Montefibre di Acerra: fine della storia. Si smonta tutto.
I pezzi del contestato stabilimento chimico saranno rimontati in Turchia. Intanto gli ambientalisti tirano un sospiro di sollievo.
E’ la fine di un’epoca fatta di luci e ombre: il municipio di Acerra ha pubblicato nel suo albo pretorio il comunicato con cui la Montefibre spa informa dell’avvio dei lavori di smantellamento dei suoi macchinari. Poche righe consegnate al silenzio generale e che però significano molto, anzi, moltissimo. Lo scarno messaggio annuncia infatti l’addio di uno dei più grandi e importanti stabilimenti chimici d’Italia, il più importante del Napoletano. I macchinari da smontare sono stati venduti a un’azienda chimica turca. Dunque, la Montefibre rivivrà lì, nella distante Anatolia. La sua storia napoletana è giunta al capolinea. I 300 addetti ( ce ne sono altri 50 dell’indotto ) si trovano ormai da anni in cassa integrazione. Molti di loro sono finiti in mobilità. Un dramma occupazionale e ambientale. Quella della Montefibre di Acerra è la storia di una fabbrica che per decenni ha prodotto fili sintetici e plastica, materiali che hanno rifornito i mercati dei tessuti e dell’abbigliamento e con i quali sono stati rivestiti gli interni della Scala di Milano. Una storia controversa, di battaglie per il lavoro e crociate ambientaliste. Una realtà che nasce nel 1977 in una delle zone agricole più rinomate d’Italia, il Pantano di Acerra, milioni di metri quadrati che fino a quel fatidico anno, grazie alla falda acquifera affiorante, costituivano la culla del fagiolo cannellino e di tante altre specialità agricole. Ma quella data segna una svolta traumatica: secoli di sana agricoltura da sacrificare sull’altare dello sviluppo industriale e della riconversione. Proprio una legge governativa sulla riconversione industriale delle aree in crisi del Mezzogiorno consente alla Montedison di Eugenio Cefis, manager di Stato ed eminenza grigia del potere di quegli anni, di chiudere per sempre la fabbrica chimica Rhodiatoce di Casoria trasferendo 1700 dei 2150 dipendenti nel nuovo impianto produttore di fili sintetici e di plastiche. Ne scaturisce subito un conflitto sociale di grande portata. 500 operai acerrani che hanno lavorato alla costruzione dello stabilimento, i cosiddetti “cantieristi” della Montefibre, rivendicano il loro ingresso nella nuova fabbrica. Una richiesta che però non viene esaudita e che caratterizzerà una vertenza senza fine, con raffiche di scioperi e proteste clamorose. ” Fu una battaglia per il lavoro e contro le politiche assistenziali – racconta Peppe De Maria, 62 anni, leader storico della lotta – alla fine i cantieristi, in condizioni di gravi disagio economico, accettarono il percorso della mobilità e dei lavori socialmente “inutili” “. A ogni modo la Montefibre di Acerra, con la benedizione di tutti i partiti acerrani, Dc e Pci in testa, produce a mille. Nel 1983 Raul Gardini, con una scalata memorabile quanto contestata, ottiene la sostanziale privatizzazione della Montedison.. Nel 1991 Gardini viene travolto da tangentopoli e l’impianto acerrano, insieme ai grandi stabilimenti di Porto Marghera, torna in mano statale, sotto le insegne Enichem. E’a questo punto che il rapporto tra la grande fabbrica e il territorio s’incrina definitivamente. 1992: nel recinto dello stabilimento la polizia municipale trova 52mila fusti tossici, scarti di produzione stoccati illegalmente su una piattaforma all’aperto, a contatto con la campagna circostante. Ne scaturirà un processo lunghissimo che porterà a una condanna molto lieve per gli ex responsabili dell’impianto. Non è finita. Nel 1994 alcuni dei fusti tossici della Montefibre, zeppi di polietilene tereftalato, vengono ritrovati in un terreno distante poco più di due chilometri, nell’antica vasca di macerazione della canapa del bosco di Calabricito, un invaso utilizzato dalla ditta di nettezza urbana dell’epoca per smaltire illecitamente i rifiuti solidi urbani di Acerra. Nel 1996 c’è un nuovo cambio di gestione: l’azienda passa ancora ai privati, al gruppo lombardo Orlandi. Sono gli anni del tramonto della chimica di base italiana. Gli addetti di Acerra si riducono a circa 700 e nel 1998 scoppia un altro contenzioso. Stavolta con le famiglie degli