Sant’Anastasia al voto, le liste del candidato sindaco Lello Abete

Candidato Sindaco: Raffaele Abete Liste collegate: Cuore Anastasiano: Beneduce Costantino, Cardone Giovanna, Catapano Carmela detta Lina, Ceriello Francesco Saverio detto Saverio, Corcione Fabiola, D’Agostini Anna detta Anita, Di Fraia Alfonso, Di Marzo Eugenio detto Gengi, Finizio Anna, Fiorillo Valeria, Manfellotto Giuseppe, Moccia Raffaele, Perna Rosalinda, Savarise Giuseppe, Valletta Anna, Viola Santina.   Fare Futuro: Beneduce Palmarosa detta Rossella, Caserta Mariano, Cozzolino Rita, D’Auria Angelo, De Lucia Vito, Esposito Emiliana, Fornaro Elena, Mele Claudia, Pellino Angelo, Pignatiello Vincenzo, Pone Carmela, Rea Giovanni detto Gianni, Scognamiglio Sabrina, Torino Antonia, Trivellone Gianluca, Trotolo Roberta.   Progetto per Sant’Anastasia: Capuano Carmine, D’Ascia Pasquale, Maiello Benedetta detta Benny, Aliperti Luigi, Amico Rosalinda detta Linda, Barone Domenico, Cappiello Giovanni, Castaldo Marco, Curcio Ciro, D’Avino Angelo, Di Leva Assunta Anna, Di Marzo Felice, Maiello Gelsomina, Maione Floriana, Mele Enrico, Ascione Ciro.   Insieme per Costruire: Di Marzo Sabato detto Sabatino, Dipinto Tommaso, Frezza Giacomo, Iorio Pasquale, Olivieri Maria, Ottomano Chiara, Romano Domenico detto Mimmo, Romano Rosanna, Scognamiglio Salvatore, Allocca Vittoria, Barone Anna, Botta Giuseppe, Capuano Rita, Di Cicco Domenico, Trocciola Martina, Pone Giuseppe.   Sant’Anastasia al Centro: Esposito Paolo, Beneduce Bruno, Bove Marco, Bregia Gabriele, Cozzolino Gianfranco, Esposito Marika, Leone Alessia, La Montagna Raffaella, Pone Francesco detto Ciccio, Proda Patrizia, Giannino Federica, Scognamiglio Maddalena, Terrecuso Annarita, Tirelli Maria, Viscardi Giovanni. Noi per Lello Abete: Bucciero Pasquale, Lucia Busiello, Carillo Luisa, Casagrande Franco, De Filippo Giorgio, Del Litto Michela, Guadagni Filippo, Iossa Antonio, La Gatta Maria, Panacea Maria detta Marinella, Rea Francesco Saverio detto Franco, Romano Anna, Romano Rosa, Scarpato Concetta detta Tina, Toscano Maria, Scognamiglio Salvatore. Sviluppo e Territorio per Sant’Anastasia: De Simone Girolamo detto Fernando, Di Pascale Fortuna Maria detta Fortuna, Di Sarno Ilaria, Liguoro Giuseppe, Martinella Francesco detto Franco, Merone Vito, Mollo Felice, Nigro Stella, Piccolo Vittorio detto Piccoletto, Raia Giulia, Romano Concetta detta Concita, Romano Giuseppe, Salerni Loredana, Sannino Luigi, Carotenuto Valeria, Maione Anna Maria detta Anna Mary              

Sant’Anastasia al voto, le liste del candidato sindaco Raffaele Coccia

Candidato Sindaco: Raffaele Coccia Liste collegate: Su! Sant’Anastasia Unita: Abete Eugenia, Bongiovanni Andrea, Borzacchelli Carlo Nicola, Cappelli Paolo, Castaldo Gaetana (detta Gaia), Castiello Francesco Savio, Castiello Giovanna, Esposito Pasquale, Guidotti Vincenzo, Iasevoli Felicia (detta Licia), Maglione Armando, Ottaiano Marianna, Papa Luigi, Piccolo Martina, Sodano Pietro, Tancredi Francesco. Partito Democratico: Maiello Giuseppe detto Peppe, Mollo Marina, Colombrino Salvatore, De Simone Rosaria, De Simone Valentina,  Di Marzo Francesco, Di Perna Luigi, Esposito Giuseppe detto Peppe, Marciano Melania, Esposito Angela Rita, Marino Giovanni, Medugno Antonio, Pallante Elena, Piccolo Sabato, Savarese Patrizia, Tirelli Maria.

