PASSEGGIATA SETTEMBRINA

0

Quando si è in vena, si tollera un po” tutto: le sudicie vetture dei treni, la maleducazione dei passeggeri e anche i finestrini opachi di sporcizia. E la fantasia vola:Di Giovanni Ariola

È fine settembre e all’Istituto Linguistico l’attività ordinaria è sospesa per due giorni per consentire le pulizie autunnali. Il prof. Carlo ha deciso di andare comunque in città per fare una capatina (o, se si preferisce, un salto, insomma eseguire una toccata e fuga, un entrare alla svelta, prendere in prestito un libro e uscire senza fermarsi a respirare, come è aduso, l’aroma inebriante dei libri) alla Biblioteca Nazionale.

Almeno questa è la versione ufficiale comunicata in famiglia per motivare validamente il suo allontanamento da impegni familiari in giorno di vacanza, ma in realtà con l’intento di fare una delle sue passeggiate periodiche da autentico flaneur (un po’ vagabondo e un po’ perdigiorno, ma nello stesso tempo acuto osservatore alla maniera di Baudelaire e di Benjamin) che gli piacciono tanto e che gli sono essenziali per la difesa e la conservazione della sua libertà mentale.

È così caricato, quasi eccitato nel profondo del suo essere, che non gli danno fastidio, come accade di solito ogni giorno, nel suo pendolarismo dal paese dove abita alla città, salendo in una delle vetture della Circumvesuviana, graffitate all’inverosimile (= insudiciate con scritte e disegni dai colori vivaci eseguiti con bombolette spray), né il vociare ad alto volume dei passeggeri che affollano l’atrio, né lo spintone che riceve da un giovanottone sbrindellato e probabilmente ‘fatto’ (= drogato) con la sua immancabile birra brandita con spavalderia oscillante e tremolante, né infine il dover pulire con proprio fazzoletto di carta l’unico posto libero dopo che il fanciullone riccioluto e obeso, stravaccato sul sedile di fronte, si è degnato, previa occhiata mia espressivamente richiedente e occhiata sua insolente e infastidita, di tirar giù le sue zampe corredate da scarpe ginniche maleodoranti.

Guarda, oggi, il prof. Carlo, sereno fuori del finestrino per fortuna aperto e quindi solo a metà opacizzato dalla sporcizia, il paesaggio che in questo periodo è di una amenità pacata dopo i furori estivi con il Vesuvio e il suo fratello maggiore Monte Somma stagliati su un cielo limpido e luminoso. E all’improvviso si sente lievitare dentro una gioia strana e avverte uno sguardo insistente…Finalmente la vede e la riconosce, la sua vecchia amica, seduta al suo fianco…Detto fatto, l’invito a una passeggiata insieme e l’assenso entusiastico…Ora sì che la giornata sarà piacevole e piena di emozioni!

Subito all’uscita dalla stazione, ecco un grande manifesto “BASTA CASTA
– Che rima fulminante! – esclama entusiasta il prof.
– Convengo – interloquisce l’amica – Rende bene lo stato d’animo dei cittadini insofferenti della classe politica, indignati e decisi a scendere in campo, a passare all’azione…
– Io… pensavo piuttosto a una fanciulla che avesse deciso di rinunciare al voto di castità
– Sei in vena di parolare, di scherzare con le parole e con le loro ambiguità caro il mio zuzzurellone o zuzzurullone che dir si voglia…

– È la tua presenza che mi stuzzica…
– E allora che ne dici di un cartello sloganante (= che ostenta uno slogan) nella sala d’attesa di un dietologo: BASTA PASTA
– Esilarante! – esclama il prof. – Ma…cambiamo marciapiede, quel cartello ci dà l’alt con il suo LAVORI IN CORSO.
– Sai che esiste una ONLUS no-profit di volontariato e di solidarietà sociale che si chiama VALORI IN CORSO?
– Delizioso e significativo anagramma… da LAVORI a VALORI. Ma è ora di ammirare il nostro sempre splendido ATTORE S. Carlo…
– Sei quasi patetico con il tuo anagrammare alquanto sempliciotto: attore = teatro…non puoi farcela con me che sono quella che sono…piuttosto goditi l’insegna di quella merceria, che annuncia, credo, la vendita di bottoni pregiati…

– …”SEDOTTI E ABBOTTONATI” – legge divertito il prof. – Espressione che ovviamente è ricavata dal titolo del gustoso libretto di Antonio Romano, “Sedotto e abbottonato- Il gioco della vita in 185 giochi” (Ed. Sperling Paperback, 2004). Che ne dici se proviamo a metagrammare (= passare da una parola ad un’altra cambiando una sola lettera)?
– Volentieri…potremmo passare a SEDOTTE E ABBOTTINATE (=depredate e saccheggiate)…
– riferendoci ad esempio alle tasche degli Italiani…nel momento storico attuale…
– …sei proprio un discolo stamane…ma ecco un’altra insegna interessante, guarda lì… quella “Tavola calda” …

EATALIA? Mi arrendo, non capisco… – confessa un po’ indispettito il prof.
– È un bell’esempio di ibrido linguistico con crasi apparente di carattere fonico…la parola è composta di eat che, come sai, in inglese significa mangiare e si pronunzia « it » e « alia » che è la parola Italia aferesata, ossia con troncamento anomalo iniziale …si mettono insieme i due pezzi così come si pronunziano nelle due lingue e si saldano (crasi), ora leggi…
– ITALIA …ma…
– ma significa tutt’altro, insomma si tratta di un luogo dove si mangia all’italiana
– molto ingegnoso…

– …un atro esempio di crasi è il nome MATERADIO, dato alla ‘festa’ organizzata da Radio 3 a Matera, dal 23 al 25 settembre scorso, in cui si sono avvicendati musica, canti, eventi spettacolari con tante occasioni di incontro e di divertimento ma soprattutto con le parole e le idee che Radio 3 manda in onda ogni giorno…
– …sì, si tratta di una crasi sillabica diversa da quella classica che, come sai, consisteva nel saldare due parole insieme attraverso la fusione della vocale o del dittongo finale di una parola con la vocale o il dittongo iniziale della parola successiva (dal gr. krasis = fusione)…

