Birotti, Caiazzo, De Falco e Oratino hanno sottoscritto l’impegno solenne a dedicare tutto ai poveri e meno poveri.
Al confronto pubblico di ieri sera, organizzato da Felice Romano, di Pomigliano Indignata, e dall’osservatorio politico della comunità di San Felice in Pincis, i candidati a sindaco hanno firmato davanti a tutti la carta dei diritti inalienabili. Carta che contiene l’impegno vincolante a lavorare per gli ultimi, per i più deboli, i poveri, i meno poveri, i precari, i licenziati, i cassintegrati, i senzatetto, gli immigrati. Il documento è stato sottoscritto da Fabio Birotti, docente precario, 48 anni, de L’altra Pomigliano, Michele Caiazzo, impiegato della Provincia, 57 anni, del Pd, Dario De Falco, lavoratore autonomo, 28 anni, del Movimento Cinque Stelle, Roberto Oratino, avvocato, 47 anni, de La Fabbrica della Sinistra. Raffaele Russo, il sindaco uscente, non c’era. A ogni modo non si tratta di un documento e basta. Anche perché a fare da garanti dell’ “impegno solenne” c’erano centinaia di persone e don Peppino Gambardella, parroco della chiesa di San Felice, prete operaio e figura spirituale carismatica del territorio. Nel documento c’è il programma del futuro sindaco della città delle grandi fabbriche in pericolo: più assistenti sociali, fondi per i senza reddito, cure farmacologiche, interventi sistematici per i disabili, diritto allo studio, aiuti ai cassintegrati, ai licenziati, ai precari, presidi sociali, valorizzazione delle periferie, contrasto del traffico della droga, della corruzione, diritto alla casa e sostegno agli immigrati. “Consegnerò il documento anche al sindaco Russo – ha detto Romano – sperando che possa mettere la firma. Domenica prossima, in mattinata – ha annunciato – ci sarà un’altra importante riunione per i lavoratori del commercio. Intanto dò il mio sostegno e la mia solidarietà al lavoratore licenziato rimasto sulla gru”. Un confronto, quello di ieri, su cui aleggiavano varie storie che hanno segnato gli ultimi giorni: il pestaggio a sangue dell’assessore alla polizia municipale, Gianfranco Mazia, di Forza Italia, la protesta dell’operaio licenziato dalla Fiat di Pomigliano, Mimmo Mignano, da sei giorni di fila rimasto “aggrappato” al ponte di una gru, nel cantiere metro di piazza Municipio, a Napoli, e il suicidio di Gennaro Faraco, ragazzo di 25 anni che aveva perso il lavoro un mese prima di lanciarsi dal tetto di un palazzo del centro cittadino, martedi scorso. “Con stasera – ha detto don Peppino – abbiamo lanciato il modello di una Pomigliano solidale. Marchionne ci ha voluto dare il suo modello di Pomigliano con il neoliberismo. Poi è arrivata la Fiom, che ha fatto la sua parte, lanciando anche un fondo solidale per i cassintegrati. Peraltro Maurizio Landini ha voluto che io fossi garante di questo fondo”. Don Peppino è rimasto molto colpito dalle parole dei quattro candidati. “Sognavo mentre vi guardavo – ha confessato – sarebbe proprio bello vedervi tutti e cinque, ehm, e quattro, perchè manca il mio amico sindaco, peccato… (risatine dal pubblico). Ma solo uno di voi diventerà sindaco – ha proseguito il sacerdote – e vorrei dirvi questo: chi di voi sarà il prescelto possa fare il sindaco di tutti e non di una fazione”. Nel commentare le storie di Mazia, di Gennaro e di Mimmo Mignano il parroco della chiesa di San Felice ha detto: “Noi vogliamo progettare – il pensiero dell’uomo di chiesa – una città fondata sulla legalità, che crede al dialogo e non alla violenza. Su Gennaro: era un ragazzo che io seguivo, a cui ero legatissimo. Si, parliamo di tutto, però non possiamo ignorare che le condizioni di grave disagio economico e lavorativo fanno perdere gli equilibri e se queste situazioni si aggiungono ad altre, magari personali, intime, si può arrivare alla tragedia”. E a proposito di Mignano: “Questi lavoratori non stanno bene: non si può vivere così. Qualche figlio loro non sa più che cosa faccia il papà”. Insistente il richiamo ai poveri: “In una bellissima città non potrà vivere un povero: le case avranno una valutazione molto alta tanto da costringere chi non può pagarsi un alloggio ad andare via, nelle periferie. E’ questa una politica di inclusione?”