Somma Vesuviana, la Commissione Pari Opportunità nelle scuole per affrontare i temi della diversità
Rischio idrogeologico, domani a Somma esercitazione nazionale della Cri e della Protezione civile
Somma Vesuviana, unica località vesuviana scelta, ospiterà una simulazione di come affrontare un’emergenza idrogeologica.
Si tratta di un’iniziativa realizzata nell’ambito della esercitazione nazionale per scopi formativi dei volontari della Croce Rossa Italiana (Cri) che si svolgerà in Campania dal 30 ottobre al 4 novembre. In particolare, il giorno 1 novembre, dalle ore 14.30 alle ore 18.30 nel Borgo del Casamale, avrà luogo una simulazione di una emergenza ipotizzando un evento di tipo idrogeologico. Alcune decine di volontari della Cri, provenienti da varie Regioni d’Italia, accompagnati da volontari delle locali associazioni di protezione civile e coadiuvati da personale della polizia municipale, effettueranno un censimento casa per casa, nella zona prescelta, per rilevare danni a persone e cose conseguenti l’ipotetico evento emergenziale. I dati raccolti in apposite schede hanno solo un fine statistico e saranno raccolti e trattati secondo le vigenti normative sulla privacy. La finalità dell’esercitazione è quello di testare le capacità dei volontari di confrontarsi con una ricognizione delle zone colpite da una calamità naturale. Il sindaco, Salvatore di Sarno, che ha autorizzato l’esercitazione, ha affidato il coordinamento al responsabile della Protezione Civile Comunale e comandante della polizia municipale, il tenente colonnello Claudio Russo. Allo scopo di evitare allarmismi, è stata predisposta una capillare e puntuale campagna di informazione preventiva e propedeutica alle operazioni.
Il suffragio per i morti: dalle catacombe cristiane ai primi camposanti
La commemorazione dei defunti, comunemente detta giorno dei morti, è una ricorrenza che la Chiesa celebra il 2 novembre già dal X secolo, grazie all’abate benedettino Odilone di Cluny (961 – 1049). Il significato della giornata sta nel suffragare per le anime del Purgatorio e di tutti coloro che ci hanno preceduti.
Tra le lodevoli caratteristiche della società cristiana vi è stata sempre la certezza del legame continuo tra i morti e i vivi, uniti dalla mediazione della Chiesa e dalle intercessioni della Vergine e dei Santi.
Già nell’antica Roma era diffusa tra il popolo la piena convinzione della sopravvivenza delle anime dei trapassati e sull’aiuto che esse erano in grado di recare ai viventi se invocate. In quest’epoca le tombe, talvolta monumentali, fiancheggiavano le vie suburbane.
Il pater familias iniziava, addirittura, la sua giornata venerando i defunti antenati presso il focolare domestico (Lar familiaris): intorno al mansueto altarino familiare si usava radunare l’intera famiglia per le preghiere di rito in onore dei Mani gentilizi nei giorni a ciò destinati. Erano queste le condizioni affinché gli spiriti dei defunti si adoprassero in pro dei viventi.
Più tardi, nella società cristiana, il quadro s’invertì: non furono più – come nel mondo romano – i defunti che aiutavano i viventi, ma erano i viventi che aiutavano i defunti. I luoghi consacrati al culto dei trapassati diventarono le prime catacombe sotterranee.
Sembra che, già a partire dal III secolo, vi siano numerose testimonianze sull’impiego di determinate preghiere in suffragio dei cari estinti.
Risale, poi, al IV secolo la prima liturgia per i defunti pervenuta sino a noi, mentre alcune Costituzioni Apostoliche non mancano di accennare alle onoranze funebri da compiere. San Paolo definì il suffragio delle anime una delle più eccellenti opere di fede e uno dei più eroici atti di carità cristiana: virtù eccelse del Cristianesimo.
