Somma Vesuviana e il suo Patrono San Gennaro

San Gennaro è un Santo fortemente legato a Somma Vesuviana e alla città di Napoli. De Napule è guardiano e de Somma è protettore, così ripetevano le donne del Casamale sul Santo Patrono. Un tempo in Città le processioni erano due: quella attuale del 19 settembre e quella precedente dell’otto maggio.

 

 I suoi miracoli, in occasioni di gravi sciagure, attestano il forte legame e la protezione sull’intera città. A tal riguardo il potere del Santo sul fuoco del Vesuvio rappresenta, secondo la tradizione contadina, l’espressione più alta della sua protezione, anche se  il miracolo più popolare ed eclatante rimane il prodigio della liquefazione del sangue, che si rinnova in occasioni stabilite e assume un valore collettivo e salvifico per tutti i devoti cristiani. San Gennaro è patrono di Somma dal 1859, ma prima ancora altri Santi protettori si sono avvicendati nella storia millenaria della città: San Domenico (1642), San Sebastiano e la Madonna del Rosario (1649), la Madonna di Castello (1660).

Poche sono  le notizie storiche che abbiamo sulla sua vita: sappiamo che Gennaro fu Vescovo di Benevento e morì martire a Pozzuoli insieme ad altri sei Cristiani, durante le perfide persecuzioni di Diocleziano nel settembre del 305. Le notizie tramandate ci riferiscono che Gennaro si era recato a Pozzuoli, insieme a Festo e Desiderio, alla ricerca del Diacono Sossio. Fu arrestato, condannato a morte e decapitato con i compagni nei pressi della Solfatara assieme ad altri tre puteolani: Procolo, Eutichete e Acunzo . La tradizione ci riferisce, ancora, che una pia donna ne raccolse il sangue in un ampolla.

I resti del Santo, successivamente, furono sottoposti a varie traslazioni; infatti, durante l’assedio di Napoli, da parte di Siconio nell’anno 831, fu traslato dalle catacombe di Capodimonte a Benevento e da lì a Montevergine. Soltanto nel 1497 le reliquie del Santo trovarono la loro degna sistemazione a Napoli nella cripta del Duomo. Il primo miracolo, storicamente accertato, della liquefazione accadde il 17 agosto del 1389. Attualmente il prodigio si ripete annualmente in tre date: il 19 settembre, giorno del martirio, il primo sabato di maggio e il 16 dicembre, a ricordo del miracolo compiuto dal Santo in occasione dell’eruzione del Vesuvio del 1631.

Anni fa a Somma Vesuviana il profumo della festa si sentiva nell’aria già molti giorni prima con gli addobbi, i pali blu e le luminarie con tanti archi colorati. All’inizio di via Gramsci uno stendardo, raffigurante il Martire, avvertiva la popolazione che la festa si sarebbe svolta. Nel programma dei comitati di festa c’erano le bande pugliesi con le loro marce sinfoniche e i loro melodrammi riadattati al concertino della prima serata. La seconda serata era dedicata agli artisti appartenenti al mondo classico – napoletano, mentre la terza ai vip. La gente, nella piazza centrale, era così tanta che passeggiare diventava un’impresa tra le numerose bancarelle piene di castagne, torrone, nocciole americane e mandorle glassate. Un tempo la festa del 19 settembre si apriva cù ‘a riana, i fuochi artificiali dell’alba. Essa – come riferisce lo studioso Angelo Di Mauro – era costituita da una lunga fila di maschi: erano massicci prismi cavi, in ferro, con polvere pirica pressata, che esplodeva con un suono cupo e sotterraneo fra le attonite viuzze del Casamale.

La processione pomeridiana vede, ancora oggi, il mezzo busto argenteo, portato una volta da contadini, addobbato con fiori e frutta. Il corteo ha un suo percorso obbligatorio. Durante il giro in città si ha cura che il Santo guardi sempre la campagna e principalmente la montagna. Di Mauro, addirittura, ci racconta che tanti e tanti anni fa fu tentata una deviazione della processione che vedeva via Piccioli esclusa dal tragitto. Un contadino, allora,  affrontò con un ronciglio i mastri di festa e il prete: Si nun passa (San Gennaro) ‘a ccà, ve taccareo. Il Santo passò e i campi fruttificarono. Egli infatti veniva esposto alle intemperie fuori dalla Collegiata, quando il suono delle campane,  non era sufficiente ad allontanare la minaccia di forti temporali. Una volta le processioni del Santo erano due a Somma: quella del 19 settembre e quella, precedente, dell’otto maggio non più riproposta.

