Somma Vesuviana: le Sentinelle in Piedi ci riprovano, domenica mattina in piazza contro il ddl Cirinnà

La manifestazione della rete pro famiglia tradizionale, che come ha come referente nel vesuviano Francesco Di Sarno aveva annullato il sit – in. «Non avevamo fatto in tempo ad ottenere l’autorizzazione per manifestare, domenica saremo in piazza». Così, ci riprovano. Loro sono le Sentinelle Vesuviane guidate da Francesco Di Sarno – docente all’Itis Majorana di Somma Vesuviana – e aderiscono alla «resistenza» nazionale pro modello di famiglia tradizionale. Sono contro l’adozione di bambini da parte di coppie formate da esponenti dello stesso sesso e chiedono sia ritirato il ddl Cirinnà sulle unioni civili e per i diritti lgbt. Domenica scorsa, all’annuncio del sit – in che avrebbe dovuto svolgersi e si svolgerà in silenzio, con le «sentinelle» ferme e in piedi per un’ora a leggere un libro, si era scatenato il putiferio. Tant’è che, pur se in piazza c’erano Francesco Di Sarno e pochi altri (la manifestazione era stata annullata poche ore prima ma una decina di sentinelle si era presentata comunque in piazza), aveva dominato la contro – manifestazione organizzata da Peppe Maiello (componente della commissione Pari Opportunità del Comune), da Angelo Parisi che aveva promosso un flash mob e dall’Arcigay.
Francesco di Sarno, referente delle Sentinelle Vesuviane
Francesco di Sarno, referente delle Sentinelle Vesuviane
«Ora abbiamo tutte le autorizzazioni in regola – dice Di Sarno – e domenica 31 gennaio saremo in piazza, crediamo nella libertà di espressione e nessuno può impedirci di manifestare pacificamente per le nostre idee». Il ddl Cirinnà arriverà in aula la prossima settimana per il voto, i dissensi maggiori riguardano la stepchild adotion: sono contrari i parlamentari di Area Popolare (Udc e Ncd), Lega, Fratelli d’Italia, molti di Scelti Civica e del Movimento 5 Stelle ma anche una trentina di senatori del Pd e altrettanti deputati. Il testo, così com’è, cancella ogni riferimento al matrimonio e quindi qualsiasi riferimento all’art. 29 della Costituzione italiana perciò se diventerà legge introdurrà di fatto un nuovo istituto di diritto di famiglia distinto dal matrimonio. Gli articoli 3 e 4 estenderebbero alle unioni civili i diritti e i doveri del matrimonio: reversibilità delle pensioni, sgravi fiscali, permessi di lavoro e via dicendo. Ma il più attaccato dalle opposizioni che hanno presentato migliaia di emendamenti è l’articolo 5 dove si parla di stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio del partner, escludendo però la possibilità, per coppie dello stesso sesso unite civilmente, l’adozione di bambini che non siano già figli di uno dei due.

