Lega il cane all’auto e lo trascina, fermato e denunciato un medico

Non voleva far salire il cane sulla macchina appena lavata, così ha legato il guinzaglio alla vettura trascinando la povera bestiola sull’asfalto.
Protagonista un medico di 51 anni. L’uomo è stato fermato e denunciato dai carabinieri a Villa Literno, nel Casertano, mentre procedeva a velocità sostenuta in Via Vittorio Emanuele, con il cane attaccato all’auto e trascinato.
Ai militari della stazione locale l’uomo, residente a Minturno (Latina), ha spiegato di non aver fatto salire il cane perché il figlio 18enne, che era in auto, ne aveva timore. Il cane, un meticcio di 10 anni, ha riportato ferite ad una zampa ed è stato poi affidato a un canile.

(fonte foto: rete internet)

Dai riti delle antiche dee al culto dell’ Assunta: la festa di “ferragosto” ha un ritmo mitico

L’etimologia della parola “ferragosto” e l’ira di Vincenzo Monti. Il mondo antico festeggiava nel mese di agosto le dee patrone della vegetazione e dei parti, e protettrici contro gli incantesimi delle fattucchiere. Il rito della “iterazione” della preghiera riservato all’ Assunta: l’”iterazione” come principio teologico, argine contro la presenza del Male  e segno musicale della “tammurriata”.

 

Nel 1819 Vincenzo Monti, nel libro “Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della  Crusca”, schiacciò sotto il peso del suo sarcasmo il linguista che, nel vocabolario dell’Accademia, aveva spiegato l’etimologia di “ferragosto” collegandola all’espressione “ferrare agosto”, e spiegando che il verbo è lo stesso che significa “ munire di ferro, conficcare i ferri ai piedi delle bestie.” “ E così- commentò, spietato, il Monti: “ ci hai ferrato il mese di agosto come si ferrano i cavalli e i muli. Ma così non va bene, caro Frullone, non va bene. Quel modo di parlare è una delle mille corruzioni del volgo, che la possente e continua forza del mal uso insensibilmente fa trapassare pur sulla bocca delle colte e dotte persone….Dovevi quindi avvertire che “ferrare” viene da “feriare”, “far le ferie”. E il Monti ricordò al “Frullone” la spiegazione dell’Alberti: “Ferragosto: voce derivata da “ferie d’agosto”; e si dice così il primo giorno del mese d’agosto, perché anticamente in quel tempo si solevano celebrare le “Ferie Augustali” con grande allegrie. Queste durano ancora nel popolo nostro, e consistono in banchettare come se fosse giorno festivo, e in farsi molti regali.”. In verità, già da un secolo si era diffusa l’opinione che la parola “ferragosto” fosse legata al verbo “ferrare” nel significato di “legare con i ferri i piedi di qualcuno” e che il legame si spiegasse con la memoria di San Pietro, liberato dai ferri con cui lo avevano incatenato i Romani. Ma tutti, anche Vincenzo Monti, accettarono l’idea che il “ferragosto” fosse una festa chiassosa, che risuonava dei rumori di piatti e di bicchieri, e di canti a squarciagola.