 

Festival di teatro, l’imprenditore Francesco Napolitano tra i partner della kermesse

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Francesco Napolitano: “un successo che ben rappresenta la sinergia tra pubblico e privato. È la strada su cui continuare ad investire”

“Un sistema culturale che conferisce valore ai luoghi riconoscendone la giusta importanza e che favorisce strategie che ne esaltano la vocazione turistica. E la risposta che arriva da Casamarciano ne è una chiara testimonianza con uno scenario di qualità ed ospiti impegnati che hanno rappresentato una vetrina eccellente in tutto il Nolano”. Commenta così l’imprenditore nolano Francesco Napolitano la IX edizione del Festival del teatro in scena per dieci giorni nel piccolo comune dell’area nolana che ha richiamato oltre novemila persone da tutta la regione Campania e di cui Napolitano è stato uno degli sponsor. Un palcoscenico di qualità ma soprattutto di impegno civico e civile con un focus interamente rivolto alla memoria dei luoghi di cui il Castello ed il complesso Badiale di Santa Maria del Plesco sono la principale espressione artistica. E sul concetto di memoria Francesco Napolitano non ha dubbi e precisa: “È la memoria la chiave di ogni progetto su cui costruire il futuro. Un concetto su cui abbiamo plasmato il nostro modo di fare impresa che ha fatto della cultura il suo brand e dei giovani i suoi principali interlocutori. Ecco perché siamo ben felici ogni volta di sostenere iniziative come il Festival che alimentano passione ed interesse tra la gente e che rafforzano la rete tra pubblico e privato”.

La scuola non è iniziata allo stesso modo per tutti gli studenti

«Le norme di avanguardia, che tutelano e favoriscono l’inserimento dei ragazzi con disabilità vanno pienamente e concretamente attuate». È quello che ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inaugurando il nuovo anno scolastico.

Tuttavia, proprio in questi giorni vengono segnalati da ogni parte lacune, violazioni e disagi che impediscono ad alunne e alunni con disabilità di iniziare l’anno scolastico al pari dei compagni. In alcuni casi le stesse scuole inviterebbero le famiglie a trattenere a casa i ragazzi. Fino a quando la scuola non abbia attivato gli adeguati sostegni e supporti. Dovuti per legge! E quelli che hanno iniziato a frequentare, studenti con disabilità e loro familiari, devono affrontare da subito tantissimi problemi.

Sono oltre 245.000 gli alunni e studenti con disabilità in Italia, oltre 27 mila in Campania. Per poter frequentare la scuola in condizioni di pari opportunità con i loro compagni senza disabilità, necessitano di idonei sostegni. Tra cui insegnanti curricolari adeguatamente formati, insegnante di sostegno, assistente all’autonomia e alla comunicazione, assistente igienico personale rispettando il genere. E ancora supporti didattici personalizzati, prime classi formate secondo i limiti normativi, abbattimento delle barriere architettoniche e sensopercettive, trasporto scolastico ecc. All’inizio di ogni anno scolastico, invece, le famiglie e gli studenti con disabilità incontrano difficoltà in tali ambiti. Difficoltà che spesso poi si protraggono per mesi e mesi, se non per l’intero anno di scuola. Ostacolando o addirittura negando la piena inclusione scolastica e il loro diritto all’istruzione. Trasformando questo diritto fondamentale in un incubo!

Tutto ciò avviene nonostante il nuovo Decreto Legislativo 96/19 sull’inclusione scolastica, entrato in vigore il 12 settembre scorso, che doveva rendere questo anno scolastico memorabile per gli alunni con disabilità. Decreto che ha introdotto significative novità. In particolare, si prevede la costituzione di un gruppo formato dai docenti di classe o Consiglio di Classe, insieme ai genitori e alle figure professionali che hanno in carico quel determinato alunno con disabilità. Sia dentro che fuori la scuola. Quindi operatori dell’ASL e responsabili degli interventi sociali.

Il compito di tale gruppo è quello di condividere tutti i supporti da attivare per il raggiungimento degli obiettivi didattici ed educativi. Esplicitando strumenti, strategie, modalità per realizzare un idoneo ambiente di apprendimento nelle sue varie dimensioni. Nonché gli indicatori con cui monitorare l’andamento degli interventi, eventualmente ricalibrando il tutto. A tali incontri dovrà partecipare, nelle scuole secondarie di secondo grado, anche l’alunno con disabilità. Nel rispetto del diritto all’autodeterminazione, come indicato dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. E pertanto occorrerà utilizzare strategie e tecniche di partecipazione per un coinvolgimento attivo dell’alunno.

E tuttavia le nuove norme sono entrate in vigore a partire dal 1° settembre, anzi dal 12. È vero ma fino a tale data vi era ancora la vecchia disciplina. La quale però obbligava gli Istituti a predisporre entro il 30 luglio degli incontri con i quali prevedere una bozza di PEI. In cui condividere le ore di sostegno da richiedere all’Amministrazione Scolastica e l’individuazione delle altre risorse professionali. Tutto ciò in base allo specifico percorso personalizzato programmato proprio per quell’alunno.