– …già, come la parola famosa kalokagathia (kalòs kaì agathòs = bello e buono), un sinolo filosofico di alta civiltà… in MATERADIO abbiamo invece la fusione di due sillabe, finale e iniziale, in questo caso identiche, delle due parole Matera e Radio…
– …la crasi classica comunque la troviamo nella nostra lingua in parole come cassintegrato, malinteso, malintenzionato per non parlare di gentiluomo e galantuomo.
È entusiasmante questa manipolazione della lingua che dimostra la effervescenza creativa della nostra gente…
– …anche se spesso l’inventio, ossia la creatività, è sfruttata a fini mercantili, insomma fornisce strumenti pubblicitari al mercato e ai mercanti…

– non me lo dire, l’altro ieri sono stato letteralmente trascinato da alcuni amici scriteriati in un’avventura notturna, una sorta di notte bianca che gli organizzatori hanno intitolata “Notte magica…notte fagica”, insomma, per fare un po’ di rima spicciola una baldoria mangiatoria con la presenza di sedicenti maghi e maghe che leggevano la mano e i tarocchi; pensa ad una decina di sagre (ormai la sagramania dilaga!) distribuite nei vari rioni del centro. In una di queste il titolo “Sagra dei ravioli” è diventata “Saga dei ravioli” con esposizione di grandi quadri che illustravano le imprese epiche della gustosa pietanza lungo la storia di quel rione e perfino un oratorio ha organizzato la “Sagra… sul sagrato”, per la quale un parrocchiano aspirante poeta ha partorito una giaculatoria davvero travolgente “Se vieni alla sagra sul sagrato/ il Signore ti sarà grato”…

– …non si può negare che è una goduria questa euforia fantalinguistica
– Credo che sia venuto il momento di prenderci un caffè – propone il prof. – o… vogliamo deliziarci il palato con uno spumantino in questo Wine Bar (= ’a cantina di una volta, riveduta, ripulita e corretta) anche per complimentarci con il proprietario per la insegna del suo negozio “AL BRILLO PARLANTE”?

S’è fatto tardi e il prof. Carlo ricorda all’improvviso l’urgenza di tornare a casa perché ha un appuntamento al quale non può mancare. Si rivolge alla sua amica per salutarla e …non la trova al suo fianco. Appena si è accorta che il suo amico ha ormai la mente altrove, alle sue faccende routinarie…così come era apparsa, con la stessa fulmineità si è sottratta alla sua vista.
Non per niente questa meravigliosa creatura si chiama Fantasia.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI: DALLE MAFIE AI SISTEMI CRIMINALI

0

L”evoluzione delle organizzazioni criminali con le parole del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta dott. Roberto Scarpinato del 2011.

Esistono numerosi pregiudizi culturali che continuano a dominare l’opinione pubblica e il personale politico di molte nazioni come ha affermato Roberto Scarpinato nel corso della discussione al Parlamento Europeo nel corso di un convegno dal titolo: “Verso una strategia europea per combattere il crimine organizzato transnazionale” tenutosi a Bruxelles nel marzo del 2011.

Scarpinato afferma nel suo discorso che il primo pregiudizio culturale è che la criminalità organizzata, benché costituisca un pericolo di cui tenere conto, è tuttavia costituita da piccole minoranze di individui che operano nei sordidi sottoboschi della malavita, in un mondo separato.
È inoltre diffusa l’errata opinione che le mafie siano un fenomeno che riguarda quei paesi del mondo dove sono storicamente radicate, e che per evitare il pericolo di una diffusione della loro attività criminale in altri paesi, sia sufficiente un’adeguata vigilanza repressiva, migliorando la qualità della cooperazione internazionale tra le autorità giudiziarie e le forze di polizia.

Ma sappiamo, come detto nei precedenti incontri di questa rubrica, che il mondo del crimine transnazionale e il mondo delle persone normali sono due facce della stessa medaglia, anzi si alimentano a vicenda. La selezione evolutiva della specie induce a ritenere che la criminalità organizzata sia destinata a divenire progressivamente la forma criminale stabile e dominante del terzo millennio in tutti i paesi del mondo.

Molto più complessi sono i rapporti e le convergenze di interessi tra mafie e imprese che operano nel mercato legale e che hanno dato vita non solo a rapporti di scambio, ma anche alla nascita di un capitalismo misto, come lo definisce il Procuratore Generale, nato dalla fusione di capitali legali e illegali, che sta divenendo una significativa componente strutturale del capitalismo mondiale.
A questo riguardo, l’esperienza italiana ha messo in luce fenomeni che non riguardano solo l’Italia.
Sino a pochi anni fa, continua Scarpinato, in Italia era diffusa l’errata opinione che il mondo delle imprese fosse vittima, tranne poche eccezioni, della criminalità organizzata che imponeva con la violenza e l’intimidazione il pagamento di tangenti, l’assunzione di manodopera, la concessione di sub appalti.

Gli imprenditori accusati di essere collusi, si difendevano assumendo di essere stati costretti a piegarsi alle richieste della mafia per salvare se stessi e le proprie imprese.
Ma le rivelazioni di tanti ex-mafiosi divenuti collaboratori della giustizia e le prove acquisite mediante lo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno fatto venire alla luce in quest’ultimo ventennio una realtà del mondo imprenditoriale molto più complessa.
Accanto alla categoria delle vittime, esiste anche una moltitudine di imprenditori che ha utilizzato il metodo mafioso per conquistare posizioni di dominio nel mercato.

In particolare, in vari processi riguardanti la mafia siciliana è stato accertato che settori di vertice del mondo imprenditoriale, i cui esponenti hanno spesso rivestito anche ruoli dirigenziali nelle varie organizzazioni sindacali degli imprenditori, hanno utilizzato le loro relazioni politiche e le loro relazioni con la mafia tradizionale per assumere una funzione di regolatori di vasti settori del mercato secondo logiche oligopolistiche. In tali settori hanno formato cartelli di imprese che gestiscono l’intera filiera produttiva.
La direzione dei cartelli, che operano in diverse zone del territorio e nei vari settori merceologici, secondo una ripartizione delle zone di influenza, è assunta da imprenditori che svolgono una funzione di cerniera con il mondo politico e quello mafioso, dettando le regole di ingresso, stabilendo i prezzi, imponendo le condizioni alla manodopera, indicando i fornitori, etc.