Ma c’è chi pensa che la consacrazione del 15 agosto alla Assunzione in cielo della Beata Vergine Maria sia un invito alla meditazione e al silenzio. E’ opinione condivisa da tutti gli studiosi che il lungo periodo estivo che il Cattolicesimo ha dedicato al culto della Madonna – dalla Madonna del Carmine alla Madonna di Montevergine -dipenda dal fatto che in quel periodo il mondo antico celebrava i riti di Iside e della Magna Mater mediterranea. E, concentrando la nostra attenzione sul Vesuviano, ricordiamo che la triade isiaca – Iside, Serapide, Anubi- era venerata a Pompei dagli umili e dai potenti, e che ad agosto si celebravano i riti di  Diana, dea non solo della caccia, ma anche delle fasi lunari, e dunque patrona della fecondità delle donne. Il 15 agosto era, nel calendario, una data simbolica, perché il movimento delle costellazioni indicava il “volgersi” della stagione e l’approssimarsi del tempo autunnale. L’ Assunta protegge, con le Madonne Nere, i raccolti dei campi e i parti, e difende chi a Lei si affida dagli incantesimi e dai filtri velenosi della fattucchiere: da qui la tradizione, diffusa un tempo anche nel Vesuviano, del rito delle “cento Ave Maria e delle cento croci” che i fedeli dedicavano alla Madonna nel giorno sacro alla Sua Assunzione in cielo. La ripetizione della formula “incantatrice” era (è?) un procedimento adottato dalle fattucchiere nelle “opere” della magia nera: per annullarne l’effetto bisognava ripetere anche “cento volte” la preghiera alla Madonna protettrice. Era opinione diffusa anche nel Vesuviano, ancora negli anni ’60 del Novecento, che le fattucchiere che volevano rendere nefasto il parto di una donna incinta, facessero in modo che essa posasse più volte lo sguardo su oggetti che potevano influire negativamente sul nascituro, per esempio, su bambole storpie o cieche. A questa tetra opinione si riferirebbe il famoso passaggio di “Tammurriata Nera”: A vote basta sulo na guardata/ e a femmena è rimasta sott’ ‘a botta ‘mpressiunata

La teologia cattolica ha riflettuto su questo tema della “iterazione” della preghiera e ha notato che la ripetizione intensa e continua del gesto e delle parole fa sì che l’orante si identifichi con i valori sacri rappresentati, in questo caso, dalla Madonna e, a poco a poco, con gli altri fedeli che pregano insieme a lui e con il mondo circostante, “intuito” come una manifestazione tangibile della potenza divina: la ripetizione della preghiera e del segno della Croce  cancella, in ogni sua forma, la  presenza nefasta del Male. Dunque, il “ferragosto” dovrebbe essere la festa sacra del silenzio e della meditazione, accompagnata non da clamori, da banchetti e da vortici di “selfie” inviati da tutte le spiagge, ma dal ritmo binario, ripetitivo, intensamente suggestivo della tammurriata, favorevole alla meditazione.

E mi pare cosa assai significativa, dal punto di vista culturale, che la tammorra sia protagonista del 15 agosto a Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Somma Vesuviana, mancato stipendio agli operatori ecologici, la Fiadel: “invieremo relazione alla Procura”

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dal rappresentante sindacale Pasquale Terrecuso della Fiadel (Federazione Italiana Autonoma Enti Locali)

“Abbiamo l’esigenza ineluttabile di informarvi che a tutt’oggi non vengono erogati le spettanze del mese di luglio e la 14 mensilità. Questi atteggiamenti poco corretti e del tutto senza spiegazioni nel merito stanno creando non poco turbolenze nella maestranza del cantiere de L’igiene Urbana, ditta appaltante del comune di Sommo Vesuviana.  Ci risulta che alla stessa ditta sia stata erogata normalmente da parte del comune il normale mandato per l’espletamento del servizio affidato.Questa totale mancanza di rispetto e considerazione verso i lavoratori e di chi li rappresenta è intollerabile ed offende la dignità dei lavoratori che hanno già  programmato la propria gestione famigliare sulla certezza della garanzia delle retribuzioni da ricevere. Infine, si aggiunga che codesta azienda non eroga con la dovuta metodicità i versamenti tfr ai fondi pensionistici ed alle finanziarie cui i lavoratori fanno riferimento.In attesa di conoscere i provvedimenti da parte del Comune nei confronti della ditta  L’igiene Urbana, che con  con il suo scadente operato risulta inadempiente verso il capitolato sottoscritto con il comune e con le regole del ccnl di categoria,  la Fiadel, preso atto del ripetersi di questi comportamenti aziendali verso i lavoratori ,invierà alla Procura della Repubblica una relazione specifica affinché verifichi se necessario qualsivoglia inadempienza e responsabilità sulla questione trattata.”