All’inizio dell’anno ci sono tanti problemi, ritardi, ostacoli, inadempienze. Un po’ ci siamo abituati. Ma ad alcuni non ci dovremmo abituare mai, perché sono più odiosi degli altri: riguardano la partecipazione alla vita scolastica delle persone con disabilità. Tuteliamo tutti gli alunni con disabilità e consentiamo loro di avere ogni servizio e sostegno necessario, per assicurare condizioni di parità con tutti gli altri studenti e rendere davvero concreta l’inclusione scolastica. A partire dall’inizio dell’anno scolastico!

 

Questione miasmi a Sant’Anastasia, neAnastasis: “l’altra faccia del mancato controllo del territorio”

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione  dell’Associazione civica NeAnastasis sulla questione miasmi.

Il problema dei miasmi,che interessa una vasta area del territorio di Pollena Trocchia e di Sant’Anastasia,va avanti oramai da molto tempo, troppo, almeno tre o quattro anni. Probabilmente negli ultimi tempi il problema si è anche aggravato per intensità e frequenza. E non si tratta di miasmi legati agli allevamenti suini, che pure hanno interessato per anni questi territori. L’odore in questione è acre, pungente, sicuramente legato a prodotti chimici, certamente non benefici per la salute. Nemmeno è chiaro se derivanti da combustione o da sversamenti negli alvei o nel sistema fognario. L’odore si manifesta sempre di sera: alcune volte sembra essere localizzato nel tratto che dalla rotonda di Pollena porta verso la SS167, altre volte sembra provenire dalla zona a monte di Sant’Anastasia.

Il problema è grave perché impatta sulla salute dei cittadini.

Ciò che lascia sconcertati è che, dopo tanti anni, ancora si brancola nel buio. L’amministrazione di Sant’Anastasia sembra averlo scoperto di recente, altrimenti non si capirebbe perché il problema è solo peggiorato. Mai una parola durante la scorsa consiliatura, né durante la campagna elettorale. Anzi la caparbietà di negare che Sant’Anastasia fosse fuori dalla “terra dei fuochi”. Quasi come se, l’inquinamento (nell’aria e nelle falde acquifere) prodotto nel “triangolo della morte” si bloccasse ai confini comunali. Qualche mese fa, l’assessore all’ambiente del comune di Sant’Anastasia dichiarava al IlMediano:“ho una precisa idea, sia pure ufficiosa, della zona dalla quale proviene questa cappa acre, senza fumo né fuoco”. Nessuna rettifica a questa evidente infondata sicurezza. Anzi, oggi, lo stesso assessore, invoca l’aiuto del Ministro Costa. Quasi come se il Ministro avesse una bacchetta magica per un problema che è la conseguenza di una politica di non-controllo del territorio che da anni riguarda non solo i nostri territori ma una vasta parte della nostra provincia (vedi l’atavica questione delle “terra dei fuochi”). Più che una richiesta di aiuto, l’atteggiamento dell’assessore sembra piuttosto sancire una incapacità a gestire un problema che andrebbe affrontato, con determinazione e competenza, con le risorse del governo locale (comune – città metropolitana – regione).Tra l’altro, l’incapacità mostrata per i temi ambientali non si limita soltanto al problema dei miasmi. Qualche esempio? Le mini-discariche disseminate anche nel centro,l’ancora troppo bassa percentuale di raccolta differenziata a fronte del costoso servizio di porta-a-porta, i rifiuti lungo la parte bassa dei sentieri che portano al Somma. Per non parlare del gravissimo abbandono in cui versa il parco Tortora Brajda, incluso la presenza di amianto da noi denunciata senza nessuna risposta (ma questo meriterebbe un capitolo a parte tanto grave è il problema).

Ritornando alla questione dei miasmi, ci permettiamo di dare qualche elementare suggerimento. Le polizie municipali, i carabinieri (in modo particolare ilNucleo Operativo Ecologico, NOE), le guardie forestali, la guardia di finanza dovrebbero innanzitutto svolgere un’azione capillare di controllo del territorio (specialmente di notte), e poi visitare le aziende presentisul territorio che producono rifiuti a “rischio” per verificare se in regola con le procedure per lo smaltimento dei rifiuti industriali. Questo già consentirebbe di escludere certe fonti di inquinamento, e aiuterebbe anche a tenere sotto controllo l’abbandono improprio di rifiuti lungo le strade e in montagna (pneumatici, scarti di carrozzeria, etc.). Inoltre, il ruolo dell’ARPAC dovrebbe essere più puntuale, magari con saggi per capire la natura delle molecole inquinanti.

Occorre però non tacere anche rispetto ad un altro aspetto di questa complessa questione, che riguarda la co-responsabilità di noi tutti cittadini. I miasmi devono pur provenire da zone ben localizzate: non è strano che nessuno vedao senta nulla? Sembra un film già visto, quando per decenni autotreni carichi di rifiuti pericolosi scorrazzavano per le campagne della provincia di Napoli e Caserta senza che mai nessuno vedesse o sapesse nulla.

Una comunità è tale quando riesce ad affrontare i propri problemi in modo coeso e con senso di co-responsabilità. Questo, purtroppo, non sta avvenendo ed è proprio  questo atteggiamento a rendere ancora più complicato la risoluzione deimolti problemi delle regioni del sud.

