La “serata” con il Rotary e la promozione della cultura del “ricordare”

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“L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato. Forse però non è meno vano affaticarsi a comprendere il passato, ove non si sappia nulla del presente”. Lo sentenziò Marc Bloch. E con queste parole di Bloch decisi di aprire l’Introduzione del  libro che scrissi, trenta anni fa, sul “clero, sui notabili e sui braccianti” di alcuni quartieri di Ottajano dal sec. XVII al sec.XX.

 

Ringrazio Giuseppe Saetta, Presidente del Rotary Club Ottaviano, i soci del Club, Peppe Casillo, presidente del Circolo “Scudieri” e la moglie Donna Nadia, e tutti gli amici che hanno sopportato di sentirmi parlare, sabato scorso, dei mestieri “particolari” degli Ottajanesi nei secc. XVIII e XIX. Tabacchine, sarte, “vammane”, “setaiole”, “funari”, “vatecari”, cocchieri, “bardari”, “basolari”, sono stati “evocati” dalle immagini proiettate e dalle mie parole, e mi pare che sia riuscito il mio tentativo di spiegare che quei mestieri dettavano a chi li praticava comportamenti, modi di vita e capacità distintivi, destinati a “segnare” tutta la comunità sociale, a corroborare l’idea diffusa che ogni comunità abbia un suo carattere disegnato dalla sua storia. “Filtrando i vini e i liquori, modellando il vetro e tessendo fibre, gli Ottajanesi hanno compiuto per secoli la prodigiosa fatica di liberare dalla materia informe, che le imprigionava, sostanze pure e perfette. Creando forme, hanno dato forma a sé stessi. Gli artefici di tessuti, di camicie, di cravatte, di bottiglie e di vini hanno imparato a ragionare per modelli e per misure, e dunque, nel segno dell’eleganza e della simmetria. Ma Penelope tesse per distessere. Il Vesuvio ci ha educati a percepire l’ineluttabile fragilità delle forme e a cedere spesso al piacere di disfarle: con la forza, con l’ironia, con il disinteresse, con la malignità. Chi libera forme dalla materia, viene il momento che è costretto a misurarsi con le scorie. Nessuno di noi significa alcunché se viene staccato dai luoghi in cui vive e dalle loro memorie. Ognuno di noi è una parola che vive e significa solo dentro una frase”. Questo lo scrissi in un libro pubblicato venti anni fa. L’incontro con il Rotary Club mi ha costretto a rifare i conti con alcune mie idee e a convincermi che ora, e non solo a Ottaviano, è il momento in cui le memorie storiche si tende ad accatastarle e a nasconderle nei depositi tenebrosi dell’oblio e a molti, in alto e in basso, conviene che duri per sempre la stagione del “distessere”. Non a caso ho chiesto al Rotary di dedicare una serata a due grandi Ottajanesi, Michele Arpaia – nelle sale del Circolo ci sono splendide testimonianze della sua pittura – e Francesco D’Ascoli, e di sviluppare il racconto del loro ruolo e della loro importanza, un racconto che venne già avviato dalla prof.ssa Marilina Perna, quando era responsabile dell’assessorato alla Cultura. E ricordavo che Michele Arpaia mi raccontò di aver conservato nel suo corpo un frammento del proiettile che lo aveva ferito a El Alamein, e Francesco D’Ascoli, una sera, mi esortò a riflettere sul fatto che Ottajano era nell’Ottocento la città delle “capere”, delle pettinatrici che giravano per le case delle donne del popolo, e le distraevano, durante il complicato servizio, raccontando i pettegolezzi che scorrevano in città: e dunque dire “capera” significava anche dire “pettegola”. Ma a Ottajano i principi e le principesse della famiglia Medici – in particolare Donna Maria Vincenza dei Caracciolo d’Avellino e Maria Isabella degli Albertini di Cimitile – si servivano di parrucchiere e di parrucchieri raffinati, capaci di dettare la moda alle signore della nobiltà locale. I loro aiutanti erano autorizzati, in alcuni giorni della settimana, a prestare i loro servigi anche alle dame e ai loro cavalieri che venivano dai paesi vicini: e questa fama dei parrucchieri ottajanesi e questo traffico di clienti durò a lungo, e ancora dura, grazie, per esempio, a quell’artista del “taglio” femminile e maschile che è il Maestro Sabatino Pajosa. Insomma, è stata una magnifica “serata”: perché in ognuno di noi si è mossa la luce della memoria, e si è consolidata la convinzione che quella luce non bisogna spegnerla.