Dalla parte del teatro, tra poesie, favole e riflessioni

Ad ogni teatro il suo spettacolo. Dai temi dell’olocausto a quelli della famiglia e molto altro, il fine settimana in Campania, si preannuncia ancora una volta ricco di eventi. Un momento per rilassarsi sulla poltrona rossa e godere di ciò accade sul palcoscenico. Ecco alcuni degli appuntamenti per essere sempre aggiornati e poter scegliere in base ai propri gusti. Incominciamo dalla provincia di Napoli. A San Giovanni a Teduccio ed in particolare, nella Sala Ichos, stasera e domani sarà di scena “Terezin Cabaret”, spettacolo ispirato ai temi dell’Olocausto, scritto e diretto da Ferruccio Padula, anche interprete insieme a Monica Costigliola e Maria De Meo. La messinscena presentata dal Laboratorio Teatrale Istrio – scuola dei mestieri, trae ispirazione dall’operetta musciale Brundibar, di Franz Krasa, che rientrava nel progetto propagandistico nazista, ponendo il ghetto come modello di insediamento per gli ebrei, ma in realtà il campo funzionava da collettore per la pianificazione delle operazioni di sterminio. Domani e domenica, al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano si va in scena con “Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva”. Scritto e diretto da Simone Somma, lo spettacolo tratta molti temi. Traendo spunto dalla decisione di suicidarsi, il protagonista analizza la vita. Un’opera che gioca con ironia, cercando di alleggerire gli spunti filosofici che di volta in volta nascono da alcuni concetti distruttivi nella loro manipolazione della realtà. Il Nostos di Aversa da il via alla quinta edizione di Sciapò, rassegna di teatro a cappello. Domani alle 21.00 si potrà assistere al primo spettacolo portato in scena da Andrea Cosentino dal titolo “Primi Passi sulla luna”. L’opera risalta le immagini del futuro ormai passate. Il ricordo si concentra sul quarantennale del primo allunaggio, il centenario del manifesto futurista, il cinquantenario della creazione di Barbie e i dieci anni della morte di Stanley Kubrick. Un viaggio nel tempo fino allo sbarco sulla luna! Questo e molto altro per lasciare al pubblico un messaggio speciale, da scoprire insieme. Paolo Caiazzo torna al Summarte di Somma Vesuviana. Dopo il sold out raggiunto nella prima data dello scorso 15 gennaio, stasera il comico di Made In Sud e Fatti Unici, sarà di scena col suo monologo “Non mi chiamo Tonino”. Uno spettacolo dove Caiazzo parla con grande verve comica dei problemi reali e quotidiani, che affliggono l’uomo comune, ma anche dove spiega al pubblico i passi della propria carriera, dal teatro alla tv. L’argomento principale resta però, uno solo: far capire a chi lo guarda che non si chiama Tonino Cardamone. È questo infatti, il nome con cui molti ammiratori lo riconoscono ed è il nome di uno dei suoi personaggi più amati dal pubblico. Uno spettacolo esilarante, ricco di risate e divertimento. Andiamo a vedere cosa succede invece nei teatri della città partenopea. Sino a domenica, il Bellini propone “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee, traduzione di Ettore Capriolo ed interpretato da Milva Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello e Edoardo Ribatto. La pièce scritta nel 1962 dal drammaturgo statunitense, è un dramma sull’amore e sull’angoscia del presente, raccontata attraverso l’incontro di due coppie. La rappresentazione teatrale nel 1966 divenne anche trasposizione cinematografica con Richard Burton ed Elisabeth Taylor per la regia di Mike Nichols. All’Augusteo, il “Principe Abusivo ha trovato casa. Prolungato fino a domenica il fortunatissimo spettacolo di Alessandro Siani. Dal cinema al teatro il testo ha riscosso enorme successo di pubblico, grazie non solo alla comicità, ma anche alla presenza di Christian De Sica tra gli interpreti. Ci spostiamo al Vomero e sbirciamo al di là del sipario del Diana. Qui sul palcoscenico sino ad i primi due giorni di febbraio con “Provando… dobbiamo parlare”. Lo spettacolo scritto da Segio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva è una produzione Nuovo teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con PALOMAR Television & Film Production. Si tratta di una commedia, per la regia dello stesso Rubini, che vede in scena due coppie interpretate da Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese e Sergio Rubini. Tra ostentazione di ricchezza, rivendicazione dei diritti dei figli avuti da matrimonio precedenti, spartizioni di patrimoni e tanto altro, si racconta la vita quotidiana di una realtà comune a molti. Lo Stabile, è invece impegnato su due fronti. Al Mercadante infatti, si consumano gli ultimi giorni della messa in scena de “La Signorina Giulia”. Lo spettacolo scritto dal drammaturgo svedese August Stindberg nel 1888, vede la regia del cileno Cristiàn Plana. Si tratta di una tragedia in un atto unico che racconta di Julie, figlia 25enne di un conte, che decide di passare la serata di San Giovanni alla festa della servitù. Alla fine dell’ottocento, quando il testo fu presentato agli spettatoti, fu oggetto di scandalo. In una società così puritana e conformista, l’epoca non riusciva a vedere di buon occhio temi come l’interazione tra le classi sociali e quella tra uomo e donna. Ad oggi, al Mercadante, per stessa ammissione di Plana, si è pensato di collocare la tragedia naturalistica in uno spazio fisico e sonoro capace di trascendere l’epoca e riportare la storia ai giorni nostri in una veste più contemporanea. Valeria Parrella, mette in scena al San Ferdinando “Dalla parte di Zeno” per la regia di Andrea Renzi. La scrittrice, già autrice della riscrittura di Antigone, spiega che questo nuovo lavoro “occhieggia” al famoso romanzo di Italo Svevo, La coscienza di Zeno.

Infine al Bolivar, la bomboniera di Materdei, è di scena domani “TreTris” di Diego Sommaripa con la collaborazione di Fabio Pisano. Sul palcoscenico a raccontare la storia dei protagonisti, ci sono gli attori Marcello Cozzolino, Dolores Gianoli, Fabiana Sera, Diego Sommaripa con la partecipazione di Ivan Boragine. Una trama interessante che si interroga sulla solidarietà maschile contro l’universo femminile, sull’eros che può perdere di intensità dopo anni di matrimonio, sui sogni che si allontanano e su cosa siamo disposti a pagare per realizzare i nostri desideri.

Se questo accade a Napoli, scopriamo insieme cosa succede invece nel resto della nostra regione.

