Somma Vesuviana: firmata una convenzione tra Comune, Caritas e Fondazione S.I.C.A.R. per accogliere persone senza casa

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Aiutare le persone senza fissa dimora e permettergli di essere accolte la notte in strutture della Diocesi. E’ l’obiettivo per raggiungere il quale è stata firmata una convenzione tra il Comune di Somma Vesuviana, la Caritas diocesana di Nola  e la Fondazione S.I.C.A.R. (Solidarietà, Integrazione, Cooperazione, Annuncio, Reciprocità). La Caritas Diocesana già svolge un servizio di accoglienza notturna nel Centro parrocchiale “don Tonino Bello” che si trova in via Roma, 123 a San Giuseppe Vesuviano ed accoglie, appunto, persone (singoli e famiglie) colpite da emergenza abitativa. Il dormitorio è attivo dalle ore 20 alle ore 8 del giorno seguente e può accogliere fino ad un massimo di 24 persone. In base alla convenzione 2 posti saranno riservati per ospitare temporaneamente cittadini residenti, o dimoranti, a Somma Vesuviana che vivono un momento di emergenza. “Il progetto concentra l’attenzione sul dare una risposta primaria al problema del disagio abitativo”, spiega il sindaco Salvatore Di Sarno, “purtroppo stiamo vivendo un periodo che favorisce i processi di emarginazione e di isolamento soprattutto per i soggetti vulnerabili. La permanenza notturna, oltre che a una risposta all’esigenza abitativa, si pone l’obiettivo di attivare momenti di tipo relazionale con la finalità di aiutare i cittadini che vivono un momento di difficoltà ad elaborare un percorso che gli permetta di cambiare i comportamenti che lo pongono in situazioni di rischio sociale. Ringrazio per questo progetto il mio vicesindaco Maria Vittoria Di Palma, la dirigente delle Politiche sociali Iolanda Marrazzo, don Arcangelo Iovino della Caritas e Raffaele Cerciello della Fondazione”. L’amministrazione comunale determina di compartecipare alle spese del dormitorio per assicurarsi di avere sempre 2 posti da riservare ai propri residenti che si trovano in emergenza abitativa. Previsto un sostegno economico di 15mila euro annui sarà utilizzato per le sole spese di gestione del dormitorio (materiali e servizi attinenti al dormitorio, spese per la manutenzione ordinaria, personale specializzato, materiale e servizi per le pulizie dei locali, materiale ed affini per la pulizia personale, derrate alimentari, servizio di vigilanza). Mentre la Caritas diocesana e la Fondazione si impegnano a contribuire con risorse proprie volontarie, oltre ad offrire la disponibilità dei locali presso cui organizzare l’attività di accoglienza.

 

Evento al MATT: visite guidate, presentazione del libro “L’ignoranza dei numeri” e degustazioni degli Incontri GourMATT

Nuovo appuntamento al Museo MATT, il neonato Museo Archeologico Territoriale di Terzigno, oggi, 17 ottobre alle ore 19, con apertura, anche in orario serale, della Mostra Archeologica “Pompei oltre le mura. Le ville di Terzigno all’ombra del Vesuvio“.

Visita guidata all’esposizione di affreschi e reperti provenienti dalle ville di Età Romana ritrovate a Terzigno, con la presentazione dell’ultimo libro di Francesco Paolo Oreste dal titolo “L’ignoranza dei numeri. Storia di molti delitti e di poche pene“, con la prefazione di Erri De Luca.

Un romanzo di genere poliziesco, con i casi dell’ispettore Giulietti, sarà presentato dall’Autore e dal Giornalista de “Il Mattino” Francesco Gravetti, con gli interventi di Genny Falciano, Assessore alla Cultura del Comune di Terzigno, dal Sindaco Francesco Ranieri e dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, Rossella Annunziata.

A seguire nuove degustazioni con Incontro GourMATT: il formaggio del Consorzio Provolone del Monaco DOP, miele e vino.