 

 

 

Caccia, bracconieri nei guai: denunce e sequestri

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MARIGLIANO – Attività venatorie fuorilegge: denunciate quattro persone nel Napoletano. È il risultato di una serie di controlli effettuati dai carabinieri del gruppo Forestale di Napoli nella zona della provincia.

In particolare, i militari, insieme alle guardie zoofile e venatorie della Lipu, hanno hanno sorpreso a Giugliano in Campania, in località Ripuaria e Ponte Riccio, tre uomini trovati in possesso di richiami elettronici per uccelli, riproducenti il canto del tordo bottaccio, vietati in Italia. Sequestrati nella circostanza tre fucili, nove cartucce calibro 12 e tre richiami acustici elettromagnetici con timer, batteria, altoparlanti e cavi elettrici. Trovati anche le carogne di quattro volatili appartenenti alla specie tordo bottaccio. Elevate sanzioni amministrative per un totale di 412 euro.

A Marigliano invece i carabinieri è stata denunciata un’altra persona che aveva abbattuto due esemplari di tordo bottaccio ed una gazza ladra sempre avvalendosi di richiamo elettronico per uccelli. Sequestrati un fucile, tre cartucce calibro 12 ed il richiamo acustico elettromagnetico, compreso di attrezzatura elettrica.

 

Nel Nolano la coca si vende sui social: due arresti

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Nola – Gli agenti del commissariato di Lauro, in provincia di Avellino, hanno arrestato un trentunenne ed un quarantunenne di Nola per spaccio di sostanze stupefacenti. I due si erano specializzati nella consegna a domicilio della cocaina mediante i social.

Sequestrati un grammo di cocaina e 735 euro in contanti. I due, tenuto conto che l’arresto è avvenuto a confine tra Domicella e Palma Campania nella giornata di giovedì, sono stati giudicati con il rito della direttissima presso il Tribunale di Napoli.

L’arresto è stato convalidato e per entrambi è stato disposto l’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza con prescrizione a rientrare in casa nelle ore serali e notturne. (

Operaio cade da impalcatura durante i lavori al negozio

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Un operaio 53enne di origini ghanesi (regolare sul territorio) è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale del Mare per ferite riportate durante lavori di ristrutturazione. Il fatto è accaduto nella tarda mattinata di ieri.

L’uomo sarebbe caduto da un’impalcatura mobile di circa 3 metri, mentre svolgeva lavori in un negozio. Il 53enne è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, per una emorragia celebrale. Non è in pericolo di vita.

Il locale è stato sequestrato, rilievi a cura dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata. Indagini in corso dei carabinieri della compagnia di Torre del Greco.

Muore a 10 mesi, aperta indagine

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AFRAGOLA – Una bimba di 10 mesi è morta per cause naturali, secondo quanto riferisce la Polizia.

E’ stato comunque disposta l’autopsia per fare completa chiarezza sulle cause del decesso. In mattinata agenti del locale commissariato di polizia sono intervenuti nell’isolato 1 del rione Salicelle ad Afragola.

Qui gli operatori del 118 avevano constatato il decesso della piccola. La salma è stata trasportata all’ospedale di Giugliano

Sindaco indagato per appalto rifiuti, corvo scuote politica locale

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Non solo tre inchieste giudiziarie nel giro di appena due mesi ma c’è anche un ‘corvo’ che agita la politica giuglianese. Da settimane sui social il ‘corvo’ attacca l’attuale amministrazione chiedendone le dimissioni. L’altro giorno il sindaco Nicola Pirozzi, ha saputo di essere indagato nell’ambito di un’inchiesta sulla gara per la gestione del servizio di raccolta dei rifiuti. E subito dopo si sarebbe sospeso dal Pd che proprio in queste ore potrebbe procedere “ad una ulteriore valutazione della situazione politica e amministrativa del comune di Giugliano”. Una gara che, secondo gli investigatori, nell’estate del 2020, sarebbe stata condizionata.

Con Pirozzi, che guida una amministrazione di centrosinistra con il M5S dall’autunno dello stesso anno, è indagato anche il suo predecessore, Antonio Poziello ed un ex assessore del Comune di Giugliano. Un’inchiesta con decine di indagati, tra cui alcuni funzionari pubblici. Pirozzi e Poziello e gli altri indagati, nelle prossime settimane, potranno fornire la loro versione dei fatti e respingere le accuse.

