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Sant’Anastasia, l’ex sindaco Esposito: «I consiglieri comunali ritrovino l’orgoglio, anche un commissario è meglio di questo governo».

Lucia Barra, Carmine Esposito, Antonio Abete
Lucia Barra, Carmine Esposito, Antonio Abete

Nella sede del suo movimento civico, Carmine Esposito elenca 14 opere pubbliche e progetti abbandonati. Accanto a lui l’ex assessore Lucia Barra: «Ormai Palazzo Siano sembra la sede  di un Caf, un patronato o un ufficio di collocamento».  

 Dopo i saluti di Antonio Abete, è stata l’ex assessore Lucia Barra a dare il via ai lavori del convegno «Tra delusione e speranza, quale strada?» organizzato dal circolo Arcobaleno e dal movimento civico «I cittadini prima di tutto». La Barra ha ripercorso la vicenda che riguarda l’azzeramento della giunta Abete, avvenuto la scorsa estate e la sua successiva non riconferma in esecutivo. «È stata una farsa – dice – tutti conoscevano già il nome di chi mi avrebbe sostituito, si è detto che non avessi prodotto nulla, la verità è che non ho accettato di sottostare ad un ricatto giacché mi era stato chiesto di non mantenere i contatti con Carmine Esposito, non ho accettato questa condizione, non ho ceduto. Azzerare la giunta è nelle facoltà di un sindaco, farlo dopo un bilancio condiviso non era opportuno. Sono più che serena rispetto al mio operato e non ho risparmiato critiche e appunti al sindaco nemmeno prima, avevo fatto presente che se non mi si concedevano risorse non avrei potuto mettere in campo progetti relative alle mie deleghe che pure c’erano. Anzi, su Garanzia Giovani mi è stato per così dire impedito, ha voluto occuparsene, in maniera velata, direttamente il sindaco. Chi ancora mi accusa di improduttività andasse a rivedere tutte le delibere che portano la mia firma, sono pronta al confronto elencando ciascuna iniziativa in cui ho messo la faccia. Qui oggi si parla di delusioni e speranze. Io sono delusa da questa amministrazione che ha un approccio assistenzialistico, mirata al singolo cittadino e non all’intera collettività. Spero, invece, che in tanti si sveglino perché questa terra ha necessità di un governo del fare, che dia delle risposte».

Articolato il successivo intervento dell’ex sindaco Esposito, che ha chiuso con un appello, invocando dagli attuali consiglieri un personalissimo «esame di coscienza».

«I consiglieri comunali che si sono candidati pensando di proseguire nell’opera di rinnovamento del paese e che oggi devono fronteggiare la delusione del popolo, ricordino com’era camminare per strada e raccogliere consensi, ricordino il progetto e abbiano un sussulto di dignità, quelle poltrone sulle quali siedono non hanno senso senza un’idea». Alla fine di un lungo intervento, l’ex sindaco Carmine Esposito, nella sede del suo movimento, rivolge un appello a chi oggi siede in consiglio. «Perché pungolino, perché abbiano uno scatto di orgoglio – dice – e perché capiscano che se non si cambia rotta anche un commissariamento è meglio di questo governo che non c’è, che non esiste, che fa accordi sottobanco con l’opposizione». L’evento tenutosi questa mattina sotto l’egida di due simboli, il circolo «Arcobaleno» e il movimento civico «I cittadini prima di tutto», Esposito ha voluto chiamarlo «Tra delusione e speranza, quale strada?». Ed è apparso subito chiaro che la delusione è – in lui e chi gli sta accanto – più forte delle speranze, anche se l’ex primo cittadino ha auspicato che da domani in poi l’amministrazione comunale guidata da Lello Abete ricominci daccapo, partendo da quel che c’è, da quel che l’esperienza precedente di governo ha lasciato. Cosa dovrebbe fare il governo cittadino stando alle parole di Esposito? «Semplice – spiega l’ex sindaco sventolando un elenco di 14 opere, progetti della sua giunta pronti per essere cantierati – basterebbe riprendere da qui». Ma vediamole queste opere dalle quali bisognerebbe ripartire secondo Esposito, ieri affiancato da Antonio Abete, esponente del movimento, dall’ex assessore Lucia Barra e – in platea – dall’ex vicesindaco Armando Di Perna, dall’ex capostaff Ciro Pavone e dall’attuale consigliera comunale di Alleanza per Sant’Anastasia, Veruska Zucconi, tra gli altri.