Il mix di intimidazione politico – mafiosa ha assicurato a pochi imprenditori posizioni di dominio.
Tali cartelli vengono definiti “Sistemi criminali”, perché sono network illegali complessi dei quali fanno parte soggetti appartenenti a mondi diversi – politici, imprenditori, professionisti, mafiosi tradizionali – i quali comunicano tra loro mediante uomini cerniera.
I vari componenti del sistema criminale svolgono compiti diversi a secondo delle specifiche competenze e delle risorse di cui dispongono. Approfondiremo il tema domenica prossima.

ARGOMENTI CORRELATI

MONDOVISIONI. I DOCUMENTARI DI INTERNAZIONALE ARRIVANO A NAPOLI

Dal 10 al 31 ottobre 2011 al Cinema Academy Astra di Napoli, l”anteprima del IV Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e di AstraDoc – Viaggio nel Cinema del Reale.

Arriva per la prima volta a Napoli la prestigiosa rassegna di film documentari della rivista Internazionale, promossa dalle associazioni Cinema e Diritti ed Arci Movie, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e del Coinor, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura ed al Turismo del Comune di Napoli. Quattro giornate di proiezione – due documentari per ogni serata-, selezionati da Internazionale fra i più interessanti usciti nell’ultimo anno in tutto il mondo.
Il cinema Academy Astra in Via Mezzocannone 109 ospiterà il festival, da Lunedì 10 ottobre alle ore 19.00 e proseguirà fino al 31 ottobre, con 4 appuntamenti accompagnati dalla presenza di autorevoli ospiti, fra cui la Vice-Direttrice di Internazionale Chiara Nielsen e la giornalista Annalisa Camilli.

«Mondovisioni» sarà l’anteprima ufficiale di due importanti iniziative che negli ultimi anni hanno riscosso un notevole consenso in tutta la città di Napoli e nella Provincia, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, la cui quarta edizione si terrà dall’8 al 19 novembre, e la rassegna di Cinema Documentario AstraDoc – Viaggio nel cinema del reale, che partirà a fine novembre.
Mondovisioni offre un’opportunità d’informazione e di riflessione attraverso opere che definiscono un’immagine stratificata di quello che s’intende per attualità, una sovrimpressione di istantanee del presente, ombre del passato, visioni del futuro.

Tra le opere presenti nel programma, Tahrir di Stefano Savona, recente vincitore del SalinaDocFest, che racconta la rivoluzione egiziana della scorsa primavera, Page One: A Year Inside The New York Times, uno sguardo sulla trasformazione del sistema dei media nel momento di maggiore incertezza, quando Internet sta superando la carta stampata come principale fonte di notizie, The Edukators 2.0 che segue gli studenti dell’università di Vienna nella lotta per un sistema educativo e una società più giuste, You Don’t Like The Truth – 4 Days Inside Guantanamo, la dimostrazione della violenza fisica e psicologica a cui sono sottoposti i detenuti del carcere militare più “famoso” al mondo.

I film in programma:
Lunedì 10 ottobre ore 19.00 YOU DON’T LIKE THE TRUTH – 4 DAYS INSIDE GUANTÁNAMO – di Luc Côté e Patricio Henríquez
Ore 21.00 PAGE ONE: A YEAR INSIDE THE NEW YORK TIMES – di Andrew Rossi

Lunedì 17 ottobre ore 19.00 THE EDUKATORS 2.0 – di Doku Working Group
Ore 21.00 TAHRIR – di Stefano Savona

Lunedì 24 ottobre ore 19.00 PROSECUTOR – di Barry Stevens
Ore 21.00 AN AFRICAN ELECTION – di Jarreth Merz e Kevin Merz

Lunedì 31 ottobre ore 19.00 LAST CHAPTER: GOODBYE NICARAGUA – di Peter Torbiörnsson
Ore 21.00 IMPUNITY – di Juan J. Lozano e Hollman Morris
(Fonte Foto: Rete Interent)

NON CI SI PUÃ’ DIMETTERE PER “CAUSA ALUNNO DIFFICILE”

Il caso di questa domenica porta in evidenza che i docenti devono armarsi di pazienza e tolleranza per gestire gli alunni difficili, e che di questi deve farsi carico l”intera scuola.

Il caso
Un docente, dipendente del Conservatorio della SS. Annunziata in qualità di docente di lingua italiana, si era dimesso a causa della condotta di uno studente, fonte di turbativa delle lezioni scolastiche ed anche fonte di pericolo per sé e per gli altri e aveva chiesto all’Istituto l’indennità di preavviso per giusta causa.

La questione viene portata in Cassazione.
In particolare, il docente in sede di giudizio sostiene la violazione dell’art. 2087 c.c., ravvisabile nel comportamento dell’Istituto, il quale fa carico al datore di lavoro di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità del dipendente, introducendo un dovere che trova fonte immediata e diretta nel rapporto di lavoro e la cui inosservanza, ove sia stata causa di danno, può essere fatta valere con azione risarcitoria (Cass. 7 novembre 2007 n. 23162), ovvero – come nella specie – può connotare le rassegnate dimissioni del requisito della giusta causa.

Invero, la Corte fiorentina, ha espresso il suo dissenso, spiegandone le ragioni, da collocarsi nello specifico contesto in cui si era svolta la vicenda in esame, nel cui ambito andava preliminarmente evidenziato come una classe di prima media – ove confluivano 25-30 alunni di 10-11 anni con alle spalle percorsi scolastici nella scuola elementare assai disomogenei – fosse davvero un «coacervo» di pulsioni pre-adolescenziali che certamente metteva a «dura prova», da un punto di vista disciplinare prima ancora che pedagogico, il corpo insegnante.

Proprio per questo – ha ancora osservato la Corte territoriale – nel «bagaglio professionale» di ciascun docente di scuola media (soprattutto con riferimento alle problematiche disciplinari indotte dagli alunni della prima classe, spesso non ancora ben «inquadrati» al termine della scuola primaria) non potevano mancare doti di pazienza e tolleranza, oltre a specifiche conoscenze psicopedagogiche dell’età evolutiva, essendo, uno dei compiti dell’istituzione scolastica e del suo corpo docente, quello di assicurare, nella prima fase di «approccio» degli alunni alla nuova realtà in cui sono inseriti, oltre agli aspetti strettamente didattici, anche un graduale inserimento ed un crescente conformarsi dei comportamenti agli standard minimi necessari per un proficuo lavoro di apprendimento.

