Le ricette di Biagio. Le triglie incartate. Divagando sull’ “occhio di triglia” e sul “morso della triglia”…

Alla triglia, pesce più carico di simboli che di carne, sono state attribuite molte “virtù”, e qualcuna anche stramba: consolidare la potenza virile, ma anche provocare l’impotenza, essere un rimedio contro veleni e malefici, evocare lo sguardo dell’innamorato…. Triglie incartate ( per 4 persone): 4 triglie grosse, gr. 30 di funghi porcini secchi, gr. 50 di prosciutto, aglio, prezzemolo, pepe, un bicchiere di vino bianco, carta da forno. Ho chiamato la ricetta triglie” incartate”, e non triglie in “cartoccio”, perché queste di solito sono farcite con gli ingredienti della lista, mentre nella nostra ricetta gli ingredienti stanno all’esterno del pesce, chiusi nello stesso involucro. Tritate i funghi, dopo averli bagnati e asciugati, e versate il trito in un soffritto di olio e di aglio: irrorateli prima con un poco d’acqua, poi con sale, pepe, frammenti di prezzemolo e spruzzi di vino bianco. Disponete il tutto in un piatto, lasciate che si raffreddi, aggiungete pezzetti di prosciutto e versate ancora vino bianco. Dopo aver pulito convenientemente le triglie all’interno e all’esterno, bagnatele moderatamente, dentro e fuori, con vino bianco, e quando si sono asciugate, collocatele in un foglio di carta da forno unto con un velo di olio: accanto e sopra le triglie spargete funghi e prosciutto. Avvolgete i lembi del foglio di carta e saldate gli orli piegandoli l’uno nell’altro in modo che il pesce e gli altri ingredienti risultino totalmente imbustati. Collocate le “buste” in una teglia opportunamente unta e lasciate cuocere le triglie a fuoco moderato, in modo che all’interno del cartoccio il vapore possa gradualmente amalgamare odori e profumi. Le triglie vanno “scartocciate in tavola”. Il vino è un lacryma bianco del Vesuvio, che ha la forza necessaria per asciugare le carni della triglia, e la delicatezza per coordinare, in cucina e a tavola, gli aromi di terra e di mare. Biagio Ferrara Il termine triglia – l’ ho già scritto, ma talvolta giova ripetere – viene dal greco, da un verbo che significa cigolare, crepitare, e forse anche, per analogia, rattrappirsi. E’ probabile che i Greci abbiano associato il pesce e i verbi osservando la faccia che fa la triglia quando la tirano fuori dall’acqua: una faccia rappresa in uno stupore che si trasmette a tutto il corpo corrugandolo in vistose e sonore contrazioni. Ma un Greco ignorante, di nome Oppiano, avendo immaginato che nel nome “trigle” fosse presente il numero “tre”, si spinse a fantasticare che la triglia si chiamasse così perché partorisce tre volte all’anno. Il numero “tre” consentiva anche di delineare un’ardita corrispondenza tra questo pesce e la Luna, perché tre sono le fasi della Luna: e la Luna voleva dire anche Ecate, dea della notte infernale. Così, la povera triglia divenne un pesce più carico di simboli che di carne, sbattuto di qua e di là nello sterminato mare delle metafore. Ci fu chi vide in essa l’immagine del membro virile: Galeno, invece, si dichiarò certo che nel maschio che bevesse del vino in cui era stata affogata una triglia si prosciugavano il desiderio di Venere e gli umori connessi: insomma, una maledizione. Un altro medico greco, di cui non conosciamo il nome, ma che era certamente più misericordioso di Galeno, annacquò di molto questa terribile “virtù” della triglia: a chi beve del vino in cui sia stata affogata una triglia non capitano quei prosciugamenti nefasti, capita, tutt’al più, di diventare astemio, di incominciare a odiare Bacco: ma non Venere. Gli ammiratori della triglia, infine, misero in giro la voce che chi mangia questo pesce acquista una vigorosa immunità contro tutti i veleni e tutte le “fatture”, anche contro la “ magia nera “ delle pomate che le fattucchiere preparano con il sangue mestruale. Gli ammiratori “ spurgarono” da ogni maleficio anche il morso della triglia: non procura i tremori e le smanie che sono segnali della follia, come scrivevano i soliti menagramo; al contrario, quel morso – che è cosa rara, non ho mai sentito parlare di qualcuno che sia stato addentato da una triglia – quel morso immette nello spirito e nel corpo umori freschi e energia: chi sa di che segno è la triglia perfetta – una perfezione metafisica – che nel quadro di Pierfrancesco Fazio, citato accanto al titolo, si accinge a mordere l’orecchio del giovane soddisfatto, quasi in estasi:: chi sa se questa sua soddisfazione estatica ignora il pericolo imminente, o nasce proprio dalla speranza che il morso sia corroborante. E poi c’è l’”occhio di triglia”, l’occhio dell’ innamorato/a, languido e velato come velato è, sul banco del pescivendolo, l’occhio del pesce che non è vivo. Ma se la spiegazione si esaurisse in questi termini, lo sguardo languido dell’innamorato potrebbe essere paragonato all’occhio di tutti i pesci, e non solo a quello della triglia. Il senso dell’espressione è un po’ più complesso. Gli antichi sostenevano che , mentre la triglia sta morendo, il suo occhio si illanguidisce, ma il vermiglio della sua livrea – il vermiglio, colore della vitalità – si accende di sfumature nuove e intense. Così fa l’innamorato: l’occhio si vela nello smarrimento dell’emozione, ma tutto il corpo irraggia il calore e lo scintillio del desiderio: se no, non sarebbe amore. Perciò l’ innamorato ha “l’occhio di triglia”. I Veneti chiamavano “barbòn” la triglia, perché, scriveva uno studioso del ‘500, “ ha due barbe sul labbro di sotto”. Queste barbe conferiscono al pesce l’espressione della saggezza profetica. Michele Caccamo e Luisella Pescatori hanno raccontato la tragedia dei migranti che sfidano il Mediterraneo in un libro intitolato : “La profezia della triglia”: a parer loro queste vicende di violenza e di morte erano già tutte scritte nell’occhio della triglia, “ l’occhio spento” attraversato da “una riga di sangue”. L’OFFICINA DEI SENSI http://ilmediano.com/category/terza-pagina/lofficina-dei-sensi/

