Sabato 17 gennaio la Santa Messa con la benedizione del pane e degli animali: l’invito del parroco a riscoprire il senso autentico della festa
Nei cortili, nelle masserie, attorno al fuoco che scalda e illumina, ritorna una memoria antica che parla di fede, comunità e tradizioni contadine. Anche quest’anno, a San Gennarello di Ottaviano, si è rinnovata la celebrazione di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali e simbolo profondo del mondo rurale.
La ricorrenza è un momento di devozione autentica, che affonda le sue radici nelle campagne, nei gesti semplici e nella religiosità vissuta insieme. A ricordarlo è lo stesso parroco della Parrocchia di San Gennarello, don Raffaele Rianna, che ha invitato la comunità a riscoprire il valore profondo di questa festa.
«Non solo spettacolo, ma preghiera, condivisione e fede», è il messaggio che accompagna l’iniziativa. Alle ore 19:00, nella Chiesa Parrocchiale di San Gennarello, è stata celebrata la Santa Messa con la tradizionale benedizione del pane e degli animali, un rito che richiama il legame antico tra l’uomo, la terra e il creato.
Sant’Antonio Abate è da sempre figura cara al mondo agricolo, custode degli animali e simbolo di protezione e speranza. Celebrare la sua festa significa custodire una tradizione che unisce generazioni diverse, mantenendo viva una memoria collettiva fatta di fuochi, incontri e spiritualità condivisa.
Un appuntamento che invita a rallentare, a ritrovarsi e a riscoprire il senso autentico della festa, nel segno della fede e della comunità. A San Gennarello, il 17 gennaio non è solo una data sul calendario, ma un ritorno alle radici.
Riceviamo e pubblichiamo “Mi sono recato personalmente a casa della vittima per portare la mia solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia”, è quanto dichiara il sindaco di Marigliano, Gaetano Bocchino, a proposito dell’aggressione di una giovane di 15 anni. “Mi sto informando sull’accaduto per valutare ulteriori azioni da mettere in campo a tutela della serenità della città e, soprattutto, per contribuire a prevenire il ripetersi di episodi simili rafforzando ancora di più i percorsi di sensibilizzazione attivati fin dal nostro insediamento”, aggiunge il primo cittadino.
“La villa comunale – prosegue- è già interessata da un servizio di vigilanza ed è servita da un sistema di videosorveglianza. Anche alla luce di quanto accaduto, ogni elemento utile sarà valutato con attenzione”.
“La diffusione di comportamenti violenti tra i giovani – dice – chiama in causa la responsabilità degli adulti e dell’intera comunità: famiglie, istituzioni, scuola. Quando accadono episodi come questi nessuno può ritenersi estraneo, nessuno deve girarsi dall’altra parte”.
“Seguirò personalmente questa vicenda. Marigliano non può abituarsi alla violenza”, conclude.
Una serata intensa, emozionante e fuori dagli schemi quella andata in scena al Teatro Palapartenope di Napoli, dove Jey Lillo ha presentato il suo nuovo spettacolo “Da una strada a una stella”, diretto dal regista Mario Miccione. Davanti a oltre 3.000 spettatori e con il tutto esaurito, lo show ha segnato un passaggio importante nella magia contemporanea italiana, trasformando l’illusionismo in racconto teatrale e esperienza collettiva.
Uno spettacolo che supera il concetto tradizionale di magia
“Da una strada a una stella” non è un semplice susseguirsi di numeri di prestigio. È un progetto narrativo strutturato, in cui illusione, parola e messa in scena dialogano costantemente. Jey Lillo accompagna il pubblico lungo un percorso personale e artistico che parte dalla strada — luogo di formazione e confronto diretto — fino ad arrivare a uno dei palcoscenici più importanti del Sud Italia.
Ogni numero diventa parte di una narrazione più ampia, in cui la magia è strumento e linguaggio, non fine a sé stessa.
La regia di Mario Miccione: ritmo, struttura e identità
Determinante per la riuscita dello spettacolo è stato il contributo del regista Mario Miccione, che ha dato allo show una struttura drammaturgica solida e riconoscibile. La sua regia ha trasformato l’energia istintiva della street magic in un racconto coerente, curando tempi scenici, passaggi emotivi e relazione con il pubblico.
Grazie alla visione di Miccione, le illusioni non appaiono come episodi isolati, ma come capitoli di una storia continua, capace di mantenere alta l’attenzione e di accompagnare lo spettatore in un’esperienza immersiva e fluida.