Il prodotto a pasta filata, stagionato almeno sei mesi, prodotto nei territori della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari, dal sapore dolce ed un leggero gusto piccante.

Formaggio che si abbina bene al miele del Vesuvio prodotto da Valle dei Veseri. Azienda agricola con sede nella suggestiva Valle delle Delizie di Ottaviano (antica dimora del fiume Veseri) nel rispetto dell’ecosistema del Parco Nazionale del Vesuvio.

A tutto questo si aggiunge il pluripremiato vino “Cratere”, il rosso Lacryma Christi del Vesuvio DOC imbottigliato dalla Tenuta “Le Lune del Vesuvio”, selezionato “Top Hundred”, tra i cento migliori vini d’Italia scelti da “golosaria”, valutato 4 stelle dalla guida Vini buoni d’Italia del Touring Club Italiano e vino premiato anche al Merano Wine Festival.

Movida sotto attacco, i commercianti di Pomigliano: “Ecco il nostro decalogo”

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Chi abita nelle zone dei locali notturni spesso non ce la fa più a sopportare urla, schiamazzi e musica ad alto volume. Una situazione che spesso è giunta allo scontro frontale tra cittadini residenti e i commercianti che gestiscono gli esercizi della movida notturna più importante e attrattiva dell’area a oriente di Napoli compresa tra Pomigliano, Acerra, Castello di Cisterna, Casalnuovo, Volla, Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Massa di Somma e Brusciano. Un territorio di oltre 250mila abitanti i cui giovani e meno giovani convergono la sera tutti in una sola direzione: Pomigliano. Ne sono scaturiti un business di notevole portata ma anche tanta rabbia e incomprensioni con la gente che abita nei luoghi d’incontro notturno. Ora però i commercianti intendono reagire. Non vogliono la guerra con la città. Vogliono stabilire almeno una tregua. Come ? Hanno costituito un comitato, il CMP, Comitato Movida di Pomigliano. Il presidente è Ciro Esposito, ormai storico esponente degli esercenti della zona. Ed hanno stilato un decalogo, ma sarebbe meglio chiamarlo pentalogo. Contiene cinque regolette chiare e semplici  per tutti. Con la prima regola i commercianti si impegnano a evitare emissioni sonore all’esterno dei locali. La seconda stabilisce che debba essere utilizzata plastica biodegradabile per le bevande da asporto. La terza vincola i gestori dei negozi a prendersi cura del decoro urbano delle aree adiacenti alle loro attività. La quarta istituisce l’impegno dei gestori dei locali a invitare i clienti ad assumere comportamenti civili durante la degustazione di pasti e bevande e l’ascolto di musica all’interno di bar, pub e ristoranti. la quinta, forse quella più impegnativa, impegna gli esercenti che aderiscono al comitato (Labyrinth, Oz Lab, Speakeasy Coktail Bar, Comm Jesce Jesce, Reves, Phoenix, Bar La Villa, Dublin Square, O Cuzzetiello Ra Nonna, The Sign, Caffetteria Leopardi) a far rispettare le stesse regole ai colleghi che del comitato non fanno parte. “Per avere un locale in grado di soddisfare tutte le esigenze – spiegano Ciro Esposito, Pasquale La Gatta (Labyrint) e Domenico Casoria (Speakeasy) – sia quelle del cliente che quelle della popolazione residente, è necessario fare degli investimenti strutturali per l’isolamento acustico e impegnarsi al massimo personalmente per l’affermazione della legalità, dell’educazione e di un più complessivo senso civico. A ogni modo nel frattempo un primo risultato della collaborazione che stiamo avendo con il Comune è stato il varo di “Pomigliano Serena”, con i vigili di notte dalle 22 alle 2 di tutti i venerdi e sabato di ottobre e novembre. Ma anche noi ci impegneremo fino in fondo”. La Gatta e Casoria gestiscono due locali che non hanno dato problemi di ordine pubblico. E questo è noto. Ma ci sono diversi piccoli locali notturni, bar, gelaterie, cornetterie, che hanno dato e stanno ancora dando problemi. “Il nostro compito sarà di persuadere tutti a fare di più: è nel nostro stesso interesse”, promettono i commercianti virtuosi. La situazione è a ogni modo oggettivamente difficile. Basti pensare ai numeri fatti registrare dall’ultima operazione congiunta di polizia municipale e carabinieri durante l’ultimo week end di movida: 534 multe nella ZTL, 64 infrazioni al codice della strada, 2 rimozioni con carro gru e 5 blocchi delle ruote con le ganasce. Tutti dati che forniscono le dimensioni di una movida che a Pomigliano è un fenomeno cresciuto a dismisura nell’ultimo decennio. Un fenomeno che doveva essere accompagnato da un’adeguata pianificazione. Così non è stato. Col risultato che ora si tenta di curare un corpo gravemente ammalato. Comunque l’autoregolamentazione del neonato comitato può far sperare in un concreto miglioramento della situazione. Ma quando ogni sera migliaia di persone si concentrano all’aperto nelle piazze e nelle strade ogni regola può saltare sistematicamente. E’ una mera questione di numeri. “Il compito è di quelli ardui ma ce la metteremo tutta. Ci vogliono sopratutto cultura, nuove idee, e senso spiccato di far parte di una comunità solidale e bisognosa di legalità”, l’ottimismo del comitato CMP.