Acerra, oggi s’inaugura la variante orientale: scorre sopra una valanga di rifiuti

Nessuna bonifica sotto la strada il cui cantiere era stato fatto chiudere dall’Arpac. Ad Acerra hanno costruito una nuova strada, lunga chilometri, coprendo con l’asfalto come con un velo pietoso migliaia di tonnellate di rifiuti. Qui non hanno voluto bonificare un bel nulla. Hanno preferito nascondere gli scarti sotto un nastro d’asfalto: veleno sotto il tappeto. Proseguono così le politiche che si trascinano da quarant’anni. Ci si aspettava qualcosa di diverso, non foss’altro che per il fatto che siamo nel 2016. Ma la storia è sempre la stessa. Stamane intanto il sindaco Raffaele Lettieri darà il via, alle 10 e 30, all’ inaugurazione in pompa magna ( taglio del nastro e passeggiata di popolo in bicicletta ) della variante orientale, la strada che lambisce la città sul lato est, partendo dal rione Spiniello e giungendo fino allo svincolo della superstrada Nola-Villa Literno, il lungo asse viario di quaranta chilometri sotto il quale negli anni Ottanta la camorra ha seppellito un mare di veleni. La storia della variante orientale rappresenta più in piccolo ciò che è accaduto dappertutto in Campania. Nel cantiere aperto venti anni fa e poi improvvisamente quanto misteriosamente bloccato pochi anni dopo l’ecomafia ha versato di tutto. Sottoterra. E il 18 agosto scorso, quando sono stati effettuati gli scavi per la posa delle opere, è emersa una lunghissima discarica: rifiuti a go go piazzati tra i palazzi, a partire da un metro sotto la superficie. I tecnici dell’Arpac, giunti sul posto grazie alle sollecitazioni degli ambientalisti, hanno quindi fatto bloccare i lavori, il 22 agosto. A quel punto la speranza era che prima che si completasse l’opera si procedesse a una bonifica profonda. Non è stato così. Da più parti negli ambienti politici locali è stata sottolineata la necessità di riaprire il cantiere in tempi irragionevolmente e irresponsabilmente  brevi per non perdere i fondi europei del progetto. E’ prevalsa dunque la ragion di Stato. Ma non la ragione, quella che mette al primo posto la salute pubblica.