L’amministrazione comunale tappezza spesso i muri della città con manifesti auto-celebrativi per azioni minimali che riesce a mettere in campo. Come mai per un problema così serio mai una parola?

Considerata la situazione venutasi a creare, non sarebbe finalmente il caso di convocare un consiglio comunale monotematico (magari congiunto con l’amministrazione di Pollena Trocchia) per spiegare in modo chiaro come stanno le cose? O dobbiamo tirare a campare aspettando che sia sempre qualcun altro ad intervenire?

Associazione civica neAnastasis

(fonte foto: rete internet)

Sant’Anastasia è «vietata» ai portatori di handicap? Dalle strisce ai marciapiedi, un percorso di disagio

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Da marciapiedi impraticabili e fatiscenti vietati a carrozzelle (e carrozzine) a segnaletica stradale che non tiene conto dei portatori di handicap. Tempo fa Gianluca Di Matola presentò denuncia querela contro il comune di Sant’Anastasia per non aver adempiuto alla redazione dei Peba, oggi la situazione non è mutata molto. Una commissione c’è, ma dei piani non vi è ancora traccia. 

Come nascondere la polvere sotto il tappeto perché il pavimento sembri pulito, come ammassare abiti sgualciti nell’armadio per non pensare al disordine, come dare un colpo di mano spingendo tutte le scartoffie sulla scrivania in un cassetto perché si aspettano ospiti e non si ha tempo di sistemare davvero. Alzi la mano chi non l’ha mai fatto almeno una volta. A casa nostra, però. Chi amministra una città deve preoccuparsi di ben altro e non si può «nascondere la polvere sotto il tappeto». Per carità, chi non fa non sbaglia. Se i nostri amministratori non facessero qualcosa staremmo qui a lamentarci comunque. Però, per continuare ad utilizzare la metafora «casalinga», se il compito di ripulire lo affidiamo ad una colf che remuneriamo e alla quale paghiamo magari pure i contributi, non accettiamo che sia lei a spingere la polvere sotto il tappeto, a spazzare via le scartoffie e il disordine dalla scrivania, a spingere i vestiti nell’armadio come va va. Per cui, quando qualche giorno fa una nota stampa da Palazzo Siano annunciava un «Quartiere Starza in festa per l’apertura della scuola d’infanzia da 0 a 5 anni» ci si aspettava festa, con pulizie delle grandi occasioni. E festa è stata, con foto di rito, corteo, musica popolare ed esternazioni su «sicurezza e decoro delle scuole». Si spera intendendo tutte le scuole e non abbiamo dubbi che si volesse dire ciò, date le dichiarazioni della presidente del consiglio comunale già assessore alle politiche sociali, Rossella Beneduce, sull’opportunità di «investire in formazione mettendo a disposizione spazi accoglienti e decorosi». Però un po’ di polvere cacciata sotto il tappeto c’è, ed è venuta fuori grazie a fotografie pubblicate sui social, riprese poi da altre utenti. Immagini che vantano, nello stesso quartiere Starza, la realizzazione di nuove strisce pedonali per la precisione. Strisce tracciate in prossimità di un incrocio, accanto ad un marciapiede sprovvisto di scivolo per carrozzine. Impraticabili da un diversamente abile, dunque. E completamente inopportune, tali da spingere al commento in proposito il già capitano dei vigili urbani di Napoli (nonché ex assessore anastasiano) Giuseppe Cortese: «andrebbero immediatamente cancellate». E ne capirà un po’ Giuseppe Cortese, che dite?

Come sia, quelle immagini sono state condivise da chi, come Gianluca Di Matola, ha fatto della lotta alle barriere architettoniche una ragione di vita, tanto da sporgere, anni or sono, una denuncia nei confronti del Comune di Sant’Anastasia per inadempienza riguardo i Peba (piani eliminazione barriere architettoniche).

Ed è a lui che abbiamo chiesto lo stato dell’arte – naturalmente dal punto di vista dell’utenza – delle barriere architettoniche in città.

Gianluca, qualche anno fa realizzasti un reportage sugli ostacoli che un diversamente abile si trova dinanzi muovendosi a Sant’Anastasia, cosa è cambiato da allora?

«Assolutamente nulla. Ogni volta che i cittadini si ritrovano coinvolti in una tornata elettorale si diffonde la speranza che tutto possa cambiare, un auspicio che dura giusto un paio di settimane. Poi ci si accorge che nulla, o poco, può realmente cambiare. Quello delle barriere architettoniche è un tema che in un certo senso offre tranquillità a chiunque viva di solidi riferimenti. Insomma, gli ostacoli alla mobilità dei portatori di handicap se ne stanno lì e rappresentano l’immobilismo di una società che tenta goffamente di evolversi, di andare avanti lasciandosi i più lenti alle spalle. A Sant’Anastasia, il monitoraggio delle barriere architettoniche è da anni fermo al palo. Nonostante le aspre contestazioni, malgrado la continua sensibilizzazione al rispetto e all’applicazione delle normative vigenti, il concetto di integrazione resta mera utopia».

