La passione nelle città invisibili

Nelle città visibili manca la passione, quella dimensione educativa che spinge ad occuparsi degli altri, a gustarne le cose belle, a partecipare delle cose dolorose e, infine, a sortire insieme dei problemi civili. Nelle città invisibili invece la passione, questo tipo di passione, è assai comune e la si percepisce quotidianamente in una serie di casi, episodi, esperienze, conversazioni.

Ne volete degli esempi? Ne scelgo qualcuno.

Primo esempio: la politica come passione. I politici decidono, nelle città invisibili, di fare il possibile per migliorare il piccolo mondo che gli sta intorno e, per fare questo, mettono nel conto che nell’arco di pochi mesi, sei al massimo, saranno mandati a casa dagli elettori. Eppure agiscono lo stesso; contro ogni sano ragionamento, solo per passione, eccola: la passione. Si mettono in testa che le decisioni da prendere, forse non saranno accolte subito come risolutive, ma le prendono lo stesso, perché sono uomini e donne con la vista lunga, non hanno bisogno degli occhiali, possiedono una visione, forte e splendente del futuro prossimo, e sanno che di fronte ad essa la loro vita di prestigio non conta. Non chiedono di sedersi ai primi posti, né di avere tavoli da conversazione per i talk più famosi, hanno partner dignitosi e riservati, che li prendono a schiaffi se vengono trascinati su un prato a sbaciucchiarsi o su una spiaggia a bere qualcosa al ritmo di musica e passano tutto il tempo a disposizione nel silenzio operativo dell’impegno.

Poniamo che i politici delle città invisibili decidano di aprire isole pedonali e di chiudere al traffico realmente il Centro e qualche periferia oppure pensano sia venuto il momento di cambiare radicalmente la cura delle scuole e non solo dal punto di vista della sicurezza, ma da quello di una gestione progettuale a lungo termine che offra servizi alla sete di conoscenza, anche se i genitori e forse gli stessi insegnanti, non la sentono questa sete, perché ormai i rubinetti sono a secco e di acqua, a furia di non chiederla, ne hanno persa la memoria.

Poniamo che fondino biblioteche in ogni quartiere, salette video per film a loro misura, piccoli spazi – agorà dove si possa discutere. Andrebbero bene anche spazi per il movimento, qualche piccola pista ciclabile. E a chi dice che discutere o leggere non serve a niente rispondono con un ironico sorriso e vanno avanti. Poniamo tutte queste cose e vediamo ciò che accade.

Secondo esempio: il rispetto a piccoli passi. Nelle città invisibili le automobili non stanno mai sui marciapiedi e quando passa qualche persona disabile o qualche mamma con il bambino in carrozzina non si sentono arroganti grida di spostarsi. In queste città si cresce se si è rispettati e nessuno ha da ridire se gli spazi servono ad incontrarsi. La passione per far posto alla gentilezza non si ferma davanti agli arroganti, né davanti agli stupidi, anche se fra di essi ci sono persone importanti che tendono inesorabilmente a moltiplicarsi.

Riuscire a tirarsi su quando si assiste ai soprusi e nello stesso tempo non piegarsi alle mille illegalità quotidiane; ricominciare daccapo ad informare, a spiegare ciò che è complesso senza banalizzarlo, né umiliarlo nelle formule degli slogan; trattare i bambini come persone invece che come potenziali consumatori, senza abbandonarli al disorientamento e alla incapacità di offrire loro delle regole; resistere a chi fa della prepotenza una medaglia da appuntarsi ogni mattina, sono le doti degli appassionati, che campano pochi mesi, forse qualche anno, ma brillano a lungo sul cammino della storia.

 “Vesvinum vinum”: la preziosa cultura del vino che il vulcano ha donato,  dall’antichità, ai Vesuviani

 L’”economia” del vino a Pompei e nel territorio tra Pompei e Nola.  Il “Trimalchione” di Petronio,  “figura” di un importante sistema socio-economico. I caratteri del vino vesuviano, e i giudizi severi di Tiberio e di Caligola sul vino di Sorrento. L’economia del vino ispira anche l’arte, come dimostra il celebre “vaso blu” in vetro- cammeo, la cui immagine correda l’articolo.