Finora hanno fatto sentire la loro voce il Pd, che ieri in una nota ha apprezzato “la decisione del Sindaco di Giugliano, Nicola Pirozzi, coinvolto in una indagine, di auto sospendersi dal Pd, in coerenza con i principi del Codice etico e dello Statuto del partito” ed Azione che con nota sui social ha espresso “il proprio sostegno al Sindaco e tiene a ribadire il principio fondamentale della presunzione di innocenza, pilastro della nostra democrazia. È importante ricordare che chiunque ha il diritto di essere considerato innocente fino a prova contraria. Le indagini in corso non devono compromettere l’operato di un amministrazione che ha lavorato e lavora con dedizione per la propria comunità”.

E mentre si attendono prese di posizione e decisioni il ‘corvo’ non si arrende e invita l’amministrazione a lasciare. Nella seconda città della Campania ormai da due giorni non si parla che delle inchieste che riguardano il Comune e della identità del ‘corvo’.

Crollo palazzina Saviano: papà Antonio dimesso dall’ospedale incontra il prefetto di Napoli

Antonio Zotto è l’uomo rimasto gravemente ferito durante il crollo della palazzina a Saviano avvenuto un mese fa, in cui aveva perso la vita gran parte della sua famiglia, ad eccezione del figlio più piccolo di appena 2 anni.

Dopo un mese di cure in ospedale, Antonio è finalmente stato dimesso dopo che le sue condizioni erano lentamente migliorate durante questo lungo mese di degenza. Antonio ha anche incontrato il prefetto di Napoli e il sindaco di Saviano insieme al piccolo Gennaro, un momento toccante in cui l’uomo ha raccontato l’esperienza vissuta e la tragicità di quei momenti.

Dopo un periodo estremamente complicato, fatto di lutto e recupero personale, finalmente Antonio potrà pian piano cercare di ricostruire la propria quotidianità insieme al piccolo Gennaro che ha aspettato diverso tempo per poter riabbracciare il suo papà.

 

Somma Vesuviana, Sveva Romano trionfa alla Quixote World Cup in Spagna

Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:

Trionfo in Spagna per la pattinatrice della Somma Skating School Sveva Romano
Si sta volgendo nel Pabellón Puerta de Santa Maria di Ciudad Real in Spagna, la Quixote World Cup, ultima importante competizione della Worldskate di quest’anno agonistico, tappa mondiale spagnola della Coppa del mondo.
Dopo aver trionfato prima a Senigallia a luglio scorso e la scorsa settimana alla Titano Battle, in San Marino, altra gara del circuito Worldskate, Sveva Romano vince alla grande anche in Spagna aggiudicandosi un’altra medaglia d’oro nella specialita’ dello Speed Slalom Senior Women, prima classificata nelle qualifiche e prima nei Ko!!! Questi successi le hanno consentito di raggiungere la vetta del ranking mondiale di specialità!
Si conclude cosi’ con questa competizione l’anno agonistico.
Congratulazioni Sveva, continua a farci sognare!!!

Sangiuliano-Boccia, a Le Iene il caso della chiave d’oro di Pompei scomparsa

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POMPEI“Che fine ha fatto la preziosa chiave d’oro di Pompei, dal valore di circa 12000 euro, donata da Carmine Lo Sapio, sindaco della città vesuviana, a Gennaro Sangiuliano quando era ministro?” A svelarlo è un documento inedito, firmato dall’allora capo del dicastero della Cultura che sarà mostrato in esclusiva da Alessandro Sortino, nel servizio de “Le Iene” in onda oggi, domenica 27 ottobre, in prima serata, su Italia1. Sul tipo di relazione che c’è stata tra Gennaro Sangiuliano e la consulente mancata del ministero Maria Rosaria Boccia, stanno indagando i Pm di Roma ma – secondo le Iene – ci sarebbe un nuovo fascicolo, che sarebbe stato aperto proprio a proposito della chiave d’oro, sulla cui sorte starebbe indagando anche la Corte dei conti. Inoltre i dipendenti del comune di Pompei sarebbero stati interrogati dai Carabinieri del nucleo investigativo.

“Tutti siamo stati interrogati non solo io. Siamo andati tutti in Procura per il caso Boccia quindi…la procura fa delle indagini a 360 gradi”, racconta infatti un segretario comunale all’inviato. Prima che a Sangiuliano, un oggetto così importante venne consegnato anche al suo predecessore, il ministro Dario Franceschini. Secondo la legge quando un ministro riceve un dono può tenerlo solo se vale meno di 300 euro, altrimenti tale oggetto è da consegnare all’amministrazione pubblica.