Parliamo di ostacoli fisici, in attività private e, cosa più grave, in strutture pubbliche.

«Sì, appunto. Sono ancora troppe le attività commerciali di nuova apertura che non prevedono un accesso ai diversamente abili. Quasi tutti gli istituti bancari attivi sul territorio non hanno adeguato i propri ingressi alle sedie a rotelle. I disabili sono considerati dei poveracci che non hanno diritto a un conto corrente. Quindi ci si chiede: come mai gli organi istituzionali preposti al rilascio delle necessarie licenze, in questo caso l’ufficio tecnico comunale, latitano dal loro ruolo di garanzia? È mai possibile che nessuno conosca le normative che stanno alla base dell’impiego che gli paga lo stipendio? Ma andiamo oltre le teorie del sospetto. Gran parte della periferia anastasiana non è percorribile su sedia a rotelle. Piazza del Lavoro, è lì che si svolge il mercato settimanale, si figura per i disabili come un’isola in mezzo al mare. Marciapiedi fatiscenti o fuori norma si trasformano in un muro insormontabile. Inoltre, rispetto ad altri comuni limitrofi, manca un trasporto pubblico che sia accessibile. Mancano poi i servizi di assistenza al cittadino».

Credo che tu almeno una volta ti sia chiesto perché…eppure molte soluzioni sarebbero, come dire, a portata di mano.

«Sicuramente. Tutto, però, dipende dall’impegno e dalle competenze degli organi preposti. Anche se, a volte, in assenza di capacità autonome, ci si potrebbe limitare a un bel copia e incolla dei buoni esempi. Nel caso del trasporto pubblico, il Comune di Pomigliano d’Arco ha stipulato un importante accordo con EAV (Ente Autonomo Volturno) grazie anche alla sinergia con la Uildm di Cicciano, affinché sia garantita ai passeggeri su sedia a rotelle una vettura adeguata, ovviamente a richiesta, che li possa trasferire lungo le tratte con stazioni non accessibili. È questo un atto concreto di servizio al cittadino che qualsiasi amministrazione potrebbe realizzare a costo zero. Abbiamo poi le opportunità offerte dall’Ambito regionale o dall’Unione Europea per accedere a sostanziosi finanziamenti. Vi sono i progetti di vita indipendente (Ambito), vi è il fondo Europeo per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Risorse che l’istituzione comunale dovrebbe intercettare e ridistribuire a favore della propria comunità. Non è impossibile. Da tempo, poi, si dovrebbe aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La Convenzione ONU è la palese dimostrazione di quanto un’amministrazione comunale sia disposta a combattere le discriminazioni dei diritti umani. Ci troviamo di fronte a un impegno, una presa di posizione inequivocabile. Tuttavia si preferisce lasciarla in un cassetto a prendere polvere».

In questa battaglia, nelle scorse consiliature, ti è stata accanto Annarita De Simone. Possibile che non si sia ottenuto proprio nulla?

«Per carità, qualche piccolo passo in avanti è stato compiuto, basta osservare il mezzo restyling di via Arco. Dopo decenni di passeggiate tortuose adesso è possibile raggiungere il Santuario preservando il coccige. Permane comunque il problema della sosta per chi possiede una vettura munita di contrassegno disabili. Appare incomprensibile l’obbligo del grattino negli stalli blu. Nella evidente scomodità di raggiungere le colonnine, si materializza, per il disabile o per chiunque lo accompagni, un ulteriore ostacolo alla mobilità. Da qualche anno, poi, è attiva a Sant’Anastasia la commissione P.E.B.A. (piani di eliminazione delle barriere architettoniche). La commissione, composta da rappresentati delle associazioni di settore e da soggetti della società civile, ha il compito di monitorare lo stato delle barriere architettoniche, nel pubblico e nel privato, e di offrire soluzioni che mirano al superamento degli ostacoli.Un lavoro, quello compiuto della commissione P.E.B.A., di fondamentale importanza, se solo fosse ascoltata. Purtroppo, ancora oggi, anche i piccoli interventi di ordinaria amministrazione vengono svolti con estrema superficialità».

Credo tu ti riferisca, anche, alle strisce pedonali in via Rosanea.

«Eh, sì. Purtroppo sì. In via Rosanea, le nuove strisce pedonali sono state tracciate in prossimità di un marciapiede sprovvisto di scivolo per carrozzine. E non è il primo episodio. All’incirca un anno fa, all’imbocco di via Arco (altezza via Lagno Maddalena), un altro passaggio pedonale venne realizzato commettendo lo stesso grave errore. Quando si dice che perseverare ha del diabolico. E poi non c’è un assessore alle politiche sociali, gravissimo».

Certo che c’è, è il sindaco.

