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Somma Vesuviana, a rischio il referendum per dire sì a piazza De Siervo. Il sindaco Piccolo: «La Prefettura ha respinto persino i nomi di Wojtyla e Mandela».

Sono 3118 le firme dei cittadini che il comitato pro piazza Francesco De Siervo ha raccolto. Ma ora la consultazione, giudicata già ammissibile, è a rischio. Il primo cittadino Pasquale Piccolo sostiene che «spendere centinaia di migliaia di euro per consultare i cittadini circa un toponimo, che sarebbe comunque rifiutato da Prefettura e Sovrintendenza successivamente, non è un bene per Somma Vesuviana».

Piazza Vittorio Emanuele III, già piazza Ravaschieri e per un po’ piazza De Martino, dovrebbe essere oggetto di una consultazione referendaria: è quella infatti la piazza individuata dal comitato che ha raccolto ben 3118 firme di cittadini affinché fossero i sommesi a dire se vogliono che il luogo sia o meno intitolato al già sindaco commendatore Francesco De Siervo.

Di recente il comitato dei garanti, composto dagli avvocati Piccolo, Curcio, Mosca, Aliperta e D’Avino ha, all’unanimità, giudicato ammissibile il referendum. Una notizia che Arcangelo Rianna, ingegnere e componente della commissione Toponomastica comunale, commentò definendo la giornata come «storica» per la città di Somma Vesuviana.

Dunque adesso si dovrebbero mettere in campo i preparativi per la consultazione, quelli iniziati con la costituzione del comitato pro referendum, promotore Biagio Esposito, dinanzi al segretario comunale un anno fa. Ma così non sembra essere e, intanto, questa querelle avrebbe provocato le dimissioni del professore Ciro Raia dalla commissione Toponomastica, sostituito con decreto sindacale dalla professoressa Teresa Tufano. Pare infatti che la proposta di intitolare la medesima piazza, Vittorio Emanuele III, a Francesco De Martino non abbia superato lo scoglio della I commissione comunale. Basta fare due più due per supporre che il professore Raia, il quale aveva in precedenza avuto modo di esternare la sua opinione sostenendo che «De Martino fosse già stato troppo offeso», abbia preferito tirarsi fuori dalla querelle. Dunque la Tufano si aggiunge agli altri componenti che hanno potere unicamente propositivo e consultivo: Anna Bruno, Salvatore De Stefano, Pasquale Di Palma, Rosanna Monzione, Arcangelo Rianna e Alessandro Masulli.

Dicevamo del referendum, quello che probabilmente non si terrà o che avrà luogo, come scrive il promotore del comitato Biagio Esposito sui social, soltanto dopo un ricorso al Tar o ad un diverso tribunale, gridando al «fascismo e alla dittatura». «Noi che non abbiamo mai avuto paura di nessuno – scrive Esposito – percorreremo tutte le strade pur di veder trionfare la democrazia e la volontà libera del popolo».

Parole forti dalle quali si comprende che chi sta mettendo i bastoni tra le ruote al referendum risiede ai piani alti di Palazzo Torino: parliamo ovviamente del sindaco Piccolo al quale abbiamo chiesto di spiegare le sue ragioni.

«Il referendum in questione è stato dichiarato ammissibile, è vero – dice il sindaco – ma prima di spendere 250 mila euro di soldi pubblici, tanti ne occorrerebbero per il referendum, abbiamo voluto sentire un parere informale di Sovrintendenza e Prefettura. Ebbene, ci hanno risposto che, dopo il referendum, l’iter per la verifica legittima dell’intitolazione non sarebbe andato a buon fine, l’esempio utilizzato per farci ben comprendere che il risultato sarà un rifiuto è stato decisivo: in tempi recentissimi sono stati negati cambi di intitolazione di strade e piazze finanche a personaggi come papa Giovanni Paolo II o Nelson Mandela. Non abbiamo motivo di ritenere che quello del commendatore Francesco De Siervo, scomparso per di più da meno di dieci anni, avrà più titoli e fortuna del pontefice Wojtiyla e del premio Nobel sudafricano».

Ma come il sindaco ha ben precisato, la richiesta di parere a Sovrintendenza e Prefettura è finora informale. Il primo cittadino ha spiegato che nelle prossime ore farà richiesta di un parere ufficiale prima di dar via libera ad una «costosa» consultazione.

Che la Prefettura e la Sovrintendenza abbiano rifiutato le proposte di numerose intitolazioni negli ultimi anni è vero, ma il punto è che il «no» arriva soprattutto se si tratta di cambi di toponimi, a meno di casi eccezionali come possono essere strade o piazze dedicate a vittime della criminalità organizzata. Via libera invece a intitolazioni di nuove strade, nuove piazze, giardini pubblici, aule o scuole. Tutto ciò in linea di massima e per offrire una approssimativa statistica. A Somma Vesuviana però è difficile ipotizzare che la questione si chiuda così, semplicemente. Il comitato pro referendum sembra parecchio agguerrito e deciso a non mollare.

 

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