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Somma Vesuviana, il sindaco Piccolo sull’indagine a San Domenico: «È paradossale si parli di falso».

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Il sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo

Il primo cittadino, dimissionario, non è a Somma Vesuviana e non potrà tornarvi fino al ritiro della misura cautelare ma è possibile che questa «tegola», le accuse di falso ideologico e il divieto di dimora, possa spingerlo a ritirare le dimissioni per difendersi da sindaco.

Piccolo, assistito dai suoi legali, dice di voler innanzitutto essere sentito subito dalla Procura di Nola. «I lavori a San Domenico sono finiti, è tutto lì davanti agli occhi di chiunque e solo qualche giorno fa siamo stati in Regione per sollecitare l’erogazione dell’ultima tranche di finanziamento che ancora non ci è pervenuta: sono almeno 700mila euro – dice il sindaco – l’unica cosa che potrebbe essere accaduto è che si siano certificati lavori terminati solo in seguito, per superare la data inderogabile del 31 dicembre data dalla Regione come rendicontazione, ma anche questo è tutto da verificare».

La misura cautelare di divieto di dimora è stata applicata evidentemente per evitare l’inquinamento delle prove. «Faccio l’avvocato da quarant’anni e rispetto la legge – dice il sindaco – ma qui si sta parlando del nulla».

I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure alternative alla detenzione emessa dal gip di Nola, su richiesta della locale Procura, a carico di 6 persone ritenute responsabili di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Nel corso di indagini della Compagnia di Castello di Cisterna e dalla Stazione di Somma Vesuviana al comando del maresciallo Raimondo Semprevivo,  è stato accertato che durante i lavori di recupero del complesso monumentale di San Domenico (un edificio religioso costruito nel 1294 dal Re Carlo II D’Angiò) 3 direttori dei lavori e 3 esponenti della locale amministrazione comunale avevano falsamente attestato lo stato d’avanzamento dei lavori per ottenere l’erogazione di un milione e 200mila euro di fondi europei.

Sono sei dunque gli indagati, tra loro ci sono tecnici esterni ed esponenti dell’ufficio tecnico e della ragioneria.

 

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