Gli alunni dell’I.C. “A. d’Aosta” raccontano la storia di Ottaviano: i luoghi e i personaggi. Il ruolo di Giulia de’Medici

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Per il PON “ Nullus locus sine genio” gli alunni dell’I.C. “A. d’Aosta” hanno sviluppato tre progetti: “Angeli sulla città”, dedicato alle chiese di San Michele e di San Lorenzo; “Giulia e Bernardetto Medici. Memoria e festa”; “Le voci del Chiostro”. L’Istituto, da anni, propone agli alunni la conoscenza sistematica della storia di Ottaviano come momento essenziale della coscienza identitaria: anche sotto questo aspetto risulta assai importante l’impegno del Dirigente prof. Michele Montella e dei docenti tutti. Il ruolo di Giulia de’ Medici, prima “signora” di Ottajano. Il ritratto di Bernardetto Medici, opera del Vasari.

 

Gli alunni che hanno partecipato al progetto “Angeli sulla città”, sotto la guida del “tutor”, prof.ssa Assunta Miranda, e dell’“esperto”, prof. Carmine Romano, storico dell’arte e curatore di mostre importanti, sono prima entrati negli “spazi” di due chiese storiche di Ottaviano, San Michele – la Chiesa del Patrono- e San Lorenzo, e poi sono stati invitati a “raccontare” la storia e le storie di cui avevano acquisito conoscenza. Tutti i progetti del PON “Nullus locus sine genio” hanno portato i ragazzi al centro delle attività, ad essere protagonisti effettivi: ma questo aspetto ha caratterizzato in modo particolare i progetti dell’I.C. “A. d’Aosta”, i cui docenti sono da anni impegnati nella realizzazione di un’idea e di un programma di grande significato: fare in modo che gli alunni acquistino, attraverso la conoscenza della storia di Ottaviano e del territorio, una coscienza identitaria e, nello stesso tempo, scoprano l’importanza che ha la Storia nella costruzione del sistema culturale. E così il “tutor”, prof.ssa Anna Buono, e l’”esperto”, Gianni Sallustro, Maestro di cultura teatrale e attore raffinato, hanno sollecitato gli alunni a ricostruire “la memoria e la festa” dell’arrivo a Ottajano di Bernardetto e Giulia de’ Medici, che comprarono il feudo nel 1567. Allo stesso modo il progetto “Le voci del Chiostro. Storia, narrazione, arte” ha consentito agli alunni, guidati dal “tutor”, prof.ssa Luigia Boccia, e dall’ “esperto”, dott.ssa Ida Maietta, alto funzionario della Soprintendenza napoletana e autrice di importanti libri di storia dell’arte, di comprendere e di raccontare le affascinanti corrispondenze che si configurano tra la storia di un “luogo” e la storia della comunità. I tre progetti si “incontrano” anche nella figura di Giulia de’ Medici, la cui immagine, purtroppo, non ci è stata tramandata, mentre quella del marito Bernardetto ha “dettato” a Giorgio Vasari lo splendido quadro che correda l’articolo. Del padre di Bernardetto, Ottaviano, Vasari era amico intimo.

