Brusciano, polveri sottili: infopoint del mondo dell’associazionismo
Anche a Brusciano nella Piazzetta di San Sebastiano si stanno svolgendo, così come nell’agro nolano-acerrano-pomiglianese, le iniziative volte ad informare e sensibilizzare i cittadini sulla problematica ambientale emergente in questa zona: le polveri sottili e la conseguente “Mal’Aria”.
Le associazioni territoriali nelle domeniche del 14, 21 e 28 febbraio 2016, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, sono presenti nelle piazze dei Comuni di Acerra, Brusciano, Casamarciano, Marigliano, Nola, Roccarainola, San Vitaliano, Saviano, Scisciano e Pomigliano D’Arco, con l’allestimento di gazebo informativi per la cittadinanza locale e spiegando problematica e soluzioni e spingendo per il piano di monitoraggio Arpac e la costituzione della consulta inter-comunale.
Dalla locandina intitolata “Veleni nell’aria. Rivendichiamo Aria Pulita. No PM0” si leggono i nomi delle Associazioni aderenti e dei Comitati promotori: Ambiente e Diritti, Arcifelix Scisciano, Collettivo 48 Ohm, Comitato intercittadino a difesa dell’ambiente e della salute, Comitato per la difesa dell’agro-nolano, Consulta Ambientale del Comune di Saviano, Forum ambiente area nolana, La Salamandra, Legambiente Nola, Medici per l’ambiente, Scisciano Bene Comune, Volontari per Francesco.
A Brusciano Luigi Lisbo Parrella, Giuseppe Mocci, Salvatore Rotondi, Presidente di “Psicologi in Contatto”; Giancarlo Siciliano, Presidente del “CIDAS” si sono ritrovati in questa nuova iniziativa ambientale con al centro le polveri sottili, Pm 10. Fra i primi cittadini ad interessarsi e a dare un sostegno morale ai giovani promotori sono stati l’ex segretario comunale e dirigente della Regione Campania a riposo, Giacomo Romano ed il rappresentate della Pro Loco Brusciano, Mimmo Calabrese, che con gli altri associati della Pro Loco ha avviato una riflessione interna su questo stesso tema.
Con il termine polveri sottili si indica il Pm10,cioè quell’insieme di sostanze presenti nell’aria di piccolissime dimensioni che se assunte in grande quantità possono indurre difficoltà nella respirazione o debilitare i polmoni con la fibrosi. Secondo la normativa vigente il valore massimo giornaliero, nelle 24 ore, è di 50 µg/m³. In un anno sono consentiti al massimo 35 giorni di sforamenti. A San Vitaliano nell’anno 2015 sono stati registrati ben 127 sforamenti! A Pomigliano d’Arco, 92 e ad Acerra, 95.
Luigi Lisbo Parrella così racconta l’inizio di un impegno: «Un anno fa il Mattino titolava:“Campania. Giallo a San Vitaliano: fumi killer come in Cina, nessuno sa perché”. Abbiamo cercato di impostare un “lavoro” di ricerca dei dati e di comprensione dei dati di Pm10. Nasce cosi il lavoro fatto insieme ai ragazzi di Brusciano non deve Morire e giovani ricercatori della Federico II un lavoro “amatoriale” fatto per capire e per contribuire a migliorare l’ambiente in cui tutti noi viviamo. La questione Pm10 è complessa e nessuno ha la “bacchetta magica” per risolverla a breve. Cosa inquina la nostra aria : il riscaldamento degli edifici pubblici e privati ; l’utilizzo scriteriato di automobili, per la maggior parte datate, incentivato da un sistema di trasporti pubblico particolarmente carente ; la presenza di un aeroporto internazionale, di uno dei più grandi porti di Italia e delle principali arterie autostradali e statali caratterizzate da un elevato traffico veicolare ; l’elevato “consumo” del territorio causato dalla cementificazione selvaggia, unitamente agli abusi edilizi e a lacunosi piani urbanistici, hanno determinato condizioni di viabilità cittadina a dir poco insostenibili ; la presenza “random” di attività produttive che per la maggior parte peccano di specifici piani di sviluppo industriale e di sostenibilità ambientale. Basta osservare -ha concluso Luigi Lisbo Parrella- la locazione geografica del termovalorizzatore di Acerra, di altre attività industriali limitrofe e del Sistema interportuale di Nola, poste al centro di una pianura delimitata dai rilievi della catena appenninica che ostacolano il ricambio delle masse d’aria».