 

Ha scritto uno storico vesuviano, che ha dedicato tre libri ai vini del Vesuvio: “Le pietre e i colori delle case di Pompei celebrano i fasti di Bacco. La tensione dionisiaca si propaga per le pareti della villa dei Misteri dal moto delle Menadi e percorre le edicole in cui il dio tiene a guinzaglio una pantera, e il triclinio dei Vettii, ove lo trasporta un tiro di caproni e lo incanta, col doppio flauto, Pan itifallico. Nel silenzio di oggi l’orecchio attento percepisce l’eco dei timpani delle Baccanti nella casa dei Dioscuri, e in quella di Paquio Proculo i remoti clamori dei Satiri e del vecchio Sileno intorno all’asino stramazzato, e la voce marina delle ninfe che offrono uva dagli affreschi della casa del Menandro, dove, tra recipienti pieni di miele e di aceto alessandrino, furono trovate anfore di vini sorrentini di annate diverse.  Sulle pareti di Pompei si dispiega la mutevole natura del dio: qui punisce crudelmente Penteo, lì asciuga dolcemente le lacrime di Arianna abbandonata o amoreggia con Venere tra Eroti che cavalcano pantere e vendemmiano e travasano vino.”.

Scrive Petronio nel “Satiricon” che Trimalchione, personaggio “vesuviano”, edificò sul vino la sua immensa fortuna: ” costruii cinque navi, le caricai di vino, era oro in quei tempi, le spedii a Roma. Tutte le navi naufragarono: nemmeno l’avessi fatto apposta. Credete che mi sia arreso ? Feci costruire altre navi, più grandi e più solide… le caricai un’altra volta di vino, di lardo, di fave e di schiavi.. con un viaggio guadagnai tondi tondi 10 milioni di sesterzi “. Scriveva Ada Negri, durante i terribili giorni dell’eruzione del 1906, che i contadini vesuviani avevano ricavato dalla secolare guerra contro il vulcano coraggio e tenacia, e l’idea, cara ai loro antenati greci, che la storia è circolare, crea i problemi, ma poi li risolve. Le grandi famiglie pompeiane, gli Olconii, i Vettii, avevano vigne e masserie tutt’intorno al Vesuvio, a Terzigno, a Boscoreale, a Ottajano, a Somma, ove oggi, finalmente, le scoperte preziose di scavi recenti, gli studi, i nuovi musei incominciano a rivelare la storia ordinata di comunità che tra Pompei e Nola avevano costruito un complesso e originale sistema economico, sociale, culturale. .E’ stata finalmente superata la “stagione” archeologica segnata dal nome illustre di Amedeo Maiuri, che forse “vedeva” solo Pompei..

Il vino di Pompei prendeva nome dai luoghi, Vesvinum, Pompianum, e dai proprietari delle vigne: Lucretianum, Curtianum, Faustianum, Marianum, Propertianum, Fabianum, Tironianum. Le anfore di Lucio Eumachio arrivarono a Cartagine e ad Alesia, e in tutta la Gallia sono stati trovati i sigilli dei Clodii e  di M. Porcio, che con generosi contributi alle feste e agli spettacoli sperava di far dimenticare ai Pompeiani che le sue ricchezza erano il bottino dei tempi feroci delle proscrizioni di Silla. Gaio e Mamerco Lassio  producevano vino anche a Nola e a Sorrento. Plinio scrive che  i  ” veteres “, le antiche generazioni, avevano prediletto i vini di Sorrento, che erano leggeri, non annebbiavano il cervello e frenavano i flussi dello stomaco e dell’intestino. I nipoti, invece, preferivano il Falerno e l’Albano, anche perché contro i vini di Sorrento si erano accaniti due imperatori, Tiberio e Caligola: Tiberio, incontentabile, aveva sentenziato che solo una congiura dei medici aveva fatto passare per nobilissimo un vino che era solo un buon aceto, mentre Caligola andava dicendo che il Sorrentino era un vino ” scemo “. I vini di Pompei, non  tutti robusti, erano alquanto infidi: talvolta provocavano lunghe e forti emicranie. Anche nelle vigne vesuviane agli ” operai ” si dava l’ ” acquata “, il ” vinum faecatum ” di Catone, la ” deuteria ” dei Greci, prodotta spremendo le vinacce fino all’ultimo succo e macerandole nell’acqua.