Un pubblico protagonista
Il pubblico non è stato semplice spettatore, ma parte integrante dello spettacolo. Coinvolgimento diretto, reazioni spontanee e momenti di forte impatto emotivo hanno reso la serata un’esperienza condivisa, culminata in applausi prolungati e standing ovation.
In platea erano presenti anche professionisti del settore culturale e dello spettacolo, a conferma della rilevanza dell’evento nel panorama artistico nazionale.
Una nuova direzione per la magia dal vivo
Con “Da una strada a una stella”, Jey Lillo compie un salto di qualità artistico, dimostrando che la magia può dialogare con il teatro contemporaneo senza perdere autenticità. La regia di Mario Miccione si rivela l’elemento chiave nel dare profondità, coerenza e respiro scenico a un progetto che parla di identità, riscatto e visione.
Napoli celebra così non solo un successo di pubblico, ma una nuova grammatica dello spettacolo magico, capace di unire strada e palcoscenico, istinto e regia, sorpresa e racconto.
Marigliano. 15enne aggredita da coetanee, braccio fratturato e numero escoriazioni. “Ora ha paura di uscire. Luoghi di aggregazioni devono essere sicuri” la madre scrive a Borrelli (Avs): “Aggressione gratuita e insensata non resti senza conseguenze”
La scorsa sera una ragazzina di soli 15anni è stata aggredite da due coetanee mentre si trovava in villa Comunale. Mentre era in compagnia delle amiche, seduta su alcuni gradoni a mangiare patatine fritte ha assistito ad un litigo poco distante. E’ bastato chiedere alle sue amichette cosa stesse succedendo per attirare l’ira delle due ragazzine che prima le hanno chiesto di avvicinarsi e subito l’hanno aggredita scaraventandola giù dai gradoni e provocandole la frattura di un braccio e diverse escoriazioni su gambe e mani. “Fortunatamente nostra figlia ci ha chiamato subito e abbiamo individuato le due responsabili dell’aggressione grazie all’intervento di una pattuglia dei carabinieri. Ora mia figlia ha paura di uscire di casa e non mangia, addirittura si vergogna per quello che è successo. Questi episodi, purtroppo, non lasciano solo dei danni fisici nei nostri ragazzi ma anche profondi squarci psicologici” ha detto la madre nel raccontare l’accaduto al deputato di AVS Francesco Emilio Borrelli.
“Si tratta di un episodio di violenza gratuita, insensata e profondamente allarmante, che colpisce una ragazzina di appena 15 anni in un luogo che dovrebbe essere di aggregazione sana e sicurezza, non di paura. Le ville comunali, le piazze, i luoghi frequentati dai giovani devono tornare a essere spazi protetti, non teatri di aggressioni brutali. Colpisce soprattutto il trauma psicologico che questa violenza ha lasciato, una ragazza che ora ha paura di uscire, che non mangia, che si vergogna per qualcosa di cui non ha alcuna colpa. È l’ennesima dimostrazione di una devianza minorile sempre più precoce e aggressiva, che va affrontata con decisione. Chiediamo che quanto accaduto non resti senza conseguenze, che vengano accertate le responsabilità e che si rafforzino i controlli e la presenza delle forze dell’ordine nei luoghi di ritrovo dei ragazzi. Non possiamo permettere che la violenza diventi la normalità tra i giovanissimi.” Lo ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi – Sinistra.
L’intesa sulle presidenze delle commissioni permanenti del Consiglio regionale della Campania resta estremamente fragile. Più che definita, appare sospesa, legata a un ultimo tassello che potrebbe far saltare o sbloccare l’intero equilibrio politico: un posto da questore nell’Ufficio di presidenza.
La bozza dell’accordo, elaborata dal vicepresidente del Consiglio regionale Mario Casillo e sottoposta al presidente Roberto Fico, ha già fatto avanti e indietro più volte. Secondo alcune fonti la soluzione sarebbe a portata di mano, ma altri sostengono che i ritocchi decisivi arriveranno solo all’ultimo momento, direttamente in aula, poco prima della seduta fissata per il 21 gennaio. Uno scenario già visto, come accadde durante l’insediamento dell’Ufficio di presidenza.
In realtà, le caselle da sistemare non sono otto, quante le commissioni permanenti, ma nove. Oltre alle presidenze, pesa infatti la composizione dell’Ufficio di presidenza, indispensabile per il funzionamento dell’assemblea. Senza commissioni operative, in particolare, non è possibile avviare l’iter del bilancio regionale, bloccando di fatto l’azione di governo.