Al Comunale di Caserta, da questa sera sino a domenica è in programmazione “Signori… le patè de la maison!” con Sabrina Ferilli, Maurizio Micheli e Pino Quartullo. Il testo, tratto da Le Prenon di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière, è stato adattato da Carlo Buccirosso e Sabrina Ferilli e messo in scena per la regia di Maurizio Micheli. La vicenda si snoda nell’ambito di una cena familiare, dove sono presenti amici e parenti. Arriva l’annuncio di un lieto evento e si inizia a scegliere il nome del nascituro, ma uno scherzo goliardico rovinerà la serata. È così che anche il cibo più gustoso, come il paté, può cambiare sapore e diventare un “vero pasticcio”.

Ricco il cartellone di eventi nella città di Salerno.

Al Verdi sino a domenica c’è Claudia Gerini in “Storie di Claudia” per la regia di Giampiero Solari. E’ la storia dell’incontro tra due generazioni lontane. In un vecchio palazzo di Roma infatti, una bambina allegra e curiosa di nome Claudia, incontra un’anziana signora, Maria, che vive al pianterreno. La donna, che ama la musica e colleziona ricordi, farà vivere alla piccola e agli spettatori grandi emozioni.

Al Nuovo invece, domani e domenica, sarà di scena la comicità di Lino D’Angiò in “Da grande voglio fare il sindaco”. Una sorta di “comizio”, dove il comico dimostra che esiste un nuovo modo di fare politica. Per annunciare l’endorsement ci saranno ospiti come il cardinale Crescenzio Sepe, Giorgio Napolitano, Aurelio De Laurentis, Nino D’Angelo, Gennaro D’Auria, Vincenzo De Luca e Luigi De Magistris. Tutti ad assistere, attraverso le imitazioni di uno splendido Lino D’Angiò, al cosiddetto passaggio del testimone che renderà “vero il sogno di un giovane e brillante napoletano”.

La Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali

Come ogni anno Papa Francesco ci ha invitati a riflettere sul grande tema attualissimo della Comunicazione, con un messaggio pubblicato il 24 gennaio scorso. E, quest’anno, ovviamente sul rapporto  tra la comunicazione e la misericordia. “Ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto  – ha detto il papa – dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti”. L’amore, per sua natura, è comunicazione, conduce ad aprirsi e a non isolarsi. Poi il Pastore della Chiesa universale ha puntualizzato alcuni punti importantissimi, dicendo: “ La comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società.  E questo sia nell’ambiente fisico sia in quello digitale. Pertanto, parole e azioni siano tali da aiutarci ad uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette, che continuano ad intrappolare gli individui e le nazioni, e che conducono ad esprimersi con messaggi di odio”. “Vorrei, dunque, invitare tutte le persone di buona volontà a riscoprire il potere della misericordia di sanare le relazioni lacerate e di riportare la pace e l’armonia tra le famiglie e nelle comunità. Tutti sappiamo in che modo vecchie ferite e risentimenti trascinati possono intrappolare le persone e impedire loro di comunicare e di riconciliarsi. E questo vale anche per i rapporti tra i popoli. In tutti questi casi la misericordia è capace di attivare un nuovo modo di parlare e di dialogare, come ha così eloquentemente espresso Shakespeare: «La misericordia non è un obbligo. Scende dal cielo come il refrigerio della pioggia sulla terra. È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve» (Il mercante di Venezia, Atto IV, Scena I). Papa Francesco, poi, ha rivolto un invito: “È auspicabile che anche il linguaggio della politica e della diplomazia si lasci ispirare dalla misericordia, che nulla dà mai per perduto. Faccio appello soprattutto a quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica, affinché siano sempre vigilanti sul modo di esprimersi nei riguardi di chi pensa o agisce diversamente, e anche di chi può avere sbagliato. Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza. Ascoltare è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda a quello della comunicazione, e richiede la vicinanza. L’ascolto ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare significa anche essere capaci di condividere domande e dubbi, di percorrere un cammino fianco a fianco, di affrancarsi da qualsiasi presunzione di onnipotenza e mettere umilmente le proprie capacità e i propri doni al servizio del bene comune. Ascoltare non è mai facile. A volte è più comodo fingersi sordi. Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui.  Anche e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane. Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione. Le reti sociali sono capaci di favorire le relazioni e di promuovere il bene della società ma possono anche condurre ad un’ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi. L’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale.  Anche in rete si costruisce una vera cittadinanza. L’accesso alle reti digitali comporta una responsabilità per l’altro, che non vediamo ma è reale, ha la sua dignità che va rispettata. La rete può essere ben utilizzata per far crescere una società sana e aperta alla condivisione. La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone.  Mi piace definire questo potere della comunicazione come prossimità”. ANNUNCIARE DENUNCIARE RINUNCIARE http://ilmediano.com/category/sociale/annunciare-denunciare-rinunciare/

