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Sant’Anastasia, l’ex sindaco Carmine Esposito si racconta stasera al Metropolitan

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Per gli inviti e i manifesti ha scelto una frase di George Orwell, autore del best-seller «La fattoria degli animali», l’ex sindaco di Sant’Anastasia Carmine Esposito: «Nel tempo dell’inganno dire la verità è un atto rivoluzionario». Una scelta che spiegherà probabilmente questa sera, alle 19, 30, nella sala del cine teatro Metropolitan di via D’Auria.

Eletto sindaco di Sant’Anastasia nel 2010, acclamato da molti e contestato da altrettanti, Carmine Esposito, medico anestesista e politico di lungo corso (era già stato più volte assessore e consigliere comunale), socialista, terminò anzitempo la sua esperienza da primo cittadino nel dicembre 2013. Il 14 dicembre, per la precisione, quando fu arrestato. Era accusato, dall’imprenditore che tuttora gestisce a Sant’Anastasia l’igiene urbana, di aver intascato una tangente di 15mila euro. Trascorse 59 giorni in carcere, altre settimane ai domiciliari, gli venne comminata una misura cautelare di divieto di dimora a Sant’Anastasia. Misura che cessò dopo le elezioni che ridettero un governo alla città, nel 2014. A diventare sindaco fu Lello Abete, tuttora primo cittadino. Abete è il nipote di Esposito, figlio della sorella. Le liste e la regia di quella campagna elettorale videro il coinvolgimento degli uomini più vicini all’ex sindaco. Ma l’apparente concordia non durò molto. Tra zio e nipote i rapporti non erano dei migliori già prima di quegli eventi, si interruppero definitivamente quando pian piano tutti i «fedelissimi» abbandonarono, o furono messi in condizione di farlo, l’attuale amministrazione. Gli assessori Armando Di Perna, Giancarlo Graziani, Lucia Barra (oggi rientrata in consiglio dopo le dimissioni del consigliere Mario Trimarco), più tardi Cettina Giliberti, ancora prima pure il capostaff del sindaco, Ciro Pavone. Alcuni dimessi di loro sponte, come Di Perna e molto dopo la Giliberti, altri no come la Barra e Graziani. Oggi l’amministrazione di Lello Abete è molto distante da quella compagine che fece il pienone di voti al ballottaggio 2014, quella che nelle manifestazioni faceva risuonare il cd con la voce di Esposito che intonava «Magnifica gente», quella che inneggiava alla continuità amministrativa al di là di quelli che potevano essere i problemi giudiziari del predecessore. Ed ebbe ragione, infatti, quella compagine originaria a cavalcare l’onda emotiva: l’elettorato non badò alle accuse, pur pesanti, rivolte all’ex sindaco. Alle prove che sembravano schiaccianti. E rielesse il nipote. Nel frattempo la macchina giudiziaria è andata avanti: il pubblico ministero, ossia l’accusa, ha chiesto – dopo aver ascoltato la testimonianza dell’imprenditore – di cambiare il capo di imputazione (leggi qui) alleggerendo così la posizione di Esposito e spingendo i suoi legali a optare per il rito abbreviato. La parte civile, ossia l’imprenditore, si è ritirata. Ed è arrivata la condanna, un anno e due mesi con pena sospesa (leggi qui). Esposito è libero ma non ha comunque accettato la sentenza e ha deciso di presentare appello. Mira all’assoluzione piena per non aver commesso i fatti che gli sono stati imputati. Ora, a prescindere da quel che accadrà nella aule del tribunale, l’ex sindaco sembra stare preparando la strada per tornare alla politica attiva. Ne sono sintomi le riunioni indette ogni settimana nel suo circolo, ne è prova la decisione di approdare al Metropolitan questa sera per raccontarsi. E probabilmente per annunciare le sue intenzioni rispetto alle prossime elezioni amministrative. Sono stati annunciati video dimostrativi di quanto realizzato nella sua esperienza amministrativa.

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