Somma Vesuviana, convocata la prima seduta consiliare del Question Time

Il consiglio comunale si terrà martedì 30 aprile alle ore 10,00.
Salvatore Rianna
Cinque quesiti, tutti del consigliere Salvatore Rianna (Ripartire si Può), saranno gli unici argomenti all’ordine del giorno del Consiglio Comunale che il presidente Giuseppe Sommese ha convocato per le 10:00 di martedì 30 Aprile. “Due dei quesiti – dice il consigliere Rianna -riguardano Rione Trieste, precisamente il restringimento di via Bosco, una incresciosa situazione che dura da oltre un anno, e la scuola di via Trentola. Inoltre, ho chiesto delucidazioni sull’isola ecologica e sull’esistenza di progetti a favore di persone con spettro autistico e malati di’ Alzheimer”.   Alcune info dal web: Il “Question Time” consiste nella convocazione, da parte del Presidente del Consiglio Comunale, di una seduta speciale cui sono presenti in Sindaco e/o gli Assessori interrogati al fine di dibattere problematiche inerenti l’attività politico-amministrativo dell’organo della Città, nonché argomento di elevato interesse sociale ed economico Il “ Question Time”si articola nel modo seguente: – invito del Presidente del Consiglio all’esposizione dell’interrogante. – Esposizione dell’interrogazione da parte del Consigliere per una durata di cinque minuti; – Risposta dell’ amministratore interrogato per una durata di cinque minuti; – Replica del Consigliere Comunale per la durata di cinque minuti. Finalità del Question Time Scopo del Question Time è quello di porre l’attenzione sugli argomenti attraverso l’esposizione verbale delle interrogazioni, della risposta immediata e della successiva replica per consentire in tempo reale di acquisire informazioni, di verificare gli impegni e di conoscere le opinioni dell’amministrazione in riferimento alle questioni poste dai Consiglieri. Il Question Time può riguardare diversi argomenti.