Cardito-Afragola: l’ingrosso delle carni Di Palo ancora nel mirino del Nas

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Comunicato dei carabinieri anti sofisticazioni: chiusi due capannoni per carenti condizioni igieniche e assenza di autorizzazioni.     Il 27 gennaio 2016 i carabinieri del Nas di Napoli, il  Nucleo anti sofisticazioni, insieme alla compagnia carabinieri di Casoria e a personale dell’Asl NA 2 Nord, hanno chiuso l’attività svolta in due capannoni, adibiti a depositi per alimenti, presso il Cash and Carry della “B & G. Di Palo Distr. S.r.l.” di Cardito. Alla base del provvedimento amministrativo ci sono le carenti condizioni igienico-sanitarie e la mancanza di autorizzazioni a svolgere le attività svolte. L’area sottoposta a vincolo amministrativo è pari a circa 8000 mq, per un valore di circa 1 mln di euro. (Fonte foto: rete internet)    

Sant’Anastasia, il Pd: «No al 118 alla scuola Elsa Morante».

  E intanto in municipio consiglieri di maggioranza e opposizione chiedono un incontro al commissario Asl Na 3 Sud per chiedere di tornare sui suoi passi e non de-medicalizzare l’ambulanza che sarà in servizio a Sant’Anastasia. Consiglieri di maggioranza e opposizione insieme, al municipio, per dire no all’ennesimo scippo: l’Asl ha sì deciso di lasciare il servizio 118 sul territorio ma senza medici, tutti trasferiti ad altra destinazione. Così, dal 1 febbraio, obbedendo alla necessità di tagliare il «superfluo» e invocando la legge sullo spending review, dalla palazzina di via Arco dove solo fino a poco tempo fa c’era il servizio veterinario, la farmacia, la guardia medica ed altri servizi per l’utenza, andrà via anche il 118. Destinazione: scuola Elsa Morante. Voci insistenti dicono anche la convenzione stipulata tra Asl, Comune di Sant’Anastasia e scuola, sia stata rinnegata dalla dirigenza scolastica. Senza contare l’esposto che alcuni medici, prima di essere trasferiti, avevano sottoscritto e inoltrato ai carabinieri sostenendo che quella sede, luogo frequentato naturalmente dai bambini, non era idonea per allocarci il 118 e quindi un’ambulanza. Mezzo che tra l’altro sarà, se l’appello sottoscritto ieri dai consiglieri al Comune restasse inascoltato, senza medici. Con solo un autista e un infermiere. Non potrà dunque intervenire in caso di emergenze gravi, di codici «rossi», per intenderci.
La lettera del sindaco Abete
La lettera del sindaco Abete
  Ebbene, mentre ancora non si sa nemmeno dove dovrebbe «parcheggiarsi» l’ambulanza,  e dopo giorni di esposizione mediatica sulla vicenda, oltre ad una interrogazione del Pd in consiglio comunale illustrata da Raffaele Coccia, il sindaco Lello Abete – firmatario della convenzione con la scuola Morante – scrive al commissario Asl Na 3 Sud, Antonella Costantini (la data della missiva è quella del 27 gennaio, un giorno dopo il consiglio comunale) chiedendo un urgente incontro e precisando al contempo nella lettera la sua istanza: non demedicalizzare il servizio.   Dopodiché, nel primo pomeriggio di ieri, convoca una conferenza stampa in municipio in contemporanea con una riunione operativa cui invita tutti i capigruppo consiliari. L’incontro c’è e i presenti sono il vicesindaco Carmen Aprea, la capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone, il capogruppo del Psi, Carmine Capuano, il consigliere Saverio Ceriello (Arcobaleno), i consiglieri Pd Raffaele Coccia e Peppe Maiello accompagnati dalla segretaria del partito, Grazia Tatarella.
La lettera firmata da maggioranza e opposizione
La lettera firmata da maggioranza e opposizione
  Tutti loro hanno concordato sulla necessità e l’importanza di mantenere il servizio 118 e di avere un medico a bordo dell’ambulanza (dove poi sarà allocato lo stesso servizio è un’altra storia e il Pd ha già annunciato tramite social che farà di tutto perché la sede non sia la scuola Morante). Intanto, tutti insieme, hanno sottoscritto un documento indirizzato alla commissaria Asl chiedendo di programmare ad horas un incontro e di bloccare il provvedimento che dovrebbe andare in vigore il 1 febbraio. Ossia entro tre giorni. Ma rilanciano, anche, chiedendo di ripristinare il Pronto Soccorso all’Ospedale di Pollena Trocchia, oltre che di rafforzare i servizi a Sant’Anastasia.   Di seguito, le dichiarazioni dei presenti veicolate tramite nota stampa da Palazzo Siano: «Faremo l’impossibile per garantire questo servizio essenziale per il nostro territorio – dice il sindaco Lello Abete – perché prima di porre in essere un simile provvedimento, andrebbero garantiti su questo territorio servizi alternativi funzionanti ed all’avanguardia». «Il provvedimento – dice Annarita De Simone – non tiene conto della realtà locale. Abbiamo già perso il pronto soccorso dell’Ospedale Apicella ed altro, ora perdiamo il medico sull’ambulanza. Ho timore che ci scappi il morto». «C’è un PSAUT a Pollena Trocchia che in presenza di un codice rosso non può fare niente. Quindi sarebbe opportuno – dice Raffaele Coccia – mettere i medici del PSAUT sulle ambulanze, così si avrebbe un risparmio economico ed un servizio garantito». «Abbiamo perso troppi servizi, cosa vogliono toglierci più, anche l’aria? Dobbiamo impedire – dice Carmine Capuano – questo grave provvedimento e, con una nostra delegazione, farci portavoce presso la Regione Campania delle esigenze del paese». «Ho sentito l’onorevole Manfredi (ndr, Massimiliano Manfredi, deputato Pd), dice Giuseppe Maiello. Credo vi sia l’impegno a trovare una soluzione».
da sx Grazia Tatarella, Peppe Maiello, Raffaele Coccia, Saverio Ceriello, Carmen Aprea, Annarita De Simone, Carmine Capuano
da sx Grazia Tatarella, Peppe Maiello, Raffaele Coccia, Saverio Ceriello, Carmen Aprea, Annarita De Simone, Carmine Capuano

