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Rapporto Mal’Aria 2022: Pomigliano epicentro di un hinterland nordest molto malato

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Si chiedono interventi urgenti e concreti soprattutto sul fronte del controllo delle emissioni inquinanti da traffico veicolare, da uso commerciale e domestico e da attività indutriali

 

“Siamo stanchi di respirare i vostri errori: ci siamo rotti i polmoni”. Travisati da finte maschere antigas, gli studenti e gli attivisti di Legambiente hanno scritto la loro delusione su due striscioni che ieri mattina sono stati esposti a piazza Primavera, centro di Pomigliano, città tra le più inquinate della Campania. Una delusione che prende corpo da come sinora la istituzioni hanno affrontato il cruciale tema della contaminazione dell’aria e dell’inquinamento più in generale, causa di migliaia di morti all’anno nonché dramma che s’intreccia inevitabilmente con gli effetti della pandemia da Coronavirus. Intanto il flashmob organizzato a Pomigliano è stato l’occasione per presentare il dossier “Mal’aria” 2022, cioè i dati sui comuni della regione Campania riassuntivi di ciò che è accaduto l’anno scorso, dati che Legambiente pubblica annualmente per fare il punto della situazione. Il quadro è davvero critico. “Il 99 % dei comuni campani – scrive Legambiente – non rispetta i valori limite indicati dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità”.  Proprio il comune di Pomigliano si è rivelato nel 2021 quello mediamente più inquinato della regione sul fronte delle polveri sottilissime PM2.5 ed è sul podio, al terzo posto, per le polveri sottili, le PM10, che hanno un calibro maggiore delle 2.5. Legambiente ha voluto adottare come valori limite di riferimento per le PM10, le PM2.5 e l’NO2, il biossido di azoto, quelli indicati dall’OMS, che sono più restrittivi di quelli nazionali e che costituiranno i parametri futuri con cui l’Unione Europea giudicherà le azioni dei governi locali.  Secondo il rapporto la città delle fabbriche in crisi è al terzo posto in Campania, a pari “merito” con Aversa, nel superamento dei livelli di PM10, con una media annuale di 38 µg/mc (microgrammi per metro cubo). Una media quasi tre volte superiore al limite dell’OMS, fissato a 15 µg/mc. Al primo posto di questa triste classifica relativa alle polveri sottili PM10 c’è San Vitaliano, con un valore medio al 2021 di 46 µg/mc. Al secondo c’è Volla, valore medio 2021: 41 µg/mc. Pomigliano invece è il comune con il primato probabilmente più preoccupante in Campania, quello delle polveri sottilissime PM2.5. Sono le più letali perché essendo molto piccole si insinuano più facilmente nelle vie respiratorie. In questo caso il valore annuale registrato per tutto l’anno scorso è di 21 µg/mc, oltre quattro volte superiore alla soglia limite di 5 µg/mc. E con 32 µg/mc Napoli città fa registrare invece il record campano delle concentrazioni di biossido di azoto, l’NO2, a dispetto dei 10 µg/mc indicati come valore soglia dall’OMS. Biossido di azoto che pure è scaturito soprattutto dal traffico veicolare. Il territorio regionale a maggior rischio finora riscontrato è quello a nordest di Napoli, da Napoli-via Argine passando per Volla, Pomigliano, Acerra, Marigliano e San Vitaliano. “I comuni, la Regione e la Città Metropolitana devono controllare e agire sul fronte di tutte le emissioni, prima che sia troppo tardi  – l’appello di Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania, e Gianluca Rea, presidente del circolo Legambiente di Pomigliano – siamo stanchi di attendere provvedimenti concreti che arrivano mai”. Ieri a piazza Primavera sono giunti il vicesindaco di Pomigliano, Eduardo Riccio (PD), e l’assessore all’ambiente Mariangela D’Auria. I due amministratori hanno annunciato ai manifestanti l’attivazione di un tavolo sull’ambiente dei sindaci di Pomigliano, Sant’Anastasia, Castello di Cisterna, Brusciano, Mariglianella, Marigliano e San Vitaliano.

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