Urge un cambiamento nel nostro stile di vita prima che si giunga ad un punto di non ritorno. Domenica 28 Febbraio continuano gli Infopoint dell’Associazionismo territoriale per illustrare cosa si può fare per fronteggiare tale problematica.
Smaltimento amianto, socio ditta condannato per disastro ambientale vince determina appalto a Napoli
M5S: Depositato esposto all’Anac sul caso della Atr.
Napoli, 25 febbraio 2016 – “Dal punto di vista formale, il contratto, seppure sospeso e non firmato dal Comune di Napoli, con la Atr per lo smaltimento dell’Amianto a Napoli è regolare. Noi, però, chiediamo al presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, se quell’azienda può essere considerata adeguata per smaltire l’amianto, visto che ne fa parte Giovanni Pellini, condannato per traffico di rifiuti”. Maria Muscarà, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ha depositato un esposto all’Anac per fare chiarezza sulla vicenda che vede la Atr aggiudicataria di un bando del Comune di Napoli per lo smaltimento dell’amianto, finita sotto i riflettori perché a farne parte è anche un imprenditore condannato dalla Corte d’Appello di Napoli per traffico illecito di rifiuti, con l’aggravante del disastro ambientale.
“Abbiamo chiesto, con il nostro esposto, anche se è opportuno che lo smaltimento di un materiale come l’amianto possa essere affidato a una ditta come questa – dice Muscarà – i Pellini sono stati condannati per aver smaltito in maniera irregolare rifiuti provenienti dal Veneto. Avrà anche tutti i requisiti per lo smaltimento sulla carta, ma nei fatti è una cosa che chiediamo all’Anac di verificare. In ogni caso sarebbe uno schiaffo terribile per una terra come la nostra che è stata avvelenata dalle illecite gestioni dei rifiuti. Chi ha lucrato sui traffici illeciti dei rifiuti, ora lo paghiamo con soldi pubblici per smaltire e bonificare: dopo il danno pure la beffa”.
“Il reato gravissimo per il quale sono stati condannati – conclude – è il segnale chiarissimo del disamore nei confronti della propria terra e della propria gente”.
Cercola. Sport e salute, patrocinio al triangolare di pallavolo per sensibilizzare al trapianto
L’evento è in programma per domenica mattina presso il Palazzetto di Caravita a Cercola.
Un triangolare di pallavolo per dire sì alla vita e per diffondere, attraverso l’esempio concreto rappresentato dallo sport, l’idea che chi è in dialisi, in procinto di iniziare la terapia o chi in generale ha subito un intervento invasivo come il trapianto può riprendere e in alcuni casi migliorare il proprio stile di vita. Grazie all’impegno dell’ANED, l’Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto, domenica mattina, a partire dalle ore 9.30, presso il Palazzetto dello Sport di Caravita, a Cercola, è in programma la sfida tra la Nazionale Italiana Pallavolo Trapiantati e Dializzati, la rappresentativa Partenope e la Selezione Nazionale Pallavolo Magistrati. L’evento è patrocinato, tra gli altri, dal Comune di Pollena Trocchia e da quello di Cercola. “Le nostre Amministrazioni hanno voluto sostenere questa manifestazione perché si ritiene doveroso promuovere presso l’opinione pubblica locale la cultura della donazione degli organi, ma anche il messaggio che chi è stato sottoposto a dialisi e trapianto può tornare a raggiungere il benessere psicofisico, anche grazie alla pratica sportiva” hanno detto a una voce i Primi cittadini di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, e di Cercola, Vincenzo Fiengo. L’importante momento di aggregazione culturale, sportiva e di inclusione sociale sarà aperto dalla presentazione della squadra e da qualche riflessione sulla donazione. “Nel 2016 la Nazionale Trapiantati e Dializzati compie 19 anni e vanta dunque una lunga attività, che ha sempre puntato a sensibilizzare la popolazione sul tema della donazione degli organi, facendo conoscere il livello di qualità della vita che si può raggiungere anche dopo aver subito un trapianto. Oltre che a questo, l’evento di domenica servirà anche per ringraziare quanti hanno avuto la sensibilità di donare gli organi” ha detto Carolina Panico, referente locale della sezione sportiva di ANED.
