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Riceviamo e pubblichiamo di seguito una richiesta di rettifica pervenutaci da Arturo Salomone (responsabile della Gpn) e da Nicola Alfano (socio ed ex amministratore della Gpn) in merito all’articolo che trovate qui (leggi). In coda alla precisazione, trovate la risposta della giornalista Daniela Spadaro.

Gentile direttore, in relazione all’articolo recante il titolo «Sant’Anastasia, la penitenza dell’architetto Luigi Pappadia», pubblicato su ilmediano.it in data 3 gennaio 2020 a firma della dott.ssa Daniela Spadaro, riteniamo doveroso rappresentare quanto segue.

Sul punto, va evidenziato come l’articolo in oggetto – fondato integralmente su un presunto esposto che l’Arch. Pappadia avrebbe depositato presso i Carabinieri di Castello di Cisterna (esposto una cui copia poi, secondo quanto riferito dalla giornalista nel successivo articolo del 6 gennaio 2020, il Pappadia avrebbe addirittura consegnato al giornale, sic!) – risulti particolarmente allusivo ed idoneo ad ingenerare nei lettori la falsa rappresentazione che tra la Gpn e l’ex Sindaco di Sant’Anastasia Lello Abete sussistessero non meglio precisati rapporti di tipo personale e/o cointeressenze. Presunti rapporti che avrebbero spinto il Sindaco a chiedere reiteratamente ed insistentemente di non applicare le penali nei confronti della Gpn e che – dopo che l’Arch. Pappadia si sarebbe rifiutato di accedere alla richiesta – sarebbero stati, addirittura, la causa dell’allontanamento del Dirigente dal settore Ambiente.

In particolare, affermerebbe nell’esposto il Pappadia (frase riportata tra virgolette nell’articolo) che il suo allontanamento sarebbe stato determinato – per espressa asserzione del Sindaco – da un «atteggiamento non collaborativo e di conflitto con la Gpn».

Orbene, la versione fornita dall’ex Dirigente del Comune di Sant’Anastasia risulta del tutto destituita di fondamento. In primo luogo, va segnalato che – contrariamente a quanto si sostiene erroneamente nell’articolo – in relazione alla correttezza o meno della penale (in ogni caso applicata) non si è ancora pronunziato nel merito alcun giudice, essendo tuttora pendenti innanzi al giudice civile i ricorsi presentati dalla Gpn (il giudice, semplicemente, non ha accolto la richiesta di sospensiva inoltrata in via cautelare dalla Gpn).

Ergo, la correttezza o meno dell’applicazione della pensale risulta ancora sub judice non essendovi allo stato neppure una pronunzia di primo grado.

Ancora, del tutto distonica rispetto al reale snodarsi degli accadimenti risulta la ricostruzione – operata dal Pappadia – secondo la quale vi sarebbe stato il Sindaco che insisteva, per non meglio precisate ragioni, per la non applicazione della penale ed altri soggetti – tra cui il Pappadia stesso – che invece ritenevano doverosa l’applicazione della stessa.

Il tema è stato, di contro, oggetto di decine di riunioni (e non già di sole due riunioni come evidenziato dall’ex Dirigente) in cui tutti i soggetti presenti hanno costantemente evidenziato l’ingiustizia sostanziale della penale, attesa l’oggettiva impossibilità per la Gpn di rispettare la percentuale di raccolta differenziata indicata nel capitolato e nel contratto di affidamento. In particolare, era stato proprio l’Architetto Pappadia il primo fautore di una soluzione che, previo intervento ed assunzione di responsabilità di tutte le Istituzioni coinvolte, evitasse di penalizzare la Gpn per una situazione determinatasi per cause di forza maggiore ed in ogni caso non imputabili ad un cattivo espletamento del servizio.