Unioni civili, quali risvolti per le coppie disabili

In Italia, nelle ultime settimane, non si parla d’altro: unioni civili. Su l’argomento, delicatissimo per la connotazione fortemente cattolica del nostro paese, si stanno sollevando non poche polemiche e gli italiani, gente di grandi passioni, si sono già divisi tra favorevoli e contrari. Da un lato, infatti, troviamo quelli che si identificano nell’asctag svegliatitalia. Dall’altra barricata, invece, si è schierato, come succede ormai da tempo, il popolo del Family Day. Il DDL Cirinnà, che prende il nome dalla senatrice che lo ha elaborato e proposto, cerca di colmare un vuoto istituzionale nato intorno alla volontà, di persone dello stesso sesso, di istituzionalizzare la propria unione. Insomma, un’estensione di diritti che non va assolutamente confuso con il tradizionale matrimonio religioso. Nelle argomentazioni di coloro che si oppongono a questa iniziativa, vi è, tra i tanti punti, uno che viene fortemente evidenziato e crea non pochi dubbi anche tra chi è favorevole all’iniziativa di legge. La legge Cirinnà, nella sua attuale stesura, si rivolge esclusivamente alle coppie omosessuali. In pratica, leggendola con attenzione, possiamo renderci conto che non sono contemplati altri casi di unioni, come possono esserlo ad esempio quelle tra etero non sposati oppure, perché no, in coppie dove uno dei due partner è portatore di handicap. A tal proposito, la FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, ha rilasciato un comunicato stampa inviato alla Commissione Giustizia del Senato: “Non possiamo limitare il nostro impegno alle norme di settore. Le persone con disabilità sono Cittadini e quindi, come ci insegna la Convenzione ONU, i principi di uguaglianza e non discriminazione devono essere trasversali a tutte le politiche e norme di un Paese. Sul delicato tema delle unioni civili all’interno della nostra Federazione vi possono essere posizioni e sensibilità diverse, ma vi è unanime convinzione che la norma non possa essere completa se non considera nelle fattispecie previste anche le questioni connesse alla disabilità.” È indiscutibile, quindi, che all’interno della legge Cirinnà manchino dei presupposti di pluralismo. Elementi che possano adattarla anche ad altre forme di convivenza. Particolare, questo, non trascurabile per chi vive accanto ad un disabile ma non ufficialmente riconosciuti come coppia. Importanti potrebbero essere, tanto per dirne una, le agevolazioni lavorative in quelle circostanze in cui sarà necessario accudire il proprio compagno o la propria compagna. Si spera, quindi, che in corso d’opera, la legge Cirinnà possa abbracciare quante più forme d’amore esistenti senza creare nuove e inutili discriminazioni.unioni-civili

Sant’Anastasia: Open day al “Nicola Amore”

Domenica 31 gennaio, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, apre le porte in occasione dell’ OPEN DAY, giornata dedicata a coloro che si apprestano a scegliere la Scuola Secondaria di 1 grado. Un’ opportunità di confronto con le proposte dell’offerta formativa; un primo approccio all’ambiente e al clima che accoglierà la crescita scolastica e personale dei futuri allievi. Laboratori: linguistico, informatico, scientifico,artistico, cucina. Studio della lingua Latina dal primo anno e scelta della lingua Greca al terzo anno. Certificazione Trinity e Cambridge per la lingua inglese. Vi aspettiamo numerosi.” (Fonte foto: rete internet)

Rifiuti a Pomigliano: caos dietro l’angolo. I sindacati chiedono stipendi più alti