Pasquale Terrecuso Fiadel

Champagne falso, negozi abusivi, locali sporchi: sequestri dei NAS a Palma, Volla, Bacoli, Capri e Sant’Antimo

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Riepilogo delle ispezioni effettuate dai Carabinieri del NAS di Napoli nei settori “alimenti” e “sanità”, controlli finalizzati a rendere tranquilla l’estate 2019:

 

Palma Campania, via Trieste: nell’ambito di un servizio per il controllo di alimenti di dubbia provenienza, militari del NAS di Napoli hanno condotto un’ispezione igienico sanitaria presso un bar  al termine della quale hanno trovato e sequestrato 4 bottiglie di champagne francese “MOET & CHANDON – Brut Imperial” manifestamente false. Nell’ambito dello stesso controllo i NAS hanno notificato una diffida per rilevanti carenze amministrative ed igienico – sanitarie;

Bacoli, via Dragonara: militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attività di ristorazione. Alla conclusione del controllo hanno quindi proceduto al sequestro amministrativo di 100 chili di prodotti alimentari vari, tra cui salsicce e fettine di carne suina, preparati a base di pasta, insalate di mare pronte, panini, mitili e polpi, risultati privi di qualsivoglia informazione utile a garantirne la rintracciabilità alimentare, come invece prevede la normativa europea vigente;

Capri, viale Matteotti: nell’ambito di un programmato servizio finalizzato al controllo sull’igiene e la provenienza degli alimenti, i Carabinieri del NAS di Napoli hanno sottoposto a ispezione igienico sanitaria un ristorante. Qui i NAS hanno sequestrato 10 chili circa di pane privo di etichettatura e per il quale non è stata dimostrata la provenienza. In questo ristorante è stato poi chiuso un deposito di alimenti in quanto non registrato presso l’autorità sanitaria e privo dei requisiti minimi igienico – sanitari;

Volla, via Napoli: presso un deposito frigorifero con annessa attività di commercio all’ingrosso di generi ortofrutticoli, già sottoposta provvedimento di chiusura dell’esercizio, all’esito di una pregressa verifica, i militari del NAS hanno accertato la violazione dei sigilli e la conduzione arbitraria dell’attività da parte del custode fiduciario nonché titolare del medesimo esercizio. I Carabinieri hanno quindi provveduto a interrompere l’attività illecita segnalando alle competenti autorità quanto constatato ai fini dell’applicazione dei conseguenti provvedimenti.

Sant’Antimo, via delle Rondini: i Carabinieri del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attività di pizzeria/rosticceria al termine della quale hanno proceduto alla chiusura amministrativa di tre locali adibiti a deposito per alimenti, rinvenuti privi di titoli autorizzativi, nonché dei minimi requisiti igienico-sanitari e strutturali previsti dalla normativa vigente; sequestrati anche 40 chili di prodotti alimentari vari, tra cui preparati di gastronomia e a base di carne, risultati privi di qualsivoglia informazione utile a garantirne la rintracciabilità alimentare, di cui alla normativa europea vigente.

 

“Martini Cocktail”, il libro di Ciro Castaldo arriva a Paestum e in Versilia

Martini Cocktail, il libro di Ciro Castaldo, biografo di Mia Martini e direttore artistico del “Mia Martini Festival”, dopo i pareri favorevoli di pubblico e critica, approda prima nell’incantevole scenario del Parco archeologico di Paestum e poi in Versilia, nel prestigioso salotto della Piazza del Fortino di Forte dei Marmi.

