Blitz anticamorra in provincia, 13 arresti: armi per l’egemonia sulle città

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Caivano, Arzano, Frattamaggiore e Frattaminore: Camorra. Contrapposizione armata per la propria egemonia. Carabinieri arrestano 13 persone

Per delega del Procuratore Distrettuale si comunica che, in data odierna, i Carabinieri delle Compagnie di Giugliano in Campania e di Caivano hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 13 persone (di cui 11 sottoposte alla custodia in carcere, 2 al divieto di dimora in Campania), ritenuto gravemente indiziate, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsioni e tentate estorsioni, detenzione e porto di armi, detenzione a fine di spaccio di droga, delitti aggravati dal metodo mafioso.

In particolare, dalle indagini sarebbe emersa l’operatività di un sodalizio di tipo camorristico, operante sui territori di Frattamaggiore, Frattaminore e zone limitrofe che, agendo in contrapposizione armata con altri gruppi criminali per imporre la propria egemonia, avrebbe posto in essere una lunga serie di attività illecite, agendo anche in danno di imprenditori e commercianti dai quali avrebbe preteso il pagamento di somme di denaro per consentire loro il prosieguo dell’attività lavorativa.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Marigliano, Casale Manzi: indetta conferenza dei servizi

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Il sindaco Peppe Jossa: “A passo spedito verso la valorizzazione del sito”

MARIGLIANO – Casale Manzi: indetta la conferenza dei servizi per l’acquisizione dei pareri da parte degli enti di competenza per l’approvazione del progetto definitivo interessato da un finanziamento con fondi PNRR.
Previsto il recupero, la ristrutturazione ed il risanamento conservativo del Casale Manzi, immobile di proprietà comunale che sorge nel quartiere Pontecitra. Una volta ultimato l’intervento, l’antica struttura sarà destinata a diventare un luogo di servizi per la cultura ed il sociale. Il progetto è stato redatto dall’ufficio PNRR con il supporto specialistico dell’Agenzia di Sviluppo dell’area Nolana che ha incaricato uno specifico gruppo di lavoro.

“La conferenza dei servizi – spiega il sindaco di Marigliano Peppe Jossa – rappresenta un passo decisivo verso la realizzazione di un’opera strategica che testimonia l’identità agricola della nostra città e che diventerà un punto di riferimento importante per lo sviluppo di iniziative culturali e sociali. Un risultato considerevole per la nostra città che potrà riappropriarsi di un luogo storico. Tutto questo è stato possibile grazie alla lungimiranza dell’amministrazione comunale che con l’istituzione del laboratorio PNRR ha scommesso sulla irripetibile opportunità di intercettare tutte le risorse possibili per migliorare l’assetto del territorio”.

Manifestazione pro-Gaza finisce a manganellate, ferita anche sindacalista. Cosa c’è dietro lo scontro

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Lo scontro avvenuto ieri tra la Polizia e i manifestanti fuori gli studi Rai di Napoli è tutto tranne che un reale scontro.

È sembrato a tutti gli effetti un attacco delle forze dell’ordine a delle persone che volevano semplicemente far sentire la propria voce sul comunicato dell’ Ad della Rai Sergio Roberto letto da Mara Venier la scorsa domenica. Tutto è partito dall’azione di due artisti che hanno partecipato a Sanremo, Ghali e Dargen D’Amico, che hanno utilizzato il palco per ricordare il genocidio che sta avvenendo negli ultimi mesi. Roberto, però, nel comunicato esprime la sua vicinanza ad Israele dopo le numerose polemiche per l’attivismo dei due artisti, motivo per cui circa un’ottantina di persone ieri hanno manifestato pacificamente fuori gli studi della Rai a Napoli.

Pace è la parola utilizzata dai manifestanti ieri, eppure si sono ritrovati ad essere colpiti dai manganelli dei poliziotti nonostante se pur in assenza di violenza, con cori urlati a gran voce e gli striscioni contro l’emittente pubblica. La folla si era accalcata a ridosso dei cancelli per appendere uno striscione, ma questa stasi ha portato i poliziotti a colpire con i manganelli. Questi episodi sono stati raccontati sui social da molti dei partecipanti alla manifestazione che tramite dei video hanno mostrato a tutta Italia l’accaduto. Una di questi è la sindacalista Mimì Ercolano, la cui foto col volto insanguinato è diventata il simbolo della manifestazione di ieri. La donna ha spiegato quanto l’attacco delle forze dell’ordine sia stato inaspettato proprio perché non vi era alcuna intenzione di arrivare ad un’azione degenerativa.

