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Gli alunni dell’I.C. “A. d’Aosta” raccontano la storia di Ottaviano: i luoghi e i personaggi. Il ruolo di Giulia de’Medici

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Per il PON “ Nullus locus sine genio” gli alunni dell’I.C. “A. d’Aosta” hanno sviluppato tre progetti: “Angeli sulla città”, dedicato alle chiese di San Michele e di San Lorenzo; “Giulia e Bernardetto Medici. Memoria e festa”; “Le voci del Chiostro”. L’Istituto, da anni, propone agli alunni la conoscenza sistematica della storia di Ottaviano come momento essenziale della coscienza identitaria: anche sotto questo aspetto risulta assai importante l’impegno del Dirigente prof. Michele Montella e dei docenti tutti. Il ruolo di Giulia de’ Medici, prima “signora” di Ottajano. Il ritratto di Bernardetto Medici, opera del Vasari.

 

Gli alunni che hanno partecipato al progetto “Angeli sulla città”, sotto la guida del “tutor”, prof.ssa Assunta Miranda, e dell’“esperto”, prof. Carmine Romano, storico dell’arte e curatore di mostre importanti, sono prima entrati negli “spazi” di due chiese storiche di Ottaviano, San Michele – la Chiesa del Patrono- e San Lorenzo, e poi sono stati invitati a “raccontare” la storia e le storie di cui avevano acquisito conoscenza. Tutti i progetti del PON “Nullus locus sine genio” hanno portato i ragazzi al centro delle attività, ad essere protagonisti effettivi: ma questo aspetto ha caratterizzato in modo particolare i progetti dell’I.C. “A. d’Aosta”, i cui docenti sono da anni impegnati nella realizzazione di un’idea e di un programma di grande significato: fare in modo che gli alunni acquistino, attraverso la conoscenza della storia di Ottaviano e del territorio, una coscienza identitaria e, nello stesso tempo, scoprano l’importanza che ha la Storia nella costruzione del sistema culturale. E così il “tutor”, prof.ssa Anna Buono, e l’”esperto”, Gianni Sallustro, Maestro di cultura teatrale e attore raffinato, hanno sollecitato gli alunni a ricostruire “la memoria e la festa” dell’arrivo a Ottajano di Bernardetto e Giulia de’ Medici, che comprarono il feudo nel 1567. Allo stesso modo il progetto “Le voci del Chiostro. Storia, narrazione, arte” ha consentito agli alunni, guidati dal “tutor”, prof.ssa Luigia Boccia, e dall’ “esperto”, dott.ssa Ida Maietta, alto funzionario della Soprintendenza napoletana e autrice di importanti libri di storia dell’arte, di comprendere e di raccontare le affascinanti corrispondenze che si configurano tra la storia di un “luogo” e la storia della comunità. I tre progetti si “incontrano” anche nella figura di Giulia de’ Medici, la cui immagine, purtroppo, non ci è stata tramandata, mentre quella del marito Bernardetto ha “dettato” a Giorgio Vasari lo splendido quadro che correda l’articolo. Del padre di Bernardetto, Ottaviano, Vasari era amico intimo.

Bernardetto morì nove anni dopo l’acquisto del feudo, mentre Giulia lasciò la vita terrena nel 1591, e dunque ebbe la possibilità di incidere sulla vita degli Ottajanesi e sullo sviluppo urbano della città più del marito. Giulia, figlia naturale di Alessandro de’Medici, primo duca di Firenze e di Toscana, era nipote amatissima di Caterina, regina di Francia: e con una parte dei 1400 ducati che la zia le versava ogni anno “vita durante” Giulia, dopo la morte di Bernardetto, comprò da Filippo Spinola, vescovo di Nola, la cappella di San Nicola “in loco ubi dicitur a tre case et tam diu fuerat derelicta et spinosa”. Su questa cappella abbandonata e coperta di rovi, che stava nel quartiere di Ottajano che ancora oggi si chiama “Trecase”, Giulia fece costruire il convento, dotato di quel chiostro che ha superato, con qualche fatica, i danni del tempo e degli uomini, e la chiesa del Rosario “con una dote di mille ducati”: e stabilì, la “Signora”, che in quella chiesa venissero sepolti i Medici. Con una parte dell’eredità a lei lasciata dal primo marito, Francesco Cantelmo duca di Popoli, l’energica figlia del duca Alessandro avviò la sistemazione della chiesa di San Michele e della piazza su cui la chiesa si affaccia. Ma  Giulia lasciò un segno fondamentale sulla storia sociale e economica di Ottajano con la “capitolazione” del 1577, firmata con gli amministratori della città, e che riguardava i boschi montani. Fu proibito a “chicchessia” di recidere “qualsivoglia albero selvaggio, o virente, o morto, o fruttifero o infruttifero o caduto a terra”, a meno che la legna non servisse all’uso domestico: ma non fu prevista eccezione alcuna per i cerri, le querce, i lecci e i castagni, che nemmeno il feudatario poteva tagliare. Questo prezioso legname si sarebbe tagliato, per un quarto, ogni quattro anni, eccezion fatta dei castagni che potevano essere tagliati quando se ne fosse configurata l’opportunità. Gli oneri e gli utili sarebbero stati divisi in parti  uguali tra i Medici e la comunità di Ottajano. Giulia esportò  travi di quercia e vino nella Francia della regina Caterina de’ Medici e fece capire concretamente agli Ottajanesi che le querce, il vino e i basoli erano la loro ricchezza: e lo furono almeno fino all’eruzione del 1906. La “capitolazione” del 1577 restò in vigore, senza sostanziali variazioni, fino al 1807.

Sono certo che il Dirigente dell’I.C. “A. d’Aosta”, prof. Michele Montella, e i docenti tutti svilupperanno con l’impegno e l’attenzione consueti le idee suggerite dal PON. E mi auguro che l’Amministrazione Comunale decida di intitolare una strada almeno a tre Medici: Giulia, il principe Giuseppe I, e il cav. Luigi.