Bernardetto morì nove anni dopo l’acquisto del feudo, mentre Giulia lasciò la vita terrena nel 1591, e dunque ebbe la possibilità di incidere sulla vita degli Ottajanesi e sullo sviluppo urbano della città più del marito. Giulia, figlia naturale di Alessandro de’Medici, primo duca di Firenze e di Toscana, era nipote amatissima di Caterina, regina di Francia: e con una parte dei 1400 ducati che la zia le versava ogni anno “vita durante” Giulia, dopo la morte di Bernardetto, comprò da Filippo Spinola, vescovo di Nola, la cappella di San Nicola “in loco ubi dicitur a tre case et tam diu fuerat derelicta et spinosa”. Su questa cappella abbandonata e coperta di rovi, che stava nel quartiere di Ottajano che ancora oggi si chiama “Trecase”, Giulia fece costruire il convento, dotato di quel chiostro che ha superato, con qualche fatica, i danni del tempo e degli uomini, e la chiesa del Rosario “con una dote di mille ducati”: e stabilì, la “Signora”, che in quella chiesa venissero sepolti i Medici. Con una parte dell’eredità a lei lasciata dal primo marito, Francesco Cantelmo duca di Popoli, l’energica figlia del duca Alessandro avviò la sistemazione della chiesa di San Michele e della piazza su cui la chiesa si affaccia. Ma  Giulia lasciò un segno fondamentale sulla storia sociale e economica di Ottajano con la “capitolazione” del 1577, firmata con gli amministratori della città, e che riguardava i boschi montani. Fu proibito a “chicchessia” di recidere “qualsivoglia albero selvaggio, o virente, o morto, o fruttifero o infruttifero o caduto a terra”, a meno che la legna non servisse all’uso domestico: ma non fu prevista eccezione alcuna per i cerri, le querce, i lecci e i castagni, che nemmeno il feudatario poteva tagliare. Questo prezioso legname si sarebbe tagliato, per un quarto, ogni quattro anni, eccezion fatta dei castagni che potevano essere tagliati quando se ne fosse configurata l’opportunità. Gli oneri e gli utili sarebbero stati divisi in parti  uguali tra i Medici e la comunità di Ottajano. Giulia esportò  travi di quercia e vino nella Francia della regina Caterina de’ Medici e fece capire concretamente agli Ottajanesi che le querce, il vino e i basoli erano la loro ricchezza: e lo furono almeno fino all’eruzione del 1906. La “capitolazione” del 1577 restò in vigore, senza sostanziali variazioni, fino al 1807.

Sono certo che il Dirigente dell’I.C. “A. d’Aosta”, prof. Michele Montella, e i docenti tutti svilupperanno con l’impegno e l’attenzione consueti le idee suggerite dal PON. E mi auguro che l’Amministrazione Comunale decida di intitolare una strada almeno a tre Medici: Giulia, il principe Giuseppe I, e il cav. Luigi.

San Giuseppe Vesuviano: scoperta discarica abusiva grazie ad un drone, 72enne denunciato

I carabinieri della Stazione di San Giuseppe Vesuviano, supportati da quelli del 9° Nucleo Elicotteristi di Pontecagnano, hanno denunciato un 72enne incensurato di Poggiomarino per aver illecitamente raccolto e depositato in un fondo di sua proprietà a San Giuseppe Vesuviano rifiuti speciali costituiti da scarti di lavorazioni edilizie.
La scoperta dei militari è stata possibile grazie all’impiego di un drone, specificamente utilizzato per il contrasto agli illeciti connessi al fenomeno “Terra dei Fuochi”.
L’intera area è stata posta sotto sequestro.

