, “padre della storia locale”, quando regala i suoi libri, fa quello che dovrebbero fare tutti gli autori di libri di storia locale: ma poiché non tutti lo fanno, egli merita un sincero applauso.    

Operai ex Ilmas incatenati davanti all’Adler di Scudieri. Con loro don Peppino e Marcello Colasurdo (VIDEO)

MOV029 MOV030 Quattro lavoratori rimasti senza soldi e senza posto. Ma un accordo sindacale ne garantiva il trasferimento alla Adler. Concerto con “picchetto” per farli rientrare al lavoro.      Con il trasferimento dei suoi cento dipendenti nella Adler la vertenza della Ilmas di Acerra sembrava finita, già quattro anni fa. Ma non è così. Qualcuno si è “dimenticato” di inserire quattro operai nella lista degli organici da trasferire dall’azienda aeronautica fallita a quella ben più florida retta dall’industriale Pasquale Scudieri. Quattro lavoratori che dopo l’esclusione dal riassorbimento sono finiti nelle liste di mobilità. Intanto ieri pomeriggio gli operai messi alla porta sono passati all’azione: si sono incatenati davanti ai cancelli della Adler, ad Airola, in provincia di Benevento, l’impianto che l’accordo sindacale stipulato nel 2010 avrebbe dovuto salvarli. Si chiamano Giovanni Albarano,  Antonio Azzola,  Enrico Vitale e  Raffaele Mascelli. Tutti, chi più chi meno, cinquantenni, tutti padri di famiglia. Per loro ieri si sono spesi parecchio, tra gli altri, don Peppino Gambardella, il parroco della chiesa madre di Pomigliano, e il noto cantante folk Marcello Colasurdo. Colasurdo all’ingresso dello stabilimento ha improvvisato un concerto insieme ad altri suoi colleghi musicisti. Tammorre, clarini e chitarre per chiedere a Scudieri e, soprattutto, ai sindacati il rispetto degli accordi e il conseguente ritorno al lavoro degli operai emarginati. Durante la protesta “musicata” è accaduto ciò che nessuno sperava. A un certo punto alcune tute blu dell’Adler, in segno di solidarietà ai lavoratori finiti senza soldi e senza posto, hanno messo a segno un breve picchetto che per alcuni minuti ha fatto bloccare l’accesso all’impianto. Don Peppino poco prima aveva consegnato una lettera all’azienda. E’ indirizzata a Scudieri. “Pur non conoscendola personalmente – scrive il sacerdote – ella mi è nota per le sue qualità imprenditoriali e per la sua squisita sensibilità umana verso tutti ed in specie verso i lavoratori. Ora dunque la imploro – l’appello di don Peppino – di fare quest’opera meritoria, altamente umanitaria e rispettosa della giustizia avendo tali operai il diritto di essere assunti prima degli altri. So che Lei è credente e pertanto sa bene che il Signore la premierà proprio per il suo impegno a favore degli operai dicendole: “ero licenziato e mi hai reintegrato”.

A Firenze per un nuovo umanesimo

Parteciperò, insieme al nostro vescovo e ad altri delegati diocesani, al 5° Convegno della Chiesa italiana, a Firenze: “In Gesù Cristo un nuovo umanesimo”. Sarà un momento molto importante per la Chiesa italiana e aspettiamo con ansia quanto Papa Francesco ci dirà martedì prossimo. Ci siamo preparati a questo CONVENIRE con lo studio di cinque verbi tratti dall’Evangelii Gaudium, perché questo documento di Papa francesco possa diventare vita. Uscire, Annunciare, Abitare, Educare, Trasfigurare sono le cinque «vie» lungo le quali la comunità ecclesiale italiana è stata invitata a incamminarsi, cominciando con un esame di coscienza. Ma quali sono, e cosa significa ciascuna di esse?