Sulle pendici del Vesuvio si aprivano i lunghi filari delle viti aminee, in 5 varietà, secondo Plinio, o in 6, secondo Columella. La più preziosa era “ la germana minor”, dagli acini piccoli, che resisteva ai venti e traeva dalle lave antichissime il caldo vigore. Robusto era il vino della “vennuncola”, chiamata “sorcola” nel resto della Campania, e vini di buona qualità davano la vite rebellica, la caulina, la trebulana (la trebbiana ), l’olconia, adatta solo ai terreni campani, la murgentina, che veniva dalla Sicilia ma aveva attecchito agevolmente nelle vigne di Pompei. Una casa pompeiana fu battezzata “ Casa della Nave Europa”, perché vi fu trovato il “graffito” di una nave chiamata “Europa” in omaggio alla principessa rapita dal toro bianco in cui Zeus si era trasformato..  E’ probabile che il proprietario della casa fosse un ricco mercante, abituato, come Trimalchione, a sfidare, per la sua attività, anche il mare.

Nel suo orto egli coltivava cavoli e le rare e preziose cipolle, e nelle stalle allevava animali, di cui sono state ritrovate le ossa. Però tra le vigne aveva piantato fave: una scelta  che Plinio e i competenti del vino avrebbero giudicato un errore grossolano, una “bestemmia”.

Acerra, abusi edilizi al Parco ‘900: spunta il “condono di Pulcinella”

La giunta delibera una “convenzione in sanatoria” per la galleria commerciale abusiva. In cambio il Comune chiede ai privati un parcheggio realizzato con denaro pubblico

 

Il Parco ‘900 è un grande complesso residenziale realizzato con la speculazione edilizia dei primi anni Duemila, nel rione Spiniello, area di espansione a sud est di Acerra. Ma nel 2015 il Comune ha dichiarato abusiva la galleria commerciale del complesso urbanistico. I porticati erano stati rimpiccioliti per fare spazio ai negozi: un business fatto a discapito della legge e della collettività. A quel punto il Comune avrebbe dovuto o abbattere la galleria per ripristinare lo status quo ante o acquisire al patrimonio pubblico l’opera illegale. In questi quattro anni però tutto ciò non è stato fatto. La legalità non è stata riaffermata. Ma ora spunta improvvisamente un’idea dal cappello della giunta retta dal sindaco Raffaele Lettieri: rilasciare alla World Trading srl, l’azienda immobiliare che detiene la proprietà della galleria, una convenzione per sanare il grande abuso edilizio. Come ? Ottenendo in cambio dal privato il parcheggio antistante. Ma è qui che casca l’asino, direbbe Totò. Il parcheggio che è stato scelto come moneta di scambio del condono delle opere abusive risulta di proprietà della World Trading ma è stato in effetti realizzato con i fondi dell’Unione Europea, denominati Più Europa. Danaro passato prima attraverso la Regione e poi attraverso il Comune. Ecco perché il Comune nel 2015 aveva rivendicato la proprietà dell’intera area, riqualificata con strade e pubblica illuminazione dalla municipalità stessa. Ma adesso pare proprio che siano cambiate le carte in tavola. Il silenzio è calato sullo scandalo in questi quattro, lunghi, anni ed è sopraggiunta nel frattempo una trattativa tra l’ente e i privati. Ecco quindi spuntato l’escamotage: condonare la galleria abusiva acquisendo al patrimonio comunale l’area attualmente adibita a parcheggio. “C’è uno scandalo nello scandalo, una vergogna nella vergogna in questa storiaccia – denuncia Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista della zona e attivista del Movimento Cinque Stelle – e cioè che la moneta di scambio sia stata più che sottovalutata perché il parcheggio vale appena l’un per cento di quello che vale la galleria commerciale del parco ‘900. Un parcheggio peraltro realizzato in un’area del piano regolatore destinata a verde attrezzato.  In realtà dunque si tratta di uno scambio che andrà a totale vantaggio del costruttore”. La delibera di convenzione in sanatoria è stata approvata dal sindaco Raffaele Lettieri e dalla sua giunta, a eccezione dell’assessora al bilancio Geraldina Martino, assente al momento del voto. La convenzione con la World Trading dovrà poi essere sottoposta all’approvazione del consiglio comunale. “Non capisco come l’assemblea cittadina possa approvare una convezione così scalcagnata – aggiunge Cannavacciuolo –  si tratterà di fatto di un condono che soltanto una legge dello Stato potrebbe consentire. Sarà un regalo a chi ha commesso un grave abuso edilizio”.  Pericoli dietro l’angolo. “Se il consiglio comunale – avverte Cannavacciuolo – non dovesse approvare la convenzione o se la magistratura dovesse scoprire un’illegalità in questo escamotage chi ne potrebbe pagare duramente le conseguenze saranno i commercianti che esercitano l’attività in locali dichiarati abusivi dallo stesso Comune ma che sono stati autorizzati a suo tempo proprio dall’ente ad aprire i negozi”.