“Sono estremamente felice ed entusiasta per le continue sorprese e soddisfazioni che in questo 2019 il mito intramontabile di Mia Martini mi sta regalando” afferma Ciro Castaldo, “a gennaio il mio nome è apparso nei ringraziamenti e nei titoli di coda del biopic ‘Io sono Mia’, a maggio ‘Il Mia Martini Festival’ che organizzo insieme agli amici dell’associazione Universo di Mimì, giunto alla V Edizione, ci ha regalato dei momenti di grande spettacolo e intense emozioni, in primis con la partecipazione straordinaria di una Serena Rossi al massimo delle sue potenzialità espressive in un teatro gremito e partecipe. Sempre da maggio, a seguito della mia richiesta e della volontà degli amministratori locali che ringrazio, un luogo pubblico di Somma Vesuviana, la Piazza di Rione Trieste, porta definitivamente il nome di Mia Martini. Da metà marzo il libro Martini Cocktail, dopo la splendida accoglienza alla presentazione nella Sala del Cenacolo a Somma Vesuviana, è stato accolto anche su scala nazionale con grande interesse e lusinghieri apprezzamenti, al punto che l’editore sta già pensando a una seconda edizione per soddisfare le continue richieste e, dopo le partecipazioni televisive a ‘Italia Sì’ su Raiuno e a ‘Bel tempo si spera’ su TV2000 e le numerose interviste radiofoniche, in tanti mi hanno contattato per organizzare delle presentazioni/evento anche fuori dalla Campania. Domenica 18 agosto avrò l’onore di raccontare il percorso artistico e umano della mia artista preferita in piazza, a Forte dei Marmi e lo farò con al fianco la sorella di Mia Martini, nonché mia grande amica, Olivia Berté, la sua cara amica del cuore Gianna Albini Bigazzi e il Maestro Marco Falagiani che, oltre a comporre e arrangiare per Mimì, ha diretto per lei l’orchestra nel 1992 sia a Sanremo con ‘Gli uomini’ non cambiano sia all’Eurofestival con ‘Raspodia’. Prima di partire per la bellissima Versilia che Mia Martini ha cantato grazie al raffinato brano omonimo del grande Maestro Giancarlo Bigazzi, presenterò Martini Cocktail anche al Tempio di Nettuno di Paestum insieme alla bravissima attrice Sarah Falanga, regista e protagonista dello spettacolo ‘Mi chiamano Mimì’, al cui testo ho dato il mio contributo tecnico, e che andrà in scena subito dopo la presentazione del libro per sottolineare l’attualità del mito intramontabile di Mia Martini, proprio nella terra dei miti dell’antica Grecia.”

La succosa storia napoletana dei “melluni gialli” e dei “melluni russi”e la “lavata ‘e faccia” della vigilia dell’Assunta

Le virtù dei meloni gialli, “capuanielli”,“pantani” e “cantalupo”, e dei cocomeri.  Il cocomero, “’o mellone russo”, protegge dal vizio della lussuria, ed essendo composto d’acqua, non interrompe la pratica del digiuno. Da qui il rito della “lavata ‘e faccia” con il cocomero nella vigilia della festa dell’ Assunta. La storia napoletana dei “mellonari rossi “ e di quelli “bianchi”, nel malinconico racconto di Giuseppe Orgitano.

 

Il melone, – “melone giallo”, “melone di pane “, “cantalupo”, “popone”- ha una storia complicata, che parte da molto lontano. Ovviamente, entrò tra i prodotti che Cleopatra usava per rendere morbido il suo volto: ma a leggere gli storici, pare che non ci  sia sostanza, dalla più lurida alla più nobile, che la regina d’Egitto non abbia usato per affinare gli strumenti dell’arte della seduzione. Plinio il Vecchio ci racconta che il popone piaceva all’imperatore Tiberio, e i cronisti della “Historia Augusta” ci svelano che gli imperatori della “decadenza” di Roma condividevano questa passione di Tiberio . Già a partire dal ‘400 medici e studiosi dell’alimentazione decantavano le virtù digestive del “cantalupo”- Cantalupo è il  nome del luogo dove incominciarono a coltivarlo i missionari cattolici che ne avevano portato i semi dall’ Asia -: ma poiché il troppo storpia sempre, il papa Paolo II morì, si racconta, per una indigestione di poponi. Alessandro Dumas senior, gli scrittori “gourmet” dell’Ottocento e, nel primo Novecento, Paolo Monelli e Mario Soldati dichiararono, pur usando argomentazioni diverse, che  i compagni ideali del melone “giallo”, a buccia liscia o a buccia corrugata, sono i “prosciutti”.