Somma Vesuviana, i riti della Montagna e il culto di Mamma Schiavona

Era il Sabato in Albis del 1650. Il popolo di Somma, acclamante, riportò processionalmente la Madonna di Castello nella sua chiesetta. Da allora il Santuario è meta di un ininterrotto pellegrinaggio e di un’ intramontabile venerazione. I cittadini sommesi, per tenere la venerata statua della Madonna di Castello più lontana possibile dal pericolo del fuoco del Vesuvio, decisero di collocarla più a valle nell’antica chiesa di San Lorenzo dove attualmente insiste una piccola Cappella dedicata a Santa Maria delle Grazie. Questo fino a che fosse rifabbricata la nuova chiesa dopo la disastrosa eruzione del 1631. Tutto ciò non piacque alla Vergine di Castello: essa comparve ad una povera vecchierella, che devotamente le accendeva le lampade, comandandole che dicesse al signor Antonio Orsino, gentiluomo di nobilissimo sangue e discendente dei Conti di Sarno, che sue spese ponesse fine alla costruzione della sua Chiesa, non volendo più dimorare nella Chiesa di San Lorenzo. Il Conte Orsini, udita la sovrana ambasciata, portò a compimento il desiderio della Vergine. Era il Sabato in Albis del 1650. Il popolo di Somma acclamante riportò processionalmente la Madonna nella sua chiesetta. Da allora il Santuario è meta di un ininterrotto pellegrinaggio e di una intramontabile venerazione. Il culto della Mamma Schiavona, così denominata dai contadini del posto, è accomunato al mistico cerchio delle sette Madonne distribuito in diverse aree culturali. E’ di queste ore la tanto attesa notizia della confermata volontà di Sua Eccellenza Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola, di aprire al culto il Santuario per tutti i giorni dell’anno. La festa della montagna calda, che ha inizio proprio il Sabato in Albis, ha una durata variabile e termina il tre maggio. Alcuni studiosi la inquadrano nei cosiddetti riti della vegetazione, cioè tra quei riti di primavera, propiziatori al risveglio della natura e attraverso i quali il contadino spera di ottenere un ricco e favorevole raccolto. Alla festa sono interessati tutti i Comuni vicini al Monte Somma che hanno fissato un giorno del periodo festivo per recarsi al Santuario. La statua lignea fu portata a Somma dal Padre Carlo Carafa nel 1622 e numerose sono le grazie che gli abitanti del posto hanno ricevuto, testimoniate anche dalla presenza di numerosi ex-voto.  Nell’antica Roma era già consuetudine, in questo periodo dell’anno, celebrare feste in onore di Flora, dea della vegetazione, e di Maia, dea della fecondità e del risveglio della natura. Le paranze dei devoti della Vergine di Castello, di queste giornate, sono parecchie. Posizionate lungo le vallate del monte, fanno sentire la loro presenza mediante spari, botti e grandi falò, oltre a bevute di vino, balli e tanta frenesia. E’ il ritorno di Dioniso, dio della religiosità agraria e del rinnovarsi annuale della produzione delle messi. Alla base dell’antico culto greco vi erano tre elementi che ritroviamo tuttora: la musica, la danza e il vino, oltre ai colori delle fiaccolate nell’ambientazione notturna che ci riportano alle torce accese in serata durante la salita e la discesa del monte. Il sabato in Albis la zona per eccellenza dei festeggiamenti è lo Gnundo: la parola significa congiunzione, riferendosi al limite orientale del territorio di Somma, che in questo posto incontra Ottaviano. Nella località denominata tuoro ‘ nuvesca vi è una cappella votiva con l’immagine della Madonna di Castello. Alle ore 12 si apre la devozione con l’invocazione diretta alla divinità e il canto a figliola. Un prete dice la Messa, mentre i devoti si accalcano all’esterno della stretta cappella. Alla fine, il prete benedice la bandiera italiana ed il capo paranza la consegna ad un giovane che la fissa ad una pertica e la issa sulla cima di una albero, il più alto. Dopo una ultima bomba, il gruppo si fraziona in tanti capannelli intorno al cibo. Il pranzo è caratteristico della vigilia di Natale: vi è il divieto assoluto di consumare carne. Ricordiamo il detto “Nun po’ essere ca carne esce e carne trase”. Se si trasgredisce, gli anziani dicono che fanno e tempeste.  Il 3 maggio, invece, conosciuto come anche tre della Croce, il ringraziamento sale sul ciglio, il punto più alto della montagna e quindi più vicino al cielo. E’ il giorno di chiusura della festa. Le manifestazioni sono le stesse del Sabato dei fuochi ma la simbologia attivata nelle circostanze è quella del ringraziamento per l’abbondante raccolto. I lunghi pomeriggi musicali sono dettati dalle paranze, che con gli strumenti tradizionali (tamburi, putipù, triccabballacche e scetavaiasse) iniziano a suon di tammurriate a cantare e a danzare, creando agli occhi dei visitatori spettacolari emozioni.  Il ballo e il canto non sono solo momenti di evasione, come sostiene lo storico Angelo Di Mauro. La presenza anche qui delle invocazioni, delle preghiere, del pianto, di una commozione corale durante l’apertura del rito mattutino innanzi alla statua della Madonna, carica l’atmosfera di un pathos evocativo di lutti e fatalità che si vogliono esorcizzare. La Madonna diviene per tutti Mamma, Mamma schiavona, Vicchiarella mia.    