Il nodo centrale riguarda il ruolo di un questore, quello con delega alle Finanze. Alleanza Verdi e Sinistra lo rivendica con forza, ritenendo inaccettabile una marginalizzazione all’interno della maggioranza di centrosinistra. Su questo fronte sono in corso interlocuzioni anche a livello nazionale. In caso di accordo, il pentastellato Raffaele Aveta sarebbe pronto a fare un passo indietro, liberando il posto.
Lo schema attualmente in discussione prevede tre commissioni al Partito Democratico, due al Movimento 5 Stelle – che punta alla Sanità – e una ciascuno a Casa Riformista, Partito Socialista e A Testa Alta. Avs entrerebbe nell’Ufficio di presidenza, mentre il M5S conserverebbe un ruolo chiave con la vicepresidenza affidata a Luca Trapanese.
A pagare il prezzo politico sarebbe la lista Fico Presidente, che resterebbe senza presidenze di commissione. Una scelta definita come “sacrificio necessario”, con la promessa di una successiva valorizzazione politica. Resta però l’incognita Noi di Centro di Clemente Mastella, finora esclusa dai giochi: un suo eventuale strappo potrebbe rimettere tutto in discussione
Un grave episodio ha colpito nella notte la chiesa di San Giorgio, a Somma Vesuviana. Ignoti hanno distrutto la porta che affacciava sull’ex casa dei disabili, riuscendo a introdursi nello studio parrocchiale e devastandone gli ambienti. Un atto che ha profondamente scosso la comunità locale e che si inserisce in una lunga sequenza di episodi di vandalismo e degrado che da mesi interessano la piazza e l’area circostante.
A dare voce allo sconcerto e alla stanchezza è stato don Nicola De Sena, parroco di San Giorgio, attraverso un post amaro e sofferto. Parole che raccontano non solo la rabbia e il dolore per quanto accaduto, ma anche il senso di impotenza di fronte a una situazione che sembra non trovare soluzione. “Siamo stanchi, veramente stanchi”, scrive il sacerdote, esprimendo il disagio di una comunità che si sente sempre più esposta e vulnerabile.
Fortunatamente, durante l’incursione non sono state trafugate né danneggiate le suppellettili sacre. Resta però la gravità di un gesto che va ben oltre il danno materiale: la profanazione di un luogo di fede, di ascolto e di accoglienza rappresenta una ferita profonda per tutta Somma Vesuviana. Da qui la domanda, carica di amarezza, che attraversa le parole di don Nicola: chi potrà salvare questa situazione?
Per consentire le necessarie verifiche e ripristinare condizioni di sicurezza, la chiesa di San Giorgio resterà chiusa nei prossimi giorni. Una decisione sofferta, ma inevitabile. Nonostante tutto, il parroco e la comunità non rinunciano alla speranza che le cose possano migliorare e che la città ritrovi rispetto e senso civico.
Molti anni fa, a Pompei, proprio davanti alla Casa delle Armature, feci fatica a convincere un giovane e valente collega che il piatto forte della dieta dei gladiatori era la zuppa d’orzo. La zuppa d’orzo? Ma che dici? Il valente collega immaginava tavole imbandite con arrosti di pavone e cinghiali interi: così si vede nei film in costume e nei cartoni di Asterix. E invece, zuppa d’orzo: tanto che i gladiatori erano chiamati, da chi li disprezzava, “hordeari”, mangiatori d’orzo. Correda l’articolo l’immagine del quadro “Duello di gladiatori” (olio su tela, cm. 115×208) che Francesco Netti dipinse nel 1881.
L’orzo purificava lo stomaco e il sangue, nutriva senza ingrassare. E i gladiatori, anche quelli pesantemente armati, dovevano essere lucidi e vigili: la carne e il vino intorpidivano, afflosciavano l’energia, smussavano e ottundevano il filo di quella ferocia che è necessaria per chi deve uccidere per non essere ucciso. Poiché il nostro tempo si è specializzato nello scoprire l’acqua calda, alcuni studiosi hanno scoperto, dopo analisi studi rilievi e prelievi, che i gladiatori erano vegetariani. Non so se fossero vegetariani nel senso che noi diamo alla parola: ma pare ovvio che seguissero la dieta degli atleti, fondata sulle verdure. Simone Simonini, il falsario protagonista del romanzo di Umberto Eco “Il cimitero di Praga”, dice d’essersi fatto francese perché non poteva sopportare d’essere italiano: e poi aggiunge che Dumas piaceva a Napoletani e a Siciliani perché essi sono mulatti come Dumas: mulatti non per errore di una madre baldracca, ma per storia di generazioni, avendo preso il peggio di ciascuno degli antenati, dai saraceni l’indolenza, dagli svevi la ferocia, dai greci l’inconcludenza e il gusto di perdersi in chiacchiere sino a spaccare un capello in quattro.