Pertanto, pur costituendo l’alunno un «caso difficile» – trattandosi di un ragazzo, che aveva vissuto i primi cinque anni di vita in una favela brasiliana in condizioni ambientali di disagio e di abbandono, la scuola ed il corpo docente ritennero di assumere un atteggiamento «soft», volto da un lato a contenere gli eccessi dell’alunno e dall’altro lato ad assicurare il regolare svolgimento delle lezioni.
La Corte, pertanto, non ravvisa le violazioni dell’art. 2087cc, dedotte dal docente che si era dimesso, perché il corpo docente, ovvero ”la scuola” aveva scelto ed adottato un percorso volto ad integrare l’alunno, anche con l’aiuto di una psicologa.

La Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n.1988/2008, con la motivazione summenzionata, ribadisce due requisiti che un docente deve avere: tolleranza e pazienza. Inoltre nel caso di alunni “difficili” è la scuola tutta che deve farsi carico del problema e non solo il singolo insegnante cui è affidato l’alunno.

LA RUBRICA

OTTAVIANO. IL MICIDIALE GIOCO DELLE (TRE) CARTE

Il focus sull”Ente Parco rilancia un interrogativo: A chi serve un Parco che non decide? Anche sulla gestione di Palazzo Medici l”impressione è che il Presidente Leone non conosca le carte. O gliele nascondono. Di Carmine CimminoUna mousse di fragole e zucchine, di fragole e cucuzzielli: solo a dirlo si allappano i denti, si inacidisce la bocca, si aggricciano nervi e tendini. Chi farebbe ‘no ‘nguacchio così repellente? L’ha fatto Gianfranco Vissani, e ne ha pubblicato anche la ricetta (su un Venerdì di Repubblica agostano).

Vi do l’elenco degli ingredienti: oltre alle fragole e alle zucchine, basilico, zucchero, fogli di colla di pesce, panna, cioccolato gianduia, uova. E, infine, e, soprattutto, una “punta“ di liquirizia e granella di nocciole. Vissani applica alla sua cucina una regola che Grimod de la Reynière trasse dai filosofi greci: tutto si tiene, tutti gli elementi, anche quelli divisi dall’antagonismo più radicale, la vita e la morte, il giorno e la notte, l’acqua e il fuoco, le fragole e ‘e cucuzzielli possono trovare un accordo, a condizione che ci sia un “principio“ capace di coordinali, e di cavar fuori dalla contrapposizione l’armonia del bene, del bello e del gusto.

In quella terribile mousse Vissani affida questo compito “cosmico“ alla liquirizia e alla granella delle miracolose nocciole. Alla necessità fisica e metafisica della liquirizia e della granella mi fa pensare il dibattito sull’Ente Parco e sulla corsa che non è stata corsa. Di questa corsa non parlerò più, dell’Ente Parco, deis iuvantibus, parlerò ancora, anche perché la questione della corsa annullata ha proposto nuove questioni, e ha riproposto questioni antiche, che aspettano ancora una risposta.

Su un “foglio“ che si pubblica a Ottaviano e che è andato sotto i torchi prima del mio articolo Una sola domanda al Presidente del Parco (1-10-011) il prof. Ugo Leone rivela: la lettera ufficiale con cui la Rombo Team chiedeva l’autorizzazione della gara lui non l’ha vista, perché nella settimana cruciale non ha potuto recarsi in ufficio. L’aveva già scritto a me, rispondendo alla mia domanda. Ora, noi sappiamo che il funzionario che funziona anche da Direttore Generale dell’ Ente Parco non può bandire gare d’appalto: e va bene: ma questa lettera della Rombo Team, assunta al protocollo dell’ Ente il 2 settembre, l’ ha letta ? Era indirizzata all’ Ente, e riguardava competenze dell’Ente, e il Presidente era assente. Se l’ha letta, perché non ha risposto subito? Non è autorizzato a rispondere? Non ha letto la lettera?

Il prof. Ugo Leone ammetterà che bisogna rivedere qualcosa nella catena delle funzioni decisionali dell’Ente. Se poi è scritto nelle carte che l’Ente deve muoversi proprio come si è mosso nella circostanza, prima chiedo scusa a tutti, e poi mi chiedo, ancora una volta, a chi serve un Ente così strutturato. Cercherò di capirlo. Il caso maligno si è veramente divertito, nel canaio. Il sindaco di Ottaviano, che dedica una meticolosa attenzione alla regolarità delle carte, stavolta si è mosso prima che arrivasse la carta più importante: l’autorizzazione dell’Ente Parco, timbrata, firmata e protocollata. Il gioco delle carte è micidiale, già quando sono solo tre, le carte: figuriamoci quando sono trentatré. La via del silenzio-assenso è praticabile solo nel “passo a due“.

E ora parliamo della gestione del Palazzo Medici. Il sindaco di Ottaviano nelle relazioni programmatiche ha parlato ampiamente della “vocazione turistica“ della città. Egli ha detto che per realizzare questa vocazione c’è una sola strada, reale e metaforica: la strada della Montagna. E la porta reale e metaforica di questa strada è il Palazzo Medici. Sulla gestione del Palazzo il prof..Leone, confortato, se non ricordo male, dall’assenso di un impiegato del Parco, dichiarò: “A tutt’oggi, non c’è un protocollo d’intesa, approvato dal Comune e dall’Ente, che definisca procedure, responsabilità e oneri di spesa per chi, Associazione o gruppo di cittadini, voglia organizzare manifestazioni nelle strutture dell’ edificio. Ci sono delle bozze di concordato, proposte dall’ Ente: si aspetta la risposta dell’ Amministrazione Comunale”.

Signor Presidente, se, come temo, le bozze proposte dall’ Ente sono quelle trasmesse con una sua lettera dell’8 luglio 2010, la risposta del Sindaco c’è: le è stata inviata il 6 agosto 2010 (n.p. 1324 del Gabinetto del Sindaco): il protocollo dell’Ente Parco ne registra l’ingresso il 9 agosto 2010 (n.3549). A dire del Sindaco, che mi ha dato le copie, non ci sono lettere, e nemmeno messaggi, e nemmeno messaggini, in data successiva. Il Sindaco respinge le proposte del Parco con insospettata durezza. Cito per i lettori solo alcuni passi, che danno l’idea dello stato delle cose:

“… il piano sottostante del Castello ed i giardini antistanti e laterali versano in stato di completo abbandono e gli stessi non sono stati resi fruibili al pubblico in modo continuativo, in violazione dell’art.6 del contratto, per tacere del vivaio didattico mai realizzato; la manutenzione dei locali prevista dall’art. 7 del contratto è fortemente carente; non risulta che codesto Ente abbia attivato una attività di custodia e vigilanza di tutto il complesso, obbligo comunque previsto dal contratto… Caro Presidente, lo spirito con il quale Ia cittadinanza di Ottaviano, per il tramite del Consiglio Comunale, ha inteso concedere il Castello Mediceo all’Ente Parco è stato completamente disatteso in questi anni”. Il prof. Ugo Leone, la cui gentilezza sa di Napoli antica, ci darà lumi anche su questa vicenda, che, per la natura del tema trattato, è sconcertante quanto la storia della corsa non corsa.