Sempre nel servizio delle Iene si racconta che “sembra che Franceschini si sia tenuto la chiave d’oro per tre anni e che l’abbia ridata indietro solo quando, quest’estate, è scoppiato lo scandalo che ha investito l’ex ministro Sangiuliano, visto che pensava ‘fosse una patacca’”. “Ho parlato col gioielliere che mi ha detto che c’era un certificato di garanzia”, gli dice Alessandro Sortino dopo averlo raggiunto a telefono. “Quando andiamo in giro ci danno spesso queste cose qua di premi, cerimonie. – gli risponde Franceschini – Io non l’ho mai più aperta, l’ho portata a casa insieme ad altre pergamene e cose del genere, quando ho letto che quella data a Sangiuliano era di valore l’ho restituita”.

La gioielliera mi ha detto che era impossibile non accorgersene, dice che c’erano i gioielli, gli zaffiri, i rubini, i brillanti, gli fa notare Sortino. “Intanto è difficile immaginare che venga consegnato un oggetto così di valore in un comune che dà un’onorificenza, no? Comunque, morale della favola, non l’ho sospettato minimamente. Quando ho letto la storia di Sangiuliano che aveva ricevuto una chiave di quel valore lì l’ho restituita”, conclude Franceschini. Ma secondo l’orafa che l’ha realizzata che l’oggetto fosse prezioso era evidente. “Se poteva sembrare una patacca? Ma per l’amor di Dio lei mi offende! Era certificata e tutto era scritto. Franceschini pensava fosse una patacca? E io posso pure pensare che lui tiene una laurea finta. La gioielleria Vitiello faceva uscire una patacca? L’ultima di Sangiuliano addirittura l’abbiamo perfezionata con smeraldi, zaffiri e rubini”, dice all’inviato. Anche Sangiuliano, attraverso virgolettati riportati dal quotidiano La Stampa, a settembre, prendendo le distanze dal suo predecessore, faceva sapere: “La chiave sta al ministero protocollata insieme agli altri doni”.

Ma qualche giorno dopo è la Boccia a far nascere il dubbio rispondendo al vicedirettore Federico Monga: “La facesse vedere questa chiave protocollata”. Nel documento esclusivo, firmato di suo pugno e indirizzato al gabinetto del ministero della Cultura, l’ex ministro spiega come starebbero le cose: “Ho ritenuto che tale oggetto, recante le mie iniziali, fosse di un valore di gran lunga inferiore agli euro 300, limite per l’obbligo del conferimento al ministero”. Ma non aveva dichiarato di averla consegnata e protocollata al ministero? Si chiede Sortino. Sangiuliano sostiene che “in realtà, anche lui, come il suo predecessore Franceschini, non si era accorto del valore della chiave, nonostante la sua avesse anche delle pietre preziose incastonate nell’oro. Ciononostante, accertato il valore del dono, Sangiuliano avrebbe dovuto restituirlo”.

Eppure, si legge ancora nel documento da lui redatto: “Non ho la disponibilità dello stesso. …Risulterebbe essere nella disponibilità della signora Boccia Maria Rosaria, residente in Pompei, sulla base di fotografia postata dalla medesima sui social”. E, cosa ancora più importante: “…mi rendo immediatamente pronto a corrispondere la somma prescritta…”, pagare la differenza tra i 300 euro e il valore reale dell’oggetto, versare cioè 11 mila e 700 euro, per un regalo che, oggi, non possiede più. Maria Rosaria Boccia raggiunta da Alessandro Sortino chiede di spegnere la telecamera e va via a bordo della sua auto. Poco dopo diffida il programma dall’ “astenersi dal diffondere servizi che contengano notizie destituite di fondamento, tali da diffondere un messaggio diffamatorio e lesivo dell’onore, del decoro e della reputazione di Boccia Maria Rosaria”. Saranno le nuove inchieste della Procura e della Corte dei conti a fare chiarezza.

Le ricette di Biagio. Che significa “fai marenna a pane e sarachielli…”

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In questa “pagina” parleremo non solo delle vere e proprie ricette, ma da oggi in poi dedicheremo la nostra attenzione anche ai significati metaforici che la lingua napoletana trae dal lessico del cibo e della cucina. Il “modo di dire” indicato nel titolo è un complicato intreccio semantico: per coglierne il senso risultano fondamentali il tono di voce con cui viene pronunciato e l’espressione di chi lo pronuncia.