Giugliano in Campania, 17 arresti per ricettazione e riciclaggio di veicoli proventi di furto

Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, i Carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania (Na) hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare (di cui 6 in carcere e 11 agli arresti domiciliari), emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di 17 persone, indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di autoveicoli provento di furto.
L’attività investigativa, svolta da marzo a novembre dello scorso anno, è stata condotta dai carabinieri della Stazione di Grumo Nevano, che nel corso di un controllo nel comune di Casandrino, constatavano, all’interno di un capannone in disuso, la presenza sospetta di alcuni pezzi di autovetture.
Nel corso delle indagini – svolte con l’ausilio delle intercettazioni ambientali e telefoniche, delle riprese audiovisive da telecamere e di servizi di osservazione e pedinamento – venivano acquisiti rilevanti elementi investigativi circa l’esistenza di una stabile organizzazione nella quali i partecipanti, quasi tutti residenti tra Napoli e provincia, a seconda del proprio ruolo, provvedevano ad acquistare le autovetture provento di furto, a smontarle e cedere i pezzi di ricambio a rivenditori di riferimento, che, poi, li rivendevano a loro volta agli acquirenti finali.
Le carcasse delle auto, ormai cannibalizzate, venivano successivamente smaltite presso un’ autodemolizione compiacente.
Durante le esecuzione del provvedimento sono state, inoltre, poste sotto sequestro cinque officine a disposizione del sodalizio criminale.
Nel corso dell’attività di indagine, sono state deferite altre numerose persone, alcune ritenute occasionali acquirenti di pezzi di ricambio provenienti dalle auto smontate, altre per lo stoccaggio illecito di rifiuti e altre ancora per la simulazione di furto del proprio veicolo che, invece, avevano ceduto volontariamente.
Nel periodo di riferimento, il sodalizio è riuscito a riciclare circa cento autovetture per un giro di affari stimato in quasi 2 milioni di euro frutto delle attività illecite.

Boscoreale, sorpreso mentre coltiva cannabis: 32enne in manette

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I carabinieri della Stazione di Boscoreale hanno arrestato un 32enne incensurato, sorpreso mentre curava, in un’area adiacente alla sua abitazione, tre piante di cannabis indica: due di queste superavano i 3 metri di altezza, la terza alta più di due metri.
Nell’abitazione, invece, i militari hanno rinvenuto più di 2 chili di marijuana già essiccata e pronta per essere confezionata.
Droga e piante, quest’ultime del peso di 10 chili circa, sono state campionate e sequestrate.
L’arrestato, sottoposto agli arresti domiciliari, è in attesa di giudizio

Presentazione di “Cuore di Ragno” di Lucio Sandon e “Dentro/Fuori” di Rita Licenziato

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Doppio appuntamento per la Graus Edizioni presente, con i suoi autori, in due diversi appuntamenti.

Partiamo da Portici, con “Cuore di Ragno”, il nuovo romanzo di Lucio Sandon che sta riscuotendo tanti apprezzamenti e riconoscimenti in diversi premi letterari. Il lavoro dell’autore padovano, ma napoletano d’adozione, ci proietta nel 1861, al tramonto del Regno delle Due Sicilie e ai margini dell’unità d’Italia. Qui la disperata corsa di due ragazzi che, inconsapevoli di aver vissuto da oppressi, si ribellano agli invasori stranieri. La loro delicata storia d’amore si intreccia in un viaggio sorprendente, in compagnia di un domestico stralunato e di un cane terribile. Un thriller esplosivo, che accende un punto di vista originale sulla storia del Risorgimento.

L’appuntamento è per venerdì 18 ottobre, ore 17:30, presso la Sala Cinese della Reggia di Portici (Na). Ne parleranno con l’autore gli scrittori Alfredo Carosella e Vincenzo Russo. Reading a cura di Leda Conti. Saluti istituzionali: Dott. Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici, e Prof. Matteo Lorito, direttore dipartimento di agraria.