Sul cocomero, o “melone rosso”, o “melone d’acqua” pesò –  nel senso buono e in quello cattivo, dipende dai punti di vista – la fama, sostenuta dalle chiacchiere di agronomi e di medici, che placasse la lussuria e annacquasse – la metafora dell’acqua – le passioni dei sensi.  Come è già stato scritto in un articolo pubblicato sul nostro giornale, in un libro del 1735 Apostolo Zeno irrise un avvocato napoletano, Giuseppe Sorge, il quale aveva scritto un libercolo per sostenere che  “mangiando il melone d’acqua non si guasta il digiuno ecclesiastico”:  questa tesi lo Zeno la giudicò “una solennissima mellonaggine”, e cioè una cavolata impareggiabile, ma i ragionamenti del Sorge trionfarono, a tal punto che il “melone d’acqua” entrò nella pratica per il digiuno rituale nella vigilia della festa dell’ Assunta. Per il digiuno e per il lavacro del viso : “tre calle ‘e petaccia: magnate, vevite e ve lavate ‘a faccia”, “pochi soldi per una grossa fetta: mangiate, bevete e vi lavate la faccia.” “La lavata ‘e faccia”era la promessa ufficiale di astinenza dal piacere dei sensi, mentre l’astinenza rituale dal cibo non veniva violata e interrotta dal consumo anche di molte fette di “mellone russo”.

A  Napoli, a metà dell’Ottocento, il “mellonaro bianco” – così Giuseppe Orgitano chiama il venditore di “poponi” e “cantalupo”- non aveva “la cattedra nelle piazze come il collega rosso”: portava in giro, su un asino o su una carretta, i due tipi di popone: i “capuanielli” che venivano dalle campagne di Capua, e i “pantano” forniti da Villa Literno, o anche, aggiungiamo noi, dalle terre paludose tra Nola e Cimitile.  Il venditore di “pantani” e di “capuanielli” aveva il merito di decorare, nelle strade secondarie di Napoli e in quelle  dei paesi della provincia, le facciate delle case, ornate dai poponi appesi con arte “a maturare durante la stagione invernale”. I “mellonari rossi”, invece, erano i signori delle grotte, che con la loro frescura conservavano a lungo i cocomeri, e che la sera diventavano meta di un “pubblico scelto”. Ma il “mellonaro rosso” era anche pittore, “è il solo dei venditori che sia rimasto fedele al gusto dei commercianti che avevano bottega a Pompei”. Essi, infatti, facevano affrescare le pareti delle grotte con le immagini di treni carichi di cocomeri, e con quelle di festosi Pulcinella “nell’atto di far uscire un inferno di fuoco da un mellone tagliato”. Il “mellonaro rosso” deve avere una voce bella e potente, deve essere un abile oratore, capace di persuadere i clienti che sia rosso come il fuoco un “mellone che allo spaccarsi è riuscito quasi bianco”, e infine deve essere un poeta,  pronto “ a sciorinare le più strane similitudini poetiche”, mentre indica alla folla il rosso delle due metà del cocomero. Cicerone, che fu eloquente, “ma non riuscì mai ad essere poeta, sarebbe stato un cattivo mellonaro”.

Ma il progresso – scrive malinconico Giuseppe Orgitano- sta per far calare il sipario su questo teatro. Il “ Dio Cotone” prenderà il posto di cocomeri e poponi nelle fertili pianure di Capua, di Nocera e di Castellammare, e finirà l’epopea dei “mellonari”, così come i pittori ritrattisti sono “ammazzati” dai fotografi e i cocchieri  delle carrozze eleganti vengono messi “ fuori combattimento dalle diligenze”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Napoli il cartello sul bus: “Ciao Nadia”

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Commiato affisso sui vetri dei mezzi pubblici in circolazione in città

Napoli città creativa e sentimentale, Napoli città di “uomini d’amore” come la definiva l’amatissimo Luciano De Crescenzo, Napoli non poteva mancare ieri al saluto che tutta Italia ha riservato alla giornalista de Le Iene, Nadia Toffa, che si è spenta, a soli 40 anni, dopo aver combattuto con un cancro che l’aveva colpita due anni fa.