Altro aspetto che i manifestanti hanno rivendicato è il motivo della manifestazione, avvenuta proprio per criticare le parole dell’ad e chiedere lo stop al genocidio che si sta commettendo, mentre le notizie principali continuano a riportare titoli riduttivi, come quelli in cui si vuole quasi intendere che la manifestazione sia avvenuta per supportare Ghali. Questo minimizzare rappresenta in realtà il volto del Paese che, onde sembrare accusatorio e critico nei confronti della guerra, prova a “rimediare” andando però a sfociare in una rappresentazione stucchevole.

Cisterna, fratello del ras scarcerato: è in comunità

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Carmine D’Ambrosio è stato liberato dalla prigione di Prato, in Toscana   

 

E’ stato scarcerato Carmine D’Ambrosio, 47 anni, ritenuto esponente di un certo peso della mala di Castello di Cisterna non foss’altro che per il fatto che è il fratello del ras del narcotraffico locale, Giuseppe D’Ambrosio. Carmine intanto adesso è in regime di detenzione domiciliare presso una comunità terapeutica.

Dodici giorni fa ha lasciato il carcere di Prato in cui era detenuto. I suoi legali hanno dimostrato per lui l’urgente necessità di un programma terapeutico. Il pluripregiudicato di Castello di Cisterna era ininterrottamente detenuto dal giugno del 2019. Si trovava in cella per un cumulo di pena di 6 e 4 mesi oltre a una pena provvisoria di 7 anni e 2 mesi.

I precedenti

Nella sua fedina penale ha precedenti per una serie di furti aggravati, ricettazione, rapina aggravata, associazione mafiosa e associazione finalizzata allo spaccio. Ma lo scorso novembre la corte di Appello di Napoli ha accolto la richiesta del difensore, l’avvocato Assunta Arcopinto (in collaborazione con l’avvocato Emanuela Morlando), dello studio legale Anastasio-Arcopinto-Morlando, ed ha sostituito la misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari presso una comunità. D’Ambrosio è stato scarcerato soltanto agli inizi del febbraio successivo, cioè meno di due settimane fa a causa di un residuo di pena da scontare. E così il tribunale di Sorveglianza di Firenze, dopo avere ascoltato le deduzioni del difensore, ha applicato la detenzione domiciliare presso la comunità terapeutica ordinando l’immediata scarcerazione del detenuto.

     

Transizioni di bellezza

Con un suono di corno

il vento arrivò.

E. Dickinson, (1593 Johnson)

I passaggi, i cambiamenti, le transizioni che attraversiamo sono le case che abbiamo abitato. A ciascuna casa abbiamo dedicato attenzione, cura, la passione degli anni migliori, il sentimento del tempo che percepiamo come una durata progettuale, che cioè possa avere un momento conclusivo, segnale di una piccola conquista, di uno stato raggiunto, di un equilibrio ricostruito. E invece non è così. Impariamo ben presto ad organizzare una nuova ricerca. Ci prepariamo. Un trasloco affettivo, cognitivo, morale.

Esso si svolge secondo due ritmi: quello interiore, personale, sviluppato a partire dai  propri cambiamenti e quello sociale, comunitario, che si svolge contemporaneamente agli accadimenti esterni, alle rivolte, ai sobbalzi sociali, alle problematiche politiche, alle trasformazioni antropologiche dentro le quali anche noi stiamo e nelle quali ci sentiamo personalmente coinvolti. A tal punto che questi due aspetti vengono fatalmente a confondersi l’uno nell’altro e i cambiamenti interiori diventano verifica e conseguenza di quelli esteriori.

Così cambiamo casa; ricominciamo a riaccomodare ciò che avevamo già, per non sprecarlo. È tipico delle transizioni la ricerca di mantenere in vita le cose che ci occupano particolarmente, ciò in cui crediamo di più, anche se spesso proprio queste cose, di fronte ai cambiamenti si modificano, talché nemmeno loro rimangono come sono.

Chi è nato nella seconda metà del secolo scorso, per esempio, sembra un nuotatore di tanti mari che attraversa i linguaggi mutati, le relazioni che si scompongono, i significati da ricostruire. Deve accedere a nuovi vocabolari e a nuove sintassi e questo spesso mette fuori gioco un bel po’ di convinzioni, di pregiudizi, spesso di fedi. Può affondare da un momento all’altro e inabissarsi, ma può anche lasciarsi andare a nuovi riposizionamenti di cui nemmeno conosceva le risorse e le preziosità.

Chi, invece, è nato più tardi, nel nuovo secolo, sente meno la drammaticità di questi passaggi; possiede già gli alfabeti e non ha bisogno di acquistare nuovi vocabolari, ma anch’egli è sottoposto alla tensione, ai sobbalzi di senso e deve imparare a riorientarsi. È come se le sue case fossero più moderne, già predisposte al rinnovamento, ma non per questo meno delicate e precarie.