Il secondo appuntamento vedrà protagonista Rita Licenziato con il suo libro di liriche “Dentro/Fuori”. Un titolo enigmatico il cui significato si schiude lentamente con la lettura delle profonde poesie che compongono l’opera. Un’analisi introspettiva che trasmette una sensazione di forte contrasto tra l’indifferenza del mondo esterno e il profondo sentire  di una donna che, però, non riesce a voltarsi dall’altra parte.

L’appuntamento è per venerdì 18 ottobre, ore 18:00, presso la sala consiliare “Silvia Ruotolo” V Municipalità Vomero Arenella via Morhen 84 Napoli. Ne parlerà con l’autrice Simona Vassetti. Reading a cura di Fortuna Liguori.

 

“La Giustizia capovolta”, aperihome con lo scrittore Salvatore Napolitano

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Si chiama “La giustizia capovolta” il nuovo libro di Salvatore Napolitano, ingegnere originario di Cicciano impegnato nel sociale e nell’associazionismo con la passione per la scrittura.

 

Il testo sarà presentato in anteprima giovedì 17 ottobre nel salone dell’agenzia immobiliare Yeshome di via San Massimo a Nola. L’appuntamento è per le ore 19 e rientra nell’ambito delle iniziative messe in campo dell’imprenditore Francesco Napolitano tese ad alimentare la passione per la cultura e ad incentivare i giovani talenti a venire fuori.

 

Riprendiamo i nostri consueti incontri in agenzia per favorire occasioni di confronto – spiega Francesco Napolitano – Ci apriamo al territorio e a tutte quelle tematiche che meritano di essere approfondite e che stimolano la nostra curiosità oltre l’interesse collettivo. Siamo felici di ospitare uno scrittore del territorio e ne approfitto per lanciare l’invito a tutti coloro che hanno un libro nel cassetto, o anche un’idea da condividere, che il nostro salone è aperto a tutti“.

Mancato rientro dei licenziati: sciopero alla Dema di Somma. E’ la nuova polveriera della crisi