 

 

I “sarachielli” erano piccole acciughe e minuscoli saraghi che i pescatori napoletani vendevano a poco prezzo e che venivano salati prima di essere consumati. La povertà dei pescatori di Santa Lucia e di Posillipo venne descritta da Carlo T. Dalbono: “essi vivono con l’amo e con il remo in mano”, dimorano “ in una catena di povere abitazioni marinarescheQuelli che van cercando alimento dal minuto pesce e dai molluschi o frutti di mare, che van tastando uno scoglio, cercandovi i granchi o qualche altro abitatore aquoreo della specie, hanno le mani e i pié per tal maniera guasti, gonfi, e quasi ostrutti, che fan pietà solo in mirarli.”. In questo ambiente nacque il “modo di dire” sulla merenda con i “sarachielli”. Ci sono due versioni della frase, una con l’immagine del pane, e l’altra senza. La versione “fai marenna a sarachielli”  ha un senso chiaro: sei in una condizione di assoluta povertà, di totale impotenza, e devi prendere atto del tuo stato. E’ il significato che il “modo di dire” esprime in un canto anonimo  in cui Masaniello  avverte il Viceré che lui ha perso la pazienza e che le cose si mettono male per gli Spagnoli: ..Vicerrè mò fete ‘o ccisto /songo ‘o peggio cammurrista /, io me songo fatto ‘nzisto /,e cu ‘a ‘nziria e Masaniello faie marenna a sarachiello…” ( Viceré, incomincia a puzzare il petrolio con cui riscaldiamo la casa, c’è la minaccia di un incendio, e io sono il più terribile camorrista, e sono risoluto, non torno più indietro, e per l’ostinazione di Masaniello tu non comandi più nulla, sei un povero che tutt’al più può nutrirsi con qualche pesciolino salato. “ ‘O ccisto” non è il cesto, come ho letto da qualche parte, ma è l’insieme di olio e di spirito usato per l’illuminazione delle case che causava incendi anche disastrosi, e qui l’incendio è metafora della rivoluzione; e “’’nzisto” non significa “furbo” , ‘”nziria” non significa rabbia e, se si “traduce” l’ultima frase con “fai merenda mangiando pesce”, non si rende il senso vero dell’accusa che Masaniello rivolge al Viceré, che non si accorge della condizione in cui si trova). Il canto è del secolo XVIII: la presenza della parola “camorrista” induce a pensare che sia stato composto negli ultimi anni del secolo. La parola “pane” conferisce al motto un significato più complesso: il pane si trovava soprattutto sulla tavola dei ricchi: chi ha il pane, ma non ha i mezzi per servirsi come companatico di formaggio o di salumi, e può procurarsi solo i “sarachielli”, fa pensare a uno che crede di essere capace, che crede di essere potente, e invece, alla fine, deve arrendersi al peso dell’incapacità, dell’impotenza, della povertà.  Francesco D’Ascoli sottolineò l’importanza del tono di voce e dell’espressione del volto di chi pronuncia “l’avvertimento” o lo pensa: la voce alta la usa chi vede un parente o un amico impegnarsi in una impresa difficile e pericolosa, ma se il rischio lo corre un estraneo, “l’avvertimento” lo pronunciamo sottovoce o ci limitiamo a pensarlo: e quello che pensiamo lo comunichiamo con lo sguardo o con il movimento delle labbra. Francesco D’Ascoli fece anche notare che “’e sarachielli” “si conservavano sotto sale in grossi barilotti” dopo essere state asciugati al sole.”. Quando si mangiavano, “davano di lì a poco una sete che non si domava facilmente”. Un pasto terribile, da ogni punto di vista. Nei primi anni ’80 del ‘900, a Ottaviano, durante le trattative per formare la nuova amministrazione comunale, una delegazione della DC incontrò i delegati del partito individuato come alleato: tema dell’incontro era la distribuzione degli assessorati. Un membro del comitato degli “alleati” cercò di convincere la DC ad accontentare gli “alleati” che chiedevano con insistenza alcuni assessorati e rovesciò sui presenti un fiume di parole, “diremo”, “faremo”, “abbiamo progettato”, “costruiremo”, ecc.ecc.: a un certo punto il suo capo, uomo di poche parole, lo fermò con uno sguardo e gli ricordò, sillabando, “ con questi qua le chiacchiere non servono: con questi fai marenna a fiche secche e a sarachielli”. Ho raccontato l’aneddoto per ricordare con quanta finezza la lingua napoletana ricava “giochi” metaforici  dal linguaggio del cibo L’immagine delle “fiche secche” rende ancora più efficace quella dei “sarachielli”.