Nel ’43 Napoli cacciò i nazisti e poi cantò: “Chi ha avuto, ha avuto / Chi ha dato, ha dato/ Scurdammoce ‘o passato…”

Cacciati via dalla città i nazisti, Napoli riprese a cantare, dopo anni di silenzio musicale. Il successo planetario di “Dove sta Zazà?” (1944), che Evita Peron scelse come inno del suo partito. L’ironia disperata di “Tammurriata nera”, e la proposta della pacificazione nazionale sviluppata in “ Simmo ‘e Napule, paisà”, che esorta a dimenticare le discordie private e i contrasti cittadini, ma non la lezione della Storia.   Durante la Seconda Guerra Mondiale e durante i bombardamenti degli aerei alleati, Napoli tacque. Michael Musmanno, autore di una biografia del generale Mark Clark, comandante della Quinta Armata alleata, i cui soldati entrarono per primi in una Napoli che si era già liberata da sola dai nazisti, scrisse che il silenzio musicale finì con l’arrivo degli angloamericani e che gli scugnizzi “si misero di nuovo a cantare. Non è facile abbattere lo spirito di Partenope.” In un primo momento i Napoletani cantarono una loro versione, intitolata “Ollero e Pistuddà”, della canzone più cara ai soldati liberatori, “Pistol Packin Mama “ di Al Dexter, e dentro vi misero anche l’amarezza per certi aspetti poco nobili della liberazione, come il mercato nero e i traffici di cibo, di sigarette, di “signorine”. Nel 1944 la musica di Giuseppe Cioffi diede coerenza e qualità a un testo “avanguardistico” composto da un giovanotto appassionato di musica e di poesia, che si chiamava Raffaele Cutolo, e così nacque “Dove sta Zazà ?”. Grazie agli angloamericani, che ne vennero stregati, la canzone conquistò un successo planetario, e Evita Peron la adottò come inno del suo partito. A Napoli il nome “Zazà” venne anche dato alle “signorine” dai costumi facilissimi, tanto che nel 1945 in via Montecalvario un napoletano reduce dalla prigionia in Germania, prestando fede a certi pettegolezzi che i suoi parenti gli avevano immediatamente riferito sul conto della fidanzata, sparò alla ragazza, e mentre sparava, le gridò: sei una Zazà. Racconta Vittorio Paliotti che quando la ragazza, operata e salvata dai medici dei “Pellegrini”, riprese i sensi, mormorò: “Non sono una Zazà. Diteglielo al mio fidanzato, che non sono una Zazà.”. Nel 1944, con “Tammurriata nera”, Edoardo Nicolardi e E.A. Mario cercarono di “esorcizzare” attraverso il ritmo ossessivo della “tammorrra” il dramma delle ragazze napoletane che partorivano figli dalla pelle scura e venivano immediatamente travolte dalla ingiuriosa maldicenza degli ipocriti e dei benpensanti: “ca tu ‘ o chiamme Ciccio ‘o ‘Ntuono /ca tu ‘o chiamme Peppe ‘o Giro / chillo, ‘o fatto, è niro niro, / niro niro, comm’ a cché..”.Più fortunate, o più “signorine”, erano le ragazze che i figli li avevano avuti dai “liberatori” di pelle chiara: fu questo l’amaro commento di Nicolardi. Credo che “Tammurriata nera” sia una canzone “difficile”: ci sono nel testo e nelle variazioni musicali alcune note di un’ironia, più che amara, disperata, che la voce di Lina Sastri esprime con straordinaria precisione. Tra il ’44 e il ’45 ci fu il ritorno in patria dei soldati italiani dai campi di prigionia inglesi. In molti Comuni il livello della tensione sociale si alzò: i reduci non nascondevano il loro disprezzo per quelli che erano rimasti a casa e, a torto o a ragione, venivano accusati di aver tratto dalla guerra vantaggi di ogni genere. E il disprezzo si colorava di odio in chi, nonostante tutto, restava fascista nel cuore e ora scopriva che gli amici di un tempo, perfino  “camicie nere” e  gerarchi, erano immediatamente saltati sul carro del vincitore e si professavano liberali e “degasperiani”. Era necessaria – lo capirono De Gasperi, Togliatti, Moro, Don Sturzo- un’opera coraggiosa e profonda di pacificazione nazionale. Napoli contribuì con una canzone, “Simmo ‘e Napule, paisà”, di cui Peppino Fiorelli compose il testo, e Nicola Valente la musica: “basta che ce sta ‘o sole / ca c’è rimasto ‘o mare /….chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…/ chi ha dato, ha dato, ha dato…/ scurdammoce  ‘o passato/ simmo ‘e Napule, paisà”. Anche questa è una canzone amara, e sbaglia chi vi coglie i segni di quel disincanto e di quello scetticismo che molti considerano l’essenza della cultura napoletana. Napoli non attese gli angloamericani per ribellarsi ai nazisti, e forse non ha mai dimenticato che la Chiesa di Santa Chiara la distrussero gli aerei “alleati” e non quelli tedeschi. Napoli aveva, dunque, il diritto di esortare tutti ad avviare la pacificazione e a “scordare” le ragioni della sofferenza personale e privata: ma Napoli sapeva e sa che  la lezione della Storia restava e resta viva e presente.                                  