Ma anche l’ Amministrazione tace, dall’ agosto del 2010. Ho saputo, ma non posso rivelare la fonte, che è in corso tra l’ Ente Parco e l’Amministrazione una prova di resistenza: vince chi resta in silenzio più a lungo: tra l’altro, è una gara che non inquina. È stato disposto che, per evitare reclami e ricorsi, gli assessori, se proprio devono parlare, parlino solo con i manifesti. E, ovviamente, con i fatti. Ma non ho il diritto di parlare degli assessori del Comune di Ottaviano: non li conosco tutti, e sono colpevolmente incapace di raccapezzare notizie precise sulla distribuzione delle deleghe, in particolare della delega allo Spettacolo, che forse è stata “spezzettata”. Infatti, almeno tre assessori hanno organizzato, negli ultimi mesi, spettacoli di musica e di cabaret.

Una settimana fa, leggendo per caso un manifesto, ho scoperto che l’assessore al Personale è anche assessore alla Cultura. Devo riconoscere che l’idea romantico-crepuscolare di abbinare il doveroso omaggio a tutti i nonni con il saluto all’ estate che se ne va è stata veramente originale. E finalmente ho capito perché questa estate è durata tanto: non se ne sarebbe andata, senza i saluti dell’ assessore.

La sera del 29 settembre, giorno sacro al Patrono della città, gli Ottajanesi affollarono la Chiesa di San Michele. Qualcuno notò che l’ Amministrazione era assente. E cercò di innescare la polemica. Non ci riuscì. Tutti gli Ottajanesi sanno che non esiste la delega al culto di San Michele. Dicono i “corvi“ e le malelingue che è imminente il rimpasto della Giunta. A me questa Giunta piace. Costringe i cittadini a pensare, alimenta il dibattito e la riflessione, spinge perfino il Pd a prendere la parola in consiglio comunale, è amata dall’opposizione, suscita il piacere dello stupore, innesca la curiosità dell’attesa, vedimmo che so’ capaci ‘e fa’, addò’ vonno arriva’: questa Giunta ci consente di capire quanto sia bello vivere, oggi, a Ottaviano.

Insomma, è una Giunta che fa cultura, che vola alto, che dà l’indirizzo, che non si lascia impigliare dalla opprimente routine di questioni marginali, il colore delle zone del piano regolatore, per esempio, o l’onomastica delle ditte della N.U. La cura di queste quisquilie e di consimili pinzillacchere gli assessori le lasciano a consiglieri comunali di buona volontà, perché si facciano le ossa. Si chiama lavoro di squadra: o anche lavoro di concerto. Ma se rimpasto ci sarà, ne vedremo delle belle. Si sottintende la parola cose. Ovviamente.
(Quadro: Alberto Savinio, “Scalare il cielo”, 1929)

ARTICOLO CORRELATO

AL VIA LA VII GIORNATA DEL CONTEMPORANEO AMACI

0

Per la giornata nazionale del contemporaneo, si entra gratis in musei, gallerie e nei vari spazi dedicati all”arte contemporanea disseminati in tutta la Campania. Mostre, eventi e conferenze.

AMACI è l’acronimo di Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea, un progetto innovativo e propositivo rispetto al tessuto culturale nostrano, che si propone di patrocinare l’affiliazione al gruppo di un maggior numero di iscritti così da cementare una “vera cultura istituzionale dell’arte moderna e contemporanea nel nostro Paese”. L’associazione è promotrice della Giornata del contemporaneo, quest’anno giunta alla settima edizione e che questo weekend terrà le porte aperte gratuitamente, in ogni angolo del paese, di oltre mille tra musei, gallerie e spazi dedicati all’arte contemporanea.

Una proposta che regge grazie allo sforzo degli associati e sostenuta dalla direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee – Ministero per i Beni e le Attività Culturali- in cui verrà data vita ad una fucina di idee e che prevede incontri con artisti, mostre, conferenze ma anche laboratori didattici dove ciascun evento risulta all’insegna di una compartecipazione attiva e interattiva da parte del visitatore, non semplice voyeur, ma, appunto, protagonista in azione sul set dell’arte contemporanea. Anche quest’anno procede con successo l’iniziativa di Amaci di adottare per ogni edizione della Giornata un artista italiano di fama internazionale.

Quest’ anno è toccato al campione dell’arte povera Giulio Paolini, ideatore dell’immagine guida dell’evento dove emergono alcuni punti cardini della sua poetica come “un’architettura simbolica, una prospettiva aulica, una cornice d’oro che ne racchiude ed evidenzia il punto di fuga, una figura di spalle” (foto). Ovviamente la Campania gioca un ruolo da protagonista con una serie di attività che si estendono dalle gallerie ai musei dei capoluoghi provinciali a realtà urbane più piccole ma altrettanto laboriose e produttive.

“Spazio Utopia contemporary art” a Salerno presenta “In-situazione… nell’unità d’Italia”, una mostra nata con l’intento di sottolineare il rapporto attivo tra un gruppo di artisti che vivono e lavorano tra la Campania e la Basilicata, “per una sorta di messa a punto sulla propria attività, caratterizzata dalla interdisciplinarietà dei mezzi espressivi, nei 150 anni di unità nazionale”. Sempre a Salerno alla fondazione Filiberto Menna si terrà un dibattito critico che “attraverso un palinsesto di video scelti da critici e curatori di ultima generazione, intende riflettere sul rapporto complesso tra l’arte e l’abitare raccontando di tre città italiane [Bologna, Genova, Napoli, ndr.], del loro paesaggio e della loro storia, sociale e antropologica”.