Uscire. Incontro agli altri per purificare la fede

Uscire implica apertura e movimento, lasciare le porte aperte e mettersi in cammino. Senza apertura non c’è spazio per nient’altro che noi stessi; senza movimento la verità diventa un idolo . E’ la disposizione preliminare a ogni altra, senza la quale ci si arrocca sulle proprie certezze come fossero un possesso da difendere e si rischia di diventare disumani. Significa uscire dal proprio io ma anche da un noi difensivo; dai luoghi comuni e dall’ansia di classificare e contrapporre. Siamo capaci di metterci in movimento, spingendoci anche fuori dai territori dove ci sentiamo sicuri per andare incontro agli altri? Di ascoltare anche chi non la pensa come noi non per convincerlo, ma per lasciarci interpellare,senza paura di perdere qualcosa?

Annunciare. Testimoniare il Vangelo con la vita

Annunciare non è una scelta. Se davvero la gioia della buona notizia ci ha toccati nel profondo non possiamo tenerla per noi. Annunciare non è sinonimo di enunciare: comporta dinamismo appassionato e coinvolgimento integrale di sé.

Abitare. Costruire dimore stabili aperte al mondo

Abitare in tante lingue è sinonimo di vivere, perché solo l’uomo abita. Abitare si esprime costruendo luoghi stabili per l’intreccio delle relazioni, perché la vita fiorisca: non solo la vita biologica, ma quella delle tradizioni, della cultura, dello spirito.

Educare. Tirar fuori la passione per ciò che è vero e bello

Educare è il tema scelto dalla Chiesa per il decennio 2010-2020. A che cosa e in che modo vogliamo educarci ed educare per realizzare la nostra umanità? Intanto, l’umanesimo oggi deve essere integrale e integrante, perché tutto è connesso.  L’educazione non può prescindere dalla relazione. Come educare? Prima di tutto uscendo: e-ducere è tirar fuori, non riempire di nozioni. Uscire dai luoghi comuni, dal dato per scontato; riscoprire la meraviglia e la passione per ciò che è vero e bello.

Trasfigurare. La capacità di vedere oltre i limiti umani

Trasfigurare, sintesi delle cinque vie, non è un’azione in nostro potere. Possiamo solo metterci a disposizione, fidandoci e lasciandoci portare dove non sapremmo mai andare da soli. La via della trasfigurazione è via di bellezza, che rivela l’unità profonda tra bontà e verità, terra e cielo. Ci rende capaci di vedere oltre i confini delle cose, cogliendo l’unità profonda di tutto. La prossima settimana celebreremo il Convegno. Poi arriverà la cosa più ardua: farlo passare nelle nostre comunità. Questo sarà l’impegno di tutti. (Fonte foto: rete internet) ANNUNCIARE-DENUNCIARE-RINUNCIARE http://ilmediano.com/category/sociale/annunciare-denunciare-rinunciare/