 

 

Treno Circum guasto, passeggeri sui binari. Capasso: “Invito De Gregorio a confronto sui trasporti”

“Invito il presidente Eav Umberto De Gregorio a Palazzo Mediceo, a Ottaviano: il luogo ideale per presentare il suo libro e per confrontarsi, in maniera aperta, sullo stato dei trasporti in Campania e dell’Eav in particolare”. A dichiararlo è Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, che commenta l’ennesimo guasto a un treno della Circumvesuviana, che ha costretto centinaia di pendolari a proseguire il loro cammino sui binari.

Dichiara Capasso: “Quelli che ci raccontano del rilancio dei trasporti in Campania probabilmente non si spostano in treno ma utilizzano le auto blu o al limite i taxi. Lo venissero a dire alle migliaia di pendolari che ogni giorno non sanno se arriveranno a destinazione, se il loro treno si incendierà, se dovranno farsela a piedi”.

Palma Campania, nascondeva marijuana in camera da letto: arrestato 32enne

I carabinieri della stazione di Palma Campania hanno tratto in arresto un 32enne del posto per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.

Durante una perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto nella sua camera da letto circa 20 grammi di marijuana, 2 forbici e numerosi ritagli di cellophane, utili per confezionare la droga.

All’interno dell’armadio, in un calzino, erano invece nascosti circa 1000 euro in contante, ritenute provento di spaccio.

Il 32enne è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio.

“Kiko”

 

Siamo dinanzi ad una favola dei giorni nostri. Kiko, un bellissimo pesce reale dai colori unici al mondo, vive avvolto in una bolla di cristallo che gli impedisce ogni contatto con il mondo esterno. Per un’ora al giorno, al tramonto, la bolla che lo racchiude scompare e Kiko diventa totalmente trasparente. Il giovane principe del mare continuerà a trascorrere le sue giornate felice e ignaro della propria condizione, fino ad un incontro speciale con un bellissimo pescestella che cambierà del tutto il corso della sua esistenza.

Quante volte alziamo dei muri altissimi dinanzi a noi per paura di fidarci di qualcuno? E quante volte, in alcuni momenti bui della vita, ci sentiamo letteralmente “avvolti in una bolla”, incapaci di creare un contatto con le opportunità presenti là fuori? Quante volte, poi, ci sentiamo trasparenti per il mondo e soli nelle cose che facciamo? Sono tutte sensazioni che – se vissute per un breve, brevissimo arco di tempo – possono aiutarci a fare chiarezza dentro di noi e a servire da trampolino di lancio per nuove avventure. Tuttavia, quando durano più del dovuto, queste sensazioni cominciano a stagnare e a diventare dei veri e propri macigni difficili da allontanare.

“Mio giovane principe, lasciarsi toccare dal mare non è poi così pericoloso. Restare chiuso in quella bolla, seppur di cristallo, può far più male di qualsiasi oceano”. 

Le parole di Vincenzo Patella e le illustrazioni di Natascia Ugliano ci conducono per mano attraverso le esitazioni, i dubbi e le paure del giovane Kiko. Una favola moderna, adatta ai bambini e agli adulti, che offre un ottimo motivo di riflessione per superare i propri limiti, abbattendo tutti gli ostacoli che – anche in una giornata di pieno sole – ci impediscono di essere riscaldati da una carezza improvvisa.