Ci sarebbe il progetto definitivo di via Marconi, per esempio (delibera di giunta 408 del 13 dicembre 2013), un importo totale di 260mila euro finanziato con fondi regionali e in parte con mutuo della cassa depositi e prestiti. «Fermo – dice Esposito – con il serio rischio di perdere il finanziamento». Il progetto preliminare che riguarda l’incrocio via Umberto I – via D’Auria (delibera di giunta 122 del 18 novembre 2013), importo di 178mila euro, finanziato con mutuo della cassa depositi e prestiti. «Fermo, completamente, da  due anni». Poi, il preliminare di via Marra (delibera di giunta 151 del 22 maggio 2013), importo di 1  milione di euro (mutuo). «Anche questo fermo, da due anni». Ci sarebbe il preliminare che riguarda la riqualificazione di via Eduardo De Filippo, via Rosanea, via Canesca: 625mila euro di fondi Tav. «Mai richiesti, non cominciano i lavori da due anni». Continuando nell’elenco, il progetto definitivo di via Mario De Rosa, importo di 450mila euro, mutuo. «Fermo, da due anni». Via Donizetti, quartiere Casamiranda, preliminare, delibera del 9 dicembre 2013, 180mila euro di fondi comunali. «Completamente fermo, da due anni». E ancora, la scuola materna di via Starza, progetto preliminare, 2milioni e 700mila euro di fondi Tav. «Gravissimo – dice Esposito – che l’amministrazione abbia perso un altro treno, non partecipando al bando «Scuole Innovative» che prevedeva il finanziamento per scuole entro i 3 milioni di euro in zone da riqualificare». C’è poi Palazzo Nicola Amore, progetto preliminare: qui occorrerebbero 4milioni e 500 mila euro. Si aderì al progetto 1.9 nel 2013, fu ammesso ma non finanziato. «Ora è completamente abbandonato, nessuno ha più lavorato per intercettare fondi europei». Discorso a parte meritano i marciapiedi di via Arco, lavori in corso attualmente, 800mila. «Nessuno lo dice, ma anche qui c’è il rischio di perdere il finanziamento e tra l’altro hanno estromesso il tecnico già incaricato, cominciato i lavori solo dopo molti solleciti e al momento accumulando vergognosamente il materiale di risulta accanto alla scuola del Boschetto». «In ritardo – aggiunge Esposito – anche i lavori parzialmente in corso alla biblioteca comunale e il parcheggio Poggio Verde, mentre quello in via Romani, il cui progetto preliminare è pronto e dall’importo di 100mila euro con fondi comunali, è fermo, completamente, da due anni». La progettazione di via Porzio, definitiva (delibera di giunta 409 del 13 dicembre 2013), importo totale 200mila euro con mutuo cassa depositi e prestiti. «Fermo, da due anni». Infine, il progetto preliminare della caserma dei carabinieri, 3milioni di euro da finanziare con fondi europei. «Fermo, da due anni».

Nel corso del suo lungo intervento, Esposito ha sostenuto che l’amministrazione Abete si stia facendo «colonizzare» dalla vicina Ottaviano, che ne stia divenendo «la ruota di scorta». «Il sindaco Capasso è amico mio – ha detto Esposito – ma il primo cittadino deve farlo a casa sua, favori e piaceri personali concordati nelle segrete stanze abbiano almeno la decenza di non sbandierarli platealmente come se questa fosse la politica, non lo è».

Un passaggio, che ci si attendeva, riguarda il manifesto a firma dei socialisti, rappresentati in consiglio comunale da Carmine Capuano rispetto all’aumento della tassa sui passi carrabili. Proclama in cui si addossa la responsabilità della vicenda al solo ex assessore al Bilancio, Armando Di Perna. «Quel manifesto porta due firme, anche se non si vedono. Una è quella di Capuano, naturalmente, l’altra è di Lello Abete che di sicuro l’avrà sollecitato – sostiene Esposito – che ormai ci sia un accordo con una parte dell’opposizione è palese, fatto di scambi di favori, incarichi a tecnici di area e posti in giunta, ma che un sindaco arrivi ad addossare l’approvazione di un atto ad un componente della giunta per scaricarsi dalle responsabilità è inaudito. La verità è che il sindaco stesso ha preso quella decisione, non accettando una diversa soluzione proposta da Di Perna per far quadrare il bilancio, ha preferito seguire i funzionari che rifiutavano di detrarre il 5 per cento dai contratti delle ditte private che forniscono beni e servizi al Comune, così come Armando aveva proposto con una lettera scritta il 1 luglio. Ha detto no, ed ora è in cerca un capro espiatorio, come se un sindaco non contasse e potesse subire le decisioni altrui».

Un capitolo a parte Esposito lo riserva alle politiche sociali: «Pensano di far passare servizi come piaceri personali, un’aberrazione della democrazia. Li esorterei a capire che le politiche sociali sono fondamentali, che occuparsene non vuol dire raccomandare un bambino per non fargli pagare l’abbonamento per andare a scuola o andare negli uffici e chiedere gli elenchi per assegnare una cinquantina di euro a chi ne ha bisogno. In questo settore occorreva una rivoluzione che avevamo in mente e che è ben lontana da quel che oggi si vede».

Ritorna poi sui temi della campagna elettorale: dalla zona rossa ai condoni. «Dimenticato, tutto dimenticato. Non comprendono che se non si porta avanti la battaglia per avere ristori e compensazioni, se non si intercettano i fondi per fare il raddoppio di via Pomigliano e collegare via Fusco a via Romani, se non ci si mette di punta a far la battaglia per ottenere anche il condono del 2003, su questo territorio non ci sarà mai sviluppo».

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