Stalking, furti e spaccio: arresti nel vesuviano

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Acerra: arresto per stalking. I carabinieri della locale stazione hanno arrestato per atti persecutori un 40enne di Casalnuovo di Napoli, già noto alle forze dell’ordine. I militari dell’arma, su richiesta al 112, sono intervenuti in via 1° maggio ove hanno bloccato l’uomo mentre tentava, energicamente, di aprire la portiera di un’auto in sosta ove si era rifugiata l’ex compagna, una 31enne del luogo. In particolare il 40enne, già sottoposto al divieto di avvicinamento all’ex dal 29 luglio 2015, dopo averla intercettata a bordo dell’auto l’ha inseguita con la sua auto per poi costringerla a fermarsi. Con successive verifiche i carabinieri hanno accertato che l’uomo da mesi perseguita l’ex con condotte vessatorie e violente per convincerla a riprendere la relazione sentimentale. L’arrestato è stato tradotto nel carcere di Poggioreale. Cercola: rubano le ruote da auto in sosta, 2 giovani arrestati dai carabinieri. I carabinieri dell’aliquota radiomobile di Torre del Greco hanno arrestato per furto aggravato Guadagnuolo Michele, 19 anni ed un 16enne, entrambi del quartiere Ponticelli di Napoli, incensurati. I due giovani sono stati notati su Via delle Azalee mentre rubavano le ruote da una Lancia Ypsilon in sosta. Bloccati e perquisiti, sono stati trovati in possesso di vari arnesi da scasso che gli sono stati sequestrati. La refurtiva è stata restituita all’avente diritto. Il 19enne è in attesa di rito direttissimo mentre il 16enne è stato accompagnato nel centro di prima accoglienza per minori di a Napoli. Casalnuovo di Napoli: arresto per detenzione a fini di spaccio di stupefacente. I carabinieri della locale stazione hanno arrestato per detenzione a fini di spaccio di stupefacente Scatola Mariarca, 29 anni, residente a Napoli quartiere Poggioreale, incensurata. La donna è stata notata su Via Benevento alla guida della sua Smart, in atteggiamento sospetto, dai militari dell’arma che l’hanno fermata per controlli. Sottoposta a perquisizione è stata trovata in possesso di 50 grammi di marijuana. Con successiva perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti ulteriori 96 grammi di marijuana. L’arrestata, dopo le formalità di rito, è stata accompagnata nella sua abitazione agli arresti domiciliari in attesa di rito direttissimo. (Fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, ancora niente giunta. Per Piccolo sarebbe scontro sul vicesindaco

Le riconferme dovrebbero riguardare, almeno quelle certe, Coppola, Aliperta e D’Avino. L’attesa si sta facendo logorante, come lo sarà del resto la discussione o – per meglio dire – come lo saranno le trattative in corso. Già ieri era attesa – così sostengono voci di corridoio e persone vicine al sindaco anche se lui non lo ha confermato – la nuova giunta. Ma diatribe e veti incrociati avrebbero determinato uno stallo dal quale Piccolo non è ancora uscito. Perché, per accontentare tutti, gli ci vorrebbe un tiro…pardon, una giunta a dieci e forse nemmeno basterebbe. Perché chi sta facendo ostruzionismo sta pensando alle poltrone e alla sua visibilità, non certo al bene della città. Ma come sarà questo nuovo esecutivo? Innanzitutto dovrebbero esserci le riconferme scontate di Coppola, Aliperta e, parrebbe, anche Clelia D’Avino. Il nodo, quello venuto al pettine, riguarda la carica di vicesindaco o comunque la riconferma dell’uscente Gaetano Di Matteo in quota Noi Sud. L’ostacolo tra Di Matteo e la poltrona avrebbe un nome e cognome, “sponsorizzato” da un’altra componente: Mariano Allocca, fedelissimo dell’ex sindaco omonimo e già consigliere comunale nella sua prima amministrazione ma lontano, per dirne una, dalla lista che quel nome porta ancora, la Lista Allocca per Somma. Da indiscrezioni, il sindaco Piccolo non vorrebbe quest’ultimo nome. E mentre si attende l’ecumenica decisione, la fumata bianca per usare una facile metafora, i cittadini che dovrebbero fare? Sui social, l’ex candidato sindaco a cinque stelle, Ciro Sannino, scrive: «Il ritardo con cui si stanno scegliendo i membri della futura Giunta ci fa capire che gli accordicchi sottobanco e le spartizioni di potere sono più importanti del bene della Città! Si perde tempo quando di tempo non ne abbiamo più. Amministrazione Gattopardiana, tutto cambia affinché nulla cambi».  E sul profilo di «Allocca per Somma» non si risparmiano le battutine, come quella che ipotizza di chiedere giunte in prestito a qualche paese limitrofo.