. E il monito sul ruolo del sacerdote nella comunità: “Siccome sono stato al centro di polemiche dure e incresciose, nate dalla cattiva comprensione della Chiesa, vi dico di non farvi illusioni: le polemiche non mi chiuderanno nelle sacrestie (applausi) perché nessuno può togliere alla Chiesa il diritto di stare con i poveri. Gesù Cristo ha detto “io vengo ad annunciare la lieta notizia ai poveri” e quindi la Chiesa farà sempre la sua battaglia per i poveri, la giustizia, la legalità ”. Poco prima i candidati a sindaco presenti hanno puntato tutti i loro interventi sul tema della povertà e della solidarietà. Ecco alcuni stralci dei loro interventi. De Falco: “La cultura è anche far capire a quei giovani che non credono nella vita, tanto da abbandonarla questa vita, che c’è sempre una possibilità. E ve lo dice uno dei tantissimi giovani precari che abita questo territorio, non il politico che si candida per la sua ricchezza economica, forte della sua esperienza politica e dell’arricchimento che c’è stato attraverso la politica. Inoltre ve lo dice chi non ha mangiato di politica, non è nato con la politica e non fa questo da vent’anni (applausi). Abbiamo bisogno di imprese che facciano formazione e occupazione. Noi le abbiamo individuate grazie a Luigi Di Maio ma negli ultimi due anni ogni volta che Luigi ha telefonato al sindaco di Pomigliano lui ha sempre risposto picche. Gli abbiamo proposto strumenti di finanza, fondi europei. Ma non è stato preso un solo finanziamento europeo. E questo è un dramma (applausi). Chi non lavora per il futuro ma si indebita in banca per fare opere pubbliche ci sta truffando (applausi)”. Oratino: “solidarietà e comunità sono la stessa cosa, dobbiamo recuperare questa visione che ha consentito a Pomigliano di essere una città avanzata nel Mezzogiorno”. Caiazzo: “Ci sono almeno quattromila, cinquemila poveri a Pomigliano. Il comune e le associazioni di volontariato devono avere sentinelle in grado di riferire allo scopo di elaborare risposte. Ci vuole un piano comunale, una sorta di social card che serva a coprire il fabbisogno inclusivo. Pensate a un bambino che ha il talento del grande musicista ma la famiglia non ha i soldi per il conservatorio: noi ce lo dobbiamo mandare (applausi). Quindi: piano comunale di lotta alla povertà. Se saremo bravi a coinvolgere comune, volontariato e la parte di città benestante, perchè c’è, dobbiamo garantire diritti di inclusione sociale alle famiglie in povertà assoluta o in povertà relativa”. Birotti: “Volevo ricordare che in Parlamento sia i pentastellati che Sel hanno fatto una proposta per il reddito garantito che Renzi ha bocciato: Renzi è del Pd e Michele Caiazzo lo appoggia. L’Altra Pomigliano ha già elaborato una proposta di sussidiarietà: è una rete nazionale. E’ finito il tempo il tempo della delega. Il comune sostiene il cittadino protagonista di sé stesso. Ci vuole un sistema collettivo di finanziamento, il crowdfunding per progetti utili al bene comune. Anche perché la desertificazione è scaturita dalle promesse mancate. Lello Russo aveva appoggiato Marchionne per sostituire tre auto con una Panda. Nel 2010 stavano con l’orsacchioto in mano. Ma ora alla gente cosa diamo da mangiare: panda l’orsacchiotto? Istituiremo quindi un’ assessorato all’industria con tavolo regionale permanente, un fondo per il commercio con il comune e la Città metropolitana e start up per garantire occupazione e posti di lavoro (applausi). Non si possono pagare le bollette? Messa in liquidazione della Gori, la cui creazione e il cui potere sono frutto del Pd e, nel territorio, delle decisioni di Caiazzo e Russo. E faremo fuori anche Equitalia”. De Falco: “Emporio solidale per i cibi non ancora in scadenza, banca del tempo, medici specialistici: qui non ci curiamo neppure (applausi)”. Oratino: “Uso del patrimonio comunale per far fronte alle esigenze abitative (applausi) e pressione da parte del comune allo scopo di abbassare gli affitti (applausi). E ancora: piano per il diritto allo studio (applausi). Dobbiamo ripensare completamente il sistema del welfare municipale. Dobbiamo elaborare un progetto di servizi sociali in un ambito sovracomunale, vedi lege 328, che però sta funzionando male. La riorganizzazione delle asl è penosa perchè solo i ricchi riescono a risolvere i problemi di salute. La politica deve rivendicare la funzione della concertazione”. Caiazzo: “a proposito della Gori devo precisare che all’epoca c’era la legge Galli. Il comune di Pomigliano è stato l’ultimo comune che ha dovuto rispettare questa legge. Poi c’è stato il referendum e io ho votato si. Da allora non è cambiato quasi niente. Evitiamo però di fare polemiche personalistiche. Dobbiamo lavorare tutti insieme: rendiamo totalmente pubblica la Gori, che è cosa molto più realistica. E sui rifiuti, Pomigliano Ambiente: se siamo contro la camorra dobbiamo avere proprietà pubbliche. Ma il comune deve avere risorse altrimenti rischia il fallimento. La Pomigliano Ambiente è fallita perchè enti pubblici non hanno mai pagato i servizi che ha erogato per garantire la non ingerenza della camorra nello Stato. Ma tornando al welfare: puoi fare la più bella legge del mondo, il più grande progetto del mondo, ma dopo ci vogliono le risorse, che sono diminuite”.



