Somma Vesuviana, Nunzio Ciccaro’ dedica un piatto alla Festa delle Lucerne

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Di seguito l’interessante  commento del Professore Carmine Cimmino, storico ma anche cultore delle tradizioni, dei riti e “gusti” della vesuvianità, al piatto che Nunzio Ciccarò, attivista e protagonista della Festa delle Lucerne, ha dedicato alla Festa. 

 

Se l’uomo è quello che mangia, è lecito capovolgere i termini della filosofica sentenza e affermare che l’uomo mangia ciò che è: in ogni caso, i due princìpi ci ricordano quanto siano numerose e solide le corrispondenze tra il “piatto” e la cultura della comunità. “Quello del mangiare è un linguaggio –scriveva Folco Portinari – e, come tutti i linguaggi, non può sottrarsi alle sue strutture”.  Prima di tutto, ai colori e alle forme: l’inventore del piatto ci fa notare che il pesto di basilico e di aglio, il pomodoro e il filo d’olio formano “il colore della lucerna” e creano la suggestione della “fiammella”, simbolo di rinascita, mentre con le foglioline di basilico si può costruire la forma delle felci. “La festa delle lucerne” e il “piatto” rimandano alla cultura contadina, uno dei due “sistemi conoscitivi” – scriveva Piero Camporesi – costruiti intorno allo spazio della Natura: l’altro è la cultura pastorale.  La “cultura contadina ha forte impronta statica e sedentaria” e trasmette questi caratteri ai miti, alle tradizioni, ai riti e alle “feste” che essa costruisce nel tempo. “La cultura contadina è cultura di riflessione”: e il “piatto” di cui parliamo ha come ingrediente fondamentale i maccheroni, da sempre associati a una visione del mondo che placa i vortici del movimento nei sereni intrecci della meditazione: ce lo dissero, con intenzioni diverse, Basile, Leopardi e Marinetti, e anche Guttuso nel ritratto del padre che sta mangiando spaghetti. La “festa delle Lucerne” celebra la vittoria della luce sul buio, della vita sulla morte, della buona salute sulla malattia: si comprende l’importanza dell’aglio, che Plinio riteneva capace di curare ogni male e di vincere anche il veleno dei serpenti. E poi il basilico. Scrisse Francesco Stocchetti che il basilico rappresenta il respiro dell’estate, la gioia di vivere all’aria aperta, il profumo della natura illuminata dal sole. Sul pomodoro ha scritto parole significative Nello Oliviero: “ il fenomeno pomodoro assume dimensioni dilaganti nella vita napoletana, la pervade, la occupa come un sistema mentale, una coscienza interiore che regola la sfera alimentare. Il pomodoro, questo piccolo ma portentoso frutto della terra, ricorda un poco la forma anatomica del cuore, pieno di germinanti semenze: il cuore del popolo napoletano”. E i pomodorini del piennolo aggiungono a queste “virtù” una “virtù” particolare: la vittoria sul tempo. Dunque, questo “piatto” può rappresentare degnamente il senso e i valori della “festa delle lucerne”.

 

Ecco il piatto descritto nei dettagli da Ciccarò

In questo periodo nella nostra Città di Somma Vesuviana, nel Borgo Antico del Casamale, precisamente, si svolge un rito bellissimo che si ripete ogni 4 Anni: La Festa delle Lucerne.
Sono Nunzio Di Lorenzo soprannominato Ciccaro’, (sì Ciccaró, dalle nostre parti se cerchi una persona lo devi chiamare per soprannome così ti riconoscono) onorato di far parte dell’organizzazione.
Ho una passione, la cucina, e in questo clima di festa per la nostra comunità ho pensato di dedicare un piatto semplice e veloce con pochissimi ingredienti tra cui uno ne fa da padrone, ovvero il Pomodorino del Piennolo, offerto gentilmente dal mio amico: Mast Affo’, proprietario di Profumi e sapori del Parco.

Questo piatto l’ho chiamato:

“La lucerna profumata sciue’ sciue’”

Ingredienti per 4 persone:

– 500 Gr Spaghettone
– 1kg di Pomodorini del piennolo
– Un bel mazzetto di Basilico
– 1 spicchio d’aglio
– Olio, sale e pepe bianco (q.b.)

Procedimento :

Tagliare a metà 10 Pomodorini e posizionarli con la parte tagliata verso l’alto su una teglia con carta da forno, aggiungere un pizzico di sale, origano, zucchero e un filo d’olio.
Mettere in forno prescaldato a 140 gradi per un paio di ore.
Con un frullino ad immersione frullare i pomodori tagliali a metà e metterli da parte.
Lavare e asciugare le foglie di basilico, e in un recipiente con mezzo spicchio d’aglio e olio fare un pesto.
Nel frattempo preparar l’acqua per la pasta.
In una padella per spadellare, aggiungere il pomodoro, un filo d’olio e il pesto un po’ alla volta; unendo questi colori verrà fuori quello che io definisco “il colore della lucerna”.
Il sugo dovrà risultare quasi crudo così da sentire la freschezza del pomodoro.
Quando la pasta sarà pronta, scolare e finire la cottura nel sugo.
Amalgamare con un filo d’olio a crudo.
Impiattare con un cucchiaio di pesto al centro e con uno stuzzicadenti dare una forma che rimandano alle Felci (un elemento degli addobbi del nostro Borgo) così come foglioline di Basilico.
Infine posizionare i Pomodorini conflit formando la fiammella della lucerna, simbolo di rinascita.
Una macinata di pepe bianco fresco e Buon Appetito