Questo dice il protagonista del romanzo, e non credo che Eco abbia condiviso le idee del suo personaggio, soprattutto quelle sull’inconcludenza dei Greci e sulla ferocia degli Svevi. La radice della ferocia stava dentro i Napoletani da molto prima che arrivassero gli Svevi. La figura del gladiatore e i combattimenti nell’arena vennero inventati dai Sanniti e da quegli Osci che abitavano nella pianura nolana: un popolo di simpaticoni che amavano frizzi lazzi e battute di spirito, e anche lo spettacolo crudele di un combattimento all’ultimo sangue. E forse queste passioni, che pure sembrano così contraddittorie, per le battute di spirito e per i colpi di grazia, sono le varianti della stessa passione. Dunque i gladiatori mangiavano zuppa d’orzo, zuppa di cavoli, e rafano: nel rafano e nei cavoli i medici antichi vedevano miracolose virtù. Poiché Eros e Morte spesso vanno a braccetto, i gladiatori accendevano nelle donne gli impulsi di un ardente interesse.
Questo interesse femminile ha una storia che si allunga fino ai nostri giorni, fino alle arene dei toreri, ai ring dei pugili, alle celle dei padrini di mafia e di camorra, e dei criminali più spietati: è un tema che letteratura e cinema hanno cotto in tutte le salse, ma forse senza mai trovare la salsa che fosse capace di rendere, nemmeno alla lontana, il sapore della cruda realtà. I gladiatori di Pompei hanno registrato in alcune iscrizioni la loro vanità di amanti. Nelle “celle” della loro caserma sono stati ritrovati i resti di 63 vittime dell’eruzione: tra di esse c’era anche una donna, il cui elevato ceto sociale è testimoniato dalla collana di smeraldi e dai finissimi braccialetti. Suppongono gli archeologi maliziosi che si trattasse di una ammiratrice trascinata dal destino a morire con il suo idolo, nell’ultimo convegno d’amore. Celadus, che combatteva da trace, dice di essere il sospiro delle fanciulle; il magistrato Decimo Lucrezio Valente trasmette alla moglie la sua passione per i combattimenti e per i combattenti, tanto che è lei che compra Onusto, maestro nel combattimento a cavallo, e Sagato, un mirmillone. Perfino il reziario Crescente si dichiara signore delle ragazze, medico delle bambole notturne, e forse anche di quelle mattutine. Dico perfino, perché i reziari non godevano di buona stampa: combattevano quasi nudi, armati solo di una rete da pesca in cui cercavano di imbrigliare l’avversario, e di un tridente: e perciò la loro tattica di combattimento era fatta di mosse agili e di schivate, e di movimenti in cui gli spettatori percepivano una nota di effeminatezza. Penso alla ricca simbologia dei gesti che costituivano il linguaggio dell’arena, penso alla figura del lanista, il padrone procuratore della scuderia dei gladiatori, un venditore di carne da macello, un magnaccia; penso alle scuderie famose di Capua. Nel 59 d.C. Livineo Regolo diede a Pompei uno spettacolo di gladiatori: è probabile che scendessero nell’arena anche gladiatori della scuderia di Nocera, perché sugli spalti c’erano molti Nocerini. Questi provinciali, dice Tacito, questi cafoni, prima incominciarono a insultarsi, poi a lanciar pietre; infine estrassero i pugnali, ed ebbe la meglio la plebe di Pompei, che giocava in casa.
Tra i Nocerini ci furono molti morti e molti feriti. Il senato romano squalificò l’anfiteatro di Pompei per dieci anni, e mandò in esilio i responsabili della battaglia. Ma non i molti bettolieri che intorno all’ anfiteatro vendevano vino adulterato. Forse Curzio Malaparte aveva ragione: Napoli è la sola città antica sopravvissuta tutta intera, con tutti i suoi abitanti, fino ad oggi. I Romani furono spietati contro gli schiavi che si ribellavano. Ma i condottieri vincitori di Spartaco morirono, anni dopo, di una morte ingloriosa. Il demone della storia è un demone paziente, ironico, e crudele. E se uno merita l’uorgio p’’a tosse, glielo dà. Viene sempre il giorno che glielo dà: l’uorgio p’’a tosse, l’orzo per la tosse, sarcastica espressione della sapienza napoletana. I Napoletani sapevano e sanno colpire non solo con il pugnale, ma anche con le parole.