 

Kiko, Vincenzo Patella e Natascia Ugliano, Napoli, Inknot Edizioni, 2016.

App-Date Psoriasi: il progetto dell’Azienda Ospedaliera Federico II per la gestione dei pazienti con psoriasi

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Presso la Clinica Dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli,  (Biblioteca multimediale “Pietro Santoianni” – Edificio 10 – via Pansini 5), mercoledì 16 ottobre, alle ore 13.20, sarà presentato  App-Date Psoriasi, progetto pilota per la gestione dei pazienti con psoriasi.

All’incontro prenderanno parte, tra gli altri, il Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia federiciana Luigi Califano, il Direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia Fabrizio Pane, il Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II Anna Iervolino, il responsabile del servizio farmaceutico regionale Ugo Trama, per l’assessorato alla Sanità della Regione Campania Antonella Guida e Gaetano Postiglione, il Direttore della Clinica dermatologica Mario Delfino e la responsabile scientifica del progetto Gabriella Fabbrocini, Direttore della Scuola di specializzazione in Dermatovenereologia e responsabile del Programma di Dermatologia Interventistica e Dermatopatie Immunomediate e degli annessi cutanei.

App-Date Psoriasi si basa sull’utilizzo combinato dei nuovi strumenti di comunicazione e delle più moderne tecnologie digitali per la diagnostica e punta a creare un collegamento sistematico tra medici del territorio e centri di eccellenza, per assicurare ai pazienti con psoriasi il miglior percorso diagnostico-terapeutico: un sistema hub and spoke, quindi, nell’interesse del paziente per semplificare l’accesso alle cure specialistiche assicurando la migliore qualità possibile.

È importante che presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II i pazienti possano contare su un approccio moderno che si avvale di tecnologie innovative che agevolano la creazione di una rete sul territorio in grado di garantire continuità e sicurezza delle cure. Un progetto che vede unite numerose realtà di eccellenza assistenziale, nell’interesse dei cittadini della Regione Campania”, sottolinea l’Avv. Iervolino.

Attraverso un’apposita piattaforma on-line – la DermoPSO Platform – che consente anche collegamenti video in tempo reale, sarà infatti reso disponibile un sistema di applicazioni e servizi ICT che faciliteranno la gestione di ogni fase della patologia, ad iniziare dalla diagnosi, e i percorsi terapeutici, a partire dall’appuntamento per la visita presso il centro di riferimento.

La psoriasi è una patologia invalidante – spiega la Prof. Fabbrocini – di cui a Napoli, secondo le stime, sono affette circa 30.000 persone e moltissime, pur avendo sviluppato una forma grave della malattia, non sono in terapia né effettuano i dovuti controlli. Eppure oggi abbiamo a disposizione terapie innovative quali i fumarati,  i farmaci biologici  e i biosimilari che agiscono su alcuni target specifici del processo infiammatorio, migliorando nettamente la qualità di vita e eliminando la cronicità della patologia”.

La psoriasi è infatti una patologia infiammatoria cronica cutanea che nella sua variante più comune si manifesta con la presenza di placche desquamanti, spesso localizzate a gomiti, ginocchia e cuoio capelluto. Colpisce entrambi i sessi e può insorgere a qualsiasi età, anche se l’incidenza raggiunge un picco tra i 30 e i 40 anni. Oltre alla cute, la psoriasi può colpire altri organi ed apparati – come quello scheletrico – assumendo i caratteri di una patologia sistemica e spesso si associa ad un aumento di ipertensione, diabete, sindrome metabolica, rischio cardiovascolare.

Grazie a velocità, facilità e praticità di utilizzo, la DermoPSO Platform consentirà di ampliare la connessione tra strutture territoriali (circa i 40 i dermatologi che parteciperanno dalle diverse Asl della Campania che aderiranno all’iniziativa) e centri terapeutici di eccellenza – qual è appunto quello dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II – implementando e migliorando l’accesso alle cure nella speranza che possa diventare un modello regionale sul quale lavorare.