operai morti di cancro. In un teatro di Casoria, da dove cioè provengono molti dei lavoratori deceduti, si costituisce un comitato. Alla fine si stila un censimento impressionante: 300 persone che hanno lavorato nella Montefibre risultano scomparse a causa del male che non dà scampo. Il processo di primo grado inizia però molto tardi. Si conclude nel 2013. Otto ex direttori della fabbrica e due medici aziendali sono condannati per omicidio colposo a pene che non raggiungono i due anni di reclusione. La sentenza lascia nello sconforto i parenti degli operai morti. Il tribunale riconosce il risarcimento per danno irreversibile da amianto ad uno solo degli 88 lavoratori deceduti, i soli dipendenti le cui posizioni erano state ammesse nel dibattimento. Il processo d’ appello è quindi un’altra mazzata per le parti civili. Si conclude a marzo di quest’anno, con l’assoluzione di uno dei due medici aziendali condannato in primo grado e con il mancato riconoscimento delle provvisionali per alcuni operai ancora in vita. Ora si attende il verdetto della Cassazione, previsto per gennaio. Contestualmente è stato avviato un altro procedimento penale di primo grado per altri quattro ex dirigenti della fabbrica, sempre nell’ambito della stessa vicenda. La Montefibre però si è spenta. ” Ma bisogna precisare – puntualizza Salvatore Vacca, delegato sindacale della Filcea Cgil – che questo che si sta effettuando non è uno smantellamento ma uno “smontaggio”, una vendita di tecnologia. Il marchio Montefibre è infatti più che mai attivo. Certo – chiude l’operaio – il dato occupazionale è drammatico: siamo in cassa integrazione da anni ed anni o in mobilità. E pensare che l’impianto che stanno smantellando è nuovo, di ultima generazione, si tratta della filatura del fiocco, della “Fidion”: un investimento recente che a noi non è servito “.
Somma, Il sindaco Piccolo nomina l’assessore all’istruzione
Annamaria Di Palma, commercialista, sostituisce la rinunciataria Carmela Bianco. Oggi stesso si è tenuta la prima giunta.
Con Annamaria Di Palma, dottore commercialista, il sindaco Piccolo completa la sua giunta. La Di Palma, sponsorizzata da Somma Protagonista, sostituisce la rinunciataria Carmela Bianco, architetto, che a poche ore dall’incarico ha preferito rinunciare.
Oggi stesso a Palazzo Torino si è tenuta la prima giunta della nuova squadra Piccolo. Alla Di Palma sono state affidate , dunque, le deleghe di Scuola e Pubblica Istruzione, Servizi al Cittadino, Volontariato, Rapporti con le Periferia, Rapporti con Enti ed Associazioni, Verde Pubblico.
Sanità e anticorruzione: giornata di confronto organizzata dall’azienda ospedaliera Cardarelli
Convegno con esperti, magistrati, associazioni e istituzion.
Prevenire la corruzione per migliorare la sanità e la sua organizzazione. In un periodo in cui i servizi preposti alla salvaguardia della salute dei cittadini sono esposti, come tutte le altre istituzioni, al rischio di corruzione, l’azienda ospedaliera di rilievo nazionale (Aorn) “Antonio Cardarelli” di Napoli si interroga sulla trasparenza e la legalità.
Accadrà sabato 14 novembre al centro congressi della Stazione Marittima di Napoli (molo Angioino) a partire dalle 9. Il convegno, intitolato “La prevenzione della corruzione come leva del miglioramento organizzativo e strutturale delle aziende sanitarie” vedrà la partecipazione del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Dopo l’intervento del commissario straordinario dell’azienda ospedaliera “Antonio Cardarelli”, Patrizia Caputo, ci saranno le relazioni di Anna Borrelli (Dirigente Medico staff Consiglio di Disciplina Aorn Cardarelli), Ciro Capasso (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola), Santo Fabiano (consulente Camera dei Deputati, esperto di Governance Pubblica), Antonio Gambacorta (Presidente Cittadinanza Attiva di Napoli), Anna Iervolino (Direttore UOSC Affari Legali Aorn Cardarelli), Maria Maiorano (Direttore UOSC Gestione Risorse Umane Responsabile della Prevenzione della Corruzione Aorn Cardarelli), Michelangelo Russo (Presidente II Collegio Penale, Corte d’Appello di Salerno), Ciro Verdoliva (Direttore UOSC Gestione Attività Tecniche e Manutentive Aorn Cardarelli e commissario ad acta dell’Ospedale del Mare).