A partire dalla metà del secolo XVI, grazie all’enorme impegno profuso dall’Ordine dei Gesuiti, l’attenzione si rivolse alle anime del Purgatorio, soprattutto verso quelle che non avevano nessuno che pregasse per aiutarle verso il cammino per la salvezza: sul finire del Cinquecento infatti, nacquero molte confraternite laicali dedite a questa attività caritatevole, e altre vi si specializzarono. In Italia, questa forma di devozione non ebbe grande rilievo sino alla fine del Seicento.
Si ebbe una certa accelerazione nella diffusione, quando i Teatini introdussero questa devozione nella Confraternita di San Paolo Maggiore a Napoli nel 1624, e da lì poi si sparse nell’ intero Regno. Le confraternite laicali furono assai attente a promuovere tutte le opere di carità che potessero essere di suffragio per le anime dei defunti fratelli vivi e i morti che facevano parte della stessa fratellanza. Tale devozione si espresse attraverso l’erezione di cappelle gentilizie e, successivamente, cimiteriali, in un tempo in cui il sentimento della morte era più pressante e sentito. In questo periodo valse l’uso di seppellire i morti nelle chiese ad sanctos (vicino alle reliquie dei Santi) o nelle congreghe di appartenenza. Quest’ usanza durò fino all’inizio del XIX secolo: parecchie malattie contagiose indussero i governanti a proteggere le loro città dalle esalazioni nocive dei cadaveri in putrefazione, iniziando a far seppellire i morti in luoghi sacri posti fuori all’abitato. Con l’Editto napoleonico di Saint Cloud del 12 giugno 1804 si mise fine a questa deplorevole e antigienica condizione. Più tardi, sulla scia francese, si mosse il governo borbonico che, con decreto del 17 marzo 1817 di Sua Maestà Ferdinando I, ordinò la costruzione di pubblici camposanti in tutti i comuni del Regno a salvaguardia della salute pubblica e nel rispetto dei riti del sacro culto dei morti.
Stir di Tufino, il sindaco di Casamarciano Andrea Manzi interviene: “Il problema parte da Napoli che usa in modo improprio l’impianto”
Il Torchio di Somma Vesuviana ospita la presentazione del libro di Francesco Paolo Oreste
Stasera, alle ore 20.00, presso la sede dell’Associazione Il Torchio di Somma Vesuviana (via Colonnello Aliperta- Parco degli Aromi), si rinnova l’appuntamento con la rassegna Aromi di Parole. Protagonista, questa volta, è Francesco Paolo Oreste, poliziotto e scrittore, con il suo romanzo L’ignoranza dei numeri. Storie di molti delitti e di poche pene (edito da Baldini + Castoldi).
A reggere le fila della serata insieme all’autore in un viaggio tra parole, riflessioni e letture saranno la giornalista Ilaria Varriano e il regista e attore Fabio Cocifoglia.
Il libro di Francesco Paolo Oreste ha come protagonista il personaggio di Romeo Giulietti: un ispettore che vive di Amore e di cultura, di sogni profetici e di sguardi, di parole più che di numeri, che si trova faccia a faccia con una situazione in cui cerca di districarsi tra legge e giustizia. Giulietti agisce nel mondo napoletano, si identifica empaticamente con la sua realtà e vive in prima persona, sullo sfondo di un omicidio da risolvere, la questione dei rifiuti sul Vesuvio. Un tema scottante che ha riguardato realmente la terra vesuviana e lo stesso autore Oreste, anche lui ispettore. I due, l’autore e il suo alter ego, infatti vivono un rapporto osmotico ma indipendente, in cui evidentemente dalla forza di uno trae linfa vitale l’altro. Cercare risposte e soprattutto continuare a porre domande a sé e agli altri, così come agire per la propria terra rappresentano il cuore dell’atteggiamento che li accomuna.
Un atteggiamento che ha entusiasmato anche Erri De Luca che ha sostenuto il libro scrivendone la prefazione:
“Non so se esiste un Romeo Giulietti nella Polizia di Stato. – scrive lo scrittore Erri De Luca– Da cittadino sento che la sua figura dovrebbe essere materia di studio per chi si prepara a indossare la divisa per occuparsi della sicurezza pubblica”.
