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Pomigliano, defezione in maggioranza: salta il consiglio. L’Aventino dei Cinque Stelle: “Solo minacce e insulti: non torneremo”

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Esposto del M5S al prefetto (di seguito nella versione integrale).  

“Mi dispiace per lo spettacolo che è stato dato:  non capisco queste amenità”. Con queste poche parole il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, ha commentato l’annullamento del consiglio comunale di stamattina, convocato per discutere una serie di interrogazioni, della maggioranza e dell’opposizione.  Intanto però c’è qualcosa che non  quadra nell’attuale assetto politico. Stamattina infatti ben sei consiglieri comunali di maggioranza sono mancati all’appello. E sarà il fine settimana vacanziero, saranno gli impegni personali o la non decisiva importanza della seduta, fatto sta che l’assemblea è saltata soprattutto a causa della defezione della coalizione che governa la città.  Ma i mal di pancia ci sono.  Il risultato è stato  appunto che è venuto meno  il numero legale. Che poteva essere garantito solo dai consiglieri d’opposizione. Però i quattro esponenti  del gruppo Pd non si sono seduti tra i banchi mentre il Movimento Cinque Stelle ha sferrato un contrattacco di quelli forti dopo le ultime polemiche. I pentastellati hanno infatti annunciato un Aventino che non ammette compromessi. “Non andremo in consiglio comunale – l’annuncio degli esponenti M5S – fino a quando il prefetto non interverrà sui gravi comportamenti parziali e faziosi del presidente del consiglio”. Pentastellati che  in un esposto inviato al prefetto Gerarda Pantalone oltre all’accusa di palese parzialità addebitata a Maurizio Caiazzo (Udc) pongono al vaglio delle autorità governative una serie di circostanze. Si parte dall’ultimo episodio, quello sull’approvazione del bilancio consuntivo del 13 maggio. Anche in quel caso il consiglio comunale rischiava di saltare per la temporanea defezione di alcuni componenti della maggioranza. In quel frangente  il presidente dell’assemblea ha dato due volte dello stupido, in diretta televisiva, al capogruppo del Pd, Michele Tufano. Sono stati minuti caratterizzati da violenze verbali, una fase  in cui l’opposizione stava facendo semplicemente il suo ruolo, tentava cioè di favorire l’annullamento della seduta. Ma il M5S ha riferito al prefetto anche altre vicende.  “A turno – commentano nell’esposto i pentastellati – quasi tutti i consiglieri di minoranza hanno dovuto subire le “esibizioni” dei due personaggi ( il presidente del consiglio comunale e il sindaco ) a cui sfugge il controllo delle proprie reazioni e dei propri impulsi. Gli eccessi, le prevaricazioni, le offese, le intimidazioni e le minacce devono essere bandite in un confronto democratico. Il Presidente applica il regolamento a sua discrezione e sarebbe più rispondente a realtà dire che il Sindaco è il vero Presidente che non ha freni, che fa e dice quel che vuole”. “Il Sindaco – aggiunge il Movimento – si difende dalle accuse di offese e minacce ai Consiglieri m5s e invece di chiedere scusa rispolvera la contro accusa di eversione degli avversari, già usata in campagna elettorale per sottrarsi al confronto, così come ora si sottrae alle sue responsabilità di Sindaco: le sue minacce alla Consigliera Maria Busiello; il “Stai zitto, imbecille” rivolto dal Sindaco al Consigliere Salvatore Cioffi, capogruppo del Movimento 5 stelle, è stato filmato ed il consigliere offeso ha provveduto a sporgere querela per offesa a pubblico ufficiale ed a corpo politico; l’aggressione fisica assolutamente gratuita ed ingiustificata di un suo supporter seduto in platea a danno del Consigliere di Casalnuovo M5S venuto ad assistere al Consiglio Comunale di Pomigliano non ci permettono più di partecipare alle sedute di Consiglio. Tutto questo con il complice silenzio del Presidente dell’Assise comunale”. “Inoltre – sottolinea Dario De Falco, leader cittadino del M5S – il fatto stesso che oggi tutta la maggioranza abbia affisso un manifesto di solidarietà a Caiazzo dimostra quanto sia parziale la figura di questo presidente, che non garantisce dunque il suo incarico istituzionale”. E in un comunicato il Pd sostiene che ormai, considerata la defezione degli esponenti della coalizione al potere, “è evidente che anche nella stessa maggioranza al presidente del consiglio comunale non è riconosciuto un adeguato ruolo di direzione dell’assemblea per cui, per il bene della stessa maggioranza, del consiglio e della città bisogna individuare un nuovo presidente: il protrarsi di questa situazione danneggia immagine, credibilità e funzionalità delle istituzioni locali”.