Gli stessi relatori, successivamente, parteciperanno ad un dibattito aperto, rispondendo alle domande e confrontandosi con utenti, politici e professionisti proprio sui temi della legalità, dell’etica e della trasparenza.
Nel rispetto delle leggi e delle normative vigenti, le amministrazioni pubbliche hanno l’obbligo di predisporre tutti gli strumenti atti alla prevenzione compreso il Codice disciplinare per le sanzioni dei comportamenti illeciti. Il convegno di sabato 14 novembre, organizzato dall’ufficio Anticorruzione Aorn Cardarelli di Napoli va proprio in questa direzione
Nola, escrementi su scrivanie ambulatori: proteste dei dipendenti
Escrementi di topi sulle scrivanie degli uffici di riabilitazione del distretto sanitario di Nola. E’ quanto scoperto dai dipendenti, che hanno incrociato le braccia, in segno di protesta contro per le scarse le ”scarse condizioni igieniche” in cui verserebbero i locali amministrativi e gli ambulatori destinati all’utenza.
Proteste negli uffici di riabilitazione del distretto sanitario di Nola (Napoli), dove i dipendenti hanno incrociato le braccia per le ”scarse condizioni igieniche” in cui verserebbero i locali amministrativi e gli ambulatori destinati all’utenza.
Secondo i lavoratori del distretto dell’Asl Napoli 3 sud, posto a poche decine di metri dall’ospedale civile, a far scattare la protesta, stamattina, il ritrovamento sulle scrivanie di escrementi di topi.
(Fonte foto: Ansa)
Pollena trocchia, al via il progetto “conoscersi in famiglia”
Domenica 8 novembre 2015 al Palazzo Cappabianca di Pollena Trocchia, uno dei più storici del paese, in via Caracciolo 2, è stato presentato il progetto pilota “Conoscersi in Famiglia”, sottotitolo “Io sono qui tu dove sei?”.
L’organizzazione dell’evento, curata dalle Dott.sse Marsilio Marianna e Caccavale Maria e dall’Operatrice Sociale Pirozzi Maria, ha visto la collaborazione delle varie Associazioni del territorio, tra cui Graffito d’Argento, Apolline Project, Ciao Lab, Protezione Civile Fire Fox, la Proloco di Pollena Trocchia, la Croce Rossa locale e le Parrocchie del paese.
Il progetto nasce da una attenta riflessione consolidatasi nella vita quotidiana. L’analisi delle esperienze di ascolto di diverse realtà familiari, attraverso la semplice comunicazione verbale, ci ha portato a considerare l’importante idea della creazione di un servizio innovativo dedicato alle famiglie. Il programma prevede di dare ai genitori suggerimenti comportamentali per ottenere dai figli la capacità di esprimersi sul loro vissuto quotidiano. Successivamente far nascere gruppi di confronto tra le famiglie per dare vita ad iniziative che favoriscano la socializzazione, il confronto e il sostegno reciproco tra esse. Una modalità nuova di accompagnamento alle famiglie e alla genitorialità, in chiave educativa e promozionale, in un’ottica di supporto e di prevenzione del disagio.
Il palazzo è stato impegnato in tutte le sue sale ai diversi piani. Al piano terra, all’esterno, ad accogliere i partecipanti, la pesca miracolosa e di beneficenza. All’interno una mostra dei prodotti tipici del Vesuvio con il vino, i pomodorini e i formaggi a giocare un ruolo da protagonisti. Il primo piano è stato dedicato all’intrattenimento dei bambini con giochi, disegni e altro.
Al piano superiore la sala con il convegno. Presenti le autorità del paese. Con il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, c’era il presidente del consiglio comunale, Anna Maione, e l’assessore alle politiche sociali, Pasquale Fiorillo. Inoltre è intervenuta la responsabile del plesso San Gennariello, Concetta Vecchione. “Il progetto è nato perché noi riteniamo che la famiglia debba fondarsi su sentimenti veri e buoni per una società vera e bella. Per fare questo c’è bisogno di un dialogo tra genitori e figli….” spiega una delle organizzatrici Maria Pirozzi. Gradita l’iniziativa dalla cittadinanza che con entusiasmo ha partecipato. Oggi i tempi propongono la diffusione di forme familiari sempre più lontane dall’ideologia tradizionale. Forse sotto l’influenza di un profondo mutamento sociale, forse per libera scelta. Causa importante è anche perché si sta vivendo un periodo caratterizzato da un processo migratorio continuo che porta all’incontro di culture diverse e quindi da una pluralità culturale che porta ad una diversa concezione della vita e della famiglia. Ciò nonostante il suggestivo palazzo Cappabianca faceva da cornice alla tradizione, ai valori semplici, ai valori custoditi, ai valori in cui ancora si crede fermamente.
