Rogo tossico tra Marigliano e Mariglianella
Spengono l’incendio di un’auto e salvano occupanti dell’auto: lettera di encomio per 3 volontari
Stellantis, allarme Pomigliano: -21,9% di vetture e stabilimento sempre più fragile
Emerge un quadro di forte difficoltà per lo stabilimento automobilistico di Pomigliano d’Arco, dove la crisi produttiva nel 2025 ha assunto caratteri strutturali. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, i dati evidenziano un calo complessivo della produzione del 21,9% rispetto all’anno precedente, con poco più di 131mila vetture assemblate e un ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. Da luglio è in vigore un contratto di solidarietà che coinvolge in media il 39% dell’organico.
Il rallentamento è legato a un mix produttivo sempre più fragile. La Panda, modello cardine dello stabilimento, registra una flessione a doppia cifra, mentre la Tonale accusa un calo ancora più marcato. A incidere in modo determinante è stata anche l’uscita di scena definitiva della Dodge Hornet, la cui produzione è stata interrotta dopo meno di tre anni. Il SUV destinato al mercato statunitense veniva assemblato sulle stesse linee della Tonale e rappresentava una componente importante dei volumi complessivi.
Il sito campano risulta così quello con la contrazione più rilevante tra gli impianti italiani, con ricadute dirette sull’indotto e sull’occupazione. Le organizzazioni sindacali chiedono un’accelerazione sui tempi del piano industriale e maggiori investimenti, ritenendo non più sostenibile un’attesa fino al 2028 in un contesto di mercato così instabile.
Anche sul piano istituzionale cresce l’attenzione. La vertenza è approdata al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove viene sollecito un chiarimento sulle strategie di Stellantis per la saturazione degli stabilimenti italiani. Dal territorio, amministrazione comunale e rappresentanti politici regionali sottolineano il valore dello stabilimento non solo come polo produttivo, ma come presidio sociale ed economico per l’intera area, chiedendo risposte concrete e non più rinviabili per garantire continuità industriale e tutela del lavoro.
A Cicciano la notte dei falò e della tammorra per Sant’Antonio Abate
Riceviamo e pubblichiamo
«Sant’Anto’ tecchete ’o viecchie e daccene ’o nuovo»: è questo l’antico auspicio che, ogni anno, accompagna a Cicciano la Festa di Sant’Antonio Abate, un rituale identitario che unisce fede, tradizione popolare e senso di comunità», è quanto dichiara il sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, presentando i solenni festeggiamenti in onore del Santo, monaco eremita egiziano vissuto nel III secolo d.C. e ricordato dalla Chiesa cattolica il 17 gennaio, in programma fino al 19 gennaio.
Il cartellone civile e religioso prevede celebrazioni eucaristiche, processioni, la tradizionale benedizione degli animali, l’accensione dei falò, spettacoli pirotecnici, momenti culturali e musicali, fino alla suggestiva Notte dei Falò e della Tammorra, che, domani, animerà il cuore della città con gruppi della tradizione popolare e una sagra enogastronomica legata ai piatti tipici.
«Il grande falò acceso “’ncopp’ Sant’Antonio” – aggiunge il primo cittadino – rappresenta da sempre un gesto collettivo di purificazione: nel fuoco i ciccianesi consegnano al Santo Vecchiarello gli affanni dell’anno appena trascorso e affidano alla sua intercessione le speranze per un nuovo tempo di grazia».
«Questa festa – conclude il sindaco Caccavale – trova il suo momento più intenso nella ballata del Santo, quando, nell’ultimo giro prima della reposizione in chiesa, sorretto dai cullatori storici, ogni cittadino rinnova un legame profondo con la propria storia, la propria fede e la propria comunità, dandosi appuntamento all’anno successivo».
Controlli edilizi svelano un deposito illecito di rifiuti, blitz della municipale
Delegare bene: comunicare obiettivi chiari
Delegare è guidare, non “scaricare”.
Delegare non significa mollare il compito e sparire, né fare micro–management soffocante. È un atto di leadership: affidi a qualcun altro una parte di responsabilità e gli dai gli strumenti per portarla a termine. E allora?… Quando nasce il problema?… Il problema nasce quando deleghi così: – “Me lo sistemi questo, grazie?” (ma cosa vuol dire “sistemare”?) – “Occupatene tu” (di cosa, esattamente?) – “Fammi un report” (per chi, per quando, con quali dati?) Senza un obiettivo chiaro ed un linguaggio specifico, una comunicazione efficace, la delega è un boomerang: il lavoro torna indietro incompleto, tu ti arrabbi, riprendi tutto in mano… e ti convinci che “non ci si può fidare”.Gli ingredienti di una delega efficace.
Quando deleghi, assicurati di comunicare almeno questi punti: – Che cosa: il risultato atteso, non solo l’attività- “Mi serve una presentazione di massimo 10 slide per il cliente X, che racconti in modo semplice cosa abbiamo fatto negli ultimi 6 mesi.”