Fiat di Pomigliano, il vescovo fa pace con i sindacati anti Fiom ma tiene lontano il prete operaio

Dopo l’abolizione della festa del santo patrono incontro chiarificatore tra Depalma e Fim-Uilm-Fismic-Ugl. Ma don Peppino non è stato invitato. E per oggi attese novità sullo stabilimento della Panda.        Ieri pace fatta tra il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, e i sindacati firmatari dell’accordo Panda. Il chiarimento tra l’esponente della diocesi nolana, nella cui giurisdizione religiosa ricade la Fiat di Pomigliano, è avvenuto in mattinata nella sede del vescovado, due settimane dopo lo scontro tra la Chiesa da una parte e la Fiat e i sindacati dall’altra. Il diverbio era scaturito dalla decisione dell’azienda automobilistica di abolire, lo scorso 14 gennaio, la festività del santo patrono di Pomigliano nell’impianto produttore della Panda. Abolizione che ha quindi fatto restare aperti i cancelli della grande fabbrica, che mai prima di allora aveva lavorato nel giorno di San Felice. Ma questa decisione aveva fatto amareggiare profondamente il parroco della chiesa madre di Pomigliano, quella di San Felice appunto, don Peppino Gambardella, sacerdote da sempre molto vicino alle rivendicazioni dei più deboli. In quell’occasione Gambardella aveva puntato l’indice contro l’amministratore delegato Sergio Marchionne parlando di ” diritti dei lavoratori e delle loro famiglie ormai subordinati alle ragioni del mero profitto “. Anche il vescovo di Nola aveva sostanzialmente appoggiato questa posizione con un messaggio scritto attraverso cui la Fiat era stata sostanzialmente invitata a revocare la decisione di abolire la festa del santo patrono di Pomigliano. Nello stesso messaggio Depalma aveva pure rivolto un appello a rivedere il loro atteggiamento ai sindacati firmatari dell’accordo Panda, la Fim-Cisl, la Uilm-Uilm, la Fismic e la Ugl, che avevano firmato l’accordo aziendale per la rimozione della festività, poi trasformata in una giornata di lavoro ordinario, così come consentito dal contratto specifico dell’auto, il cosiddetto “accordo Panda” del giugno 2010. ” Comunque c’è stato il chiarimento: il malinteso è stato superato nonostante la fuga in avanti del parroco “, fa sapere Felice Mercogliano, sindacalista della segreteria nazionale Fismic, che ieri ha partecipato alla rappacificazione in vescovado. La stilettata di Mercogliano è evidentemente diretta a don Peppino, il protagonista principale della vicenda. Don Peppino che però ieri non è stato invitato dal vescovo per cui non ha potuto partecipare all’incontro. A ogni modo al termine del faccia a faccia chiarificatore di ieri tra Depalma e i sindacati firmatari l’ufficio stampa della diocesi di Nola ha fatto sapere che il prelato di Nola non vuole rilasciare dichiarazioni su questo evento. Nel frattempo non si sa se Depalma inviterà nei prossimi giorni da lui anche la Fiom, il sindacato metalmeccanico di sinistra che in occasione dell’abolizione della festa del patrono aveva organizzato nella sede della Cgil di Pomigliano una conferenza stampa congiunta con don Peppino. Una conferenza nel corso della quale l’organizzazione guidata da Maurizio Landini aveva presentato la sua proposta finalizzata al superamento della divisione nella Fiat di Pomigliano tra dipendenti che lavorano sempre e dipendenti che lavorano molto meno in regime di contratto di solidarietà. Qualche giorno dopo la conferenza stampa  la Fiat ha annunciato due sabati di straordinario. Intanto pare che oggi, in occasione di un incontro previsto in fabbrica con i sindacati, l’azienda si appresti a ufficializzare altri straordinari con il contestuale utilizzo, ma in regime ordinario, dei lavoratori in solidarietà, che nella Fiat di Pomigliano e nel Wcl di Nola sono 2300 su 4700 addetti.
Il vescovo di Nola davanti alla Fiat di Pomigliano
Il vescovo di Nola davanti alla Fiat di Pomigliano
 