Settimana del benessere psicologico, a Ottaviano si parla di giovani e violenza
Domani nell’aula consiliare Pasquale Cappuccio si terrà il convegno “In-sicurezza tra i giovani: contro il rischio di devianza e violenza”.
Anche il Comune di Ottaviano aderisce alla Settimana del benessere psicologico promossa dall’ordine degli psicologi della Campania. Domani, 13 novembre, alle 9,30 nella sala consiliare “Pasquale Cappuccio” del palazzo comunale si terrà il convegno “In-sicurezza tra i giovani: contro il rischio di devianza e violenza”.
Relatori saranno le psicologhe e psicoterapeute Valentina Nappo e Valeria Catapano, che interverranno dopo i saluti introduttivi del sindaco Luca Capasso, del consigliere comunale Felice Picariello e del presidente dell’ordine degli psicologici della Campania Antonietta Bozzaotra
San Giuseppe Vesuviano: audiolibro per i bambini malati di tumore
Al via la premiazione delle sei fiabe vincitrici del concorso “Una favola per l’isola dei Girasoli”.
«Ogni cammino comincia da un passo ed il nostro è quello di farvi conoscere i progetti in cui è attualmente impegnata l’Associazione L’Isola dei Girasoli, presieduta da Leonardo De Lorenzo». E’ quanto si legge sul portale dell’associazione nata nel territorio di San Giuseppe Vesuviano in sostegno ai giovani e al loro talento e in riflessione dello stato di salute dei cittadini, in un paese in cui il livello di allerta è alto a causa dell’inquinamento ambientale.
“Una favola per l’Isola dei Girasoli” è un’occasione di libera espressione artistica, un concorso che ha chiamato i giovani a raccontare, attraverso parole e immagini, storie ispirate al dolore ed alla malinconia, all’amicizia, alla speranza e ad un futuro migliore.
Sei le favole vincitrici frutto di creatività e sensibilità, simbolo del talento delle scuole primarie di San Giuseppe, scelte da una giuria di artisti e personaggi della cultura campana, storie accompagnate da un sottofondo musicale creato dal presidente Leonardo De Lorenzo, musicista, che confluiranno in un audiolibro intitolato “Le favole dell’isola dei Girasoli”, che sarà donato ai degenti degli ospedali che aderiranno al progetto.
Il concorso, infatti, patrocinato dal Comune di San Giuseppe Vesuviano, e promosso dall’Associazione “L’Isola dei Girasoli”, è nato allo scopo di “mettere la musica al servizio del sociale” ed in particolare per dare voce e portare sostegno ai bambini malati di cancro, nell’ambito del progetto “Musica in corsia”.
Sabato 21 novembre 2015, presso l’Aula Consiliare del comune di San Giuseppe Vesuviano alle ore 18.00, si svolgerà la premiazione del concorso dedicato agli alunni delle scuole primarie e medie di San Giuseppe Vesuviano (I e II Circolo Didattico).
A premiare i bambini, che durante la serata si esibiranno cantando una delle canzoni contenute nell’audiolibro, sarà lo stesso De Lorenzo.
Durante la cerimonia di premiazione, alla quale presenzieranno alcuni degli esponenti dell’Associazione e diverse cariche istituzionali di San Giuseppe Vesuviano, saranno presentate alla stampa le attività messe in campo e i progetti futuri dell’Associazione “L’Isola dei Girasoli”. Tra le iniziative: un concerto che si terrà il prossimo 3 dicembre presso il Teatro Summarte di Somma Vesuviana allo scopo di raccogliere fondi per sostenere lo stesso progetto “Musica in Corsia”.
Alla conferenza stampa interverranno anche Pino Guerrasio (Coach – Moderatore), Luciano Vanni (Direttore ed Editore della rivista Jazzit e Turismo culturale), Maria Santoro (Docente e Ricercatrice alla facoltà di Scienze Politiche all’Università Federico II) e Sabatino Miranda (Direttore della Scuola Triennale di Musicoterapia “Carlo Gesualdo”).