 

Ecco intanto l’esposto del Movimento Cinque Stelle:

 

 

All’Ill.ma Sig.ra Prefetto

della Provincia di Napoli

dr.ssa Gerarda Pantalone

 

OGGETTO: Esposto al Prefetto di Napoli. Parzialità del Presidente e mancato rispetto delle norme del Regolamento del Consiglio Comunale. Richiesta di revoca del Presidente.

I Consiglieri del Movimento 5 Stelle di Pomigliano d’Arco chiedono la revoca del Presidente del Consiglio comunale per comportamenti parziali ispirati da protagonismo individuale, faziosità e partigianeria che compromettono il ruolo super partes, di neutralità e di garanzia, del Presidente del Consiglio comunale.

I Consiglieri del Movimento 5 stelle di Pomigliano d’Arco non parteciperanno più alle sedute di Consiglio comunale fin quando il Prefetto di Napoli non interverrà sui gravi comportamenti parziali e faziosi del Presidente del Consiglio Comunale.

Con la presente si vuole denunciare quanto accade nelle sedute del Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco. L’ultimo episodio che ha visto il Presidente parteggiare per la maggioranza c’è stato esattamente 15 giorni fa, nella seduta per l’approvazione del Bilancio consuntivo 2015 e di previsione 2016 del 13 maggio scorso: alla votazione del terzo punto all’o.d.g. i Consiglieri di maggioranza non avevano la maggioranza assoluta in Consiglio (13 su 24), erano solo in 7, e dopo aver preso tempo per procedere alla votazione e solo dopo aver chiesto al sig. Sgueglia, dipendente comunale, di richiamare i consiglieri che si erano allontanati, il Presidente ha proceduto alla votazione ma quando, prima i Consiglieri del PD e poi quelli del M5S, si sono accorti che i consiglieri di maggioranza erano solo in 9, e hanno chiaramente preferito non votare, non volendo far contare il loro voto, anche se negativo, ai fini del raggiungimento del numero legale necessario all’approvazione del punto, il Presidente, chiaramente innervosito, ha detto: “finiamola con questi giochetti, che io li ritengo dei giochetti stupidi” e invece di chiudere la votazione prendendo atto che non ci fosse il numero legale ha preferito innescare una discussione con il Consigliere Tufano che, giustamente, lo richiamava ad essere imparziale e a non esprimere giudizi; discussione poi degenerata nell’alterco, nell’offesa personale del presidente all’indirizzo del consigliere (“scemo”; “cretino”) e nelle valutazioni di parte che nulla dovrebbero avere a che fare con il ruolo, super partes ed imparziale, del Presidente. Nel frattempo la maggioranza si era ricomposta, e l’allontanamento dall’aula dei consiglieri di minoranza non sarebbe comunque servito perché la maggioranza, da sola, aveva il numero legale, erano 13 su 24. A quel punto il Presidente ha ripreso le operazioni di votazione e ha ricordato che in fase di voto c’erano 9 voti favorevoli della maggioranza e 7 astenuti dell’opposizione che, però, non aveva affatto votato. L’opposizione tutta non si era affatto espressa e addirittura i consiglieri del pd dopo le offese del presidente all’indirizzo del loro capogruppo si erano allontanati dall’aula. A quel punto i Consiglieri del Movimento hanno scelto di non proferire parola perchè se avessero ribadito la loro posizione di non partecipazione al voto, probabilmente il Presidente avrebbe proceduto a ricontare da capo ma a quel punto la scelta di non votare sarebbe stata ininfluente ai fini del numero legale. Infatti, nella votazione a strettissimo giro per l’immediata esecutività al punto in votazione, i consiglieri di maggioranza erano in 13 e da soli erano sufficienti ad approvarlo. Inizialmente con la non partecipazione al voto o con il voto di astensione dei 3 consiglieri del m5s e con i soli 9 voti della maggioranza non ci sarebbe comunque stato il numero legale. E allora come ha potuto il Presidente approvare il punto 3 all’ordine del giorno? Non poteva, e chiaramente la votazione sarà impugnata. Il tutto è documentato da ripresa audio-video. Le invettive, a volte davvero pesanti, che offendono sul piano della dignità personale, sono andate crescendo di intensità e hanno colpito chi esprime una qualsiasi considerazione politica o chiunque legga una qualsiasi interrogazione. La politica, a tutti i livelli, è segnata da contrapposizione tra opinioni contrastanti, ma le divergenze devono essere discusse senza scendere ai livelli a cui trascende il Sindaco e il Presidente. È sconveniente e inopportuno che un sindaco rivolga a un consigliere espressioni come “stai zitto, imbecille!”; o minacce come “Ea vedè ancora ch’ tadda arrvà” e “accetto consigli e il contributo, …se volete usare mezzi diversi, non il fioretto ma l’ascia, guardate che io sono un campione in questo campo e farei anche male.”; Come è altrettanto incredibile che il Presidente si lanci in una discussione squisitamente politica, di parte, si schieri apertamente con la maggioranza e offenda la controparte avversa con ripetuti “cretino”, “scemo”.