Somma Vesuviana: Giornata della Memoria, proiezione film e dibattito

Il teatro Summarte ha ospitato l’incontro tra istituzioni e scuole di Somma Vesuviana nella Giornata della Memoria. Dopo la proiezione del film premio Oscar “La vita è bella” di Roberto Benigni, si è svolto il dibattito con gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Il sindaco Pasquale Piccolo ha affermato che “la scuola è il luogo più idoneo per trasmettere alle nuove generazioni la memoria di fatti storici di evidente gravità per curare l’odio, l’indifferenza e la viltà, che purtroppo non sono scomparsi neppure nella nostra Europa. Gli ultimi episodi di terrorismo ce ne danno atto.” Il liceo scientifico-classico “E. Torricelli”, l’Iti “E. Majorana”, l’istituto “M.Montessori”, la scuola media “San Giovanni Bosco” e le elementari si sono stretti nel ricordo di una pagina terribile della storia, rievocando il rispetto per la diversità delle origini sociali e delle culture. Gli allievi hanno partecipato e ascoltato l’opinione dei dirigenti scolastici intervenuti insieme agli assessori alla Pubblica istruzione e alla Cultura, Milena Di Palma e Gaetano Di Matteo, promotori dell’iniziativa. “Il 27 gennaio non è solo il ricordo dei crimini del passato – ha evidenziato la Di Palma – ma è un impegno morale, un atto di consapevolezza per costruire attraverso l’unione una coscienza pubblica”. Per Di Matteo “ricordare, empatizzando col dolore vissuto dalle vittime delle atrocità dei lager, è un modo per evitare che in futuro tragedie come l’Olocausto possano ripetersi.” Ultimo, di grande interesse e di notevole spessore, l’intervento di Enrico Di Lorenzo, docente del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno. “Ridurre la memoria ad un semplice simbolo annienta il sacrificio e la morte di tanti ebrei”, ha detto Di Lorenzo, sottolineando l’importanza della bibliografia storica, che ha contribuito ad educare i popoli alla civiltà. L’incontro è stato moderato dall’assessore alla Comunicazione istituzionale Simona Cerbone la quale, nell’esaminare la scheda tecnica del film, ha rammentato quanto fosse già “difficile il momento storico precedente alle deportazioni nei campi di concentramento per l’inasprirsi delle leggi razziali”.

Clamoroso. Venere Capitolina confessa: “Ho voluto io che mi coprissero. Nun me firavo d’ ‘e vedè’”.  