Per l’utilizzo della DermoPSO app sono previsti appositi corsi di formazione e training rivolti ai dermatologi del territorio. Il progetto, che per la sua valenza scientifica ha ricevuto il sostegno incondizionato della Novartis, sarà seguito da un team formato dai dott. Maria Carmela Annunziata, Sara Cacciapuoti, Gaia De Fata Salvatores, Claudio Marasca, Claudia Costa, Lucia Gallo, Consolatina Liguori, Matteo Megna, Tiziana Peduto, Antonio Pietrosanto, dagli ing. Paolo Sommella e Giuseppe Di Leo e dalla data manager Serena Poggi.

 

Luciano Erba, “Un’equazione di primo grado”

Un’equazione di primo grado

La tua camicetta nuova, Mercedes

di cotone mercerizzato

ha il respiro dei grandi magazzini

dove ci equipaggiavano di bianchi

larghissimi cappelli per il mare

cara provvista di ombra! per attendervi

in stazioni fiorite di petunie

padri biancovestiti! per amarvi

sulle strade ferrate fiori affranti

dolcemente dai merci decollati!

E domani, Mercedes

sfogliare pagine del tempo perduto

tra meringhe e sorbetti al Biffi Scala.

Dema aeronautica, esplode la protesta: sciopero e picchetti

Un altro fronte operaio molto difficile si sta aprendo nel Napoletano dopo il caso Whirlpool di Napoli via Argine. Stavolta è la Dema costruzioni aeronautiche di Somma Vesuviana, 400 addetti, a dare segnali di forte inquietudine. I nove operai in regime di Naspi, per i quali era stato stipulato un accordo di salvataggio occupazionale per il rientro al lavoro entro quest’anno, hanno bloccato strada e ingressi dello stabilimento di via San Sossio. L’azione è durata poco però. La rsu della fabbrica ha infatti deciso di proclamare uno sciopero di solidarietà ai colleghi estromessi dal ciclo produttivo e non più rientrati che avevano iniziato i picchetti. In questo momento decine e decine di operai della Dema si sono dunque uniti all’esterno dell’impianto, insieme ai loro colleghi. Ma la situazione della fabbrica aeronautica è più complessivamente al limite. Qualche giorno fa la rsu ha lanciato l’allarme di un possibile colpo all’occupazione e alle produzioni da parte dell’azienda, giudicata ancora in gravissima difficoltà dopo la ristrutturazione di un debito di cento milioni iniziata con l’ingresso di un fondo internazionale.

Povertà, in Italia 2,7 mln di affamati. Ai primi posti Campania e Sicilia

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La punta dell’iceberg della povertà in Italia sono i 2,7 milioni di persone che nel 2018 sono stati addirittura costretti a chiedere aiuto per il cibo da mangiare, di cui ben un terzo concentrati tra Campania e Sicilia. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti diffusa in occasione degli ultimi dati Eurostat sul rischio di povertà nelle Regioni secondo i quali nei territori campani e siciliani oltre quattro persone su dieci sono a rischio ovvero hanno un reddito disponibile dopo i trasferimenti sociali inferiore al 60% di quello medio nazionale. In Campania, in particolare, la percentuale di coloro che sono a rischio povertà è del 41,4% (era 34,3% nel 2017) mentre in Sicilia è al 40,7%, seppur in calo. Si tratta del livello più alto in Ue.

Ad avere problemi per mangiare ci sono – sottolinea la Coldiretti – oltre la metà dei 5 milioni di residenti in Italia che, secondo l’Istat, si trovano in una condizione di povertà assoluta sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea).

La stragrande maggioranza di chi è stato costretto a ricorrere agli aiuti alimentari lo ha fatto attraverso la consegna di pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di sostegno piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli. Infatti sono appena 113mila quelli che si sono serviti delle mense dei poveri a fronte di 2,36 milioni che invece hanno accettato l’aiuto delle confezioni di prodotti Ma ci sono anche 103mila persone – aggiunge la Coldiretti – che sono state supportate dalle unità di strada, gruppi formati da volontari che vanno ad aiutare le persone più povere incontrandole direttamente nei luoghi dove trovano ricovero.