Presentato agli studenti dell’Istituto Cristoforo Colombo di Torre del Greco il progetto di Formazione Scuola-Lavoro per le future opportunità di lavoro
Anche in questo anno scolastico, presso la Capitaneria di Porto di Torre del Greco, ha avuto inizio il progetto di Formazione Scuola-Lavoro (FSL). L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra la Capitaneria e l’Istituto Superiore “Cristoforo Colombo” di Torre del Greco, ha l’obiettivo di garantire agli studenti un ingresso consapevole e altamente qualificato nel settore marittimo, integrando il percorso scolastico con strumenti pratici e competenze tecnico-operative di alto profilo. La cooperazione scaturisce da una convenzione stipulata tra la Guardia Costiera e l’Istituto “Cristoforo Colombo”.Angelo Labella e Pasquale Mirone con un gruppo di studenti Saranno circa quaranta gli studenti delle classi quinte con indirizzo “Coperta” che nei mesi di gennaio e marzo parteciperanno alle attività amministrative e operative in stretta relazione con il personale militare e civile dell’Autorità Marittima per arricchire il loro bagaglio di competenze. Il C.F. (CP) Angelo Labella, Capo del Compartimento Marittimo di Torre del Greco, ha ricevuto il Dirigente Scolastico dell’Istituto “Cristoforo Colombo” Pasquale Mirone unitamente ad una folta rappresentanza degli allievi del nautico, veri protagonisti del progetto di Formazione Scuola-Lavoro, al fine di illustrare le opportunità di lavoro nel futuro, per favorire un ingresso consapevole degli studenti, i futuri Capitani di domani, nel contesto operativo e lavorativo del cluster marittimo.
Striscione di benvenuto e porte aperte agli studenti del Carducci, ospitati in via eccezionale a causa delle criticità strutturali del loro istituto.
Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, capace di trasformare un momento di difficoltà in un esempio concreto di comunità e collaborazione. A Nola, l’Istituto Masullo Theti ha aperto le proprie porte agli studenti del Liceo “Giosuè Carducci”, attualmente costretti a lasciare la loro sede a causa delle condizioni non ancora ottimali della struttura scolastica.
Ad accogliere i ragazzi del Carducci, uno striscione chiaro e significativo: “All’Istituto G. Carducci il nostro benvenuto”. Un messaggio esposto dagli studenti del Masullo Theti che racconta, meglio di qualsiasi parola, lo spirito di accoglienza e solidarietà che sta caratterizzando questi giorni.
Dopo le proteste e lo sciopero degli studenti del Carducci per il malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento e per le difficili condizioni ambientali, è arrivata una risposta concreta dal territorio. In via eccezionale, il Masullo Theti ospiterà gli studenti del Liceo Classico, permettendo loro di riprendere le lezioni in un ambiente sicuro e adeguato.
Un segnale importante, che va oltre l’emergenza logistica. In un momento in cui il diritto allo studio rischiava di essere compromesso, la scuola diventa ancora una volta luogo di educazione non solo sui libri, ma nei gesti. Accogliere significa riconoscere l’altro, farsi carico di una difficoltà comune e trasformarla in occasione di crescita collettiva.
La risposta degli studenti è stata immediata e carica di emozione: gratitudine, rispetto e la consapevolezza di non essere soli. In attesa che il Liceo Carducci possa tornare pienamente operativo nella sua sede storica, l’esperienza vissuta al Masullo Theti resterà come un esempio positivo di scuola che funziona, che unisce e che educa anche attraverso la solidarietà.
Una pagina bella per Nola, che dimostra come, quando le istituzioni scolastiche fanno rete, anche le emergenze possono diventare lezioni di civiltà.
Riceviamo e pubblichiamo Il Movimento 5 Stelle Campania, alla luce della positiva esperienza del fronte progressista che ha portato alla storica vittoria alle scorse elezioni regionali, chiede la convocazione di un tavolo regionale e di cinque tavoli provinciali per avviare fin da subito un percorso comune in vista delle elezioni amministrative del 2026.
Crediamo sia fondamentale dare continuità politica e strategica al metodo che ci ha reso vincenti: confronto, ascolto dei territori, programmi concreti, capaci di rispondere ai bisogni reali delle comunità locali.
Chiediamo di iniziare immediatamente una programmazione condivisa delle prossime sfide, attraverso un lavoro coordinato che valorizzi le peculiarità delle singole realtà territoriali, tenendo conto delle differenze e delle priorità di ogni provincia.
Avviare ora questo percorso significa dare il giusto tempo alla politica del dialogo, rafforzare l’identità del fronte progressista e presentarsi ai cittadini con una proposta credibile, unitaria e radicata nei territori.
Il Movimento 5 Stelle è pronto a fare la sua parte, con spirito costruttivo e responsabilità.
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