Sant’Anastasia, «sequestrate» due aule dopo il crollo del 17 aprile: i bimbi spostati al plesso Portali della “D’Assisi”

Dopo il crollo della parete in siporex, evento rimbalzato sui media nazionali anche per le contusioni riportate dall’insegnante di sostegno, in stato di gravidanza, e da un’alunna che ha ancora un braccio ingessato, la terza e la quarta classe elementare che facevano lezioni in quell’aula del plesso Umberto I della scuola De Rosa,dalla quale ne erano state ricavate due proprio grazie al tramezzo in calcestruzzo, non torneranno nel plesso Umberto I della scuola De Rosa. Mentre proseguono le indagini della Procura e ancora non sono stati resi noti gli eventuali risultati ufficiali di quella interna disposta dal sindaco Abete, gli alunni potranno riprendere le lezioni nel plesso Portali della scuola D’Assisi. Questo è quanto, alla richiesta di disposizioni, ha comunicato il sindaco Abete alla dirigente scolastica Maria Capone. I bimbi potranno tornare a scuola martedì 30 aprile, spostati almeno finché le aule del plesso Umberto I non saranno di nuovo riutilizzabili.

Napoli, l’8 maggio Peter Brötzmann in concerto

Il sassofonista berlinese Peter Brötzmann, massima espressione mondiale del free-jazz moderno, suonerà l’8 maggio a Napoli per la prima volta, nella suggestiva cornice della seicentesca Chiesa San Giuseppe delle Scalze.

Per il suo modo di suonare ipnotico ed energico, è stato coniato nei circoli di free jazz l’aggettivo “brötzen” e il suo album pubblicato nel ’68 dal titolo “Machine Gun” è uno dei lavori più provocanti della storia jazz europeo. Il suo set in solo è un marchio di fabbrica e da oltre 50 anni fa il giro del mondo.

Brötzmann è fondatore della casa Free Music Production di Berlino ed oltre al sax tenore suona anche il clarinetto e il tárogató (strumento ad ancia tipico della musica popolare ungherese).

Dalla scena europea al new jazz di Chicago, alle pionieristiche collaborazioni con la scena Giapponese, negli anni ha coinvolto alcuni dei migliori improvvisatori della scena internazionale (Ken Vandermark, Steve Noble, Mats Gustafsson, Joe McPhee, Hamid Drake, William Parker, Paal Nilssen-Love, Jason Adasiewicz, Toshinori Kondo, Keiji Haino, Sabu Toyozumi, Otomo Yoshihide) portando sui palchi di tutto il mondo progetti dal devastante impatto emotivo che sono considerati oggi pietre miliari del jazz contemporaneo.