Richiesta di ripristino delle condizioni salariali ante dicembre 2012.  Respinta subito dalla società di nettezza urbana.      Si profila di nuovo la bufera nel settore dei rifiuti a Pomigliano. Ed è ancora una volta la Enam, la società per azioni controllata dal comune, a costituire motivo di preoccupazione. I sindacati dell’azienda di via Nazionale della Puglie hanno infatti annunciato assemblee e agitazioni che potrebbero limitare il servizio già a partire dalla prossima settimana. Motivo: c’è malumore tra gli operatori ecologici, che pretendono stipendi più alti dopo il taglio salariale messo a segno con l’accordo sindacale del 27 dicembre del 2012. ” Chiediamo il ripristino delle condizioni economiche precedenti alla stipula dell’accordo di tre anni fa “, la richiesta ufficiale inoltrata all’azienda di nettezza urbana dalle organizzazioni sindacali di categoria. Accordo che è scaduto nel dicembre scorso e che quindi ha spinto i sindacati a rivendicare i salari di una volta, quelli tagliati dopo l’intesa del 2012 a causa di una situazione economica molto difficile per le casse della Enam, finita in un concordato concesso dal tribunale di Nola. L’azienda nel frattempo ha risposto picche ai sindacati. ” Gli impegni scaturiti dalla procedura concordataria in corso – scrive la Enam – non consentono ulteriori esborsi economici, che risulterebbero assolutamente insostenibili “. La Enam anzi rilancia facendo chiaramente capire che potrebbe profilarsi un altro esubero strutturale, dopo quello di tre anni fa revocato con l’accordo per il taglio dei salari di 17 impiegati e di tutta una serie di spettanze per i circa 90 operatori ecologici. La Enam infatti scrive della necessità di “interventi di carattere strutturale che consentano di fare fronte con serenità a tutti gli impegni “. C’è un macigno caduto su tutta la situazione proprio negli ultimi giorni. L’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha fatto chiudere il sito di trasferenza dei rifiuti di Pomigliano. Una chiusura determinata dal fatto che l’impianto non è norma. Ieri gli esponenti locali del Movimento Cinque Stelle hanno filmato con un drone il sito appena fatto chiudere, proprio mentre si è levato un piccolo incendio dall’argine stradale dell’impianto. ” le condizioni igieniche del centro di trasferenza – scrivono i pentastellati – hanno causato la chiusura dell’intera struttura. Il comune intanto ha speso tanti altri soldi per cose meno urgenti e questa situazione è praticamente crollata addosso a tutta la cittadinanza “. Non si sa come possa andare a finire tutta questa partita. I sindacati intanto non hanno chiesto un altro incontro con l’azienda, dopo quello che ha determinato una sostanziale rottura il 27 gennaio scorso. Del resto la richiesta di ripristinare le precedenti condizioni contrattuali e salariali è il frutto di una tensione palpabile tra le maestranze della società di nettezza urbana. Un’azienda flagellata negli ultimi cinque anni da contrapposizioni molto forti che hanno portato a scioperi a oltranza con conseguenze molto brutte per la città della fabbriche, spesso finita sotto una coltre di rifiuti, non raccolti per intere settimane dagli operatori ecologici. E ora si aggiunge a tutta questa situazione anche lo spettro di altri tagli. Ulteriori licenziamenti che la stessa azienda ritiene possibili. Azienda che finora ha licenziato per motivi economici, nel novembre del 2014, un solo lavoratore, un impiegato che ha pagato da solo lo scotto di una situazione molto più grande di lui.  

Somma Vesuviana, dietrofront della giunta Piccolo sull’appalto del cimitero

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Ritirata la determina 311 del 22 dicembre. L’opposizione: «Discutibile e al limite della legittimità».   Prima un atto d’indirizzo e poi il successivo annullamento della ormai nota determina n. 311 del 22 dicembre 2015: «Rinnovo contratto appalto/concessione servizi cimiteriali». É così che la giunta Piccolo ha messo fine alle contestazioni in primis del Movimento 5 stelle e poi dell’opposizione, eccezionalmente unita, contro una procedura di rinnovo contrattuale alquanto discutibile e al limite dell’illegittimità. Con la determina dirigenziale (ricordiamo pure che ai Lavori Pubblici manca il dirigente e che in via temporanea il responsabile è il geometra Moccia) n 311, l’Ente comunale aveva affidato in modo diretto per ben tre anni i servizi cimiteriali alla ditta attualmente appaltata, Gruppo I Cipressi, che era in fase di scadenza. Senza bando di gara, dunque, la giunta Piccolo aveva ritenuto opportuno rinnovare l’appalto alla stessa ditta. «Niente di illegale ma- spiegavano i grillini sui social network, all’indomani dell’approvazione della determina- sicuramente un vizio di procedura c’è». Da qui, l’approfondimento dei gruppi consiliari di opposizione che, dopo ampia valutazione, decidono di firmare tutti (in 12 precisamente) un documento di sfiducia al sindaco, unitamente all’invito a rivedere la determina accusata di vizio di procedura. Mentre i grillini si rivolgono all’Anac presieduta da Raffaele Cantone per opportune verifiche sulle procedure amministrative del rinnovo, il coordinatore di Fdi, Vittorio De Filippo, passa all’opposizione e nella sua ampia relazione cita anche il caso “anomalo” degli appalti cimiteriali. Dopo pochi giorni, altri due consiglieri, Iorio e Mocerino, del gruppo misto lasciano al maggioranza, adducendo tra i tanti motivi anche quello relativo alla contestata determina. Insomma, revoca o non revoca? L’amministrazione Piccolo si interroga e alla fine decide per l’annullamento. Citando numerosi articoli e leggi, dalla  normativa passata e quella vigente, delibera così di approvare un atto di indirizzo  « a tutela dei principi di non discriminazione, di trasparenza e tutela della concorrenza nell’ affidamento degli appalti pubblici i Responsabili apicali di P.O. sono tenuti a procedere, ove non diversamente consentito dalla legge, alla scadenza dei contratti per acquisti e forniture di beni e servizi alla stipula di nuovi contratti, a seguito di espletamento di gare ad evidenza pubblica; di utilizzare la possibilità della proroga dei precedenti contratti per il tempo necessario alla stipula dei nuovi contratti». Dunque, possibilità di proroga di pochi mesi e non di anni in attesa dell’espletamento della gara. A questo punto, atto di indirizzo alla mano, è evidente che in «autotutela» la determina «incriminata» è stata annullata e che saranno adottati tutti i provvedimenti consequenziali per l’indizione di nuova gara ad evidenza pubblica con proroga temporanea all’attuale ditta per soli sei mesi.    