La rassegna “Aromi di Parole” nasce con l’intento di offrire voce ad autori che, negli anni, hanno saputo sviluppare un forte legame con il territorio. Il titolo vuole omaggiare la ritrovata cornice del Parco degli Aromi, dove si trova la sede de Il Torchio, che, dopo una recente opera di riqualificazione, si candida ad essere sempre più luogo pubblico di ritrovo dove coniugare la bellezza del paesaggio e il linguaggio dell’arte e della cultura.
L’ingresso alla serata è libero.
‘Too Good To Go’: arriva a Napoli l’app contro gli sprechi alimentari
In vendita a prezzi ridotti cibo invenduto a fine giornata.
Too Good To Go, l’applicazione per smartphone, nata in Danimarca nel 2015, che permette ai commercianti e ai ristoratori di mettere in vendita a prezzi ridotti il cibo invenduto a fine giornata, arriva anche a Napoli. L’app permette a ristoratori e commercianti di prodotti freschi di proporre ogni giorno le Magic Box, delle “bag” con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi, rimasti invenduti a fine giornata e che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Ciascun commerciante ha la possibilità di indicare ogni giorno la quantità di Magic Box disponibili a seconda di quanto invenduto prevede di avere a fine giornata. D’altra parte, i consumatori possono geolocalizzarsi, cercare i locali aderenti ed acquistare ottimi pasti a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro.
La Magic Box ordinata potrà essere pagata tramite l’app con carta di credito, Paypal o i servizi Apple Pay o Google Pay: basterà recarsi al negozio nella fascia oraria specificata, mostrare la conferma al negoziante tramite app e ritirare la Magic Box per scoprire cosa c’è dentro. Un impegno concreto contro gli sprechi e a favore della tutela dell’ambiente, considerando che ogni Magic Box acquistata permette di evitare l’emissione di 2.5 kg di CO2. “Siamo partiti a fine marzo portando questo progetto in Italia e da subito l’adesione è stata molto ampia da parte non soltanto dei commercianti ma anche e soprattutto dei consumatori. Dopo aver presentato e lanciato l’app soprattutto al nord e al centro Italia, oggi con Napoli ci rivolgiamo a tutto il sud del Paese: siamo sicuri che in questa terra di sapori e tradizioni, dove il cibo è una vera e propria arte, quella contro gli sprechi alimentari sarà una battaglia importante per tutti”, spiega Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go.
Presente in 13 Paesi d’Europa con 16 milioni di utenti, con oltre 34mila negozi aderenti e più 24 milioni di Magic Box vendute, Too Good To Go ha così permesso ad oggi di evitare l’emissione di 60 milioni di kg di CO2. In Italia, dove lo spreco alimentare ha un costo di 15 miliardi di euro l’anno, Too Good To Go da aprile è stata già lanciata ufficialmente in altre 10 città (Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Verona, Trieste, Genova, Bergamo, Perugia). Sono già oltre 1.700 i negozi aderenti e oltre 130mila le Magic Box vendute: ogni giorno viene acquistato in media oltre l’80% delle Magic Box rese disponibili dai commercianti. A Napoli sono oltre 70 i punti di vendita che hanno scelto di aderire all’iniziativa, e non mancano i locali storici e rinomati che hanno fatto la storia gastronomica del capoluogo campano.
Napoli, Whirlpool: ritirata procedura cessione. Oggi ultimo giorno lavoro stabilimento napoletano
La Whirlpool ha ritirato la procedura di cessione per lo stabilimento di Napoli. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.
Oggi sarebbe stato l’ultimo giorno di lavoro dello stabilimento napoletano.
L’antica Pompei attirava Italici e stranieri: banchieri, mercanti di vino, operai, ostesse generose e vasai….