Scrive l’Associazione: «Un’iniziativa nodale volta a portare un raggio di sole in note a chi subisce il trauma non solo della malattia ma anche dell’isolamento, legato alla lungodegenza, dove si perdono i ritmi, le voci, i suoni ed i colori della propria quotidianità e tutto scolora in un grigio ed in un brusio indistinto».
Sant’Anastasia. Al cineteatro Metropolitan attesi gli YouTuber Alberico ed Antony
L’appuntamento è per venerdì 20 novembre, ore 16.30. L’evento è targato «Girando Intorno al Vesuvio».
Alberico De Giglio ed Antony Di Francesco, due dei videomaker che spopolano tra i giovanissimi, faranno tappa al cineteatro Metropolitan di Sant’Anastasia venerdì 20 novembre alle 16.30. L’evento è organizzato da «Girando Intorno al Vesuvio» di Candida e Marinella Gifuni, gruppo che dà il nome anche al cineforum per scolaresche giunto quest’anno alla quinta edizione. Non si può certo ignorare un fenomeno ormai da qualche anno sempre più in voga: l’emergere di YouTuber, perlopiù adolescenti, capaci di attrarre e coinvolgere centinaia di migliaia di fan come delle vere e proprie star.
Basta, infatti, aprire un canale YouTube, attrezzarsi di handycam, microfonini, canali tematici personalizzati e si parte con gag, sfide originali che strappano un sorriso, esilaranti dissertazioni su argomenti vari. Gli YouTuber piacciono tanto ai ragazzi perché oggi la visibilità sembrano prendersela da soli e non ne sono un’eccezione Alberico ed Antony, rispettivamente di 17 e 16 anni. Il primo sogna un giorno di fare l’attore ed il suo canale YouTube conta ad oggi quasi 500mila iscritti. Con le sue clip, il videomaker di Bari riesce non solo a divertire il giovanissimo pubblico che lo segue ma anche a trasmettere messaggi importanti: dal credere sempre nei propri sogni al non arrendersi mai. Antony, invece, tele-insider di Ostia, ha più di 303mila iscritti sul suo canale YuTube e si diverte ad organizzare candid camera che lui stesso definisce «esperimenti sociali» per verificare come le persone reagiscono a fronte di certe situazioni.
Il segreto della popolarità sta negli ingredienti dei loro video: humor, autoironia ed una buona dose di trash; insieme ai tanti fan che già hanno confermato la loro presenza all’evento del 20 novembre, parleranno della loro vita, della scuola, di social network e tanto altro ancora. «Oggi i giovani si forgiano con i social network ed i reality show, ed è interessante osservare il mondo con i loro stessi occhi – affermano Candida e Marinella Gifuni – I più travolgenti rappresentanti di questa nuova generazione di ragazzi, sono proprio gli YouTuber come Alberico ed Antony, dimostrazione di un fenomeno di massa sempre più dilagante, per certi versi accattivante che hanno catturato i cuori degli adolescenti. È bene che i ragazzi abbiamo la possibilità di conoscere da vicino i fenomeni del momento, senza però perdere mai di vista l’importanza della scuola, stella polare della libertà di ciascun individuo».
Tributi, al via gli accertamenti nell’area Asi
Sotto la lente il pagamento dei tributi locali, dall’Ici alla Tasi. Al lavoro, nell’individuazione degli evasori, ci sarà un’apposita task force costituita dai dipendenti del Comune di Nola che saranno coordinati dal comandante della polizia locale e dal responsabile del servizio tributi.
Dopo aver sistemato le banche dati parte l’accertamento nei confronti degli imprenditori della zona Asi e del distretto Cis – Interporto – Vulcano buono.
Sotto la lente il pagamento dei tributi locali, dall’Ici alla Tasi. Al lavoro, nell’individuazione degli evasori, ci sarà un’apposita task force costituita dai dipendenti del Comune di Nola che saranno coordinati dal comandante della polizia locale e dal responsabile del servizio tributi. A preparare il lavoro, propedeutico all’attività della squadra, è stata l’Agenzia di sviluppo dei Comuni dell’area nolana.
Nell’ottica della regolarizzazione dei rapporti tra ente e contribuenti ci si sta anche attrezzando per accogliere e proporre una serie di strumenti deflattivi come la conciliazione giudiziale, la mediazione e l’accertamento con adesione.
