Sono ormai ventidue gli indagati nell’inchiesta che ha assestato un duro colpo ai clan D’Avino e Anastasio. L’ultimo è un agente di polizia locale in servizio al comando di Somma Vesuviana: secondo l’accusa agiva per «agevolare le attività criminose dell’associazione camorristica».
Le accuse per il vigile indagato sono gravi: sarebbe stato lui la «talpa» del clan che provvedeva a controllare attraverso le banche dati della motorizzazione le targhe di volta in volta segnalategli dal figlio del boss Giovanni D’Avino. Per l’agente anche l’aggravante di partecipazione ad un’associazione di tipo mafioso.
Inizieranno in queste ore gli interrogatori di garanzia e gli eventuali ricorsi al tribunale della libertà per gli indagati interessati dalle misure cautelari ma l’inchiesta sembra destinata ad allargarsi.
Sono molti i commercianti e gli imprenditori che avrebbero subito, sia a Somma che a Sant’Anastasia, richieste estorsive. Si va da note pasticcerie ad aziende di lavorazione di frutta o olive, da supermercati a imprese edili, da richieste di «regali» alla pratica illecita nota come «monetizzazione di assegni bancari», ossia la richiesta di cambiare assegni con la promessa di poterli incassare dopo qualche mese, seguita da intimidazioni che rendono gli estorsori sicuri che la vittima non eserciterà mai quel diritto.