(Fonte foto: Rete internet)
Somma Vesuviana: il PD risponde al sindaco
In un comunicato stampa il PD di Somma Vesuviana si rivolge al sindaco di Somma Vesuviana per esporre le proprie posizioni per la soluzione della crisi politica in corso.
In riferimento alla dichiarazione fatta dal sindaco Piccolo attraverso la stampa locale, circa una volontà del sindaco di aprire un confronto con il PD per la soluzione della grave crisi attuale, della sua maggioranza con un governo di salute pubblica, il PD di Somma ribadisce la propria linea politica: quest’amministrazione ha fallito e non ha più i numeri per governare.
La migliore soluzione è affidare di nuovo la parola ai cittadini con il ritorno al voto.
Il segretario e il capogruppo PD.
Olio ed olive senza requisiti igienici: i Nas chiudono l’ingrosso “Iossa srl”
Sequestrate 7 tonnellate di prodotti alimentari.
Nel corso della serata del 24 febbraio 2016, i militari del NAS di Napoli, il nucleo anti sofisticazioni, hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria nell’ingrosso di olive ed affini “Centro Ingrosso Alimentari Iossa s.r.l.”, ubicato a Sant’Anastasia, in via Pomigliano. Al termine dell’ispezione , eseguita insieme a personale dell’ Asl NApoli 3 Sud, è stata decisa la chiusura amministrativa dell’attività, compresa quella dell’annesso laboratorio di trasformazione dei prodotti alimentari. Motivo: “l’assoluta mancanza dei requisiti minimi igienico-sanitari”. Nel medesimo contesto i carabinieri del Nas hanno proceduto al sequestro amministrativo di 7 tonnellate di prodotti alimentari (olive, olio ed affini) poiché privi di indicazioni utili alla loro tracciabilità.
Il valore di quanto sottoposto a sequestro ammonta a circa 500.000 euro.
(Fonte foto: rete internet)
I “nuovi” peccati informatici
Oggi tutti usiamo internet. Anzi, meglio dire, siamo usati da internet. Dovremmo imparare, come per tutte le cose di questo mondo, ad utilizzare questi mezzi con sobrietà, molta attenzione e tanta razionalità.