‘Ciao Nadia’. Così in modo semplice e sentito i dipendenti dell’Anm (Azienda napoletana di mobilità) la salutano con partecipazione ed affetto. Il cartello di commiato è stato affisso sui vetri di alcuni bus che girano nelle strade della città.

Foto: ANSA FOTO: WEB

Napoli, grave un ambulante aggredito da baby gang

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Immigrato del Bangladesh ferito per aver reagito a furto

Accerchiato da una baby gang che ha tirato anche una pietra colpendo al volto un immigrato originario del Bangladesh, 39 anni, rimasto ferito gravemente e ora ricoverato in rianimazione all’ospedale Cardarelli di Napoli. L’aggressione si è verificata domenica sera in via Generale Orsini, poco distante dal lungomare di via Partenope, a Napoli. Secondo quanto riferisce Repubblica l’ ambulante, che era in compagnia di un connazionale, stava rientrando verso la sua abitazione ai Quartieri spagnoli dopo aver stazionato con un carrettino di fronte agli alberghi di via Partenope.

Verso la mezzanotte i due sono stati accerchiati da un gruppo di ragazzini che gli avrebbero rubato una delle cover.

I due ambulanti hanno chiesto il pagamento o la restituzione della cover, ma uno dei ragazzi gli ha lanciato contro una pietra che ha ferito al volto il 39 enne del Bangladesh.

L’ immigrato è all’Ospedale “Cardarelli”, dove è stato operato per un ematoma al cranio, ricoverato in rianimazione.

Napoli, rione Sanità: agosto il mese più bello per scoprire la città. Tante iniziative culturali in programma

AperiVisita serale alle catacombe di San Gennaro – sabato 17 e 31 agosto

Ferragosto Sannazzareno 2019, XXXIX edizione

Vigilia ferragostana all’insegna del folk e della world music per il 39mo Ferragosto Sannazzareno, con danze e canti del sud Italia del gruppo Tammoré, che per l’occasione avrà come ospiti le voci storiche dei E’Zezi, la storica formazione napoletana, “gruppo operaio” nato negli anni ’70 e nome di punta del folk revival italiano.
L’Associazione socio culturale “Ferragosto Sannazzareno”
con il Patrocinio del Comune di San Nazzaro,
la collaborazione di Pro Loco San Nazzaro,
il contributo della Camera di Commercio di Benevento
e del BCC di San Marco dei Cavoti e del Sannio-Calvi,
con Associazione socio culturale Integramente e Pro-Poteca
presenta:
FERRAGOSTO SANNAZZARENO 2019
XXXIX EDIZIONE
Mercoledì 14 Agosto 2019
Piazza Roma
ore 20.30:
Animazione, gonfiabili e giochi per bambini
a cura di Hook Animation
Ore 23.00:
I Tammorè feat. Le voci storiche dei E’ Zezi 
Anche mercoledì 14 in Piazza Roma ci sarà il programma per i bambini, con animazione, gonfiabili, artisti di strada e giochi a cura di Hook Animation. Una peculiarità tutta sannazzarena, per arricchire gli eventi musicali con lo sport e il divertimento. Proseguono gli eventi sportivi e ludici: tornei di pallavolo, calciobalilla, basket 2 contro 2, dama, carte (tressette, briscola, scopa piett’à ‘ppietto), animazione e giochi per bambini. Presenti gli stand gastronomici con degustazioni di piatti tipici, aglianico, birra, dolci e sangria.
Prossimo appuntamento:
Giovedì 15 Agosto 2019
Piazza Roma
Ore 21.30:
             Antonio Mandato & All Music Band     
Ferragosto Sannazzareno:
Synpress44 Ufficio Stampa: