Lasciati il lavoro e la città, uno scrittore decide di vivere con la propria famiglia nella tranquillità della provincia. La nuova casa, però, con il suo passato tragico, minaccia la loro quiete.
La vicina che sembra sapere qualcosa, la casa teatro di una tragedia passata, uomini che appaiano dietro i vetri delle finestre… I film di genere, si sa, giocano con i clichè e questo Dream House – thriller con qualche passaggio metafisico – non si tira indietro. Il regista attinge a piene mani dal registro classico, strutturando la sua opera intorno ad una serie di elementi di sceneggiatura ben radicati nella tradizione.
Il plot non dice nulla di innovativo. Una famiglia va a vivere in una casa dove – lo si scoprirà in fretta – in passato un’altra famiglia è stata sterminata. Piccoli segnali inquietanti vengono lasciati nella prima parte del film, fino al culmine causato dall’apparizione di un uomo che sembra perseguitare i protagonisti. I cliché, dicevamo. Tolto l’effetto sorpresa e con uno sviluppo piatto che quasi elimina l’ansia, diventa difficile lasciarsi coinvolgere, anche solo in una dimensione di puro intrattenimento. Il clichè va gestito, modellato, annunciato per essere disatteso e poi ripresentato sotto forme diverse. Ci vogliono molta furbizia e un briciolo di inventiva per far sì che la solita minestra sembri qualcosa di nuovo e tenga incollati allo schermo.
Non è un bene, pertanto, che lo spettatore con un po’ di film di questo tipo alle spalle veda – dopo un’oretta scarsa – confermata la sua principale supposizione sullo sviluppo della trama. Ma la scelta del timing ha un effetto paradossale. Il “colpo di scena”, infatti, arriva troppo presto rispetto ad un ipotetico finale, anche se, come si è detto, risulta talmente prevedibile che sembra quasi arrivare in ritardo. Il risultato, curioso, è che rimangono altri quaranta minuti durante i quali non si capisce la direzione che il film può prendere. Voluto o no, questo effetto di disorientamento provocato dalla sorpresa svelata con troppo anticipo riesce a movimentare un film che, fino a quel momento, procedeva senza sussulti e particolare merito sui binari della banalità.
Davanti allo spettatore, almeno nella parte centrale, si aprono una serie di possibilità narrative che riescono a riportare un clima di tensione assente dalla prima metà e fondamentale per far funzionare un’opera del genere. Arrivano gli interrogativi, i dubbi, gli scenari differenti e il ritmo ne guadagna. Purtroppo, la risoluzione finale riporta tutto nella mediocrità. La sceneggiatura ricorre ad una spiegazione un po’ approssimativa che, pur essendo molto semplice, viene introdotta nell’intreccio in modo così improvviso e macchinoso da lasciare lo spettatore abbastanza freddo al riguardo. La dimensione intima del triangolo tra i tre personaggi principali (Craig-Watts-Weisz), capace di dare a tratti intensità e coinvolgimento emotivo, si perde improvvisamente in una svolta che si allarga ad eventi fino ad allora totalmente marginali.
Quel piccolo intervallo di tensione causato dal non sapere la direzione del film, così, viene clamorosamente tradito dal ritorno su temi classici che hanno però la colpa di inserirsi in modo forzato con quanto mostrato fino a quel momento. Il risultato è un film modesto strutturato molto male. I pochi (e prevedibili) colpi di scena sono mal congeniati. La regia – l’unica in grado di creare pathos quando la trama naviga in acque ultraconosciute e i personaggi sono dei semplici veicoli narrativi senza pretese d’approfondimento – procede senza il minimo guizzo, anzi, mostrandosi anche un po’ confusa nelle scene d’azione conclusive. Il finale, al netto di un paio di derive “mistiche”, ripiega sulla spiegazione più banale possibile, con l’aggravante di affidarla a dinamiche e personaggi toccati poco e male durante il resto del film.
Dream House non “intrattiene” perchè la sua prevedibilità (difetto di molti film del genere) non viene bilanciata da un ritmo e una regia capaci, comunque, di alimentare l’attesa e la tensione. I tre protagonisti (buona la prova della Weisz, modeste quelle di Craig e Watts) girano a vuoto alla ricerca di un colpo ad effetto che, in una trama esile esile e retta da una mano mediocre, non arriverà mai.
(Fonte foto: Rete Internet)
Regia di Jim Sheridan, con Daniel Craig, Naomi Watts, Rachel Weisz
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: prossimamente
Voto 4/10