«Lo considero inaccettabile, occorre una persona che si faccia carico di un programma solidale ed inclusivo ma anche di responsabilità oggettive, non un sindaco che, consentimi, ha molto altro da fare. L’amministrazione comunale di Sant’Anastasia lancia un pessimo segnale alla comunità. Bisogna ricordarsi che, in una società in perpetuo affanno, ripartire dagli ultimi è un dovere assoluto».

 

Carmine Cimmino, con il racconto “Le erbe salutari del Vesuvio”, vince la 2a edizione del Concorso Letterario “L’orto in nero”

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Il Concorso Letterario come espressione di un progetto che mira a condurre la battaglia per la tutela dell’ambiente con il sostegno della letteratura. La tecnica del “rovesciamento” adottata da Carmine Cimmino nella costruzione del racconto premiato. L’immagine del Vesuvio “demone e giudice terribile”  viene delineata dal Cimmino già nel libro “Le erbe salutari del Vesuvio” (2012) e nei molti articoli che egli ha dedicato al tema della “civiltà vesuviana” e che ha pubblicato sul nostro giornale.

 

Scrivono gli organizzatori che  “L’orto in nero”, concorso letterario “ di genere noir”,  nasce dalla decisione, condivisa da “diverse realtà territoriali”,  di “testimoniare l’impegno, la militanza attiva nei confronti dei temi ambientali adoperando il “medium” della scrittura, del racconto”. E’ un progetto da seguire con grande attenzione, perché è assai probabile che la letteratura riesca meglio della cronaca a indicare, nell’ampiezza e nella profondità, l’esatta misura di quel dramma ambientale, sociale, culturale, economico, che è noto con il nome “Terra dei fuochi”. Carmine Cimmino ha vinto la seconda edizione del Concorso con il racconto “Le erbe salutari del Vesuvio”:  negli anni ’30 del ‘900 alcuni imprenditori disonesti, protetti dal silenzio delle autorità locali, inquinano con bidoni pieni di scarti della raffinazione del petrolio i luoghi più belli del Somma – Vesuvio. L’inquinamento è così devastante che sembra che perfino le vigne di catalanesca e di coda di volpe implorino di “essere bruciate, perché nessuno veda che non fanno più vino, ma solo umori di veleno”. E questi “umori” incominciano a uccidere anche le persone. Muore di cancro la ragazza amata dal protagonista, Gaetano Improta, il quale si vendica usando alcune “erbe del Vesuvio”. In un racconto breve – la misura è fissata dal bando del Concorso – l’autore riesce a delineare con precisione il momento storico, il carattere degli inquinatori e delle autorità che tacciono per interesse e per paura, l’ambiente “vesuviano” che si riflette nella festa della Madonna dell’Arco. C’è poi l’idea nuova e certamente interessante del “modo” con cui Gaetano Improta punisce colui che ha provocato la morte della sua ragazza: e quel “modo” viene escogitato dall’autore attraverso la tecnica del “rovesciamento”. La Giuria ha così motivato la decisione di assegnare il primo premio a Carmine Cimmino: “Scrittura raffinata. L’autore gestisce, gioca con le parole dimostrando grande maestria. Una qualità che ha fatto la differenza. “Le salutari erbe del Vesuvio” rappresenta un tuffo nella storia, nelle tradizioni culturali che hanno ben trasmesso l’appartenenza a un territorio. La narrazione lambisce i profili del noir e, malgrado un’identità più orientata verso l’antropologico, è riuscita ugualmente a creare interesse e apprezzamento.”. Ora sulla raffinatezza dello stile di Carmine Cimmino non possiamo dire nulla di più di quello che già dicono gli articoli pubblicati sul nostro giornale e i libri che egli ha scritto: ma ci piace sottolineare il fatto che egli è riuscito a mostrare la “sua grande maestria” nel raccontare e nel “dipingere” personaggi e situazioni anche in un racconto breve, e in tale misura da indurre la Giuria ad assegnargli il primo premio soprattutto per questi pregi di stile e di linguaggio.

Alle “erbe salutari del Vesuvio”  Carmine Cimmino dedicò, nel 2012, uno splendido libro, pubblicato con il patrocinio dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio (l’immagine della copertina correda il nostro articolo).  E’ la descrizione dei “rimedi” contro ogni tipo di “morbo e di infezione” che nei secoli  le erbe e i frutti del Somma – Vesuvio hanno fornito agli abitanti del territorio: documenti e testimonianze sono tratte dai libri di medici e di botanici di altissimo livello, Salvatore De Renzi, Michele Tenore, Giuseppe Antonio Pasquale, Vincenzo Semmola. Ma  quel libro suggestiona il lettore soprattutto con l’immagine di un Vesuvio “demone e giudice terribile” che distrugge e crea, che perdona e punisce, che guarisce e uccide. Questo Vesuvio è protagonista del racconto premiato, e Carmine Cimmino ci autorizza a rivelare che è sua intenzione scrivere dei racconti  in cui la punizione dei colpevoli di delitti orrendi e di infamie avviene attraverso i molti, misteriosi modi di cui la Natura vesuviana si serve per manifestare la sua potenza.