La figura di Caio Vestorio Puteolano, banchiere amico di Cicerone. Le preziose notizie fornite dai “manifesti” elettorali di Pompei. Lo scontro tra i sostenitori e gli avversari di Numerio Barca, cartaginese di origine. Gli operai e i mercanti della Gallia. Pompei al centro del commercio del vino tra la Gallia e e il Mediterraneo. Le “aselline”, le esotiche ragazze che prestavano servizio nella “taverna” di Asellina.
Era scritto nel destino della città: essere un “centro di attrazione” (R.’Etienne) non solo dopo l’eruzione, e per l’eruzione, ma anche prima, grazie ai suoi traffici e alle attività commerciali. Abitavano a Pompei importanti famiglie sannitiche originarie di Nocera, i Sittii e i Vitelli, mentre da Pozzuoli venivano gli Aviani Flacci, che strinsero vincoli di parentela con i Pontii: Lucio Aviano Flacco Ponziano fu duoviro “giusdicente” e lui e Quinto Spedio Firmo sistemarono a “proprie spese” “il tratto di strada che va dalla pietra miliare alla stazione delle carrozze e dei carretti”. Alla fine dei conti, la propaganda elettorale segue da sempre gli stessi schemi. L’edile Vestorio Prisco apparteneva quasi certamente alla famiglia di Caio Vestorio, banchiere amico di Pomponio Attico e di Cicerone, e quasi certamente la stessa persona che Plinio ci descrive come un importante personaggio di Pozzuoli. Questo Vestorio appare, nelle parole di Cicerone, come un mago dei numeri: nessuno lo batte nel fare i conti e nel valutare i vantaggi e gli svantaggi di affari e di investimenti: è un Pomponio Attico che però non perde tempo con i filosofi e con i poeti: bada solo al danaro. Egli segue con attenzione l’economia e i mercati di Pompei, e per capirne di più, e per tenere “le mani in pasta”, candida un suo parente. Marco Loreio si chiamava Tiburtino dal nome della sua città di origine, Tivoli (Tibur) : a lungo gli studiosi lo considerarono padrone della splendida casa che poi, grazie al ritrovamento di un sigillo di bronzo, venne poi “restituita” al vero padrone, Ottavio Quartione: l’errore fu provocato da due iscrizioni di propaganda elettorale e dagli affreschi ispirati al mito di Ercole, che di Tivoli era il “patrono”. In uno dei “manifesti elettorali” Loreio invitava i vicini di via dell’Abbondanza e i passanti a votare come “duoviri” Paquio Proculo, che venne eletto, e Aulo Felice Caprasio, che apparteneva alla potente “gens” dei Vettii. In un altro “manifesto” Loreio faceva propaganda per Lucio Ceio Secondo, membro di una famiglia di importanti produttori di vino, che, con un manifesto di risposta, promise al suo influente sostenitore il “contraccambio”: tu fai votare per me, e io farò votare per te.
