Intervista al consigliere più votato della minoranza. Profilo basso alle ultime regionali, ma ora dice: “Non sarò mai un problema, ma servono patti chiari”
È stato il più votato della coalizione con settecentoquarantacinque voti e una lista tutta sua capace di totalizzare quasi il 9% alle ultime elezioni amministrative ad Ottaviano. Ora la città torna al voto dopo la sfiducia a Biagio Simonetti e, a partire dal posizionamento pacato e composto nelle regionali, Felice Picariello, può essere certamente uno dei papabili candidati alla carica di sindaco.
A questo punto c’è chi penserà che si metterà in proprio…
No, penso che in politica mettersi in proprio non paga mai. La politica è capacità di stare insieme e soprattutto volontà di dare una mano quando questa è necessaria. Ma soprattutto offrire un contributo di idee oltre che elettorale per realizzare la costruzione di un progetto amministrativo utile alla città e alla sua comunità.
Sostanzialmente è quello che ha fatto lei nel 2023 sostenendo la candidatura di Ferdinando Federico?
Assolutamente si, convintamente. Mi fu chiesta una mano e con spirito di servizio e dedizione, col mio gruppo, decisi di costruire una lista e sostenere un progetto politico. Sostegno che per il significato politico si è dimostrato indispensabile sia dal punto di vista elettorale ma in particolar modo per il contributo ideale. Fu una campagna elettorale molto appassionante, fummo capaci di parlare di temi e fummo sconfitti da accordi elettorali che poi si sono rilevati fallimentari. Insomma, avevamo ragione.
E quindi adesso tocca a lei? Si aspetta un sostegno condiviso?
Il tema non è a chi tocca, questi sono processi da condividere, proprio perché la politica e saper stare insieme. La questione è fortemente legata al rispetto della storia e dell’impegno di ognuno. Tutto va contestualizzato col momento storico: ci sono momenti in cui bisogna stare accanto e momenti in cui devono starti accanto. È la più elementare regola della politica. Guardi in Campania, il Pd pur avendo governato per 10 anni ed essendo un partito con percentuale doppia ai 5S, ha accolto Fico e l’ha fatto suo.
Quindi, per citare Zaia in una recente intervista al Corriere della Sera, Lei vedrà di essere un problema?
Così mi fa sorridere. Un problema mai, ascolti, io sono a disposizione degli altri. Se il mio consenso unitamente alla mia esperienza e visione politica lo si ritiene utile per costruire un vero progetto politico io ci sto altrimenti non sono indispensabile. Per me oggi, più di ieri, è tassativa la volontà collettiva di costruire un gruppo di lavoro che abbia voglia e capacità di dare risposte serie e concrete alla città. Non ritengo utili alleanze con chi già è avversario prima di iniziare. O c’è la voglia di stare insieme e lavorare tutti nella stessa direzione o è meglio lasciar perdere. La gente oggi ci chiede stabilità e serietà, e mi pare anche giusto.
Sembra di capire che per Lei nulla è scontato…
Mi pare evidente che un uomo come me, che ha fatto dell’impegno politico una passione viscerale con battaglie anche di forte esposizione, necessita oramai di motivazioni forti. Perché la politica è una seria responsabilità, un faticoso impegno, soprattutto quella esercitata sui territori. E quando si guardano i cittadini negli occhi non è affatto uno scherzo, bisogna avere le idee chiare e la capacità di realizzare.