Restiamo in attesa. E nello stesso tempo formuliamo l’augurio che  il Concorso “L’orto in nero” e il progetto da cui nasce diventino  un momento sempre più significativo della storia culturale e sociale del nostro territorio e della Campania tutta.

Caivano, anche cobret nelle piazze di spaccio del Parco Verde. Due gli arresti

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I carabinieri della tenenza di Caivano hanno arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio il 41enne Andrea Falco e il 18enne Pasquale Niscio, entrambi del posto.
I militari hanno notato uno strano movimento attorno all’isolato A3 del Parco Verde. Dal portone dello stabile, sul cui telaio era stata ricavata una feritoia, venivano smerciati involucri di plastica in cambio di denaro.
Falco e Niscio erano davanti all’ingresso e da “vedette” si assicuravano che le mani esperte dietro lo spaccio non finissero in manette.

Uno dei “clienti” è stato immediatamente fermato e nelle sue tasche sono state trovate una dose di crack e una di cobret, una droga ricavata dagli scarti di produzione dell’eroina.
Determinati a intervenire, i carabinieri hanno bloccato le due sentinelle, perdendo tra le maglie dello stabile popolare i tre pusher, fuggiti senza però recuperare lo stupefacente ancora da piazzare.

Su un tavolino posizionato dietro al portone, sono stati così rinvenuti 45 bussolotti di cobret per complessivi 38 grammi, 2,60 grammi di crack suddivisi in 7 dosi, 46 dosi di cocaina del peso totale di 11,65 grammi e 40 euro in contante ritenuto provento illecito.
I due sono stati arrestati e dopo le formalità di rito tradotti al carcere di Poggioreale.

Whirpool, avviata la procedura di trasferimento del ramo aziendale. Salvi 410 posti di lavoro

Sarà Passive Refrigeration Solutions S.A. a dare una nuova missione e un nuovo futuro al sito.
L’Azienda è impegnata a sostenere un costo dell’operazione di vendita quantificabile in €20 milioni.

Nel corso dell’incontro odierno presso il Ministero dello Sviluppo Economico, alla presenza del Sottosegretario Alessandra Todde e del Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial, Whirlpool EMEA ha comunicato alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni presenti la decisione di trasferire il ramo d’azienda identificato nel complesso aziendale di Napoli alla società Passive Refrigeration Solutions S.A. (PRS), attiva nel campo della produzione e vendita di sistemi di refrigerazione passiva.

A seguito di attente valutazioni, condivise nel corso del confronto continuo con le parti, iniziato dallo scorso maggio, il trasferimento del ramo d’azienda rappresenta l’unico modo per tutelare la massima occupazione a Napoli e offrire un futuro sostenibile di lungo termine allo stabilimento che, in alternativa, avrebbe cessato ogni attività produttiva.

L’operatore individuato per realizzare la nuova missione del sito è PRS una società leader nel settore della termodinamica finalizzata alla conservazione e al trasporto intermodale di prodotti deperibili, che ha sviluppato un brevetto unico nel campo dei container refrigerati. PRS ha elaborato un progetto di riconversione che individua nello stabilimento di Napoli una struttura idonea alla produzione di sistemi di refrigerazione passiva. La nuova missione sarà in grado di mantenere gli attuali livelli occupazionali.

Whirlpool EMEA è sin da ora impegnata a sostenere un costo significativo dell’operazione di vendita, quantificabile in 20 milioni di euro, per la nuova missione del sito di Napoli, che garantirà, per tutti i lavoratori, i diritti acquisiti, le tutele reali e il livello retributivo corrente.

Come già più volte ribadito, il drastico declino della domanda di lavatrici di alta gamma a livello internazionale e il conseguente calo della produzione hanno portato lo stabilimento di Napoli ad operare al di sotto del 30% della propria capacità produttiva, determinando così una situazione non più sostenibile per l’Azienda e per i propri dipendenti.

Tali condizioni, non previste né in alcun modo prevedibili al momento della sottoscrizione del Piano Industriale del 25 ottobre 2018, sono imputabili in particolare a un contesto macro economico generale di crisi che ha investito in particolar modo alcuni dei mercati più rilevanti tra cui Stati Uniti d’America, India, Argentina e i principali in ambito EMEA. Nonostante gli ingenti investimenti realizzati negli ultimi 10 anni per circa 100 milioni di Euro e le strategie commerciali messe in atto, dal 2009 ad oggi i volumi di produzione del sito si sono ridotti da circa 700.000 a circa 250.000 pezzi annui con un calo delle vendite nel primo semestre del 2019 pari al 36% a livello di export internazionale e del 19% nella sola area EMEA.

