L”evoluzione delle organizzazioni criminali con le parole del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta dott. Roberto Scarpinato del 2011.
Esistono numerosi pregiudizi culturali che continuano a dominare l’opinione pubblica e il personale politico di molte nazioni come ha affermato Roberto Scarpinato nel corso della discussione al Parlamento Europeo nel corso di un convegno dal titolo: “Verso una strategia europea per combattere il crimine organizzato transnazionale” tenutosi a Bruxelles nel marzo del 2011.
Scarpinato afferma nel suo discorso che il primo pregiudizio culturale è che la criminalità organizzata, benché costituisca un pericolo di cui tenere conto, è tuttavia costituita da piccole minoranze di individui che operano nei sordidi sottoboschi della malavita, in un mondo separato.
È inoltre diffusa l’errata opinione che le mafie siano un fenomeno che riguarda quei paesi del mondo dove sono storicamente radicate, e che per evitare il pericolo di una diffusione della loro attività criminale in altri paesi, sia sufficiente un’adeguata vigilanza repressiva, migliorando la qualità della cooperazione internazionale tra le autorità giudiziarie e le forze di polizia.
Ma sappiamo, come detto nei precedenti incontri di questa rubrica, che il mondo del crimine transnazionale e il mondo delle persone normali sono due facce della stessa medaglia, anzi si alimentano a vicenda. La selezione evolutiva della specie induce a ritenere che la criminalità organizzata sia destinata a divenire progressivamente la forma criminale stabile e dominante del terzo millennio in tutti i paesi del mondo.
Molto più complessi sono i rapporti e le convergenze di interessi tra mafie e imprese che operano nel mercato legale e che hanno dato vita non solo a rapporti di scambio, ma anche alla nascita di un capitalismo misto, come lo definisce il Procuratore Generale, nato dalla fusione di capitali legali e illegali, che sta divenendo una significativa componente strutturale del capitalismo mondiale.
A questo riguardo, l’esperienza italiana ha messo in luce fenomeni che non riguardano solo l’Italia.
Sino a pochi anni fa, continua Scarpinato, in Italia era diffusa l’errata opinione che il mondo delle imprese fosse vittima, tranne poche eccezioni, della criminalità organizzata che imponeva con la violenza e l’intimidazione il pagamento di tangenti, l’assunzione di manodopera, la concessione di sub appalti.
Gli imprenditori accusati di essere collusi, si difendevano assumendo di essere stati costretti a piegarsi alle richieste della mafia per salvare se stessi e le proprie imprese.
Ma le rivelazioni di tanti ex-mafiosi divenuti collaboratori della giustizia e le prove acquisite mediante lo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno fatto venire alla luce in quest’ultimo ventennio una realtà del mondo imprenditoriale molto più complessa.
Accanto alla categoria delle vittime, esiste anche una moltitudine di imprenditori che ha utilizzato il metodo mafioso per conquistare posizioni di dominio nel mercato.
In particolare, in vari processi riguardanti la mafia siciliana è stato accertato che settori di vertice del mondo imprenditoriale, i cui esponenti hanno spesso rivestito anche ruoli dirigenziali nelle varie organizzazioni sindacali degli imprenditori, hanno utilizzato le loro relazioni politiche e le loro relazioni con la mafia tradizionale per assumere una funzione di regolatori di vasti settori del mercato secondo logiche oligopolistiche. In tali settori hanno formato cartelli di imprese che gestiscono l’intera filiera produttiva.
La direzione dei cartelli, che operano in diverse zone del territorio e nei vari settori merceologici, secondo una ripartizione delle zone di influenza, è assunta da imprenditori che svolgono una funzione di cerniera con il mondo politico e quello mafioso, dettando le regole di ingresso, stabilendo i prezzi, imponendo le condizioni alla manodopera, indicando i fornitori, etc.
Il mix di intimidazione politico – mafiosa ha assicurato a pochi imprenditori posizioni di dominio.
Tali cartelli vengono definiti “Sistemi criminali”, perché sono network illegali complessi dei quali fanno parte soggetti appartenenti a mondi diversi – politici, imprenditori, professionisti, mafiosi tradizionali – i quali comunicano tra loro mediante uomini cerniera.
I vari componenti del sistema criminale svolgono compiti diversi a secondo delle specifiche competenze e delle risorse di cui dispongono. Approfondiremo il tema domenica prossima.