Purtroppo, e dobbiamo dirlo, nell’epoca dell’esplosione delle “relazioni” attraverso Internet, l’uomo si riscopre sempre più solo. Sembra strano ed assurdo, ma penso che sia proprio così: nell’era dove tutti sappiamo tutto di tutti e dove tutti possiamo raggiungere tutti, ci sentiamo tutti un po’ più soli. E anche la Chiesa, a mio avviso, deve fare i conti con questa realtà. Anche il papa, i vescovi, i preti usano internet. Può essere un mezzo bellissimo di “evangelizzazione moderna”. Ma, come in ogni cosa, bisogna stare molto attenti: ci sono dei pericoli insidiosissimi. E, vivendo come cristiani questo tempo liturgico della Quaresima, potremmo dire che ci troviamo davanti ad un nuovo fronte dei peccati informatici: un elenco in continuo aggiornamento, che contempla chat ingannevoli, uso di social network per diffamazione e cyberstalking, falsi account ed e-mail anonime o con indirizzo falsificato per truffe bancarie via internet, siti pornografici, pirateria informatica, hackeraggio, dipendenza dal gioco. E, ritornando alla tragica condizione di solitudine che caratterizza i giorni nostri, è necessario dire che quando parliamo di peccati informatici partiamo dell’individuo che da solo accende un computer, entra nella Rete, stabilisce una molteplicità di relazioni. Davanti a sé ha una piazza enorme e virtuale, che ampia la sua relazionalità, ma non a partire da una comunità familiare, ecclesiale, sociale, ma solo da se stesso. Questo uomo solo si apre a un mondo ambivalente: ricco di possibilità, ma anche di rischi. Il problema dunque è soprattutto la tentazione, prima ancora del peccato. Se non c’è una formazione virtuosa della passionalità e dei sentimenti veri, la persona cade più facilmente. I genitori, soprattutto, devono stare un po’ più attenti con i loro figli. Ci stiamo tutti abituando più ad una realtà virtuale che reale. Stiamo dimenticando il volto e, qualche volta, persino la voce dell’altro. E questo può essere pericolosissimo nelle relazioni umane. La Chiesa si sta attrezzando per comprendere questi fenomeni. C’è un grande interesse. Anche la comunità cristiana può e deve dare il proprio contributo pastorale per aiutare le persone a riorientare il loro sguardo dal rischio del male al bene che la Rete può offrire. E, allora se da una parte la nostra epoca ci sta aprendo nuovi orizzonti da approfondire, dall’altra stiamo anche cadendo in nuovi peccati, quelli “ informatici” che la Chiesa deve aiutarci a scoprire. Il cristiano, anche oggi, come in tutte le epoche storiche, è chiamato ad “incarnarsi” nel mondo, per “essere nel mondo, ma non del mondo”.
(Fonte foto: rete internet)
ANNUNCIARE DENUNCIARE RINUNCIARE
http://ilmediano.com/category/sociale/annunciare-denunciare-rinunciare/
Nomenclatore tariffario, cosa ne è stato?
A porlo in evidenza fu la fondazione Luca Coscioni attraverso un’aspra accusa di immobilismo nei confronti del Governo centrale. In questa denuncia, la fondazione, senza alcun sconto in termini, ha richiesto un intervento riparatore. Un’azione urgente a sostegno di tanti ammalati.
Eppure, da quel momento, sono passati diversi mesi, ed il nomenclatore è ancora lì, sepolto sotto i suoi centimetri di polvere mentre migliaia di disabili sono costretti a sopravvivere con attrezzature inadeguate. Non confacenti alle loro necessità.
Come già vi anticipammo in un precedente articolo, il nomenclatore è fermo al palo dal lontano 1999. Al suo interno, come fosse una scatola del tempo sotterrata in giardino e poi rinvenuta, sono contenuti ausili che ormai, per il normale progresso della tecnica, risultano inadeguati al miglioramento di chi lotta giorno per giorno contro un handicap.
Pensiamo ad esempio ai casi di SLA, o di gravi handicap neurologici, patologie dove le funzionalità vitali e comunicative sono totalmente compromesse. In questi casi, usufruire di nuove tecnologie che oggi hanno fatto passi da giganti, appare indispensabile se ragioniamo sull’elementare concetto di “qualità di vita.”
I responsabili della Luca Coscioni, attraverso un loro comunicato, hanno fatto sapere che agiranno con ogni mezzo affinché sia ristabilito il diritto alla salute. Un universale principio sancito finanche dalla costituzione che impone allo Stato italiano di farsi carico delle cure dei suoi cittadini.
È intollerabile, irritante, che milioni di famiglie siano costrette, a proprie spese, all’acquisto di tutto ciò che può in qualche modo contribuire alla dignità dei propri cari.
L’aggiornamento del nomenclatore tariffario è slittato già ad inizio del 2014, poi a dicembre 2014, nel gennaio 2015. Adesso, come se non bastasse, siamo davanti all’ennesimo rinvio, la solita promessa: fine giugno 2015. Peccato sia già trascorso.