  Svelato il mistero. E’ stato lo spirito di Venere infuso nella statua a volere l’inscatolamento, per punire un funzionario volgare e prendersi gioco dei politici italiani. Qui si parla anche  del Fauno di Koons, di Michelangelo, del Braghettone e di Tamara de Lempicka. L’indagine per scoprire chi ha ordinato di inscatolare le statue nude durante la visita del presidente iraniano Rohani è un’indagine inutile. Interrogato da uno storico dell’arte mediante il metodo antico dell’oniromanzia, il colloquio in sogno, lo spirito di Venere infuso nelle splendide membra della Venere Capitolina ha  svelato la verità: “Sono stata io a macchinare il tutto, a fare in modo che mi coprissero. Il giorno prima della visita di questo Rohani sono entrati nella sala del museo due responsabili del cerimoniale, mandati non so da chi: qualcuno sussurrava  che li avesse inviato un tale  sig. Alfano, che fa il ministro dell’interno. Questi due tipi si sono piazzati davanti a me, e uno dei due, un cafoncello pelato, dal grugno di porco, dopo avermi squadrata tra smorfie e smusate, ha detto, testualmente: “ Come nudo non è un granché, pare la moglie del mio salumiere, mi meraviglio che l’abbiano piazzata qui, sarà certamente raccomandata da qualche cardinale. Il seno è grosso, e quella mano sotto la pancia è francamente pornografica. Penso che il presidente Rohani possa disgustarsi, e sentirsi offeso, come musulmano. Non dimentichiamo che ci ha portato 17 miliardi di dollari.. Cambiamo percorso.”. Il cafoncello pensa di cavarsela così, dopo avermi oltraggiata, paragonandomi alla moglie del salumiere. Lo punirò con durezza: se no, che Venere sarei? L’altro, il piccoletto pallido e biondiccio, si accende tutto come un fiammifero: “Ma che dici? Questo è un capolavoro assoluto, è un’opera che tutto il mondo ci invidia, e ti garantisco che Rohani è un uomo colto, e sa distinguere il nudo artistico dalla volgarità pornografica.”. Ma l’altro si veste di autorità: “Bello, nove anni fa il presidente iraniano Kathami  fu quasi mandato al rogo, quando in Iran si seppe e si vide, in un filmato, che durante una manifestazione in Italia settentrionale aveva stretto la mano a donne senza velo. Bello, se succede un casino, il responsabile sono io: lo sai come funziona in Italia,  l’ultimo fesso della scala paga per tutti.  Non dimenticarti che a Firenze tre mesi fa, quando è arrivato lo sceicco del petrolio, Renzi ha fatto coprire quella statua là che sta a Palazzo Vecchio, quel maschio seduto, con l’affare tutto scoperto e puntato come una pistola  proprio in faccia all’osservatore..”. Il piccoletto incomincia a spegnersi, proprio come un fiammifero: “Stai parlando della copia in gesso del Fauno Barberini che Jeff Koons ha fatto con il proposito dichiarato di varcare certi limiti. Ma qui è un’altra cosa.”. “Questo lo dici tu. E se con Renzi e Rohani arriva anche uno di quei cardinali che a Roma fanno i ciechi e non vedono il manifesto di Casamonica vestito da Papa piazzato sulla porta d’ingresso della Chiesa di Don Bosco, mentre  a Torino vedono tutto e fanno casino, perché di fronte al Duomo, proprio quando  viene esposta la Sacra Sindone e si aspetta l’arrivo di Papa Francesco, c’è la mostra di quella pittrice  che dipingeva donne nude che si abbracciano ?” Il piccoletto è ormai spenta cenere: “Tamara de Lempicka.. sì, la mostra al Palazzo Chiablese, c’era qualche quadro eccessivo,  proprio di fronte al Duomo dove veniva esposta la Sindone. Sì, lì era una questione di stile. E poi non dimentichiamoci che Roma è sempre la città del Braghettone”. Il cafoncello dal grugno porcino si allarma: “E chi è, questo Braghettone, uno della Curia, o un politico?”. Il piccoletto sorride: “Nel Giudizio Universale,  alla Sistina, tieni presente? Michelangelo dipinse corpi nudi, volendo intendere la nudità dell’anima davanti a Dio. Ma dopo il Concilio di Trento venne ordinato al pittore Domenico Ricciarelli da Volterra di mettere le mani sul Giudizio di Michelangelo, di coprire gli arnesi sessuali di uomini e donne con foglie di fico, panni e drappi. Santa Caterina d’ Alessandria venne rivestita tutta, e non l’hanno più spogliata (v.f.) perché Michelangelo l’aveva dipinta nuda, inginocchiata e rivolta verso lo spettatore, e  San Biagio sta piazzato proprio dietro di lei, mi capisci: una posizione veramente sconcia… Forse hai ragione, è meglio che il gruppo di Renzi e Rohani faccia un altro percorso.”. Ma io, Venere, ho deciso che la storia avrà una conclusione diversa. Il calvo dal muso di porco mi fissa un’ultima volta, e io l’incanto: lui, vinto dall’incantesimo, scuote la testa: “No, non cambiamo nessun percorso, non c’è più tempo, e se durante il nuovo percorso succede qualcosa? un attentato? l’attacco di un pazzo? No, no, lasciamo le cose come stanno.. Questi nudi, li copriamo.” “Li copriamo, e come ? – ribatte il piccoletto – Ho un’idea…C’è un artista, Christo, in realtà è una coppia, marito  e moglie,  la cui arte consiste nell’impacchettare  e nell’imballare in teloni luoghi e monumenti. Potremmo farlo anche noi: se qualcuno fa scoppiare lo scandalo, diremo che è stata solo un’ironica citazione di Christo. Gli intellettuali e i politici, quando sai cucinare “la palla” in salsa culturale, vanno in paura, se tènen’ ‘a posta, direbbero i napoletani”. Ma  io, Venere, ordino al cafoncello calvo di alzare la mano per imporre l’alt: “ Non perdiamo più tempo, con Christo e con i teloni: ho deciso, questi nudi li inscatoliamo.”. E ci inscatolano. Avresti dovuto vedere le facce di Renzi e di Franceschini quando hanno visto gli scatoloni: Renzi ha pensato che fosse un’idea di Franceschini, e, memore del Fauno di Firenze, stava per complimentarsi, Franceschini si è meravigliato, un poco, non troppo, perché subito ha immaginato che fosse una decisione del Capo. E il Capo non si discute. Ora che si è scatenato il putiferio, imboccheranno  la sola via d’uscita che sia praticabile: prendere il calvo dal muso di porco, crocifiggerlo e mandarlo a contare i basoli lungo le strade di Pompei. All’ Italia dico che sta ancora in tempo a rovesciare il disastro in trionfo. L’idea buona è quella suggerita ieri sera da Beppe Severgnini, ospite della Gruber: lasciarci negli scatoloni, aprire un foro, e far pagare un euro a chi vuole dare un’occhiata dentro. La gente va pazza per questi giochetti. La mia immagine, intanto, ha fatto il giro del mondo. In Italia tutti i nemici di Renzi parlano di me e dell’oltraggio alla cultura: parlano soprattutto quelli che fino a ieri non sapevano nemmeno chi fossi, e non mi avevano mai vista. Nemmeno in fotografia.”. Questo ha detto lo spirito di Venere.      

