Superstizione, tradizione e cultura si intrecciano da secoli in una città dove il confine tra sacro e profano non divide, ma unisce. Per #PerStradaPerCaso oggi il viaggio conduce nel cuore di Napoli, tra i vicoli del centro storico, alla scoperta dell’autentica anima della scaramanzia partenopea.
Il cornicello, la maschera di Pulcinella, il gobbo e l’immancabile mano a corna non sono semplici oggetti da acquistare come souvenir. Sono simboli che raccontano una storia millenaria, fatta di credenze popolari, identità e tradizioni tramandate di generazione in generazione.
Passeggiando lungo via Duomo, a pochi passi da via San Gregorio Armeno, la celebre strada dei presepi, mi sono fermato in una piccola bottega d’arte dove il tempo sembra essersi fermato. Qui ho conosciuto Sara, un’artigiana che, con pazienza e passione, dipinge statuine in terracotta, custodendo un sapere antico che continua a vivere attraverso le sue mani.
Tra un pennello e l’altro, Sara mi ha raccontato come l’arte della terracotta, intrecciandosi con la cultura popolare napoletana, abbia dato vita a simboli che ancora oggi rappresentano un modo di guardare alla vita. Il cornicello, Pulcinella, il gobbo e la mano a corna sono strumenti per esorcizzare la paura, allontanare la jettatura e affrontare con ironia e speranza le incertezze dell’esistenza.
È stata una conversazione intensa, capace di trasformare una semplice visita in un momento di autentica scoperta. Prima di salutarci, proprio sulla soglia della bottega, Sara mi ha lasciato con una frase che racchiude perfettamente lo spirito di Napoli:
«Signor Ciro, ricordi che a Napoli la scaramanzia è una forma di rispetto verso l’ignoto. Proprio come diceva il grande Eduardo De Filippo: “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.»
Una battuta celebre che, tra ironia e saggezza popolare, continua ancora oggi a raccontare l’anima più autentica della città.
Per il progetto #LegatiAlFilo2026
Ciro Notaro – Autore solidale
#PerStradaPerCaso
Curiosità
‘O Curniciello affonda le sue origini nel Neolitico, quando il corno di bue era simbolo di fertilità e forza. Secondo la tradizione napoletana deve rispettare la regola delle cinque “R”: essere rosso, rigido, appuntito, spezzato sulla punta e, soprattutto, regalato.
Pulcinella, maschera simbolo della Commedia dell’Arte, incarna l’ingegno e la resilienza del popolo napoletano: ride delle difficoltà e affronta la vita con ironia.
‘O Sciò Sciò, il gobbo, è una figura della tradizione popolare legata alla buona sorte e alla protezione dal malocchio, spesso raffigurato con un braciere d’incenso.
La mano a corna, con le dita rivolte rigorosamente verso il basso, è uno dei gesti scaramantici più antichi della storia, già raffigurato negli affreschi di Pompei, e viene utilizzato per allontanare invidia e cattiva sorte.