Originari della Sicilia erano gli Heii e i Pompei Grosfi, parenti di quel Grosfo, ricchissimo mercante, a cui Orazio consigliò di godersi le sue ricchezza nella pace della splendida sua terra. “Duoviro” voleva diventare anche Numerio Veio Barca, che forse era legato alla famiglia dei Veii, mercanti sanniti residenti a Pompei, o forse era un cartaginese, come indicherebbe il nome, trasferitosi ai piedi del Vesuvio e impegnato in attività commerciali. E’ probabile che gli avversari politici si siano accaniti contro di lui: infatti i suoi sostenitori garantiscono che chi lo voterà verrà protetto dalla “Venere pompeiana”, mentre ai suoi calunniatori viene riservata una pubblica maledizione, “ tabescas”, “possa tu consumarti fino a morire”. C’erano mercanti originari della Cilicia, come Sandelio Sandeliano, che ricordava con il suo nome Sandes, divinità venerata nella sua terra d’origine, e numerosi erano i celtici, operai delle lavanderie alcuni, altri, mercanti, Cotrio, Cinnio, Samellio, Casellio: i quali mercanti -sostiene H. Mouristen- anche se soggiornavano in città temporaneamente, erano tuttavia inseriti nell’” ordo civium”, tra coloro che avevano diritto di voto attivo e passivo, e dunque potevano candidarsi. I rapporti commerciali con la Gallia divennero assai intensi a partire dall’età di Augusto, quando la crisi della viticultura italica aprì la strada all’importazione di vini gallici, che, a dire di Plinio e di Marziale, conquistarono subito il favore dei seguaci di Dioniso. Secondo gli studiosi, Pompei divenne un centro di distribuzione dei vini della Gallia, della Sicilia e della Spagna, venduti dai mercanti pompeiani nei mercati lontani dai territori di produzione: lo confermerebbero i sigilli e le anfore, che i pompeiani compravano nel nord dell’Italia e in Gallia. Nel 1881 a Pompei venne trovata una cassa, in cui erano chiuse, ancora imballate, 90 tazze e 30 lampade, provenienti dal sito archeologico della “Graufesenque”, nel Comune di Millau, a sud della Francia: la cassa faceva parte, quasi certamente, di una “spedizione” molto più consistente e più varia, in cui erano presenti i vasi, decorati con rilievi “a stampo” e prodotti dal laboratorio di Mommo, che teneva bottega in quel sito..
Non c’è spazio per discutere della complicata questione della presenza degli ebrei a Pompei. Diciamo soltanto che la locandiera Asellina, che promette pubblicamente il suo voto a Lucio Ceio Secondo, candidato “duoviro”, intrattiene i clienti con l’aiuto di belle e esotiche ragazze,tanto orgogliose del “luogo” e della direttrice da farsi chiamare “Aselline”: la greca Egle, l’ebrea Maria, la siriaca Smirna. Forse erano schiave, e dunque non rientrano nel tema dell’articolo: ma erano veramente schiave? Smirna, insieme a Cuculla, operaia nella bottega di un tessitore di tuniche, “raccomanda” pubblicamente l’elezione di Giulio Polibio. Ma Polibio non gradisce il sostegno della tessitrice e ne fa coprire con un velo di calce il nome di “Cuculla”, un “nome d’arte” che lo Staccioli traduce “Cappuccetto”.
Il velo di calce venne portato via dagli archeologi: e il dubbio sullo “status” delle “aselline” rimane.
Pestaggio, 9 arresti a Brusciano. Tra i fermati anche minori
I carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna hanno eseguito 9 misure cautelari, emesse dal GIP del Tribunale per i minorenni di Napoli e da quello del Tribunale di Nola, nei confronti di 7 minorenni e 2 maggiorenni, ritenuti responsabili di un pestaggio ai danni di un 19enne di Brusciano.
I 9 accerchiarono e colpirono la vittima con caschi e cinture provocandogli gravi lesioni.
Ad alcuni dei minorenni è contestato anche il coinvolgimento in una rissa scoppiata nell’agosto scorso durante la festa dei Gigli di Brusciano.
Ancora in corso perquisizioni.
Pomigliano, reati ambientali: denunciato titolare carrozzeria e sequestrata attività
Nell’ambito di controlli disposti dal comando regione carabinieri forestale di napoli per contrastare i reati ambientali, i carabinieri della stazione di marigliano hanno sequestrato, a Pomigliano D’Arco, un’auto carrozzeria gestita da un 67enne.
Nonostante l’interdizione dell’impresa a seguito di una precedente condanna, l’uomo continuava a svolgere regolarmente il proprio lavoro. All’interno dell’auto carrozzeria sono stati rinvenuti parti di autoveicoli, lunotti, pneumatici, parti elettriche e miscelazione di rifiuti di ogni genere oltre che un’auto provento di furto.
Il 67enne è stato dunque denunciato per smaltimento, abbandono di rifiuti, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità e ricettazione.