Saviano, incontra moglie e figlio e finisce nei guai: preso giovane latitante

Nicola De Martino, 23enne nipote di Guglielmo Giuliano, uno dei capi storici dell’omonimo clan attivo nel centro di Napoli, è stato arrestato questa mattina a Saviano, dove aveva incontrato moglie e figlio neonato. Il giovane era latitante dal 2014.   A tradirlo è stata la voglia di incontrare il figlio neonato. I carabinieri della sezione ‘catturandi’ del nucleo investigativo di Napoli hanno stanato e arrestato Nicola De Martino, 23enne, napoletano, nipote di Guglielmo Giuliano, uno dei capi storici dell’omonimo clan attivo nel centro di Napoli. Si trovava in un appartamento al quarto piano di un parco a Saviano, comune dell’entroterra napoletano dove il giovane boss aveva voluto incontrare la moglie e il figlioletto. Latitante dal maggio del 2014, sul suo capo pendeva un ordine di esecuzione di pena residua di due anni di reclusione per gravi reati commessi da minorenne, oltre a un mandato di cattura internazionale per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e lesioni.   E’ attualmente ritenuto dai carabinieri elemento di primo piano dei gruppi camorristici di giovanissimi che si contendono il controllo delle attività criminali nel centro storico di Napoli.

Nola, schianto sulla Strada Statale 7bis: cinque feriti gravi

 L’incidente è avvenuto la scorsa notte sulla Strada Statale 7 bis. Le due auto coinvolte (una Fiat Punto e una Lancia y) si sono scontrate frontalmente. Gravemente feriti i passeggeri. Drammatico incidente quello avvenuto la scorsa notte a Nola. Coinvolte due autovetture, una Lancia Y e una Fiat Punto, che si sono scontrate frontalmente lungo la Strada Statale 7 bis. Gravi le condizioni dei cinque ragazzi che viaggiavano sulle due auto, che sono stati trasportati in diversi ospedali del territorio. Ricoverato in rianimazione un 20enne di Sperone. (Fonte foto: Rete internet)