Negli ultimi mesi, Whirlpool EMEA, insieme ai Ministeri competenti e alle parti sociali, ha preso in attenta considerazione diverse soluzioni, inclusa la possibilità di nuovi e ulteriori investimenti nel settore Premium e la possibilità di trasferire la produzione di lavatrici dall’Est Europa o dalla Cina. Tuttavia, alla luce di una approfondita valutazione economica, nessuna di queste opzioni è stata ritenuta idonea a rendere sostenibile l’impianto nel lungo periodo.

Nelle prossime settimane, Whirlpool e PRS sono disponibili a effettuare con i sindacati e le controparti istituzionali l’esame congiunto del trasferimento del ramo d’azienda e del piano industriale che garantirà nuova vita allo stabilimento di Napoli e ai suoi 410 dipendenti.

Come indicato nella comunicazione ufficiale, che sarà notificata domani, 18 settembre, alle organizzazioni sindacali e ai Ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’atto di cessione del ramo d’azienda sarà perfezionato entro il 31 ottobre 2019 e avrà efficacia a decorrere dal 1 novembre 2019.

Cimitile: Cultura no – stop. Al via tanti eventi artistici, teatrali e visita alle Basiliche

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Proseguono a Cimitile le iniziative Artistico/Culturali promosse dall’amministrazione comunale.

Un lungo elenco di attività tese da un lato a promuovere le straordinarie bellezze archeologiche del territorio, dall’altro ad offrire un programma di eventi di spessore, fruibile dai cimitilesi all’interno dei luoghi più affascinanti e suggestivi della Città delle Basiliche.

Un’attività incessante, senza soluzione di continuità, che sta contribuendo a rilanciare in modo significativo l’immagine di un territorio ricco di storia, veicolando sullo stesso l’interesse non soltanto di archeologi e studiosi, ma anche del grande pubblico e che ha visto il suo apice nella messa in onda lo scorso 9 settembre su Sky Arte di un documentario dedicato alle Basiliche Paleocristiane nell’ambito del programma “Sei in un Paese Meraviglioso” la trasmissione condotta da Dario Vergassola e Michelle Carpente e nata dalla collaborazione tra Sky e Autostrade per l’Italia.
“Sei in un paese Meraviglioso” è un progetto per la promozione del turismo di qualità lungo la nostra Penisola.

Prosegue anche la rassegna di iniziative teatrali e ludiche rivolte ai cittadini di ogni età.

Dopo il ricco programma primaverile, a luglio ha preso il via la rassegna teatrale estiva con l’esordio nel paese natale di Gianmarco Cró della commedia “Bugie a parte” che, dopo la serata dedicata ai bambini lo scorso venerdì 13 Settembre con la compagnia “Il teatro nel baule”, si concluderà con le prossime e ultime due serate il giorno 20 settembre, con la messa in scena di un testo di Luca Giacomazzi “Sotto lo stesso tetto” e il giorno 22 settembre con la compagnia ‘O spassatiempo in “Casa dolce casa”.

A ottobre invece le Basiliche Paleocristiane torneranno protagoniste grazie ad una iniziativa realizzata in collaborazione con la Scabec, organo della regione Campania.
I giorni 4 e 5 ottobre il sito archeologico, cuore del territorio cimitilese, sarà aperto ai visitatori fino alle 24 con due eventi salienti grazie all’adesione da parte del comune di Cimitile al progetto Campania by night.

Il mese di ottobre poi si concluderà, come ormai consuetudine, con la festa di halloween il 30 ottobre, serata dedicata a tutti i bambini senza escludere gli adulti.

A far da contorno alle iniziative “istituzionali” sono previste anche numerose altre attività organizzate dalle associazioni del territorio come sempre affiancate dall’amministrazione comunale.

Sopralluogo al termovalorizzatore di Acerra fermo per manutenzione. Verdi: “Impegnate 300 persone”

“Nella giornata di lunedì ci siamo recati al termovalorizzatore di Acerra, fermo per manutenzione straordinaria, per un sopralluogo. Attualmente sono circa 300 le persone a lavoro a fronte delle 110 che operano nel termovalorizzatore quando è in funzione. Abbiamo riscontrato il massimo impegno da parte di tutti gli operai. Addirittura, nell’attesa della riapertura della struttura, si sta intensificando un’attività di apicoltura. Ci è stato spiegato che sono in conduzione alcune prove sulla turbina per evincere se necessita di essere sottoposta ad interventi strutturali. Qualora non ce ne sia bisogno è possibile che i lavori di manutenzione si concludano qualche giorno prima rispetto la tabella di marcia prevista”. Lo affermano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, il portavoce del Sole che Ride in Campania Vincenzo Peretti e il professore Luigi Esposito. “Da parte nostra continuerà l’attività di monitoraggio circa l’andamento dei lavori e le iniziative che le amministrazioni stanno attuando per evitare qualsiasi rischio di emergenza rifiuti. La nostra priorità è che l’intervento si concluda al più presto, nella maniera più efficace possibile, in modo da poter ritornare al ciclo tradizionale”.