C”è bisogno di maggiore cura nella scelta di chi si impegna per il bene comune. Non basta prendere voti o consensi, quasi sempre clientelari. Sono fondamentali “la competenza e la moralità”, di donsturziana memoria. Di Don Aniello Tortora
Ha destato molta impressione a Pomigliano d’Arco l’arresto (oggi ai domiciliari) dell’Assessore all’Ambiente e di un consigliere dell’attuale Amministrazione, colti in flagranza di reato. Per la città delle fabbriche l’ennesimo drammatico colpo. Dopo i gravissimi problemi dei lavoratori legati alla crisi di Fiat ed Alenia, ci mancava pure la corruzione della politica locale. Non tocca in nessun modo a noi dare un giudizio di merito sulle persone. Anche la chiesa condanna l’errore ma non l’errante. Come cristiani dobbiamo credere nella conversione dei cuori.
Abbiamo massima fiducia nella Magistratura che farà il suo corso. L’episodio, tuttavia, di per sé gravissimo, merita una profonda riflessione da parte di tutti.
Venti anni fa i vescovi italiani ci donavano un documento storico, profetico ed attualissimo, ancora oggi, "Educare alla legalità", presentato il 4 ottobre 1991 dalla Commissione ecclesiale Giustizia e Pace. Così cominciava:
“La legalità, ossia il rispetto e la pratica delle leggi, costituisce una condizione fondamentale perché vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini”. Anticipando la stagione di tangentopoli, il documento affrontava, inoltre, il problema dell’evasione fiscale (chi non paga le tasse “si ribella” all’autorità che viene da Dio) passando, poi, alla denuncia della “criminalità dei colletti bianchi”. Confutava, ancora, l’abuso dei condoni perché “favorisce nei cittadini l’opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato” e che “la furbizia viene sempre premiata”. Richiamavano, inoltre i vescovi in quel documento, anche la mancanza di “mobilitazione delle coscienze” contro il crimine, “la rincorsa al «bene-avere» che “spesso ha oscurato l’esigenza del «bene-essere»”.
Temi di un’attualità disarmante. E ancora: “Non vi è solo paura, ma spesso anche omertà; non si dà solo disimpegno, ma anche collusione; non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere. Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del gruppo criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il "comparaggio" politico o criminale che il rispetto della legge e delle propria dignità”.
Il richiamo fatto dal cardinale Bagnasco la settimana scorsa sulla “questione morale”, era già stato sottolineato dai vescovi i quali con forza mettevano in risalto anche “come necessario presupposto un rinnovato sviluppo dell’etica della socialità e della solidarietà”.
I valori della legalità, della solidarietà, della giustizia e della carità, valori definiti oggi “non-negoziabili” erano affermati con coraggio profetico già in quel documento del 1991. “La legalità – si leggeva nelle conclusioni – è una forma particolare della giustizia. E questa, a sua volta, nasce e fiorisce sul riconoscimento della dignità personale di ogni uomo e quindi dei suoi diritti e dei suoi doveri e sul riconoscimento dell’essenziale dimensione sociale della persona. Per questo – ricordava ancora il documento – la giustizia e la legalità, colte nelle loro radici profonde, scaturiscono dalla moralità”. L’intera società, ma particolarmente il mondo della politica, ha bisogno di un ritorno alla legalità e alla moralità.
C’è bisogno di maggiore cura e attenzione nella scelta di chi, anche nelle locali Amministrazioni, si impegna per il bene comune. Non basta prendere voti o consensi, quasi sempre clientelari, per accedere ad un assessorato o ad una carica pubblica. Mi auguro proprio che sia stato fatto definitivamente il funerale al Codice-Cencelli. Per mettersi al servizio dei cittadini sono sempre fondamentali “ la competenza e la moralità”, di donsturziana memoria.
Gli affaristi, gli arrivisti, gli scansafatiche, gli oziosi, i gaudenti, i truffatori, i camorristi, le veline, gli indagati, e altro genere di queste persone, non possono e non devono nel modo più assoluto avvicinarsi o essere introdotti alla politica. Men che mai diventare ministri, Presidenti di regioni, province, Sindaci o Assessori. Anche noi, come società civile, dobbiamo fare un esame di coscienza: essere più attenti, esercitando una “cittadinanza responsabile” per scongiurare questi fenomeni malavitosi, che allontanano sempre di più il paese legale dal paese reale.
La chiesa, come sempre, darà la sua testimonianza e il suo contributo per richiamare tutti alle legalità, alla solidarietà, alla trasparenza, alla moralità.
(Foto: Piazza Primavera. Fonte: Wikipedia)