A tal proposito, Marco Gentili, co-presidente della fondazione Luca Coscioni, ha dichiarato: “E’ peggio che una vergogna, è una violenza che tiene decine di migliaia di persone sepolte vive, non dalla malattia, ma dalla burocrazia”
Insomma, quante persone dovranno ancora morire prima di mettere mano, seriamente e senza più prese in giro, a questo benedetto nomenclatore?
Enam, lavoratore licenziato ingiustamente: il giudice lo reintegra
Decine di migliaia di euro il risarcimento da pagare. Il reintegrato: “Durante il licenziamento sono stato lasciato solo dai sindacati e dalle istituzioni”.
Il giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Nola, Francesca Fucci, ha reintegrato nel posto di lavoro un dipendente della Enam, la società di nettezza urbana controllata dal comune, licenziato ingiustamente dall’ex presidente Nicola Di Raffaele, il 28 novembre del 2014. L’azienda aveva motivato il licenziamento di Pasquale Miranda, un impiegato di 44 anni, a causa di un presunto superamento del periodo di comporto, vale a dire di un superamento delle giornate di malattia da poter concedere nell’arco di un anno. Chiaro il giudice su questa prima motivazione addotta dall’Enam: “Per un infortunio professionale, avvenuto cioè nell’espletamento del proprio incarico di lavoro, non esiste il parametro del superamento del periodo di comporto “. Miranda si era infortunato seriamente a un piede durante il lavoro. Ecco poi la seconda motivazione del licenziamento addotta dall’azienda: l’inutilità del lavoratore nel suo incarico di addetto al call center, vista la soppressione del servizio decisa dalla stessa Enam. Anche in questo caso, però, sempre secondo il tribunale del Lavoro, l’azienda di nettezza urbana ha “toppato”. Miranda infatti non è mai stato al call center della Enam. Al momento del licenziamento era incaricato presso l’isola ecologica di via Gorizia alla gestione del software e del database relativo al servizio di distribuzione dei sacchetti della raccolta differenziata. Un incarico, questo, attestato da un ordine di servizio risalente addirittura all’agosto del 2012. Nessun call center, dunque. Da qui l’inattendibilità sostanziale anche del secondo punto nella motivazione del licenziamento. Per questi motivi il tribunale del lavoro di Nola ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento di Miranda, ha ordinato di reintegrare immediatamente il ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato, ha condannato la Enam al risarcimento del danno subito dal ricorrente, attraverso la corresponsione di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, oltre agli interessi maturati e alla corresponsione dei contributi previdenziali e assistenziali. Infine il tribunale ha condannato Enam a risarcire le spese legali al ricorrente per complessivi 1600 euro. Ora ci s’interroga sull’illegittimità del provvedimento voluto dall’ex presidente Nicola Di Raffaele ai danni di un lavoratore ingiustamente colpito. Un provvedimento risultato sostanzialmente privo di motivazioni reali e che ora mette in ulteriore difficoltà le casse, già precarie, di una società finita in concordato preventivo. ” Nonostante il mio licenziamento risultasse da subito assurdo e ingiustificato – racconta Pasquale Miranda – sono stato inspiegabilmente lasciato solo dai sindacati e dalle istituzioni di questo territorio “.
Disoccupati di Acerra in azione: occupato il cantiere comunale di restyling del centro storico
Movimento dei senza lavoro e salario sempre più in fermento nel territorio a nord est di Napoli.
Non c’è pace per i lavori di rifacimento del centro storico inaugurati dal comune la settimana scorsa. Dopo un primo blocco delle opere determinato dalla protesta degli addetti CUB, gli operai del Consorzio Unico di Bacino, stamane all’alba ci hanno pensato i disoccupati dei “Corsisti Organizzati di Acerra” a occupare il cantiere comunale. ” Il comune sta appaltando lavori continuamente ma sia le ditte che la manodopera vengono da fuori Acerra: è un’ingiustizia inosopportabile “, il commento diramato al telefono dai manifestanti, una decina, che hanno preso possesso dell’area di piazza Castello in cui sono state avviate le opere di restyling della città. Sul posto sono giunti i poliziotti del locale commissariato e i carabinieri della stazione di Acerra. I disoccupati hanno abbandonato il cantiere intorno alle undici di stamane, dopo aver ottenuto un colloquio con il sindaco, Raffaele Lettieri.