- Entro quando: la scadenza reale – “Mi serve una prima bozza entro martedì alle 15, così la rivediamo insieme.”
- Con quali criteri: come valuterai il lavoro – “Dev’essere leggibile anche per chi non è tecnico: niente gergo, più esempi concreti.”
- Che supporto offri: non abbandoni la persona – “Se hai dubbi scrivimi o fissiamo 15 minuti domani.”
Donne e delega: il mito della “super competente”.
Molte professioniste faticano più degli uomini a delegare. Perché? – paura di essere giudicate “meno capaci” – abitudine a prendersi carico di tutto – perfezionismo: “nessuno lo farà come lo faccio io” Immagina questa scena: manager, madre, agenda piena. In ufficio dice alla collega: “Lascia stare, il file lo finisco io, ci metto un attimo.” Risultato? Torna a casa tardi, risponde alle mail dopo cena, si sente sola e sovraccarica. Non è eroismo, è auto-sabotaggio. Una versione diversa potrebbe essere: “Ti delego la chiusura di questo file. Ti spiego lo standard che usiamo, ti mando un esempio e lo rivediamo insieme domani. Così dalla settimana prossima puoi gestirlo tu in autonomia.” Qui accadono tre cose insieme: – libera tempo; – fa crescere la collega; – rafforza il suo ruolo di leader.Delegare non ti toglie valore, lo moltiplica.
Delegare bene è una skill strategica. In qualsiasi settore tu lavori, la capacità di delegare con obiettivi chiari: – aumenta la produttività del team; – riduce errori e fraintendimenti; – libera spazio mentale per le attività a maggior valore; – costruisce fiducia e autonomia nelle persone. Delegare non è un favore che fai agli altri, è una scelta di responsabilità verso il tuo ruolo e verso i risultati che vuoi ottenere. La domanda, adesso, è questa: sei disposto/a a fare il passo di fidarti di più della tua capacità di spiegare bene, invece che controllare tutto da solo/a?Piramide alimentare ribaltata: oltre gli slogan, una lettura clinica orientata alla longevità
Negli ultimi mesi la cosiddetta piramide alimentare ribaltata, rilanciata dalle nuove linee guida statunitensi, ha riacceso un dibattito globale sull’alimentazione: più proteine, più grassi interi, meno zuccheri e cereali raffinati.
Ma come spesso accade quando la nutrizione entra nel dibattito pubblico, il rischio è quello di ridurre una questione complessa a uno slogan.
A parlare di questo tema, con un approccio scientifico e clinico, è la dott.ssa Teresa Esposito, medico chirurgo, specialista in Dietologia clinica e Malattie del Metabolismo, esperta in onconutrizione, con riconosciuta attività a carattere internazionale nel campo della nutrizione clinica e della medicina metabolica.
Dal punto di vista della medicina della longevità, la domanda cruciale non è se la piramide “ribaltata” sia giusta o sbagliata, ma come interpretarla: quali alimenti privilegiare, con quale frequenza, e soprattutto in che modo qualità degli alimenti, filiera produttiva e profilo metabolico individuale modificano l’impatto di carne, cereali, latticini e grassi sulla salute nel lungo periodo, anche in ambito oncologico e preventivo.
Non una rivoluzione, ma un cambio di prospettiva
Le nuove indicazioni USA non negano le evidenze scientifiche consolidate: restano centrali la riduzione degli zuccheri aggiunti, il contenimento dei prodotti ultra-processati e la preferenza per alimenti semplici e riconoscibili.
La vera novità è lo spostamento dell’attenzione dalle quantità alla qualità, un concetto centrale anche in onconutrizione, dove la scelta degli alimenti influisce su infiammazione, risposta metabolica e qualità di vita.
Carne rossa: il problema non è il sì o il no
Il punto più discusso riguarda il maggiore spazio concesso alle carni rosse. In realtà, spiega la dott.ssa Esposito, la questione è frequenza, provenienza e contesto.
Carni grass-fed, da allevamenti non intensivi, presentano un profilo lipidico diverso rispetto alle carni industriali. In un’alimentazione orientata alla longevità – e alla prevenzione oncologica – la carne rossa può trovare spazio una volta a settimana, mentre le carni processate restano da limitare drasticamente.
Cereali e latticini: distinguere è fondamentale
La piramide ribaltata non elimina i cereali, ma ridimensiona quelli raffinati. I cereali integrali mantengono fibre, micronutrienti e un impatto glicemico più favorevole, mentre farine bianche e prodotti industriali contribuiscono ai meccanismi di glicazione e infiammazione cronica, rilevanti anche nei percorsi di supporto nutrizionale oncologico.
Anche i latticini richiedono una valutazione personalizzata, soprattutto in presenza di alterazioni metaboliche o condizioni cliniche specifiche.
La sintesi mediterranea
Secondo la dott.ssa Esposito, la vera chiave è l’integrazione: una dieta mediterranea moderna, in cui pesce, legumi, verdure, cereali integrali e proteine di qualità convivono in equilibrio, adattate alla storia clinica del singolo paziente, sia in prevenzione sia nei percorsi di cura.