FCA Pomigliano, la Fim comunica: ” Sabati di recupero in regime di straordinario “

Saranno pagate con gli extra le giornate di recupero produttivo. Sabato 14 novembre e sabato 21 novembre, al primo turno, sarà effettuata attività lavorativa in regime di straordinario nella Fiat di Pomigliano. Questo a seguito di un recupero e di una ripresa di mercato da parte delle produzioni Panda. “Adesso è necessario – fa sapere in un comunicato Raffaele Apetino, coordinatore di Napoli della Fim Cisl per il settore automotive  –  concretizzare la crescita dell’auto con la piena saturazione dell’impianto di Pomigliano consentendo in questo modo la piena occupazione “.  In un primo momento si pensava che i sabati di recupero programmati sarebbero stati pagati in via ordinaria, come prevede il contratto dell’auto voluto da Marchionne. Poi però azienda e sindacati firmatari degli accordi con la Fiat hanno concordato una diversa opzione, migliorativa rispetto alla precedente.

La solidarietà del Vallo di Lauro per la provincia Sannito-Irpina

La solidarietà delle associazioni del Vallo come segno di una cultura che conosce i valori del coraggio, della tenacia, della speranza costruita sullo spirito di comunità. L’Ordine Francescano Secolare di Fontenovella e l’associazione Fonte Nova hanno dato vita, nei giorni scorsi, ad una campagna di solidarietà e a una raccolta di generi di prima necessità per le popolazioni del Sannio colpite dall’alluvione. Alla proposta hanno aderito, con grande generosità, l’Amministrazione Comunale di Lauro, la cittadinanza di Lauro e di Taurano e l’associazione “Idee in rosa” di Mugnano del Cardinale. Nessuno si è sentito esonerato dal contribuire, in qualche modo, ad aiutare chi era nel bisogno. Sin dalla domenica mattina della scorsa settimana, il gazebo allestito nella Piazza Comunale di Lauro ha richiamato l’attenzione dei cittadini e ha motivato tanti a riempire buste e scatole di generi alimentari, igienici e altro da inviare nel Sannio. E nei giorni successivi il centro raccolta presso la Chiesa di Fontenovella (v.foto in appendice) è stato un continuo pullulare di donne, bambini, uomini con piccole e grandi buste e cartoni di prodotti da raccogliere insieme agli altri in una commovente manifestazione di solidarietà.. Ciò che si vuole documentare qui, in questo articolo, non è solo la generosità di tutti, non diversa da quella delle tante associazioni e privati che con pari generosità e sensibilità sono intervenuti da altri paesi della Campania e da altre Regioni; né si intende porre in luce un’azione solidale che, evangelicamente o laicamente intesa, non abbisogna di riflettori; ma si desidera sottolineare e socializzare quello spirito di sana umanità che sempre emerge nelle situazioni critiche e che, per fortuna, ancora contraddistingue l’ intero popolo italiano. Senza troppa retorica, è bello poter dichiarare ad alta voce, che l’umanità è sempre desiderosa di far emergere la propria parte migliore. Le genti della provincia Sannito-Irpina hanno saputo da subito rimboccarsi le maniche, stanno spalando il fango, non si piangono addosso e sono fiduciose nella collaborazione di tutti: singoli, gruppi, Istituzioni. Un doveroso e cordiale grazie a tutti, per il già fatto e per quanto ancora si potrà fare. Un grazie al direttore e alla redazione di “il mediano.it” che ci consentono di comunicare i sensi del nostro orgoglio e della nostra speranza. tilde1

Siccità, la Gori: “entro la tarda serata il ritorno alla normalità”.

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Tanta gente rimasta sola e indifesa in questi giorni di carenza idrica.     “In virtù del debito idrico accumulatosi il ripristino della normale erogazione idrica avverrà, salvo imprevisti, nella tarda serata di venerdì 6 novembre “. Il comunicato della Gori, diramato nel primo pomeriggio, è di quelli laconici. Il prezioso liquido sta tornando progressivamente nelle case dei comuni colpiti dalla rottura della condotta regionale, avvenuta nel sottosuolo della campagna di Acerra, al confine con Marcianise. Ma a Pomigliano, Sant’Anastasia, Acerra, Castello di Cisterna, Cercola, Massa Di Somma, Somma Vesuviana, San Sebastiano a Vesuvio, Pollena, Mariglianella, Marigliano, dopo quasi tre giorni consecutivi di mancanze d’acqua, in gran parte di tutti questi comuni, resta la vergogna di aziende e istituzioni del tutto incapaci di gestire situazioni del genere. Durante la siccità infatti sono state centinaia le segnalazioni web di cittadini che si sono lamentati delle carenze negli aiuti. Del tutto insufficiente è risultato il numero di autobotti e fontanine inviate dalla Gori e dalle altre aziende private che gestiscono l’acqua pubblica. Mezzi troppo esigui per oltre 150mila utenze rimaste prive di acqua per così tanto tempo. Nel frattempo però il peggio sta passando. Domani sarà un altro giorno. Anche questa notte dovrà pur passare.