In parallelo all’attività musicale Brötzmann è molto apprezzato come pittore e artista visivo con numerose mostre personali all’attivo (è inoltre autore della grafica di quasi tutti i suoi LP/CD).

L’evento è promosso da Non Sempre Nuoce dei musicisti e compositori Antonio Raia e Renato Fiorito con il supporto di Sergio Naddei e in collaborazione con il Coordinamento Le Scalze per un concerto unico ed irripetibile, arricchito dal preludio dei violoncellisti napoletani Chiara Mallozzi e Davide Maria Viola.

Nel 2016 nasce il sodalizio artistico con Heather Leigh, musicista americana trapiantata in Scozia, nota per la sua tecnica innovativa alla pedal steel guitar. Il duo ha all’attivo quattro CD con la Trost Record (Ears Are Filled With Wonder, Sex Tape, Crowmoon, Sparrow Nights) con tour in Europa, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Giappone.
 
 

Somma Vesuviana, al via l’iniziativa “Ambulatorio Sociale”

Domenica 28 Aprile, dalle 09:00 alle 13:00, si terrà presso il Complesso monumentale dei frati minori l’iniziativa “Ambulatorio sociale”. L’evento è organizzato e promosso da un gruppo di medici e nutrizionisti locali.     Domenica 28 Aprile, dalle 09:00 alle 13:00, si terrà presso il Complesso monumentale dei frati minori l’iniziativa “Ambulatorio sociale”. L’evento è organizzato e promosso da un gruppo di medici e nutrizionisti locali. L’iniziativa nasce dall’idea di rendere accessibili a tutti consulenze mediche specialistiche. Sempre più spesso infatti, le lunghe liste d’attesa e gli elevati costi, costringono le persone a trascurarsi, con notevoli danni per la propria salute. Una giornata dunque all’Insegna del benessere, con l’obiettivo di educare ad una corretta alimentazione, strumento utile per ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche . Sono dunque previste visite nutrizionistiche gratuite. Sarà possibile inoltre effettuare gratuitamente visite endocrinologiche, data l’importanza del corretto funzionamento del sistema endocrino per la regolazione di numerose funzioni vitali. All’evento parteciperanno inoltre medici e nutrizionisti sportivi, per l’importanza che l’attività fisica riveste per un corretto stile di vita. Prenderanno parte all’evento nutrizionisti pediatrici e psicologi, specializzati nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare nei bambini, ai fini dello sviluppo di corretti piani alimentari per la prevenzione dell’obesità infantile e dei disturbi ad essa connessi, che hanno oggi un’incidenza sempre maggiore. Saranno infine presenti medici del SIUMB ( Scuola di ecografia internistica ed interventistica- Eco Cotugno) per la prevenzione e cura della steatosi epatica. La cittadinanza tutta è invitata a partecipare. “La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto”

Somma Vesuviana, al via l’avviso pubblico per le cure termali gratuite

A fine maggio  sarà possibile effettuare, con trasporto gratuito in pullman, le cure termali presso le Terme di Telese (Benevento). Tutte le info sul sito del Comune.     A fine maggio  sarà possibile effettuare, con trasporto gratuito in pullman, le cure termali presso le Terme di Telese (Benevento). L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Salvatore Di Sarno, ha deciso di offrire nuovamente ai suoi cittadini un servizio promosso dall’ufficio Politiche Sociali la cui delega è affidata al vicesindaco Maria Vittoria Di Palma, forti del fatto che lo scorso anno l’iniziativa ha riscosso notevole interesse tra i cittadini. E’ stato pubblicato, infatti, il nuovo avviso con cui si può presentare la domanda per il periodo dal 21 maggio al 03 giugno 2019 in turno mattutino. “Sono sempre soddisfatto quando la mia Amministrazione riesce a rendere più facile la vita ai sommesi”, spiega il sindaco Salvatore Di Sarno, “questo servizio è uno di quelli perché ci permette di dare un aiuto concreto a chi, anziani soprattutto, non aveva modo di raggiungere gli stabilimenti e sbrigare tutte le incombenze burocratiche per usufruire delle cure. Di questo si fa carico il Comune”. “Già lo scorso anno siamo riusciti a garantire per due sessioni il servizio”, commenta il vicesindaco Maria Vittoria Di Palma, “adesso lo ripetiamo con l’intento di essere vicini ai nostri cittadini. Anzi li invito a presentare la domanda”. Le adesioni saranno prese in considerazione dall’ ordine cronologico di presentazione delle domande. Il servizio di cure termali comprende , oltre i cicli di cura convenzionati con il Servizio sanitario nazionale
  • Supporto informativo per l’avviamento alle cure e accettazione amministrativa in loco;
  • Visita medica gratuita propedeutica all’ effettuazione delle cure che si svolgeranno per 12 giorni consecutivi inclusi i festivi ed escluse le domeniche;
  • Controllo medico ed infermieristico gratuito a richiesta durante il ciclo di cura;
  • Cura idropinica gratuita;
  • Welcome kit gratuito per chi effettua un ciclo di fanghi+bagni o di idromassaggi;
  • Integrazione idromassaggio gratuita per chi effettua un ciclo di fanghi+bagni;
  • Sconti sull’ acquisto di secondi cicli di cura ;
  • Servizio di animazione con musica , balli e karaoke;
  • Sedute gratuite di ginnastica dolce;
Alla domanda deve essere allegata la seguente documentazione:
  • ricetta del medico di famiglia, (ricetta rossa) che comprende i seguenti dati:
  • dati anagrafici completi;
  • codice di esenzione;
  • ciclo di cura completo di codice I.D. nazionale come da circolare SOGEI;
  • diagnosi come da elenco del Ministero;
  • copia del documento di riconoscimento, copia della tessera sanitaria;
  • ECG recente (max 2 mesi) per chi effettua cure fango-balneo terapiche.
La domanda di partecipazione al presente Avviso, deve essere redatta su apposito modulo , disponibile sul sito istituzionale del Comune di Somma Vesuviana o presso l’ Ufficio dei Servizi Sociali sito in via De Matha, dovrà pervenire, corredata dalla documentazione richiesta , entro e non oltre il giorno 06/05/2019 ore 12:00 direttamente all’ Ufficio Protocollo del Comune Di Somma Vesuviana o tramite raccomandata (non farà fede il timbro postale). Per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi all’ Ufficio Politiche Sociali e giovanili oppure collegarsi al sito web del Comune al seguenti link https://www.comune.sommavesuviana.na.it/trasporto-gratuito-terme-di-telese/      

Brusciano, omicidio De Longis, il Parroco: “no all’omertà che disimpegna”

“Francuccio è morto troppo giovane, ammazzato. Il mio cuore è lacerato”. Così su Fb don Salvatore Purcaro, parroco di Brusciano  esprime il suo dolore per la morte, in ospedale dopo un mese di agonia, di Fortunato De Longis, in paese conosciuto da tutti come ‘Francuccio’, colpito il 24 marzo scorso da un sicario mentre si trovava all’esterno del cimitero dove faceva il venditore ambulante di fiori e lumini. Avvolto nel mistero il movente dell’agguato. Alcuni anni fa l’uomo denunciò il racket mentre nelle ore precedenti l’azione del killer, avrebbe avuto una lite all’esterno del cimitero. Don Salvatore chiede di non cedere alla paura perchè altrimenti “se le strade si svuotano diventano piazze di spaccio, campo libero per i criminali”. E dice no “all’omertà che disimpegna. Abbiamo bisogno certamente di più forze di polizia agli angoli delle strade, ma abbiamo anche bisogno di avvertire la responsabilità per questo nostro territorio che ci appartiene, è nostro non della camorra”.