Mariglianella: un fermo per omicidio premeditato

Ieri 28 gennaio, i Carabinieri della Compagnia e del Nucleo Investigativo di Castello Cisterna hanno dato esecuzione a un decreto di fermo – emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola – nei confronti di Prospero Domenico, 24enne, pregiudicato, ritenuto responsabile del reato di omicidio premeditato. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica e condotte dai citati militari a seguito del cruento omicidio di Artistico  Vincenzo avvenuto lo scorsa notte, hanno consentito di accertare che il Prospero, nel corso di un’animata lite dovuta a futili motivi, utilizzando un coltello da cucina, avrebbe colpito con sette fendenti l’Artistico, procurandogli gravi lesioni che ne causavano il decesso. Il Prospero al termine delle formalità di rito sarà associato presso la casa circondariale di Napoli- Poggioreale. (Fonte foto: rete internet)

I coinquilini che non sappiamo di avere

Il primo censimento al mondo degli abitanti delle nostre case rivela un’incredibile biodiversità.

Soprattutto ragni e mosche, ma anche scolopendre, acari, pesciolini d’argento, millepiedi e scarafaggi. Sono più di 500 le specie di “coinquilini” che vivono nascosti nelle nostre case. Il primo censimento di questi piccoli “abusivi”, condotto negli Stati Uniti, ha rivelato l’incredibile biodiversità che si nasconde tra le mura domestiche.

Lo studio, coordinato da Matt Bertone dell’Università del North Carolina, e pubblicato sulla rivista PeerJ, è il primo nel suo genere. Certo non è una novità convivere con questi ospiti più o meno sgraditi, ma il team di Matt Bertone ha fatto per la prima volta un censimento completo, analizzando 50 appartamenti, per un totale di 554 stanze nella città di Raleigh, nel North Carolina. I ricercatori si sono concentrati in particolare sugli artropodi, un vasto gruppo di invertebrati che comprende insetti, ragni, acari, scorpioni e millepiedi.

«Abbiamo scoperto – ha spiegato Bertone – che le nostre case ospitano una biodiversità molto più vasta di quanto immaginassimo». Ben 579 specie diverse appartenenti a 304 famiglie differenti. I più comuni sono mosche e ragni di varie specie, ma ci sono anche formiche, pidocchi, acari, scolopendre, pesciolini d’argento, millepiedi e scarafaggi.

«Non bisogna però pensare che tutte queste specie vivano quotidianamente nelle nostre case – ha aggiunto Bertone – molti degli artropodi che abbiamo trovato erano vagabondi: provenienti dall’esterno, portati ad esempio con i fiori appena comprati o entrati accidentalmente». Questi, di solito, non essendo capaci di vivere in ambienti chiusi, hanno vita breve in casa: muoiono in poche ore.

Conoscere meglio gli ambienti in cui viviamo e le altre specie con cui entriamo a contatto giorno per giorno, anche senza saperlo, ci aiuterà a capire se esistono possibili effetti benefici, o effetti negativi, dovuti alla convivenza con questi intrusi (quasi) invisibili.

LA NATURA NEL GOLFO

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