Una giornata per i cetacei

Al Museo Mineralogico di Napoli, una giornata evento sui cetacei in memoria del museologo Luigi Cagnolato Delfini, capodogli, balene e balenottere: sono i giganti dei nostri mari, mammiferi come noi, ma adattati alla vita acquatica. Tutte specie protette e troppo spesso minacciate dall’uomo. Proprio per ricordare il ruolo cruciale dei cetacei, mercoledì 4 novembre 2015, il Museo Mineralogico del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche ha ospitato un evento dedicato ai cetacei e alla memoria dello zoologo genovese Luigi Cagnolaro, museologo e fondatore del Centro Studi Cetacei. L’evento realizzato dal Centro Musei della Federico II in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e il Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia grazie anche al contributo di Vincenzo Vomero, direttore dei Musei Scientifici di Roma. La giornata ha ribadito “la grande importanza e il ruolo fondamentale che hanno i musei scientifici”, troppo spesso piegati dai tagli statali, come ha dichiarato la Direttrice del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche, Maria Rosaria Ghiara. Dopo i saluti istituzionali, nello storico salone del Museo Mineralogico, gremito di persone, si sono avvicendati diversi interventi, a partire dalla presentazione del Museo Zoologico di Napoli, altro museo storico del polo universitario, che “è letteralmente risorto in questi ultimi anni” come spiega Ghiara. “Ha acquisito numerosi reperti prima sconosciuti, confinati ai depositi, grazie all’impegno di chi ha il compito di curare le sezioni e il recupero dei reperti” ha ribadito Ghiara invitando il pubblico a visitare il Museo. Il Professor Orfeo Picariello ha invece curato il sentito ricordo del museologo Luigi Cagnolaro, scomparso un anno fa, prima curatore e poi direttore del Museo Civico di storia naturale di Milano. Cagnolaro è considerato il padre della cetologia moderna italiana: sin dalla fine degli anni ’60 si dedicò allo studio osteologico dei cetacei e nel 1985 fondò il Centro Studi Cetacei, con il quale avviò un progetto nazionale di recupero dei cetacei spiaggiati lungo le coste italiane. Ha dedicato la sua vita ai musei e alla fauna in generale, diventando membro del Consiglio scientifico dell’Acquario di Genova e Presidente della Società Italiana di Scienze Naturali (SISN) negli anni Ottanta, e poi dell’Associazione Teriologica Italiana (ATIt). Proprio in questa giornata, Vincenzo Vomero e Nicola Maio hanno presentato al pubblico le pubblicazioni che Cagnolaro considerava il coronamento di una vita di studi: la grande monografia della Fauna d’Italia dedicata ai cetacei e i due volumi dedicata alle collezioni di cetacei viventi e fossili dei musei italiani al progetto CollMaps, curati dall’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS). Maio ha curato inoltre la presentazione della collezione del Museo Zoologico di Napoli, e il catalogo delle raccolte di cetacei nei musei italiani, un patrimonio scientifico eccezionale. Importanti anche i contributi di Giorgio Cataldini, direttore del Museo del Mare di Gallipoli, e del paleontologo e naturalista Gianni Insacco sui musei siciliani. Un incontro partecipato per rivendicare il ruolo centrale dei musei scientifici nell’educazione e nella formazione dei cittadini.