Sono episodi gravi e ancor più gravi perché avvengono in una seduta pubblica trasmessa in diretta TV ed in streaming su internet.

Il potere di esternazione che il Sindaco ed il Presidente credono di poter usare a loro piacimento senza il minimo rispetto del loro ruolo, del Consiglio Comunale e Consiglieri di minoranza, ha ormai oltrepassato ogni limite, anche perché episodi di questa natura sono ormai frequenti e ripetuti in ogni seduta del Consiglio Comunale.

A turno quasi tutti i consiglieri di minoranza hanno dovuto subire le “esibizioni” dei due personaggi a cui sfugge il controllo delle proprie reazioni e dei propri impulsi. Gli eccessi, le prevaricazioni, le offese, le intimidazioni e le minacce devono essere bandite in un confronto democratico. Il Presidente applica il regolamento a sua discrezione e sarebbe più rispondente a realtà dire che il Sindaco è il vero Presidente che non ha freni e fa e dice quel che vuole.

I Consiglieri del M5S entrati per la prima volta in Consiglio Comunale a giugno scorso denunciano la totale incapacità del Presidente nella conduzione di un civile e democratico confronto tra le parti. Il Presidente veste i panni del giocatore e non dell’arbitro.

Il Sindaco si difende dalle accuse di offese e minacce ai Consiglieri m5s e invece di chiedere scusa rispolvera la contro accusa di eversione degli avversari, già usata in campagna elettorale per sottrarsi al confronto, così come ora si sottrae alle sue responsabilità di Sindaco: le sue minacce alla Consigliera Maria Busiello; il “Stai zitto, imbecille” rivolto dal Sindaco al Consigliere Salvatore Cioffi, capogruppo del Movimento 5 stelle, è stato filmato ed il consigliere offeso ha provveduto a sporgere querela per offesa a pubblico ufficiale ed a corpo politico; l’aggressione fisica assolutamente gratuita ed ingiustificata di un suo supporter seduto in platea a danno del Consigliere di Casalnuovo venuto ad assistere al Consiglio Comunale di Pomigliano non ci permettono più di partecipare alle sedute di Consiglio. Tutto questo con il complice silenzio del Presidente dell’Assise comunale.

Il Sindaco ha iniziato ad offendere e minacciare i consiglieri d’opposizione fin dal primo Consiglio (“accetto consigli e il contributo, …se volete usare mezzi diversi, non il fioretto ma l’ascia, guardate che io sono un campione in questo campo e farei anche male.”), forse credendo di intimorire l’opposizione così da annullare il controllo sull’operato dell’amministrazione, ma i consiglieri 5 stelle non si sono fatti intimorire e non si faranno mai intimorire.

Nessuno avrebbe mai immaginato poi che si arrivasse anche ad alzare le mani fino a quando, precisamente il 31 novembre 2015, ci ha pensato un supporter della maggioranza seduto in platea, che dopo aver proferito offese e minacce ai consiglieri del movimento 5 stelle, alla richiesta di questi ultimi che fosse allontanato, ha prima tentato invano, perché trattenuto da alcuni agenti della polizia locale, di aggredite gli attivisti del m5s seduti in platea, e poi allontanato ha aggredito fisicamente all’uscita dell’Aula Consiliare Christian Cerbone, Consigliere comunale di Casalnuovo, venuto ad assistere all’Assise di Pomigliano. Ma la cosa più grave è che il Presidente, di fronte ad un così grave atto di violenza, non abbia voluto ascoltare il Consigliere De Falco che voleva informare il Consiglio dell’aggressione e voleva chiedere una ferma condanna del Presidente che, mosso dalla sua faziosità: prima non gli ha concesso la parola e poi quando aveva diritto di parola gliel’ha tolta, gli ha spento il microfono e ha nominato il Consigliere che voleva condannare la violenza. Due pesi e due misure, un comportamento con il sindaco ed uno diverso con i consiglieri di minoranza, che non fanno più del Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco un luogo di Democrazia, di rispetto delle regole. Il regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale è completamente disatteso, i consiglieri vengono discriminati a seconda dell’appartenenza politica. Al sindaco viene concessa ogni forma di stravolgimento delle regole e alla minoranza non viene neppure concesso il diritto di denunciare un crimine.

