Una comunicazione di Bruxelles chiarisce le condizioni. Per alcuni settori industriali non è più necessario il parere dell’Antitrust europeo.
Una polemica, ma anche un alibi per non investire. Quella sugli aiuti di Stato da quiandici anni condiziona l’economia italiana. Ha toccato settori strategici come l’energia, l’ambiente, le reti idriche. Ha congelato grandi operazioni industriali e il rilancio di settori importanti della nostra industria. L’Europa che non piace ha fatto crescere a dismisura i suoi detrattori. Burocratica, cinica , ondivaga dinanzi a intraprese che sollevavano pezzi di apparato industriale ed aree depresse. Finalmente sta cambiando registro.
Una comunicazione di Bruxelles di pochi giorni fa ha chiarito che i contributi pubblici per costruzione o modernizzazione di infrastrutture non sono di per sé aiuti di Stato. Alla sola condizione che i progetti finanziati non siano in concorrenza con altre infrastrutture dello stesso tipo. Benvenuto chiarimento. Il governo, le autorità pubbliche e le imprese possono subito muoversi in un contesto più chiaro, a vantaggio di reciproci interessi. In poche settimana potranno essere riaperti dossier delicati sul salvataggio di aziende in crisi. La richiesta di parere preventivo alla Commissione non è più necessaria per progetti per acque reflue, ferrovie, reti viarie, fluviali, idriche. Restano ancora in mano all’Antitrust europeo, le valutazioni di iniziative che riguardano energia, banda larga, aeroporti e porti. Progetti spesso in concorrenza con altri, senza sostegno statale. In italia non molti in verità. Ma il cruccio resta e il motivo di un probabile “vantaggio economico selettivo indebito”, deve passare ancora dai commissari europei. Anche quando le infrastrutture sono costruite grazie a un aiuto pubblico , precisa la Commissione, se chi le gestisce e le usa paga un prezzo di mercato, vuol dire che non beneficia di aiuto ai sensi delle regole europee.
La precisazione dei giorni scorsi, in generale traccia un nuovo percorso per le economia nazionali. In ogni Paese sono in agenda operazioni di capitalizzazione pubblica in settori rilevanti, con benefici sull’ occupazione. L’alleggerimento dei vincoli, dopo anni di discussioni e bocciature, è positivo. D’altra parte non stupisce che a Bruxelles hanno pensato bene di non concedere troppa libertà su iniziative a valenza extranazionale, fuori dai confini. Energia interconnessa e banda larga, sono due esempi caratterizzanti sul piano continentale con interessi diretti degli Stati, pronti a sostenere economicamente i progetti delle loro imprese. Al contrario i finanziamenti pubblici concessi a infrastrutture o a servizi locali con bassa probabilità di attrarre fondi stranieri, non solleticano la vigilanza Ue. Letta in altro modo, la sinergia Stati – Imprese nazionali non travalichi. A casa vostra siete un pò più liberi. Ultima concessione data, l’acquisto di beni e servizi attraverso gare con regole europee. In questo caso l’acquisto di aziende o progetti industriali non sono ritenuti aiuti di Stato. L’acquisizione si svolge secondo le regole della concorrenza e dell’evidenza pubblica e questo basta a non sollevare dubbi. Vedremo se non sarà questo il sistema con cui le grandi aziende acquisiranno progetti e programmi per uscire dai propri confini. Per le grandi infrastrutture di trasporto, di interconnessione di energia ,di reti ambientali, non sarebbe affatto deleterio, visto che almeno per quel che riguarda l’Italia la storia degli aiuti di Stato ha avuto soltanto l’effetto di scoraggiare iniziative altamente strategiche .*****