I controlli, oltre ad essere finalizzati all’evasione tributaria riguarderanno, con il contributo dei tecnici comunali, anche gli oneri di urbanizzazione.
(Fonte foto: Rete internet)
Celiachia: ordinamento vietato agli affetti.
Ordinamento vietato agli aspiranti sacerdoti che non possono mangiare l’ostia ma concesso ai pretia che abbiano sviluppato la celiachia soltanto dopo l’ordinazione
La Chiesa cattolica vieta il sacerdozio alle persone affette dall’intolleranza al glutine: “… i candidati al sacerdozio che sono affetti da celiachia o soffrono di alcoolismo o malattie analoghe, data la centralità della celebrazione eucaristica nella vita sacerdotale, non possono essere ammessi agli ordini sacri”. I sacerdoti che abbiano sviluppato la celiachia soltanto dopo l’ordinazione (così come tutti i fedeli che hanno questa intolleranza alimentare) possono usare un particolare tipo di ostie con una minima quantità di glutine (che da un lato permette la panificazione, dall’altro non compromette la dieta senza glutine).
Nel 2005, l’Italia riconobbe la celiachia come «malattia sociale», garantendo alle persone affette dal morbo celiaco il «diritto all’erogazione gratuita dei prodotti dietoterapeutici senza glutine», come scritto nel testo della legge 123/2005, “Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia”. Fu un grande passo in avanti, che poneva l’Italia tra i Paesi all’avanguardia nella lotta alla celiachia, malattia che colpisce un italiano ogni cento. Un enorme progresso dal punto di vista dirittuale che semplificò la vita dei numerosissimi cittadini alle prese con diete stringenti, alimenti forzatamente “diversi” (con conseguenti imbarazzi al ristorante) e prezzi del cibo più che raddoppiati rispetto al normale. Ma ancora oggi c’è una parte di celiaci italiani che non può fare davvero ciò che vuole. Stiamo parlando degli aspiranti sacerdoti. Uomini desiderosi di trasformare la propria vocazione in una vita al servizio della Chiesa Cattolica, che devono però scontrarsi con un male sottile, ma più grande e temibile di Satana: la celiachia, appunto. Per i celiaci, infatti, le porte di seminari, chiese e cattedrali sono irrimediabilmente chiuse.
È vietato ad un celiaco prendere ordini sacerdotali, ma un uomo già sacerdote usa un particolare tipo di ostie. L’argomento è delicato ed importante eppure la Chiesa non vi ritorna da anni. Sbalorditi da questa legge della Chiesa Cattolica, e anche un po’ contrari a dire il vero, ci sorge un dubbio: celiaci si nasce o si diventa?
Oramai il numero dei celiaci è in continuo aumento, se ne trova uno su ogni tre famiglie ed è una statistica cospicua considerando che fino a qualche anno addietro la maggioranza non conosceva neppure il significato di celiachia. La celiachia è una malattia autoimmune capace di colpire una parte di tessuti sani all’interno del nostro organismo. Si può definire meglio come un’intolleranza alimentare, che si scatena quando vengono ingeriti alimenti contenenti una particolare sostanza la gliadina, la componente alcool-solubile del glutine, un insieme di proteine contenute nel frumento, nell’orzo, nella segale, nel farro e nel kamut. Gli studi ritengono che celiaci non si nasce, ma che si sviluppi alla la predisposizione a diventarlo: se un soggetto predestinato alla celiachia non mangerà glutine per tutto l’arco della vita, non diventerà mai celiaco, ma una volta che lo diventa lo sarà per tutta la vita. Egli può guarire completamente da tutti i suoi disturbi intestinali se si astiene dall’assumere glutine, ma inevitabilmente vi ricadrà laddove entra in contatto nuovamente con questa sostanza. Nonostante diverse ricerche effettuate da parte di esperti in materia, non si conoscono tutt’oggi le cause che provocano la celiachia. Si sa solo che si tratta quasi sempre di una malattia ereditaria, infatti la concordanza tra gemelli con stesso patrimonio genetico è molto vicina al 100%.
Ma non è detto che da un genitore celiaco debba per forza nascere un bambino celiaco. Infatti solo il 5-10% dei parenti di primo grado (genitori, figli, fratelli) dei celiaci è celiaco. Da notare che questa condizione colpisce più spesso le femmine dei maschi. Dunque rispondere alla domanda è impossibile. In quanto è vero celiaci non si nasce, ma sin dai primi giorni di vita geneticamente si è destinati a diventarlo. E soprattutto a conviverci.