La galleria Primo Piano di via Foria a Napoli ospita “Karen Stuke, Opera Obscura” a cura di Antonio Maiorino, quindici opere fotografiche dell’artista tedesca, lavori che si concentrano sulla passione dell’artista, le opere teatrali, la cui anima viene immortalata attraverso la camera a foro stenopeico con pochi, poetici scatti d’autore. Napoli, città da sempre attenta allo sviluppo e alla promozione dei giovani artisti contemporanei, la fa da padrona nel panorama regionale e nel calendario di eventi organizzati per la Giornata del contemporaneo; Ankeos Gallery presenta “ La stanza dei ricordi” – con una performance dell’artista milanese Giovanna Torresin.

Nella sua casa-atelier , “Antonio Borrelli, scultore micro-mega” si auto-presenta in una personale che ripercorre il lavoro di una vita al servizio dell’arte “scandita dall’insegnamento all’Accademia delle Belle Arti di Napoli e dalla ricerca artistica che volge, sul finire degli anni ’70, verso modalità astratto-geometriche”. Ancora la città partenopea, al Lanificio di piazza de Nicola, vede “L’apparenza ambigua. Pippa Bacca, Pina Inferrera, Luisa Mazza” a cura di Giorgio Bonomi, critico di fiducia che accompagna le tra artiste presentate in tutte le loro differenze ma il cui lavoro ha come trait d’union “quel margine indefinibile che separa la realtà dall’apparenza, la verità dall’opinione”.

La VII Giornata del Contemporaneo si presenta, insomma, con un biglietto da visita di tutto rispetto, sciorinando un programma intenso e variegato, capace di soddisfare anche i gusti dello spettatore più critico.

ARGOMENTI CORRELATI

DREAM HOUSE

Lasciati il lavoro e la città, uno scrittore decide di vivere con la propria famiglia nella tranquillità della provincia. La nuova casa, però, con il suo passato tragico, minaccia la loro quiete.

La vicina che sembra sapere qualcosa, la casa teatro di una tragedia passata, uomini che appaiano dietro i vetri delle finestre… I film di genere, si sa, giocano con i clichè e questo Dream House – thriller con qualche passaggio metafisico – non si tira indietro. Il regista attinge a piene mani dal registro classico, strutturando la sua opera intorno ad una serie di elementi di sceneggiatura ben radicati nella tradizione.

Il plot non dice nulla di innovativo. Una famiglia va a vivere in una casa dove – lo si scoprirà in fretta – in passato un’altra famiglia è stata sterminata. Piccoli segnali inquietanti vengono lasciati nella prima parte del film, fino al culmine causato dall’apparizione di un uomo che sembra perseguitare i protagonisti. I cliché, dicevamo. Tolto l’effetto sorpresa e con uno sviluppo piatto che quasi elimina l’ansia, diventa difficile lasciarsi coinvolgere, anche solo in una dimensione di puro intrattenimento. Il clichè va gestito, modellato, annunciato per essere disatteso e poi ripresentato sotto forme diverse. Ci vogliono molta furbizia e un briciolo di inventiva per far sì che la solita minestra sembri qualcosa di nuovo e tenga incollati allo schermo.

Non è un bene, pertanto, che lo spettatore con un po’ di film di questo tipo alle spalle veda – dopo un’oretta scarsa – confermata la sua principale supposizione sullo sviluppo della trama. Ma la scelta del timing ha un effetto paradossale. Il “colpo di scena”, infatti, arriva troppo presto rispetto ad un ipotetico finale, anche se, come si è detto, risulta talmente prevedibile che sembra quasi arrivare in ritardo. Il risultato, curioso, è che rimangono altri quaranta minuti durante i quali non si capisce la direzione che il film può prendere. Voluto o no, questo effetto di disorientamento provocato dalla sorpresa svelata con troppo anticipo riesce a movimentare un film che, fino a quel momento, procedeva senza sussulti e particolare merito sui binari della banalità.

Davanti allo spettatore, almeno nella parte centrale, si aprono una serie di possibilità narrative che riescono a riportare un clima di tensione assente dalla prima metà e fondamentale per far funzionare un’opera del genere. Arrivano gli interrogativi, i dubbi, gli scenari differenti e il ritmo ne guadagna. Purtroppo, la risoluzione finale riporta tutto nella mediocrità. La sceneggiatura ricorre ad una spiegazione un po’ approssimativa che, pur essendo molto semplice, viene introdotta nell’intreccio in modo così improvviso e macchinoso da lasciare lo spettatore abbastanza freddo al riguardo. La dimensione intima del triangolo tra i tre personaggi principali (Craig-Watts-Weisz), capace di dare a tratti intensità e coinvolgimento emotivo, si perde improvvisamente in una svolta che si allarga ad eventi fino ad allora totalmente marginali.

Quel piccolo intervallo di tensione causato dal non sapere la direzione del film, così, viene clamorosamente tradito dal ritorno su temi classici che hanno però la colpa di inserirsi in modo forzato con quanto mostrato fino a quel momento. Il risultato è un film modesto strutturato molto male. I pochi (e prevedibili) colpi di scena sono mal congeniati. La regia – l’unica in grado di creare pathos quando la trama naviga in acque ultraconosciute e i personaggi sono dei semplici veicoli narrativi senza pretese d’approfondimento – procede senza il minimo guizzo, anzi, mostrandosi anche un po’ confusa nelle scene d’azione conclusive. Il finale, al netto di un paio di derive “mistiche”, ripiega sulla spiegazione più banale possibile, con l’aggravante di affidarla a dinamiche e personaggi toccati poco e male durante il resto del film.

Dream House non “intrattiene” perchè la sua prevedibilità (difetto di molti film del genere) non viene bilanciata da un ritmo e una regia capaci, comunque, di alimentare l’attesa e la tensione. I tre protagonisti (buona la prova della Weisz, modeste quelle di Craig e Watts) girano a vuoto alla ricerca di un colpo ad effetto che, in una trama esile esile e retta da una mano mediocre, non arriverà mai.
(Fonte foto: Rete Internet)

Regia di Jim Sheridan, con Daniel Craig, Naomi Watts, Rachel Weisz
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: prossimamente
Voto 4/10

LA RUBRICA

POMIGLIANO. “LA POLITICA HA BISOGNO DI UN RITORNO ALLA LEGALITÁ E ALLA MORALITÁ”

0

C”è bisogno di maggiore cura nella scelta di chi si impegna per il bene comune. Non basta prendere voti o consensi, quasi sempre clientelari. Sono fondamentali “la competenza e la moralità”, di donsturziana memoria. Di Don Aniello Tortora

Ha destato molta impressione a Pomigliano d’Arco l’arresto (oggi ai domiciliari) dell’Assessore all’Ambiente e di un consigliere dell’attuale Amministrazione, colti in flagranza di reato. Per la città delle fabbriche l’ennesimo drammatico colpo. Dopo i gravissimi problemi dei lavoratori legati alla crisi di Fiat ed Alenia, ci mancava pure la corruzione della politica locale. Non tocca in nessun modo a noi dare un giudizio di merito sulle persone. Anche la chiesa condanna l’errore ma non l’errante. Come cristiani dobbiamo credere nella conversione dei cuori.