 

Il Presidente del Consiglio comunale per sua stessa ammissione non è super partes, “sono fieramente appartenente a questa maggioranza” ha più volte ribadito in Consiglio comunale, e permette al Sindaco di offendere e minacciare i consiglieri di opposizione, gli concede ogni sorta di stravolgimento dell’ordine dei lavori, ogni considerazione personale e fuori argomento, gli concede di intromettersi nella conduzione dei lavori d’aula e fa passare senza neppure un battito di ciglia, come se fossero accettabili, le sue minacce ed offese personali. Ma troppo spesso, improvvisamente, toglie la parola ai consiglieri di minoranza mentre stanno parlando, impedendo loro di completare i ragionamenti e gli interventi. Addirittura il Presidente ha nominato per ben 4 volte il Consigliere Cioffi, impedendogli una volta di intervenire sul punto all’ordine del giorno, solo perché aveva chiesto il rispetto del regolamento.

I Consiglieri del M5S ritengono che fin dall’insediamento di questo Consiglio Comunale, non ci siano mai state le condizioni di un confronto civile e non intendono più accettare le prevaricazioni del Sindaco e la conduzione “di parte” del Presidente pro tempore e per questi motivi chiedono un sollecito intervento al Prefetto.

I Consiglieri del Movimento 5 stelle nutrono grave carenza di fiducia nelle capacità di questo Presidente di mantenere un’azione super partes che sia ispirata all’imparzialità.

A differenza della Giunta, infatti, il Consiglio comunale è l’organo rappresentativo del comune, nel quale sono presenti maggioranza e minoranza e nel cui seno si deve equilibrare l’esercizio di due distinti diritti. Quello della maggioranza, all’attuazione dell’indirizzo politico sancito dal corpo elettorale e quello della minoranza, a rappresentare e svolgere la propria opposizione in un ambito in cui è garantita la corretta dialettica tra tali parti nel rispetto di un sistema di regole a tutela delle sue funzioni istituzionali.

Questo insieme di regole connotato dalla neutralità è coerente con la funzione di garanzia che per esse si concreta soltanto se svolta super partes e da un soggetto a ciò istituzionalmente preposto.

In conclusione, la funzione del presidente del Consiglio comunale è strumentale non all’attuazione di un indirizzo politico della compagine che ne ha determinato l’elezione, ossia la maggioranza, bensì al corretto funzionamento dell’organo collegiale e, come tale, assume un ruolo istituzionale neutrale e deve sempre operare in modo imparziale a garanzia di tutto il Consiglio e non della sola parte che l’ha designato. Questo, però, appare sempre più in contrasto con la vera natura ed il ruolo che ha assunto il Presidente del Consiglio comunale di Pomigliano, espressione della sola maggioranza di governo, a cui è asservito e che rappresenta, così come si evince dai manifesti affissi in tutta la città, di sostegno al Presidente da parte, non solo dei Consiglieri di maggioranza, ma addirittura del Sindaco e della Giunta. Come se il Presidente non sia già più o non sia mai stato nelle intenzioni della maggioranza che lo ha eletto espressione dell’intero Consiglio comunale ma espressione di una sola parte, addirittura espressione della Giunta comunale che è l’organo di governo e ha una funzione diversa dal Consiglio comunale, l’organo della rappresentanza democratica del Comune.

E’ del tutto evidente che perdurando tale situazione non vengono garantite e tutelate le prerogative ed i diritti dei consiglieri e soprattutto risulta viziata l’essenziale neutralità ed imparzialità della funzione. Proponiamo, pertanto, la revoca dell’attuale Presidente del Consiglio comunale, ritenendola necessaria ed imprescindibile in quanto la funzione del Presidente del Consiglio comunale, non può essere strumentale all’attuazione di un determinato indirizzo politico, bensì al corretto funzionamento dell’istituzione in quanto tale; essa è, quindi, neutrale. (vedasi Consiglio di Stato, sezione V, 14 dicembre 2001)

La presente è indirizzata alla Signora Prefetto di Napoli, alla quale i consiglieri chiedono un incontro e chiedono di adottare gli opportuni provvedimenti al fine di far cessare la negazione dei diritti e delle prerogative che spettano all’opposizione e ripristinare un adeguato livello di scambio dialettico tra le forze politiche presenti in consiglio comunale, siano esse di maggioranza o di minoranza.

Con profondo rispetto e gratitudine.

Pomigliano d’Arco, lì 27 maggio 2016

I Consiglieri Comunali del Movimento 5 stelle

Dario De Falco

Salvatore Cioffi

Salvatore Esposito

Maria Busiello

Pomigliano, a sx, in fondo, Russo, a  dx, in fondo, Caiazzo
Pomigliano, a sx, in fondo, Russo, a dx, in fondo, Caiazzo

 

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