Non è per caso che uno dei problemi principali di chi ha il compito di educare le nuove generazioni è caratterizzato proprio dalla fatica dell’orientarsi, di trovare ogni volta un punto di riferimento che non cambi. Non parlo di “valori”, parola troppo complicata e aperta a panorami molteplici, ma di principi, di idee, di prospettive. I traslochi di cui devono occuparsi gli insegnanti, i genitori, i nonni e tutti coloro che si trovano a dover gestire una relazione educativa riguardano per lo più un alleggerimento del bagaglio, l’accettazione di lasciare che le sapienze di cui sono portatori possano lentamente ricongiungersi con quelle dei più giovani, anche se queste ultime hanno un po’ della foga di chi ha bisogno di affermarsi per poter cominciare a dialogare.

Leggerezza, lentezza, accettazione, tre compagne di viaggio di ciascuno di noi. Esse non assomigliano alla rassegnazione, come a volte si pensa, ma sono gli strumenti che aprono la strada ai nuovi equilibri e aiutano a governarli. In fondo siamo passaggi noi stessi, non c’è dubbio; attenti a non fermarci, ma solo a sostare prima di riprendere il viaggio. Infatti, chi mai potrebbe dire: “Adesso, basta”? Il tempo della storia è come un vento: ci consegna l’invito a lasciarci coinvolgere nei passaggi epocali; basta che siano passaggi di bellezza, pronti ad alzarsi al suono del corno.

Michele Montella

L’immagine è tratta dalla copertina dell’albo “Amici” di Satomi Ichikawa ed. Orecchio Acerbo

Tenta truffa ma vicino di casa è un carabiniere: finisce in manette

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MARIGLIANO – Tenta la solita truffa ad un 73enne ma il suo vicino di casa è un carabiniere. In manette 24enne

Il copione si ripete ma questa volta il finale è differente.
La voce di uomo racconta ad un 73enne che il figlio è stato arrestato. Per liberarlo è necessario denaro, in contanti e subito. Un incaricato sarebbe passato a ritirare la somma direttamente a domicilio.
Il 73enne conosce bene i trucchetti dei truffatori, il suo vicino di casa è un carabiniere ed è anche suo nipote. Bussa alla sua porta e gli racconta tutto. Il militare è libero dal servizio ma sa cosa fare.
Compone il 112 e allerta i carabinieri di Marigliano.
L’appuntamento con il “benefattore” è già fissato e non deve fare altro che attendere.
Lo fa nascosto nel suo appartamento, con un occhio allo spioncino, in attesa.
Alla porta del 73enne si presenta un giovane, poco più che ventenne.
L’anziano apre, sta al gioco. Finge di ri-ascoltare preoccupato la storia del figlio in manette: prende tempo.
Il militare è silenzioso e intanto i colleghi della stazione di Marigliano sono già in posizione.
Salvatore Papa si accorge si essere nei guai solo quando è troppo tardi.

Per il 24ennne del quartiere San Ferdinando di Napoli scattano le manette ancor prima di mettere le mani sulle banconote.
Dovrà rispondere di truffa aggravata ed è ora in camera di sicurezza, in attesa di giudizio.

Costretta a portare pasti all’ex dopo divorzio: salta consegna e viene assalita con una cesoia

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CERCOLA: da separati l’ex continua a portargli pranzo e cena a casa. Una “consegna” salta e un 39enne prova a sfondare la porta di casa della donna, impugnando una cesoia da giardinaggio.Testimoni i tre figli piccoli. Arrestato dai Carabinieri

 

Ancora violenza di genere, ancora bambini testimoni della rabbia di uno dei genitori.

Accade a Cercola durante la notte. In via Matilde Serao qualcuno litiga, molte persone gridano qualcuno compone il 112.

Saranno i carabinieri della sezione radiomobile di Torre del Greco a rispondere alla chiamata.

Quando arrivano in strada seguono le voci concitate, alcuni residenti indicano un appartamento.

Sul pianerottolo al secondo piano di una palazzina, un uomo impugna una cesoia da giardinaggio e colpisce la porta di un’abitazione a spallate.

E’ agitato, verosimilmente sotto effetto di stupefacenti e i militari riescono con enormi difficoltà a disarmarlo.

In casa una donna terrorizzata che stringe i tre figli di 14, 12 e 6 anni.

Piangono: avevano temuto il peggio.

In manette finirà un 39enne del posto, ex compagno della vittima e padre dei piccoli.

Secondo quanto ricostruito dai militari, episodi di questo tipo erano frequenti. Quasi sempre mosse dall’astinenza da droga e da una gelosia morbosa mai sopita anche dopo la rottura, le vessazioni erano quotidiane da anni. Questa volta a scatenare la rabbia del 39enne la mancata consegna di un pasto. Nonostante la separazione, la donna continuava a preparargli pranzo e cena e, ogni giorno, provvedeva a portarglielo a casa.

Il 39enne è ora in carcere, in attesa di giudizio.