Abbiamo massima fiducia nella Magistratura che farà il suo corso. L’episodio, tuttavia, di per sé gravissimo, merita una profonda riflessione da parte di tutti.
Venti anni fa i vescovi italiani ci donavano un documento storico, profetico ed attualissimo, ancora oggi, "Educare alla legalità", presentato il 4 ottobre 1991 dalla Commissione ecclesiale Giustizia e Pace. Così cominciava:

“La legalità, ossia il rispetto e la pratica delle leggi, costituisce una condizione fondamentale perché vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini”. Anticipando la stagione di tangentopoli, il documento affrontava, inoltre, il problema dell’evasione fiscale (chi non paga le tasse “si ribella” all’autorità che viene da Dio) passando, poi, alla denuncia della “criminalità dei colletti bianchi”. Confutava, ancora, l’abuso dei condoni perché “favorisce nei cittadini l’opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato” e che “la furbizia viene sempre premiata”. Richiamavano, inoltre i vescovi in quel documento, anche la mancanza di “mobilitazione delle coscienze” contro il crimine, “la rincorsa al «bene-avere» che “spesso ha oscurato l’esigenza del «bene-essere»”.

Temi di un’attualità disarmante. E ancora: “Non vi è solo paura, ma spesso anche omertà; non si dà solo disimpegno, ma anche collusione; non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere. Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del gruppo criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il "comparaggio" politico o criminale che il rispetto della legge e delle propria dignità”.
Il richiamo fatto dal cardinale Bagnasco la settimana scorsa sulla “questione morale”, era già stato sottolineato dai vescovi i quali con forza mettevano in risalto anche “come necessario presupposto un rinnovato sviluppo dell’etica della socialità e della solidarietà”.

I valori della legalità, della solidarietà, della giustizia e della carità, valori definiti oggi “non-negoziabili” erano affermati con coraggio profetico già in quel documento del 1991. “La legalità – si leggeva nelle conclusioni – è una forma particolare della giustizia. E questa, a sua volta, nasce e fiorisce sul riconoscimento della dignità personale di ogni uomo e quindi dei suoi diritti e dei suoi doveri e sul riconoscimento dell’essenziale dimensione sociale della persona. Per questo – ricordava ancora il documento – la giustizia e la legalità, colte nelle loro radici profonde, scaturiscono dalla moralità”. L’intera società, ma particolarmente il mondo della politica, ha bisogno di un ritorno alla legalità e alla moralità.

C’è bisogno di maggiore cura e attenzione nella scelta di chi, anche nelle locali Amministrazioni, si impegna per il bene comune. Non basta prendere voti o consensi, quasi sempre clientelari, per accedere ad un assessorato o ad una carica pubblica. Mi auguro proprio che sia stato fatto definitivamente il funerale al Codice-Cencelli. Per mettersi al servizio dei cittadini sono sempre fondamentali “ la competenza e la moralità”, di donsturziana memoria.

Gli affaristi, gli arrivisti, gli scansafatiche, gli oziosi, i gaudenti, i truffatori, i camorristi, le veline, gli indagati, e altro genere di queste persone, non possono e non devono nel modo più assoluto avvicinarsi o essere introdotti alla politica. Men che mai diventare ministri, Presidenti di regioni, province, Sindaci o Assessori. Anche noi, come società civile, dobbiamo fare un esame di coscienza: essere più attenti, esercitando una “cittadinanza responsabile” per scongiurare questi fenomeni malavitosi, che allontanano sempre di più il paese legale dal paese reale.

La chiesa, come sempre, darà la sua testimonianza e il suo contributo per richiamare tutti alle legalità, alla solidarietà, alla trasparenza, alla moralità.
(Foto: Piazza Primavera. Fonte: Wikipedia)

LA RUBRICA

“FALSA BENEFICENZA” E REATI DI TRUFFA

0

In giro c”è gente senza scrupoli, è meglio che si sappia. Come quella di cui raccontiamo nell”articolo, che ha raggirato persone serie e sensibili impegnate a dare una mano ai più bisognosi. Di Simona Carandente

Raccolta fondi, serate di beneficenza, richieste di contributi a scopo benefico: quanti di noi si trovano, più o meno quotidianamente, a doversi fronteggiare con l’enorme matassa di richieste di denaro, provenienti da più fonti, finalizzate ad aiutare persone bisognose e non in grado di provvedere neanche alle più elementari esigenze di salute? Non è assolutamente semplice, difatti, capire in quali mani affidare il proprio denaro, nella certezza che vada effettivamente a destinazione, senza che persone senza scrupoli se ne approprino, vanificando così gli sforzi degli offerenti e raggirando, di fatto, gli ignari beneficiari.

In tempi recenti, una coppia di coniugi si è rivolta all’avvocato: i due, fondatori e sostenitori di un’associazione di beneficenza molto nota sul territorio campano, erano stati contattati da una società organizzatrice di eventi. Quest’ultima, evidentemente sensibile a dinamiche di natura filantropica, aveva pensato di indire una cena di beneficenza, con tanto di personaggi famosi rigorosamente partenopei, il cui ricavato sarebbe stato destinato, per intero, proprio all’associazione. Sia sui biglietti della manifestazione che sulle locandine della stessa, sparse copiosamente in tutta la città, campeggiava a chiare lettere l’intento di devolvere l’intero ricavato in beneficenza, rafforzando pertanto in chi leggeva il convincimento della buona fede dell’iniziativa.