Pozzilli. Una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed, pubblicata sulla rivista scientifica americana Blood
Il numero di piastrine nel sangue dipende fortemente dall’età e dal sesso. Ma i valori di riferimento oggi usati nelle normali analisi di laboratorio non tengono conto di queste differenze. Una nuova classificazione dei limiti di normalità permetterebbe invece di individuare con maggior precisione persone che abbiano un più alto rischio di morte.
Probabilmente nessuno si sottrae all’antico rito di dare una occhiata veloce a quelle carte appena ritirate dal laboratorio di analisi. La ricerca degli asterischi che indicano qualcosa di anormale la si potrebbe definire istintiva. E tutto si basa sui cosiddetti valori di riferimento, che fissano i limiti minimi e massimi dei vari componenti del sangue.
Per uno di questi componenti, le piastrine, cellule fondamentali per i processi di coagulazione sanguigna, quei numeri di riferimento potrebbero non essere adeguati nel valutare con precisione il rischio di malattia. Il numero delle piastrine, infatti, è fortemente influenzato dall’età e dal sesso. Una ricerca del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), pubblicata in forma di lettera su Blood, la rivista scientifica dell’ American Society of Hematology, evidenzia ora come sia necessario adottare nuovi riferimenti, che tengano conto proprio di questa variabilità. In questo modo si riescono a individuare con maggiore precisione le persone che abbiano un più elevato rischio di morte.
La ricerca ha coinvolto oltre 24.000 cittadini del Molise inclusi nello studio epidemiologico Moli-sani. Al momento del loro arruolamento, tra i vari esami effettuati, tutti erano stati sottoposti ad analisi completa del sangue. Successivamente sono stati seguiti per un periodo medio di tempo di sette anni e mezzo. “Nei partecipanti allo studio – spiega Marialaura Bonaccio, prima firmataria del rapporto scientifico – abbiamo messo a confronto la classificazione standard dei valori di riferimento delle piastrine (minimo 150.000 e massimo 400.000), che sono uguali per tutti, con nuovi valori che tengono conto anche dell’età e del sesso delle persone. Insomma, abbiamo creato una classificazione più personalizzata”.
I nuovi valori utilizzati derivano da un precedente lavoro scientifico al quale avevano partecipato gli stessi ricercatori Neuromed, in collaborazione con altri centri italiani. “Con quella nuova classificazione – continua la ricercatrice molisana, che usufruisce di una borsa della Fondazione Umberto Veronesi – le persone considerate piastrinopeniche, cioè con un numero troppo basso di piastrine, sono passate dal 2,9% all’1,8%”.
Osservando nel tempo i partecipanti al Moli-sani, i ricercatori hanno quindi potuto constatare come il rischio di morte, per qualsiasi causa, era effettivamente aumentato in questa categoria. “Il gruppo di persone con basso numero di piastrine individuato da questi nuovi valori di riferimento – dice Licia Iacoviello, responsabile dello studio Moli-sani – è risultato avere un rischio di morte più alto rispetto a coloro che sarebbero stati considerati piastrinopenici secondo la vecchia classificazione, ma che non lo sono secondo i nuovi valori”.
“In pratica – commenta Giovanni de Gaetano, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed – l’utilizzo della nuova scala personalizzata di riferimento per le piastrine permette di ridurre il numero di persone considerate ad alto rischio, identificandole con maggiore precisione. Ciò significa concentrare meglio gli interventi di prevenzione, senza coinvolgere individui che non ne hanno bisogno. Attualmente abbiamo potuto valutare solo il rischio generale di morte. Ma in futuro, con un tempo di osservazione più lungo dei nostri partecipanti, saremo in grado di individuare le singole patologie responsabili di questo rischio”.

