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La “Alma” spa è un’agenzia che procura alle aziende lavoratori cosiddetti “in affitto”, i lavoratori con contratto interinale. Ma nel farlo avrebbe evaso circa 70 milioni di euro, grazie alla complicità di una serie di consulenti fiscali. Stamattina sono quindi scattati 27 arresti, chiesti dalla procura di Napoli e messi in atto dal tribunale attraverso la Guardia di Finanza. In manette e infine in carcere, per frode fiscale, è finito Luigi Cascone, ex poliziotto e patron di Alma. Secondo la Guardia di Finanza Cascone oggi stava per scappare a Dubai con una valigia zeppa di soldi. Con lui sono finiti in carcere o ai domiciliari una serie di collaboratori e vari commercialisti, consulenti fiscali della Alma. Tra loro, cioè tra i consulenti, anche due cittadini di Pomigliano, uno meno noto, Pietro Di Monda, 51 anni, consulente fiscale e del lavoro, intermediario responsabile dell’inoltro telematico delle dichiarazioni Iva e dei versamenti ritenuti fraudolenti, ex consigliere comunale del centrosinistra a Pomigliano, e, più noto del primo, Francesco Almanza, 57 anni, anche lui consulente fiscale e intermediario responsabile dell’inoltro telematico delle dichiarazioni Iva nonché esponente di punta del Pd provinciale in quanto componente da circa dieci anni della segreteria del partito. Segreteria che in base a una sentenza del tribunale di Napoli è stata annullata la scorsa settimana. Almanza, renziano doc, è stato il garante dell’ultimo congresso del Pd a Pomigliano e candidato nel collegio di Nola in quota Martina alle primarie svoltesi il 3 marzo scorso.  < Il mio assistito, Francesco Almanza – spiega però Vincenzo Romano, legale dell’arrestato e segretario cittadino del Pd di Pomigliano – in questa vicenda ha avuto solo il compito di esprimere un parere di congruità dei crediti erariali della Alma ma non aveva quello di accertare se questi crediti derivassero da operazioni fittizie o meno della società per cui sono convinto che sarà scagionato al più presto >. Intanto è stato eseguito nei confronti dei 27 indagati il sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie costituenti il profitto del reato nei confronti di 32 società e, per equivalente, dei beni patrimoniali riconducibili a 27 indagati, per un ammontare complessivo di oltre 70 milioni di euro, pari al danno provocato all’Erario. Le indagini hanno reso possibile l’individuazione di un sofisticato e imponente sistema per frodare il Fisco attraverso il meccanismo delle indebite compensazioni d’imposta. La compensazione tributaria consiste nella possibilità riconosciuta al contribuente che vanta un credito nei confronti dell’Erario di utilizzarlo per il pagamento di eventuali debiti nei confronti dello stesso ente. I soggetti indagati sono complessivamente 27, tra cui tre consulenti fiscali napoletani in stretto rapporto con i principali imprenditori coinvolti, Francesco Barbatino e Luigi Scavone. Questi ultimi avrebbero gestito, tramite prestanomi compiacenti, oltre 30 compagini societarie con 17mila dipendenti e fatturato di circa 400 milioni di euro per il solo anno 2017. Il fulcro di questo gruppo societario sarebbe stato individuato nella holding Altea. La frode fiscale, che si realizzava in tre fasi, permetteva di non pagare le imposte, i contributi previdenziali e assistenziali dei dipendenti attraverso una compensazione con crediti tributari fittizi. In un primo momento, alcune società cartiere (prive cioè di strutture operative e/o mezzi imprenditoriali adeguati) formalmente estranee al gruppo, ma di fatto riconducibili agli indagati, creavano un credito Iva inesistente, mediante false fatturazioni. Successivamente il credito veniva ceduto alle compagini operative del gruppo con un contratto di accollo, solo formalmente ineccepibile, nel quale il finto credito Iva veniva certificato dai professionisti abilitati compiacenti. Quindi le imprese del gruppo Alma azzeravano i loro carichi tributari e contributivi utilizzando in compensazione il falso credito Iva acquisito attraverso gli atti di accollo.