Ed invero – lungi dal giustificare il mancato raggiungimento dell’obiettivo della percentuale di raccolta differenziata esclusivamente con l’atteggiamento poco civile della collettività che sversava in maniera scorretta i rifiuti (tema comunque di indubbio rilievo che è stato più volte formalmente segnalato dall’azienda alle autorità competenti, chiedendo a più riprese l’intervento dei vigili e della forza pubblica) – la Gpn aveva più volte segnalato, ricevendo l’avallo di tutti i soggetti partecipanti alle riunioni (in primis lo stesso Architetto Pappadia), l’intrinseca contraddittorietà del capitolato di ricorso al giudice civile – come già evidenziato in sede e del relativo contratto che imponeva alla ditta, da un lato, di raggiungere la percentuale del 65% di raccolta differenziata e, dall’altro, di occuparsi anche del riassetto del territorio e, cioè, del recupero e dello smaltimento dei rifiuti abbandonati sulla strada.

In altri termini, due attività in insanabile conflitto tra di loro (è evidente, infatti, che più si espleta correttamente l’attività di riassetto più giocoforza scende la percentuale di raccolta differenziata).

Si ribadisce: nel corso delle riunioni tutti i soggetti partecipanti avevano rilevato la fondatezza delle criticità segnalate dalla Gpn e avevano espresso la loro contrarietà all’applicazione delle penali.

Arrivati al dunque – e presumibilmente per il timore di assumersi qualsivoglia responsabilità – si è deciso diversamente (sono cioè state applicate le penali) e la Gpn non può che prenderne atto.

Sarà, dunque – come è fisiologico che sia – il giudice amministrativo a stabilire la correttezza o meno della decisione di applicare le sanzioni.

Ciò che, invece, non è accettabile è che – attraverso una ricostruzione allusiva e fondata su elementi non rispondenti al vero – si cerchi, da parte del Pappadia, di veicolare alla pubblica opinione l’esistenza di rapporti poco chiari tra la Gpn e la precedente amministrazione del Comune di Sant’Anastasia. Vogliamo essere chiari sul punto: con l’allontanamento dell’Arch. Pappadia dal ruolo di responsabile del settore Ambiente, la Gpn non c’entra assolutamente nulla né mai la società ha fatto alcuna richiesta o pressione al Sindaco Abete in tal senso.

La storia della Gpn – come correttamente rilevato dal vostro giornale nel successivo articolo del 6 gennaio (leggi qui) – si muove su sentieri radicalmente opposti rispetto a quelli tratteggiati dal Pappadia: cultura del lavoro, sviluppo tecnologico, rispetto della legalità e denuncia del malaffare che, purtroppo, talvolta ancora si annida tra le pieghe delle pubbliche amministrazioni del nostro Stato.

È per tale motivo – e considerato che l’articolo e le affermazioni dell’Architetto Pappadia hanno determinato un rilevante strepitus tanto che il giornale da Lei diretto e la stessa giornalista Spadaro sono dovuti intervenire, dopo le ormai purtroppo usuali evocazioni di «manette», per evidenziare correttamente che in relazione alla vicenda narrata dal Pappadia non vi sono iscritti nel registro degli indagati e per ricordare che la Gpn ha sempre agito nel massimo rispetto della legalità – che riteniamo doveroso fornire una versione dei fatti corretta e rispettosa del reale evolversi degli eventi, a tutela della società e dei soggetti che l’amministrano e vi lavorano.

Restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e ci dichiariamo, sin d’ora, disponibili a fornire risposta ad ogni domanda che il suo giornale intendesse eventualmente porci.