Gli allevatori acerrani oggi in marcia su Napoli

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Acerra. Prosegue il presidio degli agricoltori di Acerra, che da una settimana hanno posizionato i propri trattori a bordo della strada che conduce agli ingressi del centro commerciale ‘Le porte di Napoli’ della vicina Afragola.

I manifestanti kggi raggiungeranno il capoluogo campano a bordo dei propri mezzi, alcune decine, per sfilare in corteo e far comprendere le ragioni della protesta, non ritenendo sufficienti gli impegni assunti finora dal Governo.

“Siamo una realtà importante del settore agricolo italiano – spiegano i manifestanti – e vogliamo spiegare le ragioni della nostra protesta. Non vogliamo creare disagi ai cittadini, ma solo farci ascoltare da chi ci governa”. Gli agricoltori, in questi giorni, hanno ricevuto la solidarietà di molte associazioni locali.

Carnevale e San Valentino, sequestro record della Finanza in provincia

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Oltre 225.000 articoli contraffatti e non sicuri, tra gadget per la festa degli innamorati e maschere di carnevale, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza tra Napoli e provincia. Ventidue persone sono state segnalate alla camera di commercio per violazioni ai dettami del Codice del Consumo e altre otto all’autorità giudiziarie, a vario titolo, per i reati di frode in commercio e ricettazione.

Le fiamme gialle hanno eseguito controlli a Napoli, in particolare nella zona di Gianturco, dove sono stati sequestrati circa 173mila articoli di San Valentino con il marchio CE non conforme, ma anche a Portici, Forio d’Ischia, Pompei, Sorrento, Piano di Sorrento, Vico Equense, Mugnano di Napoli, Sant’Antimo, Pozzuoli, Monte di Procida, Ottaviano e Comiziano.

Pomigliano rivive le tradizioni del Carnevale: “Se chiammav Vecienz…”

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POMIGLIANO D’ARCO – In un vero e proprio trionfo di colori, musica e tradizione, la città di Pomigliano d’Arco ha vissuto oggi una delle sue giornate più vivaci e sentite dell’anno. Il carnevale “…se chiammava Vecienzo”, evento atteso con trepidazione da grandi e piccini, ha preso vita sin dalle prime ore del mattino, trasformando le strade e in particolare Piazza Giovanni Leone in un palcoscenico a cielo aperto dove la comunità locale ha potuto riconnettersi con le sue radici più autentiche.

Dedicato alla memoria di Vecienzo, figura emblematica delle tradizioni carnevalesche pomiglianesi, l’evento di oggi martedì grasso ha saputo incarnare lo spirito e l’anima della cultura locale, proponendo una serie di attività e spettacoli che hanno richiamato l’attenzione di una folla numerosa e partecipe. Sin dal mattino, la città si è animata al ritmo della sfilata de “I dodici mesi a cavallo”, rappresentazione allegorica del ciclo della vita e delle stagioni, con 12 cavalli e cavalieri in carne ed ossa che rappresentavano i 12 mesi dell’anno, e al suono della “Canzone di Zeza”, melodia tradizionale che ha accompagnato i balli e i canti nelle strade adornate per l’occasione.

Il cuore pulsante dell’evento è stato senza dubbio la performance di “’o Chianto a Muorto”, una rappresentazione commovente che ha rievocato antichi mestieri e tradizioni, creando un ponte generazionale capace di toccare profondamente sia i più anziani che le nuove generazioni. L’obiettivo di “…se chiammava Vecienzo”, come sottolineato dagli organizzatori, è stato quello di offrire soprattutto ai giovani la possibilità di immergersi in un passato ricco di storia e significato, promuovendo una consapevolezza culturale che va oltre il semplice divertimento.

«La collaborazione tra le numerose associazioni culturali del territorio – sottolinea Giovanni Russo, assessore alla cultura del Comune di Pomigliano d’Arco – ha dimostrato un impegno condiviso nella preservazione del patrimonio culturale pomiglianese, evidenziando l’importanza di tali iniziative per il mantenimento vivo del legame con l’identità territoriale. La decisione di concentrare l’evento in un’unica giornata non ha fatto altro che accrescere l’entusiasmo e la partecipazione del pubblico, che ha risposto presente in modo caloroso, dimostrando l’attaccamento alla propria terra e alle sue tradizioni».

«Il successo di “…se chiammava Vecienzo” – aggiunge Russo – rappresenta non solo un momento di gioia e aggregazione per la comunità di Pomigliano d’Arco ma anche un modello virtuoso di come le tradizioni possano essere veicolo di valori, di memoria e di identità collettiva. In una giornata all’insegna del ricordo e della celebrazione, Pomigliano d’Arco ha confermato la vitalità e la forza delle sue radici, offrendo una lezione di come il passato possa illuminare il presente e ispirare il futuro».