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750 addetti per tre fabbriche in bilico: Somma Vesuviana, Paolisi, Brindisi. Una polveriera che potrebbe esplodere a momenti, dopo il botto già fatto dalla vicina Whirlpool. Dunque, la sensazione tangibile è che costituisca una sorta di cartina di tornasole delle reali condizioni della Dema aeronatuca il mancato rientro in fabbrica dei nove lavoratori licenziati due anni fa perché non c’erano più ammortizzatori sociali a disposizione. Lavoratori ai quali era stata garantita con tanto di accordo sindacale la riassunzione entro un biennio. E così si è trasformata rapidamente nello sciopero di tutti i dipendenti ancora in attività la protesta fatta scattare ieri mattina davanti all’ingresso dello stabilimento dalle tute blu rimaste senza posto di lavoro nel 2017, con appena 460 euro al mese di Naspi, un sussidio di disoccupazione peraltro giunto al capolino. Nello spazio di qualche minuto i nove sfortunati, sacrificati quasi 24 mesi fa sull’altare del mancato rilancio aziendale, si sono ritrovati la solidarietà di centinaia di colleghi che sono usciti dall’impianto subito, non appena li hanno scorti sul varco d’accesso dell’impianto di Somma Vesuviana, il più grande dei tre dell’azienda di componenti aeronautici. Alle sette del mattino ne è nato un sostanziale blocco delle produzioni a causa dello sciopero proclamato dai sindacati. La strada antistante la fabbrica, via San Sossio, è stata chiusa dalle autorità locali per motivi di sicurezza. Sul posto polizia municipale, carabinieri e polizia di Stato.  Da quasi tre anni le maestranze di questo stabilimento non scendevano in piazza, sul piede di guerra. L’arrivo del fondo inglese Bybrook sembrava aver risolto tutti i problemi. Neanche per idea. Situazione da punto e a capo. Tutto da rifare. Nel frattempo si attende l’annuncio dell’ormai temuto piano industriale, che si prevede lacrime e sangue. Il principale committente della Dema è la Leonardo ex Alenia. Ma le commesse si sono drasticamente ridotte nel tempo. C’è anche Bombardier tra i committenti. Però la stessa casa madre canadese annaspa in cattive acque. E il fatturato della Dema è troppo piccolo per poter fronteggiare una situazione che appare in caduta libera. A spiegare tutto quello che sta succedendo è un delegato della rsu, intervistato durante lo sciopero.  “Agli annunci non sono seguiti i fatti – spiega –  la fabbrica versa ancora nelle condizioni in cui si trovava due anni fa. Abbiamo attivato un tavolo sindacale nazionale sulla vicenda e tramite le segreterie nazionali di categoria è stata chiesta la convocazione di un confronto per Dema al MISE, il Ministero dello Sviluppo Economico. Venerdi ci sarà un coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm per fare il punto della situazione. Ma le preoccupazioni cominciano a moltiplicarsi. Credevamo che l’accordo di due anni fa potesse avere un esito migliore di quello a cui stiamo assistendo”.  Con l’arrivo di Bybrook sembrava fosse fatta. “Si, sembrava che questa vicenda che si trascina dal 2015 fosse giunta a un punto di svolta positiva con l’accordo. E invece siamo ancora in un limbo.  Il fondo inglese Bybrook Capital è entrato nel gennaio di due anni fa. L’inizio è stato interessante, c’è stata un’acquisizione, annunci di piani di rilancio, una scommessa a cui aderire. Questo era il clima. Poi col passare dei mesi a quell’ acquisizione non ne sono seguite altre, ci è stato presentato un piano industriale espansivo, l’estate scorsa, ma non ne è stato dato seguito, poi a giugno è stato sostituito l’amministratore delegato e quello nuovo ha spiegato che avrebbe redatto il nuovo piano industriale, usando inizialmente tono non pessimisti. Ma col tempo le informazioni si sono fatte sempre più rare per cui abbiamo iniziato a preoccuparci allertando le strutture”. Ma di chi è la colpa ? “La colpa di questa situazione va redistribuita. Sicuramente le istituzioni non hanno vigilato abbastanza. C’è un punto interrogativo grande quanto una casa: se per un anno e mezzo da un quasi fallimento si mantiene lo stesso gruppo dirigente che poi viene rimosso a giugno di quest’anno non capiamo quali possano essere le conseguenze. Noi temiamo che le conseguenze possano essere scaricate sui dipendenti e ciò non sarebbe giusto. Queste sono tutte eccezioni che abbiamo posto alla società. Non stiamo dicendo nulla di nuovo. I dipendenti sono tutti preoccupati perché vedono che si ritrovano ancora nell’incertezza. Temiamo che possano venir fuori ragionamenti “ragionieristici” “. Il timore è che i consulenti del fondo inglese stiano imponendo a Dema di tagliare i posti di lavoro…”E’ il timore che abbiamo anche noi ma non avrebbe senso. L’operazione che ha portato all’ingresso del fondo inglese aveva il solo scopo di mantenere i posti di lavoro. L’azienda ha ottenuto sconti sui debiti contratti con lo Stato. Se oggi il fondo è qui è perché c’erano dei dipendenti in quest’azienda”. Intanto i carabinieri stanno procedendo all’identificazione degli autori del blocco di stamane…”Non c’è stato nessun blocco da parte dei dipendenti. I dipendenti si sono trovati qui e i lavoratori all’interno hanno subito solidarizzato con loro e quindi abbiamo annunciato lo sciopero. Non è mai avvenuto alcun blocco da parte dei dipendenti. Sono i lavoratori della Dema che solidarizzano con i loro colleghi e si sono fermati in sciopero”. Resta la disperazione dei nove che sono rimasti senza soldi e senza posto. Biagio Leone, 57 anni, moglie e figli, uno di loro: “siamo vicini a tutti, vicini ai sindacati, ai colleghi. Ma noi non c’entriamo niente. Al termine dell’accordo, il 14 novembre, l’azienda ha l’obbligo di riassumerci. Noi potremmo impugnare quell’accordo…”.