Risponde Daniela Spadaro

Gentili signori Alfano e Salomone, posto che alcune erronee interpretazioni colte sui social avevamo già provveduto a precisarle – un compito ormai quotidiano nell’era dove esimi «esperti» di diritto penale scambiano esposti con denunce, critiche con lese maestà e gradi di giudizio con caramelle – comprendiamo la necessità di veicolare la posizione della Società e restiamo disponibili, oggi e come sempre, ad accogliere le versioni di tutti. A dire il vero però ci sono dei punti, nella ricostruzione da Voi fattaci pervenire, che ci causano non poche perplessità, soprattutto nei passaggi in cui si fa riferimento all’esposto dell’Arch. Luigi Pappadia. Quel «sic!», quell’ «addirittura», quei condizionali, quel mettere in dubbio che un esposto a firma di Pappadia esista…orbene, o abbiamo interpretato erroneamente le Vostre allusioni, o c’è qualcosa che non va. Mai, sottolineiamo mai, avremmo pubblicato una ricostruzione basata su un documento che non ci fosse stato fornito e che non avessimo riconosciuto come autentico, a meno che l’architetto Pappadia non abbia avuto modo di procurarsi la firma autografa dell’allora tenente (oggi capitano) che ha raccolto le sue dichiarazioni e, per giunta, il timbro della Compagnia dei Carabinieri di Castello di Cisterna. Dunque, quello che Voi, signori Alfano e Salomone, chiamate un «presunto» esposto è un esposto e basta, di cui siamo in possesso. In caso contrario dovremmo presumere che stiate accusando l’architetto Pappadia di averci consegnato un esposto falso ma non ci risulta che l’ex dirigente in questione sia avvezzo a tali azioni criminose anche perché, con o senza documento, la storia avrebbe potuto raccontarcela comunque. Quanto alle dichiarazioni dell’architetto Pappadia, beh…quella è la sua versione, come del resto avete appena fornito la vostra. Quale delle due (in verità non sempre in contrasto perché alcune decisioni non erano certo adottabili dalla Gpn) sia reale non spetta a noi dirlo, a meno che non intendiate rispondere  (e rettificare) per nome e conto dell’ex sindaco Abete perché, vedano, signori Alfano e Salomone, non comprendiamo alcune precisazioni pur giustificandole con il timore che i lettori fraintendano.

Un passaggio dell’esposto firmato dall’architetto Luigi Pappadia

Soltanto il sindaco Abete, non la GPN, potrebbe smentire Pappadia quando racconta come gli sia stato alla presenza del vicesindaco (la quale ha tra l’altro confermato la versione dell’ex dirigente) comunicato che «non poteva essere più il responsabile del settore ambiente in quanto non collaborativo ed in conflitto con la Gpn». Ergo, si tratta di un episodio che comprende tre attori: Pappadia, l’ex vicesindaco Aprea e l’ex sindaco Abete, dunque mai avremmo pensato o scritto che la Gpn abbia potuto fare pressioni affinché un dirigente fosse rimosso. A che titolo poi? Soltanto uno sciocco potrebbe pensare che una qualsivoglia ditta o società possa dettare l’agenda o chiedere la rimozione di un dirigente ad un’autorità politica quale il Sindaco di una città e infatti Pappadia ha sempre e soltanto parlato di richieste dell’ex primo cittadino in questo senso, non certo della Gpn cui premeva soltanto non pagare la penale applicata – e prevista da contratto e capitolato – ritenendola ingiusta. Mai, sottolineiamo ancora, abbiamo fatto cenno a rapporti poco chiari tra la Gpn e la scorsa amministrazione, mai, nemmeno un’allusione. Tant’è che nell’esposto Pappadia racconta come la preoccupazione del Sindaco fosse non avere disservizi nella raccolta in campagna elettorale e fa cenno alla presenza dei responsabili Gpn soltanto in riunioni ufficiali (al Comune).

In ogni caso, ci preme ringraziarVi per le precisazioni, assicurando che sempre Ilmediano.it sarà disponibile ad accoglierle, come saremmo disponibili – avendo colto appieno la difficoltà di aumentare le percentuali di raccolta differenziata e al contempo svolgere le attività di riassetto – a capire quali siano, per esempio, le differenze con l’altissima percentuale di raccolta differenziata in comuni limitrofi dove pure agisce la Gpn e quali siano i correttivi da applicare, a Vostro parere, in futuro, perché anche Sant’Anastasia stia al passo. Ecco, questo sarebbe interessante, per i cittadini e per i futuri amministratori di questa città.

     Daniela Spadaro