Saviano, al via la 38° edizione del Canevale

Parte ufficialmente domenica 31 gennaio la 38^ edizione del carnevale savianese con la presentazione dei dodici carri allegorici, il VI raduno degli artisti di strada e il carnevale sotto le stelle a cura dei Dj vocalist savianesi.  Il 7 e 9 febbraio le sfilate dei carri. Parte ufficialmente domenica 31 gennaio la 38^ edizione del “Carnevale savianese” con la presentazione dei dodici carri allegorici, il VI raduno degli artisti di strada e il carnevale sotto le stelle a cura dei Dj & Vocalist savianesi. Un programma che si annuncia ancora una volta ricco di eventi con le sfilate in maschera, le serate enogastronomiche, il raduno degli artisti di strada, il carnevale sotto le stelle con i Dj & Vocalist Savianesi, gli eventi sportivi e con la partecipazione delle scuole e delle parrocchie del territorio. Tutto gira ovviamente, intorno ai dodici carri allegorici realizzati dalle associazioni che di fatto danno vita alla kermesse savianese: Rione Sant’Erasmo; Punto Radio Saviano; Rione Sirico; Associazione Quelli della Notte; Rione Cerreto – Aliperti; Rione Capocaccia; Rione Croce; Associazione prospettive; Associazione La Vittoria & A.G.M. production; Associazione W la Tv; Rione Torre; Rione Sena. Sono queste associazioni, aderenti alla Fondazione carnevale, che realizzano i carri allegorici,  dai temi svariati, tutti con movenze elettromeccaniche e costruiti con tecniche diversificate: cartapeste, gomma piuma e polistirolo, che sfileranno nei giorni 7 e 9 febbraio. “Un plauso ancora una volta va ai comitati che di fatto danno vita al carnevale – dice il Presidente della Fondazione carnevale Pasquale Napolitano – a loro, alle scuole del territorio e a tutte le associazioni, il ringraziamento infinito per la realizzazione di questa straordinaria festa da vivere tutti insieme”. L’attualità, la satira politica e gli immancabili eroi dei cartoni i temi che allieteranno la festa con le macchine di cartapesta che sfileranno sul percorso nei giorni di domenica 7 e martedì grasso. Intanto saranno le serate musicali ed enogastronomiche delle associazioni a tenere tutti impegnati nella prossima settimana. “Con la presentazione dei carri di domenica parte ufficialmente il carnevale 2016 e nonostante le difficoltà dovute alla crisi economica e in particolare alla mancanza dei contributi sia della regione che della città metropolitana – dice il Consigliere delegato al carnevale Francesco Ferrara – i 13 comitati con il   loro entusiasmo e i loro sforzi sono riusciti a presentarsi alla grande appuntamento senza trascurare nessun particolare. Intanto stiamo già lavorando per la modifica dello statuto e del regolamento – annuncia il Consigliere Ferrara – con l’introduzione della figura del Direttore  artistico. La nostra è una festa di sano divertimento da vivere e non da vedere soltanto e che coinvolge adulti e bambini” Intanto sono già state firmate le ordinanze che vietano l’uso di uova, farina e la vendita e somministrazione di alcolici. Il via ufficialmente domenica mattina con il trenino per i bambini. Nel pomeriggio il posizionamento e la presentazione dei dodici carri allegorici e la Vi edizione degli artisti di strada. In serata musica sotto le stelle con i Dj & vocalist. (Fonte foto: Rete internet)

Nuovo esperimento Fiat a Pomigliano: dividere i lavoratori con due trattamenti salariali diversi

Straordinari da non pagare. L’azienda ieri ha avviato la procedura per i 12 turni, fino al sabato. Saranno destinati solo agli addetti in solidarietà. Ieri gli stessi sindacati firmatari dell’accordo Panda e del conseguente contratto dell’auto sono rimasti interdetti quando i dirigenti della Fiat di Pomigliano hanno annunciato, durante un incontro tenuto in fabbrica, l’intenzione di avviare la procedura per la realizzazione di 12 turni settimanali da destinare a soli 950 dei 1981 lavoratori dello stabilimento di Pomigliano sottoposti al regime del contratto di solidarietà. Si tratta di un esperimento in stile Marchionne dell’ ultraflessibilità e che, se attuato, determinerà uno dei primi esempi di separazione del trattamento salariale, a parità di condizione lavorativa, nell’ambito degli organici di una stessa azienda. In soldoni, ed è proprio il caso di dirlo, succederà questo: durante il sabato di straordinario i 2300 lavoratori selezionati dal primo momento, dal 2011, per la produzione della Panda saranno pagati con la maggiorazione mentre gli altri colleghi in regime di solidarietà, che cioè lavorano da anni al massimo un paio di settimane al mese, saranno pagati in via ordinaria, vale a dire più o meno la metà dei loro “selezionati” colleghi. Questo provvedimento o, come magari preferiscono definire gli adepti del Marchionne pensiero, questo “strumento”, sarà applicabile a partire dalla metà del prossimo febbraio in caso di consolidamento strutturale del picco di mercato che sta caratterizzando questa fase della produzione Panda. Per cui la sperimentazione non sarà praticabile nei due prossimi sabati di straordinario previsti a Pomigliano per il 6 e il 13 febbraio. Secondo quanto riferito da autorevoli esponenti dei sindacati firmatari dell’accordo Panda questa discriminazione salariale è resa possibile dallo stesso contratto specifico dell’auto. Tre anni fa la Fiat di Pomigliano, nell’ambito della lotta tra la Fiat e i sindacati firmatari degli accordi da un parte e la Fiom dall’altra, la Fiat di Pomigliano è stata divisa in tre settori. Il settore A e B, in cui sono state inserite le produzioni dirette e in cui lavorano in modo stabile da cinque anni 2300 persone, e il settore C, in cui sono state inseriti 1981 lavoratori che sono impiegati dall’azienda da un minimo di tre giorni a un massimo di due settimane al mese. (Fonte foto: rete internet)