Conclusione
La piramide alimentare ribaltata non è una verità assoluta, ma uno strumento. In medicina della longevità e in onconutrizione non esistono modelli rigidi: esistono percorsi personalizzati, sostenibili nel tempo.
Meno slogan, più consapevolezza scientifica. È questa la direzione che permette non solo di aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.
San Giuseppe Vesuviano, incendio zona dello “stradone”: traffico rallentato e timori ambientali
Somma Vesuviana, l’Associazione 9 Marzo presenta il manifesto per la rinascita della città
Tali scelte, dettate da interessi non riconducibili al benessere della collettività, non hanno, tantomeno, prodotto interventi infrastrutturali per una crescita sostenibile, economica e sociale del Paese e, di conseguenza, non hanno migliorato la qualità della vita e dei servizi. Tale stato di cose rende necessario, in vista della prossima tornata elettorale, elaborare e promuovere una proposta innovativa, per programmi e metodo, che dia voce a tutto il territorio, a chi non ha mai avuto un’opportunità, ai più deboli. Intendiamo, pertanto, promuovere un’iniziativa che dia avvio ad un progetto volto alla rinascita culturale, economica e sociale del nostro Paese, da elaborare collettivamente, con la collaborazione di tutti coloro che, per storia personale e professionale, hanno dimostrato, da sempre, di essere animati solo da un autentico spirito di servizio e che, ancora e nonostante tutto, sono illuminati dalla speranza di rinascita del nostro territorio.
Tutto ciò, nella profonda convinzione che a Somma Vesuviana esiste un onesto zoccolo duro, formato da numerosi cittadini, che si ribellano fermamente all’attuale stato di cose e che desidererebbe contribuire attivamente a migliorarlo. Così, a tutte le donne, agli uomini, alle associazioni professionali, agli imprenditori, ai commercianti, alle numerose associazioni culturali, ai giovani – vero motore della futura società – rivolgiamo il nostro INVITO a partecipare ad un prossimo dibattito pubblico con l’obiettivo di progettare, insieme, un’“Idea di Città: la Somma che vorrei” che:
- poggi le basi sulla propria storia, sulla propria cultura, sulle proprie tradizioni e che tenga conto delle vocazioni peculiari;
- risponda, riappropriandosi anche del senso di comunità perduto, ai reali bisogni del Paese, in coerenza con le sue enormi potenzialità di carattere ambientale, artistico ed architettonico;
- miri al miglioramento di tutti i servizi, alla sicurezza del territorio e delle persone, e di quant’altro una Città moderna necessiti;
- declini, per ogni area d’intervento, obiettivi specifici con l’indicazione di tempi, strumenti, metodi e strategie.
- Per onestà intellettuale, però, bisogna riconoscere che tale rilancio, purtroppo, almeno in una prima fase, sarà condizionato dalla disastrosa condizione economica nella quale, sciaguratamente, siamo stati catapultati.”
Vandali nei parcheggi della stazione Tav ad Afragola, auto dei pendolari danneggiate
Durante la notte dei malviventi avrebbero vandalizzato le auto in sosta al parcheggio della stazione Tav di Afragola, recando danni ingenti
Questo è l’ennesimo caso di vandalismo che mette in allerta le città, in un momento dove la sicurezza pubblica è un argomento estremamente sensibile e i cittadini si sentono sempre più spesso abbandonati a loro stessi.
In particolare, questa volta è stato colpito da un raid notturno il parcheggio della stazione Tav ad Afragola. Per tutti i veicoli in sosta c’è stato lo stesso destino: finestrini in frantumi, sportelli forzati e interni completamente vuoti.
Questa mattina, pendolari diretti ai treni e viaggiatori in ritorno da una vacanza, hanno trovato lo scenario preoccupante: vetture danneggiate e saccheggiate.
Nel bottino dei malviventi troviamo borse, oggetti di valore, documenti, contanti e tutti gli effetti personali lasciati dalle persone nelle auto.
Stando ad una prima ricostruzione degli eventi, il raid sarebbe avvenuto durante le ore notturne, momento dove la sicurezza scarseggia nel parcheggio. I vandali avrebbero agito velocemente e senza intoppi, passando da una macchina all’altra indisturbati.
I cittadini e le persone che frequentano la stazione di Afragola sono arrabbiate e sotto shock, rendendosi conto che c’è ancora molto lavoro da fare da parte delle istituzioni per garantire una completa sicurezza.
Alcuni automobilisti raccontano: “Parliamo di una stazione che ogni giorno vede transitare migliaia di persone eppure i parcheggi restano esposti a vandalismi e furti. Non ci sentiamo tutelati”.
Questo non è il primo episodio e le persone vivono una situazione di disagio da ormai troppo tempo. Un luogo come la stazione Tav di Afragola dovrebbe trasmettere senso di sicurezza e protezione, permettendo alle persone di fidarsi a lasciare lì il proprio veicolo. Il senso di speranza però non svanisce, sperando che la situazione possa solo migliorare.