Tuttavia, al momento della resa dei conti, i coniugi ebbero un’amara sorpresa: a serata conclusa e con un grosso numero di biglietto venduto, con il pretesto di dover affrontare spese non previste, quale il fitto della sala e la corresponsione di emolumenti agli ospiti famosi, la società organizzatrice si era di fatto tirata indietro, adducendo di non essere in grado di poter devolvere all’associazione no profit neanche un euro. Un caso del genere concretizza, senza ombra di dubbio, il reato di cui all’art. 640 c.p., ovvero quello di truffa, che si realizza quando chiunque, con artifici e raggiri, inducendo taluno in errore, si procuri un ingiusto profitto con altrui danno.

La società organizzatrice, difatti, ha in sostanza utilizzato il buon nome dell’associazione, oltre che il forte richiamo dello scopo benefico, per far cadere in errore gli ignari malcapitati, facendo loro credere che il loro denaro servisse a nobili scopi di natura sociale e filantropica, come del resto espresso a caratteri cubitali, esponendoli peraltro i responsabili dell’associazione a dover dar conto del tutto anche di fronte agli altri organi sociali.
Ai due coniugi, pertanto, non resterà che adire l’autorità giudiziaria, presentando apposito atto di querela, procedendo al contempo alla rettifica degli intenti manifestati sulle locandine e sui biglietti, in un’ ottica di estrema correttezza nei confronti degli ignoti benefattori.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA 

A CAPODIMONTE LA MOSTRA SU RIBERA, LO SPAGNOLO CHE PORTÃ’ IL BAROCCO A NAPOLI

0

Fino all”8 gennaio il Museo di Capodimonte ospita i capolavori giovanili di Jusepe de Ribera. La mostra, tenutasi al Prado di Madrid in primavera, arriva finalmente nella patria adottiva del maestro.

Giulio Carlo Argan scriveva: “poesia e realismo, lirismo e commedia, ispirazione colta e ispirazione popolare rimangono i temi, talvolta intrecciati, della pittura napoletana del Seicento”. Il Barocco è senza dubbio uno dei momenti artistici più felici, se non il più felice, della storia dell’arte napoletana. Delle scuole pittoriche del tempo quella di Napoli è, dopo Roma, sicuramente la più importante.

Eppure non sarebbe potuto esistere il Barocco napoletano senza il contributo di due grandi artisti di fama internazionale: Caravaggio e Ribera. Il primo è il genio rivoluzionario e folle che in pochi anni cambiò radicalmente il modo di fare arte; il secondo è uno dei suoi più importanti seguaci, uno dei primi “caravaggeschi”, come poi si dirà di tanti artisti del tempo. Entrambi sono a Napoli nei primi decenni del XVII secolo, ma dopo il breve soggiorno di Caravaggio in città, fondamentale per la formazione di molti artisti locali, è Jusepe, o Josè, de Ribera il protagonista assoluto del panorama artistico napoletano della prima metà del Seicento. Nato nel 1591 presso Valencia, “lo spagnoletto” (così Ribera viene detto per le sue origini iberiche e per la sua bassa statura) si trasferisce giovanissimo in Italia. Tra il 1609 e il 1611 è a Parma, poi a Roma e infine, nel 1616, a Napoli.

Ammira il gioco di luci e il realismo di Caravaggio e decide di seguirne l’esempio. Appoggiato e apprezzato dalla corte spagnola dei viceré di Napoli, Ribera si stabilisce definitivamente nella città partenopea. Sposa Caterina, la figlia del pittore Giovanni Bernardino Azzolino, e in pochi anni accresce la sua fama. Ama Napoli e Napoli lo ama. Nelle sue opere, dai tratti chiaramente caravaggeschi, la luce modella i corpi di figure straordinariamente realistiche. Eppure, a differenza di quello del Merisi, il verismo di Jusepe de Ribera non ha come scopo la pura imitazione della realtà. La sua ricerca, tutt’altro che “classica”, mira piuttosto a impressionare, a colpire, secondo una prassi che sarà poi tipicamente barocca.

Ben presto, infatti, il grottesco, il deforme, l’orrendo diverranno il vero soggetto delle opere del maestro valenzano. Nei dipinti del Ribera, scrive ancora l’Argan, “i filosofi antichi sono raffigurati come straccioni e vagabondi” mentre “gli apostoli sono vecchi dalla pelle flaccida e grinzosa”. Una pittura, per dirla in breve, in cui la realtà agghiacciante e stupefacente dei soggetti ritratti sbalordisce e incanta, di modo che le immagini dipinte possano rimanere indelebili nella mente di chi guarda. È ciò che accade, ad esempio, ammirando il “Sileno ebbro” (foto), oggi parte della collezione permanente del Museo di Capodimonte. Nel dipinto del Ribera emerge con forza la figura del Sileno disteso al centro della tela, il cui corpo, nudo e paffuto, cosa rara nella pittura italiana ed internazionale, definito con estremo realismo, sorprende e meraviglia lo spettatore tanto da restare a lungo, come ricordo, nella sua memoria.

Reale e irreale, fisica e metafisica, sembrano dunque convivere nell’arte di un maestro, “lo spagnoletto”, che portò il Barocco (nel suo significato letterale di «stravagante, bizzarro») a Napoli, e che, con Caravaggio, inaugurò in città un’ineguagliabile stagione artistica. A Napoli il Ribera vi visse trentasei anni. Alla sua morte le sue spoglie furono sepolte, secondo i documenti e le fonti, nella Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina. Oggi, purtroppo, il sepolcro dell’artista è andato perduto. Attraverso quaranta dipinti la mostra ripercorre una parte importante della sua vita: gli anni giovanili in Italia. L’evento, che non a caso s’intitola «Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli 1608-1624», è stato realizzato per riunire le opere realizzate dall’artista nei primissimi anni in Italia, a Roma, a Napoli e soprattutto a Parma.

Queste ultime, credute perdute, sono state recentemente individuate in un folto gruppo di dipinti che Roberto Longhi aveva attribuito a un pittore di origine francese attivo a Roma in area caravaggesca e che gli studi di Gianni Papi hanno ricondotto, invece, ad un giovanissimo Ribera. Rispetto alla mostra di Madrid, quella di Napoli si arricchisce di ulteriori opere che contribuiscono ad amplificare la già ricca produzione del maestro valenzano. Un pittore “nel segno di Caravaggio”, un “pittore della luce”, il cui senso inquietante e drammatico che traspare dal realismo delle sue opere ispirò Lord Byron che di lui disse: “intingeva i pennelli nel sangue dei santi”.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA