Sfumata la speranza per una bolla d’aria che avrebbe potuto tenere ancora in vita i tre uomini.
Non c’è più speranza per i sub dispersi nell’ “intestino di Palinuro”: al momento sono stati individuati due corpi, anche se non sono stati recuperati a causa della notevole profondità. Le operazioni dei soccorsi sono in corso. Non è stato ancora individuato il corpo di Mauro Cammardella. L’ipotesi più accreditata, al momento, pare essere quella secondo la quale uno dei tre si sarebbe attardato, forse per un malore, e gli altri due, tornati indietro per recuperarlo, non avrebbero avuto scampo.
Alle ricerche in una grotta sottomarina nella zona di Faro partecipano 14 sub dei vigili del fuoco, di cui 11 con specializzazione speleo. La squadra speleo è stata completata con l’invio da parte del Centro Operativo Nazionale degli specialisti dai nuclei di Puglia e Veneto. Gli speleosub dei vigili del fuoco, gli stessi che operarono al Giglio per il naufragio della Concordia, hanno raggiunto e ispezionato la campana d’aria presente all’interno della grotta, che aveva alimentato speranze di ritrovare ancora in vita i tre dispersi.
I tre, Silvio Anzola, turista milanese, Mauro Cammardella, titolare di un centro sub di Palinuro, e Mauro Tancredi, una guida subacquea, sono dispersi da venerdì mattina dopo una immersione da cui non sono più riemersi. Ieri i soccorsi si erano aggrappati alla speranza di una bolla d’aria che avrebbe potuto dare ossigeno ai tre sub, ma dopo una notte intensa di ricerche con esito negativo sono svanite le ultime possibilità di ritrovarli in vita.
I tre sub si erano immersi alle dieci di mattina in una grotta a 50 metri di profondità sulla costa di Palinuro. Cammardella si definiva nel sito web dell’agenzia “profondo conoscitore dei fondali e delle grotte di Capo Palinuro, ove si immerge tutti i giorni dell’anno, anche nei periodi più freddi”. Il suo diving club si trova all’interno del Villaggio degli Ulivi, da dove con una motobarca i sub vengono accompagnati al largo per le immersioni. Durante le ore di attesa e di disperazione, ai palinuresi è tornato alla mente il 30 giugno di quattro anni fa, quando quattro sommozzatori – tre italiani e un greco – persero la vita nel corso di una immersione, bloccati all’interno della “Grotta del Sangue”, una delle 35 che puntellano l’area, tra i principali poli di interesse speleomarino in Europa, che attira appassionati di diving tutto l’anno. I quattro facevano parte di un gruppo di dieci: con ogni probabilità le vittime rimasero intrappolate in un cunicolo a causa del fango sollevatosi al loro passaggio, perdendo l’orientamento e non riuscendo più a trovare la via d’uscita.



